Presidente Gruppo consiliare regionale
Alleanza Verdi Sinistra
Solo due paginette, tagli di risorse e zero visione sulle dipendenze, nel Piano Socio Sanitario appena approvato.
Sulle dipendenze si poteva fare molto, ma molto di più. Il Piano Socio Sanitario era l’occasione ideale per fotografare il grande cambiamento che sta investendo il mondo delle dipendenze e per ri-programmare conseguentemente i servizi.
Invece, la maggioranza di centrodestra si è limitata a schiacciare i servizi per le dipendenze su quelli della salute mentale e ha respinto frettolosamente la mia proposta, che prevedeva un rilancio degli investimenti.
Lo studio della Bocconi, propedeutico al Piano Socio Sanitario, parlava chiaro: c’è un trend in crescita del consumo di sostanze psicoattive tra i giovani ed emergono nuove dipendenze. In Piemonte, nel 2023, rispetto al 2021, si osserva una riduzione della dipendenza da eroina/oppiacei (-4%), un aumento dei giocatori d’azzardo (+40%) e tabagisti (+90%), una stabilità degli alcolisti (+1,6%) e un aumento degli utenti con dipendenza da cannabinoidi (+8,8%). Si rileva inoltre una crescita della dipendenza da cocaina/crack (+17,4%).
In Piemonte i pazienti presi in carico dai SER.D delle varie ASL erano 21.745 nel 2019 (fonte Assessorato alla Sanità della Regione Piemonte). Tra questi:
Per quanto riguarda la dipendenza primaria, nel 2019 il 37,6% degli utenti era in carico per uso di oppiacei, il 31,5% per alcol, l’11% per uso di cocaina o crack, l’8,1% per cannabis, il 5,9% per tabacco, il 4,8% per gioco d’azzardo, lo 0,8% per altre sostanze e lo 0,3% per altri comportamenti (Fonte: Osservatorio Epidemiologico delle Dipendenze).
Nel 2021, a fronte di una numerosità complessiva simile al 2020, è aumentata l’utenza in trattamento per dipendenza primaria da altri comportamenti (addirittura +48,1% rispetto al 2020), e per cocaina o crack (+10,3%). È aumentata del 3,2% l’utenza in carico per cannabinoidi e dello 0,6% quella per dipendenza da alcol. Gli utenti in carico per dipendenza primaria da gioco d’azzardo e tabacco si sono ulteriormente ridotti del 9,2% e del 10,4%, e si sono ulteriormente ridotti anche gli utenti in carico per oppiacei, gioco d’azzardo, tabacco e altre sostanze, seppur in misura minore
Nell’audizione del CEAPI (Coordinamento degli Enti Accreditati del Piemonte che operano nel campo delle dipendenze patologiche), effettuata a novembre in Consiglio regionale, è emerso che tra i giovani piemontesi i consumi più frequenti sono:
La Relazione al Parlamento sulle tossicodipendenze in Italia del 2024 indica che il Piemonte ha molti meno servizi ambulatoriali e servizi di primo livello rispetto a Toscana, Emilia-Romagna e Veneto. Solo sulle strutture residenziali e semi residenziali la nostra Regione è al passo con le altre Regioni benchmark.
A fronte di questo evidente ritardo, l’unico intento della Giunta Cirio sembra essere quello di inglobare i Serd (Servizi per le Dipendenze) nei Dipartimenti di salute mentale, con lo scopo di fondere i budget e il personale. Un’operazione iniziata nel 2021 nell’Asl CN2 e proseguita nell’ASL Città di Torino e ASL To5, senza solide giustificazioni scientifiche. Le dipendenze e la salute mentale sono infatti ambiti clinici distinti. L’overlapping tra dipendenze patologiche e salute mentale si attesta solamente al 6,6% dei casi. Non sussiste pertanto alcuna evidenza scientifica che giustifichi un’assistenza di carattere psichiatrico per i pazienti affetti da dipendenza patologica. Già alla fine degli anni ’70 la Regione Piemonte vietò il ricovero dei tossicodipendenti nei reparti di psichiatria, per evitare il rischio di riduzionismo psichiatrico.
