SPETTACOLI- Pagina 3

Al Teatro Grande Valdocco il “Riccio Music Day- Voci per la Vita”

Sabato 18 aprile , dalle ore 18 alle 23, si terrà al Teatro Grande Valdocco il “Riccio Music Day- Voci per la vita”, giunto alla sua seconda edizione, un evento varietà costituito da due interventi musicali di trenta minuti di Alberto Fortis e sei mini conferenze di grandi personalità del mondo del giornalismo, dell’attivismo e dell’ambientalismo.
La serata sarà condotta dal veterinario Massimo Vecchetta, presidente del Centro Recupero Ricci “La Ninna”, dal vice presidente della medesima Davide Stanic e dalla conduttrice televisiva Erica Comoglio.
Tra gli ospiti figurano Luca Mercalli, Moni Ovadia, Sabrina Giannini, Martina Marchiò e naturalmente Alberto Fortis. Ospite speciale in video, collegamento dall’India, Vandana Shiva.

I grandi nomi presenti all’evento verranno premiati con la “riccia d’oro”, un riconoscimento simbolico dato a personalità del mondo dello spettacolo e della musica che hanno dedicato la loro vita alla protezione degli animali, alla tutela dei diritti umani e alla salvaguardia della biodiversità.  Il premio lo scorso  anno è  stato ricevuto dalle grandi personalità  come Brigitte Bardot, Brian May, Bruno Bozzetto, Andreas Hoppe, che hanno scritto la prefazione per il libro “75 kg di felicità”.

Vandana Shiva è una scienziata, ecologista, attivista  e scrittrice indiana molto nota per il suo impegno in difesa della biodiversità,  dei semi tradizionali, dell’agricoltura contadina e della sovranità alimentare. È diventata famosa per le sue critiche all’agricoltura industriale  e alle multinazionali che operano nel settore agroalimentare. Tra le voci più autorevoli al mondo sui temi della biodiversità e della sovranità alimentare, è  stata insignita nel 1993 del Right Livelihood Award, noto come Premio Nobel alternativo, per aver posto donne ed ecologia al centro del dibattito sullo sviluppo.

Luca Mercalli, noto climatologo, meteorologo e divulgatore scientifico,  presidente della Società Meteorologica Italiana, è  esperto di cambiamenti climatici e ghiacciai alpini e dirige la Rivista Nimbus, collabora con testate nazionali, rendendo accessibili i dati sul clima.
Spesso ospite di importanti trasmissioni televisive è  estremamente noto per il suo grande impegno verso la sostenibilità. Luca Mercalli verrà premiato  per il suo ultimo libro “Breve storia del clima in Italia. Dall’ultima glaciazione al riscaldamento globale “, pubblicato da Einaudi nel 2025, in cui ripercorre l’evoluzione climatica del nostro Paese intrecciando storia, scienza e cronaca ambientale. Si tratta di un viaggio che aiuta a comprendere come il cambiamento climatico stia già trasformando profondamente l’Italia.

Moni Ovadia è  oggi considerato uno dei più prestigiosi e popolari uomini di cultura ed artisti della scena italiana, è attore, drammaturgo, scrittore e cantante. Figura poliedrica, è anche  un intellettuale  politicamente impegnato, noto per le sue posizioni emergenti il sostegno dei diritti umani . Sarà  premiato per il suo costante impegno civile e per la sua voce libera, sempre schierata dalla parte dell’umanità, della dignità delle persone e dei diritti dei popoli, anche di fronte alle tragedie del nostro tempo.

Sabrina Giannini, inviata di Report, conduttrice e autrice del programma televisivo “Indovina chi viene a cena” di RAI 3, sarà premiata per il rigore delle sue inchieste di grande impegno civile e sociale e per la sua informazione scomoda e coraggiosa che indaga sui temi ambientali e della sostenibilità. Le sue inchieste sono capaci di far luce sugli interessi delle multinazionali e di difendere il diritto del cittadino a un’alimentazione consapevole, sana e informata.

Verrà  conferito un riconoscimento anche a Martina Marchiò, infermiera, operatrice sanitaria e responsabile medica dei Medici senza Frontiere nella striscia di Gaza, dove è  tornata a metà giugno 2025. Si definisce “infermiera zen”, utilizzando i suoi profili social per sensibilizzare sui conflitti nei luoghi in cui lavora.

