SPETTACOLI- Pagina 3

“Solo una Donna, Felicia Impastato”

Sarà la “Cappella di San Filippo” a Chieri ad ospitare la storia teatrale di una delle più grandi figure femminili eroicamente impegnate nella lotta alla mafia

Sabato 21 e domenica 22 marzo (ore 16)

Chieri (Torino)

Sul palco la “Compagnia Torino Spettacoli”, il celebre “Teatro Stabile Privato” fondato oltre sessant’anni fa da Giuseppe Erba, cui si deve buona parte del grande impulso dato alla rinascita teatrale subalpina del Dopoguerra, accanto a lui (e anche grazie a loro!) gli indimenticati storici direttori artistici Germana Erba e Piero Nuti, con il mitico ispiratore Gian Mesturino (“architetto dei teatri e dei sogni”) in team  dal 1994 con Irene Mesturino e con il regista e drammaturgo Girolamo Angione. La location, un prezioso scrigno della storica Chieri “monumentale”, la “Cappella di San Filippo”, nel Centro Storico della Città (via Vittorio Emanuele, 63) che si apre per la seconda volta alla rassegna teatrale “Protagoniste tra scena e vita” promossa dalla “Città di Chieri”, in collaborazione per l’appunto con “Torino Spettacoli” e con il patrocinio della “Città Metropolitana” e del programma “MAB Unesco”.

L’appuntamento è per i prossimi sabato 21 e domenica 22 marzo (ore 16) con “Solo una Donna, Felicia Impastato”, testo di Vita Villi, interpretato dalla stessa Villi, Davide Diamanti e dal “Solito Dandy” (al secolo Fabrizio Longobardi), con la partecipazione dei “Germana Erba’s Talents”, per la regia di Miriam Mesturino e aiuto regia Laura Notaro. Sul palco la Storia (con la “S” maiuscola) di una piccola grande donna siciliana, fra le più coraggiose attiviste nell’impegno di lotta alla mafia. Storia portata in scena non a caso, nella sua “prima” chierese, proprio sabato 21 marzo, giorno in cui a Torino si terrà la “Marcia Nazionale” per la XXXI “Giornata della Memoria e dell’Impegno in ricordo delle vittime innocenti delle Mafie” promossa da “Libera” di Don Ciotti, con lo slogan “Fame di verità e giustizia”.

Quella di Felicia Bartolottavedova Impastato (Cinisi, 1916 – 2006) è Storia nota ai più e nasce e si consuma in un piccolo comune siciliano, a una trentina di chilometri da Palermo, dilaniato, negli anni ’30 (anni di gioventù per Felicia) da brutali scontri tra famiglie mafiose, in un clima di atroce soffocante violenza. E proprio in questo clima, nonostante tutto,  Felicia si innamora, si innamora perdutamente di Luigi Impastato, vicino al boss Gaetano (“don Tano”Badalamenti, successore di Cesare Manzella quale capomafia locale. Ma Felicia è categorica: nella sua casa gli uomini di “Cosa Nostra” non devono entrare. Protegge, difende e nasconde suo figlio, il ribelle Peppino, fondatore di “Radio Aut”, che utilizza per attaccare apertamente i mafiosi, lo stesso padre e il brutto mondo che lo circonda. Le speranze si infrangono la notte del 9 maggio 1978, quando (dopo la morte in un presunto “incidente” del padre Luigi) Peppino Impastato – che nel frattempo si era candidato alle elezioni comunali nelle liste di “Democrazia Proletaria” – viene assassinato all’età di trent’anni. La vicenda (scoperta qualche ora dopo il ritrovamento a Roma del cadavere di Aldo Moro, ucciso dalle “Brigate Rosse”) viene archiviata come fallito tentativo di un “atto terroristico” da parte del giovane “rivoluzionario”, fatto trovare morto sui binari della ferrovia accanto ad una carica esplosiva, così da far credere che egli stesso fosse rimasto vittima di un attentato da lui progettato o che si fosse suicidato. Ma Felicia non cede. Da allora ha inizio la sua “guerra” dichiarata alla “mafia”. Deve scoprire la verità, portare avanti le idee e le parole di suo figlio, sfidando la rete mafiosa, alleandosi con la giustizia. Una lunga, inarrestabile guerra, che Felicia vince quarant’anni dopo, allorché, nel 2002, “don Tano” verrà riconosciuto colpevole e condannato per l’uccisione di Peppino. Dopo aver finalmente ottenuto giustizia, Felicia raccontò la sua vita e la sua lotta alla mafia nel libro “La mafia in casa mia” e morì due anni dopo, a Cinisi, il 7 dicembre 2004. Aveva 88 anni. Dal 2016 è onorata nel “Giardino dei Giusti” di Milano.  Il pubblico teatrale ne seguirà tutta la vita, da ragazzina fino alla morte, accompagnando in scena la “grande” Felicia, che, prima di diventare “moglie”, “madre” e “simbolo”, era “Solo una Donna”.

