SPETTACOLI- Pagina 3

Fertili Terreni Teatro presenta “Alfredino” e “Patria-Il Paese di Caino e Abele”

 

Per Iperspazi, la stagione 2025-2026 di Fertili Terreni Teatro, giovedì 29 gennaio alle ore 21, a San Pietro in Vincoli andrà in scena la prima parte della Retrospettiva MAMIMO’, dal titolo “Alfredino”, mentre venerdì 30 e sabato 31 gennaio alle 21 andrà in scena “Patria- Il Paese di Caino e Abele”.

“Alfredino – L’Italia in fondo a un pozzo” rimanda al tragico episodio di Alfredo Rampi, detto Alfredino, tragedia di fronte alla quale l’Italia si fermò tra il 10 e il 13 giugno del 1981. Per la salvezza del bambino di sei anni caduto accidentalmente dentro un pozzo artesiano a Vermicino si combatté una vera e propria battaglia contro il tempo. Precipitato a 36 metri di profondità, trascorsero lunghe e interminabili ore nel disperato tentativo di salvarlo. Il tutto fino al tragico epilogo, seguito e raccontato in quella che si può considerare la prima diretta non stop a coprire un caso di cronaca, evento mediatico che avrebbe dovuto documentare una storia a lieto fine ma che, alla fine, si è trasformato in uno shock collettivo nazionale.

Nel racconto portato in scena troveranno spazio il primo giornalista accorso sul posto, il presidente Sandro Pertini, i robot Mazinga e Goldrake , di cui Alfredino era appassionato, il vigile impegnato a parlare con il bambino per cercare di rassicurarlo e infondergli speranza e poi Angelo Licheri, l’uomo scelto per il suo corpo minuto per calarsi in quel pozzo infernale, per quaranta minuti nel tentativo di imbracare Alfredino e salvarlo. Un’umanità variegata e composita che ruota intorno alla figura del bambino perduto, simbolo di un’Italia inghiottita dal buio, perduta per sempre, come il blocco di ghiaccio azotato in cui fu conservato il corpo di Alfredino prima di poterlo recuperare dalle tenebre.

“ Ho cercato di trattare questa vicenda – spiega il drammaturgo e interprete Fabio Banfo – con la massima sensibilità, partendo dalla mia identificazione di bambino, sono nato nel 1975 come Alfredino, e dall’idea che, se non fosse caduto in quel pozzo, Alfredino avrebbe fatto un cammino parallelo al mio, ascoltando la stessa musica e vivendo le stesse esperienze. Ho cercato di curare un poco il dolore con la poesia, di riportarlo in vita attraverso di me, con me. Era tutto quello che potevo fare per lui”.

Dietro l’enigmatico titolo di “Patria- Il paese di Caino e Abele” si nasconde un progetto immaginato e costruito intorno alla storia d’Italia, dal dopoguerra ai giorni nostri , riletta con gli occhi di due fratelli che ne hanno misteriosamente incrociato gli eventi più sanguinosi, le stragi, il golpe, il terrorismo, le lobbies, le mafie, i servizi segreti, tutte tessere di un mosaico ben più articolato, l’immagine dell’Italia dei nostri nonni, il paese che lasceremo ai nostri figli.

In scena prende forma un racconto dai toni tragicomici dove le memorie degli eroi e quelle dei malvagi si mescolano in un tutt’uno, come le storie di questi due fratelli, trasformando quelle che è una biografia familiare in una ben più articolata biografia di un’intera nazione. Patria è la storia Italiana degli anni di piombo vista attraverso gli occhi di un personaggio bianco, un idiota Dostoevskiano, da tutti considerato lo scemo del villaggio, chiamato Abele. Egli, da quando, bambino, ha battuto violentemente la testa forse per colpa del fratello, ogni giorno vive la ricerca spasmodica eel fratello Caino, senza sapere che è scomparso in un attentato ferroviario, la strage dell’Italicus.

“Forse il fratello, però, non è morto, sopravvissuto e misteriosamente non dà notizie di sé. Forse è addirittura un terrorista, un mafioso, forse è implicato talmente a fondo nelle efferate vicende raccontate da Per la stagione Iperspazi di Fertili Terreni Teatro in scena a San Pietro in Vincoli giovedì 29 gennaio alle 21 “Alfredino”, venerdì 30 e sabato 31 gennaio alle 21 “Patria- Il Paese di Caino e Abele”

Per Iperspazi, la stagione 2025-2026 di Fertili Terreni Teatro, giovedì 29 gennaio alle ore 21, a San Pietro in Vincoli andrà in scena la prima parte della Retrospettiva MAMIMO’, dal titolo “Alfredino”, mentre venerdì 30 e sabato 31 gennaio alle 21 andrà in scena “Patria- Il Paese di Caino e Abele”.