Alberto Fortis è poeta, cantautore, musicista eclettico, voce intensa e pianista sensibile, che ha segnato la musica italiana con brani immortali come “Milano e Vincenzo” e “La sedia di Lillà”, unendo pop, rock e cantautorato in uno stile inconfondibile e visionario. Alberto sarà premiato per la sua carriera artistica attraversata da una profonda sensibilità umana, capace di dare voce , attraverso la musica e la parola,  ai valori della dignità,  del dialogo e della fratellanza.

“L’impegno del Centro Recupero Ricci La Ninna a tutela della biodiversità e degli animali prosegue senza sosta. Dopo il successo dei due concerti organizzati lo scorso anno e la pubblicazione del fumetto “75 KG di felicità “ che racconta la mia storia  attraverso la penna geniale e raffinata di Roberta Morucci, e che è  stato tradotto già in tre lingue con le prefazioni illustri di Brigitte Bardot, Brian May, Bruno Bozzetto e Andreas Hoppe, con questo concerto talk contiamo di attirare l’interesse del pubblico torinese verso la nostra realtà  e la tematica della conservazione ambientale e la difesa dell’ecosistema,  che è centrale per la sopravvivenza non solo dei ricci, ma di tutte le specie, compresa l’uomo” – afferma Massimo Vacchetta, presidente del Centro recupero Ricci La Ninna. Durante la serata vi sarà  anche l’intervento di Marco Anelli, autore e produttore televisivo fondatore di GTV Channel, piattaforma che is dedica ai temi della tutela degli animali, ambito nel quale promuove campagne di sensibilizzazione e contenuti informativi.

Mara Martellotta

All’Auditorium Arturo Toscanini l’Ottetto di fiati dell’Orchestra Rai

Per “Le domeniche dell’Auditorium”, protagonista domenica 29 marzo, alle 11.30

Domenica 29 marzo, alle ore 11.30, presso l’Auditorium Rai Arturo Toscanini di Torino, sarà protagonista del quarto appuntamento del ciclo di concerti cameristici “Le domeniche dell’Auditorium” l’Ottetto di fiati dell’OSN della Rai. L’inizio del concerto sarà eccezionalmente alle ore 11.30 per motivi legati all’evento sportivo che coinvolgerà, quel giorno, il centro cittadino. Il concerto è registrato su Radio 3, che lo trasmetterà domenica 5 aprile alle 21.30. In apertura, la formazione propone l’Ottetto-Partita in fa maggiore op.57 di Franz Krommer. Composta nel 1806, e nota anche come “Harmoniemusik op.57” è la prima delle tredici partiture che il compositore ceco dedicò a questo ensemble. A seguire l’Ottetto-Partita in mi bemolle maggiore, unico contributo a questa formazione del virtuoso austriaco Johann Nepomuk Hummel, celebre allievo di Mozart. In chiusura, l’Ottetto di Fiati dell’OSN Rai renderà omaggio a Wolfgang Amadeus Mozart con la Serenata n.11 in mi bemolle maggiore K 375. Concepita originariamente per un sestetto (due clarinetti, due corni e due fagotti), la Serenata fu in seguito rielaborata dallo stesso autore per otto elementi con l’aggiunta di due oboi: una versione che, pur arricchendo l’impasto timbrico, preserva la centralità della sonorità dei clarinetti. L’Ottetto di fiati è composto da Lorenzo Alessandrini e Nicola Scialdone, oboi; Salvatore Passalacqua e Lorenzo Russo, clarinetti; Chiara Taddei e Mattia Venturi, corni; Alexander Grandal, Hansen-Schwartz e Simone Manna, fagotti, cui si aggiunge Antonello Labanca, contrabbasso.

I biglietti per il concerto, proposti a prezzo unico di 5 euro, sono in vendita online sul sito dell’OSN Rai e presso la biglietteria dell’Auditorium Rai di Torino, in piazza Rossaro – 011 8104996.

Mara Martellotta

Stupinigi: per Lirica a Corte, il Rigoletto

Domenica 29 marzo, alle ore 19, per lirica a corte nella Palazzina di Caccia di Stupinigi, nel Salone d’Onore, andrà in scena il Rigoletto, che fa parte della rassegna domenicale del TSN .

