SPETTACOLI- Pagina 3

“ACTORMAN” in scena il 14 marzo con Simone Moretto

Il sipario su “ACTORMAN” si alza sabato 14 marzo e l’attore Simone Moretto mette in scena sé stesso, al Teatro Q77, a Torino

 

Spettacolo “One-man show” in cui ripercorre la sua vita, coinvolgendo il pubblico nell’esilarante e autoironico viaggio che attraversa vent’anni della sua carriera e della sua esistenza fino ad oggi.

Credo sia giusto sottolineare, prima di tutto, che “ACTORMAN” non è uno spettacolo qualsiasi; ma un particolare e suggestivo esempio di talento e bravura.

È un monologo -tutt’altro che facile- dietro al quale c’è un immenso e duro lavoro.

Sul palco c’è solo Simone.

Lui, con la potenza della sua recitazione, conduce tutta la serata avvolgendo il pubblico in un’autentica esperienza emozionale indimenticabile.

Ed è proprio così che emerge tutta la caratura di questo artista; risultato di un innato talento, che ha saputo coltivare e fare crescere con la costante e seria preparazione, in anni di studio appassionato e rigoroso.

La definizione migliore di cosa comporti questo “One-man show” me la diede proprio Simone Moretto quando lo intervistai a lungo per “Il Torinese quotidiano online”:

«… occorrono sfrontatezza e coraggio infiniti. Per esempio, è impegnativo tenere la scena in un teatro pieno con un monologo; implica una mole di lavoro che gli altri non vedono… ma non sai quanta fatica per arrivare lì!».

 

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L’attore Simone Moretto si racconta

Dunque “ACTORMAN” è l’occasione da non perdere per ammirare la bravura di questo talentuoso interprete camaleontico, in continua e rapida ascesa; tra fiction tv, film, teatro e pubblicità.

Lo spettacolo -il cui testo è stato scritto da Massimo Pica e Giampiero Perone- era già andato in scena al Teatro Gioiello una settimana prima che dilagasse il Covid. Fu subito un grande successo, con il teatro pieno, 500 persone; purtroppo fermato dall’epidemia.

Ora, Simone Moretto, riprende laddove il progetto era stato interrotto, perché ha un legame particolarmente profondo con “ACTORMAN”.

 

È la sua storia. A partire da quando era ragazzino e viveva in uno sperduto paesino della Valle D’Aosta in cui non accadeva mai niente. É cresciuto lì, dove negli anni 80 c’era solo una videoteca e si potevano prendere 3 VHS per volta.

Ma è proprio allora che ha iniziato a vedere tutti i film dei grandi maestri, ed incominciato ad accarezzare l’idea che la sua strada, forse, poteva essere quella della regia.

Poi ci sono state le peripezie degli inizi, gli stati d’ansia dei primi provini, per arrivare infine all’approdo dei grandi set cinematografici. Le fiction e i film stranieri dove, come una mosca bianca, spiccava come unico attore italiano capace di misurarsi con produzioni a stelle e strisce; ovvero, una gran bella sfida! Egregiamente vinta!

Oggi è un attore affermato, conteso da teatro, tv, cinema e pubblicità. Ha validi agenti che lo rappresentano nel mondo, perché il suo è uno sguardo che punta sempre anche oltreconfine. In questo è parecchio favorito dall’essere poliglotta, valore aggiunto che gli consente di destreggiarsi facilmente sui set di tutte le latitudini.

 

È capace di calarsi perfettamente in molteplici ruoli che spaziano dal cattivo (che ama moltissimo), all’uomo buono ed eroe positivo, al rappresentante della legge, o ancora, nella straripante e contagiosa comicità di “Forbicifollia”, che, sempre nell’intervista per “Il Torinese quotidiano online” definì:

«….spettacolo che adoro e ho fatto più a lungo nella vita; sono in scena da 16 anni ininterrotti con oltre 2000 repliche. É un giallo comico, ma interattivo. Il pubblico impazzisce all’accendersi delle luci in sala e le indagini le svolge lui».

 

Allora appuntamento con “ACTORMAN”: concentrato di bravura, presenza scenica ed autoironia.

Sul palco, al centro della scena e attore unico, Simone Moretto, ci conduce dietro le quinte della vita e del mondo di un attore.

Scoprirete follie, fragilità, sfide, discese e risalite di chi ha scelto un mestiere che gli consente di vivere mille vite oltre la sua.

Tutto raccontato con strategica ed affascinante autoironia….perché la grandezza di un uomo, ancor prima che dell’attore, è saper ridere di se stesso.

