Un percorso che mi ha resa determinata senza mai rinunciare al sogno di un futuro migliore.
Già assessora alla Cultura della Città di Moncalieri per il Partito Democratico, nel 2024 Laura Pompeo è stata eletta Consigliera regionale del Piemonte. In questa intervista racconta il suo primo anno in Regione, l’eredità lasciata nel precedente incarico e celebra dieci anni di impegno politico.
Consigliera Pompeo, com’è stato per lei il 2025? Cosa si è lasciata alle spalle?
Si è appena chiuso un anno importante, quello del rodaggio come Consigliera regionale. Un periodo intenso che coincide anche con un anniversario significativo: dieci anni fa ho iniziato a fare politica attiva, candidandomi alle elezioni comunali e diventando Assessora a Cultura, Turismo, Pari Opportunità ecc. nella mia città d’origine, Moncalieri, il quinto centro urbano del Piemonte.
Cosa le ha insegnato la politica?
È stata una scoperta profonda anche a livello personale. Ho sviluppato una determinazione e un’ audacia di cui non ero consapevole. Amministrare la propria comunità, lavorando per il bene comune, è un’esperienza intensa e formativa. Ognuno di noi riceve molto dalla società ed è fondamentale – penso – restituire, impegnandosi ogni giorno.
Così ho fatto. Questa dedizione mi ha fatta crescere sia politicamente sia sul piano amministrativo. Nel 2018 è arrivata anche la candidatura al Parlamento nazionale, con un riscontro molto significativo, che mi ha spinta ad allargare il campo d’azione. Nel 2020 mi sono ricandidata a Moncalieri, in piena pandemia, risultando la più votata con circa mille preferenze, il miglior risultato nella storia della città. I cittadini hanno premiato il lavoro svolto e la presenza costante sul territorio, fatta di ascolto attento.
A Moncalieri ha lasciato eredità importanti.
Tra i tanti risultati raggiunti, durante il mio mandato ho lavorato all’acquisizione e all’apertura del Parco del Castello Reale (bene UNESCO), alla vittoria di vari bandi tra cui un bando PNRR che ci ha collocati tra i primi Comuni in Italia. Ho operato per una radicale trasformazione della Biblioteca civica e, come presidente dello SBAM – Sistema Bibliotecario dell’Area Metropolitana Torinese, ho lavorato per la creazione di BI.TO., il sistema bibliotecario che integra le circa 80 biblioteche dello SBAM e le Biblioteche Civiche Torinesi, oggi uno dei più estesi del Paese. Sempre agendo in rete, modalità che ha caratterizzato i nove anni da assessore, su tutti i fronti.
Nel 2024 è arrivata l’elezione in Consiglio regionale del Piemonte.
Sì, dopo una battaglia molto faticosa, in cui non sono mancati colpi bassi. Proprio per questo la vittoria è stata ancora più apprezzata, una grande affermazione.
Il compito da Consigliere regionale certamente e’ molto diverso dal ruolo esecutivo che avevo in precedenza: si tratta di un ruolo legislativo e di programmazione. Non ho però mai perso il contatto quotidiano con le persone, con le associazioni e con le diverse realtà dei territori: e’ parte essenziale delle mie giornate.
Il lavoro richiede preparazione continua: studio molto e approfondisco. Mi occupo soprattutto di cultura, scuola, valorizzazione dei territori, turismo, sanità – in particolare nell’area a sud di Torino – ambiente, tutela degli animali. Oggi il focus è forte anche sulle crisi economiche aziendali, tema su cui ho predisposto una proposta di legge.
Cosa le piace di questo nuovo ruolo?
Cito spesso David Sassoli, un grande politico scomparso troppo presto, che intendeva la politica come cura, coraggio e sogno. Per me l’impegno politico è questo: costruire una società migliore. È ciò che cerco di fare ogni giorno.
Come archeologa ho imparato a lavorare con metodo scientifico, senza spazio per la superficialità: un approccio che porto con me anche nella politica.
Maria La Barbera

Secondo uno studio della CGIA di Mestre il Piemonte dal 2019 al 2025 e’ in 12a posizione per crescita economica sulle 20 regioni italiane, ma le previsioni dicono che la crescita economica prevista nel 2026 dovremmo essere al 3* posto. Vediamo la luce in fondo al tunnel ? Non facciamo l’errore che fece il Governo Monti nel 2012 che prese lucciole ler lanterne anche sé quella previsione servi’ alla lista Monti, poi svanita pochi mesi che era entrata in Parlamento. Oggi ci dicono che i nostri brevetti, frutto della industria, sino calati quasi della metà. Con l’ottimismo dei titoli o delle interviste sui giornali purtroppo non si creano posti di lavoro e per molti tra cui molti giovani la precarietà è ancora un destino come ci ha ricordato il Cardinale Repole. Non a caso i primi dati sui saldi ci dicono che in periferia vanno molto meno bene del centro.
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