Nel suo percorso scenico, Felicia è accompagnata passo passo da un “Coro”, diretto rimando al “teatro greco antico”, che “agisce come un’onda trasportando con sé le regole di una vecchia Sicilia, gli obblighi familiari, le paure e le speranze della giovane donna e interpretando via via vari personaggi”. Figura incisiva è quella del “Cantastorie” simbolo della “tradizione narrativa” che “segue l’anima sincera della ragazza, l’esuberanza della fanciullezza, il timore e la dolcezza dell’amore, sussurrando parole di tenerezza al triste epilogo che avrà il suo bambino e raccontandoci la storia di una Sicilia tremante di dolore”.

Per info e prevendite: Tel. 011/6615447/6618404/320.9050142 o info@torinospettacoli.it

Gianni Milani

Nelle foto: immagini di scena

Al Museo Nazionale del Cinema di Torino “B.B. Le maiuscole dell’eros”

Venerdì 27 marzo 2026 – ore 17 – Cinema Massimo – Via Verdi 18 – Torino
Il Centro Pannunzio promuove l’incontro con Pietrangelo Buttafuoco dedicato a Brigitte Bardot

Venerdì 27 marzo alle ore 17, al Cinema Massimo di Torino/Museo del Cinema (Via Verdi 18), si terrà l’incontro “B.B. Le maiuscole dell’eros”, appuntamento culturale promosso dal Centro Pannunzio e dedicato alla figura di Brigitte Bardot, icona del cinema e dell’immaginario collettivo del Novecento.

Protagonista dell’incontro sarà Pietrangelo Buttafuoco, presidente della Fondazione La Biennale di Venezia, che terrà una lectio magistralis sul tema “BB, le maiuscole dell’eros”, offrendo una riflessione sulla forza non solo cinematografica ma anche simbolica e culturale di Brigitte Bardot.

Nel corso dell’appuntamento verrà inoltre conferito a Pietrangelo Buttafuoco il Premio “Mario Soldati 2026”. Interverrà Enzo Ghigo, presidente del Museo Nazionale del Cinema. 

A chiusura di serata, ci sarà la proiezione del film “Piace a troppi” di Roger Vadim. 

Brigitte Bardot ha rappresentato per intere generazioni un’idea di femminilità capace di andare oltre gli stereotipi, contribuendo a definire un’immagine della donna moderna che ha lasciato un segno profondo nell’immaginario collettivo. Figura emblematica della Francia che ha inciso nella cultura europea del secondo Novecento, Brigitte Bardot è stata anche una voce importante nella difesa degli animali e dell’ambiente con la sua fondazione omonima. I suoi film restano lo specchio di un’epoca storica cruciale, tra trasformazioni sociali, desiderio di libertà e nuovi linguaggi dell’identità.

Piace a troppi” è il titolo italiano di Et Dieu… créa la femme (And God Created Woman), film francese del 1956 diretto da Roger Vadim, al suo esordio alla regia. Ha come protagonista Brigitte Bardot, affiancata da Jean-Louis Trintignante Curd Jürgens. Questo film è considerato il film simbolo dell’ascesa di Brigitte Bardot a mito internazionale. Un’opera che, tra sensualità e ribellione, contribuì a ridefinire l’immagine della donna nel cinema e nel costume dell’epoca.

IL CENTRO PANNUNZIO 

Il Centro Pannunzio è un’associazione culturale laica, indipendente e apartitica fondata a Torino nel 1968 da Arrigo Olivetti, Mario Soldati, Pier Franco Quaglieni e altri giovani studiosi, in omaggio alla figura e all’eredità intellettuale di Mario Pannunzio. Da oltre cinquant’anni rappresenta un presidio di vita culturale, libero da appartenenze politiche o religiose, aperto a tutti coloro che desiderano confrontarsi con idee, pensieri e esperienze diverse. Il Centro promuove un ricco calendario di attività — incontri tematici, presentazioni di libri, conferenze, dibattiti, tavole rotonde e corsi — con l’obiettivo di favorire una riflessione critica sul presente attraverso la conoscenza del passato, senza filtri ideologici. Accanto all’impegno culturale, organizza itinerari d’arte, visite guidate, viaggi culturali e occasioni di incontro con protagonisti della cultura, dell’arte e della società. Insignito nel 1979 della Medaglia d’Oro ai Benemeriti della Cultura, della Scuola e dell’Arte dal Presidente della Repubblica, il Centro Pannunzio è noto per la sua vocazione pluralista, per la cura dell’archivio storico e per la pubblicazione periodica di testi e atti culturali che arricchiscono il dibattito civile italiano. 

