SPETTACOLI- Pagina 3

Indimenticabile Cary Grant

L’uomo dal fascino senza tempo

Di Debora Bocchiardo

Archibald Alexander Leach, in arte Cary Grant, nasce a Bristol, in Inghilterra, il 18 gennaio 1904.

La sua infanzia non è dorata. Ad appena nove anni, sua madre viene ricoverata in una clinica per malattie mentali, anche se al piccolo la verità verrà rivelata soltanto molto più tardi.

Ribelle e deciso a vivere la propria vita secondo le proprie regole, a quindici anni lascia la scuola e si unisce alla compagnia di saltimbanchi di Bob Pender, falsificando la firma del padre per l’autorizzazione.

Qui Archie inizia ad apprendere alcune basi della recitazione e a familiarizzare con il pubblico. Fa il funambolo e l’acrobata, abilità che utilizzerà anche per alcune pellicole cinematografiche, tra cui “Caccia al ladro”. Con il gruppo di Pender, nel 1920, parte per Broadway con lo spettacolo “Good Times”.

Giovane, raffinato, educato, il giovane capisce che l’America ha molto da offrire e lui può tentare la carriera di attore. Facendo molti lavori per mantenersi, Archie si esibisce in teatro, balla, canta, e recita. Crede nel suo sogno… e fa bene! Nei primi anni ’30 la Paramount lo scrittura come caratterista e factotum.

È a questo punto che la sua vita cambia … e Archie diventa Cary Grant!

Nel suo primo film, nel 1932, “This is the night”, ha solo una particina. Comincia però a farsi notare subito dopo, nello stesso anno, in “Venere bionda” (1932) di Josef von Sternberg, nel ruolo di un raffinato e brillante milionario che fa la corte a Marlene Dietrich.

L’anno seguente, Mae West lo vuole accanto in due film di grande successo, “Lady Lou – La donna fatale” di Lowell Sherman e “Non sono un angelo” di Wesley Ruggles.

Sempre raffinato ed elegante, verrà valorizzato al massimo dal regista George Cukor, nell’eccentrico e truffaldino Jimmy “Monk” Monkley nel film “Il diavolo è femmina” (1935), accanto ad un’altrettanto vivace e spigliata Katharine Hepburn.

Grazie a Cukor, Cary Grant porta sul grande schermo la sua verve e il un fascino, su cui lui stesso sarà sempre il primo a scherzare.

Nasce così anche l’amicizia con l’immensa Katharine Hepburn, sua compagna in diversi film.

Cukor lo dirigerà ancora in “Incantesimo” (1938) e “Scandalo a Filadelfia” (1940),  ma altri due grandi registi senza tempo stanno per entrare nella vita di Cary Grant: Howard Hawks e Alfred Hitchcock.

Hawks mette ancor più in risalto la sua straordinaria vena comica in esilaranti commedie come “Susanna” (1938), in cui interpreta un timido e impacciato paleontologo e “La signora del venerdì” (1940), in cui recita la parte del sarcastico e dispotico direttore di un grande quotidiano.

Nel 1939, sempre con Hawks, Grant accetta e supera brillantemente anche una sfida: il film drammatico “Avventurieri dell’aria” (1939).

Una vena drammatica di spessore che emergerà anche con “Gunga Din” (1939), di George Stevens.

Nuove entusiasmanti avventure cinematografiche arriveranno invece con Alfred Hitchcock. Il Maestro lo catapulta in un genere del tutto nuovo per lui: il thriller. Ambiguo e tenebroso, ma tuttavia affascinante, Grant è semplicemente indimenticabile in pellicole come “Il sospetto” (1941), “Notorious – L’amante perduta” (1946), con una straordinaria Ingrid Bergman, “Caccia al ladro” (1955), e “Intrigo internazionale” (1959).

Nel 1944 Grant accetta di variare un po’ la sua attività e con successo, diretto da Frank Capra, interpreta “Arsenico e vecchi merletti”, un’esilarante commedia nera tratta dall’omonima opera di Joseph Kesselring.

Grant entra nell’immaginario del suo pubblico anche con il romanticissimo “Un amore splendido”(1957), diretto da Leo McCarey, con la stupenda Deborah Kerr.

Howard Hawks recupera la loro collaborazione nel 1952 e lo affianca alla magnifica Marilyn Monroe in “Il magnifico scherzo”.

Seguono “Operazione sottoveste” (1959) di Blake Edwards,  e poi le pellicole con la regia di Stanley Donen: “L’erba del vicino è sempre più verde” (1960), ancora con la Kerr, e “Sciarada” (1963), stavolta al fianco della magica Audrey Hepburn.

Nel 1966, dopo il successo di “Cammina, non correre”, di Charles Walters, Cary Grant decide improvvisamente di ritirarsi, convinto, ormai da tempo, di non essere mai stato veramente apprezzato! In realtà nella sua vita era appena entrata l’unica donna che gli avrebbe davvero cambiato la vita: la sua unica figlia, Jennifer, e il sogno di Cary era essere suo padre, starle vicino e dedicarle tutto il suo tempo.

