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Settembre 2018 - page 2

LA JUVE VINCE E STAVOLTA SCAPPA DAVVERO

in SPORT

di Claudio Benedetto        www.fotoegrafico.net

 

La Juve vince e convince, batte il Napoli 3-1 con doppietta di Mandzukic e gol di Bonucci, e se ne va: è la prima vera fuga di questo campionato. CR7 non segna però decide e incide su tutti i gol, senza dubbio il migliore in campo. Il Napoli parte molto meglio, gioca largo, fa girare bene la palla e soprattutto va quasi subito in vantaggio con Mertens. Dopo il gol sembra controllare una juve sbiadita e svogliata, senza dominare, ma sicuramente neanche con grandi difficoltà. I bianconeri sembrano proprio soffrire e fino alla mezz’ora danno proprio l’impressione di non essere ancora uscita dagli spogliatoi. Ed è qui che si vede CR7… lotta, corre, soffre e soprattutto suona la carica: due tiri pericolosi nel giro di pochi minuti e poi un gran cross per il primo gol di Mandzukic, Juve-Napoli 1 a 1 e partita che cambia! All’inizio del secondo tempo ancora Ronaldo che giganteggia, dà continuità ad una bella ripartenza di Dybala, tira da lontano, Ospina devia sul palo e Mandzukic non può proprio sbagliare spingendo la palla in rete da due passi, sorpasso completato! Il Napoli, comunque sempre molto lucido, prova a reagire, ricomincia a far girare la palla ma rimane in 10 per l’espulsione di Mario Rui. Pur in inferiorità numerica i partenopei vanno vicino (molto) al pareggio ma poi, ancora lui…sempre lui Cristiano Ronaldo: gran colpo di testa in mezzo all’area, palla che probabilmente andrebbe comunque in rete, e Bonucci che si trova il pallone proprio lì e fa 3 a 1, partita finita, Stadium che esulta e Juve che vola a +6 in classifica Siamo a settembre, la strada è ancora molto lunga ma mai come quest’anno c’è la sensazione che la fuga dei campioni d’Italia sia già molto ben impostata. Soprattutto colpisce la capacità dei bianconeri di gestire facilmente le partite dando davvero l’impressione di accelerare o rallentare il ritmo in qualsiasi momento, sempre dal ponte di comando, sempre secondo la propria volontà. Martedì si torna in Champion’s, allo Stadium arrivano gli svizzeri dello Young Boys per provare la fuga anche nel girone di coppa, non ci sarà Cristiano Ronaldo, squalificato, ma le alternative e i campioni sicuramente non mancano.

Tutte le foto su www.fotoegrafico.net

 

 

Oggi al cinema

in CULTURA E SPETTACOLI

LE TRAME DEI FILM NELLE SALE DI TORINO

A cura di Elio Rabbione

 

Blakkklansman – Azione. Regia di Spike Lee, con John David Washington e Adam Driver. Gran Premio della Giuria a Cannes lo scorso maggio, una storia vera dal protagonista Ron Stallworth nel libro “Black Klansman”. Come costui, poliziotto afroamericano, all’inizio degli anni Settanta riuscì a stabilire un contatto con il Ku Klux Klan, mantenne i contatti con il gruppo telefonicamente e inviò un agente della narcotici, ebreo, a infiltrarsi tra le file degli incappucciati. Lee compone il film non rifacendosi soltanto alla realtà ma integra con filmati d’epoca veri o ricostruiti, chiama il vecchio Harry Belafonte a raccontare di violenze del passato, traccia parellelismi con il presente terminando con i fatti di Charlottesville dello scorso anno, ad un raduno di suprematisti bianchi, alle parole di Trump. Durata 128 minuti. (Ambrosio sala 1 e 2, Eliseo Grande, Massimo sala 1 V.O.,The Space, Uci anche V.O.)

 

La casa dei libri – Drammatico. Regia di Isabelle Coixet, con Emily Mortimer e Bill Nighy. Nella provincia inglese degli anni Cinquanta, una giovane vedova di guerra, Florence, decide di aprire una libreria (come la Binoche apriva la sua profumatissima pasticceria in “Chocolat”) ma qualcuno è contrario, per nulla desideroso di avere sotto casa chi voglia spingere alla lettura. Dovrà usare ogni mezzo per dare vita alla sua iniziativa. Durata 103 minuti. (Classico, Due Giardini sala Ombrerosse, GreenwichVillage V.O.)

 

Girl – Drammatico. Regia di Lukas Dhont, con Victor Polster. Opera prima premiata a Cannes, ispirato a una storia vera. Il quindicenne Victor sogna di entrare a far parte dell’accademia di danza di Anversa ma il suo desiderio più grande è quello di affermare fisicamente e non soltanto quella ragazza – Lara – che egli sente in se stesso. L’appoggio completo del padre, le cure ormonali, le prove alla sbarra, in sala, davanti allo specchio, che portano ad avanzare sulle altre, le sofferenze e la crescita del corpo che non ama, le ossessioni. Durata 105 minuti. (Nazionale 2)

 

Gotti – Il primo padrino – Drammatico. Regia di Kevin Connolly, con John Travolta e Stacy Keach. Presentato a Cannes fuori concorso, fortemente voluto da Travolta, occasione per Al Pacino e Joe Pesci per darsela a gambe a lavorazione iniziata, questo è il classico esempio di film schiacciato dalla critica, in special modo quella statunitense, che ha visto una buona dose di ambiguità in quell’alternarsi di scene pronte a tratteggiare con amore un buon padre come il benefattore per cui i questuanti della grande città stravedono e il lato buio delle sparatorie, delle successioni a sangue freddo, dei processi in tribunale. Vedere e ricalibrare. Come l’interpretazione del divo: applaudita per le tante sfaccettature del personaggio o accusata di portare per tutto il film la stessa maschera, immobile e incartapecorita. Durata 112 minuti. (Reposi, The Space, Uci)

