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LievitaTo, il format dedicato alla panificazione alla Nuvola Lavazza

La singolare esperienza messa in campo dall’agenzia ToBe, domenica 12 maggio

 

Alla centrale Nuvola Lavazza di Torino nasce LievotaTo, il nuovo format di To Be dedicato al mondo della panificazione, in programma domenica 12 maggio dalle 10.30 alle 20.

Croissant geometrici, pizzeria gourmet, riscoperta di grani , farine e lieviti. Il mondo della panificazione sta attraversando un momento di grande attenzione e di ripensamento degli schemi che lo hanno guidato fino ad oggi.

Per indagare l’evoluzione dell’universo dei lievitati dolci e salati, l’agenzia di comunicazione ed eventi ToBe, guidata da Edoardo Gatti e Pierluigi Rosito, ha pensato a un nuovo format che ricalca il successo dell’ormai celebre Degustando, ma totalmente rivolto al mondo della panificazione.

Nasce così LievitaTO, il primo bakery day torinese, un appuntamento con i migliori panificatori della città e non solo, che vedrà undici grandi protagonisti del mondo dei lievitati avvicendarsi in una giornata di degustazioni, talk, approfondimenti, cultura.

Si tratterà di un’intera giornata per rendere omaggio al mondo dei lievitati, dalla colazione all’aperitivo, passando per il pranzo e la Merenda.

Tutti i partecipanti alla giornata avranno l’occasione di assaggiare le proposte dolci e salati preparate dai panificatori, pizze, pani speciali, focacce, croissant, grissini e lievitati creativi, accompagnandoli con una selezione di birre, vini e cocktail.

Oltre alle specialità in degustazione, il pubblico potrà acquistare da ogni panificatore alcuni prodotti, sia per il consumo in loco, sia per l’asporto, in stile street food.

I panificatori durante la giornata saranno a turno su un palco per dar vita ad alcuni talk di attualità, che affronteranno i temi più discussi del loro settore, dal croissant cubico alla pizza gourmet, moderati da autorevoli giornalisti.

Si tratta di undici nomi per undici diversi progetti di panificazione tutti accomunati dal fil rouge dell’assoluta qualità e totale dedizione al prodotto. Unica e variegata è la panoramica dei lievitati messa in campo da LievitaTo.

Gli undici professionisti sono Antonio Follador, panettiere contemporaneo, Enrico Morducco, panificatore di grande esperienza, Jacopo Pistone con la sua caffetteria, panificio, pasticceria Cibrario, Massimiliano Prete di Sestogusto, maestro della pizza contemporanea torinese, Gianluca Ribotta dell’omonima panetteria a conduzione familiare, Luca Scarcella de ‘Il forno dell’angolo’, Sergio Scovazzo di Grano, Alessandro Spoto della ‘Spoto Bakery’, Alessandro Tonello di Lievitando, Maicol Vitellozzi di Maicol e, infine, Marco Voci de “I frutti del grano”.

 

Mara Martellotta

Ritorna il Mercato della Terra di Torino

Dal 9 maggio il Mercato di Slow Food sarà in città due volte al mese, il secondo e il quarto giovedì, in orario pomeridiano-serale: dalle 17 e fino alle 22, per fare la spesa, conoscere i migliori produttori del territorio, assaggiarne le eccellenze e portarle a casa con sé.  L’appuntamento quest’anno arriva in piazza Carlo Alberto, nel cuore di Torino, a due passi dal Museo Egizio e da Palazzo Carignano. Sarà l’occasione per vivere una delle piazze storiche della nostra città in maniera speciale, con attività didattiche, degustazioni e anche collaborazioni d’eccezione con le realtà enogastronomiche vicine.

Torino, capoluogo del Piemonte, terra di grandi eccellenze enogastronomiche e patria di Slow Food e dell’Università di Scienze Gastronomiche di Pollenzo, ha un patrimonio culturale immenso, che trova espressione in tante realtà agricole e artigiane che portano avanti il loro lavoro secondo i criteri del “buono, pulito e giusto“. Il Mercato della Terra di Torino è dunque un progetto che vuole dare massima espressione a questa ricchezza, coinvolgendo ogni volta una selezione di produttori tra i migliori del territorio: produttori di PresìdiMaestri del Gusto, aderenti al Paniere dei Prodotti Tipici della Provincia di Torino e molto altro. Non è un mercato qualunque, ma uno spazio dove acquistare e vendere il meglio della produzione enogastronomica, creare uno scambio e fare educazione.

Tra i produttori presenti, ci sono aziende e società agricole, frantoi, aziende vitivinicole e birrifici, realtà artigiane che proporranno in vendita una vasta gamma di prodotti: i clienti potranno acquistare – solo per citarne alcuni – frutta e verdura fresche e di stagione, formaggi e latticini di varia stagionatura, legumi, marmellate e composte, olio della campagna piemontese, uova di galline allevate free-range (all’aperto), mieli di montagna, farine, pasta secca, prodotti di panificazione, biscotti, vini del territorio e birre artigianali. Non mancano i Presìdi Slow Food, che hanno sempre una particolare rappresentanza. Ogni volta si alternano produttori diversi, per raccontare le stagioni e la biodiversità che la natura propone in ogni periodo dell’anno.

