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Quando alla Fiat c’era Romiti e la crisi era colpa dei padroni

L’11 settembre deve proprio essere una data tragicamente ricorrente. L’ 11 settembre del 1980 cominciò a Torino lo sciopero alla Fiat contro i licenziamenti.

Come si è arrivati a questo punto? In particolare come si viveva ad agosto? La gioia delle ferie spazzata via dalla strage di Bologna. Che fossero stati i fascisti con la complicità dei servizi segreti deviati non c’era alcun dubbio.

Due anni prima venne assassinato Aldo Moro e bombe da tutte le parti. Nel 1979 elezioni
anticipate. Il Pci non ci stava più ad essere lo sgabello della Dc. Si prese la sua botta elettorale,
i socialisti di Craxi non sfondarono e si aprì la stagione del pentapartito e del famoso Caf Craxi
Andreotti e Forlani con De Mita guastatore. Fermandosi trasversalmente il partito del debito
pubblico. Forse per questo la Fiat assunse 19000 mila operai. Li assunse per la prima volta dagli
uffici di collocamento.

Fu l’anno in cui il gruppo ebbe più dipendenti di tutta la sua storia. Qualcosa non tornava
visto che l’auto italiana non funzionava. I piazzali erano pieni di auto invendute ed aumentava
l’ indebitamento con le banche. Cesare Romiti non aveva definitivamente vinto. Fatto fuori
Cantarella la finanziarizzazione era un gioco fatto. C’era la complicazione degli operai, stava iniziando l’
operazione snellimento. In altre parole si facevano più soldi con la finanza e dopo aver prodotto
auto bisognava venderle. Caratteraccio quello di Cesare Romiti scelto dall’Avvocato che, sulla
scelta dei suoi stretti collaboratori non ne sbagliava una. Sicuramente un po fané sui carichi
di lavoro, ma grande uomo di mondo. Dal nonno aveva preso arguzia ed intelligenza , non la
“cattiveria ” delle scelte nette. Anche per tutto ciò venne scelto Cesare Romiti. Gestore delle scelte
draconiane. Prima fra tutte indebolire radicalmente il sindacato.

I fatti gli diedero ragione.
Sempre Cesare Romiti definì gli anni 70 il decennio della Follia. Qualche ragione sulla
ingovernabilità degli stabilimenti l’aveva. Uno degli slogan maggiormente in vigore era : La
Fiat l’Indocina ce l’ha in officina. Dove portava tutto questo bailamme? Soprattutto se si voleva
tanta occupazione bisogna o fare la ” rivoluzione ” o vendere le auto. Diverse vie non c’erano. Nei
mesi precedenti c’erano stati tentativi di abboccamenti tra Fiat e sindacati che avevano respinto
al mittente le richieste di licenziamenti.

Fausto Bertinotti segretario Cgil regionale aveva coniato il motto: l’uso politico della Fiat della
crisi. Un timido tentativo di confronto fu fatto da Piero Fassino allora responsabile fabbriche
delle Federazione Torinese Comunista.

Si Svolse al Teatro Nuovo la Conferenza Nazionale Fiat. Fassino entrava a pieno titolo nel gota
nazionale. Ma quasi totalmente inascoltato. Rileggendo gli atti del convegno un buon senso che
non era figlio di quei tempi. Giorgio Amendola fu l’ unico che apertamente scrisse su RINASCITA:
La Fiat ha ragione. Avanti così ci sfasciamo.

Molto ma molto più modestamente passai 10 giorni bellissimi di vacanza all’ isola del Giglio con
la famiglia e il mio Vate in assoluto, il  Professore Romolo Gobbi.

Al pomeriggio mi catechizzava descrivendo per filo e per segno cosa sarebbe avvenuto. Tipico
dei solitari visionari Romolo ci azzeccava perché non aveva nulla da difendere e da perdere. Altra
cosa erano i dirigenti sia del sindacato come del PCI. Se avesse avuto ragione la Fiat dovevano
ammettere di aver sbagliato in quegli anni. Non era nelle corde dei politici e sindacalisti di allora.