LAURA GORIA

 

Sabato 14 Marzo 2026 Ore 21,30 Teatro Q77 Vertigo Live di Corso Brescia 77 a Torino

Acquisto biglietti sito: www.teatroq77.it

 

 

 

 

 

 

 

“L’uomo dei sogni”, incubi e divertimento di una perfetta commedia

Al Gobetti, sino a domenica 15 marzo

Sfiora il cinema, in dose minima, magari con uno sguardo sghembo e velocissimo, la nuova commedia di Giampiero Rappa – che anche la dirige e ne ricopre vari ruoli – “L’uomo dei sogni”, in scena al Gobetti sino a domenica prossima per la stagione dello Stabile. Che dovrebbe assolutamente essere visto. Perché nel titolo ti torna alla mente inevitabilmente l’eguale titolo dell’hollywoodiano Kevin Costner mentre in quel Joe Black, che soppianta il Giovanni Bizzarro del protagonista, torni facilmente al biondino Brad Pitt che prende le sembianze della Morte una trentina d’anni fa. Come pensi che Rappa non può non essersi ricordato di Calderon o del mago Prospero per il quale “noi siamo della stessa stoffa di cui son fatti i sogni”. Ma forse non si tratta che di assonanze e di impalpabili libertà d’autore e tutto finisce qui. Perché il Giovanni in questione è un noto creatore di fumetti, di quelli che godono di agganci con la Marvel, da gran tempo esclusosi dal mondo e altezzoso, egocentrico, esasperato ed esasperante, anche assai originale e fantasioso, ormai insensibile a tutto e a tutti, pronto ad annullare le sue lezioni ad allievi che sognano di diventare cartoonist, da settimane barricato in casa sua, dove non entra anima viva. Sino all’arrivo della figlia Viola dalla Nuova Zelanda, fatidicamente incinta, gran frequentatrice del sesso maschile negli ultimi mesi, confusionaria ma con l’animo di riprendere in mano la situazione di papà, montatrice di successo anche e di un successo che cresce sino a toccare la collaborazione con Peter Jackson per il prossimo film.

Giovanni vive le giornate, e le notti soprattutto, tra i suoi personaggi e gli incubi che essi gli producono (la scena con tanto di siparietto per le apparizioni è di Laura Benzi), quelli che la sua fantasia ha già generato come gli altri che, simili a quelli che entrano misteriosamente in teatro durante le prove della commedia di Pirandello, ancora sono alla ricerca di una realizzazione propria. Trappole e materializzazioni, l’Uomo bianco e l’Uomo nero e terrificanti monaci, senza tralasciare il socio e lo psichiatra di Giovanni, funeree e odiose presenze; inquietudini e tormenti che vanno a invadere quella parasonnia di cui il protagonista sempre più soffre e ad attraversare con gli squarci di luce inventati da Gianluca Cappelletti l’anima buia che invade l’intero palcoscenico, i surreali dialoghi con il gatto di casa di cui è facile confondere nome e colore del pelo, anche un inevitabile “viaggio” che Giovanni/Joe è obbligato a compiere, introdotto da una coppia di steward e hostess, messi anche lì a rivendicate tutto quel mondo di sogni che il teatro porta con sé (“perché, in fondo, il teatro è questo:un luogo dove la realtà e l’immaginazione si fondono, dove gli incubi possono essere sconfitti e i sogni possono diventare possibili”, dice l’autore): inventando Rappa in 90’ un felice alternarsi – o un sapiente confondersi che a tratti sbilancia lo spettatore – tra realtà e sogno, tra momenti che s’avvicinano al dramma e altri decisamente divertenti o decisamente feroci, tutto quanto immerso in una favola acida. Alle incertezze iniziali di Viola – voglio tenere questo bambino oppure no? – si sostituiscono i piedi ben piantati per terra e una certa buona dose d’affetto della vicina di casa, di mestiere poliziotta, pronti a ridare un briciolo di speranza e a far quadrare i conti: perché alla fine Giovanni un viaggio lo farà, i suoi personaggi si apriranno alle immagini delle nuvole viste dagli oblò e la visita alla figlia in Nuova Zelanda, dove farsi veramente chiamare nonno, ci sarà davvero. Davvero? o sarà ancora l’ennesimo sogno nelle giornate del protagonista?

L’uomo dei sogni” è un testo attuale, di quelli che t’accorgi scritti bene, che non gira mai a vuoto, senza sbavature, in maniera convinta, capace di coinvolgere lo spettatore anche in quella sua girandola di conscio/inconscio, di pastiglie prese secondo i canoni e ridotte a piacimento, un testo di depressioni e di sostegni, di risate (tanto per far la vita meno amara, avrebbe detto un tempo il grande attore malincomico), bello e tutto da ri-pensare. Di quelli che ti metti in poltrona e ammiri, lo sguardo perso lontano e dentro se stessi, come il protagonista quando contempla il mare: accresciuto nei propri valori da un eccezionale quartetto d’attori, da Nicola Pannelli – in altre occasioni uno degli assi portanti dello Stabile torinese, un’occasione per tutte il padre bilioso della “Gatta” di Williams messa in scena da Lidi -, voce fatta salire dal basso, grande nei rancori come negli squarci di positività, ad Elisabetta Mazzullo che è Viola, accattivante e disperata e solare presenza resa con grande convincimento, dallo stesso Giampiero Rappa alla divertentissima Lisa Galantina, che si sdoppiano e si triplicano, come tanti fuochi d’artificio, che “fanno voci” come il compianto Robin Williams di “Mrs. Doubtfire”.

Elio Rabbione

Le immagini dello spettacolo sono di Achille Lepera.

Il barbiere di Siviglia nella Palazzina di Caccia di Stupinigi

Lirica a corte

 

Il primo appuntamento della rassegna domenicale del TSN nel Salone d’Onore della Palazzina di Caccia di Stupinigi è un omaggio alla lirica italiana.