Seguendo questa tendenza all’inglobamento, in un triennio il Piemonte ha tagliato 9 milioni di euro sulle dipendenze.
La pandemia da coronavirus ci ha insegnato che bisogna avere servizi sanitari specialistici di prossimità e invece in Piemonte stiamo riducendo i servizi per le dipendenze, ammantando quest’operazione con termini edulcoranti come “sinergia con la salute mentale” e “integrazione”.
Nel mio emendamento, respinto dalla maggioranza, proponevo di garantire autonomia tecnico gestionale ai Dipartimenti per le Patologie da Dipendenze (DPD), con una propria dotazione organica comprendente diverse figure professionali qualificate e specializzate (Medici specializzati in psichiatria, tossicologia o farmacologia, psicologi, assistenti sociali, educatori, infermieri, amministrativi ed altro personale di supporto) ed un budget regionale autonomo e vincolato a progetti dell’area delle dipendenze e una propria responsabilità di spesa, collaborando attivamente con i servizi sociali, infettivologici, psichiatrici. Suggerivo anche, vista la carenza di personale, che è preferibile un’organizzazione geograficamente trasversale tra i DPD delle diverse ASL piuttosto che un inglobamento nei Dipartimenti per la Salute Mentale della stessa ASL. Proponevo inoltre di ovviare all’assenza di una normativa regionale sulle comunità residenziali non riabilitative, dedicate ai pazienti che raggiungono un’età avanzata e sono impossibilitati a vivere da soli al loro domicilio, e di mettere in atto una maggiore omogeneizzazione delle esperienze di domiciliarità assistita per pazienti affetti da dipendenze patologiche sul territorio regionale. Infine, proponevo di istituire una Rete alcologica regionale e di intensificare i progetti di prevenzione, soprattutto nelle scuole secondarie di secondo grado. Sarebbe altresì necessario aumentare i punti di intercettazione e i luoghi di accoglienza per minori e giovani con uso di sostanze o con disturbi del comportamento.
In una Regione con pochi giovani e con un aumento della diffusione delle dipendenze proprio tra i giovani, la Giunta Cirio avrebbe dovuto dedicare maggiore attenzione a questo tema nel Piano Socio Sanitario. La spending review non si fa su ambiti così cruciali!
Monica CANALIS – consigliera regionale PD
«Il 2025 è stato un anno caratterizzato da una gran mole di lavoro in cui abbiamo centrato tutti gli obiettivi – ha spiegato il sindaco – Un aspetto che ci permette di guardare con fiducia al futuro proseguendo nella stagione di trasformazione urbana, dando precedenza all’esecuzione dei cantieri, ma anche continuare ad ospitare grandi eventi e turisti, facendo conoscere sempre più Torino al mondo».
