Si gioca con racchette più corte e leggermente più pesanti

Anche in Italia esplode il gioco del “paddle”

Una nuova disciplina sportiva nata in Messico nel 1968, a metà tra il tennis e lo squash

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Il paddle è fin dai primi colpi un gioco-divertimento perché è molto facile da imparare. Possono bastare due o tre lezioni per incominciare a giocare a livello amatoriale. E se ci si appassiona, è veloce compiere i primi passi e iniziare a confrontarsi nel circuito dei tornei italiani e magari anche internazionali. Si gioca in quattro persone (come il più conosciuto “doppio” di tennis) in un campo lungo 20 metri e largo 10 e racchiuso da quattro pareti quasi sempre in vetro e da due mezze pareti laterali in rete metallica. Le regole sono prevalentemente quelle del tennis e dello squash, per quanto riguarda l’uso delle pareti; si gioca con racchette più corte e leggermente più pesanti, ma molto maneggevoli. Le palline sono pressoché quelle del tennis. Il campo è diviso da una rete che suddivide il campo in due parti uguali.

Il paddle, inoltre, dal punto di vista economico è meno impegnativo dello squash o del tennis: realizzare un campo da gioco prevede un investimento iniziale, ma è garantita una resa prolungata per anni prima di dover intervenire per la manutenzione. Il paddle si può giocare all’aperto in ameni scenari naturali oppure indoor. In entrambi i casi chi gioca si diverte facendo neanche troppa fatica.

Ma quando e dove è nato il paddle e come è arrivato in Italia e perché solo negli ultimi anni?

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Formalmente il primo campo da paddle è nato nel 1968 in Messico, quando un noto cittadino della buona società decise di sfruttare lo spazio disponibile nella sua residenza per costruire un campo che consentisse di giocare a tennis.

Lo spazio a disposizione era tuttavia più piccolo di quello necessario per costruire un campo da tennis regolamentare ed era per di più limitato da strutture in muratura. Al fine di riuscire ad utilizzare lo spazio, venne creata un’area di gioco limitata rispetto alle dimensioni di un campo da tennis, completamente circondata da un’opportuna combinazione di pareti in cemento e rete metallica, che aveva il compito di impedire alla palla di uscire dal campo. In questo modo si era creato un campo da gioco in cui la palla era sempre in movimento, garantendo intensità e divertimento.

Dal primo “campetto” improvvisato in Messico, il paddle si è diffuso in Spagna e, durante gli anni ’80, è divenuto un vero e proprio sport espandendosi anche in altri paesi come Argentina, Francia, Stati Uniti e Brasile. Pur avendo avuto origine in Messico, è tuttavia in Spagna che il paddle si è sviluppato in maniera capillare. Ciò avvenne grazie all’iniziativa personale del principe Hohanlohe che, affascinato dalla realizzazione del suo amico messicano, fece costruire il primo campo da paddle per gli ospiti del suo sofisticato albergo di Marbella per consentire loro di giocare e di conoscere questo nuovo gioco.

Contemporaneamente ad iniziative come queste, il paddle prese piede anche negli Stati Uniti, quando alcuni turisti americani decisero di esportare tale disciplina nel loro paese ove costruirono diversi campi da gioco.

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Ad oggi i migliori giocatori sono gli spagnoli, gli argentini ed i brasiliani ed in questi paesi si annoverano già milioni di appassionati.

In Italia la Federazione Italiana Gioco Paddle (FIGP) è nata nel febbraio del 1991, grazie al contributo di alcuni amatori che volevano promuovere questo sport nel nostro paese.

A promuovere la nascita della Federazione furono alcune associazioni sportive di Bologna e dintorni e fin dall’inizio la scelta fu quella di adottare gli stessi regolamenti del CONI.

Nel maggio del 1991, il paddle venne formalmente presentato in Italia con un’esibizione presso la Fiera di Bologna fra le rappresentative di Spagna, Argentina ed Italia. “Il debutto in società” riuscì magnificamente e lo sviluppo avvenne velocemente tanto che nell’estate del 1991 si svolsero i primi due tornei ufficiali ai fini della classifica nazionale.

Nel 1994, l’Italia partecipò alla fase finale del Mondiale di paddle in Argentina ottenendo il nono posto. A livello europeo continuava a comandare la Spagna, ma l’Italia conquistò il secondo posto; nel 1996 iniziava la Coppa delle Nazioni, formula a cinque incontri tipo Davis Cup del Tennis, dove l’Italia venne inserita nel Gruppo B assieme alla Francia, agli Stati Uniti, al Messico e al Canada.

Nel 1999, presso il Waterloo Tennis in Belgio, si giocò il 3° Campionato Europeo di paddle. La squadra maschile raggiunse il terzo posto, dietro a Spagna e Francia, mentre quella femminile si qualificò quarta, dietro a Spagna, Francia e Belgio.

Nel 2001 la Nazionale italiana ottenne il miglior risultato finora raggiunto, diventando vice campione d’Europa a Sabadell in Spagna, battendo Austria, Belgio e Francia. Nel 2002 la Nazionale maschile conquistò il sesto posto assoluto nel Campionato Mondiale a squadre, disputato a Città del Messico. Nel 2003, ad Aix-en-Provence in Francia, le Nazionali maschili e femminili ottennero il terzo posto nel Campionato Europeo a squadre, mentre in Argentina al Campionato Mondiale, nel 2004, le nostre squadre confermarono le posizioni di seconda fascia (ottavo posto per la nazionale maschile e settimo per quella femminile).

Ed ancora nel 2006, quando il Mondiale di paddle si giocò a Murcia, in Spagna, l’Italia femminile si qualificò al sesto posto e l’Italia maschile ancora al nono; nel 2007, al Campionato Europeo a Siviglia, l’Italia si qualificò al terzo posto, mentre nel 2008, al Campionato Mondiale che si giocò a Calgary, in Canada, l’Italia maschile mantenne il nono posto.

L’aprile del 2008 costituisce una data fondamentale per lo sviluppo del paddle in Italia. Finalmente è stato ottenuto il riconoscimento dal CONI, attraverso l’inserimento del Settore paddle nell’ambito della Federazione Italiana Tennis (FIT).

Nonostante le tante attività e gli sforzi fatti dal 1991 ad oggi, il paddle in Italia è ancora all’inizio rispetto a paesi come Spagna, Argentina e Brasile. Ma le recenti azioni promosse dalla FIT in questi due ultimi anni hanno incominciato a dare i primi risultati: i campi da gioco sono quintuplicati e nati in molte regioni italiane ove il paddle era completamente sconosciuto, come la Sicilia o il Piemonte; il numero di giocatori e di tornei agonistici della FIT sono aumentati e organizzati strutturalmente come i tornei di tennis; e dal punto di vista della formazione, l’Istituto Superiore di Formazione “Lombardi” della FIT ha attivato i primi corsi da Istruttore di I° e II° grado di paddle.Ma forse il miglior risultato raggiunto è stata la grandissima partecipazione avvenuta quest’anno al Campionato nazionale di serie B con ben 55 squadre. Solo continuando su questa strada, risolvendo alcune sovrapposizioni tra le competizioni di tennis e quelle di paddle e dando incentivi -anche economici- per lo sviluppo e la promozione del paddle, anche in Italia potremo raggiungere i risultati agonistici già raggiunti in altri paesi. Le qualità tecniche non mancano, occorre solo aumentare il numero di competizioni e di giocatori.

Manuela Savini