Semplificando la colpa della crisi settore auto italiano era dei padroni. Dovevano essere loro,
solo loro che pagavano gli effetti negativi della crisi non licenziando. Avevano dunque un obbligo
morale che dovevano saldare e basta. Ora può apparire un modo bizzarro di ragionare. Non
poi così tanto se si pensa che c è qualcuno che ragiona ancora così. Addirittura c’ era chi la
considerava un’ occasione per la nazionalizzazione. Sintesi: lo Stato, attraverso l’ Iri si comprava
tutto. Forse non avevano tutti i torti, fatti i conti lo Stato (forse) tirava fuori meno soldi di
quelli che ha tirato fuori tra cassaintegrazione ed agevolazioni o costiuendo società come Tne
Spa che ha dato oltre 100 milioni a Fiat, diventando padrona di un pezzo di Mirafiori e di fatto
non ha mai operato.

Ma si sa che dei se e dei ma sono piene le fosse della storia  ed il più delle volte
servono ad inutili polemiche. Una cosa è certa: in quell’agosto di attesa una certa sinistra, un
certo sindacato , un certo Pci non avevano capito che il vento era cambiato. Direi di più, quella
certa sinistra, quel certo sindacato stava scrivendo o leggendo un libro che non capiva. Che non
voleva capire o forse che non poteva capire.

E dopo 40 anni Torino non è più capitale di nulla se non del suo rimpianto per i fasti passati.

Patrizio Tosetto

Arriva Nibol, l’app che trasforma i bar in spazi di lavoro sanificati

Aperte le selezioni per trovare i locali migliori di Torino per i lavoratori agili. AAA La startup dell’ufficio diffuso che consente di prenotare facilmente una postazione di lavoro nelle caffetterie  è alla ricerca di locali di qualità, comodi e accoglienti con wi-fi.

 

 In un periodo in cui smartworking e distanziamento sociale sono quanto mai d’attualità, ci pensa Nibol (www.nibol.co) a semplificare la vita degli smartworker torinesi e, contemporaneamente, a offrire un aiuto ai locali sabaudi per affrontare la fase 3.

 

La startup, infatti, ha sviluppato un’app che mette in rete locali che ospitano postazioni di lavoro sanificate dedicate ai lavoratori agili: da un lato, bar e caffetterie possono riconvertire i loro spazi in postazioni di coworking durante le ore di minor affluenza, dall’altro, l’ormai crescente popolazione di lavoratori agili può assicurarsi scrivanie on-demand sanificate e munite di wifi. A tutti gli effetti, un ufficio diffuso.

 

Se è vero che il 60% dei lavoratori dichiara di voler continuare a lavorare da remoto anche post-pandemia (fonte Indagine Cgil/Fondazione Di Vittorio sullo Smartworking), è altrettanto vero che lavorare da casa non è sempre facile: mancano la comodità della propria postazione, il confronto con i colleghi, il caffè o il pranzo con i clienti o i fornitori. Così come non è facile trovare uno spazio alternativo che sia economico, comodo e, in questo periodo, sanificato.

 

Per rispondere alle esigenze degli smartworker, Nibol permette di prenotare un hot desk in modo davvero facile. Grazie alla geolocalizzazione, l’app mette in evidenza i locali Nibol più vicini all’utente. Sulle pagine dei diversi locali, sono visibili i dettagli delle singole postazioni – dalle prese elettriche all’aria condizionata – e le recensioni lasciate dagli altri clienti su voci quali comodità e tranquillità della location, ma anche qualità del cibo e bevande. Fatta la scelta, non resta altro che prenotare il proprio tavolo tramite l’app, specificando quando e per quanto tempo verrà occupato.

 

Dall’altra parte, anche i gestori dei locali si trovano ad affrontare difficoltà legate a dinamiche quali distanziamento sociale e divieto di assembramenti.

Nibol rappresenta un’opportunità anche per i locali che hanno la possibilità di riconvertirsi in spazi di lavoro sicuri e sanificati: le caffetterie e i bar non hanno costi fissi per entrare nel network di Nibol, potendo così sfruttare anche le ore solitamente meno frequentate.