Al Mercato della Terra di Torino naturalmente non si farà soltanto la spesa. Come accade in tutti gli altri mercati contadini di Slow Food, alla compravendita si affiancano attività di didattica, occasioni di approfondimento e scoperta di realtà e tradizioni del territorio.

Eccezionalmente durante le sere di Mercato, inoltre, i locali di Piazza Carlo Alberto proporranno a menu piatti speciali che avranno come materie prime alcune delle eccellenze dei produttori selezionati da Slow Food, per un aperitivo o una cena speciali. Il Mercato della Terra è così una festa di piazza, che propone ottime materie prime, buon cibo e i migliori produttori buoni puliti e giusti!

I produttori presenti giovedì 9 maggio saranno:

– Agrimani (Trofarello, TO) | Verdura biologica di stagione;

– Azienda Agricola Matteo e Sabrina (Scalenghe, TO) | Produzione e vendita di formaggi di montagna;

– Azienda Agricola Pozzatello (Orbassano, TO) | Sedano Rosso di Orbassano, Presidio Slow Food: trasformati;

– Beesu (Torino) | Ecopack in cotone bio e cera d’api;

– Cascina Bonetto (Lusernetta, TO)| Antiche varietà di mele piemontesi, Presidio Slow Food, succo e pacioc;

– Che Fermento! (Torino) | Ortaggi fermentati;

– La monetina d’argento (Torino) | Biscotti, confetture e lollipop da frutta fresca;

– Lo zafferano di Pralormo (Pralormo, TO)| Zafferano biologico;

– Officinali della Collina (Pino Torinese, TO) | Produzione e vendita di oli essenziali, lavanda officinale e tisane;

– Terre della Seta (Racconigi, CN)| Dalle more di gelso di Racconigi, confetture, nettare, gelee, liquore, more essiccate e la linea per la cosmesi.

Di seguito le prime date del Mercato della Terra di Torino:

– giovedì 9 maggio

– giovedì 23 maggio

– giovedì 13 giugno

– giovedì 27 giugno

A breve saranno comunicate anche le date successive.

Per maggiori informazioni:

Fb: https://www.facebook.com/mercatodellaterraditorino

Ig: https://www.instagram.com/mercato_della_terra_torino/

Tigelle e gnocco fritto arrivano sotto la Mole

I classici della tradizione culinaria emiliana

 

  Tigella’s continua la propria espansione e annuncia l’apertura del suo primo locale a Torino in una posizione strategica nei pressi del Museo Egizio. Aperto in Via Principe Amedeo 11  il nuovo locale Tigella’s Torino Centro ospita fino a 80 persone e accoglie gli amanti delle tigelle e dello gnocco fritto per offrire un’esperienza culinaria dell’Emilia-Romagna più autentica in un ambiente accogliente e famigliare.

Fondata da Diego Vivaldi Paola Gaudimundo, Tigella’s propone un nuovo modo di preparare e gustare il cibo della tradizione emiliana, attraverso la scelta attenta dei semplici ingredienti con l’originale formula all you can eat e la continua ricerca di prodotti dell’eccellenza. L’offerta gastronomica punta sulla qualità delle materie prime, con un’attenzione costante alla stagionalità degli ingredienti, per affiancare alle farciture delle antiche ricette una varietà di combinazioni in grado di soddisfare i gusti di tutti.

La tigella è un pane tradizionale dell’Emilia-Romagna, regione rinomata per la sua ricca tradizione gastronomica. E’ un tipo di pane rotondo e piatto, cotto su una piastra calda e servito caldo e fragrante, perfetto da farcire con una vasta gamma di gustosi ingredienti:  dalla classica tigella con battuta di lardo e parmigiano, a combinazioni più audaci come salmone affumicato e maionese all’aglio, le possibilità sono infinite.  Lo gnocco fritto, altra tipicità, viene servito gonfio e dorato, croccante e vuoto all’interno, fatto apposta per essere farcito con salumi e formaggi e degustato  in compagnia.

In carta sono presenti menù tradizionali, regionali, baby, vegetariani e vegani con la possibilità di essere accompagnati da tigelle senza glutine e senza latte, gnocco fritto e salse con riordino illimitato, per soddisfare gusti, preferenze e intolleranze alimentari. Tutti i menu prevedono la personalizzazione di tigelle e gnocco abbinati a taglieri di terra, di mare, vegetariani e regionali, con libertà di composizione e farcitura grazie alle numerose salse home made salate e dolci.

