SPORT- Pagina 3

Arrampicata sportiva, sfida mondiale

VELOCITÀ E VERTICALITÀ PROTAGONISTE 

Esordio della Coppa del Mondo Speed e Lead in Cina

La sfida mondiale alla gravità prosegue su suolo asiatico: il tour de force orientale, partito con La Coppa del Mondo Boulder a Keqiao, si sposta a Wujiang, per il primo appuntamento planetario dedicato alla velocità e alla scalata con corda e imbrago.

Finalmente si affacciano alla ribalta mondiale anche gli specialisti di Speed e Lead: dall’8 al 10 maggio i riflettori saranno puntati sulle pareti del Fenhu Culture and Sports Center, noto per offrire agli atleti la possibilità di confrontarsi in un contesto altamente competitivo.

La delegazione italiana consta di 17 atleti, 10 per la Speed e 7 per la Lead.

 

VELOCITÀ AZZURRA

A Wujiang andranno in scena i migliori protagonisti della velocità azzurra: Matteo Zurloni (Fiamme Oro), Campione Italiano in carica e olimpionico a Parigi, Ludovico Fossali (Centro Sportivo Esercito), Campione Europeo in carica e olimpionico a Tokyo, Luca Robbiati, detentore della Coppa Italia 2025 e bronzo al Campionato Italiano, Francesco Ponzinibio (Equilibrium ASD), vice Campione Italiano e detentore della Coppa Europa Giovanile 2025, Marco Rontini (Centro Sportivo Esercito), Campione Italiano Giovanile e vice Campione Europeo Giovanile, Alessandro Boulos (Gruppo Rocciatori Piaz), con una grandissima esperienza in maglia azzurra, Agnese Fiorio (Fiamme Rosse), neo Campionessa Italiana e vice Campionessa Europea Giovanile, Giulia Randi (Centro Sportivo Esercito), Vice Campionessa Italiana e detentrice della Coppa Italia 2025, Beatrice Colli (Fiamme Oro), detentrice del record italiano e olimpionica a Parigi, Sara Strocchi (Istrice ASD), Campionessa Europea Giovanile.

Gli atleti azzurri hanno dimostrato tutti un ottimo stato di forma e un continuo miglioramento dei propri risultati nei primi appuntamenti nazionali a cui abbiamo assistito.

 

GLI AVVERSARI INTERNAZIONALI

Fra le 40 sprinter internazionali non mancheranno le stelle polacche, ovvero le gemelle Kalucka e la record woman e Campionessa Mondiale Aleksandra Miroslaw, l’argento e bronzo mondiale Lijuan Deng e Yafei Zhou, la detentrice della Coppa del Mondo 2025, Emma Hunt, le potenti indonesiane Desak Made Rita Kusuma Dewi e Rajiah Sallsabillah e la coreana Jimin Jeong.

I 59 fulmini verticali della Speed maschile, che si sfideranno a Wujiang, dovranno fare i conti con un nuovo record, realizzato pochi giorni fa (il 28 aprile) dal sedicenne cinese Zhao Yicheng, che ha abbassato il primato precedentemente detenuto da Samuel Watson di 6 centesimi, fermando il crono a 4,58”. Il record mondiale maschile, dal 2021 ad oggi, è stato battuto 14 volte e adesso l’asticella è stata ulteriormente alzata da Yicheng.

Saranno pronti a lottare contro il tempo e contro i loro avversari velocisti come Watson, l’altro statunitense Zach Hammer, il kazako Maimuratov, il Campione Olimpico Veddriq Leonardo, il detentore della Coppa del Mondo 2025, Kiromal Katibin, lo spagnolo Noya Cardona, il Campione del Mondo Jianguo Long, il vice Campione Olimpico Peng Wu e tutta la temibile squadra nipponica.