Considerato il capolavoro di Gioachino Rossini, Il barbiere di Siviglia (Roma, Teatro di Torre Argentina, 1816) è una delle più scoppiettanti opere buffe della tradizione musicale italiana. Musicata su libretto di Cesare Sterbini tratto dall’omonima commedia di Beaumarchais del 1775, mette in scena la forza dell’amore giovanile che supera convenzioni e convenienze sociali, interessi economici e intrighi di palazzo. Un grande affresco che deride la società del bel mondo settecentesco e che rivoluziona l’opera buffa, opera di un geniale ventitreenne pesarese che, grazie alla fama ottenuta con quest’opera, divenne il più richiesto compositore del primo Ottocento.

La rassegna Lirica a Corte è organizzata da TSN Teatro Superga Nichelino in collaborazione con STM Scuola del Teatro Musicale e Fondazione Ordine Mauriziano.

PROGRAMMA

Ecco ridente in cielo (Conte)

Largo al factotum (Figaro)

Fra momenti io torno… All’idea di quel metallo(Bartolo, Conte, Figaro, Rosina)

Una voce poco fa (Rosina)

Ma bravi! Ma benone!… Donne donne, eterni dei(Rosina, Figaro)

Ora mi sento meglio… A un dottor della mia sorte(Bartolo, Rosina)

Fredda ed immobile… Mi par d’esser con la testa(Rosina, Bartolo, Conte, Figaro)

Venite signorina… Vedete che gran cosa (Conte, Bartolo, Rosina)

Ah, qual colpo inaspettato (Rosina, Conte, Figaro)

Di sì felice innesto (Figaro, Rosina, Conte, Bartolo)

CREDITI

Figaro (baritono): Gabriele Nani

Conte d’Almaviva (tenore): Michele Galbiati

Rosina (soprano): Anna Bordignon

Bartolo (basso): Cesare Filiberto Tenuta

Al pianoforte: M° Paolo Grosa

Guida il concerto: Roberto Tagliani

Info

Domenica 15 marzo 2026, ore 19

Musical a Corte

Salone d’Onore della Palazzina di Caccia di Stupinigi – Nichelino (TO)

Il barbiere di Siviglia

Biglietti: prezzo unico 38,50 euro

011 6279789 biglietteria@teatrosuperga.it

www.teatrosuperga.it

IG + FB: teatrosuperga

Orari biglietteria: dal martedì al venerdì dalle 15 alle 19

I biglietti si possono acquistare presso la biglietteria del Teatro Superga, sul luogo dell’evento nei giorni di spettacolo dalle ore 18, online su Ticketone.it

MARA MARTELLOTTA

“IGirl”, indimenticabile performance di Federica Rosellini su testo di Marina Carr

Federica Rosellini, magnetica e intensa interprete di “IGirl”, performance tratta dall’omonimo testo della grande drammaturga irlandese Marina Carr e in scena al teatro Astra fino a domenica 15 marzo, evoca in scena la potenza di quegli spiriti della letteratura e del mito che abbiamo imparato ad amare generazione dopo generazione. Se il teatro incarna ciò che resta dell’esistenza al termine della memoria, Federica Rosellini è poesia della rappresentazione, corpo archetipico di donna che pare emergere in superficie per la prima volta, ponte necessario tra la magia e lo stupore di chi osserva qualcosa di antichissimo nel momento della rinascita.

“IGirl” è un inno alla ferita che fiorisce, all’intimo sangue che scorre dietro gli occhi indomiti della donna. Federica Rosellini, attraverso il corpo tatuato, è il prodromo della parola di fronte alle pitture rupestri dei primi uomini, è il canto, la danza continua che molto tempo dopo sarebbe stata alla base del lirismo, è la sequoia millenaria che, pur rassegnandosi a morire sotto la scure dei pionieri, accoglie il futuro attraverso il sacrificio della voce di Walt Whitman. In un’epoca in cui la scomparsa del sacro sembra andare di pari passo alla svalutazione di ciò che è vivo e respira, la performance dell’attrice trevigiana assume un valore ancora più significativo in rapporto ai tatuaggi portati in scena, cicatrici sfuggite alla dimenticanza, simboli che legano il passato al presente.

Ad accompagnare Federica Rosellini nel viaggio di “IGirl”, esperienza sciamanica e sensoriale che fonde teatro, videoarte e musica, vi è una gallina (meccanica), creatura biologicamente in grado di piangere, ma incapace di farlo. Nella sua impossibilità di lacrimare si riflette quella delle donne di questo poema, che non versano lacrime e sono chiamate a sostenere l’insostenibile senza concedersi né pianto né rabbia. Inoltre, come tutti gli uccelli, la gallina è un dinosauro, un dinosauro aviano, superstite di un leggendario mondo perduto, nostra compagna e testimone di ciò che è stato, sotto un cielo che piange cenere.

Esiste un racconto enigmatico, il più breve nella storia della letteratura, scritto dal guatemalteco Augusto Monterroso, che nella performance di Federica Rosellini pare una rivelazione, il senso ultimo da cui ripartire. Il racconto è il seguente:

“Quando si svegliò, il dinosauro era ancora lì”.