Per il giorno dell’inaugurazione SABATO 11 MAGGIO è prevista una speciale promo: dalle 12.30 alle 23.00 menu speciale al prezzo fisso di 15€ in Formula Enjoy (1 tagliere tradizionale o vegetariano a scelta, 1 drink alcolico o analcolico, gnocco fritto, tigella e salse all you can eat). Dalle 18.30 DJ Set.

La nuova apertura di Torino è la quarta per il brand già presente con tre locali a Milano. Tigella’s Torino Centro è gestito in franchising dal franchisee Massimiliano Rizzi.

 

INDIRIZZI E ORARI TIGELLA’S TORINO CENTRO

–          Via Principe Amedeo 11 – aperto tutti i giorni dalle 19.00 alle 23.00, sabato e domenica anche a pranzo dalle 12.30 alle 15.00. E’ già attivo anche il servizio di take away.

Per prenotazioni  334 2213471

https://www.tigellas.it  – IG @tigella.s

“Sprissetto”, l’aperitivo per brindare piemontese

In esclusiva da Borello Supermercati

Arance, erbe e radici si uniscono in un sorso bilanciato ed equilibrato.  Sprissetto Classico è un aperitivo a bassa gradazione alcolica. La miscela degli ingredienti è segreta ed è ottenuto da un’infusione di erbe amaricanti, bucce d’arancio dolce, tintura di quassio e genziana. Il prodotto è in vendita in esclusiva da Borello supermercati. “La scelta di vendere questa bevanda nei nostri negozi – commenta Fiorenzo Borello, responsabile della nota catena di supermarket – rientra nella nostra ricerca di ‘piemontesita’ dei prodotti che proponiamo ai clienti, sempre all’insegna della qualità”.

Fiorenzo Borello

 

 

 

 

 

Parla con me, viaggio nella cucina siciliana

Un Viaggio nel Cuore della Cucina Siciliana con Andrea Granvillano e Luisa Marabita

Torino, 2 maggio 2024 – La prossima puntata di ParlaConMe®️, il talk show online condotto da Simona Riccio, promette di essere un’esperienza culinaria indimenticabile. In onda giovedì 2 maggio 2024 dalle ore 18:00 alle ore 19:00, questa trasmissione si concentrerà sull’eccellenza culinaria italiana, con particolare attenzione alla deliziosa cucina siciliana.

In uno studio vivace e coinvolgente, Simona Riccio accoglierà due ospiti eccezionali, noti per la loro passione per il cibo e la loro vivace personalità. Si tratta di Andrea Granvillano, celebre Youtuber di “Ricette flash”, e Luisa Marabita, autrice del blog “Le ricette di Luisa”. Questi due talentuosi cuochi sono diventati vere e proprie icone della cucina siciliana grazie ai loro spettacolari show cooking, presentati con entusiasmo e creatività.

Andrea e Luisa hanno recentemente fatto parlare di sé alla fiera New Green Expo dello scorso anno, dove hanno entusiasmato il pubblico con le loro abilità culinarie e la loro capacità di valorizzare i prodotti tipici del territorio siciliano. Durante la trasmissione, condivideranno i segreti del loro successo online e discuteranno l’importanza di promuovere e valorizzare i prodotti genuini e di qualità in cucina.

Ma la sorpresa più gustosa della serata sarà la preparazione di piatti tipici siciliani direttamente in studio. Cosa cucineranno esattamente? Per scoprirlo, non perdete la puntata di ParlaConMe®️! Seguite la diretta sul profilo Linkedin Top Voice e Facebook di Simona Riccio, oltre che sul canale YouTube di ParlaConMe®️.

Non mancate all’appuntamento per un’ora di divertimento, ispirazione e delizie culinarie con ParlaConMe®️ e i suoi ospiti esplosivi!

Per rivedere tutte le puntate precedenti, visite il sito: https://www.parlaconmeofficial.it/

Viotti Rice Tour alla scoperta del Vercellese

Viotti Rice Tour, domenica 5 maggio 2024

Una visita nella campagna vercellese sulle orme di Viotti, con visita alla mostra “Viotti e Stradivari. La ricerca della perfezione”, degustazione del risotto Viotti e spettacolo della Camerata Ducale.

Vercelli, 26 aprile 2024 – La Strada del riso piemontese di qualità e la Fondazione Viotti Vercelli sono liete di invitarvi al Viotti Rice Tour – Visita, degustazione del risotto Viotti e spettacolo della Camerata Ducale Domenica 5 maggio, dalle ore 14.00.

Evento gratuito realizzato nell’ambito del FEASR Fondo europeo agricolo per lo sviluppo rurale: l’Europa investe nelle zone rurali. Programma di Sviluppo Rurale 2014-2020. Sottomisura 16.4.