E del futuro hanno parlato anche gli assessori della giunta comunale torinese.Un 2026 che dovrà puntare ancora di più su turismo e grandi eventi, come fatto anche nel 2025, per l’assessore allo Sport Domenico Carretta che ha annunciato, fra le novità, le Final Four coppa Italia di volley femminile, le Final Eight di basket maschile, oltre all’Eurovolley maschile e le Nitto Atp Finals, a novembre. Rilancio del mercato coperto Le Verbene il prossimo anno per l’assessore al Commercio Paolo Chiavarino, dopo aver investito nel 2025 oltre 2 milioni di euro per il restyling di Porta Palazzo; nuovi poli dove far incontrare domanda e offerta di lavoro per la vicesindaca con delega al Lavoro, Famiglie e Patrimonio Michela Favaro, dopo aver dato vita, quest’anno, a due immobili dismessi. A poco meno di due anni dalla fine del mandato risultati tangibili anche per l’assessora alla Mobilità e Innovazione Chiara Foglietta: dopo aver reso Torino Capitale Europea dell’Innovazione con un premio da un milione di euro, nel 2026 vedrà la chiusura di grandi cantieri come la pedonalizzazione di via Roma, i lavori sullo snodo di piazza Baldissera e il nuovo Ecocentro di via Massari. E per l’assessora alla Cultura Rosanna Purchia attesa nel 2026 per l’apertura della nuova biblioteca, dopo un 2025 all’insegna del sostegno a 360 gradi alle arti performative dai festival musicali, ai punti estivi e agli spettacoli nelle circoscrizioni. Dopo l’importante avvio in periferia, ad Aurora e Barriera di Milano, del progetto esecutivo di valorizzazione e riqualificazione delle aree, in sinergia con i quartieri, con 25,8 milioni di euro, l’assessora alle politiche Educative, Giovani e Periferie Carlotta Salerno vedrà la fine dei lavori per 35 edifici scolastici e l’avvio del progetto YouToo2 per aumentare le competenze di adolescenti e giovani. Dopo l’importante mole di lavoro per avviare l’iter del Piano regolatore, approvato poche settimane fa dalla Giunta, il 2026 sarà l’anno delle grandi trasformazioni urbane per l’assessore all’Urbanistica Paolo Mazzoleni: lo scalo Nizza, l’area ex Gondrand, la Cavallerizza Reale solo per citarne alcune, oltre all’avvio della fase realizzativa della Linea 2 della Metropolitana. Dopo aver approvato, tra le pochissime città delle dimensioni di Torino, il bilancio previsionale a dicembre 2025 e inviato gli avvisi per i grandi morosi, l’assessora al Bilancio Gabriella Nardelli si avvia a incrementare le entrate tramite il monitoraggio del progetto di ottimizzazione delle entrate tributarie. Appena inaugurato, invece, il nuovo presidio di Polizia Locale a Mirafiori con 40 agenti in servizio. E nel 2026 l’obiettivo dell’assessore alla Sicurezza e alla Legalità Marco Porcedda è di offrire nuovi servizi di prossimità della Polizia Locale. Punta invece sul rafforzamento dei diritti e il contrasto alle discriminazioni con iniziative sull’educazione sessuo-affettiva l’assessore alle Politiche sociali, Diritti e Pari opportunità Jacopo Rosatelli che nel 2025 ha avviato il progetto abitativo per titolari di protezione internazionale e rinnovato il progetto di affido dei minori stranieri non accompagnati a connazionali. Un Vivaio sociale per l’assessore al Verde, Parchi e Sponde fluviali Francesco Tresso che, per l’anno in corso, ha avviato il nuovo sistema centralizzato di cura e gestione del verde. Per il 2026, oltre al Vivaio, l’assessore intende ridare centralità ai corsi d’acqua con il Piano strategico “Pettine blu” con la navigazione fluviale sul Po e l’attivazione del River Center ai Murazzi.
TorinoClick
Stefano Lo Russo
Stefano Lo Russo è un sindaco che trasmette un’idea semplice ma sempre più rara: la serietà. Persona perbene, preparata e attenta, conosce Torino in profondità, non solo come amministratore ma come uomo che ne ha seguito l’evoluzione politica e sociale per molti anni.
La sua formazione affonda le radici in una scuola politica fatta di lavoro e rigore. Chi lo conosce dai tempi in cui era assistente parlamentare dell’onorevole Morgando ricorda un giovane già allora scrupoloso, concreto, cresciuto in quella tradizione democristiana che metteva al centro il servizio e il senso delle istituzioni.
Da sindaco, Lo Russo dimostra di “sapere la città”: i quartieri, le fragilità, le potenzialità. Il suo stile è misurato, lontano dagli slogan, vicino invece allo studio dei dossier e all’ascolto. Non promette miracoli, ma lavora con metodo, consapevole della complessità di Torino e delle sfide che la attendono.