Cary Grant ebbe una vita privata molto vivace: con ben cinque matrimoni!  La prima moglie fu l’attrice Virginia Cherrill, con la quale restò sposato solo un anno, nel 1934. La seconda fu la miliardaria Barbara Hutton, che sposò nel 1942 e dalla quale divorziò nel 1945.  Nel 1949 sposò l’attrice Betsy Drake dalla quale divorziò nel 1962. Nel 1965 si unì in matrimonio con l’attrice Dyan Cannon, dalla quale ebbe Jennifer. Il matrimonio con la Cannon durò fino al 1968. La quinta e ultima moglie fu Barbara Harris, che sposò nel 1981. Da ricordare anche la lunga relazione con Maureen Donaldson dal 1973 al 1977.

Nel 1970 gli viene assegnato il premio Oscar alla carriera.

La fine della carriera cinematografica vede Cary cimentarsi anche come uomo d’affari con la ditta di cosmetici Fabergé. La recitazione è rimasta tuttavia nella sua anima e nel suo cuore, tanto da spingerlo a lavorare in teatro. Sarà proprio sul palcoscenico che dirà addio alla sua splendida vita.

All’Adler Theater di Davenport, nell’Iowa, durante la preparazione di una rappresentazione di “An evening with Cary Grant”, un attacco di cuore lo stroncherà improvvisamente. È il 29 novembre 1986.  Ci piace salutare questo grande attore con una su celeberrima frase: “L’alcool è un liquido prezioso: conserva tutto, tranne i segreti”.

l’Anteprima Giovani de I Puritani, in programma al Regio

Al via da giovedì 16 aprile la vendita dei biglietti per l’Anteprima Giovani de I Puritani di Vincenzo Bellini, in programma al Teatro Regio giovedì 30 aprile alle ore 20.

L’appuntamento, riservato al pubblico under 30, offre la possibilità di assistere all’ultimo e romantico capolavoro belliniano a un prezzo speciale: i biglietti, disponibili online e in biglietteria fino a esaurimento, sono in vendita a 10 euro.

La nuova produzione è diretta da Francesco Lanzillotta, già apprezzato interprete del repertorio belliniano, alla guida dell’Orchestra e del Coro del Regio, preparato da Gea Garatti Ansini. La regia, le scene e i costumi portano la firma di Pierre Emmanuel Rousseau, che torna a Torino dopo i successi recenti al Regio.

In scena un cast di alto livello: il celebre tenore statunitense John Osborn, Gilda Fiume, Nicola Ulivieri e Simone Del Savio, insieme ad Andrea Pellegrini, Chiara Tirotta e Saverio Fiore.

I Puritani mette al centro il tema della follia, non come semplice stato d’animo ma come motore dell’azione drammatica. Elvira, credendosi tradita da Arturo alla vigilia delle nozze, sprofonda in una pazzia intensa e struggente, dando vita a una delle scene di follia più celebri della storia dell’opera, prima di approdare a un inatteso lieto fine.

Ad anticipare lo spettacolo, mercoledì 22 aprile alle ore 18, nel Foyer del Toro del Teatro Regio, si terrà una conferenza-concerto di presentazione a cura di Susanna Franchi, con esecuzioni dal vivo degli artisti del Regio Ensemble Albina Tonkikh, Eduardo Martínez e Tyler Zimmerman, accompagnati al pianoforte da Luca Brancaleon. L’ingresso è libero.

Mara Martellotta

A Pianezza il collettivo fiorentino Sotterraneo

Sotterraneo, collettivo di ricerca teatrale pluripremiato, torna giovedì 16 aprile nella programmazione di Sguardi a Pianezza in provincia di Torino. La stagione, sostenuta dal Comune di Pianezza in collaborazione con Piemonte dal Vivo nell’ambito del progetto Cortocircuito,  diretto da Silvia Mercuriati, è  realizzata grazie al contributo della Fondazione CRT, al patrocinio della Città Metropolitana di Torino e al supporto di Villa Lascaris, Barocco il coro onlus, il Santuario di SN Pancrazio, in partnership con CAr.Pe.

Sotterraneo festeggia i suoi primi venti anni con una playlist eclettica di canzoni di ogni genere ed epoca, intervallata da testi brevi, azioni rapide, visioni fugaci. Si tratta di un compleanno che gira di città in città ripercorrendo l’immaginario del gruppo e dell’epoca in cui si è  sviluppato. Nel gruppo il divertimento non distrae e il pensiero non interrompe la festa, ma si mescola ad essa grazie alla musica come emulsionante. Se l’esperimento riesce, il pubblico vibrerà insieme sulle note di alcuni pensieri, rovelli e ansie del nostro tempo. Se, al contrario, non dovesse funzionare, lo spettacolo offrirà comunque un’occasione per eliminare un po’ di tossine, lasciando che le nevrosi collettive e le angosce individuali scivolino a terra con il sudore.

Sotterraneo rappresenta un gruppo teatrale che si forma a Firenze nel 2005 come gruppo di ricerca e, con opere trasversali nella ricerca su forme e contenuti, si muove attraverso i formati dello spettacolo frontale, del site specific, passando per la performance, focalizzando le contraddizioni e i coni d’ombra del presente e considerando la scena un luogo di cittadinanza e di gesti quotidiani di cultura, che allenano le coscienza critica del pubblico, destinatario e centro di senso di ogni progetto.

La compagnia ha ricevuto alcuni tra i più importanti riconoscimenti teatrali a livello nazionale e internazionale tra cui il Premio Lo Straniero nel 2009, nello stesso anno il Premio Ubu Speciale, il Premio Hystrio Castel dei Mondi nel 2010, il Best of Be Festival di Serajevo nel 2016, il Premio Ubu Spettacolo dell’Anno nel 2018 e il Premio Hystrio alla drammaturgia nel 2025.