Una visita guidata in pullman nella campagna vercellese, a Fontanetto Po, alla scoperta dei luoghi e della casa in cui nacque Giovanni Battista Viotti, il più importante musicista e compositore piemontese di ogni epoca. Dopo la visita al Mulino San Giovanni, sito di interesse dell’Ecomuseo delle terre d’acqua, ci sposteremo poi a Vercelli per visitare la mostra “Viotti e Stradivari. La ricerca della perfezione”, dedicata al violinista vercellese e al grande liutaio cremonese: dopo un percorso interattivo che vi lascerà senza fiato, potrete anche ammirare uno degli inestimabili violini Stradivari appartenuti proprio a Viotti.

Al termine della mostra sarà offerta una degustazione a base di prodotti locali presso il circolo ricreativo di via Galileo Ferraris a Vercelli, con protagonista il “risotto Viotti”, creato con ingredienti selezionati ad arte per il bicentenario dalla scomparsa del compositore, presentato per l’occasione dai Sommelier del riso.

Al termine della cena, alle 21, si potrà proseguire verso il Salone Dugentesco, per assistere allo spettacolo teatrale della Camerata Ducale “Lo scrigno e l’anima”: un testo (di e con Giovanni Mongiano) che, con un tono ora divertente ora drammatico, ci guiderà alla scoperta di una figura affascinante come quella di Viotti.

Posti limitati, prenotazione obbligatoria.

Contatti:

www.stradadelrisopiemontese.it

info@stradadelrisopiemontese.it

tel. 351 9593180

Programma

14.00 Ritrovo a Vercelli, parcheggio area ex Pisu

14.15 Partenza in pullman per Fontanetto Po

14.45 Visita esterna alla casa di Viotti

15.15 Visita al Mulino San Giovanni, sito di interesse dell’Ecomuseo delle terre d’acqua

16.45 Rientro a Vercelli

17.15 Visita guidata alla mostra “Viotti e Stradivari. La ricerca della perfezione”, presso l’Arca di Vercelli

19.00 Degustazione presso il Circolo ricreativo di via G. Ferraris, 52

21.00 Spettacolo teatrale della Camerata Ducale presso Salone Dugentesco

Sua maestà il maiale

Del maiale (ma non solo) e di ciò che, suo malgrado, ci regala…

Al dì dal porc”, il giorno del maiale, cadeva tra novembre e febbraio, tra i Santi e Carnevale e rappresentava  un giorno di gran festa per la famiglia contadina. Quello era il periodo canonico dell’uccisione e della pressoché immediata concia delle carni del maiale

Un tempo che si snodava dal 30 novembre, Sant’Andrea fino  – ma non sempre venivano rispettati gli andamenti stagionali – al 17 gennaio, Sant’Antonio Abate, protettore sacro degli animali domestici, della stalla e del cortile.


Un santo considerato, in particolare, protettore del maiale tanto da essere raffigurato nell’ iconografia popolare con accanto un maialino, fissando il “santino” sulla porta del porcile. Anche la fase lunare aveva la sua importanza nel rito della macellazione del maiale (fase di luna calante e luna nuova). Quel giorno non si poteva fare né il pane né la pasta, per timore che la carne potesse lievitare e deperire in breve tempo. Quando il norcino gli affondava il coltello nelle rosee carni si era certi che dell’animale nulla fosse buttato via: testa, orecchie, lingua, gola, lardo, coppa e lonza, spalla e zampino, pancetta e filetto, culatello, coscia e cotiche. Sì, perché del maiale si utilizza tutto. E avere il “maiale da ingrassare”, nella civiltà contadina, prima e dopo l’epoca degli “alberi degli zoccoli” ( descritta in modo straordinario da Ermanno Olmi), era segno di benessere. Il maiale -versione domestica del cinghiale – dalla notte dei tempi ha assolto un compito del tutto particolare: sfamare la gente. Infatti, era il solo animale allevato per puri scopi alimentari.