Le interpretazioni sono molteplici, ma dopo aver visto “IGirl” viene quasi facile pensare che, in fin dei conti, sia il dinosauro il vero protagonista del racconto, il dinosauro che al risveglio ritrova il suo mondo.

“IGirl è un’epopea dei corpi minoritari: i corpi che la Storia ha sacrificato o dimenticato, i corpi femminili, queer, animali selvatici, spirituali. Tutti i corpi non conformi  che il potere ha marchiato come anomali, impuri, indegni. La lunga violenza del patriarcato, dell’impero teologico e coloniale ha edificato la propria idea di ‘umano’ sull’esclusione e la cancellazione dell’altro. IGirl smaschera questo fondamento stragista, rivelando come ogni nostra identità sia costruita sulle rovine di ciò che abbiamo distrutto. E in quei corpi minoritari e nelle loro ferite trova la possibilità di una nuova rinascita. In questo paesaggio in trasformazione, si staglia il femminile mostruoso. Le ‘Mostresse’, figure marginali, ibridate, cancellate dagli eroi maschili della mitologia, ritornano a reclamare la propria voce. Necessità di un femminile non pacificato, selvatico, che unisce la ferita alla forza di rinascere”.

“IGirl” di Marina Carr – performer e regia Federica Rosellini – traduzione di Monica Capuani e Valentina Rapetti – video Rä di Martino – musica originale Daniela Pes – sound designer GUP Alcaro – disegni, costumi e tatuaggi Simona D’Amico – scenografia Paolo Villani – light designer Simona Gallo – aiuto regia Elvira Berarducci – assistente alla regia Barbara Mazzi.

Lo spettacolo è una coproduzione TPE-Teatro Piemonte Europa, Teatro Stabile Bolzano, Elsinor-Centro di Produzione Teatrale, in collaborazione con Festival delle Colline Torinesi

 

Gian Giacomo Della Porta

“E mi manca il respiro Eppure sono viva”

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Music Tales, la rubrica musicale 

“Ah, non mi sento le gambe
Ah, dove sono le braccia?
E mi manca il respiro
Eppure sono viva
Sento che sorrido
E io non l’ho deciso”
Al Festival di Sanremo, ogni anno, arrivano canzoni destinate a rimanere e altre che passano più velocemente. Tra quelle che meritano di restare, secondo me, c’è senza dubbio “Sei tu”, il brano presentato da Levante, una delle artiste più raffinate e autentiche della musica italiana contemporanea, ovviamente dal mio punto di vista.
Levante, nome d’arte di Claudia Lagona, è una cantautrice siciliana che negli anni si è costruita uno spazio tutto suo nel panorama musicale italiano. Fin dal suo esordio ha dimostrato di avere uno stile riconoscibile: una scrittura personale, poetica e spesso profondamente emotiva, capace di unire delicatezza e intensità. Non è soltanto una cantante, ma una vera autrice, capace di raccontare storie e sentimenti con una sensibilità rara.
Con “Sei tu”, presentata al Festival di Sanremo quest’anno, Levante ha portato sul palco una canzone che racchiude perfettamente la sua identità artistica. Il brano parla d’amore, ma non nel modo più scontato: è una dichiarazione intima, quasi sospesa, fatta di immagini e parole che sembrano nascere direttamente dall’anima. La cosa che colpisce di più è che il pezzo è scritto interamente da lei, un dettaglio che oggi non è così scontato come dovrebbe essere. In un’epoca in cui molte canzoni nascono da team infiniti di autori, vedere un’artista che firma da sola il proprio brano è un segno di autenticità e coraggio artistico…oltre che di grande bravura.
Anche sul palco Levante ha dimostrato tutta la sua eleganza. La sua esibizione è stata essenziale ma intensa, capace di trasmettere emozione senza bisogno di effetti spettacolari. C’era qualcosa di estremamente raffinato nel modo in cui ha interpretato la canzone: la voce, lo sguardo, la presenza scenica. Persino l’abito. Tutto contribuiva a creare un momento delicato e sincero, in cui la musica tornava ad essere soprattutto racconto ed emozione.
Proprio per questo motivo, personalmente credo che Levante avrebbe meritato la vittoria. Non solo per la qualità della canzone, ma per ciò che rappresenta: un’artista completa, capace di scrivere, interpretare e dare forma a un universo musicale coerente e riconoscibile. “Sei tu” non è soltanto una canzone del Festival, ma una piccola dichiarazione di stile in un contesto dove spesso prevale l’effetto immediato.
Forse non ha vinto la gara, ma ha lasciato qualcosa di più importante: una canzone elegante, sincera e profondamente personale. E a volte, nella musica, è proprio questo che conta davvero.
Buon ascolto
“Se non ricordi che amore t’abbia mai fatto commettere la più piccola follia, allora non hai amato.”
(William Shakespeare)
CHIARA DE CARLO
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Ecco a voi gli eventi da non perdere:

Nichelino, Rewind al Teatro Superga

ADRIANA CAVA DANCE COMPANY E LA PIROUETTE DI GIORGIA MARTINA UNISCONO I TALENTI NELL’ARTE DI TERSICORE

Sabato 14 marzo alle 20,30 Adriana Cava Dance Company in scena con La Pirouette di Giorgia Martina: “L’altalena dei ricordi“ e “Note d‘autore“ le due performance sul palcoscenico nichelinese

Due passioni per la danza e la poesia uniscono le forze per creare uno spettacolo denso di sogni e di musiche famose e coinvolgenti: ecco la genesi artistica di “Rewind” in scena sabato 14 marzo alle 20,30 presso il Teatro Superga di Nichelino.

