Oggi nella giornata mondiale della danza voglio condividere la mia storia da ballerina.
Ho iniziato a fare danza all’età di 7 anni fino al compimento del quattordicesimo anno di età. Mi ricordo come se fosse ieri la prima lezione, il primo saggio, il colore dei body, i tutù e la prima volta che misi le punte, il sogno di ogni ballerina. Purtroppo a causa di un problema ortopedico, nonostante la mia grande passione, ho rinunciato a proseguire i miei studi, in quanto facevo fatica a tenere la posizione, scelta però che ancora oggi mi pento di aver preso. Così pensai che non ero adatta a fare la ballerina. Molti anni dopo, a settembre di quest’anno mia cugina ha aperto una scuola di danza e giorno dopo giorno il sentire la musica, i nomi degli esercizi mi sono resa conto che i miei piedi ballavano senza che io dessi loro l’impulso e ho sentito dentro di me crescere nuovamente l’emozione e l’attrazione verso questa disciplina. Dopo ben 15 anni ho ripreso a fare danza classica, certo non è facile ma sono così motivata che dopo un mese mi sono resa conto che il mio corpo stava giàcambiando, sto ritrovando man mano l’equilibrio che avevo ormai perso e mi sono resa conto che il corpo non ha mai dimenticato i movimenti, anche i muscoli hanno una loro memoria. Purtroppol’ultimo decreto non permette più di fare lezione dal vivo ma ho così voglia di migliorare sempre di più che sto seguendo le lezioni online perché nessuno può fermare la passione e la forza di volontà. Mi rivolgo dunque a chi ha danzato ma non lo fa più, a chi danza e a chi vorrebbe iniziare, non arrendetevi mai perché la danza è la più sublime, la più commovente, la più bella di tutte le arti, perché non è una mera traduzione o astrazione della vita, è la vita stessa (cit. Henry Havelock Ellis).
Francesca De Mitri
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In un momento disperato come questo in cui la pandemia dilaga, occorrerebbe la massima disciplina da parte di tutti come nei momenti bui della storia nazionale. Invece l’incapacità del Governo a prevenire durante i mesi estivi la seconda ondata, sta suscitando proteste che potrebbero esplodere in violenze e scontri di piazza. Questa ipotesi è la peggiore possibile perché può disgregare il tessuto stesso della convivenza civile oltre che attentare alla salute pubblica a causa degli inevitabili assembramenti. Chi scrive ha più volte criticato il Governo ed ha denunciato il lassismo estivo di troppi. Il ritorno a scuola senza le debite garanzie ha creato altri problemi. Ma la via della piazza risulta essere un gravissimo errore e appare un vero e proprio tradimento che mi fa pensare ai moti di piazza nel 1917 quando l’ Italia era in guerra. Nei momenti difficili occorre – al di là di tutto – il senso nazionale. Capisco che sia molto difficile invocarlo quando per decenni si e’ parlato di Paese e si è derisa la storia nazionale che, bene o male, ha dimostrato che gli Italiani sanno essere un popolo non solo di pizzaioli e mandolinisti. Ma è proprio il senso nazionale che oggi andrebbe evocato e perseguito. Una sorta di Unione Sacrée di fronte alla pandemia , al di là della politica, sarebbe assolutamente indispensabile. Occorre almeno un po’ di responsabilità, evitando di fomentare la piazza e creare disordini che distolgono dall’obiettivo prioritario che è quello di salvarci dal virus. Chi si sottrae alla responsabilità e’ un nemico dell’Italia e degli italiani.