 

“Il mondo del lavoro è stato stravolto negli ultimi mesi. Un cambiamento repentino che non ha fatto altro che consolidare la pratica dello smartworking, se si pensa che già nel 2019 la crescita degli smartworker è stata del 20% rispetto al 2018 – afferma Riccardo Suardi, fondatore di Nibol – In questo contesto, il nostro obiettivo è semplice: offrire un posto comodo ed economico dove lavorare, avendo anche la possibilità di trovare altre persone che fanno parte della community di Nibol”.

 

Al momento Nibol è attivo con 18 locali a Milano, in continua crescita e ha appena aperto le selezioni a Torino. I proprietari dei locali possono candidare il proprio locale collegandosi al link, mentre gli smartworker possono suggerire un locale direttamente dall’applicazione.

Politiche attive, la ricetta giusta per l’occupazione

L’assessore Chiorino sui dati diffusi da Ires, relativi all’efficacia della misura, sostenuta dal Fse: «Si tratta della dimostrazione definitiva, della prova del nove, che una delle principali strategie per sostenere l’occupazione è puntare su formazione, orientamento e accompagnamento attivo all’inserimento lavorativo, evitando misure di stampo prettamente assistenzialistico, come il reddito di cittadinanza, che ha fallito nel suo fine ultimo: offrire davvero un impiego ai beneficiari e non soltanto un mero sussidio, peraltro, ovviamente, limitato nel tempo».

«I risultati del “Buono per servizi al Lavoro” sono l’ennesima conferma che un fondamentale e insostituibile strumento per favorire davvero l’occupazione è l’investimento sulle politiche attive. Quelli diffusi dall’Istituto di ricerche economiche e sociali del Piemonte, infatti, sono numeri molto significativi, che si contrappongono nettamente al fallimento, ormai conclamato, del reddito di cittadinanza». Così l’assessore regionale al Lavoro, Elena Chiorino, commentando il bilancio, redatto da Ires Piemonte, relativo al periodo 2017-2020 del «Buono servizi per al lavoro».

Si tratta di una misura finanziata con risorse provenienti dal Fondo Sociale Europeo che permette ai destinatari di usufruire gratuitamente di servizi specialistici per l’inserimento lavorativo erogati dai Centri per l’Impiego e da altri soggetti accreditati pubblici e privati. Il «Buono» si rivolge a quattro diverse categorie di destinatari: disoccupati di breve periodo (da meno di sei mesi); disoccupati di lungo periodo (da almeno sei mesi); disoccupati con disabilità e disoccupati con particolari condizioni di svantaggio sociale.
Le risorse stanziate ammontano a 13 milioni di euro e le persone coinvolte sono state 33mila. La quota maggiore di destinatari è composta dai disoccupati da almeno sei mesi, circa 20mila persone.

I servizi erogati sono di cinque tipi: i laboratori di politica attiva, che divulgano informazioni utili sul mercato del lavoro; l’orientamento specialistico, per mettere a fuoco gli obiettivi professionali e identificare un concreto percorso di reinserimento; le attività di sostegno alla ricerca attiva del lavoro, sia attraverso i canali tradizionali sia con i canali online; l’accompagnamento all’inserimento lavorativo con contratto di tirocinio, che affianca lavoro e formazione; l’accompagnamento all’inserimento lavorativo con contratto di lavoro, di durata breve (da 3 a 6 mesi) o lunga (6 mesi o superiori). I laboratori di politica attiva sono stati riservati ai disoccupati di breve durata e sono attualmente conclusi. Le altre categorie di destinatari, in base ai loro bisogni, ricevono uno o più servizi tra l’orientamento, il sostegno alla ricerca attiva del lavoro e gli inserimenti lavorativi (tirocinio o contratto di lavoro).

