Cosi lo voglio ricordare. Sono passati la bellezza di 43 anni. Era l’ 8 luglio e moriva Ferdinando Tosetto. Tutti lo chiamavano Nando. Il 26 agosto avrebbe compiuto 58 anni. Troppo presto. La camera ardente fu allestita in via Porpora sede della Flm. Federazione lavoratori metalmeccanici.
36 ore di processione ininterrotta, per tutti noi un vero calvario. Il suo impegno politico cominciò trent’anni prima, tra il partito comunista ed il sindacato. Eletto in commissione interna alla Grandi Motori e segretario della 9^ sezione PCI. Poi alla sera studio sui testi sacri del Marxismo e Leninismo. Una partenza fulminante. Ma non tutto era rosa e fiori. Da un lato la Fiat lo blandiva e dall’altro lo minacciava. Obbiettivo fargli mollare l’ attività politica e sindacale in azienda.
All’inizio degli anni 60 il Pci . Candidato naturale per diventare parlamentare. La tradizione voleva
che un operaio di Barriera fosse onorevole. Gli preferirono altri. La sua colpa essere troppo
polemico. Prima incolpò Roasio, segretario del PCI provinciale, della sconfitta alla Fiat. La Fiom
crollò dal 57% dei consensi al 25%. Poi, addirittura condannò l intervento sovietico in Ungheria.
Era in buona compagnia con Calvino, Spriano e Giolitti, ma erano solo loro. E il Partito non
perdona. Guai a parlarne fuori, il centralismo democratico imperversa. Tant’e’ che seppi il tutto
da altri, presenti, molti anni dopo. Lui con me e in famiglia parlava poco, se non niente. E i miei
bellissimi ricordi si perdono nella notte dei tempi. Quando mi portava in cantina insegnandomi
come si imbottiglia il vino. Le passeggiate in montagna con mia madre dove vedevo il suo
scuotere la testa. Solo molto dopo capii che lo avevano fatto fuori politicamente, insomma.
Ma di amici e compagni ne aveva a iosa. Come Emilio Pugno ed Aventino Pace. Loro erano stati
licenziati dalla Fiat per rappresaglia politica diventando i grandi capi della Fiom e poi della CGIL.
Dopo anni di isolamento e di fame, letteralmente parlando, visto che non si potevano permettere
uno stipendio, risorsero nel 1962. Gli operai Fiat dopo otto anni ritornarono a scioperare. Il
Ghiaccio è rotto. L’operaio massa si era arrabbiato.
Basta cottimo, basta salari da fame e basta condizioni di lavoro inumane.
Persino Vittorio Valletta cominciò a capire che il suo tempo stava finendo.
Nando fu chiamato prima nella segreteria provinciale e poi regionale Fiom. Responsabile
organizzativo e amministratore delle casse del sindacato. Aumentavano gli iscritti. Da quattro
compagni isolati ed emarginati a 100 mila iscritti solo nella provincia di Torino. Una potenza in
tutti i sensi.
Lontani anche gli anni in cui il partito comandava su tutto. Proporzionale con ‘ aumento delle
lotte e l’esplosione del ’68 e ’69. In Francia il ’68 fu soprattutto studentesco. In Italia soprattutto
operaio. Anche qui il PCI capì in ritardo ma capì. In altri posti proprio non capì. I sovietici
non si smentivano invadendo ed occupando la Cecoslovacchia. Mi ricordo, in un intervento di
mio padre la battuta: Lenin era per la dittatura del proletariato, non sul proletariato. Seppur lentamente il PCI tentava di cambiare.
Ma cambiare non è facile altro ricordo diretto. Avrò
avuto 15 anni. La Camera del Lavoro aveva sede in via Principe Amedeo, nel cuore di Torino. Un
freddo becc , sotto nel cortile continuava la discussione con Bruno Trentin che voleva sostituire
le commissioni interne con i consigli di fabbrica di gramsciana memoria con qualche accento
sovietizzante.
Mentre i primi avevano come eletti solo operai specializzati (la cosiddetta aristocrazia operaia)
nei consigli tutti potevano essere eletti di quel reparto e di quello spezzone di catena di
montaggio. Mio padre non era d’accordo con Aventino Pace. Dall’ altraparte Emilio Pugno e Bruno
Trentin. Vista la giovane età non capii molto. Anche qui realizzai dopo. Lìoggetto del contendere
era: chi dirige il movimento operaio verso l’immancabile vittoria del socialismo? Tanta ma
tanta passione, indubbiamente. Di quelle persone, di quei compagni si è rotto lo stampino.
Ed era nella logica delle cose. La Storia non può ripetersi e ripetendosi diventa farsa. Sia Nando
che io siamo citati in un libro scritto da Lorenzo Gianotti. Da Gramsci a Togliatti i comunisti sotto
la Mole. Ne sono orgoglioso perché l’unico che ha seguito le orme del padre. Complicato seguire
le orme di questi personaggi che sono entrati appieno nella Storia con la esse maiuscola.
Padri troppo alti come una montagna da scalare. Enrico Cavallito vorrebbe essere il mio editore.
Vorrebbe, ancorché, oramai 4 anni fa ho avuto un’idea: scrivere un libro intervista con Mio
padre morto 43 anni fa. Partendo da corso Vercelli (Grandi Motori) e attraversando tutto
corso Vercelli per prendere un pullman fino a Viù dove si trascorrevano le vacanze agostane.
