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Il futuro dell’impresa in una ricerca del Politecnico. Crescono gli incubatori e acceleratori in Italia

Più di 3600 startup incubate, circa 1700 dipendenti e un fatturato di oltre 550M€. Oltre il 50% degli incubatori supporta startup a significativo impatto sociale o ambientale.

 

Il team di ricerca Social Innovation Monitor (SIM)con base al Politecnico di Torino ha presentato i risultati delle analisi relative all’ecosistema degli incubatori e acceleratori in Italia.

Dal Report emerge che gli acceleratori e gli incubatori nel nostro Paese sono 237 e occupano un totale di circa 1700 dipendenti; la maggior parte opera nel Nord-Ovest della nostra penisola, con prevalenza in Lombardia, dove ne sono presenti 57. Nel resto del Paese si distinguono per il loro impegno Emilia-Romagna, Lazio, Toscana e Campania, rispettivamente con 29, 22, 18, 16 incubatori.

Gli incubatori e acceleratori sono un importante elemento del sistema imprenditoriale evidenzia Davide Moro, vicedirettore della ricerca. Secondo il report SIM, infatti, gli incubatori e acceleratori sul territorio hanno incubato circa 3600 startup e hanno fatturato circa 550 M€.

In Italia, più della metà degli incubatori (57%) sono costituiti come società a responsabilità limitata. Il 17% sono invece società per azioni. Tra le altre forme giuridiche più comuni troviamo SCARL, SCPA, fondazioni, consorzi e SocCoop.

Per quanto riguarda i principali servizi offerti dagli incubatori il primo risulta l’“accompagnamento manageriale”, seguito da “supporto allo sviluppodi

 

relazioni” e dal “supporto alla ricerca di finanziamenti”. Altri servizi rilevanti sono la fruizione di spazi fisici e la formazione imprenditoriale e manageriale.

Il valore aggiunto apportato da incubatori e acceleratori nel nostro ecosistema non si limita al supporto alla nascita di nuove organizzazioni.  L’86% degli incubatori e acceleratori hanno infatti dichiarato di svolgere anche attività non direttamente riconducibili alle attività di incubazione e accelerazione. Tra le attività più frequenti troviamo partecipazione a progetti e bandi, gestione e promozione di eventi, attività a titolo oneroso di scouting e open innovation per aziende corporate e/o altri soggetti, servizi di coworking.

Come per gli anni precedenti, anche questo Report ha posto un focus speciale sull’impatto sociale e ambientale degli incubatori e delle startup incubate.

Circa la metà degli incubatori e acceleratori in Italia rientra nella categoria “Business Incubator”, mentre l’altra metà rientra nella categoria “Mixed” o “Social Incubator”. Dalle analisi del report risulta che un incubatore su due supporta organizzazioni a significativo impatto sociale o ambientale.

I settori più rappresentati, per le organizzazioni incubate a significativo impatto sociale o ambientale, sono quelli relativi alla salute e benessere (incluso sport) e sviluppo della comunità.

Nel corso del 2021 sono stati creati 16 nuovi incubatori (e diversi incubatori nati negli anni precedenti hanno cessato le loro attività). Il numero degli incubatori nati nel 2021 risulta in crescita rispetto all’anno 2020, probabilmente in parte per la generale ripresa di tutti i settori dalla situazione pandemica.

Quest’anno la ricerca ha analizzato anche gli acceleratori creati a partire dal 2021 da Cassa Depositi e Prestiti (Cdp) nella «Rete Nazionale Acceleratori CDP – Venture Capital». Alla fine del 2021 risultavano avviati i primi 8 dei 16 acceleratori della rete. Tali acceleratori, realizzati in partnership con altri soggetti, sono distribuiti uniformemente nel territorio italiano: sono stati avviati 5 acceleratori nel Nord-Ovest della penisola, 4 nel Nord-Est, 4 nelle regioni del Centro e 3 in Sud e Isole.