La spesa media per ciascun destinatario è stata di 398 euro e 303 sono le sedi di soggetti accreditati (agenzie di somministrazione, cooperative sociali, agenzie formative, altri soggetti pubblici e privati) in cui è stato possibile usufruire del Buono. Ogni disoccupato che accede alla misura stipula con il soggetto attuatore dei servizi un Piano di Azione Individuale per il suo reinserimento nel mondo del lavoro. Il soggetto attuatore riceve una remunerazione dalla Regione legata ai servizi erogati e agli esiti lavorativi conseguiti.

Molto significativi i risultati ottenuti: i dati rilevano che gli avviati al lavoro sono stati 20.467. Non solo: i calcoli di Ires (che per comprendere l’efficacia della misura ha effettuato una rilevazione statistica, confrontando un campione di 8125 beneficiari, con altrettante persone in situazioni analoghe che non hanno usufruito dell’agevolazione) confermano che l’effetto medio del Buono sul tasso di occupazione nel caso dei disoccupati da almeno sei mesi si è tradotto in un incremento dell’11 per cento degli occupati. In pratica dopo 16 mesi dalla presa in carico delle persone. Ancora più positivi i numeri se si considerano soltanto i disoccupati da almeno sei mesi inseriti in tirocinio grazie al Buono, che ammontano a + 26,1 per cento.
P

ercentuale che si impenna al +31,1 per cento se si considerano solo i disoccupati da almeno sei mesi inseriti con contratto di lavoro.
«Questi dati incoraggianti – conclude Chiorino – confermano che è davvero possibile favorire l’occupazione, a patto che le risorse vengano impiegate nella maniera corretta, evitando interventi di natura esclusivamente assistenzialista, che rischiano di creare l’effetto paradosso di sfavorire la creazione di nuovi posti di lavoro, inducendo i beneficiari a non attivarsi in quanto già soddisfatti dal percepimento del sussidio. Senza considerare che, una volta esaurito, il rischio più che mai concreto è quello di trovarsi fuori dal mercato del lavoro e privi delle competenze necessarie per essere attrattivi, riducendo al lumicino le possibilità di reinserimento».

Fallimento Ventures, scontro Piemonte – Governo: “Dal ministero soltanto chiacchiere”

Gli assessori al Lavoro, Elena Chiorino e alle Attività produttive, Andrea Tronzano: «In questo tempo il Ministro ha ignorato i nostri appelli e non è stato in grado di mettere intorno a un tavolo tutti i soggetti coinvolti, convincendoli a individuare una soluzione efficace. Adesso non può lavarsene le mani: ascolti il grido di dolore che viene dal territorio e incontri subito le parti sociali».

 

«La Regione ha già contattato il curatore fallimentare per confrontarsi e accelerare il più possibile una richiesta di cassa integrazione per cessazione, al fine di tutelare i lavoratori della Ventures, e si impegnerà con tutti i mezzi a disposizione per favorirne la ricollocazione. Ma non possiamo non denunciare il fatto che, se siamo arrivati a questo punto, gran parte della responsabilità è da attribuire al ministero per lo Sviluppo Economico. Che non solo, per mesi, non si è degnato nemmeno di rispondere alle nostre lettere ufficiali – in cui segnalavamo il progressivo degenerare della vicenda Ventures e la necessità di intervenire immediatamente – ma che in un anno non è stato in grado di mettere intorno a un tavolo tutti i soggetti coinvolti in questa triste vicenda, da Ventures, agli Enti locali, da Whirlpool a Invitalia, insieme a un soggetto designato per la reindustrializzazione – per indurli a individuare una soluzione per salvare il posto di lavoro a più di 400 persone. Che non sono numeri, ma famiglie che ora guardano al futuro con disperazione, essendo state prima sedotte – con la mossa di Calenda che aveva individuato gli attuali titolari della Ventures, falliti e al centro dell’inchiesta – e poi abbandonati dai governi di centrosinistra».