Nata da un’idea di due protagoniste della danza italiana come Adriana Cava e Giorgia Martina, la performance artistica fa il pieno di energia, trovando un punto d’incontro ma anche la luce di un progetto comune che esalta la bellezza e l’armonia della danza.

La prima parte dello spettacolo infatti, vedrà come protagonisti i ballerini de La Pirouette: la scuola di danza di Giorgia Martina andrà in scena con “L’altalena dei ricordi”, con le forme dei corpi in movimento che diventano strumento di bellezza in un susseguirsi di atmosfere allestite in un caleidoscopio di colori e ombre, reali o fiabesche: un viaggio nel passato, che ci porterà in un’atmosfera di altri tempi. I ricordi sbiaditi si coloreranno grazie a note variegate in un mix di stili che da lontano ci riportano al giorno d’oggi.

«La fantasia e il talento illumineranno il palcoscenico in un caleidoscopico insieme di colori – afferma Giorgia Martina, direttrice artistica de La Pirouette -, così come la danza nelle sue molteplici espressioni. Diciamo che il parallelo è presto fatto, per questo abbiamo scelto questo fil rouge per la prima parte dello spettacolo».

Giorgia Martina, diplomata insegnante di danza a Cannes, si dedica da oltre 20 anni alla promozione dell’arte coreutica. Ha danzato per numerose compagnie di rilievo sia in Francia che in Italia con Dance Concept, Teatro Nuovo e Teatro di Torino, partecipando a numerose tourneè internazionali. Membro del Cid, Conseil International de la Danse, fonda nel 2013 la scuola di danza “La Pirouette” per formare giovani allieve e allievi attraverso la danza classica, moderna e contemporanea.

La seconda parte di Insieme per la Danza sarà guidata dall’Adriana Cava Dance Company con lo spettacolo “Note d‘autore”, ideato da Adriana Cava. L’elemento principale sarà la scelta accurata di brani musicali di autori di qualità italiani e stranieri. La danza e la musica daranno vita a coreografie ricche di emozioni,di passione,di gioia e di spiritualità,che metteranno in risalto l’armonia dei corpi in movimento dei danzatori della Compagnia, interpreti di grande valore artistico ed espressivo.

«Uno spettacolo per sognare e rivivere le emozioni che solo la danza e la poesia sanno creare – spiega Adriana Cava, direttrice artistica della omonima compagnia -. Vogliamo donare speranza e gioia al pubblico dando spazio all’arte e alla cultura: è il nostro modo per dare il benvenuto alla primavera che ormai è alle porte».

Adriana Cava, danzatrice, insegnante e coreografa, ha saputo creare un suo stile caratterizzato da un elevato livello tecnico e da una grande espressività: ogni anno organizza numerosi spettacoli e rassegne che porta in tourneè in Italia e all’estero.

La Adriana Cava Dance Company è una delle più importanti realtà italiane nel settore della danza Jazz, una compagnia che esprime un’attenzione estrema alla qualità, alla professionalità, all’alto livello tecnico ed artistico insieme alla scelta musicale.

Per info e biglietti ci si può rivolgere alla segreteria de La Pirouette, cell 329/917.64.72: il costo è di 15 euro per i biglietti interi, 10 euro per i bambini fino a 10 anni di età.

In alternativa si possono contattare i seguenti indirizzi mail: jazzballet@virgilio.it, info@adrianacava.it oppure ancora chiamare la segreteria del Jazz Ballet, al numero telefonico 389/66.316.57, dal lunedì al giovedì dalle 16.30 alle 19.