Informazioni: https://www.centropannunzio.it/attivita.asp

La grande musica americana di John Adams e Aaron Copland

 

Concerto di Rai NuovaMusica, in programma giovedì 19 marzo all’Auditorium Rai di Torino, diretto da Robert Treviño

Il concerto di Rai NuovaMusica, la consueta rassegna dell’Orchestra Sinfonica Nazionale della Rai, dedicata alla musica contemporanea e distribuita nel corso della stagione, vede in programma un concerto giovedì 19 marzo, alle 20.30, presso l’Auditorium Rai “Arturo Toscanini” di Torino, trasmesso in diretta su Radio 3 e in live streaming sul portale di RAI Cultura. Il concerto è dedicato a due grandi musicisti: John Adams e Aaron Copland. Sul podio è anche protagonista l’America con Robert Treviño, già direttore ospite principale dell’Orchestra Rai e attuale direttore musicale dell’Orchestra Nazionale Basca. Di origini messicane, è cresciuto in Texas, a Fort Worth, e si è imposto all’attenzione internazionale al teatro Bol’šoj di Mosca nel 2013, sostituendo Vassily Sinaisky sul podio del Don Carlo di Verdi.
La serata si apre con il brano “Frenzy: a short symphony” di John Adams, proposta in prima esecuzione italiana. La pagina è dedicata a Simon Rattle, che l’ha diretta la prima volta nel marzo 2024 con la London Symphony Orchestra. Si tratta di una sinfonia concentrata in un unico movimento, la cui energia trascende i confini della struttura tradizionale. In quest’opera Adams si allontana dalla ripetizione ipnotica, tipica del minimalismo, e si concentra su poche, vivide cellule musicali che vengono rimodellate continuamente attraverso un processo di sviluppo che rende il brano unico nel catalogo del compositore. In “Frenzy” il rigore del meccanismo minimalista e la fluidità dello sviluppo classico si fondono in un unico, potente arco espressivo. Segue la Sinfonia n.3 di Aaron Copland, che manca dai leggii dell’Orchestra Rai di Torino dal 1992. Composta alla fine della seconda guerra mondiale, la pagina segna il momento in cui Copland arriva a unire la maestria tecnica europea con lo spirito epico e popolare degli Stati Uniti. Scritta su commissione della Koussevitzky Music Foundation, in memoria di Natalie Koussevitzky, l’opera riflette l’euforia e l’orgoglio degli Stati Uniti dopo la vittoria nel conflitto. Non vi è traccia di tormento nella sua musica affermativa, solenne e grandiosa, pensata per dare voce a un’intera nazione. La partitura debuttò nell’ottobre del 1946, eseguita dalla Boston Symphony Orchestra sotto la direzione e di Serge Koussevitzky.

I biglietti per il concerto di Rai NuovaMusica sono proposti a prezzo unico di 5 euro e 3 per gli under 35, in vendita online sul sito dell’OSN Rai e presso la biglietteria dell’Auditorium Rai di Torino.

Info: 011 8104653 – biglietteria.osn@rai.it

Mara Martellotta

Debutto al teatro Gobetti: ‘La denuncia’, scritta e diretta da Ivan Cotroneo

Debutta al teatro Gobetti di Torino il 24 marzo prossimo, alle 19.30, la pièce teatrale dal titolo “La denuncia”, scritta e diretta da Ivan Cotroneo e interpretata da Marta Pizzigallo  e Elisabetta Mirra.

Lo spettacolo, prodotto da Diana Or.i.s., resterà in scena per la stagione in abbonamento dello Stabile di Torino fino a domenica 29 marzo prossimo.
In un’aula scolastica una studentessa,  interpretata da Elisabetta Mirra, e la sua professoressa, Marta Pizzigallo, si fronteggiano in un duello verbale teso come un thriller. Si tratta di verità che si sgretolano e si ricompongono in tre quadri sorprendenti, in una storia attuale che graffia, interroga e commuove.

“La denuncia – scrive Ivan Cotroneo – affronta i temi del consenso, del rispetto, della manipolazione, del ricatto emotivo che possono nascondersi dietro un rapporto tra docente e discente. Un rapporto in cui in qualche modo entra fatalmente la seduzione , a volte in maniera innocente, come arma e strumento maieutico, come persuasione intellettuale. Altre volte, invece, prende le forme di una violenza e diventa abuso di potere. Il testo è teso, con un epilogo sorprendente.  Una sfida dialettica e di visioni del mondo tra due donne in due età diverse della vita che, solo alla fine, si rivelano più vicine di quanto si potrebbe immaginare.
La pièce teatrale tratta un tema attuale e da questo per me ovviamente deriva l’urgenza della scrittura e della messinscena.  Contemporaneamente si rifà ai classici del teatro contemporaneo,  come ‘The Children’s Hour’, in cui la discriminazione per orientamento sessuale è presente in forme inaspettate e sottili. Il tono è quello teso di un mistero da ricostruire, ma nella storia un twist trasforma il mistero quasi processuale in una dichiarazione d’amore”.

Info teatro Gobetti, via Rossini 8, Torino

Orari degli spettacoli martedì giovedì e sabato ore 19.30, mercoledì  e venerdì  ore 20.45, domenica ore 16.

Biglietteria Teatro Carignano , piazza Carignano 6

Tel 01151695555.