E’ durissimo il commento degli assessori regionali al Lavoro, Elena Chiorino e alle Attività Produttive, Andrea Tronzano, all’indomani della notizia del fallimento della Ventures. «Oltre a esprimere la nostra personale vicinanza ai lavoratori – proseguono i due esponenti della giunta Cirio – chiediamo ora con forza al ministro Stefano Patuanelli di metterci finalmente la faccia e non sottrarsi alle proprie responsabilità, accettando di incontrare le parti sociali che oggi sono giustamente preoccupate per il futuro dei lavoratori che rischiano davvero di restare senza ammortizzatori sociali e di finire sul lastrico».

«Il fallimento Ventures – aggiunge ancora Chiorino – è l’emblema di un altro fallimento: quello di un governo di persone non adeguate al ruolo, senza idee, progetti e autorevolezza, che hanno dimostrato di non saper fare altro che prendere tempo. E non capiamo nemmeno bene per attendere che cosa, dal momento che la Regione Piemonte, in questo anno, ha aggiornato puntualmente il Ministero di quanto stava accadendo a Riva presso Chieri, dove la produzione non ha mai preso il via».

«Purtroppo ormai la situazione è passata a un livello superiore e ancora più delicato – conclude e Tronzano – ma non è ugualmente accettabile che il Mise se ne lavi le mani. La Regione farà anche questa volta tutti i passi possibili e opportuni. Dimostri almeno il Ministro di avere la coerenza di incontrare immediatamente i rappresentanti dei lavoratori, dimostrando perlomeno attenzione e consapevolezza».

Dal Comune di Chieri fondi per i tirocini

Le domande devono essere presentate entro il 25 agosto. Virelli: “Da 17 aziende aderenti siamo passati a sette: a dimostrazione della gravità della crisi ”

Il Comune di Chieri, in collaborazione con Agenzia Piemonte Lavoro-Centro per l’impiego di Chieri, ha approvato e finanziato con 20.220 euro il progetto «WORKHIERI», iniziativa finalizzata a favorire l’inserimento al lavoro di cittadini chieresi inoccupati o disoccupati, di età compresa tra i 18 e i 45 anni, attraverso l’attivazione di tirocini da scolgersi presso aziende del chierese.

«WorKhieri è un intervento di politica attiva del lavoro finalizzato ad incrementare l’occupabilità dei nostri cittadini attraverso l’attivazione di 12 tirocini. L’indennità mensile di partecipazione al tirocinio sarà di 600 euro per i tirocini full-time di 40 ore settimanali e di 300 euro per quelli part-time di 20 ore settimanali. Come amministrazione comunale finanzieremo le indennità per i primi 3 mesi, mentre saranno le aziende a finanziare gli eventuali ulteriori 3 mesi. Il Comune finanzierà poi la formazione sulla sicurezza nei luoghi di lavoro attraverso un corso di quattro ore», spiega l’assessore alle Politiche del lavoro e alle Politiche sociali Raffaela VIRELLI.

«Purtroppo, inizialmente al progetto avevano aderito 17 aziende ma dopo l’emergenza sanitaria si sono ridotte a sette-aggiunge l’assessore Raffaela VIRELLI-Alcune hanno personale in cassa integrazione, quindi non possono avviare tirocini, altre hanno chiuso. Anche questo è un segnale della grande difficoltà del tessuto produttivo locale, che ci fa temere il peggio per l’autunno».

Per partecipare occorre

  • prendere visione delle attività offerte sul sito del Comune di Chieri

https://www.comune.chieri.to.it/attivita-produttive-lavoro/worKhieri (oppure presso lo Sportello Unico del Comune di Chieri o il Centro per l’Impiego di Chieri in via Vittorio Emanuele II, n. 1);

Saranno le aziende aderenti a scegliere tra i candidati.

I tirocini verranno avviati alla fine del mese di settembre 2020.

 

Edlizia, in arrivo gli aiuti per costruzioni e ristrutturazioni

FINO AL 100% DEI COSTI DI COSTRUZIONE PER RISTRUTTURAZIONI O AL 50% PER NUOVE EDIFICAZIONI

Si dà attuazione all’articolo 18 della legge “RipartiPiemonte”; che prevede per cittadini e imprese che vogliano ristrutturare o edificare una struttura la copertura da parte della Regione dei costi di costruzione dovuti ai Comuni, fino al 100%, nel caso di recuperi, o al 50%, nel caso di nuovi stabili, per un importo un massimo che non può comunque superare i 50 mila euro.