 

Hotel Transilvania 3 – Animazione. Regia di Genndy Tartakovski. Terzo capitolo, doveroso considerando il successo dei due che lo hanno preceduto, per l’occasione il conte Dracula si regala un periodo di vacanza con i suoi fedelissimi. Durata 97 minuti. (Massaua, The Space, Uci)

 

Gli incredibili 2 – Animazione. Regia di Brad Bird. La famiglia di supereroi, accresciuta del piccolo Jack Jack, ha aspettato 14 anni per riapparire sugli schermi ma ha fatto letteralmente il botto se soltanto si pensa agli incassi da capogiro raccolti nei soli States. Sarà il disegno o la storia pronta a dare una bella spolverata agli ideali americani, sarà il mestiere collaudato del medesimo sceneggiatore/regista, la puntata numero 2 ha incrociato un largo pubblico e gli effetti benefici si dovrebbero risentire anche qui da noi. Questa volta è mamma Helen a salire in solitaria agli onori della cronaca, chiamata a imprese piuttosto ardue che dovrebbero rivalutare i veri valori dei supereroi caduti per qualche guaio commesso in disgrazia. Per cui papà Bob è obbligato a restarsene in casa, a badare ai primi batticuori dell’adolescente Violet, ai primi exploit di Jack Jack che subito rivela poteri inaspettati: ma il cattivo di turno ricomporrà la famiglia nuovamente pronta a nuove avventure. Durata 118 minuti. (Massaua, Ideal, Lux sala 2, Reposi, The Space, Uci)

 

Mamma mia! Ci risiamo – Commedia musicale. Regia di Ol Parker, con Amanda Seyfried, Meryl Streep, Colin Firth, Andy Garcia e Cher. La stessa isola greca, per fortuna ancora le musiche e le canzoni degli Abba, passato e presente si rincorrono intorno alla vita di Donna, Cher chiamata a travestirsi da nonna, qualche vistosa forzatura per ripetere il successo del precedente appuntamento. Durata 114 minuti. (Massaua, GreenwichVillage, Reposi, Uci)

 

Michelangelo – Infinito – Documentario. Regia di Emanuele Imbucci, Con Enrico Lo Verso e Ivano Marescotti. Un ritratto avvincente e di forte impatto emotivo e visivo dell’uomo e dell’artista, da un lato schivo e inquieto, capace di forti contrasti e passioni, ma anche di grande coraggio nel sostenere le proprie convinzioni e ideologie, di pari passo con il racconto cinematografico della sua vasta produzione artistica, tra scultura, pittura e disegni, con spettacolari riprese in ultra definizione e da punti vista indediti ed esclusivi, cui si aggiungono ricostruzioni sorprendenti attraverso evoluti e sofisticati effetti digitali. Durata 144 minuti. (Massaua, GreenwichVillage, Ideal, Reposi, Romano sala 1, The Space, Uci)

 

Mission Impossible – Fallout – Azione. Regia di Chrisopher McQuarrie, con Tom Cruise, Henry Cavill, Simon Pegg e Rebecca Fergusson. Si inizia a Belfast per il ritrovamento di una valigetta che contiene tre bombe al plutonio: ma ahimè soltanto una finirà nelle mani di Ethan Hunt e dei suoi amici eroi. Poi s’aggiunge al gruppo il personaggio ben solido che ha i tratti di Cavill (non per nulla Superman: qui da tenere parecchio d’occhio), un atterraggio sui tetti vetrati del Grand Palais parigino in notturna, la ricerca di John Lark colpevole d’aver rapito il barbuto scienziato terrorista Solomon Lane, già conoscenza nostra in Rogue Nation, una Vedova Bianca che pare Veronica Lake, epidemie scongiurate, voli in elicottero mozzafiato, lotte all’ultimo sangue sul ciglio del burrone, eccetera eccetera. Una gran bella materia, uscita dalla mente e dalla gran voglia di stupire del regista qui anche in scoppiettante veste di sceneggiatore, un’invenzione dall’inizio alla fine di trovate del tutto inattese, di sbandate intelligenti della storia, di personalità e facce che sono ben lontane dall’essere in realtà quelle che sino a quel momento abbiamo visto sullo schermo. In successone. In cui chiaramente si calano le acrobazie di Cruise che, non più verdissimo all’anagrafe, senza nessuna controfigura si lancia da altezze non indifferenti, guida mezzi nel cielo, corre a perdifiato tra i tetti londinesi sino a rimetterci una caviglia, si scazzotta in modo vertiginoso senza fare una grinza. Sempiterno. Da vedere per la gioia dei fan, per il ritmo che questa volta – più di ogni altro episodio – fa faville. Durata 147 minuti. (GreenwichVillage, The Space, Uci)

 

La profezia dell’armadillo – Drammatico. Regia di Emanuele Scaringi, con Simone Liberati, Valerio Aprea, Pietro Castellitto e Laura Morante. Zero è un disegnatore ma non avendo un lavoro fisso si arrabatta con ripetizioni di francese, cronometrando le file dei check-in all’aeroporto e creando illustrazioni per gruppi musicali punk indipendenti. La sua vita scorre sempre eguale, tra giornate spese a bordo dei mezzi pubblici attraversando mezza Roma per raggiungere i vari posti di lavoro: quando torna a casa, lo aspetta la sua coscienza critica, un Armadillo in carne e ossa, o meglio in placche tessuti molli, che con conversazioni al limite del paradossale lo aggiorna su cosa succede nel mondo. Alla notizia della morte di Camille, una compagnadi scuola e suo amore di adolescente mai dichiarato, lo costringe a fare i conti con la vita e ad affrontare, con il suo spirito dissacrante, l’incomunicabilità, i dubbi e la mancanza di certezze della sua generazione di “tagliati fuori”. Durata 99 minuti. (Massimo sala 1, Nazionale sala 2, Uci)

