“Sulle politiche dell’ambiente si gioca buona parte del futuro del Piemonte. La priorità della commissione sarà ascoltare i territori e le comunità locali, dai quali trarre indicazioni utili per la nostra attività”.
È il commento del consigliere Sergio Bartoli (Lista Cirio Presidente) neo presidente della V Commissione Ambiente del Consiglio Regionale del Piemonte. Bartoli è stato eletto nelle votazioni a scrutinio segreto per scegliere i presidenti di commissione.
“Un tema importante – aggiunge il presidente Bartoli – è il nuovo Piano per la qualità dell’aria, incentrato su analisi e valutazioni tecniche effettuate da Arpa, Agenzia regionale per la protezione ambientale, delle concentrazioni delle sostanze inquinanti in atmosfera, che punta a rispettare gli obiettivi di qualità dell’aria delle direttive comunitarie. Tante sono le questioni da affrontare: mi limito a citare i temi del cambiamento climatico, i rifiuti, le criticità ambientali che riguardano alcune aree della nostra regione, la tutela del paesaggio”.
“Il nostro lavoro – conclude Bartoli – sarà guidato dai princìpi del rispetto e della tutela ambientale coniugati con uno sviluppo sostenibile in grado di valorizzare il sistema Piemonte, inteso anche come lavoro e occupazione. L’attività della commissione nei prossimi cinque anni dovrà naturalmente svolgersi attraverso un continuo confronto con le istituzioni e la comunità piemontese in tutte le sue espressioni”.
Le competenze della V Commissione regionale sono: tutela dell’ambiente e impatto ambientale; risorse idriche; inquinamento; scarichi industriali e smaltimento rifiuti; sistemazione idrogeologica; protezione civile; parchi ed aree protette.
“Il Presidente della Regione Piemonte Alberto Cirio può diventare il leader di un Centro riformista, democratico e di governo nel nostro territorio. E, dopo la vittoria quasi plebiscitaria dell’8/9 giugno, il suo ruolo è molto più importante rispetto alla precedente stagione alla guida della Regione. E questo per due ragioni di fondo.
Innanzitutto per il risultato ottenuto con la lista civica, cioè quasi il 13% dei consensi. Un dato politico ed amministrativo che qualifica ancor di più il ruolo del Presidente della Regione. In secondo luogo perchè attraverso la sua concreta iniziativa politica può, finalmente, decollare una vera e credibile ‘politica di centro’. Anche, e soprattutto, in Piemonte.
Due elementi, questi, che qualificano e rilanciano il Centro in Piemonte al di là e al di fuori di chi coltiva la radicalizzazione della lotta politica da un lato e, dall’altro, la sola demolizione dell’avversario /nemico. Temi, questi, cari al nuovo corso politico e culturale delle varie sinistre. Per queste ragioni, con il progetto politico del Presidente Cirio è di nuovo possibile praticare e rilanciare una politica di centro nel contesto piemontese”.
IL COMMENTO DELLA SEN. PAOLA AMBROGIO
“Se la sicurezza fosse di sinistra, come sostenuto oggi da Lo Russo a mezzo stampa, a Torino non ci sarebbe un problema sicurezza. Sono parole in libertà, i torinesi sanno benissimo che le soluzioni non possono arrivare da chi è concausa di un problema: sulla sicurezza il Pd è in una specie di cortocircuito ideologico”. Ad affermarlo Paola Ambrogio, Senatore di Fratelli d’Italia.
“La questione – continua la Ambrogio – è molto semplice: Lo Russo boccia il presidio fisico, ovvero il pattugliamento del territorio favorito dal governo Meloni, e parla di ‘scommessa culturale e politica’. Quella scommessa ha fallito, è la politica della falsa integrazione e delle periferie ghetto. Non c’è spazio per ulteriori prove sulla pelle dei cittadini, è il momento dell’azione, è il momento di ristabilire la legalità e di cancellare le zone franche. Su spaccio e centri sociali, poi, Il Sindaco è medaglia d’oro di incoerenza: non pervenuto nella lotta ai vettori della droga, legalizza Askatasuna sdoganando di fatto la lotta armata di anarchici e antagonisti. Sarà il caldo, bollino rosso anche per il Sindaco di Torino”.
