Rubrica settimanale a cura di Laura Goria
Isabelle Allende “Violeta” -Feltrinelli- euro
Affascina e coinvolge -quasi come “La casa degli spiriti” (che resta un capolavoro assoluto e ineguagliabile)-l’ultimo romanzo della scrittrice Cilena, “Violeta”.
Un libro epico, in cui la protagonista centenaria racconta al nipote Camilo la storia della sua vita lunga un secolo. Sono pagine che racchiudono un mondo intero, in cui le vicende private, passioni, amicizie, avventure intersecano la storia e i suoi sconvolgimenti. Una fitta trama che ci fa incontrare personaggi indimenticabili, nel bene e nel male, e avviluppa noi lettori in una narrazione che non vorremmo finisse mai, tanto è magnifica e travolgente.
C’è una simmetria che promette un racconto geniale, emozionante come l’Allende sa fare in modo sublime.
«Sono nata nel 1920, durante l’epidemia della spagnola, e morirò nel 2020, durante la pandemia da coronavirus».
Così Violeta scrive mentre si sta addentrando nel terreno della morte, lasciando al nipote testimonianza del suo passaggio sulla terra in oltre 70 diari e migliaia di lettere; dove scorrono momenti
difficilissimi, passioni anche devastanti, nascite e morti, in sostanza, “una vita interessante”. Ed emerge il ritratto intimo di una donna che è stata bambina coraggiosa e ribelle, amante, moglie, madre e imprenditrice di successo che ha saputo veleggiare, sempre a testa alta, tra i marosi di un’esistenza complicata.
Violeta del Valle, prima femmina dopo un’orda di 5 maschi, nasce in una famiglia benestante, nella Casa delle Camelie, in Cile. Una sorta di universo chiuso dove la bambina cresce circondata pure dall’affetto delle zie, Pia e Pilar. In casa arriva poi l’istitutrice inglese Miss Josephine Taylor che avrà un ruolo importantissimo anche nella vita del fratello maggiore di Violeta, José Antonio, braccio destro del padre negli affari di famiglia.
Però il destino incombe e i del Valle subiscono il rovescio della fortuna. La crisi economica internazionale e la Grande Depressione mandano a fondo Arsenio del Valle che, di fronte alla rovina, sceglie una via d’uscita traumatica, e sarà proprio la figlia a scoprire per prima quale. La perdita di tutto e lo scandalo spingono la famiglia all’Esilio nel sud del paese, a Nahuel, zona quasi disabitata “dove finisce la civiltà e inizia il territorio degli indios”.
Anni di adattamento, rudimentali occupazioni della vita di campagna, letture e tanto altro modella l’adolescenza di Violeta, che ricorderà quel periodo come il più limpido della sua vita.
Crescendo si rivela abilissima negli affari e insieme al fratello mette su una fiorente impresa che fa fortuna con la costruzione di case prefabbricate. Poi un matrimonio insignificante; mentre a segnare buona parte della vita di Violeta sarà invece la passione travolgente per Julián Bravo.
Un avventuriero dagli affari poco limpidi, amante del rischio, abile pilota “che danzava con la morte”, intrallazzato con mafia, traffico d’armi, poteri forti e occulti.
E’ un uomo irresistibile ma spietato, pericoloso ed egoista; violento e manesco, la tradisce continuamente e la picchia spesso per un nonnulla.
Non la sposerà mai nonostante abbia messo al mondo i suoi due figli. Il dolce, sensibile e delicato Juan Martín; che il padre trova debole ed effemminato. I due non si capiranno mai e Juan starà bene solo lontano da Julián.
Ben diverso invece il rapporto con la bellissima figlia Nieves che il padre adora, vizia a dismisura, rendendola egoista e aprendole un futuro di autodistruzione. Lei taglierà i ponti con la famiglia, in fuga dal padre, strafatta di droghe, espedienti e perdizione. A nulla servirà la disperazione di Julian che le mette alle costole l’investigatore Roy Cooper. Personaggio che si rivelerà fondamentale nella vita di Violeta, di Nieves e di suo figlio Camilo. Poi mille altre svolte che non vi anticipo, ma che rendono indimenticabile questo romanzo.
Ian Williams “Riproduzione” -Keller- euro 20,00
Ian Williams è poeta e scrittore nato a Trinidad, cresciuto in Canada, professore di Letteratura Inglese alla University di Toronto e questo è il suo romanzo di esordio, con il quale ha vinto lo Scotiabank Giller Price.
689 pagine in cui l’autore parla di legami di sangue, riproduzione, concetto di famiglia e la sua evoluzione, ma anche dell’incontro tra culture diverse.