A differenza degli equini e dei bovini, animali da tiro e da soma, utili ai lavori nei campi o come “mezzo di trasporto” negli spostamenti,  o delle pecore e delle capre  – che  fornivano latte e pelli –  il maiale era invece  solo ( e quasi tutto) carne commestibile, che costituiva la stragrande maggioranza delle riserve di “ciccia” già dalla preistoria. Un nobile animale, preziosissimo, che offriva il meglio di se per condimenti, grassi e sapori, sugna, lardo, strutto, cotenne (basti pensare che, in origine, la bagna càoda piemontese era fatta con lardo o sugna). La sugna serviva a tanti scopi: dall’ingrassare gli scarponi ( per mantenerli morbidi e protetti ) e le ruote dei carri, fino a farne candele e ceri. Nemmeno le ossa e i “peli” si buttavano del maiale: con le migliori veniva prodotto del sapone, dalle unghie si ricavava uno straordinario concime e con le setole s’imbastivano robustissimi ancorché rozzi, tessuti. Disporre di un maiale era un ottimo  investimento: non è forse evocativo il fatto che, spesso se non sempre, i salvadanai hanno la forma di un porcellino? Fino a più di un secolo fa i  maiali erano cresciuti liberi di ingozzarsi di ghiande nei boschi dove prevalevano querce e farnie. Finite quelle, esaurita la scorta di cibo, per così dire, “naturale”, non avendo altro cibo per ingrassarlo ancor più, il maiale passava al macello. E, sezionato in tutto e per tutto, finiva per gran parte sulla tavola. Spesso dire maiale equivale a dire prosciutto e salume anche se non solo col porcello si fanno ottimi insaccati. Dove sono nato, nel profondo nord del Piemonte e  dell’Italia di “mezzanotte”, quando si parla di salumi è naturale pensare alle valli ossolane ed alle produzioni locali. Dal prosciutto crudo della Val Vigezzo alle mocette, dai violini di cervo e di capra alla mortadella. Nella valle Anzasca, ai piedi del Rosa, da Macugnaga a Castiglione, con carne della testa e del guanciale  – cotta e aromatizzata –  si produceva il salame di testa. Salamini, salamelle e salsicce da grigliare si trovano un po’ ovunque, mentre è difficile trovare ancora, la salsiccia di riso: un divertente salame povero con riso bollito e maiale che si conserva sotto grasso. C’è sempre, nelle lavorazioni artigianali, il “tocco” di qualità, il vanto di tradizioni che si trasformano in prelibatezze che, spesso, non ammettono confronti.

Ma non c’è solo il “made in Ossola” sul tagliere. C’è anche la scuola degli insaccati della “bassa” che, dalle sponde dei laghi Maggiore e d’Orta scende, tra colline e baragge, fino alle risaie del novarese. Una scuola antica, contadina, che vede per l’appunto nel maiale e nelle sue carni un punto di riferimento che, pur non essendo l’unico, è di gran lunga il principale. Immaginando di tracciare una “via del salame” è curioso vedere dove ci porta, accompagnando il rilievo gastronomico a quello geografico. Iniziamo dal cacciatorino, piccolo, gustoso e conosciutissimo salamino stagionato da mangiare crudo. Confezionato il più delle volte in “collane”, è diffuso un po’ dappertutto ma è particolarmente prelibato quello di Borgomanero e dintorni. I ciccioli ( in piemontese “garisole”) di maiale o d’oca, sono invece dei piccoli pezzi di carne fritti e croccanti che si ottengono facendo sciogliere il lardo e il grasso dell’animale per ricavare lo strutto. Il “collo d’oca”, invece, è un caratteristico insaccato ottenuto nella bassa novarese imbottendo con carne e grasso d’oca aromatizzati la pelle del collo di questo pennuto. Si trova in due versioni, cioè cotto o crudo. Ed eccoci ad una delle parti migliori del maiale: la coppa ( o capocollo ). C’è da sbizzarrirsi. Fresca, questa carne dà lonze, filetti e braciole. Intera è nota come “carrè” mentre il capocollo è un insaccato che si ottiene con la carne della testa e delle parti posteriori tritata, salata, conciata ed “infilata” nell’involucro di budello cieco.

La stagionatura, in media, dura quattro mesi ed è una specialità molto diffusa in Valsesia. Il cotechino ( cudighin ), re delle feste di carnevale e piatto tradizionale per il fine d’anno ( accompagnato da fumanti, e beneauguranti, lenticchie) è un salume fatto con cotenne e carne di maiale, tritate per bene ed insaccate nelle budella grosse con l’aggiunta di spezie. Saltando la cotenna, pelle del maiale indispensabile per dar gusto ad alcuni piatti, e tralasciando il lardo che meriterebbe, da solo, una gustosissima riflessione ( “nobilitatosi” agli occhi del grande pubblico grazie a quelli d’Arnad e di Colonnata ), ecco la lonza (o lombata) e le luganighe. La prima, riconducibile a quella parte del maiale macellato che comprende uno dei lombi, con tutta la parte dorsale (costolette e coscia o spalla ), in alcune zone della bassa novarese o del vercellese è trattata e aromatizzata, quand’è fresca, come un salume. Le seconde sono tipiche di Cannobio, ultimo borgo dell’alto lago Maggiore prima di varcare – a Piaggio Valmara – il confine con la confederazione elvetica. Si consumano per tradizione a gennaio, con l’avvio del nuovo anno: salamini con un impasto ottenuto mescolando, in varie quantità, carni di maiale, lardo, aromi, pepe e vino rosso. Uniche nel loro genere e assolutamente da non perdere. Poi c’è il sanguinaccio, composto appunto da sangue di maiale, latte, lardo, pane grattugiato, spezie, aglio e vino. Il tutto insaccato a dovere nel budello dello stesso maiale. Antico piatto contadino nelle lunghe giornate d’inverno della pianura novarese e vercellese, si consumava arrosto o lessato. Sulle mortadelle c’è molto da dire. Vanno spese subito due parole per quella della Val d’Ossola, tutelata e “certificata” anche da Slow Food. Simile al salame ma con l’aggiunta di una piccola percentuale di fegato, che le conferisce un gusto del tutto particolare, è da provare. E’ prodotta in due differenti forme: una é insaccata in budello sottile ed è ripiegata ad “U” e legata in modo tradizionale; nell’altra versione é insaccata in budello grosso e legata a stella. La stagionatura é di circa un paio di mesi e il prodotto è consumato sia crudo che cotto. Una delle “regine” è la mortadella di fegato d’Orta.