Il Centro non è gregario
LO SCENARIO POLITICO di Giorgio Merlo
Ci sono sostanzialmente due possibilità per declinare nel nostro paese una iniziativa politica di
Centro e una vera e credibile “politica di centro”. La prima è quello di far sì che il Centro sia un
progetto politico o autonomo o da collocare all’interno di un’alleanza ma che, comunque, sia in
grado di condizionare la prospettiva complessiva di quella coalizione. La seconda modalità è
quella che si può mutuare dall’esperienza degli antichi “partiti contadini” di comunista memoria.
Cioè cartelli elettorali inventati a tavolino dall’azionista unico della coalizione per confermare, e
garantire, la natura plurale della coalizione stessa. Un modo, cioè, per dire che c’è anche il Centro
all’interno di quel contenitore.
Ora, e mutatis mutandis, si può tranquillamente trasferire questa doppia ed alternativa modalità
politica ed organizzativa nel contesto pubblico italiano contemporaneo. E senza, come ovvio,
rivangare un passato che ormai è improponibile. Ovvero, la concreta esperienza cinquantennale
della Democrazia Cristiana, cioè di un grande partito popolare, di massa, democratico,
interclassista e di governo dove la “politica di centro” e il progetto di Centro erano praticati in
modo serio, credibile e sistematico. Tornando all’oggi, però, e nell’attuale cornice bipolare, è
indubbio che nel centro destra abbiamo un partito, Forza Italia, che cerca di svolgere un ruolo
sempre più decisivo e determinante all’interno della coalizione. Un ruolo politico, però, che non
può essere disgiunto da un peso elettorale che deve essere incrementato e rafforzato. Un peso
che sarà inesorabilmente frutto e conseguenza di un ampliamento culturale, sociale e politico di
quel partito. Ovvero, Forza Italia riuscirà a declinare un vero ruolo di Centro nel momento in cui i
vari spezzoni centristi, moderati e riformisti si riconosceranno realmente nel progetto politico di
quel partito. Per questi motivi il processo di allargamento del partito deve procedere, di pari
passo, con l’accentuazione del suo profilo centrista e di governo.
Al contrario, e specularmente, nella coalizione di sinistra le forze di centro sono molto simili alla
concreta esperienza dei “partiti contadini” di antica memoria. Cioè formazioni politiche, come ha
ricordato polemicamente ma saggiamente Calenda in una recente intervista – semprechè non
cambi idea – che in cambio di una manciata di parlamentari alle prossime elezioni fanno parte
dell’alleanza a nome e per conto di un partito di centro. E il ruolo di Italia Viva, al riguardo, calza a
pennello.
Ecco perchè, quando si parla del ruolo politico – ancorchè importante e decisivo – del Centro
nell’attuale sistema bipolare del nostro paese, non si può e non si deve prescindere da questa
valutazione oggettiva. Per dirla con altre parole, o ci si limita a giocare un ruolo gregario e
subalterno a difesa del proprio seggio e dei “propri cari” oppure, e al contrario, si opta per
diventare protagonisti all’interno di una coalizione. Sono due prospettive politiche schiettamente e
semplicemente alternative.
I soliti No Tav
“Che senso ha autorizzare il Festival della Felicità che è solo la copertura per attacchi al cantiere della TAV? Succede così ogni anno. Così facendo quando termineremo l’opera più importante per il futuro e per il rilancio economico e sociale di Torino? Torino da oltre vent’anni cresce meno della media nazionale, sono aumentate la povertà e il degrado . La TAV rilancera’ Torino nel circuito economico e turistico internazionale. Ogni mese di ritardo viene pagato dal lavoro di tutti ma soprattutto dalla metà della Città che sta male.
“Oggi al cantiere della TAV a Chiomonte abbiamo assistito a manifestazioni di protesta. È fondamentale ribadire che è giusto avere le proprie idee e il diritto di manifestarle, ma questo deve avvenire in modo civile e non violento. Le forze dell’ordine, che sono presenti per garantire la sicurezza di tutti, non devono essere aggredite poiché svolgono semplicemente il loro lavoro. Gesti violenti come quelli visti oggi sono inaccettabili e devono essere condannati con la massima fermezza. Il dialogo e il rispetto reciproco sono essenziali per affrontare le divergenze di opinioni”: è quanto ha dichiarato l’assessore regionale alle Infrastrutture strategiche e alla Sicurezza Enrico Bussalino in merito agli incidenti avvenuti oggi a Chiomonte.