 

Ricchi di fantasia – Commedia. Regia di Francesco Miccichè, con Sergio Castellitto e Sabrina Ferilli. Sergio è un carpentiere romano, Sabrina una cantante dal passato glorioso, una coppia di amanti che non ce la fa a lasciare i rispettivi compagni. Lui è sempre stato prodigo di scherzi ai compagni di lavoro e quelli decidono un giorno di rendergli il favore: facendogli credere con l’inganno di aver vinto con un biglietto della lotteria un premio da 3 milioni di euro. Convinto della vincita, l’uomo decide di cambiare vita, portandosi pure dietro mamma, figli e parentela varia: fino a che non scopre dello scherzo. Si dirigeranno tutti verso i trulli della Puglia. Durata 102 minuti. (Massaua, Due Giardini sala Nirvana, Lux sala 1, Reposi, The Space, Uci)

 

Sulla mia pelle – Drammatico. Regia di Alessio Cremonini, con Alessandro Borghi, Jasmine Trinca, Max Tortora e Milvia Marigliano. Una tragedia dell’Italia recente, la tragedia della morte di Stefano Cucchi a soli 31 anni in un carcere italiano. L’arresto, il susseguirsi dei giorni di prigionia, il passato e il presente, il grande coinvolgimento della famiglia, soprattutto della sorella Ilaria. La prova di Borghi che si è ricreato appieno nel fisico (perdendo 18 chili) e nel calvario del ragazzo, come nella sua psicologia, la stagione dei premi cinematografici dovrà guardarlo con un occhio di riguardo. Da vedere per discutere. Durata 100 minuti. (Ambrosio sala 3)

 

The Equalizer 2 – Senza Perdono – Azione. Regia di Antoine Fuqua, con Denzel Washington e Melissa Leo. Agente della CIA ora in pensione, vive a Boston, porta avanti la sua vita in modo tranquillo dopo che s’è inventato un impiego di taxista, impensabile ma legge anche Proust, dà una mano ad un ragazzino che la solita giovane gang vorrebbe portare dalla sua. I guai ci sono, gli aleggiano attorno, ma cerca di restarne fuori. Ma se una vecchia amica viene uccisa tra le strade di Bruxelles, Robert sa che deve pareggiare il conto. Regista e interprete di Training day nuovamente insieme per il divertimento degli spettatori amanti degli eroi raddrizzatori di ogni torto. Durata 121 minuti. (Ideal, Reposi, The Space)

 

The Nun – Horror. Regia di Corin Hardy, con Demian Bichir e Taissa Farmiga. Altro successo inaspettato negli Stati Uniti questo film girato completamente in Romania, dove è ambientata la vicenda di un gruppo di suore, alla ricerca all’interno di un convento di una reliquia che dovrebbe portare serenità in un luogo dove sembrano al contrario governare forze malefiche. Dopo il suicidio di una monaca, il Vaticano invia là padre Burke e la novizia Irene. Dovranno combattere il Male con ogni loro forza. Durata 93 minuti. (Massaua, Ideal, Reposi, The Space, Uci)

 

Tutti in piedi – Commedia. Regia di Franck Dubosc, con Alexandra Lamy e Franck Dubosc. Jocelyn, uomo d’affari successo ma bugiardo e seduttore che vive sulle bugie, per un equivoco è creduto disabile dalla bionda Julie. Perché, per una immediata conquista, non procedere proprio in quell’equivoco? Le cose peggiorano quando Julie presenta a Jocelyn la sorella, costretta su di una sedia a rotelle in seguito a un incidente stradale. Durata 107 minuti. (F.lli Marx sala Chico, GreenwichVillage, Reposi)

 

Un affare di famiglia – Drammatico. Regia di Kore’eda Hirokazu. Palma d’oro a Cannes lo scorso maggio. Nella Tokio di oggi, una famiglia (ma la considereremo così fino alla fine?) sbarca il lunario facendo quotidiane visite ai supermercati: per rubare. Ruba il padre che si porta appresso il figlio (?), torna a casa da una moglie che ha accanto una ragazza che potrebbe essere la sorella minore e una vecchia dolcissima che tutti chiamano nonna. Sentimenti, aiuti reciproci, l’arte di arrangiarsi, il coraggio di tentare a vivere insieme. Finché un giorno il capofamiglia porta a casa togliendola al freddo e alla solitudine una ragazzina, abbandonata da una madre forse violenta che non si cura di lei. Il mattino si dovrebbe riconsegnarla, ma nessuno è d’accordo: la nuova presenza farà scattare nuovi meccanismi mentre un incidente imprevisto porta definitivamente alla luce segreti nascosti che mettono alla prova i legami che uniscono i vari componenti. Durata 121 minuti. (Eliseo Rosso, F.lli Marx sala Groucho, Nazionale sala 1)

 

Un figlio all’improvviso – Commedia. Regia di Vincent Lobelle e Sébastien Thiery, con Christian Clavier, Catherine Frot e Sebastien Thiery. Tornando a casa, i coniugi Prioux scoprono che un certo Patrick si è trasferito nella loro abitazione. Il ragazzo sostiene di essere loro figlio e di essere tornato per presentare la fidanzata: tutto bene se non per il fatto che i Prioux non hanno mai avuto figli. Allora chi è davvero Patrick? Un bugiardo? Un manipolatore? O forse i Prioux hanno dimenticato di avere un figlio? Durata85 minuti. (Romano sala 1, Uci)

 