“Alfredino – L’Italia in fondo a un pozzo” rimanda al tragico episodio di Alfredo Rampi, detto Alfredino, tragedia di fronte alla quale l’Italia si fermò tra il 10 e il 13 giugno del 1981. Per la salvezza del bambino di sei anni caduto accidentalmente dentro un pozzo artesiano a Vermicino si combatté una vera e propria battaglia contro il tempo. Precipitato a 36 metri di profondità, trascorsero lunghe e interminabili ore nel disperato tentativo di salvarlo. Il tutto fino al tragico epilogo, seguito e raccontato in quella che si può considerare la prima diretta non stop a coprire un caso di cronaca, evento mediatico che avrebbe dovuto documentare una storia a lieto fine ma che, alla fine, si è trasformato in uno shock collettivo nazionale.

Nel racconto portato in scena troveranno spazio il primo giornalista accorso sul posto, il presidente Sandro Pertini, i robot Mazinga e Goldrake , di cui Alfredino era appassionato, il vigile impegnato a parlare con il bambino per cercare di rassicurarlo e infondergli speranza e poi Angelo Licheri, l’uomo scelto per il suo corpo minuto per calarsi in quel pozzo infernale, per quaranta minuti nel tentativo di imbracare Alfredino e salvarlo. Un’umanità variegata e composita che ruota intorno alla figura del bambino perduto, simbolo di un’Italia inghiottita dal buio, perduta per sempre, come il blocco di ghiaccio azotato in cui fu conservato il corpo di Alfredino prima di poterlo recuperare dalle tenebre.

“ Ho cercato di trattare questa vicenda – spiega il drammaturgo e interprete Fabio Banfo – con la massima sensibilità, partendo dalla mia identificazione di bambino, sono nato nel 1975 come Alfredino, e dall’idea che, se non fosse caduto in quel pozzo, Alfredino avrebbe fatto un cammino parallelo al mio, ascoltando la stessa musica e vivendo le stesse esperienze. Ho cercato di curare un poco il dolore con la poesia, di riportarlo in vita attraverso di me, con me. Era tutto quello che potevo fare per lui”.

Dietro l’enigmatico titolo di “Patria- Il paese di Caino e Abele” si nasconde un progetto immaginato e costruito intorno alla storia d’Italia, dal dopoguerra ai giorni nostri , riletta con gli occhi di due fratelli che ne hanno misteriosamente incrociato gli eventi più sanguinosi, le stragi, il golpe, il terrorismo, le lobbies, le mafie, i servizi segreti, tutte tessere di un mosaico ben più articolato, l’immagine dell’Italia dei nostri nonni, il paese che lasceremo ai nostri figli.

In scena prende forma un racconto dai toni tragicomici dove le memorie degli eroi e quelle dei malvagi si mescolano in un tutt’uno, come le storie di questi due fratelli, trasformando quelle che è una biografia familiare in una ben più articolata biografia di un’intera nazione. Patria è la storia Italiana degli anni di piombo vista attraverso gli occhi di un personaggio bianco, un idiota Dostoevskiano, da tutti considerato lo scemo del villaggio, chiamato Abele. Egli, da quando, bambino, ha battuto violentemente la testa forse per colpa del fratello, ogni giorno vive la ricerca spasmodica eel fratello Caino, senza sapere che è scomparso in un attentato ferroviario, la strage dell’Italicus.

“Forse il fratello, però, non è morto, sopravvissuto e misteriosamente non dà notizie di sé. Forse è addirittura un terrorista, un mafioso, forse è implicato talmente a fondo nelle efferate vicende raccontate da dover scomparire per forza – spiega il regista dello spettacolo Giacomo Ferrau – o forse è semplicemente morto come tanti in uno dei misteri rimasti senza risposta in quegli anni incredibili. La vita di questo piccolo microcosmo, di questo piccolo Paese che si chiama Patria e che rappresenta nelle sue dinamiche l’Italia intera, scorre inesorabilmente verso una fine lenta e pietosa, indifferente nei confronti dei suoi figli che vanno vengono, nascono sempre di meno e muoiono sempre di più”.

Per il biglietto intero il costo è di 13 euro se acquistato online, 15 euro in cassa la sera dell’evento.
Resta la possibilità del biglietto sospeso tramite donazione online o tramite satispay, e di entrare gratuitamente per alcuni under 35, grazie ai biglietti messi a disposizione attraverso la collaborazione con Torino Giovani.
I biglietti si possono acquistare online sul sito www.fertiliterreniteatro.com

Gli spettacoli sono adatti ad un pubblico di età superiore ai 14 anni

Mara Martellottadover scomparire per forza – spiega il regista dello spettacolo Giacomo Ferrau – o forse è semplicemente morto come tanti in uno dei misteri rimasti senza risposta in quegli anni incredibili. La vita di questo piccolo microcosmo, di questo piccolo Paese che si chiama Patria e che rappresenta nelle sue dinamiche l’Italia intera, scorre inesorabilmente verso una fine lenta e pietosa, indifferente nei confronti dei suoi figli che vanno vengono, nascono sempre di meno e muoiono sempre di più”.