Biglietteria

Intero 18 euro

Ridotto 15 euro

Info e prenotazioni 3287398987

sguadi@progettozoran.com

Mara Martellotta

I brani inediti di Saba Anglana e UConsolo

L’ensemble di fiati UConsolo, diretto e ideato da Fabio Barovero, affiancato dalla voce della cantautrice Saba Anglana, realizzerà in collaborazione con l’Orchestra Fiati Città di Collegno, diretta da Gianluca Calonghi, un album di brani inediti che sarà presentato pubblicamente al termine di tre giorni di prove e registrazioni dal vivo, condotte nella cornice della Chiesa di Santa Pelagia, nel cuore di Torino.

Il nome “UConsolo” richiama una pratica antica del Sud Italia: l’offerta di cibo ai familiari di un defunto, simbolo di conforto nei giorni in cui il focolare domestico si spegne per il lutto. Questo gesto è trasposto in musica come nutrimento emotivo.

Da questa radice arcaica nasce un repertorio che unisce la tradizione bandistica mediterranea alle molteplici influenze culturali.

I testi, scritti e interpretati da Saba Anglana in diverse lingue, raccontano di cura, perdita, memoria e rinascita. Un’esperienza musicale e teatrale che fonde il folk con le marce funebri, la musica sacra e colta con le composizioni più contemporanee.

UConsolo” restituisce alla banda il suo valore originario di presidio culturale e coesivo, capace di risvegliare memorie collettive e alimentare un dialogo tra culture e generazioni.

La scelta della Chiesa di Santa Pelagia non è casuale: luogo di culto, oggi centro filantropico e culturale attivo, rappresenta un punto di incontro tra spiritualità, accoglienza e rigenerazione urbana.

Nel progetto UConsolo, la banda di fiati non è il residuo folclorico di una tradizione decorativa, né un’operazione di richiamo nostalgico e modaiolo. È, al contrario, il cuore pulsante di un linguaggio musicale colto, necessario e profondo. Questo progetto rappresenta l’evoluzione di un percorso iniziato da Fabio Barovero oltre vent’anni fa con la Banda Ionica: un lavoro rigoroso e visionario che ha saputo ridare dignità culturale a una forma musicale spesso relegata ai margini del sistema artistico ufficiale.

UConsolo rilancia la banda in una dimensione alta, attuale, cosciente. Ne rivendica il potenziale espressivo, il valore rituale, la forza evocativa come voce collettiva capace di affrontare temi universali – il lutto, il conforto, la memoria, la pace – con un linguaggio empatico ed accessibile. È una banda che respira e fa respirare, che parla molte lingue e molte anime, che fonde studio e istinto, radici e visione. Un atto culturale che interroga il presente e lo attraversa con la profondità di un respiro condiviso: azione necessaria in un tempo in cui la smaterializzazione dell’esperienza, l’iperconnessione e l’intelligenza artificiale ridefiniscono il nostro rapporto con il corpo e la comunità. Il concerto si propone come risposta umana e incarnata: un atto di presenza, di respiro condiviso, di ascolto collettivo. In un’epoca attraversata dal rumore della guerra e dalla frammentazione sociale, la banda si fa corpo sonoro e civile, spazio di pace, rito laico di riconnessione tra persone, culture, generazioni.

LA STAGIONE MUSICALE DI SANTA PELAGIA
Direttore Artistico: M° Valentina Lombardo

I concerti e gli eventi in programma a Santa Pelagia dall’ 8 ottobre 2025 all’ 1 luglio 2026 offrono un ventaglio unico e assolutamente originale di declinazioni sonore, provenienti tanto dal repertorio classico quanto dal panorama contemporaneo, raccolte e ulteriormente approfondite all’interno di varie sezioni tematiche.

New Taste” è la parte dedicata ad aprire uno sguardo nuovo sulle trasformazioni in atto all’interno della musica di oggi attraverso le esibizioni dei compositori e degli interpreti più talentuosi del nostro tempo.

Contatti Sonori” è invece lo spazio pensato per incontrare la contaminazione tra i generi, spaziando dalla classica al tango fino al cantautorato pop con l’obiettivo di mescolare pubblici diversi e aumentare il grado di condivisione attraverso l’esperienza musicale.

Voxonus Festival XIV Edizione” è la stagione di produzione dell’Orchestra Sinfonica di Savona dedicata alla musica barocca. L’itinerario di quest’anno in collaborazione con Fondazione Collegio Universitario Renato Einaudi ripercorre rotte culturali del passato e del presente, sviluppandosi tra Liguria, Piemonte e Puglia.

Itinerari di Santa Pelagia” è la sezione dedicata alla conoscenza della storia di Santa Pelagia grazie allo sguardo prezioso delle guide Somewhere Tours & Events che guideranno il pubblico alla scoperta delle attrazioni e degli aneddoti che si celano dietro questi luoghi, testimonianza del nostro ricco patrimonio culturale. In questo caso il repertorio musicale è affidato ai musicisti del Liceo Musicale Cavour.

Intrecci Musicali” è una rassegna concertistica di Fondazione OMI in collaborazione con il Conservatorio G. Verdi di Torino che vanta una storia decennale. La sua peculiarità è di essere un intreccio a più livelli di suoni, vocali e strumentali, solistici e operistici, di epoche e di enti che vogliono guardare al futuro valorizzando il talento dei giovani.