Lirica a Corte è  organizzata dal TSN Teatro Superga Nichelino in collaborazione con STM, Scuola del Teatro Musicale e Fondazione Ordine Mauriziano.

Rigoletto, opera  rappresentata per la prima volta al teatro La Fenice a Venezia nel 1851, rappresenta il primo capitolo della “trilogia popolare” di Giuseppe Verdi. L’opera mette al centro dell’attenzione uno “sconfitto”, un buffone di  corte, gobbo e deforme, di cui si raccontano i timori, le ambizioni, le antipatie e i propositi di vendetta.
L’opera ne descrive anche le sconfitte e le piaghe del cuore, che lo condurranno ad essere la causa della morte dell’amata figlia Gilda.
Ispirato al dramma “Le roi s’amuse” di Victor Hugo, l’opera sposta l’ambientazione dalla Francia a Mantova, trasformando un celebre sovrano , libertino, in un meno gaudente e anonimo duca di provincia.

Info

Domenica 29 marzo 2026 ore 19

Lirica a corte

Salone d’Onore della Palazzina di Caccia di Stupinigi, Nichelino ( Torino)

Rigoletto

Biglietti prezzo unico 38.50 euro

Tel 0116279789 biglietteria@teatrosuperga.it

Mara Martellotta

Al Museo Nazionale del Cinema di Torino “B.B. Le maiuscole dell’eros”

Venerdì 27 marzo 2026 – ore 17 – Cinema Massimo – Via Verdi 18 – Torino
Il Centro Pannunzio promuove l’incontro con Pietrangelo Buttafuoco dedicato a Brigitte Bardot

Venerdì 27 marzo alle ore 17, al Cinema Massimo di Torino/Museo del Cinema (Via Verdi 18), si terrà l’incontro “B.B. Le maiuscole dell’eros”, appuntamento culturale promosso dal Centro Pannunzio e dedicato alla figura di Brigitte Bardot, icona del cinema e dell’immaginario collettivo del Novecento.

Protagonista dell’incontro sarà Pietrangelo Buttafuoco, presidente della Fondazione La Biennale di Venezia, che terrà una lectio magistralis sul tema “BB, le maiuscole dell’eros”, offrendo una riflessione sulla forza non solo cinematografica ma anche simbolica e culturale di Brigitte Bardot.

Nel corso dell’appuntamento verrà inoltre conferito a Pietrangelo Buttafuoco il Premio “Mario Soldati 2026”. Interverrà Enzo Ghigo, presidente del Museo Nazionale del Cinema. 

A chiusura di serata, ci sarà la proiezione del film “Piace a troppi” di Roger Vadim. 

Brigitte Bardot ha rappresentato per intere generazioni un’idea di femminilità capace di andare oltre gli stereotipi, contribuendo a definire un’immagine della donna moderna che ha lasciato un segno profondo nell’immaginario collettivo. Figura emblematica della Francia che ha inciso nella cultura europea del secondo Novecento, Brigitte Bardot è stata anche una voce importante nella difesa degli animali e dell’ambiente con la sua fondazione omonima. I suoi film restano lo specchio di un’epoca storica cruciale, tra trasformazioni sociali, desiderio di libertà e nuovi linguaggi dell’identità.

Piace a troppi” è il titolo italiano di Et Dieu… créa la femme (And God Created Woman), film francese del 1956 diretto da Roger Vadim, al suo esordio alla regia. Ha come protagonista Brigitte Bardot, affiancata da Jean-Louis Trintignante Curd Jürgens. Questo film è considerato il film simbolo dell’ascesa di Brigitte Bardot a mito internazionale. Un’opera che, tra sensualità e ribellione, contribuì a ridefinire l’immagine della donna nel cinema e nel costume dell’epoca.