Per il biglietto intero il costo è di 13 euro se acquistato online, 15 euro in cassa la sera dell’evento.
Resta la possibilità del biglietto sospeso tramite donazione online o tramite satispay, e di entrare gratuitamente per alcuni under 35, grazie ai biglietti messi a disposizione attraverso la collaborazione con Torino Giovani.
I biglietti si possono acquistare online sul sito www.fertiliterreniteatro.com

Gli spettacoli sono adatti ad un pubblico di età superiore ai 14 anni

Mara Martellotta

Jam session poetico musicale al Machito di Torino

Si svolgerà sabato 24 Gennaio alle ore 21:00, presso il Circolo Arci Machito di via Rosmini 1, a Torino, la super jam session che unirà la jam poetica “The ride of sin” condotta dal poeta e performer Valerio Vigliaturo e la jam musicale “Kill Roy” diretta da David Diop con Marco Sponza (chitarra), Enrico Antinori (basso e tastiera) e Giorgio Vergano (batteria). Si alterneranno sul palco poeti e musicisti che improvviseranno versi e note alla ricerca dell’interplay.
Il titolo della jam è tratto dalla raccolta poetica “The Black Riders and Other Lines” pubblicata nel 1895 dallo scrittore, giornalista e poeta statunitense Stephen Crane, che Ernest Hemingway e Herbert George Wells consideravano il primo scrittore moderno degli Stati Uniti.

Per prenotazioni posti e cena: cell. 3391073534

Mara Martellotta

Tommy Emmanuel torna in Italia all’Alfieri di Torino

Lunedì 2 febbraio alle ore 21, al teatro Alfieri, torna in  Italia, dopo tre anni di assenza, Tommy Emmanuel, considerato uno dei chitarristi acustici più grandi di tutti i tempi  per la sua straordinaria tecnica fingerstyle, la capacità di fondere melodia, accompagnamento e percussioni in un solo strumento e per l’intensità emotiva della sua performance. Farà tappa a Torino con lo spettacolo “Living in the Light Tour”. Special guest Alberto Lombardi.
Emmanuel proporrà i suoi brani più amati, insieme alle nuove composizioni del suo ultimo album , che dà il nome al tour, confermando la sua capacità di attraversare con naturalezza country, jazz, blues, folk e suggestioni classiche, dando vita a performance sempre diverse e profondamente personali.
“Ogni concerto – spiega Tommy Emmanuel – rappresenta una nuova occasione per connettermi con il pubblico e raccontare storie attraverso la musica”. “ Living in the Light” è  l’album più audace, registrato e mixato in soli quattro giorni con il produttore Vance Powell, che irradia un’energia cruda ed elettrizzante.

Tommy Emmanuel  a soli sei anni era già in tournée in Australia con una band di famiglia, a trent’anni calcava i palchi degli stadio come chitarrista solista rock, a 44 anni è  diventato uno dei soli cinque chitarristi al mondo  a ricevere il titolo Certified Guitar Player (CGP) dal suo idolo, la leggenda della musica Chet Atkins. Influenzato dal fingerstyle di questi e di Merle Travis, ha sviluppato uno stile di chitarra solista unico, capace di racchiudere l’estensione sonora di un’intera band; batteria, basso, accompagnamento ritmico, chitarra solista e melodia vocale convivono simultaneamente in una sola performance. Mentre molti artisti portano in tour una band, Tommy Emmanuel costituisce da solo un universo sonoro completo, affidandosi esclusivamente alla sua tecnica ed espressività, senza sovraincisioni o loop.

Lunedì 2 febbraio ore 21

Teatro Alfieri

Piazza Solferino 4

Biglietti su Ticketone

www.associazioneradar.it

Mara Martellotta

Lady Macbeth – God save the Queen 

Teatro Superga, Nichelino (TO)

Sabato 24 gennaio, ore 21

Il monologo di Debora Benincasa, tra potere e ribellione

 

Il monologo Lady Macbeth – God save the Queen, scritto e interpretato da Debora Benincasa con la regia e ricerca sui movimenti scenici di Simona Ceccobelli, è una riscrittura dell’opera shakespeariana che, pur giocando con il personaggio e con uno stile grottesco, mantiene intatta la potenza della tragedia. Il punto di vista è unicamente quello della Lady, crudele e annoiata, che guarda il mondo con sofferente distacco. La forza del monologo è il dialogo tra classico e contemporaneo, tra l’adesione al testo e il suo tradimento, inserimenti pop e immagini poetiche. Lady Macbeth mette in discussione la nostra moralità e rivela, immergendosi sempre più al suo interno, l’estrema ferocia del potere, guarda costantemente negli occhi mostrando il peggio del mondo (e di noi).

Il testo è stato finalista al Premio InediTo – Colline Torinesi nella sezione drammaturgia, ed è nato anche grazie al sostegno del festival Montagne Racconta.