Come dichiarato dal Direttore della ricerca, Prof. Paolo Landoni “oltre ad essere ripresa, la crescita degli incubatori e acceleratori si sta anche specializzando. Non solo gli Acceleratori CDP hanno dei focus verticali, altri soggetti si stanno concentrando su diversi settori o diversi approcci, come quelli già visti l’anno scorso del venture builder e degli startup studio. Per questo motivo quest’anno oltre all’approfondimento sugli acceleratori CdP abbiamo anche iniziato a differenziare tra incubatori e acceleratori”.

L’attenzione all’ecosistema degli incubatori arriva anche dal governo e dalle istituzioni. All’evento di presentazione del report hanno infatti partecipato Stefano Soliano, Vice Presidente di Innovup, Giorgio Ciron Direttore di Innovup, Federica Garbolino, Responsabile mercato e servizi di Invitalia, Stefano Molino, responsabile Fondo Acceleratori di CDP Venture Capital SGR e Maurizio Montemagno, Direttore Generale per la politica industriale, l’innovazione e le piccole e medie imprese.

“I risultati della ricerca ci restituiscono la realtà di una filiera dell’innovazione in salute, ma con ancora un grande potenziale inespresso. Per creare un meccanismo di crescita virtuoso per le startup e i centri di innovazione coinvolti oggi, una revisione del contesto normativo attuale è più che mai necessaria, sia per quanto riguarda le definizioni e per le agevolazioni previste per i soggetti che già vi partecipano, sia e per tutti coloro che vorrebbero farne parte” conclude Stefano Soliano, Vice Presidente di Innovup.

Torino chiede di ripristinare le misure a sostegno dell’edilizia

Dalla sua entrata in vigore, la normativa sul “superbonus 110%” ha subito numerose modifiche legislative che hanno finito per attuare restrizioni soprattutto in materia di cessione del credito d’imposta e recentemente, in data 16 febbraio 2023, il Decreto Legge n. 11 ha precluso sia la possibilità di esercitare le opzioni relative alla cessione del credito e allo sconto in fattura, sia la facoltà delle Pubbliche Amministrazioni di essere cessionarie dei crediti di imposta derivanti dai bonus edilizi. Partendo da questa premesse, il 27 febbraio 2023 il Consiglio Comunale di Torino, con 24 voti favorevoli e 2 astenuti, ha approvato una mozione proposta dalla consigliera ValentinaSganga (M5S) che chiede che il Comune di Torino si attivi presso il Governo nazionale per ripristinare le misure di sostegno alla circolazione dei crediti d’imposta per il superbonus 110% e gli altri bonus edilizi. Ad esempio, introducendo nuovamente la possibilità di esercizio delle opzioni relative alla cessione del credito e allo sconto in fattura e favorendo un ruolo attivo degli Enti locali nella circolazione dei crediti fiscali e nell’individuazione di strumenti di finanza alternativa a quella bancaria.

Il documento, presentato nella seduta del 22 febbraio 2023 delle Commissioni Terza e Prima, presieduta da Pierino Crema (PD), chiede altresì di sollecitare la possibilità di accedere al superbonus 110% e agli altri bonus edilizi anche per chi non dispone di un reddito sufficientemente alto per poter beneficiare delle detrazioni fiscali e di sensibilizzare circa l’urgenza di disporre di una strategia per riqualificare gli edifici residenziali in coerenza con la nuova direttiva europea Energy Performance Building e l’obiettivo di neutralità carbonica entro il 2050.

Imprese commerciali, numeri in calo Puntare su qualità e transizione digitale

ANALISI DEMOGRAFIA IMPRESE CONFCOMMERCIO

Tra il 2012 e il 2022 sono sparite 100 mila attività nelle cittàitaliane. Questo il dato emerso oggi dallo studio di Confcommercio, e confermato anche a livello locale nel Torinese. Secondo Confcommercio, per evitare gli effetti più gravi occorre puntare su efficienza e produttività anche attraverso una maggiore innovazione e una ridefinizione dell’offerta. In particolare, Confcommercio vede nella omnicanalità una modalità efficace per il retail per cavalcare le evoluzioni in atto.