Camaleontika, cinque appuntamenti tra aprile e dicembre 

Dopo la conclusione dell’ultimo triennio sostenuto dal circuito teatrale regionale e una campagna di raccolta fondi che ha coinvolto pubblico e territorio, la rassegna teatrale Camaleontika torna ad Almese con i cinque appuntamenti della sua dodicesima edizione, che si svolgerà tra l’11 aprile e il 12 dicembre 2026. Camaleontika, organizzata da M.O.V. – Moderne Officine Valsusa e dalla compagnia Fabula Rasa all’Auditorium Magnetto di Almese, con il convinto e costante sostegno del Comune di Almese, che ha rinnovato anche per il 2026 il proprio impegno a favore del progetto culturale, si presenta in una nuova veste, più raccolta ma non meno significativa, frutto di una scelta condivisa e di un rinnovato patto tra organizzatori, amministrazione e comunità. Con la conclusione del triennio sostenuto dal circuito Piemonte dal Vivo, e non essendo rientrata nel nuovo bando triennale regionale, la rassegna ha scelto di ripensare il proprio assetto organizzativo, attivando una campagna pubblica di sostegno che ha coinvolto spettatori, cittadini e realtà del territorio. La raccolta fondi, conclusa il 31 gennaio 2026, insieme al rinnovato sostegno dell’Amministrazione comunale, ha permesso di garantire la continuità del progetto, costruito in undici anni di attività e più di cento titoli ospitati, dimostrando concretamente quanto Camaleontika sia percepita come un bene culturale condiviso. Un segnale importante che ha ribadito la centralità della rassegna come spazio di comunità. Fin dalla sua nascita, Camaleontika ha concepito e promosso il teatro non soltanto come proposta artistica, ma come strumento di crescita culturale, sociale e civile, capace di favorire incontro, riflessione e pensiero critico. La dodicesima edizione si articolerà in cinque appuntamenti capaci di attraversare musica, teatro contemporaneo, teatro-circo e narrazione contemporanea, mantenendo l’attenzione ai linguaggi del presente che hanno sempre caratterizzato la rassegna. Ad aprire la stagione, l’11 aprile 2026, sarà il concerto “Progetto Faber – Le Nuvole”, omaggio a Fabrizio De André, nato nel 2024 in occasione dei 25 anni dalla sua scomparsa. Sul palco la BBB Band, formazione ufficiale composta da Rosa Marchetto, Andrea Bona, Ivano Pincelli, Roberto Bertinetti, Gianni Lucco Castello, Teo De Angelis e Pieraldo Bona, affiancata da giovani musicisti coinvolti nel progetto, per un concerto che intreccia memoria, impegno e condivisione.

Il 23 maggio sarà la volta di “Dal Sottosuolo Underground”, spettacolo scritto e interpretato da Barbara Mazzi e Francesco Gargiulo, con consulenza artistica di Marco Lorenzi e drammaturgica di Enrico Pastore, prodotto da A.M.A. Factory in coproduzione con Teatro Libero di Palermo nell’ambito del progetto Fahrenheit 2020 #ArtNeedsTime, ideato da Il Mulino di Amleto e ispirato al celebre romanzo “Memorie dal sottosuolo” di Fëdor Dostoevskij. Lo spettacolo si compone di due atti unici che indagano solitudine, scelte etiche, dolore e rinascita, restituendo un teatro intenso e fisico.

Dopo la pausa estiva, l’Auditorium Magnetto ospiterà, il 10 ottobre prossimo, il concerto dei Real Tune, gruppo vocale a cappella nato a Torino, formato da Martina Tosatto, Linda Misuraca, Eva Pagliara, Paolo Dolcet, Davide Motta Frè e Federico Zappino. Cinque voci e un beatboxer danno vita a un repertorio italiano e internazionale interamente riarrangiato, dove la voce diventa orchestra e sperimentazione armonica.

Il 7 novembre spazio al teatro circense con “Juliet”, di e con Stefano Marzuoli, per la regia di André Casaca e la produzione di Teatro C’art. Si tratta di una rilettura in chiave comica e poetica di Giulietta attraverso lo sguardo del clown, che trasforma la tragedia shakespeariana in un racconto di innocenza, amore e fragile umanità.

La stagione si concluderà il 12 dicembre con “Freevola confessione sull’insostenibile bisogno di ammirazione”, di e con Lucia Raffaella Mariani, con l’assistenza alla regia e la drammaturgia di Lorenzo Maragoni e la consulenza al movimento scenico di Erica Nava. Una produzione di Trento Spettacoli, con il sostegno di Potenziali Evocati Multimediali, che affronta con ironia e lucidità il conflitto tra sguardo sociale e identità femminile, in un monologo generazionale potente e attuale. La direzione artistica è a cura di Beppe Gromi, insieme a Katia Bolognesi, Valeria Fioranti, Giuseppina Momblano e Francesca Zitti.

Info e biglietti: intero 12 euro – ridotto speciale 2 euro (associati M.O.V. – Moderne Officine Valsusa) Prevendite online: https://ticketitalia.com/teatro/camaleontika-2026 Per acquisto biglietti in teatro, è consigliata la prenotazione al numero 3348785494 dal lunedì al sabato dalle ore 10:00 alle 14:00 o all’indirizzo rassegnacamaleontika@gmail.com

Gian Giacomo Della Porta

“Il Papà di Dio”, le geometrie imprevedibili della famiglia

Giovedì 12 marzo, alle ore 21, e venerdì 13 marzo, alle ore 20, andrà in scena al Cineteatro Baretti, per la stagione Aurea Familia, la pièce teatrale “Il Papà di Dio”, per la scrittura scenica e la regia di Andrea Fazzini. Gli interpreti saranno Mary Bracalente, Andrea Filipponi, Sergio Licatalosi e Fernando Micucci.