 

L’IMPEGNO DELLA FASI

Le tappe di World Cup, così ravvicinate, e dedicate a tutte e tre le specialità, spingono le Federazioni a dover gestire con cura minuziosa un periodo decisamente impegnativo, sia per le energie fisiche e mentali degli atleti, sia per lo staff tecnico al loro seguito, che deve occuparsi della programmazione, della logistica e di tutte le variabili del caso.

La FASI ha investito moltissime energie nella preparazione tecnico-atletica dei climber e nella progettazione e organizzazione delle trasferte, per ottimizzare i tempi di recupero degli atleti e permettere loro di ammortizzare le 6 ore di fuso orario.

 

LEAD TRICOLORE

Sono 7 gli esperti di moschettoni, resistenza, tecnica e sguardo sempre rivolto al top che sono stati convocati dal DT Davide Manzoni a rappresentare l’Italia in una delle competizioni più rilevanti del circuito internazionale. Fra di essi le punte di diamante della specialità: la Campionessa Italiana, nonché due volte olimpionica Laura Rogora (Fiamme Oro), bronzo in Coppa del Mondo 2025, e il Campione Italiano Filip Schenk (Fiamme Oro), che è salito sul podio nella scorsa stagione a Chamonix e che mira senz’altro a ripetere quell’elettrizzante esperienza.

Insieme a loro vestiranno la maglia azzurra anche Ilaria Scolaris, detentrice della Coppa Italia 2025, argento ai Trial Nazionali, e Viola Battistella (Fiamme Oro), bronzo ai Trial.

Nel settore maschile assieme a Schenk competeranno altri 3 portabandiera italiani: Ernesto Placci (Carchidio-Strocchi), fresco di un bronzo in Coppa Italia a Varese; Riccardo Vicentini (Fiamme Gialle), scalatore molto versatile (bronzo al Campionato Italiano Lead 2025, argento al Campionato Italiano Boulder 2026, argento nella prima tappa di Coppa Italia Lead 2026), e Giovanni Placci (Fiamme Oro), detentore della Coppa Italia assoluta 2025, vice Campione Italiano, 1° ai Trial Nazionali.

 

I PROTAGONISTI MONDIALI

Fra i 61 competitors, gli atleti più quotati sono senza dubbio il campione Mondiale Dohyun Lee, che si è appena aggiudicato l’argento a Keqiao, lo spagnolo Alberto Ginés López, detentore della Coppa del Mondo 2025, il Campione Asiatico Neo Suzuki, il vice Campione del Mondo Satone Yoshida e il polivalente fenomeno Sorato Anraku.

La gara femminile sarà composta da 64 atlete, fra cui spiccano nomi di rilevo quali la Campionessa Mondiale e Olimpica Janja Garnbret, reduce dall’argento di Keqiao, la britannica Erin McNeice, detentrice della Coppa del Mondo 2025, la coreana Chaehyun Seo, bronzo ai Mondiali e argento in Coppa del Mondo, la slovena Rosa Rekar, vice Campionessa del Mondo, e la statunitense Annie Sanders, bronzo in Coppa del Mondo 2025.

 

PROGRAMMA DI GARA

Venerdì 8 maggio

Ore 3.00 qualifiche Lead

Sabato 9 maggio

Ore 4.30 semifinali Lead

Ore 13.00 finali Lead maschili

Ore 14.00 finali Lead femminili

Domenica 10 maggio

Ore 07.00 qualifiche Speed

Ore 14.00 finali Speed

 

Come sempre, sarà possibile assistere alle finali in diretta streaming sulla piattaforma Discovery+ o sui Canali Satellitari Eurosport, tenendo i nervi saldi e le emozioni pronte per accompagnare nelle salite e nelle run i nostri azzurri!