 

Su questo tema ASCOM Confcommercio Torino e provincia è pronta e attiva da tempo. L’associazione torinese è infatti diventata sede dello SPIN EDI, lo Sportello per l’Innovazione di Confcommercio, una nuova opportunità per essere un riferimento per le imprese che necessitano di un accompagnamento nel loro processo di trasformazione digitale, attraverso consulenze, accesso a bandi e analisi, il check up digitale del livello di digitalizzazione della propria attività.

 

«Anche i dati di Confcommercio confermano la preoccupante tendenza alla desertificazione commerciale, che, come Ascom, evidenziamo ormai da tempo – sottolinea la presidente di Ascom Confcommercio Torino e provincia Maria Luisa Coppa. I problemi ci sono, ma ci sono anche gli strumenti per non soccombere. Sappiamo tutti che oggi per vendere non basta tirare su la serranda del negozio e che dobbiamo arricchire l’offerta commerciale sostenendola con la tecnologia in cui siamo immersi. In questo momento lo sviluppo del commercio in direzione multicanale è la risposta su cui le imprese devono accelerare con decisione. Sappiamo però anche che nella difficoltà da soli non si va da nessuna parte: è necessario che anche le istituzioni facciano la propria parte e che ci sostengano in un percorso tutt’altro che semplice».  

Oltre allo sportello per l’innovazione, Ascom ha attivato da pochissimo, a gennaio 2023, KAIROS, un percorso accompagna il commerciante ad applicare una metodologia efficace per acquisire un approccio omnicanale ed essere prontia rispondere a nuove modalità di ingaggio delle generazioni Y, Z e Alpha. KAIROS coinvolge 50 imprese in un percorso di 4 mesi che permette di interagire sia attraverso modalità on-line che off-line, per ciò che riguarda il negozio fisico, quello digitale, la comunicazione, sia tradizionale, sia social.

Discorso a parte per i bar, che hanno subito una flessione importante nonostante la ristorazione sia in piena ripresa. Sul settore hanno pesato gli anni di pandemia, le relative chiusure e le restrizioni imposte dal green pass, per un totale di oltre 6 mesi di chiusura su due anni. Ma non è questo l’unico fattore. «Investimenti e dimensioni limitati e scarsa cultura imprenditoriale – sottolinea il direttore di Epat Ascom Claudio Ferrarosono elementi che impediscono, non dico, la crescita, ma la sopravvivenza stessa delle attività. Aggiungiamo il cambiamento di abitudini, lo smart working e la difficoltà a trovare personale professionale e all’altezza che costringe i titolari a vivere 14 ore dietro il bancone. Che fare? Una sola cosa: avere esercizi accattivanti, d’ambiente e di qualità. Da parte nostra continueremo a batterci contro l’abusivismo e il low cost».

 

Giachino: “La bassa crescita del Piemonte dura da oltre 25 anni”

E’  causata essenzialmente dalla bassa crescita di Torino che vale il 55% del PIL della Regione. 

Non è tanto la Regione che ha bisogno di aiuto per ritornare a crescere di più è Torino che non ha difeso come avrebbe dovuto la sua industria che vale ancora oggi il doppio del turismo e della cultura.  Qualsiasi azienda privata avrebbe licenziato gli ultimi Sindaci torinesi per scarsi risultati economici e sociali.  Lo dico avendo avvertito per primo nel 2009 la Presidente Bresso e il Sindaco Chiamparino della minore crescita rispetto alla media nazionale. Nel 2009: si potevano e si dovevano prendere le contromisure come accelerare la TAV, la Linea 2 della Metropolitana così come si doveva difendere la città dalla fuga di tante aziende a partire da quella più grande. Ecco perché dopo aver salvato la TAV con le manifestazioni del 2018 e 2019 ho chiesto invano di accelerare i lavori mentre il governo giallorosso la teneva ferma. Occorre puntare sugli Investimenti del PNRR, sui fondi europei procurati da Cirio e difendere il settore automotive dalla scellerata decisione europea.
 
Mino Giachino

Con la nuova programmazione 55  milioni di aiuti ai  Consorzi  irrigui

Tavolo irriguo del Piemonte

Il Piemonte potrà contare nei prossimi anni su un programma di investimenti per l’irrigazione in agricoltura per 55 milioni di euro.