In una stagione che esplora le geometrie imprevedibili della famiglia, “il Papà di Dio” del Teatro Rebis, liberamente tratto dalla graphic novel di maicol&mirco, è una tappa necessaria. L’indagine della nuova stagione del Baretti si intreccia con tematiche care agli autori: la solitudine, la morte, la relazione con l’altro e con il divino e l’esistenza, attraversate e deprivate da un approccio minimale e diretto. Tra ironia e lirismo, la compagnia marchigiana offre allo spettatore una riflessione pungente e poetica sul rapporto tra genitori e figli, sul fallimento e sulla responsabilità.
“Il Papà di Dio” ha un diavolo per capello, suo figlio è irrecuperabile, ha voluto creare il suo universo senza prima studiare. Il risultato è quello del nostro Universo. Un Universo dove si soffre, ci si ammala e si muore. Un Universo dove si lavora e si suda, un Universo tutto sbagliato, molto diverso da quello del Papà di Dio, che è meraviglioso, dove non esiste morte, dolore o fame, dove non si deve lavorare o faticare, dove non esistono i soldi. Dio però non ha voluto ascoltarlo. Riuscirà Dio a farsi accettare da suo Papà? E suo Papà riuscirà a comprendere il suo povero Dio?

Info e biglietteria: anyticket.it – alla cassa disponibili il giorno dello spettacolo

Cineteatro Baretti – via Baretti 4, Torino

Mara Martellotta

“Il raggio bianco”, un thriller psicologico tra suoni sinistri e luci taglienti

Di Sergio Perattini, per la regia di Arturo Cirillo

Debutta al teatro Gobetti martedì 17 marzo prossimo , alle ore 19.30, la pièce teatrale dal titolo “Il raggio bianco” di Sergio Pierattini, per la direzione e la regia di Arturo Cirillo. In scena Milvia Marigliano, Linda Gennari, Raffaele Barca. Sono di Dario Gessati le scene, i costumi di Gianluca Falaschi e Anna Missaglia, le musiche di Paolo Coletta e le luci di Aldo Mantovani.

Arturo Cirillo dirige ‘Il raggio bianco’, un thriller psicologico tra suoni sinistri e luci taglienti. Al centro della scena una madre e una figlia , due solitudini che si graffiano, si sfiorano, si sopportano. L’appartamento milanese che le ospita è un teatro di sospetti, silenzi e segreti. Il testo di Sergio Pierattini, vincitore del Premio Flaiano, scritto per Milvia Marigliano, è una commedia noir, cruda e ironica, specchio della nostra epoca. Accanto a lei Linda Gennari nel ruolo della figlia, in un’atmosfera fumosa, in cui si declina la dialettica non sempre serena tra le due donne.
Malaffare, ricordi, affetti, tutto potrebbe far sembrare di essere all’interno di un romanzo di Simenon, per quel suo gioco di relazioni familiari che si rivelano particolarmente originali, fino all’inattesa conclusione.

“Perché “il raggio bianco”? Cos’è? Un segno, una speranza, un’utopia? In un mondo, quello che Pierattini tratteggia con lucido e sapiente cinismo, fatto di mediocrità di sentimenti ed aspirazioni – spiega il regista Arturo Cirillo –  l’aspetto trascendentale  mi appare come un contro canto necessario rispetto allo stillicidio dei giorni che lui descrive. Nella città simbolo dell’economia e del lavoro, Milano, una madre e una figlia vivono dentro un mondo fatto di piccole e miserevoli azioni, ma in loro sembrerebbe esserci qualcos’altro, una devianza, qualcosa che non torna. Sono due ladre, ma non come i ladri maledetti di Jean Genet, sono due ladri in fondo comuni, come certi personaggi scialbi, provinciali e ossessivi di Simenon. Rubano per necessità, le meschine necessità del vivere di tutti i giorni. Rubano perché la madre Anna, per le sue frustrazioni e lasua ignoranza, non sa fare altro, ma è  soprattutto una donna irrealizzata, con una storia matrimoniale senza soddisfazione e un rapporto con la figlia anaffettivo oltre che malsano o forse malsano perché anaffettivo.
Questo piccolo universo di medietà viene visitato da un anelito quasi metafisico  che non per forza bisogna comprendere. Sia Anna sia la figlia Giulia parlano di qualcosa di luminoso che potrebbe rendere la vita meno avara di sogni e aspettative. Il raggio bianco è  anche quella luce che inonda le due donne all’arrivo del terzo personaggio, Matteo. La sua apparizione è  l’incidente, la novità che fa crollare il fragilissimo ma fortemente abitudinario equilibrio. Matteo, che da subito si è inserito nella loro casa e nella loro vita, esce dalla casa e dalla storia come un  perdente, un povero ragazzo senza talenti o aspirazioni , che si approfitta della fragilità altrui.
Viene da pensare a certe tristi e desolate storie di Giovanni Testori. Solo che qui c’è il teatro che, grazie alla bravura degli attori e alla felice scrittura drammaturgica, fa vivere questa vicenda tra squallore e sogno, infelicità e ridicolo, dramma e beffa”.