 

Coppa del Mondo Boulder, tre azzurre in semifinale in Cina

SEGNALI POSITIVI DALLA PRIMA TAPPA

Si è conclusa con indicazioni incoraggianti l’avventura della Nazionale italiana nella prima tappa di Coppa del Mondo Boulder, disputatasi a Keqiao (Cina). Tre azzurre hanno conquistato l’accesso alla semifinale, affrontando un turno estremamente competitivo, e hanno chiuso nella top 25 mondiale. In qualifica Francesca Matuella si è guadagnata la 15° posizione, con 2 top e 3 zone (79,7 punti), seguita da Camilla Moroni, al 17° posto, con 1 top e 3 zone (54,7 punti), e da Giorgia Tesio, in 19° piazza, con 1 top e 3 zone (54,6 punti). Le altre azzurre Irina Daziano e Stella Giacani hanno chiuso la loro gara rispettivamente in 33° e 39° posizione. Sul fronte maschile, in una qualifica stradominata dai due atleti coreani Jongwon Chon e Dohyun Lee, gli azzurri non sono riusciti a strappare il pass per la semifinale: Luca Boldrini è andato vicino alla top 24, raggiungendo il 29° posto (2 top e 3 zone), mentre Matteo Reusa ha chiuso in 37ª posizione (2 top e 2 zone). In semifinale grinta, cuore e tanta esperienza per le nostre 3 portacolori. La migliore delle italiane è stata Camilla Moroni, che ha conquistato 3 zone e ha terminato in 15ª posizione. Ottima prova anche per Francesca Matuella, che alla viglia del suo compleanno ha centrato la sua miglior prestazione in carriera in Coppa del Mondo, chiudendo al 19° posto. A completare il terzetto azzurro Giorgia Tesio ha concluso la gara in 23ª posizione. A sollevare il primo trofeo di Coppa in campo maschile è stato l’inossidabile Campione del Mondo Sorato Anraku, con una finale affrontata con la consueta maestria. Argento per il coreano Dohyun Lee e bronzo per il francese Mejdi Schalck. Sul fronte femminile invece la francese Zelia Avezou ha operato un mezzo miracolo scavalcando la fuoriclasse slovena Janja Garnbret e conquistando l’oro. Si è aggiudicata il bronzo l’australiana Oceania Mackenzie. Questa tappa d’esordio ha rappresentato il primo banco di prova della stagione internazionale e ha offerto alle varie squadre riferimenti importanti per il prosieguo del circuito. Il team italiano sicuramente sfrutterà questa preziosa base per lavorare sul proprio percorso di crescita e consolidamento ai massimi livelli mondiali. La Coppa del Mondo tornerà il prossimo weekend, sempre in Cina, a Wujiang, ma stavolta le specialità sotto i riflettori saranno Lead e Speed, mentre l’appuntamento coi blocchi mondiali è fissato per fine mese, a Madrid. Per consultare i risultati: https://ifsc.results.info/event/1524/

Il Baseball5 si promuove tra gli studenti

Il Baseball5 ancora al centro dell’attenzione del Comitato Regionale che in collaborazione con gli Uffici Scolastici Provinciali Piemontesi, organizza una manifestazione promozionale dedicata agli Istituti Scolastici di I e di II grado.
La kermesse sportiva si disputerà il 7 e l’8 maggio all’interno del Sisport SpA, dove si svolgerà la fase provinciale torinese.
La vincitrici di ogni fase provinciale avranno accesso a quella regionale, che si disputerà il 4 giugno.
FIBS Federazione Italiana Baseball Softball

Premiati  a Volpiano quattro atleti del Rafting under 23

Un momento di grande orgoglio ha avuto luogo lunedì 4 maggio, presso il Municipio di Volpiano, dove il Sindaco, Giovanni Panichelli, insieme all’Assessora alla Cultura, Barbara Sapino, ha incontrato e premiato i quattro giovani campioni del mondo under 23 di Rafting.

Una pergamena ufficiale di riconoscimento è stata consegnata nel corso dell’incontro a Matteo Lancellotti, di San Sebastiano da Po, Duccio Boscia, di Casalborgone, Luca Liuzzo e Giacomo Schettino di Volpiano, protagonisti di un risultato straordinario ai campionati mondiali under 23 disputati a Pau. Il quartetto azzurro ha conquistato il titolo overall under 23 imponendosi in 3 delle 4 discipline in programma: oro nella sprint, decisa per pochi centesimi, oro nella rx raftcross, superando avversari di alto livello, oro nello slalom con il miglior tempo assoluto della competizione. Si è trattato di tre prove diverse con un unico risultato, che ha dimostrato continuità, precisione e grande affiatamento. I giovani campioni hanno raccontato l’impegno richiesto per conciliare studio, sport e vita personale.