IL CENTRO PANNUNZIO 

Il Centro Pannunzio è un’associazione culturale laica, indipendente e apartitica fondata a Torino nel 1968 da Arrigo Olivetti, Mario Soldati, Pier Franco Quaglieni e altri giovani studiosi, in omaggio alla figura e all’eredità intellettuale di Mario Pannunzio. Da oltre cinquant’anni rappresenta un presidio di vita culturale, libero da appartenenze politiche o religiose, aperto a tutti coloro che desiderano confrontarsi con idee, pensieri e esperienze diverse. Il Centro promuove un ricco calendario di attività — incontri tematici, presentazioni di libri, conferenze, dibattiti, tavole rotonde e corsi — con l’obiettivo di favorire una riflessione critica sul presente attraverso la conoscenza del passato, senza filtri ideologici. Accanto all’impegno culturale, organizza itinerari d’arte, visite guidate, viaggi culturali e occasioni di incontro con protagonisti della cultura, dell’arte e della società. Insignito nel 1979 della Medaglia d’Oro ai Benemeriti della Cultura, della Scuola e dell’Arte dal Presidente della Repubblica, il Centro Pannunzio è noto per la sua vocazione pluralista, per la cura dell’archivio storico e per la pubblicazione periodica di testi e atti culturali che arricchiscono il dibattito civile italiano. 

Informazioni: https://www.centropannunzio.it/attivita.asp

Concerto di Primavera dell’Accademia di Sant’Uberto alla Reggia di Venaria

Domenica 29 marzo, alle ore 17, presso la Sala Diana della Reggia di Venaria, il Concerto di Primavera aprirà la rassegna musicale dell’Accademia di Sant’Uberto, “Cerimoniale e Divertissement 2026-early music today”. La scelta del repertorio, con Vivaldi, Albinoni e Galuppi, ci introduce nel contesto barocco veneziano restituendone tutta la vivacità e l’emozione. Non a caso, lo spettacolo è concepito in relazione all’evento “All’ombra dei ciliegi in fiore”, che anima i giardini della Residenza Sabauda. Il dialogo tra il patrimoni UNESCO “materiali” e “immateriali”, la Reggia e la musica, con i corni da caccia delle partiture vivaldiane, tra lo spazio ordinato dei giardini e il bosco della Mandria, offre al visitatore l’opportunità di immergersi in una realtà coinvolgente, tra passato e presente. Il collegamento temporale è affidato alla comunità di “pratica immateriale vivente” che, in questo caso, detiene un’arte musicale.

Vivaldi fu in primo luogo un compositore d’opera, un uomo di teatro a tutto tondo. Sotto questo aspetto il primo brano, tratto dal Bajazet (o il Tamerlano) RV 703, costituisce una sorta di dramma in miniatura. L’organico prevede una coppia di corni da caccia, archi e basso continuo, ed è rimodellato in modo continuativo per dar vita a combinazioni sempre nuove nel segno dell’agilità e della trasparenza. Il concerto RV 738 in fa maggiore, fin da subito ci immerge nell’atmosfera evocativa associata agli strumenti protagonisti, i successivi movimenti si susseguono come per effetto di un sorprendente cambio di scena. Il concerto per oboe, archi e basso continuo op.9 N 2 in re minore di Tomaso Albinoni, si sviluppa con sensibilità ed eleganza piena di spirito, con un Adagio dove l’oboe accende una melopea intensa. Dopo Vivaldi e Albinoni, con il mutare della sensibilità, si cercano vie nuove che ritroviamo in Galuppi, nel “Concerto a quattro” in re maggiore, che appare già di per sé evocativo di una pronunciata vocazione all’intimismo.

Il progetto è sostenuto dal Ministero della Cultura, dai bandi riservati ai patrimoni immateriali dell’UNESCO e da Fondazione CRT. In questo quadro, l’Accademia di Sant’Uberto tiene presso la sede operativa della Reggia di Venaria corsi di corno da caccia barocco, propedeutici ai concerti, mettendo a disposizione strumenti musicali originali.

L’evento è incluso nel biglietto di visita alla Reggia.

Reggia di Venaria – Sala di Diana – piazza della Repubblica 4, Venaria Reale – 011 4992300