L’uomo che uccise Don Chisciotte – Commedia. Regia di Terry Gilliam, con Jonathan Price e Adam Driver. C’era una volta un film… Gilliam ha lavorato per più di trent’anni sul progetto, Jean Rochefort e Johnny Depp come protagonisti, più scritture, intoppi, enormi guai con la produzione. Poi più nulla, mentre sempre qualcosa bolliva in pentola. Dalla lunga storia, è uscito fuori “questo” Don Chisciotte, dove Driver è un regista che ha strada nella pubblicità e si ritrova nei luoghi dove ha girato un vecchio film sul personaggio di Cervantes: scoprendo che chi un tempo ha ricoperto quel ruolo oggi si identifica con il personaggio. Durata 137 minuti. (F.lli Marx sala Harpo, Romano sala 2, The Space, Uci)

 

Una storia senza nome – Drammatico. Regia di Roberto Andò, con Micaela Ramazzotti, Alessandro Gassmann, Renato Carpentieri e Laura Morante. Valeria, giovane segretaria di un produttore cinematografico, scrive in incognito per uno sceneggiatore di successo. Un giorno la ragazza riceve da uno sconosciuto, un poliziotto in pensione, la storia di un probabile film. Ma quel plot è pericoloso, la “storia senza nome” racconta infatti il misterioso furto, avvenuto a Palermo nell’ottobre del 1969, di un celebre quadro di Caravaggio, “La natività”. Da quel momento, la sceneggiatrice si ritroverà immersa in un meccanismo implacabile e rocambolesco. Una storia che avesse al centro quel furto avrebbe dovuto avere un’impalcatura più legata all’inchiesta: al contrario ne è stata ricostruita una sceneggiatura che sa troppo “di cinema”, di volutamente aggrovigliata, di un inverosimile che a tratti, tanto per alleggerire, scivola tranquilla sul lato della commedia se non del ridicolo (certi momenti dovuti a Gassmann, certi dialoghi tra Morante e Ramazzotti), sino ai momenti finali che addirittura coinvolgono il film nel film. La macchia maggiore dell’impianto è la prova opaca della protagonista femminile, altre volte lodatissima, la non credibilità del viso e del corpo, la sua unica espressione con o senza rossetto, la sua paura che risulta fredda e non sinceramente dovuta alla spirale di inganni e di violenza che si chiude intorno a lei. Durata 110 minuti. (Ambrosio, Eliseo Blu, Romano sala 3, The Space, Uci)

La rubrica della domenica

in Cosa succede in città
Governo allo sbando – La cappella del Guarini- Giornalisti imprecisi 
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Governo allo sbando 
La confusione che regna nel governo giallo-verde sui temi economici sta dimostrando come i velleitari non possano governare l’Italia ,senza farla sbandare definitivamente . I vincoli di bilancio vanno rispettati e quanto dice il presidente Conte cioé che il sovranismo è inserito nella nostra Costituzione è una menzogna, perché la Costituzione,prima ancora dell’Europa, guardava già al superamento di quel sovranismo inevitabilmente nazionalista che aveva portato a due tremende guerre mondiali. Il decreti -legge,l’abuso di decreti legge, senza le coperture economiche rivelano il dilettantismo,l’improntitudine e l’arroganza di questa classe politica di arrivisti e confusionari. Il caso del ponte di Genova e della lentezza contraddittoria con cui non si procede, è la metafora di questa Italia provvisoria che tende al regime anche favorita da un’opposizione che non esiste e non sa fare il suo mestiere. Molti democristiani volevano un’Italia filoaraba, questi avventurieri la vogliono alleata dei sovranisti dell’Est europeo e di Trump. Un’Italia lontana anni luce da quell’Europa civile di Einaudi,De Gasperi, Adenauer che noi continuiamo ad amare disperatamente e che certo non ha nulla da spartire con quella di Macron e dei suoi epigoni italiani. In Italia stanno tornando gli italioti che si abbeverano di slogan fasulli, espressione di un’ignoranza abissale.Un nuovo Medio Evo che oscura tutto nella banalità triviale e nella prevalenza del cretino, come dicevano Fruttero & Lucentini. Sarebbero gente da operetta, se non potessero scatenare tragedie. 
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La cappella del Guarini 
La cappella torinese del Guarini è stata finalmente inaugurata dopo l’incendio del 1997. C’è sicuramente da festeggiare per la riapertura, ma va detto a chiare lettere che il ritardo nei lavori è imperdonabile. Ci sono voluti pochi anni al Guarini per costruirla con le tecniche di allora, decine di anni per restaurarla. E’ una vergogna di cui qualcuno dovrà assumersi la paternità. (foto: D. Bottallo)
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Giornalisti imprecisi 
Leggo sul”Corriere della Sera “ che il noto giornalista Pierluigi Battista nella sua rubrica settimanale attribuisce ad Alberto Ronchey una celebre frase di Randolfo Pacciardi relativa al clima del 1948 , elezioni del 18 aprile :<<Meglio una Messa al giorno che una messa al muro>>. La frase di riferiva al clima arroventato di quell’anno e alla DC che era molto clericale e al PCI che guardava a Mosca e a Stalin. Il laico e massone Pacciardi preferiva una Messa alle purghe di Stalin,senza cogliere la raffinatezza intellettuale di Benedetto Croce che sostenne che sentire o non sentire una Messa è affare di coscienza e non di politica.  Su “La Stampa” leggo un articolo su Alfredo Frassati dal quale apprendo che sarebbe stato membro dell’Assemblea costituente,carica che Frassati non ha mai ricoperto.Incredibile ! Con queste imprecisioni ed errori i giornali perdono la loro credibilità. Ma con l’ignoranza che predomina ,forse, pochi se ne accorgono.
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Lettere  scrivere a quaglieni@gmail.com 
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ZTL fino alle 19,30 
Lei è stato tra i primi a scrivere contro la ZTL prolungata alle 19,30. Temo che questa battaglia sia stata un po’ inquinata da ragioni politiche. Lei cosa ne pensa ?            Barbara Cignetti 
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E’ un grave errore dei grillini la ZTL prolungata che renderà esoso andare in centro in macchina e creerà aree deserte più che maggiormente vivibili. Una vera sciocchezza che danneggerà il commercio già in difficoltà e colpirà la mobilità dei torinesi,penalizzando soprattutto chi per ragioni varie non può prendere mezzi pubblici: pensiamo agli anziani. Può servire a fare cassa,ma se lo scopo è quello di ridurre il numero dei mezzi circolanti in centro, l’operazione non centrerà neppure quell’obiettivo.Me lo consenta: è la solita sciocchezza grillina.Certo qualche partito di opposizione cerca di ricavare qualche utile o si illude di ottenerlo,ma la cosa è poco importante.Sarebbe invece decisiva una vera rivolta,civile e democratica, dei cittadini contro gli abusi di cui sono vittime. 