Il successo di Pau non è un caso isolato: lo stesso team aveva conquistato il titolo mondiale nel 2019 e nel 2025. Il passaggio alla categoria under 23, con avversari più esperti, non ha cambiato l’esito, segno di una crescita solida e continua. Dietro al risultato, c’è il risultato dell’Associazione, dove gli atleti si allenano stabilmente, MN Movimento e Natura, seguiti da tecnici qualificati e da un progetto sportivo sviluppato negli anni. La cerimonia si è conclusa con la consegna della pergamena da parte del Sindaco, a testimonianza del traguardo raggiunto.

“È un orgoglio per tutta la comunità – ha sottolineato il Sindaco, Giovanni Panichelli – vedere giovani del territorio arrivare ai vertici mondiali in una disciplina così impegnativa come il Rafting”.

Il Rafting non è ancora una disciplina olimpica, ma il movimento internazionale è in crescita e le prospettive sono concrete: i quattro atleti guardano già avanti.

“Tra due anni ci saranno i prossimi mondiali e vogliamo farci trovare pronti. Il nostro obiettivo è di continuare a migliorarci confermando il livello raggiunto – hanno dichiarato i quattro atleti vincitori”.

Per Volpiano, San Sebastiano da Po e Casalborgone, il titolo mondiale conquistato a Pau rappresenta molto più di una vittoria sportiva: è il simbolo di un percorso condiviso, di un lavoro costante e della capacità di emergere partendo da realtà locali.

Mara Martellotta

Da una gemella all’altra al Trail del Bersaglio

Bellissima edizione del Trail del Bersaglio, la manifestazione allestita a Sommariva del Bosco con numeri di partecipazione davvero importanti e una fiumana di trailer sparsi sul percorso come un autentico serpentone multicolore. Da quest’anno la manifestazione era allestita su tre btracciati e la scelta di allargare il suo numero di percorsi si è rivelata indovinata.

La prova principale, quella sui 28 km per 700 metri di dislivello ha premiato l’albanese della Boves Run Dylaver Shirja che in 2h08’33” ha preceduto di 1’40” Samuele Turco (Mentecorpo SSDRL) e di 2’30” Davide Barrovero (Pod.Valle Varaita). Ai piedi del podio sono finiti Enrico Cattaneo (Atl.Fossano 75) a 4’49” e Roberto Giraudi (CB Sport Caramagna, la società organizzatrice applaudita da tutti i partecipanti) a 8’37”.

Grandissima prova fra le donne per Enrica Dematteis (Pod.Valle Varaita) che in 2h19’23” non solo ha colto la sesta piazza assoluta, ma ha siglato il nuovo record della corsa, strappandolo alla sua gemella Luisa vincitrice lo scorso anno. Seconda piazza per Manuela Elisa Leonardi (Sportinsieme) a 21’52” e terza per Mariagrazia Pellegrino (Boves Run) a 22’10”.

Nel percorso medio di 17 km per 300 metri primo posto per Mattia Baiardini (Gsr Ferrero) che in 1h16’52” ha prevalso per 2’30” su Roberto Parodi e per 3’24” su Simone Mozzato della società organizzatrice. A Silvia Toscani (Gsr Ferrero) la prova femminile in 1h36’15”, alle sue spalle Giuliana Appendino a 2’51” e Alessandra Fissore (Kalipe) a 3’15”.