Debora Benincasa, laureata al DAMS di Bologna e presidente di Anomalia Teatro, è attrice e drammaturga. Debutta nel 2016 con Antigone – monologo per donna sola, vincitore del Premio Mauro Rostagno per la drammaturgia, rappresentato in tutta Italia e a New York. Il testo è pubblicato da Suigeneris, insieme ai suoi altri monologhi Theo – storia del cane che guardava le stelle e Lady Macbeth – God save the Queen. Nel 2019, con Era meglio nascere topi in scena insieme a Marco Gottardello vince il Premio Miglior Spettacolo e il Premio del Pubblico al Crash Test Teatro Festival.

Anomalia Teatro è una compagnia nata a Torino nel 2016, molto attiva e seguita per gli spettacoli a sfondo politico e sociale. Cura tutti gli aspetti creativi, produttivi e distributivi degli spettacoli e dei suoi disubbidienti protagonisti: Antigone – monologo di una donna sola; Icaro; Theo – Storia del cane che guardava le stelle; Tekkendrama – come farsi amici i mostri. La compagnia opera presso il Laboratorio MalaErba uno spazio culturale creativo e di condivisione, aperto a corsi, laboratori, residenze artistiche e spettacoli teatrali.

Info

Teatro Superga, via Superga 44, Nichelino (TO)

Sabato 24 gennaio 2026, ore 21

Lady Macbeth – God save the Queen

Di e con Debora Benincasa

Co-regia e ricerca movimenti Simona Ceccobelli

Scenografia Adele Gamba

Costumi Simona Randazzo

Suono e voci Martino Scaglia e Flavia Chiacchella

Lighting designer Andrea Gagliotta

Con il sostegno di Montagne Racconta e del drammaturgo Francesco Niccolini

Biglietti: 15 euro

www.teatrosuperga.it biglietteria@teatrosuperga.it

IG + FB: teatrosuperga

Orari biglietteria: dal martedì al venerdì dalle 15 alle 19

Franco126 dal vivo: Torino abbraccia i suoi “Futuri possibili”

 

ll 23 gennaio 2026 il cantautore romano porta al Teatro Concordia di Venaria il suo nuovo progetto discografico, già certificato disco d’oro.

Franco126 sarà al Concordia di Torino giovedì 23 gennaio 2026, nell’ ambito del tour
invernale nei club che precede le sei date europee di marzo. L’ appuntamento torinese
rappresenta l’unica tappa piemontese del cantautore romano, reduce da un’ estate di sold
out nei principali festival italiani e da quattro date consecutive esaurite nella capitale.
Il tour nei club sostiene Futuri possibili (Bomba Dischi / Universal), terzo album pubblicato il
28 marzo e già certificato disco d’oro.

Il disco rappresenta una sintesi matura tra cantautorato e urban, dove la malinconia urbana si trasforma in linguaggio universale, accessibile e riconoscibile. Prodotto interamente da Golden Years, con WISM su alcuni brani,l’album vede la partecipazione di Coez, Ketama126, Ele A, Giorgio Poi e Fulminacci.Il tour italiano toccherà undici città prima di proseguire oltre confine con sei appuntamentinelle principali capitali europee della musica live: Amsterdam, Bruxelles, Londra, Parigi,Barcellona e Berlino.

Un passaggio significativo per un artista che ha costruito la propria indentità artistica su una poetica intima e universale allo stesso tempo.Franco126 si è affermato come una delle voci più personali del nuovo cantautorato italiano, capace di osservare il presente con distacco e grazia, fotografando il tempo che scorre tra le mani di una generazione sospesa tra sogni e disincanto. Futuri possibili conferma questa cifra stilistica, mescolando dolcezza e disillusione in un equilibrio che non cede né alla retorica né al cinismo.

Il concerto al Concordia di Torino si inserisce in un percorso artistico che dal 2026 vedrà
Franco126 confrontarsi con un pubblico sempre più ampio, portando la propria visione
autoriale anche fuori dai confini nazionali.