Ti devi dare una mossa Patrizio perché stanno morendo tutti. Questione di età
Ma ‘ indolenza è una brutta bestia. Anche ricordare, a volte, è una brutta bestia.
Dobbiamo comunque ricordare è nostro dovere per i nostri figli. Ed in questi tempi il ricordo
aiuta. Ciao Pa’, del resto mai e poi mai potrei dimenticarti.
Non parlavamo tanto. Negli ultimi anni molti mi raccontavano di te. Come quell’ operaio che mi
confessò di sentirsi in colpa nei tuoi confronti. Gli operai del reparto avevano l’ ordine di non rivolgerti
la parola . Ti aspettavano a 500 metri per chiederti scusa. Paura di essere licenziati. Volevano
licenziarti per furto nascondendo pezzi di motore nella borsa. Solo la tua precisione ti aiutò.
Non eri un martire e come tutti gli umani avevi molti difetti. Con il pregio della coerenza pagata
a duro prezzo. Da uomo libero quale eri. Inarrivabile , indubbiamente. Questo mio scriverti è un
modo per rappacificarmi con Te.
Lettera ad un padre tanto amato. Ed anche questo l’ho capito dopo. Ciao Pa’.
Patrizio Tosetto
Nelle farmacie hanno registrato un calo nelle vendite delle mascherine, rimaste introvabili per mesi. Siamo in un momento in cui risale il contagio e c’e’ troppa gente irresponsabile che mette in gioco la salute propria e quella degli altri. Il rispetto della vita nostra e degli altri – va ribadito con forza – è un valore a cui non possiamo e non dobbiamo rinunciare. Troppi stupidi ribaldi circolano indisturbati e il caso del manager veneto tornato dall’estero che ha infettato persone in modo irresponsabile, grida vendetta. E‘ un esempio di cretineria e di disprezzo della comunità in cui si vive, che va sanzionato, senza se e senza ma. Dobbiamo tutti darci una regolata perché quest’anno bisogna convivere con il virus, senza illuderci di essere usciti dal tunnel. Nel budello di Alassio domenica c’erano persone ammassate e senza mascherina. E parliamo di una città vistosamente toccata dal Coronavirus alla fine di febbraio. Persino Zingaretti, il segretario del Pd e il peggiore presidente di Regione, secondo il Sole 24 ore, ha tardivamente capito che oggi bisogna stare molto attenti. Qualche mese fa parlava di ritorno alla normalità ,andando spavaldamente e irresponsabilmente a brindare a Milano ai Navigli. Oggi è lo stesso ministro Speranza a chiedere negli aeroporti controlli dei viaggiatori che rientrano dall’estero e controlli ferrei su migranti che continuano a sbarcare ,creando problemi anche di ordine sanitario. L’Italia non può più farsi carico di queste realtà perché siamo un paese alle corde ,entrato in una crisi economica comatosa. Siamo noi che dovremmo essere aiutati e non certo noi ad aiutare altri, come sostengono quelli che hanno smarrito quella che Weber chiamava l’etica della responsabilità. Le ONG devono scegliere altri porti , quelli italiani non possono continuare ad essere disponibili . Le regole della pandemia vanno fatte rispettare a tutti .Anche per i migranti l’estate 2020 non può essere un’estate di sbarchi continui. Se non vogliamo tornare chiusi in casa a Ferragosto ,dobbiamo comportarci in modo responsabile. Personalmente ho minacciato un esposto ai Carabinieri nei confronti di gente che circola all’interno degli ascensori senza mascherine. Gente barbara, in fondo forse neppure degna di vivere, perchè non rispetta la vita degli altri e neppure la propria. L’esempio di Trump che ha festeggiato il 4 luglio ,provocando migliaia e migliaia contagi è l’espressione più vistosa di un’indecenza e di una irresponsabilità totale che va condannata senza riserve. E’ il peggiore presidente degli Stati Uniti in assoluto. Speriamo che la festa del 14 luglio in Francia riveli un’altra responsabilità da parte di Macron. In Italia Conte pare ormai disinteressato alla pandemia dopo mesi di comparsate televisive continue. Oggi è alla prese con la pandemia economica, ma non sa decidere o non può decidere. E’ fermo in mezzo al guado e non sa frustare i cavalli, per ripetere una metafora di Nenni. Chiudere tutto e’ stato relativamente facile, riaprire diventa un’impresa difficile, se non impossibile. Sotto il profilo politico l’estate italiana è invece simile a tante altre estati con un governo balneare che fa pensare alla I I Repubblica ,preda di una rissa politica senza fine che rivela il degrado di un paese allo sbando. In fondo i tanti che vanno in giro senza mascherine e non rispettano le regole forse hanno il governo che si meritano. Tra il resto, sarebbe interessante sapere che fine hanno fatto gli assistenti civici del ministro Boccia . Era un’idea un po’ balzana, quasi uno stigma da regime illiberale, ma un controllo sui distanziamenti ci vorrebbe. Lo dimostrano i fatti. E anche in questo il Governo ha fallito.
Poi le strade tra i due si divaricarono per questioni che oggi non hanno importanza. Mellini, in realtà, combattendo per una giustizia giusta, anche come membro del CSM, oltre che come parlamentare, è stato un grande protagonista delle battaglie radicali e liberali, a partire da quella a favore di Enzo Tortora.

Immediate da parte dei Leo le felicitazioni al nuovo presidente Lions ed al suo direttivo con l’augurio di confermare sempre la preziosa e proficua collaborazione sul solco degli scorsi anni sociali.