Nel nuovissimo tracciato di 10 km per 100 metri il primo a iscrivere il suo nome nell’albo d’oro è Riccardo Perrecchio (Apd Pont Saint Martin) in 41’07”, seguito da Ernesto Canneva (Ollomont) a 15” e da Daniele Primo (Atl.Cavour) a 1‘10”. Prima donna Maria Luisa Gili (Atl.Avis Bra) in 44’50”, seconda posizione per Paola Pretto (Atl.Saluzzo) a 35” e terza per Roberta Giolitti (Pod.Valle Varaita) a 7’38”.

Centinaia le presenze fra i tre percorsi competitivi e le tante proposte non agonistiche e per i più piccoli, coinvolgendo famiglie intere a Sommariva del Bosco (CN) per una giornata per molti indimenticabile, resa possibile anche dall’appoggio della Regione Piemonte, del Comune di Sommariva del Bosco, del Parco Regionale del Roero e di tante associazioni e sponsor del territorio a cui va l’augurio di ritrovarsi il prossimo anno con altre novità.

“The Best of Cycling 2025” al Forte di Bard

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Il meglio della quinta edizione del concorso fotografico organizzato dal grande Roberto Bettini

Fino al 26 luglio

Bard (Aosta)

Un campione assoluto. La mano destra spalancata, ben in vista – a chiaro monito – le cinque dita. E un grido di vittoria che vola alto al cielo. Cristallizzato in una foto di straordinaria potenza emotiva, l’immagine ci riporta al quinto successo dello sloveno Tadej Pogačar (simbolo dell’annata 2025 del ciclismo mondiale) allo scorso “Giro di Lombardia”. La “Classica delle foglie morte”, partita da Como, si concludeva a Bergamo, sabato 11 ottobre di un anno fa. Lo scatto del milanese Gian Mattia D’Alberto è scatto davvero “da manuale” e, di certo, non poteva scegliersi immagine migliore quale simbolo della nuova edizione (la quinta come i successi per l’appunto di Pogačar nella “Classica” lombarda), della mostra fotografica “The Best of  Cycling” che si terrà fino a domenica 26 luglio prossimo al sabaudo “Forte di Bard” ed inaugurata lo scorso sabato 2 maggio, alla vigilia della prossima edizione, numero 109, dell’atteso “Giro d’Italia” (partenza 8 maggio, da Nassebar-Bulgaria ed arrivo il 31 maggio, a Roma), che, anche quest’anno tornerà a solcare, nell’ambito delle sue 21 tappe, la Valle d’Aosta.

Nelle sale delle “Scuderie” del “Forte” troviamo oggi esposte, a cura di Federico Bona, giornalista eporediese che da anni lavora con l’organizzazione del “Giro d’Italia”, una sessantina di immagini selezionate fra quelle che hanno partecipato al “Concorso” (IX Edizione) organizzato da Roberto Bettini, il decano dei fotografi del ciclismo e cofondatore (insieme al figlio Luca, fedele seguace delle orme paterne) con la spagnola “Photo Games Sport Cycling” della “Sprint Cycling Agency”, seconda al mondo solo all’americana “Getty Images”.

Ogni anno, dal 2017, Roberto Bettini coinvolge i colleghi di tutto il mondo per realizzare una “Rassegna” di immagini (rigorosamente riferite alla precedente stagione) che raccontino gli eventi ciclistici degni di memoria; non solo i più importanti ma anche quelli di nicchia, i Grandi Giri e le piccole corse di paese, la strada, la pista e il fuoristrada, il ciclismo degli uomini, delle donne, dei bambini e delle bambine. La Giuria – formata da Lido Andreella (fotografo e organizzatore del Festival Internazionale di fotografia “Dia sotto le Stelle” e del “Busto Arsizio Photo Contest”), Enrico Della Casa, presidente dell’“Unione Ciclistica Europea”, Ornella Badery, presidente del “Forte di Bard”, Ettore Giovannelli, giornalista di “Rai Sport” e Davide Cassani, ex atleta e presidente di “Apt Emilia Romagna” – ha selezionato le migliori tra le oltre 150 foto pervenute in concorso.