Valeria Rombolà

Le note di Nino Rota e Dvořák inaugurano le Domeniche all’Auditorium

Domenica 25 gennaio alle ore 10.30 all’Auditorium Rai Arturo Toscanini si terrà il primo concerto del ciclo di appuntamenti “Le domeniche dell’Auditorium”, incluso nel cartellone della stagione 2025-2026 con i Cameristi dell’OSN della Rai . L’appuntamento che sarà registrato su Radio 3 e trasmesso domenica 1 febbraio prossimo alle 20.30, sarà preceduto da un intervento di esponenti dell’associazione Libera di don Ciotti , parte di un avvicinamento al 21 marzo, che vedrà a Torino svolgersi la manifestazione della giornata nazionale dedicata alla memoria di tutte le vittime innocenti delle mafie.
In apertura l’ensemble proporrà  il Concerto per archi di Nino Rota. Nonostante il suo nome sia legato indissolubilmente ai capolavori di Fellini, Visconti e Coppola, Rota fu un autore dalla vasta produzione musicale non necessariamente legata al cinema.
Questo brano, scritto per i Musici di Roma tra il 1964 e il 1965, ne è un esempio perfetto e cela un’anima ironica e brillante dietro la forma classica.
Seguirà il Gran duo concertante per violino e contrabbasso di Giovanni Bottesini. Celebrato come il ‘Paganini del suo strumento’, il contrabbasso, e stimato da Verdi, che lo scelse per dirigere il debutto di Aida nel 1871, Bottesini esprime in questa partitura la sua arte più compiuta, unendo eleganza e funambolismo tecnico in una sintesi perfetta.
Il concerto si chiude con la Serenata per archi in mi maggiore op. 22 di Antonin Dvořák, scritta nel 1875 in meno di due settimane. Rispecchia un momento di grande fortuna per il compositore; grazie all’ammirazione di figure del calibro di Brahms ed Hanslick, Dvořák ricevette un importante sussidio governativo che lo introdusse presso l’editore Simrock, garantendogli la fama mondiale.

I bIglietti per il concerto sono in vendita online, proposti al prezzo unico di 5 euro, sul sito dell’OSN della RAI presso l’Auditorium RAI Arturo Toscanini di Torino, in piazza Rossaro .

Tel 0118104996

www.osn.rai.it

Mara Martellotta

Nella foto il foyer dell’Auditorium Rai

Palcoscenico Danza 2026, “MOSTRI” a teatro

Palcoscenico Danza, dal 25 gennaio al 29 aprile 2026, esplorerà l’ibridazione tra umano, natura e mito con grandi ospiti internazionali e solidi riferimenti del mondo della danza nazionale. Sempre di più, la rassegna si inserisce come parte integrante dell’articolato cartellone di prosa della Fondazione TPE diretta da Andrea De Rosa, ideatore della linea concettuale che accompagna il triennio in corso, dedicato al tema dell’identità, e al modo in cui le persone si trasformano nel corso della loro esistenza. Per questo motivo, a partire da quest’anno, la rassegna di Palcoscenico Danza riporterà il titolo della stagione in corso, “MOSTRI”, proponendo un viaggio coreografico tra figure deformate, divinità mitologiche, creature ibride e icone sacre della cultura mondiale.
Si tratta di una stagione variegata e sorprendente – ha dichiarato il direttore Paolo Mohovich – ricca di creature mostruose, dai vulcani Fuji e Etna alle divinità taiwanesi, dall’uomo cervo cibernetico al mostro sacro Maria Callas. Si tratta di figure che, attraverso la danza, indagano la natura, il sacro, l’umano in modi inediti e perturbanti”.

L’apertura sarà affidata a Roberto Zappalà, con “Brother to brother. Dall’Etna al Fuji”, uno spettacolo potente che mette in dialogo la Sicilia e il Giappone attraverso il ritmo ancestrale dei tamburi Taiko, eseguiti da Munedaiko, e la forza vulcanica di nove danzatori. Il 5 febbraio sarà la volta dell’omaggio alla “divina” Callas: nel centenario della nascita di Maria Callas, la COB Compagnia Opus Ballet presenta “Callas, Callas, Callas”, tre coreografi d’eccezione, Adriano Bolognino, Carlo Massari e Roberto Tedesco, reinterpretano il mito della Callas attraverso sguardi contemporanei e astratti.

Dal 28 febbraio all’1 marzo sarà la volta dei miti internazionali e Taiwan. L’eccellenza internazionale arriverà con la Hung Dance di Taiwan in “Glanced Crack”. Il coreografo Lai Hung Chung esplora la resilienza attraverso il mito di Nuwa, Giovanni Insaudo indaga con “Mitici” il rapporto cupo e alieno tra umani e dei. Il 24 marzo e 29 aprile andranno in scena le biografie sceniche e ibridazioni. La stagione prosegue con Emanuela Tagliavia e il suo “Short cur”, una costellazione di frammenti d’arte che spaziano da Burri a Dalì.
Il 31 marzo e 1 aprile andrà in scena “Aurunca”, riflessione di Elías Aguirre sulla morte e sui non luoghi, trasformando il corpo in un ecosistema tra insetti e visioni urbane. La chiusura è affidata ai giovani talenti di Echo Dance Project, con Made4you.x, il 23 e 24 aprile, che festeggerà i 10 anni con una creazione di Nacho Duato dal titolo “Liberté”, estratto da “Rassemblement”, creazione del 1990 realizzata per il Cullberg Ballet, oltre alle nuove opere di Paolo Mohovich, Salvatore De Simone e Giovanni Insaudo; il trio guidato da Cristiana Casadio con “Of restless nature” del 28 e 29 aprile, ispirato alle affascinanti donne-insetto della scultrice Germain Richier, e alle architetture di spazi minimi del Collettivo Lattea, in collaborazione con Interplay Link.
Terrà, il 1 aprile, presso la sede di Echo Dance Project, una masterclass l’artista multidisciplinare Elías Aguirre. Si tratta di un evento aperto a danzatori e curiosi, focalizzato sulla natura invisibile e sul movimento degli insetti, integrando danza urbana e teatro gestuale.