Santa Pelagia Kids” è invece un gruppo di appuntamenti che offre ai grandi la possibilità di condividere la gioia e il fascino della musica con i loro piccoli. Un originale percorso culturale nel quale la tematicità degli incontri e l’elemento extra musicale diventano motivo di coinvolgimento appositamente ideato per un pubblico giovane.

Saba Anglana e UConsolo

Concerto + Registrazione dal Vivo

Musiche originali di Fabio Barovero

Direzione Orchestra Gianluca Calonghi

In collaborazione con l’Orchestra Fiati Città di Collegno

Sabato 18 aprile 2026 – ore 21

Coro di Santa Pelagia, via San Massimo 21 – Torino

(ingresso libero su prenotazione)

Canto popolare, il Coro Alpette in concerto allo spazio culturale Art Ensemble

Sabato 18 aprile, alle 17.30, lo spazio cultura Art Ensemble di Torino aprirà le sue porte a un’istituzione del panorama corale cittadino: il Coro Alpette. Un appuntamento per gli amanti della tradizione e della musica popolare che vedrà protagonista una formazione capace di raccontare, attraverso le note, oltre mezzo secolo di storia e identità del territorio.

Nato ufficialmente nel 1966 dall’iniziativa di un gruppo di giovani appassionati del canto di montagna, il Coro Alpette conta oggi venticinque elementi. La sua identità sonora è stata plasmata per oltre quarant’anni dalla direzione di Giovanni Uvire, che ha saputo imprimere uno stile unico e personalizzato attraverso l’armonizzazione di numerosi brani originali. Dopo il passaggio di testimone al Maestro Andrea Ferrero Merlino (2008-2017), la direzione musicale è oggi affidata al Maestro Carmelo Luca Sambataro, insigne organista diplomato presso il Conservatorio “Giuseppe Verdi” di Torino, che prosegue il lavoro di eccellenza tecnica e interpretativa.

Il repertorio del coro è il risultato di un lungo percorso di ricerca volto alla riscoperta del canto popolare piemontese. L’obiettivo è nobile e ambizioso: valorizzare una delle più antiche forme di espressione delle genti subalpine, portandola dai teatri più prestigiosi alle piazze, fino ai luoghi della quotidianità. Con sette CD, tre LP e centinaia di concerti all’attivo in Italia e all’estero, il Coro Alpette si conferma un ambasciatore culturale instancabile.

L’evento di sabato 18 aprile rappresenta un’occasione per immergersi in un’atmosfera di condivisione e amicizia, valori che il coro promuove sin dal 1981 con il celebre “Concerto dell’Amicizia” e con le tradizionali rassegne natalizie. La musica diventa così un ponte tra culture e realtà diverse, un linguaggio universale che invita al confronto e all'ascolto reciproco. Il progetto “Art Ensemble – Cultura e Socialità” è promosso e finanziato dalla Regione Piemonte e l’Assessorato alle Politiche Sociali.

L’ingresso al concerto è a offerta libera, a testimonianza della volontà del gruppo di rendere la cultura accessibile a tutti. Per assicurarsi un posto o ricevere ulteriori dettagli, è possibile contattare l’organizzazione al numero 3663407927.

Mara Martellotta

Per la prima volta in scena “Barabba” di Antonio Tarantino

Per Iperspazi, la stagione 2025-2026 di Fertili Terreni Teatro, a San Pietro in Vincoli, in via San Pietro in Vincoli 20, domenica 19 aprile, alle ore 19, andrà in scena la pièce teatrale “Barabba” di Antonio Tarantino, per la regia di Michele Schiano di Cola. Lo spazio scenico e le luci sono di Vincente Longuemare, la cura della produzione di Sabrina Cocco, l’assistenza alla regia è di Domenico Indiveri, la produzione è del Teatro di Bari. Lo spettacolo presenta scene di nudo parziale ed è adatto a un pubblico maggiore di 18 anni.

Namur, Cara Medea e Piccola Antigone sono state le prime tessere del ricco ed emozionante mosaico che la regista Teresa Ludovico ha nel tempo costruito incontrando il teatro di Antonio Tarantino, lo scrittore e drammaturgo bolzanino di nascita, ma torinese di adozione, “tra gli ultimi artigiani della scrittura”, padre putativo dei personaggi, spesso portatore di mitiche ferite per la cui resa scenica si chiede all’interprete di farli vivere così come si presentano, nudi e crudi senza filtro né giudizi. Nuova tappa del già significativo percorso è Barabba, opera composta nel 2010 da Antonio Tarantino e pubblicata nel 2021 dalla casa editrice Cue Press, per la prima volta in scena con protagonista un personaggio di ascendenza evangelica, pronto ad esprimersi quasi esclusivamente in versi, in una lingua potente, al cui interno convivono commedia e tragedia.
Nel personaggio di Barabba, prigioniero di quel carcere che è la vita, come per una fragile maschera appesa a un filo, si materializza un teatro di emozioni attraversato dall’universale bisogno di salvezza quanto la nostalgia rabbiosa di un’origine, di un qualcosa che comprendiamo essere l’elemento fondante della nostra civiltà, senza essere in grado di identificarlo. Parole che si fanno vera e propria carne, definendo i contorni di una scrittura potente e immaginifica, in grado di conquistare e intimorire, per la cui trasposizione scenica si deve procedere per gradi, cercando di assorbire ritmicamente il testo e di lasciarlo fluire in modalità del tutto naturale. All’interno di uno spazio scenico metallico, disegnato dall’arte di Vincent Longuemare, prende forma il racconto di Barabba, opera dalla struttura asimmetrica, con un prologo dal roboante inizio, composto per ultimo, e una seconda parte dalle molteplici sonorità, immaginata come un atto di denuncia contro le storture del sistema carcerario cui segue uno sviluppo con epilogo, in cui l’anonimo protagonista diventa Barabba, per definizione il ribelle, il terrorista, quello che il mondo non perdona. La sua persona si fa strumento per parlare dell’esatto opposto, di quello che il mondo gli perdona, arrivando a sacrificare se stesso per la salvezza degli uomini.