Mara Martellotta

Prix Jeunesse International, con 12 giovani giurati torinesi 

Ha fatto tappa anche a Torino il Prix Jeunesse International, il principale evento Internazionale dedicato alla televisione e ai media per bambini e ragazzi, che culmina nel festival che si tiene a Monaco di Baviera in Germania e le cui fasi preparatorie coinvolgono i giovani di cinque Stati, Canada, Ecuador,  Kosovo e Taiwan e appunto Italia in qualità di giurati.
La giuria italiana è  stata organizzata e coordinata dalla società  di produzione torinese Indyca e formata da 12 ragazzi  e ragazze di età  compresa tra gli 11 e i 15 anni di Torino e città limitrofe che si sono trovate alla Scuola Holden per guardare i cortometraggi candidati, riflettere su ciascuno di essi e poi scegliere, tramite votazione, il migliore.
Il giudizio finale verrà  svelato durante l’evento che si terrà dal 29 maggio al 3 giugno prossimo a Monaco di Baviera. In competizione per il PRIX JEUNESSE 2026 otto cortometraggi documentari e otto brevi film di fiction provenienti da tutto il mondo, selezionati appositamente da un team di esperti Internazionale per sottoporli al giudizio dei giovanissimi giurati. I voti della giuria italiana confluiranno insieme alle preferenze delle altre quattro giurie di Canada, Taiwan, Ecuador e Kosovo.

Per info bruni@indyca.it
Mara Martellotta

Eppure… “A casa lo sapevo”

Protagonista un giovane supplente, allo “Spazio Kairos” va in scena lo spettacolo che racconta la scuola d’oggi

Venerdì 27 marzo, ore 21

Scusate se vado sul personale, ma un po’ mi ci sono ritrovato. E immedesimato. Pur se dai miei primi anni di supplenza in varie scuole torinesi (per ognuna un mondo a sé, universi spesso improbabili eppur possibili, anzi possibilissimi) un bel po’ di anni sono passati. Senza però mai togliermi di dosso l’idea che ogni tempo ha in fondo la scuola che si merita. E del resto non potrebbe che essere così. E’ o no la “scuola”, come ogni altra Istituzione (famiglia compresa), riflesso specchiato dei tempi che le corrono addosso? Certo che sì! E allora non deve stupirci più di tanto anche il volto di quella “scuola” protagonista, con tutti i suoi paradossi e le sue inverosimili (ma quanto vere!) realtà descritte in “A casa lo sapevo”, lo spettacolo teatrale – riflessione acuta e dissacrante sul mondo dell’istruzione – che andrà in scena allo “Spazio Kairos” di via Mottalciata, a Torino, venerdì prossimo 27 marzoalle 21. Produzione firmata “Chronos3” e “Industria Scenica” per il cartellone curato da “Onda Larsen” e scritta a più mani da Vittorio BorsariTomas LeardiniGiulia LombezziMarcello Mocchi e Camilla Zanini, la piéce vede in scena lo stesso Leardini (attore riminese, formato all’Accademia “Paolo Grassi” di Milano) insieme a Marcello Mocchi, diretti dalla regia di Vittorio Borsari. Al centro della narrazione, il “povero” Leonardo Bassi, un giovane supplente di Italiano che si ritrova proiettato in una dimensione scolastica surreale, un microcosmo “dove le certezze pedagogiche si sgretolano sotto il peso di una quotidianità fatta di paradossi e scontri generazionali”. La sua è una vera e propria “odissea”, la tragicomica guerra quotidiana di un disarmato (e disarmante!) Don Chisciotte dalla lancia spuntata e senza neppure il fedele Sancho Panza al fianco (ma con i terribili e irridenti “Mulini a vento”, quelli sì!), stretto tra due armate che non gli danno requie: quella di “bellicosi genitori” invadenti e (ancora peggio!) di “colleghi ormai disillusi”. Nel bel mezzo, il “poveretto”, il buon Leonardo, che tenta, e ce la mette tutta, di gestire situazioni al limite dell’assurdo, come una “stampante” dell’Istituto che sembra aver abbracciato la “fede comunista” (?) e due bidelli incaricati della sua improbabile riparazione.

In questo scenario caotico emerge la presenza silenziosa ma, forse per questo ancor più “rumorosa”, di una “classe invisibile”: sono i ragazzi della “terza generazione” o “Generazione Alpha” (educati da genitori spesso “Millenials”e rappresentanti i primi veri nativi digitali “puri”) osservati, giudicati e talvolta temuti dagli adulti, che provano a trovare il proprio spazio vitale in un sistema che fatica a comprenderli. “Lo spettacolo diventa così il palcoscenico di un’ora di ricevimento perenne, dove scuola e famiglia si trasformano in universi in collisione pronti a intaccare ogni residua convinzione del giovane docente”. E chi mai vorrebbe trovarsi nei suoi panni? Eppure, rendiamocene ben conto, sono i panni che ogni giorno si mettono addosso, da casa a scuola, tanti giovani (o meno giovani) insegnanti d’oggi. E che si tengono addosso, senza cercare vie di fuga ma superando sé stessi per dare, in qualche modo, una dritta alle “cose”. Impresa, diciamolo pure, spesso destinata a un miserevole insuccesso.