Email biglietteria@teatrostabiletorino.it

La biglietteria sarà sempre attiva un’ora prima dell’inizio di ogni spettacolo, esclusivamente per l’acquisto di biglietti per la recita del giorno stesso.
Mara Martellotta

Nick Brandt, “The Day May Break. La luce alla fine del mondo” alle Gallerie d’Italia 

Intesa Sanpaolo presenta alle Gallerie d’Italia di Torino, dal 18 marzo al 6 settembre prossimo, la mostra dal titolo “Nick Brandt. The Day May Break. La luce alla fine del giorno”, curata da Arianna Rinaldo. Si tratta di un progetto espositivo dedicato ad uno dei fotografi contemporanei attivi sui temi della crisi climatica e della distruzione ambientale.
‘The Day May Break’ , avviata nel 2020 in piena pandemia, rappresenta una serie globale in quattro capitoli che segna una nuova fase nella ricerca di Brandt. Il progetto ricalibra l’attenzione dell’artista su persone, animali e ambienti colpiti dalla distruzione climatica in atto in aree del mondo che risultano tra le meno responsabili del collasso climatico, ma che ne subiscono in modo sproporzionato le conseguenze.

Per la prima volta in Italia, a Torino, alle Gallerie d’Italia, sono presenti tutti e quattro i capitoli di ‘The Day May Break’ , presentati insieme in un percorso immersivo di 63 immagini di grande formato che restituiscono una visione al tempo stesso dura e poetica di ciò che resta e di ciò che può ancora offrire speranza.
Il quarto capitolo della serie è stato commissionato da Intesa Sanpaolo a conferma dell’impegno della Banca sui temi della sostenibilità, della responsabilità sociale e della cultura come strumento di consapevolezza.

“Le Gallerie d’Italia tornano a parlare di cambiamento climatico con un grande progetto di Nick Brandt – afferma Michele Coppola, Executive Director Arte , Cultura e Beni Storici di Intesa Sanpaolo e Direttore Generale delle Gallerie d’Italia – Presentiamo in anteprima a Torino la quarta tappa del viaggio che per la prima volta viene svelato al pubblico. Quattro capitoli emozionanti che, grazie alla bellezza e alla monumentalità di potentissime immagini, aiutano a comprendere meglio le conseguenze della crisi climatica, senza rinunciare a ”una possibile luce alla fine del giorno”. Il Museo di Torino continua a ospitare lavori originali, collaborando con i più importanti fotografi internazionali”.

Nick Brandt, nato a Londra nel 1964, è un artista profondamente impegnato con uno sguardo capace di coniugare rigore etico, forza narrativa ed eleganza formale. Dall’inizio degli anni Duemila, la sua pratica artistica si è  concentrata sulla progressiva scomparsa del mondo naturale e sull’impatto devastante delle attività umane sugli esseri più vulnerabili del pianeta, persone e animali. Le sue immagini, di straordinaria bellezza, attraggono lo sguardo con un virtuosismo estetico capace di amplificare la drammaticità della realtà rappresentata.
Il lavoro di Nick Brandt si distingue per il metodo rigoroso e meticoloso. Ogni capitolo è  il risultato di mesi di preparazione, di pianificazione e collaborazione con troupe locali  che conoscono profondamente i territori e le comunità coinvolte. Le scene sono costruite con precisione, la luce e l’atmosfera nascono dall’attesa del momento perfetto e dalla capacità di rispondere agli elementi imprevedibili della natura. A queste fasi seguono lunghe settimane di stampa e selezione del materiale,  delle immagini, in un processo privo di scorciatoie, volto a stabilire un dialogo diretto e profondo con lo spettatore.

‘Chapter One The Day May Break’ del 2021 è  stato realizzato in Kenya e Zimbabwe e ambientato  in santuari per animali salvati dalla distruzione dell’habitat e dagli effetti del bricconaggio.  Qui animali e persone colpite dal cambiamento climatico, sfollate da cicloni devastanti o impoverite da siccità prolungate, sono ritratti insieme nello stesso fotogramma, in scene sospese o quasi surreali che raccontano una dignità condivisa e un comune senso di perdita.
‘Chapter two, Sanctuary’, del 2022,  è stato fotografato in Bolivia e prosegue questa riflessione su un altro continente. In un Paese di straordinaria biodiversità, oggi sempre più minacciato da incendi, alluvioni e siccità, Brandt ritrae persone e animali segnati dal collasso climatico, uniti da un  comune destino affrontato con dignità e resilienza.
Con ‘SINK /RISE Chapter Three’, del 2023, realizzato nell’arcipelago delle Fiji, l’artista guarda al futuro prossimo. I protagonisti delle immagini, fotografati sott’acqua,  mentre compiono gesti quotidiani, rappresentano le comunità che nei prossimi decenni perderanno terre, case e mezzi di sostentamento a causa dell’innalzamento del mare. La bellezza dell’ambiente marino si accompagna a una tensione silenziosa, un presagio di perdita imminente.
Il percorso si conclude con ‘The Echo of Our Voices, Chapter four’ , realizzato nel 2024 in Giordania su commissione di Intesa Sanpaolo, che ritrae famiglie di rifugiati siriani costrette a vivere in condizioni di sfollamento permanente. In un paesaggio desertico , che diventa simbolo della scarsità di acqua aggravata dal cambiamento climatico,  Brandt restituisce immagini di forza collettiva, dignità e speranza, ponendo l’accento sulla resilienza e sul desiderio condiviso di un futuro migliore.