“Una vile aggressione, l’ennesima, da parte di frange estreme ‘No Tav’ che oggi hanno attaccato il cantiere di Chiomonte, invadendo poi la vicina autostrada del Frejus e attaccando le forze dell’ordine con bombe carta e fuochi d’artificio. Il territorio subisce sistematicamente attacchi da chi non può certo essere definito ‘manifestante’: danni alle strutture, atteggiamenti violenti, costi esorbitanti per la messa in sicurezza dei cantieri. Tutto questo è intollerabile. La mia solidarietà alle forze dell’ordine impegnate a contrastare la tensione e ai cittadini che hanno subito disagi” Così la deputata di Azione, Daniela Ruffino.“Chi ancora pensa che non serva il pacchetto sicurezza dovrebbe fare un salto in Val Susa per rendersi conto di come la prepotenza che sfocia costantemente in violenza deve essere punita. Oggi l’ennesimo episodio violento avvenuto in prossimità del cantiere Tav dimostra quanto le misure del governo Meloni siano essenziali”. Così Augusta Montaruli, vicecapogruppo di Fratelli d’Italia alla Camera.
“L’aggravante verso condotte violente contro opere strategiche e quelle di aggressione alle Forze dell’Ordine -commenta- sono indispensabili per fermare uno stillicidio che si ripete a suon di lancio di oggetti e bombe carta. Andiamo avanti con il provvedimento per portarlo in Aula entro la pausa estiva, convinti che sia la migliore risposta a chi si macchia di una continua opera di sabotaggio e sovversione. La nostra vicinanza agli agenti la dimostriamo in queste ore difendendo le norme volute da Giorgia Meloni e dal suo e Esecutivo”.
Grimaldi e Ravinale (AVS): “Stellantis continua a disimpegnarsi dal nostro Paese con una logica unilaterale di massimizzazione dei profitti. Depositata interrogazioni in Parlamento e in Regione”. Oggi è stato comunicato, ma potremmo dire confermato, l’avvio del percorso di spin off di Comau da Stellantis; la decisione, presa infatti già due anni fa con la nascita di Stellantis, non cambia la sostanza di una scelta sbagliata per due ragioni: Stellantis si priva di un pezzo ad alto contenuto tecnologico e innovativo che conta 3.800 lavoratrici e lavoratori; il 50,1% delle quote azionarie di Comau verrà ceduto a One Equity Partners, quindi la maggioranza passa a un fondo di investimento e non a un soggetto industriale. Lo spin off vedrà in una prima fase Stellantis restare con una partecipazione da azionista di minoranza nella compagine societaria di Comau; le dichiarazioni rassicuranti sulle prospettive future di Comau e sui livelli occupazionali da parte di Stellantis si scontrano con un contesto in cui la società continua a disimpegnarsi dal nostro Paese, secondo una logica unilaterale di massimizzazione dei profitti. Contestualmente, si viene a conoscenza del prolungamento degli ammortizzatori sociali per i lavoratori di Mirafiori fino alla fine del 2024. Il tavolo automotive insediato presso il Mimit non ha prodotto al momento alcun accordo. Questa è una delle ragioni per cui Fim, Fiom e Uilm hanno richiesto ormai da tempo una convocazione da parte della Presidente del Consiglio, per affrontare i temi che purtroppo non hanno ancora trovato alcuna risposta positiva. Sono necessarie garanzie per tutti gli stabilimenti, nuovi modelli, volumi produttivi, rilancio occupazionale, della ricerca e dello sviluppo. Sono tematiche fondamentali sulle quali Stellantis non ha dato ancora certezze; il Governo non può assistere immobile all’avvio del percorso di spin off, è necessario che agisca la golden power, così come non è più rinviabile a tempo indefinito la convocazione di un incontro, con le organizzazioni sindacali e la società, presso la Presidenza del Consiglio sul futuro dell’automotive. Auspichiamo che la Presidente del Consiglio dei Ministri e i ministri dell’economia e delle finanze e del lavoro e delle politiche sociali convochino in tempi brevissimi un tavolo presso la Presidenza con le parti sociali e Stellantis per affrontare le gravi criticità che stanno emergendo in tutti i settori. Marco Grimaldi, Vicecapogruppo di Allenza Verdi Sinistra alla Camera. Alice Ravinale, Consigliera regionale di Alleanza Verdi Sinistra.