In un tempo di politica urlata, Stefano Lo Russo rappresenta una figura solida e affidabile: una di quelle persone perbene che fanno del lavoro quotidiano, silenzioso e serio, il loro principale biglietto da visita.
Enzo Grassano
Europa Radicale e l’Associazione Radicale Adelaide Aglietta hanno inviato una lettera al Presidente della Regione Piemonte Alberto Cirio per sollecitare il rispetto dell’impegno assunto il 21 settembre 2024, in occasione dell’inaugurazione della Passeggiata Marco Pannella a Torino, a visitare le carceri torinesi insieme al Sindaco Stefano Lo Russo.
«Attendiamo con fiducia che il Presidente Cirio possa trovare il tempo per onorare quella promessa», scrivono Igor Boni e Samuele Moccia, «auspicando che l’impegno venga non solo mantenuto, ma esteso a tutte le carceri piemontesi, tutti i problemi presenti un anno fa dietro le sbarre non solo siano rimasti, ma in molti casi si siano aggravati»: sovraffollamento, difficoltà nell’assistenza sanitaria garantita dalle ASL, carenza di lavoro e di percorsi di reinserimento.
«Ogni istituto ha criticità specifiche», spiegano, «ma proprio per questo è fondamentale una presenza fisica della Regione: il carcere non è un mondo a parte, non è “su Marte”, ma fa parte a pieno titolo del tessuto civile e sociale del Piemonte».
Europa Radicale e l’Associazione Adelaide Aglietta richiamano inoltre l’attenzione sulla recente istituzione, nella Direzione Sanità regionale, di un nuovo Settore dedicato alla Salute mentale e penitenziaria. «Ci auguriamo che non resti una scelta solo formale», affermano, «ma che si traduca in politiche concrete e continuative».
In questo quadro, viene rinnovata una richiesta già avanzata all’insediamento della Giunta Cirio: «Assegnare a un componente della Giunta regionale una specifica delega alle politiche carcerarie, per garantire attenzione, coordinamento e responsabilità politica su un tema troppo spesso rimosso».
«Sul carcere – concludono Boni e Moccia – non servono nuove parole, ma atti concreti, ciascuno nel perimetro delle proprie competenze. Per questo restiamo disponibili a collaborare e ad accompagnare il Presidente nelle visite agli istituti penitenziari piemontesi».
“Ho presentato un’interrogazione in Consiglio regionale per chiedere alla Giunta chiarimenti urgenti in merito agli annunciati aumenti delle rette nelle RSA a partire dal 1° gennaio 2026. Secondo numerose segnalazioni raccolte da famiglie piemontesi e da associazioni del settore, infatti, diverse strutture residenziali avrebbero comunicato incrementi unilaterali delle tariffe fino al 10%, riguardanti i posti non convenzionati con il Servizio Sanitario Regionale” afferma la Presidente del Gruppo Pd in Consiglio regionale Gianna Pentenero.
“L’aumento appare ancora più ingiustificato se si considera che il Patto per un Welfare innovativo e sostenibile, firmato nel 2024, garantiva il mantenimento delle tariffe per i posti privati. Mentre le famiglie piemontesi affrontano già costi elevatissimi per garantire ai propri cari non autosufficienti un’assistenza dignitosa, i gestori continuano a beneficiare delle deroghe assunzionali introdotte in pandemia, senza che ciò si traduca in un miglioramento dei servizi. È inaccettabile che, a fronte di condizioni agevolate e di impegni formali presi con la Regione, si proceda con aumenti che rischiano di mettere in ginocchio migliaia di cittadini che stanno già affrontando una crisi economica e sociale che dura ormai da anni” aggiunge la Presidente Pd.
“Chiedo alla Giunta di far rispettare le proprie delibere e di impedire rincari ingiustificati che tradiscono la fiducia delle famiglie e minano la credibilità delle politiche regionali sul welfare” conclude la Presidente Pentenero.