L’autunno, colori e profumi

in LYFESTYLE

Dal latino autumnus , arricchire, aumentare, l’autunno è la stagione dell’anno che nel nostro emisfero, quello boreale, arriva intorno al 23 settembre: equinozio d’autunno

Al principio le ore del giorno e quelle notturne sono le stesse, poi andando avanti e con il ritorno dell’ora solare il buio prende il sopravvento e ci accompagna per la maggior parte della giornata per tutto l’inverno.L’autunno ci riporta all’ordine, alla normalità, ricominciano le scuole, le attività si normalizzano, è una stagione dolce e temperata durante la quale come diceva Samuel Butler “quello che perdiamo in fiori lo guadagniamo in frutti”.

 

Ci lasciamo alle spalle il caldo, gli spasmi delle vacanze, la siccità, i viaggi, il cambio di abitudini e tutto torna a posto, le temperature diventano miti e accettabili, si riscoprono calma e serenità e la voglia di fare nuovi progetti, di pianificare un nuovo anno. La natura ci regala una esplosione di colori morbidi e vellutati: gialli, rossi, arancioni, uno spettacolo continuo, una magia che lascia senza fiato che si può ammirare passeggiando a qualsiasi ora senza il soffocante caldo estivo.

 

A Torino l’emozione dell’autunno è coinvolgente, il verde dei parchi si trasforma in oro, le strade alberate creano una cornice aurea e le strade diventano tappeti fruscianti. In città o poco lontano cominciano importantissimi eventi come Il Salone del Gusto, il Torino Film Festival e tantissime sagre dedicate ai profumatissimi prodotti di stagione come i funghi, le castagne, il tartufo.

 

Molti artisti hanno dedicato importanti opere all’autunno rappresentandolo come un momento di calma, di silenzio, di riflessione ma le sfumature cromatiche ci parlano anche di rinascita, di risveglio della terra e dei colori: Paul Gauguin con “By the Stream”, Monet con “Autumn Effect at Argenteuil”, Tintoretto e ancora Arciboldo che gli dedica una delle sue “Teste Composte” dove uva, zucche, spighe e altri prodotti di stagione compongono il ritratto di questa gradevole stagione.

 

L’autunno insomma non è solo il preludio alla stagione invernale, è un periodo dolce e mite durante il quale con i primi fuochi accesi nel camino, una tazza calda tra le mani e una romantica serata a casa mentre fuori piove, poeticamente e con saggia energia, ci lasciamo avvolgere da un benefico spirito catartico, lontani dalla frenesia dell’estate, forse un po’ nostalgici ma felici per una nuova primavera che verrà.

Maria La Barbera

 

 

 

 

30 settembre domenica ecologica

in BREVI DI CRONACA

Torna il 30 settembre la domenica dedicata alla sostenibilità ambientale. La Città di Torino ha istituito questa iniziativa per stimolare un cambiamento nelle abitudini individuali e nel modo di vivere in città. Le “Domeniche per la Sostenibilità“ promuovono la cittadinanza attiva e intendono far crescere la coscienza ambientale. Il centro storico cittadino sarà chiuso al traffico veicolare dalle ore 10 alle ore 18 entro i confini della Ztl centrale. L’area sottoposta al blocco e le abituali esenzioni per particolari categorie di cittadini e di veicoli sono indicati dall’ordinanza n.44/AA. Nel Quadrilatero romano la Città di Torino e le associazioni di via propongono, sabato 29 e domenica 30 settembre, l’iniziativa 100 attività per i green days, mille metri quadrati di verde posato nelle vie del borgo più antico della città con performance, laboratori, musica e esposizioni artistiche.

(mm – Torinoclick) Foto: il Torinese

Quante Dc?

in POLITICA

di Giorgio Merlo

Dunque, per lunghi 50 anni abbiamo conosciuto la Democrazia Cristiana. Quella che è nata dopo la guerra di liberazione ed è finita nel 1994 con la nascita del Partito Popolare Italiano di Mino Martinazzoli