Una piccola sezione è  dedicata al dietro le quinte del lavoro di Nick Brandt, offrendo ai visitatori l’opportunità di entrare nel processo creativo del fotografo, venendo a conoscere la complessità produttiva che sostiene ogni immagine. Attraverso alcune fotografie ed un contenuto video realizzati durante le fasi di lavoro nei diversi Paesi coinvolti, questa sezione consente di comprendere il lavoro e l’impegno necessari a dare forma a ogni fotografia, dove esseri umani e animali sono stati fotografati allo stesso tempo nella stessa inquadratura.
‘The Day May Break’ si configura come un appello urgente e silenzioso al tempo stesso. Attraverso immagini di straordinaria bellezza e potenza visiva ed emotiva Nick Brandt invita a riconoscere una verità spesso ignorata, ovvero che il destino degli esseri umani, degli animali e del pianeta è profondamente e indissolubilmente intrecciato.

Mara Martellotta

Hiroshima Mon Amour: dalla parola al corpo

C’è un luogo a Torino dove la musica smette di essere sottofondo e diventa esperienza condivisa. È Hiroshima Mon Amour, che questa settimana accende due serate diverse ma unite da un filo comune: quello dell’emozione che si fa collettiva. Giovedì 19 marzo arriva Claver Gold con “LMS – La miglior stagione”, un disco annunciato quasi in punta di mistero ma già potente nei suoi primi squarci, “Favola” e “Amore Goodbye”. Il suo è un rap che non consola, ma accompagna: dentro le crepe, nelle contraddizioni, nella ricerca ostinata di un cambiamento possibile. Dal vivo, tutto questo diventa ancora più intenso, trasformando il concerto in uno spazio di riconoscimento reciproco, dove sentirsi meno soli. Il giorno dopo, venerdì 20 marzo, il registro cambia ma l’energia resta altissima. Ruggero de I Timidi porta in scena Shyland, un format che promette di ribaltare le regole: la timidezza si scioglie, il corpo prende il sopravvento, la musica diventa impulso. Tra ironia, estetica vintage e vibrazioni elettroniche, il palco si trasforma in un piccolo rito contemporaneo da vivere senza freni. Due appuntamenti, due linguaggi, un solo punto d’incontro: l’Hiroshima, che ancora una volta si conferma non solo come locale, ma come spazio vivo dove Torino si ritrova, si ascolta e, per qualche ora, si riconnette. Claver Gold – giovedì 19 marzo Apertura porte ore 21:00, inizio concerto ore 22:00 Biglietti da circa 20–23 euro  Ruggero de I Timidi – venerdì 20 marzo Apertura porte ore 21:00, inizio ore 22:00 Biglietti da circa 25–28,75 euro Valeria Rombolà

“Se lo vuoi ti do anche il cuore!”