Costituita da un impasto a grana fine di fegato di maiale con carne di suino, grasso di sottogola e spezie, si presenta a forma di ciambella. Un particolare non secondario è  l’impasto. Alcuni lo condiscono con del vin brulé, preferibilmente barbera; altri invece usano del vino bianco per dare “tono” alla mortadella che, in ogni caso, sarà poi fatta stagionare per qualche mese. A detta di alcuni ricorda la “salama” ferrarese e si può mangiare sia cotta ( con la purea di patate )che cruda o affumicata. In dialetto cusiano quest’insaccato è conosciuto come “fidighin”e trova la sua terra d’elezione sulla sponda orientale del lago d’Orta, tra il paese dell’isola di San Giulio e Gozzano, oltre che nell’areale tra l’aronese e Borgomanero. La pancetta drogata di montagna (conciata con spezie, aglio ed un “fiato” di grappa) non si trova solo dove i sentieri s’inerpicano e si devono fare i conti con le “ragioni della montanità”( asprezza dell’ambiente, altrimetria in crescita, clima conseguente, accessi ardui) ma anche in collina.Se ne producono di buonissime nel Vergante, nell’entroterra del lago Maggiore, sulle “motte” che fanno da contorno al vasto panettone del Mottarone, la “montagna dei milanesi”. Ma, tornando alla pianura del riso e variando sul tema del maiale, ci si può imbattere di nuovo nell’oca o nell’anatra e, parlando questa volta di prosciutto, è d’obbligo spendere almeno un cenno al petto affumicato d’oca. Minuscolo e signorile prosciutto senz’osso, ottenuto dal petto di uno dei più interessanti e prelibati protagonisti della vita sull’aia, si conserva a lungo e si consuma crudo. Raro da trovare, riserva delle sorprese molto piacevoli al fortunato che lo gusta, lentamente, con la stessa assenza di fretta con cui si confeziona. In subordinata si può deviare sul prosciutto d’anatra: una piccola coscia speziata, salata, lasciata all’aria o affumicata.

Per chiudere, almeno virtualmente, il cerchio dei volatili, due parole sul salame d’oca o, come dicono nella bassa novarese, il “graton d’oca”. Famoso quello di Fara – terra di buone uve e di buon vino – con l’impasto di carne cruda tritata e insaccata nella stessa pelle dell’animale. Alla voce salami, ritornando al maiale ed allargandoci a cavallo e asino, c’è un lungo elenco da scorrere: dal “cotto” d’Oleggio al crudo di Sillavengo, dagli “asinini” di Bellinzago ai “cavallini” di Castelletto Ticino, Arona, Borgomanero e Cressa. Ma un occhio di riguardo va dedicato al “salam d’la doja”, l’insaccato fresco di maiale immerso nel suo grasso e conservato nel tradizionale orcio di terracotta, la doja piemontese. Appena preparati si lasciano asciugare per una decina di giorni per poi infilarli nell’orcio e annegarli nel grasso fuso di maiale. Prodotti tipici della terra delle risaie, sono uno dei componenti fondamentali della “panisa” o “paniscia”. Sull’origine dell’arte di far salumi c’è chi giura che occorra scavare fino alla preistoria, all’età del ferro. Per non voltar troppo indietro la testa e poter dare, comunque, un giusto peso alla “gloria del maiale” si può citare un celebre gastronomo francese, Grimod de La Reynière che, all’inizio dell’ottocento, sui suoi Almanach des Gourmands, scriveva così: “..é il re degli animali immondi, le cui qualità sono del tutto incontestate. Niente lardo senza di lui e di conseguenza niente cucina, niente prosciutto, né salsicce, né sanguinacci, né insaccati e di conseguenza niente salumieri”. E dopo averne tracciato un profilo dal quale non si scartava nulla, concludeva così: “..Qualunque buongustaio se sente pervaso da una profonda gratitudine verso il maiale ed è indegno di quel titolo se non nutre questo sentimento nel suo cuore”. Che dire, di più? Oui, monsieur de La Reynière…nous sommes d’accord avec vous: la viande de porc c’est trop bonne!