Ormai ne conosciamo vita, morte e miracoli anche se da qualche tempo aleggia uno
strano sentimento in chi ha trascorso una intera una vita a ridicolizzare se non a disprezzare quel partito, la sua classe dirigente, le sue scelte politiche e lo stesso ruolo che ha svolto nel nostro paese per un cinquantennio. Ovvero, serpeggia una sorta di rimpianto, e non solo nostalgico, di
quel partito e del suo modo di declinare la politica nella società, nelle istituzioni e nella concreta
azione di governo. Oltre a rimpiangere molta di quella classe dirigente, per la sua levatura culturale e per la sua autorevolezza politica. Di qui la tentazione di paragonare la Dc con qualsiasi partito che si affaccia sulla scena politica italiana quando riscuote un grande consenso popolare. Così è capitato con Forza Italia a cominciare dal 1994 e sino a quando questo partito ha dominato la scena politica italiana. Quintali di articoli per spiegarci che l’elettorato democristiano – e forse qui un pizzico di verità c’era – era traslocato quasi integralmente nel partito del Cavaliere perché la politica che declinava nel nuovo contesto dopo la fine della prima repubblica era pressoché simile. Archiviato il paragone con Forza Italia, adesso qualche buontempone, ritenuto intelligente e anche acuto nonche’ addirittura considerato autorevole, paragona la Dc al partito di Grillo e Casaleggio. E questo sia per il consenso elettorale che riscuote e sia, soprattutto, per la sua capacità di contenere al suo interno tanto le componenti di destra quanto quelle di sinistra o semplicemente di centro. Ora, come sempre capita, ogniqualvolta un partito di un certo peso politico ed elettorale svolge un’azione di governo il paragone con la Democrazia Cristiana e’ sempre dietro l’angolo. E debbo dire che è un paragone del tutto fuori luogo nonché volgare perché le diversità tra la storia, l’esperienza, il progetto politico, il ruolo e la funzione della Dc sono sideralmente lontani rispetto ai partiti succitati. È appena sufficiente ricordare alcuni aspetti essenziali del profilo politico della Dc per rendersi conto della diversità profonda sia rispetto all’esperienza di Forza Italia ieri e dei 5 stelle oggi. O addirittura della Lega, come sostiene disinvoltamente qualche osservatore interessato. La Dc era un partito di “centro che guarda a sinistra”, per dirla con De Gasperi; la Dc era un partito profondamente democratico al suo interno, articolato per correnti che ha sempre respinto la sua identificazione con un “capo”; la Dc aveva una chiara collocazione europea ed internazionale in materia di politica estera senza sbandamenti riconducibili all’approssimazione e alla superficialità politica; la Dc contava una classe dirigente con una statura politica, culturale e di governo neanche lontanamente paragonabili alle esperienze successive; la Dc ha sempre avuto nella sua lunga storia, una “visione” della società frutto della sua cultura di riferimento cattolico democratica, cattolico popolare e cattolico sociale; la Dc, infine, era un partito di ispirazione cristiana che non poteva tollerare alleanze disinvolte ed approssimative, anche quando per ragioni di Stato o per emergenza democratica ha dovuto privilegiare accordi con partiti che esulavano dalla sua prospettiva politica e di governo. Insomma, come dicevo poc’anzi, e’ appena sufficiente anche solo una fugace rilettura della storia e della azione concreta della Democrazia Cristiana per arrivare alla conclusione che gli attuali attori politici non hanno nulla in comune con il profilo di quel partito, salvo per il consenso significativo che raccolgono tra gli elettori italiani. Nulla di più. E questa è anche la ragione politica decisiva per cercare, oggi, di ridare cittadinanza ad una formazione politica che, pur senza ripetere quella nobile e gloriosa esperienza – com’è ovvio e risaputo si tratta di una stagione storica irripetibile perché ormai storicizzata – cerchi tuttavia di recuperare quella cultura e quella ispirazione per declinarle nella società contemporanea. E questo dopo il definitivo tramonto dei cosiddetti “partiti plurali’, cioè del Pd e di Forza Italia dopo il voto spartiacque del 4 marzo scorso, e con l’esaurimento definitivo e poco glorioso dell’Udc. Una riproposizione e un rilancio di una cultura politica e di un progetto politico che confermino, appunto, la lontananza, se non l’alternativa, tra la Dc e altri soggetti politici. Che siano Forza Italia di ieri o i 5 stelle oggi poco importa. Si tratta  sempre di esperimenti e di soggetti politici estranei, esterni e alternativi rispetto alla concreta esperienza politica, culturale, sociale e di governo della Democrazia Cristiana.

Tajani in Piemonte fa il punto su voucher e fondi Ue

in ECONOMIA E SOCIALE

«Ci siamo battuti perché venissero reintrodotti e fortunatamente il Governo lo ha fatto, ma non è sufficiente: troppo complicato accedervi e troppo ristretto il numero delle persone che possono usufruirne. Agricoltura, turismo, ristorazione: i voucher sono uno strumento che crea occupazione e senza si rischia di non aiutare i nostri giovani ad avere occasioni di lavoro»: sono le parole del presidente del Parlamento europeo, Antonio Tajani, oggi in Piemonte per parlare di agricoltura e partecipare nelle Langhe a una speciale “vendemmia”.

Una occasione per ricordare le politiche Ue a sostegno del comparto agricolo e riflettere sullo strumento dei voucher per la gestione dei lavoratori stagionali.  L’appuntamento è stato organizzato dall’eurodeputato Alberto Cirio, membro della Commissione Agricoltura del Parlamento Ue. Presenti anche il presidente nazionale di Coldiretti Roberto Moncalvo e il presidente nazionale di Unioncamere Ferruccio Dardanello, oltre ai presidenti dei principali Consorzi vitivinicoli piemontesi, numerosi sindaci e istituzioni piemontesi, liguri e lombarde.

 

«Stiamo combattendo una battaglia per il bilancio comunitario 2021-2027 perché non ci siano tagli all’agricoltura provocati dall’uscita del Regno Unito – ha aggiunto Tajani –. La Pac deve essere difesa, rappresenta una importante risorsa. Ci saranno sicuramente più fondi per l’innovazione e la ricerca nel settore agricolo, ma dobbiamo assolutamente evitare che l’agricoltura subisca un danno dalla Brexit».

 

Le politiche agricole rappresentano quasi il 40% del bilancio europeo. Nel luglio 2017 il Parlamento Ue ha votato un testo sulla tutela dei lavoratori stagionali in agricoltura che, tra i punti principali, invita gli Stati membri a contrastare il lavoro sommerso e a ridurre la burocrazia rendendo il processo di assunzione meno complesso.