Attraverso ottanta minuti in cui la risata s’intreccia alla sorpresa e, sempre dietro l’angolo, al surreale, lo spettacolo “solleva – è stato giustamente annotato – una domanda esistenziale che assilla chiunque si interfacci con le nuove generazioni: ne varrà veramente la pena? Con un linguaggio fresco e una comicità che non rinuncia alla profondità, la compagnia bresciana porta a Torino una commedia necessaria per ridere delle nostre fragilità educative e riflettere sul futuro di chi, tra i banchi, sta ancora imparando a respirare”.

Per info: “Spazio Kairos”, via Mottalciata 7, Torino; tel. 351/4607575 o www.ondalarsen.org

Gianni Milani

Nelle foto: immagini di scena

Riparte da Torino la Deejay Ten ideata da Linus

Domenica 29 marzo prossimo ripartirà da Torino la Deejay Ten, dopo il successo della scorsa edizione che ha visto la partecipazione di oltre 60 mila persone. un debutto che ha già fatto registrare il tutto esaurito per la prima tappa del 2026 della corsa itinerante, non agonistica, firmata Radio Deejay e ideata da Linus, che da vent’anni continua a coinvolgere centinaia di migliaia di runners provenienti da tutto il Paese.

Con due percorsi differenti, da 10 e 5 km, adatti a ogni età e capacità atletica (il primo rivolto alle persone dai 16 anni in su, il secondo accessibile a tutti) la Deejay Ten rappresenta l’appuntamento ideale per trascorrere una domenica mattina all’insegna dello sport e del divertimento da condividere con famigliari e amici. La tappa di Torino, che ha ottenuto il patrocinio del Comune di
Torino, sarà capitanata da Linus che, come da tradizione, darà il via alla corsa alle ore 9.30. Insieme al Direttore artistico ed editoriale di Radio Deejay vi saranno anche Diego Passoni, La Vale, Danilo da Fiumicino, Furio, Giorgio e Vic, che con la loro ironia e simpatia accompagneranno i partecipanti durante tutta la mattinata.

Piazza Castello ospiterà il Deejay Village, luogo di ritrovo dove sarà possibile richiedere informazioni, ritirare pettorale e maglia nelle giornate di sabato 28 marzo (dalle ore 10.00 alle ore 19.00) e di domenica 29 marzo (dalle ore 7.00 alle ore 9.15), e partecipare ai riscaldamenti muscolari precorsa a ritmo di musica.  Per Torino le maglie fornite dallo sponsor tecnico adidas saranno di colore verde acqua per il percorso da 10km e rosa per quello da 5km. I runners, oltre alla t-shirt ufficiale e al pettorale, riceveranno anche chip (usa e getta) per rilevamento cronometrico, assicurazione RC e assistenza medica, medaglia di partecipazione, sacca ristoro finale.

Dopo la tappa di Torino, la Deejay Ten approderà a Bari il 19 aprile, proseguirà a Treviso il 17 maggio e arriverà a Milano per il gran finale del 4 ottobre.

Per info su percorsi e iscrizioni: https://deejayten.deejay.it/

Gian Giacomo Della Porta

“Rocky”, storia d’amore e di rivincita, uno spettacolo pensato in grande

Ad accompagnare la ripresa di “Rocky” sul palcoscenico dell’Alfieridove già aveva debuttato nell’ottobre del 2024, poi lunga tournée a teatri sold out – riproponiamo la recensione dello spettacolo, a testimonianza di un successo decretato allora in primo luogo dalla regia di Luciano Cannito. Uno spettacoli solido ed emozionante, perfetto nella sua struttura drammaturgica e nella sua ampia cornice musicale, nelle coreografie e nelle interpretazioni. Un importante cambio, quello del protagonista maschile, dove Pierpaolo Pretelli ha lasciato il posto al maturo Mario Ermito, già in questa stagione apprezzato come Adamo Pontipee in “Sette spose per sette fratelli”. A riformare la coppia del tutto convincente di quel musical Giulia Ottonello, di cui ancora una volta riapprezzeremmo le eccellenti doti canore e interpretative, bravissima davvero nell’offrire al pubblico momenti che incantano, pieni di alta professionalità e di una passione che raramente s’incontra oggi su un palcoscenico. Ancora una volta, buon divertimento.