Su proposta del vicepresidente e assessore all’Urbanistica, Fabio Carosso, infatti, nella seduta del 30 giugno, la Giunta ha approvato la delibera che regola le modalità per accedere a questa agevolazione, stanziando per l’anno in corso 26 milioni di euro.

Le pratiche verranno gestite attraverso una piattaforma informatica disponibile dall’8 luglio.

Possono beneficiare del contributo regionale le istanze edilizie (CILA, SCIA, PdC), presentate ai Comuni del Piemonte nel periodo compreso tra il 29 maggio 2020 ed il 30 novembre 2020. Le richieste dovranno essere presentate sulla piattaforma informatica entro le ore 24 del 30 novembre 2020. Può essere ammessa una sola domanda per titolare di istanza edilizia.

Sulla piattaforma, le domande di contributo dovranno essere presentate da professionisti abilitati per la presentazione di istanze edilizie a nome e per conto di privati e imprese e saranno ammesse secondo l’ordine cronologico di presentazione, fino ad esaurimento delle risorse disponibili.

Come funziona il procedimento

Il privato o l’impresa al momento del deposito dell’istanza edilizia al Comune o, comunque, prima della presentazione della domanda di contributo deve obbligatoriamente informare il Comune di volersi avvalere dell’agevolazione. Il professionista delegato inoltra richiesta di contributo esclusivamente compilando l’apposito modello su piattaforma informatica, allegando i documenti indicati.

Il Comune sede dell’intervento a conclusione dell’istruttoria/procedimento con esito positivo della SCIA e del PdC, o ad avvenuto ricevimento della CILA, esclusivamente tramite la piattaforma informatica con apposito codice operatore, richiama l’istanza, inserisce il costo di costruzione, valida i dati relativi al tipo di intervento e al titolare dell’istanza edilizia. Ad esito conclusivo positivo dell’istruttoria, la Regione Piemonte erogherà al Comune l’importo del contributo del costo di costruzione dovuto in un’unica soluzione.

Per fornire nel dettaglio ai professionisti e ai Comuni tutte le informazioni necessarie sul procedimento e l’uso della piattaforma informatica la Regione, Anci e Ance, hanno organizzato tre webinar, il primo dei quali si è svolto stamattina. Gli altri si terranno il 6 e il 7 luglio. L’indirizzo per iscriversi si trova nella locandina allegata. La registrazione del webinar sarà disponibile sulla pagina Facebook della Regione.

Si tratta di una misura molto importante – dichiara il vicepresidente Carosso – che ha l’obiettivo di ridare slancio a un settore come l’edilizia, fondamentale per la nostra economia non solo in sé, ma anche perché trainante per altri comparti, soprattutto artigiani. Abbiamo poi scelto di privilegiare le operazioni di ristrutturazione, iniziando a valorizzare il concetto di riuso che sarà alla base della nuova legge urbanistica alla quale stiamo lavorando. Ci tenevo infine a ringraziare le organizzazione rappresentanti degli enti locali, ANCI, ANCPI e UNCEM, che hanno condiviso con noi la definizione delle procedure per l’erogazione dei contributi, cercando di renderlo il più snello e semplice possibile”.

Cassa in deroga, l’Inps verso la chiusura della procedura di liquidazione

Si avvia al termine, per il Piemonte,  l’iter di liquidazione della Cassa in deroga che, sulla base del  decreto “Cura Italia”, ha visto il coinvolgimento anche delle Regioni in fase concessoria

Ecco tutti i numeri  del procedimento63.529 ad oggi le domande trasmesse dalla Regione all’ INPS, 62.258 quelle autorizzate dall’Istituto Nazionale di Previdenza Sociale, pari al 98 % del pervenuto. Per il restante 2 % è stata segnalata alla Regione la presenza di anomalie per le verifiche di competenza.