Mara Martellotta

Le “Onde” musicali dell’Egizio

Per tutto il 2026, la Galleria dei Re del Museo Egizio di Torino ospiterà ogni mese, una domenica mattina ,dedicata alla musica.  La rassegna “Onde”, ha riscosso molto  successo lo scorso anno. L’iniziativa, che vede  dodici concerti gratuiti, in un luogo molto speciale : il Museo Egizio. L’Orchestra Filarmonica di Torino, il Conservatorio Statale “Giuseppe Verdi” e la Fondazione Merz  consolidano gli appuntamenti con un calendario che abbraccia stili diversi, dal barocco al jazz, fino alla musica contemporanea e agli intrecci tra Oriente e Occidente.
Christian Greco, direttore del Museo Egizio, sottolinea come la rassegna intenda rafforzare il dialogo tra le istituzioni musicali e il patrimonio archeologico: “Questo nuovo sodalizio rappresenta un modello di collaborazione virtuosa, dove la ricerca archeologica e le arti si incontrano per generare esperienze culturali innovative e accessibili gratuitamente alla comunità“. “Onde” conferma la vocazione del Museo Egizio a divenire laboratorio della contemporaneità, in cui la storia millenaria dell’antico Egitto si intreccia con linguaggi artistici attuali, attraverso un programma che unisce musica e arte in un percorso culturale raffinato e aperto a tutti.

Gabriella Daghero

Onde 2026 al Museo Egizio: il programma

Domenica 18 gennaio, ore 11
DALLE CORTI AL TANGO
Ivan Homolskyi, fisarmonica (Conservatorio “G. Verdi”)
Un giovane talento di 14 anni conduce il pubblico tra barocco, virtuosismo e tango, con composizioni di Scarlatti, Vivaldi, Piazzolla e De Sarasate.

Domenica 22 febbraio, ore 11  DIACRONIA
Gianni Gebbia, sax soprano e flauti bansuri; Willy Merz, harmonium indiano (Fondazione Merz)
Dialogo tra Oriente e Occidente con vibrazioni, microtoni e improvvisazioni tra armonie ancestrali e lirismo contemporaneo.

Domenica 15 marzo, ore 11  METAMORFOSI
Matteo Fabi, violoncello (Orchestra Filarmonica di Torino)
Percorso musicale tra epoche e culture diverse, dal barocco al Novecento e contemporaneo, con Koeppen, Sheng, Summer, Henryson e Sollima.

Domenica 19 aprile, ore 11
ORIENTE, OCCIDENTE & ALTRO
Mario Romeo, fisarmonica; Ugo Nastrucci, liuti e Ūd (Fondazione Merz)
Ponte tra culture e tempi diversi, con musiche da Dowland a Piazzolla, passando per influenze arabe, francesi ed egizie.

Domenica 24 maggio, ore 11  PERCUSSIONS TRASFORMER
Rossana Bribò, percussioni (Fondazione Merz)
Concerto per percussioni che attraversa stili e timbri differenti, da Debussy e Bach alla sperimentazione elettronica di Snowden e Akiho.

Domenica 28 giugno, ore 11  TRASPARENZE
Niccolò Susanna, flauto; Federica Mancini, arpa (Orchestra Filarmonica di Torino)
Dialogo tra flauto e arpa tra lirismo e eleganza, con musiche di Ibert, Hilse, Rota e Shankar.

Domenica 19 luglio, ore 11
RIFLESSI D’INCANTO
Elisa Giola, arpa; Giorgia Alice Arneodo, flauto (Conservatorio “G. Verdi”)
Duo flauto e arpa tra danze medievali, lirismo cinematografico e fantasie di Saint-Saëns e Ravel.

Domenica 23 agosto, ore 11
TWO OF A MIND
Dario Caiaffa e Antonello Gravela, sax; Michele Garbolino, contrabbasso; Lorenzo Demarchi, batteria (Conservatorio “G. Verdi”)
Jazz cameristico ispirato a Mulligan, Getz e Desmond, con repertorio di Gershwin, Parker e Morricone.

Domenica 20 settembre, ore 11  FUSIONI
Kymeia Duo: Serena Costenaro, violoncello; Fabio Saccavino, percussioni (Orchestra Filarmonica di Torino)
Dialogo tra violoncello e percussioni tra minimalismo, lirismo e ritmi rituali, con musiche di Vineis, Pärt, Piazzolla e Xenakis.

Domenica 18 ottobre, ore 11
SAX APPEAL
Quartetto di sassofoni del Conservatorio “G. Verdi”
Da Rossini a Bernstein e Morricone, un viaggio attraverso 185 anni di storia dello strumento, tra classici e colonne sonore.