Biglietto: intero 13 euro se acquistato online, 15 euro in cassa la sera dell’evento – ridotto 11 online e 13 euro in cassa la sera dell’evento. Resta la possibilità di lasciare il biglietto “sospeso” tramite donazione online o con Satispay, e di entrare gratuitamente per alcuni under 35 grazie ai biglietti messi a disposizione dalla collaborazione con Torino Giovani.

San Pietro in Vincoli – via San Pietro in Vincoli 28, Torino – domenica 19 aprile, ore 19.

Mara Martellotta

Al via la XIV edizione del Torino Fringe Festival

Giunge alla sua XIV edizione il Torino Fringe Festival, che si svolgerà dal 19 al 31 maggio prossimo e avrà il futuro come tema centrale di questa edizione, dal titolo “Metropolis-il futuro che verrà”. Il Torino Fringe Festival 2026 lo osserva da vicino e lo trasforma in materia scenica a cento anni esatti dall’ambientazione di “Metropolis”, il capolavoro visionario di Fritz Lang. La XIV edizione assume il punto di vista del grande regista come strumento per interpretare il presente della città contemporanea, attraversata da sistemi produttivi, tensioni sociali, trasformazioni tecnologiche e nuove forme di disuguaglianza. Non una distopia, ma una condizione reale. Dentro questo scenario si inserisce un programma che lavora sulle fratture del contemporaneo.

Il lavoro e la precarietà, tra i temi più evidenti, in quanto settori appartenenti a un insieme che chiamiamo futuro, emergono con forza in “Pomodoro”, racconto satirico sullo sfruttamento e in “Blasé”, dove un giovane lavoratore si muove dentro una catena produttiva disumanizzante fino a ribaltarne le logiche. “Tutte le cose più grandi di me” restituisce invece lo sguardo di una generazione cresciuta nell’instabilità, mentre “SOTTObanco” entra nel sistema scolastico come luogo di crisi e formazione. La città come spazio di tensione attraversa “Senza motivo apparente”, che da un fatto locale si allarga a una riflessione sociale più ampia, e “Ho rapito Paolo Mieli”, che interviene sul rapporto tra informazione e costruzione del reale. Il tema individuo-sistema, centrale in “Metropolis”, si riflette nelle riscritture: “MONO rilegge Kafka” come dispositivo sulla perdita di libertà, mentre “Pluto e Giusti?” riportano Aristofane e Camus nel presente. Attorno a queste linee si costruisce un percorso fluido, che attraversa linguaggi e generazioni, con una presenza forte di artisti under 35 e un dialogo costante tra scena e spazio urbano.

Nato nel 2013, il Torino Fringe Festival è un festival multidisciplinare di teatro off e arti performative, riconosciuto dal Ministero della Cultura e ufficialmente aderente al network internazionale World Fringe. Punto di riferimento internazionale per la scena indipendente contemporanea, è una piattaforma capace di connettere sperimentazione artistica, pubblico e territorio. Nel corso delle sue edizioni, ha ospitato oltre 380 compagnie, realizzato più di 3mila repliche in oltre 120 location, coinvolgendo più di 160mila spettatori. Accanto al programma artistico, il progetto Fringe in Rete rafforza il lavoro sulla distribuzione, creando connessioni tra artisti, operatori e circuiti teatrali e offrendo opportunità concrete di crescita e circuitazione. Il cuore del festival è la sezione Fringe Core con una programmazione costruita su due settimane di repliche – 14 spettacoli da martedì 19 a domenica 24 maggio e 13 da martedì 26 a domenica 31 maggio – che permette al pubblico di attraversare il Festival e costruire il proprio percorso.

 

Con la XIV edizione del Torino Fringe Festival – spiega Cecilia Bozzolini, presidente e direttrice del Torino Fringe Festival – scegliamo di attraversare il presente con uno sguardo lucido e necessario, assumendo Metropolis come lente per leggere il nostro tempo. Il futuro che verrà non è più un orizzonte lontano, ma una condizione già in atto, che attraversa le nostre città, il lavoro, le relazioni, i linguaggi. In questo scenario, il Fringe si conferma uno spazio di osservazione e trasformazione, capace di restituire complessità attraverso la scena. Il programma 2026 si muove dentro le fratture del contemporaneo, interrogando i sistemi produttivi, le disuguaglianze, le nuove identità e il rapporto tra umano e tecnologia. Lo fa mantenendo fede alla propria natura: un festival diffuso, accessibile, multidisciplinare, che porta le arti performative fuori dai luoghi convenzionali e dentro la vita quotidiana, costruendo un dialogo diretto con il pubblico e il territorio.