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Screenshot

Music Tales, la rubrica musicale 

“Molto lentamente ti avvicini e
Hai uno sguardo strano sei a un centimetro
A un millimetro da me e dici così
Sco.. sco.. sco.. scordati di lei che ti ha fatto male
Scordati di lei non ti preoccupare io te lo giuro
Se lo vuoi ti do anche il cuore!”
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Nel panorama della canzone italiana esistono artisti che seguono le regole… e poi ci sono quelli che le regole le osservano, sorridono e subito dopo le capovolgono con eleganza e ironia. Marco Carena appartiene senza dubbio a questa seconda categoria. Cantautore torinese, autore raffinato e spirito libero della musica d’autore, Carena ha costruito negli anni, a parer mio, una carriera fatta di intelligenza, umorismo e libertà creativa.
Chi lo conosce sa che il suo stile è semplicemente unico: una miscela di musica, teatro e satira che riesce a raccontare l’amore, la società e le piccole assurdità della vita quotidiana con leggerezza ma anche con grande lucidità. Non è solo comicità: è una forma di osservazione affettuosa e ironica del mondo.
Un esempio perfetto di questo modo di fare musica è “Serenata”, il brano che Marco portò al 41° Festival di Sanremo. Il titolo potrebbe far pensare alla classica dichiarazione romantica sotto il balcone, ma chi ascolta la canzone scopre subito che si tratta di tutt’altro. Con il suo gioco di parole, le frasi spezzate e i doppi sensi linguistici, “Serenata” diventa una piccola macchina comica perfettamente costruita.
La melodia accompagna una serie di equivoci verbali che trasformano la serenata tradizionale in un divertente esercizio di stile. È una canzone che fa sorridere al primo ascolto ma che rivela tutta la sua intelligenza quando si presta attenzione alla scrittura: un vero marchio di fabbrica di Marco Carena.
In un’epoca in cui molte canzoni sembrano inseguire la stessa formula, “Serenata” resta un esempio di libertà creativa: una canzone che non ha paura di giocare con la lingua italiana e con le aspettative del pubblico. Ed è proprio questo spirito anticonvenzionale che ha reso Carena una figura amata da chi apprezza la musica d’autore capace di far riflettere senza mai prendersi troppo sul serio.
C’è poi un aspetto di Marco Carena che, conoscendolo anche personalmente, ho sempre apprezzato molto: la sua ironia non è soltanto un elemento artistico, ma un vero modo di stare al mondo. Nella quotidianità vive esattamente con quella stessa leggerezza intelligente che ritroviamo nelle sue canzoni e nei suoi testi (ieri l’ho chiamato perché ero sotto casa e dopo mezzo secondo ho suonato e mi ha chiesto chi fossi n.d.r.). È un’ironia mai aggressiva, mai superficiale, ma capace di rendere tutto più leggero, più umano, più fruibile. E forse è proprio questo il segreto del suo stile: trasformare anche le piccole complicazioni della vita in qualcosa su cui sorridere, senza perdere profondità ma guadagnando libertà.
Per chi vuole scoprire meglio il percorso artistico di questo cantautore fuori dagli schemi, è appena uscito il suo libro “Da Sanscemo a Sanremo. Questione di…”. Il volume è molto più di una semplice autobiografia: è un viaggio ironico e affettuoso attraverso gli episodi più curiosi della sua carriera. Dai primi passi nella musica ai concerti improbabili, dalle esperienze artistiche più surreali fino alla partecipazione al Festival di Sanremo, il racconto è pieno di aneddoti, incontri e retroscena che restituiscono tutta la personalità di chi lo ha scritto.
È un libro che si legge con il sorriso, almeno per me è stato così, perché mantiene lo stesso tono brillante delle sue canzoni. Chi ama la musica italiana troverà molte storie divertenti e anche uno spaccato autentico di un certo modo di fare spettacolo, libero e geniale. Per questo motivo il consiglio è semplice: se volete conoscere davvero Marco Carena, questo libro merita di essere letto… e magari regalato.
Tra le pagine compare anche un ricordo che mi riguarda direttamente, legato a una nostra collaborazione musicale. Solo che a pagina 222 compare un piccolo enigma temporale: secondo il libro, nel 1996 io avrei avuto 16 anni.
Ora, capisco che la memoria artistica possa concedersi qualche libertà poetica… ma la verità è che ne avevo 24.
Non so se si tratti di un errore di calcolo, di un gesto di cavalleria o di un tentativo di ringiovanimento letterario. In ogni caso,
per chiarezza, lo dichiaro ufficialmente: oggi ho 46 anni.
E prometto che per i miei 50, tra quattro anni quindi, organizzerò una festa mai vista.
E lui sarà l’ospite di punta.
Nel frattempo però mettiamo le cose in chiaro: da oggi nessuno potrà dire che dimostro più di 46 anni.
Nemmeno Marco.
Buon ascolto
“L’ironia intelligente è la capacità di leggere la realtà con originalità, dominandola invece di subirla.”
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CHIARA DE CARLO
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Per acquistare la copia del libro :
scrivete a musictales@libero.it se volete segnalare eventi o notizie musicali!
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Ecco a voi gli eventi da non perdere

A MonfortinJazz Suzanne Vega e Vinicio Capossela

MonfortinJazz 2026 rivela i due concerti che completano il calendario dell’edizione del suo 50⁰ anniversario. L’associazione Monforte Arte ODV e Ponderosa Music & Arts chiudono il cerchio di un’estate straordinaria in programma all’Auditorium Horszowski di Monforte d’Alba, il gioiello acustico all’aperto che domina le Langhe piemontesi e che, dal 1976, è diventato uno dei luoghi più amati della musica dal vivo in Italia e in Europa.

Venerdi 24 luglio, alle 21.30, l’Auditorium accoglierà una delle voci più iconiche della musica internazionale: Suzanne Vega porta a Monforte d’Alba il “Flying with Angels Tour 2026”. Considerata una delle cantanti più importanti della sua generazione, ha incarnato fin dagli anni Ottanta la rinascita del folk, portando sul palco storie di vita urbana con una lucidità poetica che il New York Times ha descritto come quella di una straordinaria narratrice che osserva il mondo con un occhio clinicamente poetico. Il tour prende il nome dall’ultimo album, intitolato “Flying with Angels”, pubblicato nel maggio 2025 e accolto con entusiasmo dalla critica e dal pubblico internazionale. Sul palco dell’Auditorium, Vega proporrà uno spettacolo che attraversa tutta la sua carriera, dai brani che l’hanno resa celebre, come “Tom’s Diner”, “Luka”, “Marlene on the wall”, fino ai pezzi del nuovo album. Ad accompagnarla il suo storico chitarrista Gerry Leonard, noto per la sua collaborazione con David Bowie, e la violoncellista Stephanie Winters, per un live intimo e avvolgente, capace di tessere un incantesimo di luce e ombra fondendo classici e nuovi materiali, con storie intime per una notte memorabile.

