Tra le misure più attese dal mondo delle imprese rispetto alla Manovra di Bilancio 2026 approvata dal Consiglio dei Ministri, ci sono la riduzione della pressione fiscale e il rilancio degli incentivi agli investimenti, temi che toccano da vicino l’economia produttiva torinese e piemontese. La riduzione della seconda aliquota IRPEF dal 35% al 33% per i redditi tra 28.000 e 50.000 euro viene accolta positivamente come segnale di attenzione verso il “ceto medio produttivo”.
“Un piccolo sollievo – commenta Dino De Santis, Presidente di Confartigianato Torino – ma importante, perché ogni euro restituito al reddito disponibile dei lavoratori e degli imprenditori si traduce in fiducia e consumi. La vera sfida resta però la riduzione strutturale del carico fiscale complessivo”.
“Se ben calibrata, questa misura può spingere le imprese a rinnovare macchinari e tecnologie. Ma attenzione – avverte De Santis -servono regole chiare e tempi rapidi, non nuovi paletti che scoraggino gli investimenti. Bene la conferma della nuova Sabatini”.
Resta da capire l’entità della maxi deduzione e quali strumenti sostituiranno concretamente i crediti d’imposta 4.0 e 5.0, oggi fondamentali per la trasformazione digitale delle PMI. Resta il problema di chi non riesce ad accedere alle misure 4.0/5.0 per colpa della burocrazia o non ha i partner, le competenze né la scala per farlo
Sul fronte dell’edilizia, Confartigianato accoglie favorevolmente la conferma del doppio binario 50%-36% per le ristrutturazioni anche nel 2026, così come la proroga del bonus mobili.
Meno gradita, invece, la riduzione delle percentuali per altri incentivi – come il bonus barriere architettoniche, che scende dal 75% al 50% – che rischia di frenare interventi su efficienza e sicurezza degli edifici.
Infine, sul tema della rottamazione delle cartelle, l’associazione auspica che la misura sia realmente mirata a chi è in regola con le dichiarazioni ma in difficoltà nei versamenti.
L’ipotesi di prevedere un versamento iniziale del 5% viene vista come un modo efficace per distinguere chi vuole davvero rimettersi in carreggiata da chi cerca scorciatoie.
Per il Presidente De Santis la manovra va nella direzione giusta sul fronte del cuneo, ma non basta agire solo per via legislativa, serve aprire con decisione la strada della contrattazione di secondo livello. È lì che si può davvero costruire una riduzione strutturale e mirata del costo del lavoro, legata ai territori, ai settori e ai risultati delle imprese. Gli artigiani chiedono di valorizzare gli accordi decentrati come strumento di competitività, welfare e partecipazione: meno burocrazia, più fiducia e più contrattazione di prossimità.
“Il giudizio complessivo, per ora, è di cauto ottimismo – conclude De Santis – la direzione è quella giusta: meno tasse e più investimenti. Ora serve coerenza nei dettagli, perché è lì che, come sempre, si gioca la vera partita della crescita”.
Torino e il Piemonte, come dicono i dati di Banca d’Italia, da venti anni registrano meno della media nazionale e la tendenza purtroppo non cambia nonostante tante interviste o proclami. Ne’ i programmi sembrano alla altezza. Della TAV la grande opera strategica che rimetterebbe Torino dentro la Rete moderna dei trasporti ne parliamo solo più noi SITAV. Si parla di sicurezza e di casa ma questo non basterà a rilanciare la nostra Città se non si parla di lavoro. Genova che ha subito la nostra stessa crisi industriale tra 2 anni sarà raggiungibile in un’ora sia da Milano che da Torino e tra due anni avrà la prima parte della Nuova Diga che aumenterà i traffici portuali in arrivo e quindi aumenterà la crescita della sua economia e del lavoro . Ma Genova fa studiare nelle Scuole i suoi grandi personaggi. In questi giorni nella Città della Lanterna partirà nelle Scuole il Concorso di Colombo (foto in basso). E Torino? La nostra Città avrebbe tutto da guadagnare dallo studio del suo uomo più importante CAVOUR, il più grande statista dell’800 che sapeva bene che il nostro PIL era 1/4 degli inglesi e 1/3 dei francesi volle a tutti i costi il primo Traforo del Frejus che ci apri alla Europa e alla industrializzazione così come spinse alla nascita della Ansaldo che costruì la prima locomotiva ferroviaria italiana, rilanciò l’agricoltura con il canale Cavour. Queste cose Cavour oltre a unire l’Italia fece tutto ciò In soli dieci anni Oggi tante interviste e pochi risultati. Ispirandoci a Cavour oggi dovremmo batterci per rilanciare le nostre infrastrutture ristrette da tanti lavori fatti in ritardo , per accelerare la TAV, per rilanciare l’aeroporto oggi solo tredicesimo tra gli aeroporti italiani , per difendere con forza la nostra grande industria e per rilanciare i nostri Quartieri periferici per troppo tempo dimenticati. Più sicurezza ma anche più lavoro e’ la ricetta . Ecco perché il Comune dovrebbe rilanciare con la collaborazione delle Fondazioni Bancarie lo studio di CAVOUR e del rilancio di Torino dopo la seconda Guerra mondiale ad opera di Valletta e dei grandi Sindaci Peyron e Grosso.