Teatro Gobetti via Rossini 8
“Il raggio bianco” dal 17 al 22 marzo 2026
Teatro Nazionale di Genova, Teatro Stabile di Torino, Teatro Nazionale

Biglietteria Teatro Carignano piazza Carignano 6
Orari da martedì a sabato dalle 13 alle 19, domenica dalle 14 alle 19. Lunedì riposo

biglietteria@teatrostabiletorino.it
Acquisti online su www.teatrostabiletorino.it
Tel 0115169555

Mara Martellotta

Interplay, 26esima edizione del festival di danza contemporanea

Dal 26 maggio a Torino  diretto da Natalia Casorati

Il festival Interplay è giunto alla sua 26esima edizione e torna a Torino come uno degli osservatori più lucidi sulla danza contemporanea in Italia. Sotto la direzione artistica di Natalia Casorati e curata dall’associazione culturale Mosaico Danza, la rassegna vedrà protagonisti dal 26 maggio al 27 giugno 2026, con due appuntamenti speciali il 3 luglio e il 16 settembre, tre teatri, cinque spazi multidisciplinari e numerosi contesti outdoor, dai quartieri centrali alle periferie, in un dialogo costante tra arte e città.

Il cartellone conta 28 spettacoli e 9 prime nazionali: 14 creazioni italiane, 12 proposte internazionali da 7 Paesi europei e 3 extraeuropei, per un confronto dinamico che intreccia visioni poetiche, astratte, coreografiche e eterogenee. Tra le voci internazionali figura la compagnia belga WOOSHING MACHINE, che apre il festival con “Ma l’amor mio non muore/Epilogue”: Carlotta Sagna, Alessandro Bernardeschi e Mauro Paccagnella pongono con graffiante autoironia una domanda bruciante sul destino dei nostri corpi. Lëila KA presenta “Maldonne”, creazione corale per cinque danzatrici, nominata per l’International Dance Prize 2025 al Sadler’s Wells di Londra: fragilità, ribellione e identità plurali del femminile in una partitura che va da Shostakovich a Lara Fabian.

Il collettivo (LA)HORDE, direttori del Balletto Nazionale di Marsiglia, coreografi del Celebration Tour di Madonna, propone “People Used to Die” per i 15 danzatori di Equilibrio Dinamico, trasformando i codici del club underground in una riflessione potente su massa e memoria del corpo. Completano il panorama GN/NC, Gui Nader e Maria Campos, con “Natural order of things”, la compagnia spagnola ERTZA con il duo mozambicano UN’WE, sulle diseguaglianze del mondo globalizzato, e il coreografo libanese Bassam Abou Diab, con una creazione partecipativa nata in residenza al Living Lab di Mosaico Danza.

Il programma nazionale restituisce con forza la vitalità della danza contemporanea italiana: la compagnia Zebra, di Chiara Frigo e Silvia Gribaudi, propone “Pas de cheval”, ironico duetto di Andrea Costanzo Martini e Francesca Foscarini, che smonta con ironia le dinamiche di potere nello spettacolo dal vivo. La pluripremiata Lost Movement  porta nel quartiere di Barriera di Milano “dancehALL”, creazione techno-urban in cui quattro stili di ballo diventano un rito collettivo pulsante. Il focus nazionale si infittisce con la prima nazionale di “Studi per M.” di Stefania Tansini, Premio UBU 2022, ispirata a Marcel Proust e alla memoria sensoriale del corpo, e con il ritorno di Daniele Ninarello, che trasforma la trasmissione del movimento in gesto politico e poetico. A chiudere la sezione Francesco Marilungo, Premio UBU 2024 come miglior spettacolo di danza, con “Cani lunari”: ritualità, trance e immaginari del femminile arcaico sono sospesi tra terrestre e divino con il paesaggio sonoro di Vera di Lecce, tra elettronica ibrida e tradizione salentina. Il focus nazionale si concluderà il 3 luglio con Claudio Massari, che proporrà “STRANO”, un universo interiore caotico e poetico, dove il corpo diventa campo di tensione tra desiderio, costrizione e immaginazione.

Interplay è da sempre un festival che intercetta il talento nascente: Adriano Bolognino, reduce dall’apertura delle Olimpiadi invernali Milano-Cortina 2026, propone un duetto sulla fragilità dei legami umani; Francesca Santamaria, selezionata da Aerowaves, propone la sua satira sulla performatività digitale; Parini Secondo, con il musicista Bienoise, trasforma il salto della corda in partitura sonora. Vittorio Pagani indaga i meccanismi di produzione della danza; Pablo Ezequiel Rizzo mette in dialogo iconografie antiche e contemporanee con il premiato “Sex.exe”; a chiudere sarà il collettivo Lattea con “Moraine Capitolo I”, anteprima attenta alla sostenibilità con costumi della Fondazione Pistoletto, perché anche il modo in cui si crea la danza è già un atto politico e poetico.

Interplay non è soltanto un festival che vuole mostrare, ma anche pensare: il 26 maggio il talk “Le forme della danza” apre una riflessione sull’eredità artistica di Anna Sagna, pioniera torinese della danza moderna, con il professor Alessandro Pontremoli dell’ateneo torinese e il collettivo Vie. Il 4 giugno “PANIC ROOM. Giovani corpi, urgenze del presente” trasforma il palco in laboratorio: artisti come Bolognino, Porcelli e (LA)HORDE dialogheranno con il direttore della Fondazione TRG Emiliano Bronzino e l’associazione Tiarè su identità, immaginazione e costruzione di sé nelle nuove generazioni.

Info: per il programma completo e le modalità d’accesso agli spettacoli visitare il sito www.mosaicodanza.it

Mara Martellotta