La destra ha aperto safari umano contro chi indossa kefiah per coprire loro complicità con crimini di guerra
E’ il momento più difficile per il pacchetto di mischia che ha spinto e retto da almeno 20 anni la lotta dei No Tav. All’inizio, facilitata dalla assoluta modestia delle spiegazioni data nel 2004-2005 in Piemonte, della importanza dell’opera sul futuro della economia torinese e italiana della TAV. Allora c’era molto consenso sulla lotta dei valligiani. Personalmente capivo le resistenze locali, simili a quelle contro il primo traforo del Frejus, ma rispetto ad allora, quando il 30% del Parlamento votò contro, questa volta la maggioranza dei cronisti dava più spazio ai Notav. La Stampa nacque dieci anni dopo l’inizio della costruzione del traforo voluto da Cavour. Vent’anni fa scrissi una mail al Direttore de La Stampa nella quale sostenevo che anche il Conte, il politico con maggiore visione della nostra storia, con quella stampa avrebbe fatto più fatica. Cavour invece superò le perplessità del Re rispondendo con una frase da stampare all’ingresso di Palazzo Chigi: “Maestà, noi dobbiamo governare anche per quelli che non capiscono “. Qui invece c’era un forte sostegno popolare insieme a un certo appoggio dei cronisti, La Stampa compresa, e non sto a citare episodi che lo confermano. L’inversione avviene nel 2018 quando la Sindaca Appendino forzò la situazione facendo votare NO dal Consiglio Comunale di Torino. La reazione che portò alla nostra grande Manifestazione SITAV , del 10.11.2018, che i giornalisti e fotografi anziani presenti alla marcia dei 40.000 del 1980 dissero essere superiore, mutò il quadro nella società civile e nella maggioranza di governo portando al voto del Senato del 7.8.2019 che bocciò la Mozione NOTAV. Da allora la partecipazione popolare alle manifestazioni NOTAV iniziò a scendere considerevolmente per arrivare ai tremila dello scorso 8 dicembre. Contemporaneamente però aumentava il peso e il ruolo della componente ideologica e violenta che il buon Perino pensava di guidare alla bisogna e che molti valsusini, sbagliando, consideravano utili alla lotta No TAV. La lentezza dei lavori faceva il resto perché offriva il fianco al periodico attacco ai cantieri e alle aziende valsusine che ci lavoravano. Per me quest’ultimo aspetto era il più odioso. Che i valsusini Notav potessero appoggiare anche se solo psicologicamente l’azione violenta contro i cantieri di aziende della Valle era ed è gravissimo. Che questo non lo abbiano valutato e criticato i cattolici Notav, alcuni parroci, i Sindaci che partecipano alle manifestazioni con la fascia tricolore senza che nessun Prefetto dicesse nulla, è un altro simbolo dello scadimento. Ora che vengono fuori notizie preoccupanti sul pacchetto di mischia che ha sostenuto e sostiene ancora la lotta dei NoTAV, Vorrei chiedere ai Direttori dei quotidiani, dei settimanali cattolici e non, ai Giudici che non hanno ritenuto ci fosse un disegno complessivo, di ripensare le lotte di questi anni, perché tra i centri sociali che ritengono la lotta contro persone e istituzioni come normale lotta politica , tra i filopalestinesi che partecipano alle manifestazioni pro Pal e forse finanziano Hamas, collegati anche a giornalisti che abitano in Valle e curano la comunicazione dei Notav, tra i garanti (cattivi Maestri) che ritengono che l’assalto alla Stampa sia stato un momento leggero, nel quale si è solo buttata per terra della carta, non penso ci sia nulla di cui essere orgogliosi. La crescita della nostra economia è stata bloccata, la Bassa Valle è più povera di prima e oggi dobbiamo temere per la incolumità pubblica con le varie manifestazioni annunciate dai tre ragazzi di Askatasuna che forse non erano ancora nati a Dicembre del 2005, la notte di Venaus.