Domenica 15 novembre, ore 11
A SPASSO PER L’EUROPA
Stefania Saglietti, arpa (Fondazione Merz)
Percorso musicale tra Grecia antica e contemporaneo, con autori europei da Limenius a Debussy, Händel e C.P.E. Bach.

Domenica 13 dicembre, ore 11  INVENZIONI
Quartetto Le Châtelier (Orchestra Filarmonica di Torino)
Quartetto d’archi tra barocco, classicismo e lirismo romantico, con composizioni di Händel, Raffaele Totaro e trascrizioni di Schubert.

Gli appuntamenti saranno prenotabili mese per mese sul sito ufficiale.

Quando
Data/e: 18 Gennaio 2026 – 13 Dicembre 2026
Orario: 11:00 – 13:00

Dove
Museo Egizio
Via Accademia delle Scienze, 6 – Torino

Prezzo
Evento gratuito con prenotazione. Posti limitati.

Altre informazioni
museoegizio.it

La Cenerentola di Rossini al Regio: la magia è nella musica

Di Renato Verga

La Cenerentola ossia La bontà in trionfo di Gioachino Rossini, rappresentata per la prima volta al Teatro Valle di Roma nel 1817, nasce come una consapevole rilettura razionalistica della fiaba di Perrault. Jacopo Ferretti e Rossini rinunciano agli elementi più vistosamente magici – fata, zucca, topolini e pantofola – per costruire una favola morale di ascendenza illuministica, fondata sulla bontà premiata e sulla satira dei vizi sociali. La matrigna diventa un patrigno, Don Magnifico, la pantofola un braccialetto, e la magia viene trasferita dalla scena alla musica, che con i suoi crescendo, i concertati di precisione quasi meccanica e l’uso virtuosistico della coloratura diventa il vero motore drammaturgico dell’opera. In questo senso La Cenerentola rappresenta uno dei vertici assoluti dell’opera buffa rossiniana, capace di fondere comicità, critica sociale e finezza psicologica.

La produzione presentata al Teatro Regio di Torino, nata nove anni fa per il cortile di Palazzo Pitti, si colloca però su una linea interpretativa opposta. La regia di Manu Lalli reintroduce in modo massiccio proprio quegli elementi fiabeschi che librettista e compositore avevano deliberatamente escluso. Tornano così la zucca e la fata, moltiplicata in un gruppo di nove figure onnipresenti, che affollano palcoscenico e platea fino al lieto fine. Questa scelta, pur legittima, entra in contrasto con la natura dell’opera, trasformando la commedia di caratteri in uno spettacolo dal tono fiabesco-larmoyant e caricando l’azione di gag, movenze e sottolineature continue. L’eccesso di animazione scenica e l’insistenza su una recitazione sopra le righe – particolarmente evidente nelle due sorellastre – finiscono per appesantire la narrazione, generando un horror vacui che lascia poco spazio alla musica. Anche i recitativi, talvolta arricchiti da improvvisazioni, spingono il comico fino al limite, a scapito dell’equilibrio rossiniano.

La scenografia di Roberta Lazzeri, basata su quinte mobili dipinte, risulta invece nel complesso gradevole e funzionale, con un lontano richiamo alla storica Cenerentola di Jean-Pierre Ponnelle. L’aggiunta del fondale raffigurante la Galleria di Diana della Reggia di Venaria costituisce un omaggio efficace alla città ospitante e conferisce maggiore fasto al palazzo di Don Ramiro. Alcune scelte registiche, come la visualizzazione “a vista” dello scambio di ruoli tra principe e servo o l’insistenza sul simbolismo dei libri di Cenerentola, appaiono tuttavia didascaliche e poco fiduciose nella capacità dello spettatore di cogliere da sé i significati.

Se l’impianto visivo divide, la componente musicale emerge come il vero punto di forza dello spettacolo. Antonino Fogliani guida l’Orchestra del Teatro Regio con mano sicura, scegliendo tempi ampi nei momenti lirici e più incalzanti in quelli brillanti, senza mai perdere precisione né equilibrio tra buca e palcoscenico. Il coro maschile, preparato da Piero Monti, risponde con disciplina alle richieste sceniche, mantenendo una buona qualità vocale e un insieme compatto.

Tra gli interpreti spicca il Don Magnifico di Carlo Lepore, esemplare per fraseggio, accenti e scolpitura della parola, autentico fulcro satirico dell’opera. Accanto a lui, Roberto de Candia offre un Dandini gustoso e musicalissimo, formando con Lepore una coppia di grande intelligenza teatrale, protagonista di uno dei momenti più riusciti della serata. Il Don Ramiro di Nico Darmanin si distingue per affidabilità tecnica, con acuti sicuri e buon legato, pur senza particolare brillantezza timbrica. Maharram Huseynov affronta con solida sicurezza l’impegnativa aria di Alidoro, mentre Albina Tonkikh e Martina Myskohlid danno voce efficace alle sorellastre Clorinda e Tisbe, penalizzate però da una caratterizzazione registica eccessivamente caricata.