57.265  domande autorizzate sono state messe in pagamento al 21 giugno dalle sedi INPS del Piemonteil 100% di quelle trasmesse dalla Regione ad INPS entro il 31 maggio 2020.

Ad oggi sono  132.147 i lavoratori  per i quali INPS ha disposto il  pagamento diretto della Cassa in deroga124.942 lavoratori hanno già riscosso la prestazione, per i rimanenti 7.205 gli importi spettantigrazie all’impegno del personale INPS che  ancora una volta ha lavorato nel  fine settimana, saranno accreditati  entro il 30 di giugnotenuto conto dei tempi degli istituti bancari.

L’attività prosegue a pieno ritmo, sette giorni su sette, per la lavorazione delle 4.993 domande che la Regione ha trasmesso a giugno. Tali istanze sono state prontamente autorizzate da INPS  e ne è stata data immediata comunicazione ai datori di lavoro. Il relativo pagamento  sarà effettuato tempestivamente non appena perverranno all’Ente, da parte di aziende ed intermediari, i dati relativi ai lavoratori, mediante l’invio del mod. SR 41. 

 Per le aziende che sono state già autorizzate a fruire di 9 settimane di Cassa Integrazione in Deroga, a partire dal 18 giugno la richiesta di CIGD per le successive 5 settimane dovrà essere presentata direttamente ad INPS. La domanda è disponibile nel portale INPS, www.inps.it  

Per le aziende che sono state autorizzate a fruire di un periodo di CIGD inferiore a 9 settimane, è necessario invece presentare una nuova domanda alla Regione, per il periodo residuo, fino alla concorrenza delle 9 settimane.

Le sedi INPS del Piemonte hanno autorizzato, al 12 giugno scorso anche 30.479  domande di Cassa Integrazione ordinaria, in parte a pagamento diretto e in parte a conguaglio, per un totale di 551.406beneficiari  e 13.230  domande di Fondo di Integrazione salariale legate alle prestazioni emergenziali, per un totale di 177.649beneficiari.

Sono 32.282 le domande finora presentate di Reddito di emergenza (c.d REM) , pari all’ 8% del dato nazionale. 

Per quanto riguarda le prestazioni a supporto della genitorialità, da aprile ad oggi   sono stati erogati: 28.010 voucher baby sitting11.145 bonus asilo nido6.819 premi alla nascita e 927 assegni di natalità.

Infine, sono 565.893 i beneficiari del Bonus 600 Euro che hanno già ricevuto gli importi spettanti per marzo ed aprile.

Cantieri di lavoro e reddito di cittadinanza, in arrivo i fondi straordinari

Un contributo statale straordinario di 97 milioni di euro, da spalmare su più anni, a sostegno dell’attività dei Centri per l’impiego, reddito di cittadinanza compreso: è questa la novità annunciata in Terza commissione dalla Giunta regionale illustrando il Documento di economia e finanza regionale (Defr) e il Bilancio di previsione

Tra gli stanziamenti più significativi messi a bilancio per il 2020 nell’ambito delle politiche del lavoro, spiccano i 3 milioni per il Cantieri di lavoro, i 10 per il Fondo disabili e gli 11 (Regione-Stato) sempre per i Centri per l’impiego.

Investire in formazione guardando alla creazione e al mantenimento dell’occupazione: partono da questo concetto le linee strategiche per il lavoro previste dalla Regione. Per raggiungere tali obiettivi bisognerà essere innovativi, pensando a Istituti tecnici superiori (Its) nuovi, capaci di preparare alle nuove professioni legate all’innovazione digitale, all’economia circolare e allo sviluppo sostenibile o ai Green Jobs.

Nell’affrontare il tema del futuro del lavoro   la  regione intende parlare soprattutto di riqualificazione professionale. Proprio in Piemonte, è stato evidenziato, il settore dell’automotive sta affrontando un processo di transizione molto delicato, per il quale bisogna fornire formazione adeguata per raggiungere prima l’obiettivo dell’ibrido e poi quello dell’elettrico.

Sono intervenuti per chiarimenti esponenti di M5s, Pd, Luv e Moderati.