Sul gradino più alto del “podio” è salita quest’anno una giovane fotografa italiana, la varesina Sara Cavallini, con uno scatto che, grazie alla tecnica del bianco e nero, rende ancora più suggestivo il panorama delle “Crete Senesi” attraversate dal gruppo durante le “Strade Bianche Women”, corsa in linea femminile che si svolge annualmente (dal 2015) in provincia di Siena. Il secondo posto è andato al belga Stijn Bastens, che è riuscito a catturare l’entusiasmo dei tifosi, birra in mano, mentre tifavano Matthieu van der Poel, l’“Olandese volante”. Il terzo posto è stato assegnato allo scatto dell’olandese Joris Knapen, realizzato durante una tappa del Giro d’Italia, tra gli “anfratti” di un portone. Gran genialata!

Una buona sessantina, s’è detto, gli scatti fotografici esposti. Tutti di notevole spessore e indubbia tecnica. Pur oltre il podio. Tra queste, quella relativa al folto “gruppone” di atleti in transito proprio sotto le mura ottocentesche del “Forte” valdostano – oggi “polo culturale d’eccellenza” nel cuore delle Alpi – durante la ventesima e penultima tappa (Verrés – Sestriere) dello scorso “Giro d’Italia”, tenutosi dal 9 maggio al 25 giugno 2025, 108^ edizione vinta dal britannico Simon Yates. Era sabato 31 maggio. Vincitore di tappa, l’australiano Chris Harper e autore di quella potente immagine, in magnifica contrapposizione alla potenza del “complesso fortificato” della Vallée, proprio quel Luca Bettini, ravennate e figlio di cotanto padre, già prima citato. Uno scatto realizzato esattamente al posto giusto e nel momento giusto. In un perfetto equilibrio di forme e contrasti visivi. Come solo a un grande “creativo” è dato fare. Del resto, che dire, se non “buon sangue non mente”. E ai Bettini, “great cycling photographers”, tutti gli onori!

Gianni Milani

“The Best of Cycling 2025”

Forte di Bard, via Vittorio Emanuele II, Bard (Aosta); tel. 0125/833811 o www.fortedibard.it

Fino al 26 luglio

Orari: mart. – ven. 10/18; sab. dom. e festivi 10/19

Nelle foto: Immagini di Gian Mattia D’Alberto, Sara Cavallini e Luca Bettini

L’Inter è Campione d’Italia: il 21° Scudetto è il trionfo della rinascita firmata Chivu

 

C’è qualcosa di profondamente simbolico, quasi poetico, nella conquista del 21° Scudetto da parte dell’Inter. Non è soltanto una vittoria sportiva: è la celebrazione di una ricostruzione, di un percorso umano e mentale prima ancora che tecnico. Ed è impossibile raccontare questo trionfo senza fermarsi sulla figura di Cristian Chivu, l’uomo che ha raccolto i frammenti di una squadra smarrita e li ha ricomposti con pazienza, visione e coraggio.

Perché questa Inter, a un certo punto, era davvero come un vaso rotto. I cocci sparsi sul pavimento: certezze svanite, fiducia incrinata, identità smarrita. Una squadra che sembrava aver perso il proprio riflesso, incapace di riconoscersi. In molti avrebbero provato a sostituire quel vaso, a buttarlo via e ripartire da zero. Chivu no.

Chivu ha scelto la via più difficile: raccogliere ogni singolo pezzo.

Con una calma quasi artigianale, ha rimesso insieme ciò che sembrava irrecuperabile. Non ha nascosto le crepe, non ha finto che non esistessero. Le ha accettate, comprese, trasformate. Ed è proprio qui che nasce la grandezza del suo lavoro: quel vaso, una volta ricomposto, non è tornato com’era prima. È diventato qualcosa di diverso. Più forte. Più autentico. Persino più bello.

Il merito più grande di Chivu non è stato solo tattico. È stato psicologico.