Accanto alla ricerca artistica, continuiamo a investire sul sostegno alle nuove generazioni e sulla creazione di opportunità concrete di crescita e circuitazione, rafforzando il nostro ruolo di piattaforma per la scena indipendente contemporanea. In un momento storico segnato da profonde trasformazioni, crediamo che il teatro e le arti possano essere strumenti fondamentali per comprendere, immaginare e abitare il cambiamento. Ringraziamo le istituzioni, i partner, gli artisti e il pubblico che ogni anno rendono possibile questo progetto, condividendo con noi una visione che mette al centro la cultura come spazio vivo, necessario e in continua evoluzione”.

 

Il Torino Fringe Festival – aggiunge Marina Chiarelli, assessore alla Cultura Regione Piemonte – rappresenta una delle espressioni più dinamiche e contemporanee della vitalità culturale piemontese. Un festival capace di intercettare le tensioni del presente, trasformandole in linguaggio artistico, confronto pubblico e partecipazione collettiva. La scelta di confrontarsi con il tema di Metropolis restituisce con forza il ruolo della cultura come spazio di interpretazione del nostro tempo: un luogo in cui leggere le trasformazioni sociali, interrogare le disuguaglianze, riflettere sul rapporto tra innovazione e umanità. Sostenere manifestazioni come il Fringe significa investire su creatività, sperimentazione e nuove generazioni di artisti, rafforzando Torino e il Piemonte come territori in cui la cultura non solo produce bellezza, ma genera pensiero, inclusione e crescita civile”.

 

Si avvicina una nuova edizione del Torino Fringe Festival – dichiara l’assessora alla Cultura della Città di Torino Rosanna Purchia -, una manifestazione che si distingue per la capacità di mettere in relazione linguaggi contemporanei, nuove generazioni di artisti e pubblico, coinvolgendo le realtà culturali del territorio e artisti affermati ed emergenti. Il progetto si conferma così come un laboratorio aperto, attento alla sperimentazione e alla crescita del sistema culturale. Con il tema Metropolis, scelto per l’edizione di quest’anno, il Festival propone inoltre una preziosa riflessione sulle trasformazioni urbane e sociali del presente, interrogando il rapporto tra sviluppo, lavoro e comunità. Agli organizzatori va il nostro ringraziamento per l’impegno e la qualità del lavoro portato avanti in questi anni, e al pubblico l’augurio di vivere questa nuova edizione del Torino Fringe Festival come un’esperienza di scoperta, partecipazione e condivisione”.

 

Il Festival si svolgerà nei seguenti luoghi: Q35 Warehouse Club ; Magazzino sul Po; Circolo Amici della Magia; Tingel Tangel; Lombroso 16; Off Topic; Casa Fools; Vinile, ; Spazio Kairòs; San Pietro in Vincoli e Infini.to Planetario.

 

I biglietti, le informazioni sugli spettacoli e i pass sono disponibili su tofringe.vivaticket.it e tofringe.it

 

Il Torino Fringe Festival è un progetto dell’associazione Torino Fringe ETS, con il contributo di Ministero della Cultura, Regione Piemonte, Fondazione CRT, il sostegno di Fondazione Compagnia di San Paolo nell’ambito del bando “Next Generation You” e il patrocinio di Regione Piemonte, Città Metropolitana di Torino, Città di Torino. In collaborazione con Turismo Torino e Provincia, Salone OFF, EuroPride Torino 2027, GTT Gruppo Torinese Trasporti. Main Sponsor: Gruppo Iren. Sponsor: Reale Mutua, BTM Banca Territori del Monviso. Media Partner: Rai Radio 3, Rai Cultura. Technical sponsor: Freecards. Accommodation Partner & Sponsor: CX Student & Hotel. Ticketing partner: Vivaticket.

 

 

Mara Martellotta

 

“La tempesta esistenziale” di Gardella in prima assoluta 

“Ognuno di noi è la propria tempesta”. È il pensiero che ha guidato e ispirato il compositore Federico Gardella nella creazione del suo nuovo lavoro “A tempest”, che l’Orchestra Sinfonica Nazionale della Rai propone in prima esecuzione assoluta  giovedì 16 aprile prossimo alle 20.30 all’Auditorium Rai “Arturo Toscanini” di Torino, con trasmissione in diretta su Radio3 e in live streaming sul portale di Rai Cultura. La serata fa parte di Rai NuovaMusica, la consueta rassegna della compagine Rai dedicata alla musica contemporanea e distribuita nel corso della Stagione.

“Ho provato a dare un suono alla vertigine del caos – prosegue Gardella – a questa materia senza forma, o meglio: a questa materia che ci chiede di inventare una forma, ogni volta che l’ascoltiamo. Quando ho iniziato a scrivere “A tempest” non sapevo dove mi avrebbe portato questo viaggio. Non lo sapevo perché mi piace pensare a un pezzo di musica come a un analogon di un pezzo di vita: non sai mai come andrà a finire. La strada si definisce dietro ogni curva, piega dopo piega, l’imprevisto è una danza che si apprende col tempo. Una danza, appunto: così si chiude A tempest. Una danza lenta, spoglia (un violino, un contrabbasso, la percussione) era il destino di questa materia. Così tumultuosa, così fragile”.