MonfortinJazz chiuderà il programma del suo 50⁰ anniversario domenica 2 agosto, alle ore 19, con Vinicio Capossela, e la festa dei suoi trent’anni del “Ballo di San Vito”. Pubblicato nel 1996, “Ballo di San Vito” fu una dichiarazione poetica, una commistione di jazz, blues e tango, musica popolare e ironia coltissima, prodotta da Capossela in collaborazione con il pianista Evan Lurie, con arrangiamenti che portano il segno di un’intera comunità sonora. A rendere questo anniversario ancora più significativo, è la presenza, già nel 1996, di alcuni grandi musicisti, molti dei quali legati alla storia di MonfortinJazz: tra loro il chitarrista Marc Ribot insieme a Davide Graziano alla batteria, Gianluca “Cato” Senatore alla chitarra, Carlo Dossi al mixer e Renato Striglia “diavolo custode”, tutti evocati in un live capace di unire presenze e assenze in un unico suono. La quinta presenza di Capossela a MonfortinJazz coincide con il 50⁰ anniversario della manifestazione, e con il 30⁰ compleanno del “Ballo di San Vito”. Non è soltanto una felice coincidenza, ma il modo più giusto per chiudere in bellezza la rassegna.

Info: info@monforteinjazz.it – 333 8349690 – www.monforteinjazz.it

Mara Martellotta

Antiqua, “Dove il tempo si fa musica e la memoria diventa emozione”

Prenderà il via il 21 marzo prossimo, alle 20.15, presso la chiesa di San Pietro, a Settimo Torinese, la 31esima rassegna di musica antica “Antiqua”, che coinvolge punti d’eccellenza del territorio piemontese e ligure. Il titolo dell’edizione 2026 sarà “Dove il tempo si fa musica e la memoria diventa emozione”.

La partenza da Settimo Torinese, con il concerto dell’Accademia Il Ricercare, dedicato a Giuseppe Torelli (1658-1709) dal titolo “La nascita del concerto solista” riconferma una collaborazione con il Comune che, negli anni, si è sempre più consolidata. Il notevole successo di pubblico e di critica ottenuto negli anni precedenti, insieme all’impegno dell’Amministrazione Comunale, unito ad un sostanziale sostegno da parte della Fondazione ECM e i contributi di Regione Piemonte, Fondazione CRT e del Ministero dei Beni Culturali, hanno permesso di continuare questa positiva esperienza con la produzione di concerti di musica classica di altissimo livello culturale, dove si esibiranno importanti artisti del panorama musicale europeo.
Antiqua 2026 rinnova il suo impegno nella valorizzazione del grande repertorio medievale, rinascimentale e barocco, con una rassegna che si distingue per rigore filologico, profondità interpretativa ed eccellenza artistica. Promossa dall’Accademia del Ricercare, la stagione si configura come un percorso musicale di alto profilo, capace di coniugare ricerca storica e viva emozione sonora.
Antiqua 2026 non è soltanto una stagione concertistica, ma anche un laboratorio di cultura, un luogo di incontro tra tradizione e contemporaneità, tra studio e interpretazione, tra memoria e presente. Ogni concerto rappresenterà un viaggio nel tempo capace di restituire al pubblico la straordinaria ricchezza espressiva di secoli di musica. Con Antiqua 2026, l’Accademia del Ricercare conferma la propria missione, quella di custodire, approfondire e trasmettere il patrimonio della musica antica, trasformando ogni appuntamento in un’esperienza d’ascolto unica e autentica.

Tra i primi appuntamenti dei mesi di marzo e aprile, ricordiamo quello del 21 marzo, presso la chiesa di San Pietro di Settimo Torinese, alle 21.15, in cui l’Accademia del Ricercare eseguirà, di Giuseppe Torelli, i concerti per tromba e orchestra; l’11 aprile, a Foglizzo, nell’aula consiliare del Castello, alle 21.15, l’Ensemble ArsBaroca eseguirà le Sonate a quattro per oboe, due flauti e B.C.; il 18 aprile, a San Mauro Torinese, nella chiesa di Santa Maria in Pulcherada, alle 21.15, si terrà il concerto  “Orfeo Futuro. Ti amo alla follia”, cantate e serenate d’amore del Seicento italiano; il 26 aprile, a Settimo Torinese, nella chiesa di Santa Croce, alle 21.15, l’Accademia del Ricercare eseguirà, di Antonio Vivaldi, il “Confitebor”(RV 596) a tre voci per soli coro e orchestra, e il “Dixit Dominus” (RV 807) a quattro voci per coro e orchestra.
Dal 24 al 30 luglio, la rassegna ospiterà al suo interno, come sempre, il corso internazionale di musica antica, che si terrà anche quest’anno a Casalborgone, in provincia di Torino, aperto ai giovani talenti di tutto il mondo.