Ha lavorato sulla testa dei giocatori prima ancora che sulle loro gambe. Ha restituito fiducia a chi l’aveva smarrita, ha ridato centralità a chi si sentiva ai margini, ha ricostruito un senso di appartenenza che sembrava dissolto. Ha trasformato un gruppo fragile in una squadra consapevole, capace di soffrire e reagire, di cadere e rialzarsi.

Ogni partita vinta, ogni punto conquistato, è stato un piccolo passo in questo processo di ricostruzione emotiva. E quando la pressione si è fatta più intensa, quando il peso dello Scudetto ha iniziato a farsi sentire, l’Inter non si è spezzata. Ha resistito. Come quel vaso, ormai ricomposto, che porta i segni delle sue fratture ma proprio per questo è più resistente.

Il 21° Scudetto non è solo un numero. È un simbolo. È la prova che dalle crepe può nascere bellezza, che dalla fragilità può emergere forza. È il trionfo di un’idea di calcio che mette al centro l’uomo, prima ancora del giocatore.

E allora sì, questo titolo porta un nome chiaro e forte: Cristian Chivu. L’allenatore che non ha avuto paura dei cocci, che ha saputo vedere oltre la rottura, che ha trasformato una squadra spezzata in un’opera compiuta.

Un vaso nuovo, certo. Ma fatto della stessa materia di quello vecchio. Solo, infinitamente più prezioso.

Luca Bellone
Tifoso interista doc

Testo raccolto da Enzo Grassano

Il fascino della storia “granata”

Maggio, tra le molte altre cose, è anche un mese “granata”. Certo, quando si parla di sport, e di calcio soprattutto, le date più o meno storiche si rincorrono rapidamente. Ma quando si parla del Torino, o del Toro per dirla con i suoni tifosi, o della maglia granata, il mese di maggio nessuno lo dimentica. Perchè proprio nel mese di maggio ci sono due date che restano scolpite nella storia di questo storico club.

Innanzitutto il 4 maggio 1949. Una data tragica e sconvolgente. E cioè la data che ricorda la tragica scomparsa del Grande Torino. Superga, la Basilica di Superga, di ritorno da Lisbona, dopo aver disputato un’amichevole contro la squadra del Benfica il cui capitano era un grande amico di Valentino Mazzola, storico capitano e guida dello squadrone granata. L’aereo, come tutti sappiamo, si schianta contro il muraglione posteriore della Basilica. Ormai conosciamo quasi a memoria le dinamiche di quel tragico schianto in una giornata caratterizzata da una tempesta di pioggia e di vento gelido che nascondeva Torino e la sua collina. Appunto, nascondeva agli occhi del pilota la Basilica di Superga. Ma da quel giorno il 4 maggio è diventata una data dove il calcio si ferma e riflette. E non solo a Torino e in Piemonte. O nella vasta ed articolata comunità granata. Ma in tutta Italia. Anche perchè la scomparsa del Grande Torino, una squadra che in quegli anni non aveva rivali in campo da potere contendere trofei e scudetti, ha segnato la storia del calcio nazionale, europeo ed internazionale. Una tragedia che, infatti, non solo viene ricordata ogni anno a Torino con l’ormai celebre marcia sino alla Basilica di Superga ma che viene raccontata attraverso i media e i social in tutto il mondo. Appunto, una tragedia che ha segnato in profondità la storia, la cultura, la tradizione e il cammino del club granata. E anche quest’anno, come tutti gli anni del resto, il 4 maggio vedrà la presenza del “popolo granata” ai piedi della Basilica.

Ma, accanto alla tragedia, maggio ricorda anche un’altra data. Questa volta una gioia, una immensa gioia che purtroppo non si è più ripetuta. Parliamo dell’ultimo Scudetto conquistato, il 16 maggio 1976. Che si aggiunge agli Scudetti conquistati, appunto, dal Grande Torino negli anni ‘40. Ma quel 16 maggio del ‘76 fu una giornata importante non solo per lo Scudetto conquistato meritatamente sul campo ma perchè coincise anche con una stagione difficile se non addirittura drammatica per il nostro paese. E per la stessa città di Torino. Basti ricordare che il giorno dopo la conquista dello storico Scudetto con uno splendido goal di Paolo Pulici, vero “mito” granata, pareggiando nell’ultima giornata contro il Cesena al Comunale, proprio a Torino iniziava lo storico processo alle Brigate Rosse guidato e coordinato dal giudice Gian Carlo Caselli. Lo ha ricordato molte volte il magistrato stesso, grande tifoso granata e presente lui stesso il 16 maggio allo Stadio Comunale.