Classe 1979, Federico Gardella è una delle voci più significative della composizione contemporanea italiana. La sua estetica, maturata sotto la guida di Sonia Bo, Alessandro Solbiati e Azio Corghi, è stata profondamente influenzata dall’incontro con Toshio Hosokawa, definendo un percorso artistico di respiro internazionale. La sua musica è regolarmente interpretata da compagini d’eccellenza e sotto la direzione di bacchette prestigiose. Tra i suoi riconoscimenti spiccano il Toru Takemitsu Composition Award di Tokyo (2012) e il Premio “Una Vita nella Musica – Giovani” del Teatro La Fenice (2014).

A interpretare il brano è chiamato Marco Angius, raffinato specialista della musica di oggi, direttore musicale e artistico dell’Orchestra di Padova e del Veneto e spesso ospite dell’Orchestra Sinfonica Nazionale della Rai, anche in tournée.
Nella seconda parte del concerto Angius, insieme al baritono Hans Christoph Begemann propone in prima esecuzione italiana la versione integrale della Sinfonia Nähe Fern di Wolfgang Rihm.

Composta nel 2011 e intitolata “Prossimità lontana”, l’articolata pagina – di fatto un vero e proprio ciclo sinfonico con voce – si pone in un confronto storico con le sinfonie di Brahms, generando un paradosso: un omaggio che è, allo stesso tempo, una fuga dal suo modello. Il risultato è un’esperienza d’ascolto che porta a esplorare il legame tra antico e moderno. Il ciclo è stato eseguito per la prima volta al Festival di Lucerna nell’agosto 2012 con la Luzerner Sinfonieorchester diretta da James Gaffigan.

Grande personalità della musica del Novecento e contemporanea, Wolfgang Rihm – scomparso nel  2024 a 72 anni – ha da sempre manifestato un’insaziabile curiosità intellettuale, che lo ha portato a confrontarsi con modelli di provenienza disparata, mediando costantemente tra il rigore della serialità integrale e il lirismo del Romanticismo tedesco. La sua statura nel panorama musicale contemporaneo è testimoniata dai prestigiosi incarichi ricoperti presso le maggiori istituzioni europee. Tra il 1990 e il 1993 è stato consulente musicale dello Zentrum für Kunst und Medientechnologie (ZKM) di Karlsruhe, ricoprendo successivamente il ruolo di compositore residente per istituzioni di calibro mondiale come il Festival di Lucerna (1997), i Berliner Philharmoniker (1997-98) e il Salzburger Festspiele (2000).

Autore straordinariamente prolifico e tra i più eseguiti della sua generazione, Rihm si è distinto, a partire dagli anni Settanta, come il principale esponente della corrente denominata «Nuova semplicità» (Neue Einfachheit). Il suo stile, spesso definito neoromantico, si distingue per una singolare versatilità: recuperando le forme del tardoromanticismo e le suggestioni della prima atonalità, Rihm ha saputo creare un ponte tra la tradizione e l’avanguardia.

I biglietti per il concerto di Rai NuovaMusica sono proposti al prezzo unico di 5 euro per tutti e 3 euro per gli under 35 e sono in vendita online sul sito dell’OSN Rai e presso la biglietteria dell’Auditorium Rai.

Informazioni: 011.8104653 – biglietteria.osn@rai.it – www.osn.rai.it.

Mara Martellotta

“Ivan e i Cani”, un bagliore tra gli interstizi del tempo e della memoria

Lunedì 13 aprile, presso il Cubo Teatro OFF TOPIC di via Pallavicino 35, è andato in scena il primo dei due appuntamenti torinesi dello spettacolo “Ivan e i Cani”, inserito nella stagione 2025-2026 di Fertili Terreni Teatro.

Sul palco Federica Rosellini, artista che soltanto con la sua presenza riesce a emanare quella rarissima aura capace di coinvolgere, all’interno della sua bolla, anche chi lo spettacolo lo osserva in quanto presenza “altra” rispetto alla rappresentazione, finendo per sentirsi parte di un evento che accade inevitabilmente, dal quale sembra impossibile qualsiasi tentativo di fuga.

Proprio l’impossibilità di fuggire caratterizza uno dei temi principali nella poetica di Federica Rosellini: quello della memoria. Già fondamentale nella precedente tournée di “iGIRL”, in una dimensione totalizzante in cui il gesto teatrale prende forma attraverso la voce e l’immagine, in “Ivan e i Cani” la memoria assume il significato stesso del suono. Un suono che nasce anche dall’importante ricerca di strumentazione e sonorità appartenenti alla Russia degli anni Novanta, contesto storico in cui è inserita la vicenda, e che Federica Rosellini compone in scena utilizzando una batteria elettronica, un synth, la tastiera MIDI e il kazoo elettrico. Musica che è misura di ogni cosa, che scandisce il tempo al di là del cuore che pulsa, che è ricordo, fragilità, desiderio, necessità, una preghiera che metamorfizza in un amore che tenta con dolcezza di lenire la ferita. Una memoria che commuove e consola anche per il valore affettivo che rappresenta per l’artista, proveniente da una famiglia di musicisti. Un legame che porta sul palco attraverso la voce registrata in russo di sua madre, Laura Pasut Rosellini.