Marco Travaglini

Nel centro di Alba la Festa del Vino

Domenica 26 maggio

 

Domenica 26 maggio prossimo, nel centro storico di Alba, l’evento di degustazione di Go Wine celebrerà i vitigni autoctoni del Piemonte raccontati dai produttori. Go Wine presenta la sesta edizione della Festa del Vino, appuntamento di degustazione dedicato alla valorizzazione dei vitigni autoctoni piemontesi, alla presenza dei produttori. Si tratta di un evento unico nel suo genere e di grande interesse per saper rappresentare insieme oltre 40 vitigni con i loro rispettivi viticoltori, nel contesto del centro storico di Alba, in piazza Duomo. Un evento nel segno della biodiversità nel mondo del vino, che consente agli appassionati di apprezzare la ricchezza del vigneto piemontese, tra i più importanti d’Italia. I molti vini presentati insieme promuovono diversi angoli della regione, evidenziando differenti aree di diffusione, come il Nebbiolo, per esempio, a varietà rare, oggetto di recupero nel corso degli ultimi anni (come il Baratuciat, il Bian Ver o l’Uvalino, per indicarne alcuni). Un omaggio al Piemonte che, nel panorama italiano, è forse quello col maggior numero di vitigni coltivati, raggiungendo risultati di eccellenza. Il panorama dei vini in assaggio sarà, di conseguenza, importante: dei molti vitigni, saranno presentate in degustazione più etichette. I vitigni più rari, spesso legati al lavoro di ricerca e valorizzazione di una o due cantine, saranno radunati in una speciale enoteca. La manifestazione si arricchirà, come in ogni edizione, di alcuni eventi collaterali, degustazioni guidate di approfondimento di un importante vitigno ospite e un incontro a parte con la cosiddetta “viticoltura del Nuovo Mondo”, rappresentata dal Sudafrica, con una selezione di vini tutta da scoprire.

“La manifestazione – affermano dall’associazione Go Wine – giunge alla sua sesta edizione e si inserisce tra le iniziative che Go Wine svolge da molti anni in Italia a favore dei vitigni autoctoni. È nata in Piemonte per raccontare la particolare ricchezza dei vini della regione e rafforza un tema caro all’associazione. Go Wine infatti, ogni anno, promuove un tour dedicato agli autoctoni in sei grandi città italiane, e promuove i vini del territorio come strumento per rafforzare l’enoturismo in Italia. L’evento di Alba rafforza l’impegno dell’associazione, sempre nel segno di generare occasioni che promuovano la cultura del territorio del vino e la loro conoscenza”.

Come in ogni edizione, l’associazione Go Wine promuove un’iniziativa a favore della ricerca in campo vitivinicolo. La città di Alba è sede dell’evento e il riferimento non è casuale. Per il ruolo che Alba ha nel mondo del vino, per le istituzioni presenti, come la Scuola Enologica e l’Università, come riferimento di un vasto territorio di vini d’eccellenza. La festa dei vini autoctoni del Piemonte si svolge con il patrocinio della città di Alba e con il sostegno della Fondazione Cassa di Risparmio di Cuneo.

MARA MARTELLOTTA

A taste of Eataly: una grande festa itinerante venerdì 19 aprile

Eataly Lingotto

Oltre 30 proposte Made in Eataly, show e musica dal vivo.

 Eataly è sinonimo di alta qualità, e una visita presso uno dei suoi store rappresenta sempre un’opportunità per vivere esperienze uniche. Ne è un esempio la serata di venerdì 19 aprile presso Eataly Lingotto quando al centro dell’attenzione ci saranno proprio tutte quelle ricette e materie prime che rendono Eataly un luogo unico. L’appuntamento speciale è con A taste of Eataly, l’occasione per provare una vera e propria esperienza gastronomica informale e gioiosa, a 360°!

A taste of Eataly sarà una grande festa diffusa tra gli spazi di Eataly Lingotto con oltre 30 proposte Made in Eataly. Ecco allora la pizza alla pala della panetteria, nella versione classica margherita ma anche con farciture più originali, come amatriciana e carbonara, la selezione di salumi e formaggi direttamente dal banco, la cruda di Fassona Piemontese Presidio Slow Food, il carpaccio di polpo della pescheria, le chips di patate, i supplì e le crocchette della gastronomia. E poi, i ravioli con polpa di Granchio Reale Blu dell’Adriatico, lo gnocco alla sorrentina gratinato, il crostone di russa, le bombette e molto altro. I dolci saranno a cura di Felice Pasticceria, che permetterà di scegliere tra i suoi pasticcini mignon e i dessert monoporzione. Da bere, una selezione dei migliori vini e originali cocktail.

Non mancheranno live show, come l’apertura della forma di gorgonzola, la produzione in diretta di torrone a cura di Antica Torroneria Piemontese e inoltre le sfogline di Plin creeranno per tutta la serata davanti ai clienti i loro tortelli ripieni di fonduta di Parmigiano Reggiano, che si potranno poi assaggiare appena fatti la sera stessa.

