Non si può camminare. Ma si deve pensare

Questo nostro popolo come sta reagendo alla crisi attuale? In particolare torinesi e piemontesi? Direi a macchia di leopardo, con una decisa preponderanza delle persone civili. Ad oggi, almeno.

Comunque è difficile ed arbitrario fare una foto nitida della realtà. Verrà il tempo anche per questo. Ora ci accontentiamo di impressioni, di sensazioni e di frammenti d’ informazione.

Anche il web non può e forse non vuole essere oggettivo. Personalmente mi manca la materia
prima che sono le lunghe e solitarie passeggiate per questa nostra città. Passeggiate con la
possibilità del tempo misto al pensiero e al ragionamento. Ora non si può e soprattutto non si
deve passeggiare, ma si può e si deve continuare a ragionare e pensare. Magari sostituire le
camminate con maggiori letture ed approfondimenti. Dai balconi qualcosa si può osservare, ma
fa da padrone il passa parola con telefonini e mail. E poi  le distorsioni e i drammi.

Famiglie che chiedono aiuto al comune e vengono sballottate ad onlus che recapitano pochi
generi alimentari a volte anche marciti. Il comune che esaurisce in poco tempo la disponibilità economica
per i bonus alimentari. O alla Gran Madre troppe passeggiate a go-go e capannelli di non italiani
incuranti di tutto e di tutti. E poi l’assessore al welfare piemontese dà i numeri sbagliati semplicemente
perché non sa leggere i dati dei suoi funzionari.

L’ unita di Crisi sta facendo acqua da tutte le parti e non si coordina con il comitato di crisi
scientifico? Per ora una sola certezza: il Piemonte è in controtendenza nazionale con più
morti e più contagi. Peserà negativamente la vicenda delle case di riposo ma non c’è da stare allegri.
Dietro l’angolo l’appuntamento con Pasqua e Pasquetta. Veramente ci sarà qualcuno che vuole
organizzare grigliate? Ma visto che la mamma degli stupidi è sempre incinta meglio prevenire
che curare. Azzardando e semplificando l’80 % del popolo è stato ok ! Il restante no. Da un lato
storie di abnegazione e di solidarietà. Dall’altro di opportunismo ed individualismo. Ma non è
finita, Anzi. Da quello che capisco dovremmo convivere con covid 19 fin tanto che qualcuno non
inventerà il vaccino idoneo. Qui i contrari ai vaccini tacciono.

Sono dimostrazione pratica che l’ideologia nulla ha a che fare con la scienza.
Oggi abbiamo un’altra certezza: con il blocco totale non si può andare avanti ma anticipando
la ripresa si vanificherebbe la ripresa stessa. Ripresa economica e ripresa dei rapporti umani
e sociali. Tutto non sarà come prima ed un minimo di autocontrollo e di regole dobbiamo
continuare ad averlo, sperando che l’ 80% riduca il 20 % e non viceversa. Ma c’è qualcuno che
pensa a come riprendere? Spero ardentemente di sì. Come spero che chi è preposto nel
programmare la ripresa non appartenga al 20 %. Ci vorrà organizzazione. Questo è un fatto
incontrovertibile, come è incomprensibile che noi italiani siamo debolucci. Molti politici sono
preoccupati per la burocrazia. Condivido. Ma, mi pare che la soluzione relativamente semplice è
non farla contare nel momento decisionale. Ad emergenza ci vogliono soluzioni e gestioni
emergenziali. Praticamente commissari regionali e nazionali.

Mio suocero ha 84 anni. Da manovale edile è diventato capo cantiere di grandi opere dallo Stadio
Olimpico di Roma al porto di Manfredonia. Veniva mandato dalla sua impresa per recuperare
tempo e lavoro visto che erano in ritardo per l’ ultimazione dei lavori. Uno con le palle che non
andava tanto per il sottile e che mi ripete con orgoglio che nei suoi 40 anni di lavoro non ha mai avuto
un morto in cantiere. Magari all’inizio non era troppo sopportato da cottimisti e lavoratori edili.
Nel suo DNA non c’ era l idea del consenso ma solo il raggiungimento dell’obbiettivo nel rispetto
delle regole.

Ebbene, soprattutto a tavola mi ha ripetuto: sospendere i lavori in un cantiere è un attimo.
Riprenderli ci vogliono settimane se non mesi. Aggiungo io che ci vuole intelligenza e capacità.
Molto più complesso fare ripartire un’ intera nazione. Ma non vedo strade diverse da questa.
Speriamo, e per quello che ci è dato facciamoci sentire in tutti i modi. Ne va della nostra Torino,
del nostro Piemonte e della nostra Italia. Stando a casa per ripartire il più presto possibile. Lo
dobbiamo in particolare ai nostri figli per il loro futuro, che poi almeno per un pezzetto sarà anche
il nostro.

Patrizio Tosetto

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