Ivan e i Cani” è un riadattamento dell’omonimo libro della drammaturga Hattie Naylor, tradotto in italiano da Monica Capuani, che racconta a ritroso (il personaggio è ormai adolescente) la storia vera di Ivan, un bambino di quattro anni cresciuto da una muta di cani randagi dopo essere scappato di casa per sfuggire a un patrigno violento che brutalizzava sia lui che la madre. A far da sfondo a questa narrazione tra fiaba e realtà, in cui il distacco prematuro dalla figura materna diventa la forza catalizzatrice di ogni evento della storia, vi è la Russia di Boris Eltsin, eletto nel 1991 e artefice dello smantellamento dell’URSS, con il conseguente indebolimento internazionale del Paese e una situazione di povertà e crisi sociale estrema.

Federica Rosellini interpreta magistralmente il senso di vuoto che opprime Ivan, la necessità vitale di riempirlo attraverso un sentimento forte quanto quello perduto, un desiderio trasformativo che rende il nuovo, particolarissimo legame “madre-figlio” con Belka, la cagna bianca leader della muta, non in un surrogato ma nel dono stesso della vita, nel significato di un’esistenza che teneva in serbo per loro un incontro taumaturgico. In scena domina il colore bianco, una sorta di isola innevata che concettualmente richiama la strada dissestata presentata in “iGIRL”. Il bianco rappresenta un colore simbolo nel mito perché è associato ai fantasmi, alla spettralità del passato, la paura ancestrale dell’ignoto. Chi ama Moby Dick, il libro sacro di Herman Melville, l’unico libro sacro scritto in Occidente dopo La Divina Commedia, non potrà fare a meno di notare quanto nell’interpretazione di Federica Rosellini vi sia anche un po’ di Ismaele, il poeta che narra le gesta di Achab e che identifica nella bianchezza di Moby Dick la somma di tutti i colori e, allo stesso tempo, la loro assenza, suggerendo un pericolo di vuoto universale che deve essere colmato dalla purezza e dalle esigenze del cuore. La memoria, in “Ivan e i Cani”, non rappresenta solo una delle tante facce della persecuzione cui l’essere umano è chiamato a rendere conto di fronte a ciò che è stato, ma anche lo strumento di indagine che innesca la consapevolezza profonda che ogni dinamica, biologica o universale che sia, necessita di legami per perpetuarsi, bagliore inaspettato tra gli interstizi del tempo e della solitudine in cui Ivan suona la sua musica, piccolo fiore di campo, selvaggio, senza urgenza di morire.

 

Ivan e i Cani” – testo di Hattie Naylor – traduzione di Monica Capuani – voce registrata in russo di Laura Pasut Rosellini – light design di Simona Gallo – scenografia di Paola Villani – costumi di Simona D’Amico – aiuto regia di Elvira Berarducci – regia, sound design e interpretazione di Federica Rosellini

Spettacolo consigliatissimo e in scena a Torino fino a martedì 14 aprile presso il Cubo Teatro.

 

Gian Giacomo Della Porta

 

Dalla pancia dell’urban al virtuosismo: l’Hiroshima alza il volume

A Torino c’è un luogo dove la musica non si limita a suonare: prende corpo, suda, vibra. È Hiroshima Mon Amour, tempio laico delle notti elettriche, crocevia di generazioni e suoni che non chiedono permesso. Questa settimana, il palco di via Bossoli si trasforma in una mappa sonora che attraversa urban, virtuosismo e rap underground, con tre serate che promettono di lasciare il segno.

Mercoledì 15 aprile – Ketama126: il battito viscerale della città

Ketama126 arriva all’Hiroshima con il suo “33 Tour Club 2026” in versione full band, e già questo basta a cambiare la temperatura della stanza. Non è solo un concerto, ma un’immersione in un universo sonoro fatto di bassi profondi e parole che sembrano scritte con il nervo scoperto. “33”, l’ultimo album, è un omaggio alla sua Roma, ma sul palco torinese diventa qualcosa di più: una dichiarazione d’identità, tra trap e grunge, tra malinconia e rabbia urbana. Ketama non interpreta, espone.

Giovedì 16 aprile – Matteo Mancuso: la chitarra che sfida la gravità

C’è chi suona la chitarra e chi la reinventa. Matteo Mancuso appartiene decisamente alla seconda specie. Con il tour “Route 96”, porta a Torino un live che è insieme tecnica purissima e visione. Reduce da un viaggio internazionale che lo ha consacrato tra i grandi della scena contemporanea, Mancuso trasforma ogni esecuzione in un racconto, dove la chitarra diventa lingua madre e laboratorio futuristico. Il nuovo album, pubblicato anche in formato fisico, è un gesto controcorrente: un invito a toccare la musica, non solo ad ascoltarla. All’Hiroshima, il suo habitat naturale, questa esperienza diventa totale: dita che corrono, silenzi che pesano, applausi che esplodono.



Venerdì 17 aprile – Kaos & DJ Craim + Egreen: l’underground che respira

Quando il rap torna alle origini, succedono cose interessanti. Kaos, affiancato da DJ Craim e con la presenza di Egreen, riporta sul palco quell’energia ruvida che non teme il tempo. “Scheletri”, nato dal ritrovamento di vecchie tracce su un hard disk dimenticato, è più di un album: è un’operazione archeologica dell’anima hip hop. Suoni grezzi, barre affilate, autenticità senza filtri. All’Hiroshima, questo non è revival. È presente puro, che pulsa e resiste.

 L’Hiroshima Mon Amour si conferma ancora una volta molto più di un club: è un organismo vivo che cambia pelle ogni sera, restando fedele alla sua natura più profonda: la musica non fa da sottofondo, qui la musica accade.