È stato presentato ufficialmente oggi il cantiere di un complesso social housing in corso di costruzione nel quartiere Falchera. Il progetto prevede 263 nuovi alloggi dedicati alla locazione a canone convenzionato con la Città di Torino, per un investimento complessivo di circa 60 milioni di euro.
L’intervento offrirà nuove opportunità abitative come risposta concreta alla crescente difficoltà di famiglie e giovani coppie ad affrontare le richieste del mercato libero, favorendo, grazie alla gestione sociale, la nascita di una comunità inclusiva e attiva.

“Siamo davvero molto soddisfatti oggi – ha dichiarato il sindaco della Città di Torino Stefano Lo Russo nell’intervento di apertura dell’incontro – di veder prendere corpo un cantiere che rappresenta il completamento di un più ampio progetto di rigenerazione urbana del quartiere Falchera avviato oltre un decennio fa che, grazie alla positiva interlocuzione con gli investitori che condividono la visione di città che come amministrazione abbiamo in mente, si arricchisce ora di questo importante e concreto tassello. Dopo il recupero dell’area dei Laghetti, il miglioramento delle connessioni viarie e di trasporto pubblico, la riqualificazione di spazi pubblici, la riapertura dell’anagrafe, per Falchera arriverà un complesso di social housing con oltre 250 appartamenti. Un investimento importante che darà una risposta concreta al crescente bisogno di abitazioni in affitto ad un canone sostenibile, contribuendo nel contempo a popolare di giovani e famiglie un quartiere che, come molti altri in città, sta vedendo un progressivo invecchiamento della popolazione. Un progetto che dimostra come la leva del partenariato pubblico-privato rappresenti una leva strategica per lo sviluppo del territorio e che arriva in una stagione di trasformazione per Torino, con i numerosi cantieri del Pnrr e l’avvio della realizzazione della metro 2, contribuendo a disegnare la Torino di domani”.
L’appuntamento ha previsto due tavole rotonde. Alla prima, “Il partenariato pubblico – privato insieme per la rigenerazione urbana – Il modello Falchera”, ha preso parte l’assessore all’Urbanistica della Città Paolo Mazzoleni insieme ad Alberto Anfossi, aegretario generale della Fondazione Compagnia di San Paolo, Livio Cassoli, responsabile Fondo Investimenti per l’Abitare di CDP Real Asset sgr, Michele Mico, senior analyst Housing & Urban Regeneration Real Estate di Finint Investments, Loreto Cipriani, responsabile Business Unit Fondi Pubblici Sinloc.e Paolo Boleso, head of Residential & Social Infrastructure di Investire SGR.
“Questo progetto – ha sottolineato l’assessore Mazzoleni – è un modello virtuoso di collaborazione tra pubblico, privato e terzo settore ed è proprio guardando a questi modelli che abbiamo costruito parte del nostro nuovo piano regolatore generale”.
Alla seconda tavola rotonda, “Abitare Falchera – Un progetto sociale per costruire comunità”, ha invece preso parte l’assessore alle Politiche Sociali Jacopo Rosatelli insieme ai rappresentanti del Comitato Falchera, della Fondazione Housing Sociale, che ha curato il progetto sociale, dello Studio Picco Architetti per il concept progettuale, della Cooperativa di Vittorio e dell’impresa COGEFA, realizzatore dell’intervento.
“La conclusione dei lavori – ha spiegato l’assessore Rosatelli – è attesa per dicembre 2026, mentre l’avvio delle assegnazioni in locazione, affidato alla Cooperativa Edilizia Di Vittorio, che avrà anche il ruolo di gestore sociale, avverrà nel 2027, successivamente all’approvazione da parte della Città di Torino della convenzione sociale”.
L’iniziativa è promossa dal Fondo Abitare Sostenibile Piemonte, gestito da Investire SGR (Gruppo Banca Finnat) con la partecipazione di CDP Real Asset SGR, della Fondazione Compagnia di San Paolo e delle maggiori fondazioni di origine bancaria piemontesi – con un programma di investimento di oltre euro 150 milioni che ha permesso di realizzare sul territorio piemontese quasi 1.000 alloggi di social housing. L’iniziativa beneficia del sostegno del Fondo Piani Urbani Integrati (Fondo PUI), gestito dalla Banca europea per gli investimenti (BEI) e finanziato con risorse del PNRR. Il Gruppo Banca Finint e Sinloc – tra gli intermediari finanziari selezionati per l’attuazione del Fondo – hanno sostenuto il progetto con un finanziamento di 10 milioni di euro provenienti dal Fondo PUI stesso.