A poco più di trent’anni dalla sua comparsa sugli schermi, nel 2008 l’American Film Institute lo inserì al 57mo posto della classifica dei migliori cento film statunitensi di tutti i tempi e due anni prima era stato scelto per la preservazione nel National Film Registry della Biblioteca del Congresso. Un gran bel risultato d’eccellenza per un film che, economicamente, con una lavorazione conclusa in meno di un mese, aveva stanziato un budget di poco più di un milione di dollari e se ne era visti tornare a casa intorno ai 225. Come non credere che Sylvester Stallone, l’ormai mitico Sly, gran macinatore di sequel e di spin-off, attore pressoché sconosciuto sino al successo del primo capitolo, a cui nelle audizioni erano stati preferiti nomi già collaudati, Redford e Ryan O’Neal in primo luogo, non agguantasse l’occasione per portare sui palcoscenici, in compagnia di Thomas Meehan, il suo “Rocky”? Il boccone era ghiotto, la storia e le musiche anche lì potevano funzionare benissimo, la storia d’amore e di rivincita da un passato di povertà e di rinunce e di difficoltà anche al di là di un proscenio avevano i numeri giusti per portarsi appresso una gran bella quantità di pubblico. I sei mesi di repliche a Broadway e le candidature ai Tony Award furono il primo passo di un lungo successo.

Rocky the musical”, nella produzione di Fabrizio Di Fiore Entertainment, pensata in grande – una ventina di persone in scena e l’intero apparato tecnico, l’orchestra dal vivo in una di quelle buche che davvero a teatro non vedi più, la direzione musicale e gli arrangiamenti di Ivan Lazzara e Angelo Nigro, l’eccellente disegno luci di Valerio Tiberi, la struttura drammaturgica e l’esatto adattamento, la resa dei testi delle canzoni mai banali – e con la regia di Luciano Cannito, ha aperto nei giorni scorsi la stagione del torinese teatro Alfieri, affollatissimo in ogni ordini di posti, pubblico festoso e ricchissimo d’applausi, teso a sottolineare i momenti più forti o piacevoli della storia, un finale d’eccezione su tanto di ring a decretare fin d’adesso un successo che percorrerà sino ad aprile le tante tappe attraverso lo stivale. Perché il pubblico, giovane e meno giovane, pur preso dalla faccia televisiva io credo riesca a dimenticarla per circa le tre ore di spettacolo e non faccia troppa fatica a immedesimarsi, col sentirli davvero vicino a sé, in quei personaggi che cercano una rivalsa grazie sì con l’accarezzamento di un sogno ma attraverso la fatica, la dedizione, l’inseguire continuo un ideale che non è soltanto disciplina e punto d’arrivo ma altresì filosofia di vita. E lo spettacolo fa veramente la sua parte. “Musical mozzafiato” è stato detto ed è vero. Ci sono le musiche di Bill Conti e di Stephen Flaherty, c’è l’irruenza di alcune canzoni che hanno attraversato la vita di ognuno di noi, c’è l’iconico pugno alzato del campione, c’è una storia di fatica ma pure di poesia, disposta a contraltare che s’amplia in certi personaggi e in alcuni momenti valorizzati da una regia fatta certo di ampi lunghi poderosi movimenti, di una macchina teatrale che aziona con grande precisione e già funziona a meraviglia, e diverte, una regia che accomuna splendide e acrobatiche coreografie che non puoi non applaudire, ma anche capace di stringere perfettamente il campo, con mezzi tutti cinematografici, sui piccoli sentimenti, sulla agguerrita discesa ancora una volta sul ring del vecchio allenatore, sull’amore che nasce in una piccola stanza, in un angolo di palcoscenico ed è l’immagine della forza e del cercato rifugio mentre tutt’intorno le belle scenografie di Italo Grassi scorrono e sovrastano e costruiscono di volta in volta i vicoli e lo skyline di una Philadelphia piena di luci e di brume.

