IL COMMENTO di Pier Franco Quaglieni / Felice Balbo di Vinadio, uno dei pensatori e intellettuali italiani del secondo Novecento più liberi ed inquieti, diceva che è compito degli intellettuali quello di vigilare e guardare lontano, impedendo alla nave di finire sugli scogli, non quello di dare una mano per disincagliarla
Oggi siamo finiti sugli scogli e non si trova nessun intellettuale disposto a dare anche solo una mano. Un gruppo di oltre 150 intellettuali negli Stati Uniti ha avuto il coraggio di sottoscrivere un appello per difendere la libertà di opinione minacciata dalla nuova inquisizione del politicamente corretto che intende imbavagliare il dibattito presente e giudicare in modo manicheo e antistorico anche il passato con l’abbattimento di monumenti.
Morricone era del 1928 e nel 1946 aveva 18 anni. Espresse un giudizio non positivo sul vecchio re Vittorio Emanuele III, ma giunse a dire che aveva pianto per Umberto II, il nuovo re che aveva suscitato tante speranze e che aveva comunque raccolto quasi 12 milioni di consensi. Morricone era un giovane, non era un vecchio ufficiale o un nobile legato alla corte sabauda Mio nonno che aveva combattuto nella Grande Guerra pianse,nel 1947 all’annuncio della morte in esilio del Re del Piave, come lo definiva lui.
media nell’istituto salesiano “San Giovanni Evangelista“ di Torino. Era un credente e un intellettuale di grande caratura morale e culturale, un’anima lunga, di quelle che lasciano il segno, un profeta nei tempi bui di grandi affanni e di confusione. Avevamo un amico in comune, Guido Ceronetti. Ambedue, Quinzio e Ceronetti, non si lasciarono sedurre dal ‘68, ma seppero andare controcorrente. Due esempi per me fondamentali, come quelli di Aldo Garosci e di Franco Venturi. Una volta Quinzio mi disse che il nichilismo lo abbiamo ormai alle nostre spalle perché di fronte abbiamo solo il nulla. Il tema del nichilismo e del relativismo mi ha sempre lasciato perplesso. In essi non c’è nulla di laico. Le posizioni di Vattimo non mi hanno mai convinto. Il suo pensiero debole era e si è dimostrato molto labile. Solo Maurizio Ferraris rappresenta un qualcosa di importante, ma ha seguito la sua strada andando oltre Vattimo. Nella babele odierna bisogna costruire qualcosa di solido, non ci si può trastullare nei piaceri della quotidianità, oggi insidiata da una situazione drammatica. Riandare alla fede dei Padri ,come diceva Bobbio,è un’opzione che ho ritenuto necessaria . La dimensione religiosa è parte integrante della vita che non può ridursi ad essere vissuta nella banalità quotidiana. Tornare al Vangelo significa tornare alla vita, trovando una ragion d’essere al dolore e dando un senso anche alla morte. Nei mesi passati abbiamo rischiato la morte e solo chi è superficiale non l’ha capito e non ha neppure colto il valore della vita. Quest’estate ho ripreso a leggere Quinzio, sicuramente l’intellettuale alassino più significativo in assoluto ricordato da una lapide sul palazzo del Comune. Mi ritornano anche alla mente le tante discussioni passate con il mio vecchio amico Giovanni Fornero ,il filosofo erede di Nicola Abbagnano. Noi parlavamo di religione,di fede,di laicità e di laicismo. Abbiamo passato ore a discuterne con passione . Negli anni ciascuno di noi ha maturato scelte diverse. Fornero ha appena pubblicato un poderoso libro sulla “ Indisponibilità e disponibilità della vita: una difesa filosofico giuridica del suicidio assistito e dell’eutanasia volontaria“ in cui il filosofo torinese che ha studiato a fondo anche la bioetica cattolica e laica, prende aperta posizione, dopo anni in cui si era limitato ad analizzare con grande intelligenza critica tesi diverse. Una scelta di coraggio senza dubbio, molto illuminante, ma di fronte a cui sono perplesso perché ritengo non da oggi che la vita non sia solo nella disponibilità dell’uomo, ma sia un dono di Dio. Un’idea che aveva anche Bobbio che non a caso era contrario all’aborto. La durezza dei tempi che siamo condannati a vivere deve portarci a vedere la vita in modo diverso. Gli anni delle amenità e dei piaceri purtroppo sono finiti. Almeno per chi appartiene alla mia generazione che ha avuto il privilegio di vivere nella pace e nel benessere fin dalla nascita.