 

«Apprezziamo che i voucher siano stati reintrodotti dal governo italiano – spiega l’eurodeputato Alberto Cirio – sono però vincolati a una serie di limitazioni e aggravi burocratici che ne rendono difficile il concreto utilizzo. Quindi chiediamo al governo di ripensare a questo strumento, potenziandolo in settori come l’agricoltura e il turismo dove il lavoro temporaneo non è un alibi per rendere il lavoro precario, ma realmente una condizione legata alla stagionalità del comparto che ha bisogno di un rinforzo specifico della manodopera professionale in alcuni momenti dell’anno».

 

Nati circa dieci anni fa, i voucher lavoro sono stati aboliti dal Governo a inizio 2017, dopo le denunce di un utilizzo improprio che non ha però mai riguardato il settore agricolo. Nel giugno dello scorso anno sono stati sostituiti dai Prest-o, i nuovi contratti di lavoro occasionale, modificati questa estate dal Decreto Dignità per renderli più adeguati alle esigenze del settore. Nonostante il restyling e la positività della reintroduzione, i nuovi “voucher” hanno però una serie di limitazioni che li rendono poco utilizzabili da parte del mondo agricolo.  Solo poche decine di migliaia quelli attivati ad oggi su tutto il territorio nazionale, dalle stime fatte dalle associazioni di categoria.

 

Il primo limite riguarda coloro che possono concretamente usufruire dei voucher, cioè solo pensionati di vecchiaia o invalidità, studenti fino a 25 anni iscritti a istituti o università, disoccupati e percettori di integrazioni al reddito. Restano esclusi numerosi soggetti, incluso chi risulta iscritto l’anno precedente all’elenco dei lavoratori agricoli o chi ha avuto rapporti di lavoro dipendente con la stessa azienda negli ultimi sei mesi.

 

Un altro limite importante riguarda le aziende: possono utilizzare i voucher solo quelle che non hanno più di 5 dipendenti a tempo indeterminato (con il Decreto Dignità il tetto doveva salire a 8 dipendenti, ma ad oggi la modifica non risulta nella modulistica ufficiale).

 

Le sanzioni vanno da 500 a 2.500 euro per  ogni  prestazione  lavorativa  giornaliera  per  cui  risulta  accertata  la  violazione.

 

Alle limitazioni che riguardano i criteri di idoneità, si aggiungono poi le difficoltà burocratiche per l’attivazione dei voucher. L’intera procedura va fatta online, registrandosi sul portale dell’Inps, sia da parte del lavoratore che del datore di lavoro. Almeno 8 giorni prima vanno versate dall’azienda contributi, retribuzioni e coperture assicurative Inail, mentre almeno un’ora prima dell’inizio della prestazione vanno comunicati i dati dei soggetti utilizzati, del luogo della prestazione e delle ore lavorative da svolgersi in un arco temporale massimo di dieci giorni. 

Il valore complessivo delle prestazioni non può superare i 5 mila euro all’anno ad azienda (max 2500 per il singolo lavoratore impiegato). Il compenso è corrisposto dall’Inps entro il 15 del mese successivo alla prestazione.

 

Nel caso di imprevisti che causino la mancata prestazione la procedura va però annullata (sempre online) e in un settore come quello agricolo fortemente condizionato dal meteo giornaliero, basti pensare alla vendemmia, questo rappresenta un ulteriore aggravio di lavoro per le aziende.

La “clinica del telefono” cura con il dialogo i clienti-pazienti

in LYFESTYLE

Un negozio di telefonia mobile si può all’occorrenza trasformare in una sorta di “ambulatorio” o studio dello  psicologo. Non c’è il lettino, d’accordo. Ma il “paziente” che entra, più o meno consapevolmente può ottenere sconti non solo sulle tariffe telefoniche e sul traffico internet: anche la psiche avrà i propri vantaggi. Certo, molto dipende da chi sta dall’altra parte del bancone. Se si incontra Beatrice, addetta alle vendite di una nota compagnia telefonica nel centro di Torino, 30 anni, carina nei modi e nell’aspetto, l’assistenza di “para-psicologa” è garantita. “I nostri clienti sono lo specchio della società. Ci sono quelli gentili, i maleducati, gli arroganti, gli impazienti e ogni altra tipologia che si trova al di là della vetrina, nel mondo esterno”, ci spiega. “Di sicuro non sono pochi quelli che, magari con la scusa di una ricarica, in realtà hanno solo bisogno di qualcuno con cui parlare”.

E tu ti presti a questa funzione di “confessore”?

“Spesso abbiamo una lunga coda di persone e non sempre è possibile ascoltare tutti. La gentilezza, comunque, deve essere la nostra prassi. Poi, quando ti capita il cliente che, come il sudamericano passato da noi tempo fa, aveva appena perso la figlia nel paese d’origine e la settimana dopo, improvvisamente, anche la mamma, la coscienza ti dice che devi ascoltarlo e cercare nel limite del possibile di rincuorarlo”.

 

Chissà quante “tipologie umane” avrai conosciuto. Qualche cliente curioso?