Ingresso gratuito

Info: segreteria@accademiadelricercare.com – accademiadelricercare@gmail.com

Mara Martellotta

“Tre sorelle. Nevica, che senso ha?”, riscrittura tratta da Ĉechov

Martedì 17 marzo, alle 19.30, debutta in prima nazionale, al teatro Carignano, la pièce teatrale “Tre sorelle. Nevica, che senso ha?”, riscrittura tratta da Anton Ĉechov, curata e diretta da Liv Ferracchiati, artista associato al TST. Il ruolo di dramaturg è di Piera Mungiguerra, la consulenza letteraria di Margherita Crepax, e rimarrà in scena fino a domenica 29 marzo prossimo, e sarà in tournée in diverse città italiane.

Liv Ferracchiati propone una riscrittura di “Tre sorelle” che dialoga con la tradizione, senza rinunciare a uno sguardo personale. Ĉechov scrisse l’opera nel 1900, in una Russia attraversata da tensioni sociali e da un diffuso senso di stagnazione. È in questo contesto che nasce il destino di Olga, Maŝha e Irina, bloccate in una provincia che soffoca i loro desideri di riscatto e il sogno mai realizzato di tornare a Mosca. Ferracchiati mette in risalto l’attualità del testo, rivelando come l’immobilità e la frustrazione delle protagoniste trovino eco in una sensibilità contemporanea segnata da precarietà e incertezza.

Lo spettacolo, attraverso una regia che scandaglia le contraddizioni interiori, illumina il bisogno umano di cambiare, di immaginare un altrove pur sapendo che la vita, spesso, rimane incompiuta.

“ ‘Tre sorelle’ rappresenta un testo filosofico sull’esistenza – spiega nelle note di regia Liv Ferracchiati – infatti somiglia a una sequenza di fotografie che racconta come l’essere umano impieghi e attraversi il tempo prima di morire. La questione centrale non è il tempo che passa, ma il momento in cui il tempo non garantisce più un senso, una promessa, una direzione. Ĉechov non racconta un crollo improvviso: racconta un’erosione lenta, un logoramento per accumulo, una disgregazione silenziosa che avviene mentre la vita procede uguale a se stessa, cosicché alla fine, in profondità, tutto tende a equivalersi, come direbbe l’anziano dottore Ĉebutykin: “Tutto è uguale”. In Ĉechov anche il senso del passato sbiadisce e si perde ogni riferimento: non a caso, nel terzo atto, Ĉebutykin rompe l’orologio appartenuto alla madre delle sorelle, la donna che ha amato e che ora quasi non ricorda più. Si tratta di un atto violento apparentemente casuale che neppure lui riesce a giustificare e che mostra una verità, apre un varco nella narrazione del tempo e della memoria. Questo orologio di porcellana in pezzi rappresenta uno dei nuclei più potenti dell’opera, da cui abbiamo scelto di irradiare l’azione. Ĉechov parla del tempo per parlare della vita, e l’orologio, in questa prospettiva, rappresenta un oggetto di sfondo appartenente a un’epoca in cui si credeva che il tempo conducesse da qualche parte. Per questo ‘Tre sorelle’ ci appare così contemporaneo. Anche il nostro tempo ha perso le sue garanzie senza trovare nuove fondamenta. Ĉechov sembra dirci che persino la memoria, ultimo appiglio doloroso, non può che cedere. I personaggi continuano a dimenticare e a non comunicare, e forse è per questo che in scena si scattano fotografie, nel tentativo di fermare la vita e di salvare almeno l’attimo presente. La consapevolezza non sprofonda mai però nel nichilismo, anzi, ne rafforza il valore dell’agire nell’orizzonte terrestre, nulla è più prezioso del vivere stesso. Va bene anche scoprire che nulla ha senso, ed è Tuzenbach a dirlo: “Nevica, che senso ha?”

Due saranno gli incontri della compagnia con il pubblico: mercoledì 18 marzo Liv Ferracchiati e gli attori della compagnia dialogheranno con Antonio Pizzo del DAMS nella Sala Grande del Circolo dei Lettori, in via Bogino 9. Gli artisti del Teatro Stabile di Torino incontrano i cittadini nelle case di quartiere e nei presidi delle circoscrizioni meno vicine dal centro città. Il progetto è sviluppato con La Cultura dietro l’Angolo.

Venerdì 20 marzo, alle ore 17, la compagnia narrerà lo spettacolo in Più Spazio Quattro, in via Gaspare Saccarelli 18.

Info: teatro Carignano – piazza Carignano 6, Torino – orari spettacoli: martedì, giovedì e sabato ore 19.30/ mercoledì e venerdì ore 20.45/ domenica ore 16/ lunedì riposo – biglietteria presso il teatro Carignano con orario da martedi a sabato dalle 13 alle 19, domenica dalle 14 alle 19 e lunedi riposo, apertura un’ora prima dall’inizio dello spettacolo per i biglietti della recita del giorno – telefono 011 5169555 – biglietteria@teatrostabiletorino.it

Mara Martellotta