Molto attesa, infine, Vasilisa Beržanskaia nel ruolo di Angelina: la cantante russa offre una prova elegante e vocalmente raffinata, con un timbro luminoso venato di scuro e agilità precise, seppur prudenti. La sua interpretazione conquista per classe e controllo, più ammirata che realmente commovente. Il pubblico applaude con calore direttore e cast, mentre riserva qualche perplessità alle scelte registiche, confermando come in La Cenerentola la vera magia resti, ancora una volta, affidata soprattutto alla musica.

“Album” alla SOMS di Racconigi

La bolognese Compagnia “Kepler 452” porta in scena lo spettacolo vincitore del bando “Stronger Peripheries”

Venerdì 23 gennaio, ore 21

Racconigi (Cuneo)

Quante volte ci è capitato di sfogliare un album di fotografie? Più o meno lontane nel tempo, più o meno cariche di memorie, piacevoli e spiacevoli, che ti strappano un sorriso o ti impediscono di trattenere una lacrima. Dentro c’è tutta una vita. Dentro ci sono tante vite. “Lavori” conclusi e “lavori” ancora in corso”.

A farcene buon ricordo è “Album”, lo spettacolo teatrale portato in scena, il prossimo venerdì 23 gennaio (ore 21) – nell’ambito della terza edizione della Rassegna “Raccordi” – negli spazi della “SOMS”, antica “Società Operaia di Mutuo Soccorso”, oggi luogo vivo di teatro e altri eventi culturali, sito in via Carlo Costa 23, a Racconigi (Cuneo). Ospite sul palco la Compagnia bolognese, fondata nel 2015 e fresca vincitrice del “Premio UBU” per il miglior spettacolo dell’anno, “Kepler 452”, Compagnia dallo strano nome – preso a prestito da un “esopianeta” simile alla Terra, ma fuori dal nostro “Sistema Solare” e scoperto per l’appunto grazie al “telescopio spaziale Kepler” – per simboleggiare la ricerca di realtà lontane, trasformando storie vere di persone comuni in spettacoli di “teatro civile e politico”.

Vincitore del bando “Stronger Peripheries”“Album” vuole essere un’indagine scenica incentrata sul rapporto tra memoria, malattia di Alzheimer e catastrofi ambientali, creato a partire dall’esperienza vissuta dalla Compagnia durante la drammatica alluvione del maggio 2023 in Emilia Romagna. In scena Nicola Borghesi su testi di Enrico Baraldi, dello stesso Borghesi e di Riccardo Tabilio. Tutti concordi nello spiegare: “Un album di fotografie è una macchina del tempo: ogni immagine custodisce una storia, ogni storia apre una finestra su un altrove, verso noi stessi di ieri, verso i nostri cari, verso i luoghi che abbiamo vissuto. Lo spettacolo esplora il confine tra ricordo e oblio, tra memoria che sfuma e memoria che resiste: quella fisiologica, segnata dal tempo e dalle malattie; quella materiale, travolta da catastrofi come un’alluvione che cancella tracce di vita; quella sociale, che dimentica ciò che siamo stati e ci rende incapaci di immaginare ciò che potremmo diventare”.

Attraverso una “spazialità non frontale”, proiezioni audiovisive e forme teatrali di presa diretta, la compagnia raccoglie storie e immagini da comunità di tutta Italia e Europa, componendo un vero “album scenico” che ci invita a riflettere sulla memoria “come filo invisibile che ci lega al mondo e agli altri”.

Ispirandosi a un fenomeno naturale straordinario – le anguille che percorrono migliaia di chilometri per ritrovarsi e rinascere – lo spettacolo diventa “un viaggio poetico sulle tracce della vita, del tempo e del destino condiviso”.

E anche “Album”, al pari di tutti i “formati teatrali” realizzati da “Kepler 452”, si muove, dunque, nell’ambito del “teatro documentario”, spaziando dal coinvolgimento in scena di “non-professionisti” (o “attori-mondo”, come i “Kepleriani” preferiscono chiamarli), al “reportage”, alla creazione di “percorsi audioguidati” e ad altri dispositivi di emotiva interazione con lo “spazio urbano”.

Un modo singolare e felicemente bizzarro di “giocare sul serio al teatro”, che alla Compagnia bolognese ha portato premi e apprezzabili riconoscimenti. Tra i vari Premi, “Kepler 452” vince il “Premio Rete Critica” nel 2018 per “Il Giardino dei Ciliegi, trent’anni di felicità in comodato d’uso”, in cui il testo di Cechov incontra la storia di uno “sgombero abitativo” realmente accaduto. Nel 2020 vince, per il proprio percorso, il Premio “Gli asini”, attribuito dall’omonima rivista diretta da Goffredo Fofi e nel 2023 il “Premio Speciale Ubu” per il percorso di ricerca nell’ambito della realizzazione de “Il Capitale, un libro che non abbiamo ancora letto”.

g.m.

Nelle foto: immagini da “Album” (Ph. Elisa Vettori)