Siamo a Toronto negli anni Settanta e la 19enne Felicia, che arriva da una minuscola isola dei Caraibi, assiste la mamma malata in ospedale. Nella stessa stanza c’è Edgar, 40 anni, rampollo viziato di una ricca famiglia tedesca, che tiene compagnia alla madre ricoverata.
Inizia così la relazione tra un uomo bianco e una ragazza di colore, che innesca una serie di conseguenze attraverso 4 decadi di storia narrata da Williams.
Due personalità agli antipodi, anche se entrambi degli immigrati; lei è religiosa e matura per la sua età; lui impreparato emotivamente, superficiale e a tratti irresponsabile.
La madre di Felicia muore lasciandola sola al mondo, quella di Edgar invece viene dimessa e torna a casa.
La giovane dovrebbe studiare e trovare la sua strada nel mondo, ma Edgar le chiede di occuparsi della sua Mutter, e addio scuola frequentata con regolarità.
La relazione tra i due deraglia quando Edgar seduce goffamente Felicia e la mette incinta. Il loro rapporto si strappa perché lui a diventare genitore neanche ci pensa.
Frutto di questa breve unione sarà Armistizio, meglio conosciuto come Army, che cresce con la madre, ma segnato dall’abbandono del padre.
I due però condividono una bella fetta del patrimonio genetico e pur non avendo mai conosciuto Edgar, Army gli assomiglia parecchio, soprattutto in una serie di comportamenti e nell’attrazione per il denaro e le avventure galanti.
Gli anni scorrono, Army cresce mantenuto solo dalla madre, la quale a un certo punto si trasferisce nel seminterrato della casa di Oliver. Lui è di origini portoghesi, divorziato e padre di Heather ed Endrix.
Ed ecco che ritorna il concetto di riproduzione che contiene molteplici temi: il corpo femminile, la genitorialità (accettata, rifiutata, subita), la famiglia e le sue varie declinazioni.
40 anni dopo lo strappo che li ha allontanati, Felicia ed Edgar si incontrano di nuovo, le loro vite nel frattempo sono andate avanti e scopriremo in che direzione.
Daria Bignardi “Libri che mi hanno rovinato la vita ..e altri amori malinconici”
-Einaudi- euro 16,50
Questo libro della giornalista, scrittrice e conduttrice può essere visto anche come una sorta di testo matriowska, nel senso che include tanti altri libri che per l’occasione possiamo leggere per la prima volta oppure rileggere, ma con lo sguardo nuovo suggerito dalla Bignardi.
In poco meno di 150 pagine ha raccolto il risultato di uno scavo nella sua memoria con il quale è risalita alle radici di alcune sue emozioni e suggestioni letterarie. Più che rovinarle davvero la vita, le opere che cita hanno contribuito a dare una direzione, un senso alla sua esistenza e crescita.
E’ una sorta di memoir di formazione che in definitiva individua soprattutto 3 libri strategici. In pool position c’è il romanzo cupo di Djuna Barnes “La foresta della notte”, poi viene “Il demone meschino” di Fëdor Sologub, la cui vita fu segnata da gravi lutti che lo indussero a ritirarsi dal mondo e chiudersi in un silenzio assoluto. L’altro testo è “Così parlò Zarathustra” di Friederich Nietzsche del quale la Bignardi imparò brani a memoria, intrigata dal suo amore tormentato per Lou Salomé.
Ma di autori la Bignardi ne annovera tanti altri…tra i quali una grande scrittrice, Pearl S.Buck che scoprì grazie al libro usato “La buona terra” nella mitica collana Medusa Mondadori, scovato su una bancarella.
Oggi la Buck sembra accantonata, ed è un peccato perché fu una maestra nel raccontare saghe cinesi, vinse il Premio Pulitzer nel 1932, il Nobel per la letteratura nel 1938.
Ebbe una vita spettacolare, fuori dagli schemi e scrisse più di 80 libri.
“La buona terra” non rientra nel novero dei libri maledetti della Bignardi, ma la segnò con l’idea che l’amore potesse essere anche terribile. E nel romanzo che la Buck ambientò in America e non in Cina “Questo indomito cuore”, la Bignardi ha ritrovato una citazione che l’aveva colpita «Soffrirai perché niente dura, ecco tutto. E’ la dannazione finale alla quale cerchiamo di sfuggire per tutta la vita».
Perché non prendere spunto dal libro della Bignardi per leggere o rileggere
Djuna Barnes “La foresta della notte” pubblicato nel 1936, libro di cui si innamorò lo scrittore T. S. Eliot che scrisse la prefazione. Testo dalla trama esile, scandito da capitoli non lineari che conducono il lettore da una città all’altra –tra Parigi e New York- , in tempi e situazioni diverse, in una sorta di viaggio onirico.