Ecco perchè il club granata rappresenta una storia che è destinata a fare epoca nel calcio mondiale. Vittima di una tragedia che non sarà mai cancellata dai ricordi dei suoi tifosi e degli stessi appassionati di calcio ad ogni latitudine del mondo e avaro, al tempo stesso, di gioie vere. Quelle, per intenderci, che vengono maturate sul campo verde. E non è un caso, del resto, che lo Scudetto conquistato ben 50 anni fa sarà celebrato e ricordato con una grande manifestazione popolare e di massa. Non solo con una partita allo stadio Grande Torino presenti le “vecchie glorie” che conquistarono quel trofeo – anche se non scenderanno in campo per la partitella…- ma anche con incontri e momenti pubblici che ricorderanno, appunto, quella memorabile giornata.

Perchè, come recitava uno dei tanti celebri slogan della tifoseria granata quando il Torino purtroppo tornò in serie B, “la fede non retrocede”. E il ricordo del passato fatto di gioie e dolori, tragedie e vittorie, per noi granata resta un grande patrimonio culturale, sportivo e forse anche etico con cui fare i conti tutti i giorni. Insomma, non possiamo non ricordare, ancora una volta, il “maggio granata”.

Giorgio Merlo

Il Grande Torino non si dimentica mai

Il 4 maggio non è una data qualsiasi per il calcio italiano. È il giorno in cui si ferma il tempo, per ricordare il Grande Torino e la tragedia di Tragedia di Superga.
Il 4 maggio 1949, l’aereo che riportava a casa la squadra granata da Lisbona si schiantò contro la collina di Superga. Non ci furono superstiti: persero la vita giocatori, staff e giornalisti. Se ne andò in un attimo una squadra leggendaria, capace di dominare il campionato italiano con uno stile moderno, spettacolare e vincente. Il Torino di quegli anni non era solo una squadra: era la spina dorsale della Nazionale, un simbolo di rinascita per un Paese uscito dalla guerra.
A distanza di 77 anni, il Grande Torino rappresenta ancora molto più di un ricordo sportivo. È il simbolo di valori profondi: appartenenza, sacrificio, gioco di squadra. È una memoria collettiva che unisce generazioni diverse, non solo tifosi granata ma tutti gli amanti del calcio.
Ogni 4 maggio, il silenzio e la commozione salgono fino alla Basilica di Superga, dove i nomi di quei campioni vengono letti uno a uno. Non è solo commemorazione: è un modo per tenere viva una storia che continua a insegnare.
Perché il Grande Torino non è soltanto passato. È un esempio che, ancora oggi, continua a parlare al presente.

Enzo Grassano

L’Inter è Campione d’Italia

Con 3 turni d’anticipo

L’Inter torna sul tetto d’Italia e scrive una nuova pagina della sua storia. Con la vittoria sul Parma, i nerazzurri conquistano il 21° Scudetto, un traguardo che consolida il loro prestigio nel calcio italiano.
Un successo costruito con continuità, qualità e determinazione, che permette all’Inter di superare il Milan, fermo a 19 titoli, e di avvicinarsi – almeno simbolicamente – alla Juventus, ancora leader con 36 campionati vinti.
A San Siro la festa è stata totale: tifosi in delirio, squadra compatta e consapevole della propria forza. Questo Scudetto non è solo un numero, ma il segno di un ciclo vincente e di una società tornata stabilmente ai vertici del calcio italiano.

Enzo Grassano