In occasione del tavolo istituzionale per l’irriguo, convocato  a Torino il 20 febbraio, l’Assessorato all’Agricoltura della Regione Piemonte ha presentato il programma di aiuti rivolti ai Consorzi irrigui e di bonifica regionali e alle aziende agricole, previsto dal Complemento di sviluppo rurale del Piemonte (ex programma di sviluppo rurale), per il periodo 2023-2027:

– 12 milioni di euro di aiuti in conto capitale sulla misura Investimenti irrigui per il miglioramento di un impianto esistente;

– 12 milioni di euro ai Consorzi irrigui per il miglioramento delle infrastrutture irrigue esistenti e per la creazione di nuove infrastrutture che comportano l’aumento della superficie irrigata.

– 10 milioni di euro ai Consorzi per investimenti in infrastrutture irrigue con particolare attenzione alla loro sostenibilità ambientale.

– 21 milioni per impegni specifici per le risaie per favorire l’accumulo stagionale di acqua.

Inoltre la Regione Piemonte ha a disposizione altri 1,8 milioni di euro di fondi europei, attraverso il Programma di ricerca Horizon 2020, partecipando come regione pilota per l’innovazione in materia di adattamento alla riduzione della disponibilità idrica per scopi irrigui agricoli. Due gli ambiti di intervento: l’areale risicolo e le aree cuneesi.

Gli investimenti nell’irriguo sono il primo pacchetto di azioni che la Regione attiverà attraverso i bandi regionali, per programmare le attività di contrasto al sempre più presente problema della siccità che causa danni alle produzioni. L’attuale situazione climatica impone al comparto agricolo di ottimizzare l’uso della risorsa idrica e gli aiuti sono rivolti ai Consorzi per il miglioramento della rete idrica ed evitare dispersione di acqua e in aiuto alle aziende agricole per un uso razionale dell’acqua di irrigazione con interventi rivolti anche allo stoccaggio della stessa”, sottolinea l’assessore all’agricoltura della Regione Piemonte Marco Protopapa.

Al tavolo regionale hanno partecipato i rappresentanti di Arpa Piemonte, ANBI Piemonte Associazione regionale Consorzi irrigui e di bonifica, e dei Consorzi Irrigui e di Bonifica, le organizzazioni agricole professionali del Piemonte, Legacoop Piemonte, Copagri Piemonte, DISAFA Università di Torino e Politecnico di Torino.

Tra un anno a Torino il forum mondiale dell’aviazione civile

L’assessore Poggio: «Attrarremo in Piemonte altre compagnie e nuove rotte incrementando i flussi turistici della nostra regione»

 

Torino ospiterà dal 7 al 9 febbraio 2024 la ventesima edizione di Connect – Route Development Forum, il meeting b2b dedicato all’aviazione commerciale che riunisce i rappresentanti delle compagnie aeree, degli aeroporti e degli enti turistici di tutta Europa con delegati a livello mondiale per la definizione delle nuove rotte e strategie.

 

In questi giorni a Tangeri una delegazione del Piemonte ha infatti raccolto il testimone per portare il forum in Piemonte, dove professionalità del turismo e dei trasporti realizzeranno incontri B2B e panel tematici.

 

Grazie al lavoro delle Atl, dei consorzi turistici e degli attori della filiera del turismo, grande attenzione sarà dedicata alla scoperta dei territori piemontesi mediante visite ed escursioni per mostrare le peculiarità del territorio alle Direzioni dei vettori aerei.

 

«Portiamo in Piemonte un altro grande evento che conferma la vocazione di attrattore di esposizioni e kermesse mondiali – ha sottolineato l’assessore alla Cultura Turismo e Commercio, Vittoria PoggioGli aeroporti piemontesi di Torino e Cuneo avranno così la possibilità di attrarre nuove compagnie e nuove rotte andando a incrementare il volume complessivo di movimentazioni turistiche della nostra regione».

 

Il forum consente alla destinazione ospitante e ai suoi stakeholder di farsi conoscere presso un pubblico internazionale e di generare pertanto una notevole ricaduta in termini di aumento delle rotte.