Lo spettacolo è l’affermazione di una autentica attrice dalla stupenda voce, che usa questa e le doti recitative che tocchi con mano a ogni intervento per entrare attraverso piccoli segnali e prepotentemente allo stesso tempo nella sua Adriana, per ispessire la debole commessa di un negozio d’animali stanca dei soprusi del fratelli e alla ricerca giorno dopo giorno della sua libertà e di un sentimento vero. Si chiama Giulia Ottonello, la si guarda, la si ascolta, con ammirazione, ti rendi conto a ogni passo di quanto riempia il palcoscenico… La Gloria di Laura Di Mauro, la proprietaria del negozio, voce e divertimento a vendere, e il Mickey di Giancarlo Teodori, il vecchio allenatore, sono due belle presenze, con ogni carta in regola. Da vedere.

Elio Rabbione

Nelle immagini di Valerio Polverari alcuni momenti dello spettacolo.

Beppe Puso vittima di un destino grottesco: “Il Grande Paraponzi”

GIOVEDI’ 26 MARZO ALLE 20 AL TEATRO BARETTI


Il Teatro Baretti di Torino si prepara ad accogliere, giovedì 26 marzo alle 20, il debutto del nuovo spettacolo di Beppe Puso intitolato “Il Grande Paraponzi”. Inserito come secondo appuntamento della Piccola Rassegna Culturale Torinese, giunta alla sua settima edizione sotto la direzione artistica di Max Borella e il patrocinio della Circoscrizione 8, l’appuntamento promette di trascinare il pubblico in una narrazione surreale e provocatoria. Al centro della vicenda c’è un antieroe postmoderno vittima di un destino grottesco: venduto a tradimento e ridotto in schiavitù in una cucina, l’uomo è costretto a confezionare sushi in un ristorante giapponese a gestione cinese. Questa premessa bizzarra diventa il pretesto per un’avventura epica, ricca di quello che l’autore definisce con ironia «pathos e altre parole di origine greca», che culmina nel tentativo di fuga e nella ricerca di una definitiva resa dei conti con il proprio nemico.

Beppe Puso, artista poliedrico noto come cantautore, scrittore e performer, firma qui il suo quarto lavoro teatrale confermando uno stile capace di fondere comicità e critica sociale. La sua carriera, segnata da riconoscimenti come il successo al Sanrito Festival e al Premio Buscaglione, oltre alla pubblicazione del volume “Il mio pesce gatto si mangia” da solo con la prefazione di Giancarlo Bozzo, emerge pienamente in questa favola per ogni età. Attraverso il registro dell’assurdo e dell’ironia, Puso trasforma una storia apparentemente superflua in una riflessione necessaria sulla condizione umana contemporanea.

Beppe Puso è un punto fermo di ogni edizione di questa rassegna, all’interno della quale debutta quest’anno lo spettacolo. «Anche nel 2026 propone un titolo originale frutto del suo modo poliedrico e surreale modo di interpretare il mondo e di presentarlo al pubblico – spiega Max Borella, direttore artistico – Un piccolo spettacolo dell’assurdo nostrano, un affaccio leggero, ma non troppo, a un problema grande come la dignità».

L’appuntamento di via Baretti 4 si configura, dunque, non solo come un momento di intrattenimento, ma come una tappa fondamentale di un percorso culturale che mira a raccontare il presente attraverso estetiche originali e voci fuori dagli schemi. “Il Grande Paraponzi” incarna perfettamente l’obiettivo del Circolo Arci Sud di offrire sguardi inediti sul mondo, partendo dai corpi e dalle storie di chi lo abita. Gli spettatori saranno chiamati a scoprire chi sia realmente questo misterioso protagonista, partecipando a un’esperienza teatrale che rifugge gli stereotipi per abbracciare l’allegoria politica e la pura invenzione narrativa, confermando Beppe Puso come uno degli interpreti più originali della scena torinese attuale.

Inizio spettacoli alle 20.

Il Cineteatro Baretti è in via Baretti 4 a Torino. Info solo whatsapp 351-9288169; circolo.sud@gmail.com.

Biglietto: 13 euro. Tesserati Arci: 12 euro. Biglietti in vendita su OOOH.EVENTS.