Eccezionalmente venerdì sera, sono previsti anche 3 appuntamenti speciali con il Tour del vermouth, tra le sale del Museo Carpano, al primo piano di Eataly Lingotto: sarà l’occasione per scoprire la storia del vino liquoroso nato proprio a Torino e imbottigliato per tanti anni negli spazi che adesso ospitano Eataly. La visita si concluderà con la degustazione di 3 vermouth.

Inoltre, musica dal vivo e il djset di Suna per vivere una serata di festa a Eataly Lingotto.

Le proposte enogastronomiche di A taste of Eataly si potranno acquistare tramite gettoni, ognuno del valore di € 2,50. E solo su www.torino.eataly.it è attiva una promozione speciale: 20 gettoni sono proposti al prezzo eccezionale di € 40.

Una guida per la Torino del Gusto

La guida dedicata alla cucina tipica piemontese in download gratuito dal 16 aprile al 13 maggio

Prodotti, piatti tipici, iniziative e itinerari per scoprire i sapori della città e della sua provincia. Sono i contenuti della nuova guida tematica “La Torino del Gusto” realizzata da EDT srl in collaborazione con Camera di commercio di Torino, Turismo Torino e Provincia e le Associazioni di categoria Ascom e Confesercenti, nell’ambito di Mangèbin, progetto di valorizzazione della cucina piemontese, al quale ad oggi aderiscono 51 ristoranti di Torino e provincia.
In versione PDF e tradotta in inglese e francese sarà in download gratuito da martedì 16 aprile a lunedì 13 maggio sul sito www.turismotorino.org/guida_mangebin a fronte della compilazione di un form di registrazione. La guida sarà poi nuovamente scaricabile e disponibile in occasioni speciali per il territorio, come i week end tematici Mangebin e i grandi eventi in città, dal Giro d’Italia a Terra Madre Salone del Gusto alle Nitto ATP Finals.

La guida è un elogio alla cucina piemontese, un bignami da custodire per scoprire Torino in ogni suo angolo e quartiere, ma anche per addentrarsi in provincia e fuoriporta alla ricerca di caffè, trattorie e ristoranti che propongono una cucina ricca e gustosa, classica e contemporanea allo stesso tempo. Antipasti e agnolotti, carni e formaggi, cioccolata e pasticceria, vini e vermouth sono gli indiscussi protagonisti di un territorio che ha molto da raccontare attraverso i suoi sapori e saperi.

Sempre più frequentemente i turisti cercano esperienze autentiche per vivere in prima persona ciò che di meglio un territorio può offrire: le nostre aziende dell’enogastronomia rappresentano il nostro miglior biglietto da visita e sono pronte ad accogliere con professionalità e creatività – spiega il Presidente della Camera di commercio di Torino. – Protagonisti in questa comoda guida on line, che ci auguriamo possa raggiungere la massima diffusione, i nostri 222 Maestri del Gusto di Torino e provincia, ma anche i produttori di vini Torino DOC e di formaggio Torino Cheese, per un’accoglienza di qualità tutta torinese“.

La guida – sottolinea il Presidente di Turismo Torino e Provincia – è stata pensata con l’intento di divulgare, valorizzare e promuovere la cucina tipica della nostra regione, il Piemonte, individuando e selezionando itinerari che mettano in evidenza i produttori e i somministratori in grado di fornire esperienze uniche al visitatore; sono in continuo aumento i viaggiatori che compiono almeno un viaggio con principale motivazione legata all’enogastronomia e siamo certi che il nostro territorio abbia tutte le carte in regola per attirarli”.
La casa editrice EDT è nata a Torino nel 1976 e nella sua redazione affacciata sulla Dora nascono, oltre ai libri dedicati alla musica, al viaggio e ai ragazzi, tutte le guide Lonely Planet pubblicate in Italia. – racconta Luca Iaccarino, editor food di EDT – Ma non solo: da quindici anni EDT intreccia le culture del viaggio e del cibo nei titoli della sua area food, di cui fa parte la più popolare guida alle trattorie e ai ristoranti di Torino, “I Cento”. Dunque, nel progetto “La Torino del gusto” abbiamo potuto far incontrare tre delle nostre grandi passioni: il turismo, la gastronomia e la città che è la nostra casa.”
Turismo Torino e Provincia promuoverà il download della guida sui canali social ufficiali dell’Ente, FB corporate (oltre 66.000), FB Press (1.732 follower), IG (più di 63.600 follower), Linkedin (oltre 11.000 follower), Tik Tok (4.791 follower) con citazione dei vari partner del progetto; con l’invio della newsletter dedicata al pubblico finale (oltre 80.000 i contatti tra italiani, inglesi e francesi) e alle 1.850 strutture ricettive e attraverso i 15 Uffici del Turismo presenti sul territorio via mail, contact center e vis à vis.

Verrà inoltre realizzato un flyer dedicato ai ristoranti aderenti al circuito Mangébin da consegnare ai clienti per invitarli ad effettuare il download della guida La Torino del Gusto, che sarà promossa anche sui siti e sui profili social dei vari ristoranti.