TorinoClick

A proposito dei rilievi della Corte dei Conti europea sull’aumento dei costi per la costruzione della TAV vedo che chi interviene pensa al proprio ruolo ma all’interesse nazionale chi ci pensa ? Per capirci la TAV per la nostra economia è molto più importante del Ponte. La TAV e’ l’anello centrale di un corridoio ferroviario lungo circa 3.000 km che attraversa Paesi che producono 1/5 del PIL europeo e incrocia altri corridoi ferroviari Sud Nord che valgono anch’essi oltre il 40% del PIL europeo. Oltre a creare vantaggi economici importanti nei prossimi decenni , la TAV , trasferendo traffico merci e passeggeri dalla strada alla rotaia , migliorerà nettamente l’ambiente e farà diminuire il numero molto alto di cittadini europei che muoiono prima per problemi di respirazione. Ogni ritardo nel costruirla danneggia tutti noi a partire dalla crescita della economia e del lavoro. Per un Paese con un Debito Pubblico di 3000 miliardi che costa 90 miliardi di interessi, sottratti alle spese più importanti come Scuola, Salute e Ricerca, la Crescita deve essere il primo obiettivo. Dopo i fatti di Venaus il Governo Berlusconi nel 2006 istituì l’Osservatorio presieduto da Mario Virano e chiese di modificare il progetto. Il progetto fu corretto da Virano nel 2011 e ora è assolutamente meno impattante ma ci si mise altri 4 anni per definire il progetto con il relativo costo. Nell’ultima Legge Finanziaria del Governo Berlusconi, novembre 2011, fu inserita la norma che consentiva di proteggere il cantiere definendolo di interesse nazionale . Una norma che ho l’onore di aver illustrato nelle Commissioni parlamentari come Sottosegretario di Stato ai trasporti. Grazie a quella norma e all’impegno del Comune di Chiomonte , di alcune coraggiose imprese locali e al forte impegno delle forze dell’ordine , fu costruita la galleria di sicurezza che ora sarà strategica per i lavori di costruzione della tratta italiana del tunnel ( la tratta francese è già in costruzione da tempo perché nessun francese si sogna di andare a tirar pietre o altro a un cantiere così importante. In Francia il senso dello Stato è molto alto). . I ritardi incidono sui costi, ritardano le ricadute positive sulla economia locale , ritardano la assunzione di lavoratori che nella attesa fanno fatica a vivere , cosa mi pare cui molti incaricati di seguire l’opera non pensano. Di più. Dalle elezioni del 2018 nacque il primo Governo Conte ostile all’opera . Solo la nostra grande Manifestazione di piazza Castello del 10.11.2018 fece cambiare idea e il 7.8.2019 il Senato col voto decisivo della Lega boccio la Mozione NOTAV dei Cinquestelle. Purtroppo anche durante il Governo Conte PD l’opera stette ferma . Al ritardo politico si aggiunse il ritardo dovuto al Covid. I lavori dalla parte italiana anche in questo periodo procedono con molta lentezza e l’entrata in funzione dell’opera è stata spostata al 2033/4. Nel frattempo ogni anno tre milioni di tir passano il versante francese attraverso Ventimiglia e i trafori del al Frejus e del Bianco, congestionando le autostrade e inquinando. In questi anni in Svizzera sono stati costruiti due tunnel simili a quello della TAV. Nel frattempo il PIL procapite della Bassa Valle e’ sceso ai livelli delle regioni del Sud. Per fortuna alcuni ragazzi valsusini nel frattempo hanno preso il diploma da macchinisti a Bologna e ora sono stati assunti dalle aziende private che gestiscono il trasporto merci su ferrovia. A dimostrare che al trasporto green ci crediamo perché vogliamo bene al nostro Paese e ai nostri figli, nel 2009, quando ero al governo, feci approvare la norma del FERROBONUS , l’incentivo alle aziende a usare il trasporto merci su rotaia . Siamo stati i primi in Europa e all’epoca Greta andava ancora l’asilo. L’Italia cioè non costruisce solo le reti ferroviarie ma si è data un incentivo che spinga ulteriormente le aziende a scegliere il trasporto su rotaia. Siamo più green noi che non molti che si dicono ambientalisti e si battono contro la TAV. In questi lunghi anni I costi sono sicuramente aumentati di tre miliardi di euro. Mi fido della assicurazione del Direttore della TELT, Bufalini, che i lavori termineranno nel 2033. Mi piacerebbe però che la Regione insieme al bravissimo Commissario MAUCERI riuscisse a supportare molto meglio i Comuni nella realizzazione di tutte le opere di compensazione concordate nei mesi scorsi. Se tutti capiamo che quando ci sarà la TAV, Torino sarà nel centro della futura rete di trasporti merci e passeggeri europea con enormi ricadute . Se in Val Susa tutti capissero che attorno alla nuova Stazione internazionale e alla linea ferroviaria verso Torino i terreni si valorizzeranno come mai prima, allora i prossimi anni saranno anni di attesa del meglio e non di paura di mostri immaginari. Capirlo ora ci aiuterà molto, capirlo dopo che l’opera sarà realizzata sarà una magra consolazione.