All’epoca fece scandalo perché mise a fuoco travestiti, prostitute e soprattutto le relazioni tra donne.
L’amore lesbico era tabù e la Barnes sapeva di cosa stava parlando, perché a 29 anni si innamorò per la prima volta di Thelma Wood, giovane aspirante pittrice e scultrice di mediocre talento. Le due donne vissero insieme per 8 anni, segnati da viaggi, bevute, litigi e continui tradimenti.
Thelma –sensuale e magnetica- tradì la Barnes con uomini e donne; quando poi si legò alla ricca divorziata
Henriette McCrea-Metcalf, Djuna la lasciò definitivamente.
Fu allora che iniziò a scrivere “Nightwood” decisamente vendicativo. La bambola perversa Robin Vote del libro sarebbe ispirata da Thelma, mentre la ridicola Jenny sarebbe Henriette.
“La passione” raccoglie 9 racconti di storie poco appariscenti, ma dal significato profondo. Parlano di passioni, sentimenti, e narrano -tra l’altro- di una madre che fa visita alla figlia che non vedeva da anni; della morte di un proprietario terriero; di un sarto armeno a New York vittima di una giovane perfida. O ancora, dei pensieri deliranti di un’aristocratica anziana, e dei dottori Katrina e Otto giunti in America negli anni Venti
Antonio Manzini “Le ossa parlano” -Sellerio- euro 15,00
E’ il nuovo capitolo delle indagini di Rocco Schiavone, vicequestore romano spedito ad Aosta, che questa volta indaga sul ritrovamento delle povere ossa di un bambino sepolte in un bosco. Chissà chi era, perché aveva con se una spilletta con lo scudo Capitan America, nelle tasche dei jeans a brandelli. Il caso è inquietante e Schiavone ci si butta con il suo cinismo, la sua profonda disillusione e una personale idea della giustizia che spesso salta le regole stabilite. Affiora una realtà malata, deviata e crudele che ha a che fare con l’immondo sommerso della pedofilia.
In parallelo alle indagini, seguiamo anche le vicende private di Rocco che viene chiamato a testimoniare contro il corrotto dirigente di
polizia Mastrodomenico; l’uomo che era a capo della banda armata sulla quale anni prima aveva indagato Schiavone e che gli era costata l’assassinio dell’adorata giovane moglie Marina. La raffica era destinata a Rocco ma aveva colpito la donna della sua vita e da quella perdita non si è mai più ripreso.
Forse un taglio più netto col passato potrebbe derivare dalla vendita dell’attico romano in cui era stato felice con la moglie….che non sembra essersene andata del tutto, visto che Schiavone continua a parlare con il suo “fantasma”.
Continuano gli appuntamenti della “Primavera di Bellezza” inseriti nel Calendario “Beppe Fenoglio 22”, a cura del “Centro Studi”dedicato al mitico scrittore e partigiano albese, in occasione del Centenario della nascita (Alba, 1 marzo 1922 – Torino, 18 febbraio 1963). Dopo l’incontro di domenica scorsa, con “Tra le righe di Fenoglio” che ha portato i partecipanti all’evento, attraverso una piacevole visita guidata, in 11 tappe del centro storico di Alba, luoghi vissuti, amati e descritti da Fenoglio, sabato prossimo 9 aprile (ore 15) nel paese di Mango e dintorni si inaugura uno dei primi “percorsi fenogliani”. L’organizzazione è dell’“Associazione Manganum ODV” che ha inteso programmare una serie di iniziative volte a rafforzare il legame fra lo scrittore, la sua terra di Langa e in particolare il paese di Mango (con i suoi luoghi più tipici, le cascine, il suo possente Castello e i suoi meravigliosi e larghi panorami), dove Fenoglio ha soggiornato e su cui molto ha scritto. Mango (media Langa, 1300 abitanti) è infatti uno dei paesi che Beppe cita più frequentemente nei suoi romanzi, ne “Il partigiano Johnny” e in “Una questione privata”, negli “Appunti partigiani 44-45” e nei “Racconti”. Mango lo ha accolto durante la guerra di Resistenza, che si consumava strenuamente su tutte le colline dall’Alta alla Bassa Langa e non solo, nel nome di una libertà da riconquistare ad ogni costo, anche al prezzo della propria vita. E di particolare importanza sarà proprio sabato 8 il ripristino del “Percorso del partigiano Johnny”, arricchito da opere d’arte che richiamano le trascrizioni letterarie riportate nelle postazioni vicine. Per info: 