Sono invece pari a 68 milioni i fondi stanziati per l’agricoltura. L’assessore ha premesso che circa il 96 per cento del bilancio va a coprire le spese di gestione del comparto, come i servizi basilari e il personale per il controllo.

L’impegno della Giunta è quello di difendere l’agricoltura piemontese nel contesto di un momento generalizzato di crisi e soprattutto per i cambiamenti climatici che stanno mettendo in difficoltà anche alcune delle colture tradizionali e di eccellenza del Piemonte. Altra problematica che sta affliggendo il mondo agricolo è quella del rapporto tra i costi di produzione, sempre più alti, e i prezzi di vendita dei prodotti.

Il rappresentante dell’Esecutivo ha più volte parlato di un Defr di difesa, anche se c’è spazio per proposte che siano però compatibili con le risorse finanziarie a disposizione.

Si pensa ad un’agricoltura sempre più aperta alle energie rinnovabili e attenta al riutilizzo degli scarti, attrattiva per i giovani e determinata nella difesa dei prodotti di qualità, attraverso strumenti quali i Distretti del cibo e i consorzi. È poi stata annunciata la volontà di incominciare a programmare la stesura del nuovo Piano di sviluppo rurale (Psr).

Parlando di caccia, l’assessore ha detto che non si deve avere un approccio discriminante, in quanto la stessa deve sapere stimolare la gestione e il controllo del territorio.

Sono intervenuti esponenti di M5s, Pd, Luv e Fi: tra i temi toccati quelli dei danni causati dalla fauna selvatica, delle predazioni e della risicoltura.

Dagli esponenti della Lega è stata avanzata la proposta di convocare la commissione a Novara, possibilmente in maniera congiunta con la commissione Agricoltura della Regione Lombardia, per trattare l’annoso tema dell’esclusione dai dazi europei del riso cambogiano.

 

Ex Embraco, Costanzo (M5S): “Ministero responsabilizzi le parti”

Riceviamo e pubblichiamo / “Dopo il nuovo presidio  dei lavoratori ex Embraco davanti alla sede Whirlpool Emea di Pero per protestare contro i continui ritardi nell’avvio della reindustrializzazione da parte di Ventures, l’incertezza regna sovrana”

Da mesi ormai si attende di conoscere il destino dello stabilimento di Riva di Chieri, e la deputata Jessica Costanzo (M5S), fin da subito in prima linea al fianco dei lavoratori, continua a seguire gli sviluppi della vicenda.

“Esprimiamo forte contrarietà per quanto sta avvenendo – afferma Costanzo – i tempi di attesa per la reindustrializzazione di Embraco sono scaduti e l’insolvenza conclamata di Ventures impone ormai di voltare pagina.

Abbiamo già avvisato la sottosegretaria Todde e il vice-capo di Gabinetto Giorgio Sorial: il Mise sta lavorando per cercare nuove soluzioni che garantiscano il ricollocamento di tutti i lavoratori.

Auspichiamo in questo senso che il Ministero riesca a responsabilizzare le parti in causa per trovare nuovi investitori solidi, avendo come fine unico il bene dei lavoratori, la loro sicurezza e la tutela delle loro famiglie” conclude Costanzo

L’arcivescovo in piazza con i metalmeccanici contro la crisi

L’ arcivescovo di Torino, monsignor Cesare Nosiglia, ha presenziato con i metalmeccanici riuniti in piazza Castello alla manifestazione sindacale “48 ore contro la crisi”

“Siamo nel centro della città e avete fatto bene a venire in centro, sotto un’istituzione importante come la Regione.

Bisogna che la città si svegli e dia un grande segno di solidarietà. Le orecchie  e i cuori si aprano per trovare una soluzione alle situazioni di crisi ma anche un progetto globale per anticiparle e non solo curare quelle  in atto. Rimango stupito dall’indifferenza, dal silenzio imbarazzato di tanti a fronte di gravi situazioni di crisi occupazionale. Pare che le difficoltà degli uni poco importino alla città in quanto tale ma siano considerate come  fatti parziali”.