“Beh, per esempio mi è capitata la vecchietta con disturbi senili che non ricordava chi fosse e dove fosse. Si è seduta al bancone e si è messa a leggere il giornale per un bel po’. Faceva tenerezza. Le abbiamo offerto un caffè e abbiamo dovuto rivolgerci alla polizia per farle ritrovare casa. Curioso anche un gruppo di cinesi: solo uno di loro conosceva l’italiano. Circondato da una decina di suoi conterranei, ognuno dei quali aveva qualche richiesta da fare relativamente al proprio telefono, traduceva le mie spiegazioni. Poi sono diventati tutti clienti affezionati! Ci sono anche personaggi ricorrenti, come un orientale e un argentino che si fanno chiamare rispettivamente Mario e Marco, all’italiana, chissà perché! Oppure un romano che sembra un personaggio alla Carlo Verdone, con occhiali a specchio, camicia aperta sul petto villoso, giubbotto in pelle e  catena d’oro al collo. Simpatico e gentile. Una volta mi ha “difeso” da un terribile vecchietto convinto erroneamente che non gli avessimo effettuato la ricarica. Si era messo a sbraitare e il sosia di Verdone, in pesante romanesco, lo ha praticamente cacciato. E la coppia di sessantenni gay inglesi? Davvero squisiti. Uno dei due veste con naturalezza un abbigliamento stile Ottocento, con calzamaglia, pantaloni a pinocchietto e scarpe d’epoca. Mi viene in mente anche un’altra coppia maschile molto originale. Uno sui 60 e l’altro, giovanissimo, in abiti praticamente femminili.E anche tante coppie clandestine. Tipo il marito che porta prima la moglie e poi si ripresenta con la probabile amante alla quale regala il telefono, facendolo rateizzare sulla propria carta di credito. C’è pure il prototipo del benestante, classico borghese torinese, a dire il vero piuttosto spocchioso, immancabilmente accompagnato dal figlio con tanto di blazer d’ordinanza dai bottoni dorati, indossato sulla camicia immacolata. Insomma, una umanità davvero varia.”

 

Tipi simpatici e positivi, altri un po’ meno. Con un passaggio così affollato, mai avuto problemi di sicurezza? Furti, rapine…

“Una volta un tossico ha spaccato la vetrinetta all’interno del negozio e ha prelevato due cellulari: uno per lui, ha detto, e uno per la sua ragazza. Quando la polizia lo ha fermato mi ha chiesto se per caso non avessi qualcosa da fumare. Sono stata anche derubata della borsa che era nello stanzino. Qualcuno, approfittando del fatto che stavo seguendo i clienti si è introdotto nel retro. Mi è anche capitato di beccare due ragazzi che hanno rubato dei cellulari dalla vetrina, ma il mio titolare li ha inseguiti placcandoli letteralmente. Mi ricordo poi  di due arzille signore anziane che tentavano di fregarci con il resto, proprio in stile Toto’.”

 

Tutti cercano un dialogo, al di là delle esigenze legate a tariffe e telefoni?
“C’è chi confida le proprie ansie e i propri drammi personali. Oppure chi amabilmente ci parla del più e del meno. Ad esempio la signora che ho scoperto avere 60 anni, anche se ne dimostra 40. Un effetto, mi ha spiegato a lungo, dovuto al preparato da lei ideato, macerando le foglie di Aloe che coltiva sul terrazzo di casa: le rendono il viso liscio come quello di una bambina… Oppure l’anziano che ha partecipato a una famosa trasmissione televisiva. Lui però si è dimostrato piuttosto arrogante. Più che dialogare voleva far capire di essere una persona “famosa”, pretendendo di saltare la coda. Appena rientrato da Londra, invece,  un cliente era spaventato perché “sopravvissuto” al recente attentato a Westminster. C’è anche una signora napoletana che litiga con tutti i miei colleghi ma, chissà perché, non con me. E diverse persone che vanno nel panico, hanno il telefono che non funziona e chiedono di inserire la sim nel mio. Ci sono anche visite piacevoli. Una volta sono entrati due modelli californiani stupendi, sembravano i classici surfisti da telefilm, tutte le donne in coda girate a guardarli. Molto carini come modo di fare anche alcuni ragazzi stranieri che lavorano ai mercati generali. Si percepisce chiaramente che si sono profumati e  vestiti al meglio, magari dopo una lunga notte di lavoro hanno cercato di rendersi più che presentabili per venire da noi. Il colmo è quando alcuni soggetti mi propongono di barattare una ricarica con bigiotteria di infimo livello. Ovviamente il baratto non lo posso accettare! Ci sono anche clienti gentilissimi che offrono a me e ai miei colleghi caffè e cioccolatini. Diciamo che non c’è da annoiarsi!”.

 

 

Nella società interconnessa, che offre mille opportunità per comunicare, sembrerebbe un paradosso. Ma gli episodi che  Beatrice  ci ha raccontato  dimostrano il contrario. Anche un’addetta alla vendita di una compagnia telefonica può rappresentare un’appiglio, un sostegno, un antidoto alla solitudine. Una voce amica alla quale confidare le proprie ansie e frustrazioni. Come diceva quel vecchio spot televisivo? “Il telefono, la tua voce”. Appunto.

Bloccato dal fuoco e dal fumo muore carbonizzato nella casa in fiamme

in Dall Italia e dal Mondo

DALLA SARDEGNA

E’ rimasto bloccato dal fuoco e dal fumo nella sua abitazione  a Uta, in provincia di Cagliari, l’uomo 56enne che è morto tra le fiamme. L’incendio è scoppiato ieri notte e ha colpito  un’abitazione di due piani. Sono intervenuti  i vigili del fuoco che, dopo aver spento  il rogo hanno trovato il cadavere.

 

(foto archivio)

Pallavolo mondiale

in SPORT

“Non sono deluso. Chiaramente si punta sempre al massimo, ma l’audience è stata incredibile e la partecipazione straordinaria” dice all’Ansa Bruno Cattaneo, presidente della Federazione Italiana Pallavolo. Fa  un primo bilancio della fase finale dei Mondiali che si sta svolgendo a Torino, all’indomani dell’eliminazione degli azzurri. “Il desiderio è sempre quello  di arrivare davanti a tutti – aggiunge – e ce  l’abbiamo fatta dal punto di vista organizzativo e  del pubblico, meraviglioso, ma come squadra qualcuno è stato più bravo di noi”.

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