L’ autrice che con i suoi scritti ha accompagnato le letture e la formazione spirituale e civile di molti cattolici, pubblicando per mezzo secolo su diverse testate dall’Osservatore romano a Il Manifesto, visse tutta la vita in maniera contemplativa, amando la natura, cosa che per lei era del tutto normale. Nella sua ultima fatica letteraria, pubblicata postuma dopo al sua scomparsa avvenuta nel 2010, intitolata La gatta Arcibalda e altre storie sono raccolti gli articoli “animalisti” che la Zarri pubblicò sulla rivista Rocca dal 1984 fino al giorno prima di morire. Si tratta di riflessioni sugli animali e sulla natura che raccontano il punto di vista dell’autrice su questioni sempre molto attuali e all’epoca in cui vennero scritte addirittura innovative, per certi versi dirompenti. Nel titolo è citata Arcibalda , la cui identità veniva svelata dalla teologa:“l’ultimo dei miei tanti gatti perché gatti ne ho sempre avuti”. Una gattona nera con la “macchia della Madonna”, una chiazza di pelo di colore diverso – in questo caso un ciuffetto di peli bianchi posizionati sotto la gola – che durante il Medio Evo “distingueva i gatti parzialmente neri dai gatti totalmente neri e li salvava dalle persecuzioni che si riservavano invece di norma a questi ultimi, messaggeri dell’inferno”. Nel libro Tutto è grazia, parlando della preghiera, raccontava così il rapporto speciale con gli amati felini: “Al mattino quando faccio la liturgia di solito sono vicino all’altare e vedo la mia gatta, la sua contentezza; il suo affetto è il suo modo di pregare. E allora la tengo lì e preghiamo insieme”. Ne La gatta Arcibalda e altre storie la teologa condivide i sentimenti e anche le sofferenze degli animali, da quelle del leone obbligato nel circo a rinunciare alla sua maestà, fino al cappone o al toro delle corride, torturati per la nostra ingordigia o la nostra crudeltà. Al pari degli antichi Adriana Zarri considerava come veri e propri simboli della contemplazione la civetta e il gufo, animali della notte in grado di scorgere quello che gli altri non possono vedere. Il suo rispetto e lo sconfinato amore per gli animali costituiscono un esempio originalissimo ed elevato di ecologia che muove i suoi passi dalle forme di vita, iniziando dagli animali,che sono accanto a noi. Adriana Zarri si interrogava sulla liceità dei maltrattamenti a cui sono sottoposti gli animali da circo per il solo, egoistico, divertimento dell’uomo; sulla possibilità di diventare vegetariana per smettere così di causare dolore e morte ai suoi tanto cari amici animali; sulla sua vita di eremita in compagnia dei sempre amatissimi gatti e di tante altre “bestie” di vario genere; sui ritmi imposti dalla società che sono così tanto diversi e così sempre più diversi dai ritmi fisiologici della natura e degli animali. La raccolta di articoli che compone il libro è aperta da una prefazione che scrisse Luigi Bettazzi (attualmente lucidissimo 98enne, vescovo emerito di Ivrea) e raccoglie, pagina dopo pagina, la testimonianza dell’amore profondo e vivo in una donna che visse tutta la propria vita in maniera contemplativa e da amante della natura.
Rubrica settimanale a cura di Laura Goria
Autrice estremamente versatile ha affrontato e sviscerato un parterre di molteplici temi: dalla violenza delle grandi città americane, ai legami spesso soffocanti e conflittuali che cementano le famiglie della borghesia, alle apparenze legate a vite che devono sembrare rispettabili. Difficile elencare tutte le tematiche di cui ha scritto; tra queste, pure la condizione femminile e le derive dei ruoli maschili in una società impostata sulla forte competizione. E’ autrice anche di biografie come “Blonde” dedicata al mito Marilyn Monroe, di thriller psicologici ed epopee sociali che ha vivisezionato nelle sue pagine.
Ha incontrato il suo destino nel momento in cui ha tentato di fermare il pestaggio di un sospettato da parte della polizia; è intervenuto e finito a sua volta sotto le percosse degli agenti. Ricoverato in gravi condizioni, muore dopo un penoso coma che porta al suo capezzale moglie e figli.
suoi stati d’animo mentre procede a fatica nel mondo svuotato dalla perdita; dal penoso ritiro degli effetti personali del marito alle disposizioni per la sua cremazione, come da lui voluto, per arrivare alla noiosissima trafila burocratica come “esecutrice testamentaria” delle proprietà del defunto.
“Loro” -Il saggiatore- euro 23,00