 

«L’evento Connect 2024 porterà in Piemonte seicento delegati e rappresentanti di compagnie aeree internazionali che per l’occasione verranno coinvolti in pre e post fan trip, attività esperienziali e visite sui territori per far loro conoscere le innumerevoli opportunità turistiche, culturali ed enogastronomiche dell’intera regione – sottolinea Beppe Carlevaris, presidente del Cda di Visit Piemonte – In passato le destinazioni che hanno ospitato questo appuntamento dedicato al business del trasporto aereo hanno poi incrementato significativamente i flussi turistici sul territorio. Fondamentale sarà il coinvolgimento di tutto il sistema turistico regionale per sfruttare appieno le potenzialità dell’iniziativa».

 

In Italia, Connect è stato ospitato dalla città di Cagliari, nel 2018 generando un significativo aumento del numero di rotte, nella misura del 11,3%, e una crescita del traffico passeggeri del 40% dal 2018 al 2022.

 

«Siamo molto soddisfatti che Torino e il Piemonte ospitino Connect 2024 – ha sottolineato Andrea Andorno, Amministratore Delegato di Torino Airport -, si tratta di uno dei più importanti eventi del settore dell’aviazione, che porterà sul nostro territorio operatori da tutta Europa. L’intera filiera dell’accoglienza avrà un’opportunità straordinaria per sorprendere i delegati di Connect2024, proponendo esperienze di visita che ci renderanno una destinazione da non perdere per tutte le compagnie aeree e aeroporti».

«Ospitare Connect Aviation è un’opportunità unica per fare comprendere alle compagnie aeree l’enorme potenziale che la nostra destinazione può offrire – ha sottolineato la Direttrice Aeroporto di Levaldigi Anna Milanese – con l’obiettivo di aumentare le rotte servite anche dal nostro aeroporto. Sarà fondamentale il lavoro di squadra tra aeroporti e territori per dimostrare l’eccellenza dell’accoglienza piemontese».

Il Piemonte è tra le regioni che crescono di più a livello italiano ed europeo (+3,3% di arrivi e +11 % di arrivi stranieri): Connect Route Development Forum è programmato dal 7 al 9 febbraio 2024 a Torino e si prevede una grande ricaduta economica per il territorio, sia durante l’evento che per gli anni successivi.

Nel 2022 il Pil del Piemonte è cresciuto del 2,7% Ma pesano caro bollette e guerra in Ucraina

Nel 2022 il Pil del Piemonte è cresciuto del 2,7%, (+3,9% la variazione italiana calcolata dall’Istat). Nel IV trimestre dell’anno scorso – per l’ottavo trimestre consecutivo – c’è stato un aumento (+1,9%, contro +1,7% del dato italiano) rispetto allo stesso trimestre del 2021.

 

Ma La guerra in Ucraina e caro bollette hanno fatto sentire il loro effetto soprattutto sul settore manifatturiero, che nella nostra regione è particolarmente sviluppato.: per la prima volta da dopo la pandemia, nello stesso trimestre compare una variazione negativa rispetto al trimestre precedente (-0,2% la variazione congiunturale).

Sono le stime del Comitato Torino Finanza presso la Camera di commercio di Torino, che grazie al modello del PILNOW può dare precise indicazioni sull’andamento dell’economia su scala regionale con largo anticipo rispetto all’ Istat. Fra l’altro, l‘affidabilità del modello messo a punto dai ricercatori del Comitato trova conferma dal dato del Pil regionale 2021, che l’Istat ha diffuso adesso: la variazione percentuale è stata del +7,1%, contro il 7,3% stimato dal PILNOW un anno fa.

Per quanto riguarda gli ultimi dati sul Pil piemontese, se la variazione congiunturale è negativa (-0,2%), la prossima variazione tendenziale (rispetto allo stesso trimestre dell’anno precedente) continuerà a ridursi. Non si può ancora parlare di recessione, anche perché il valore della crescita nel 2022 è così buono che il 2023 partirà con una crescita

acquisita di 0,3 punti percentuali. Se poi i consumi e le esportazioni tenessero, si potrebbe evitare la recessione.

C’è comunque da dire che la Guerra in Ucraina ha colpito di più il valore aggiunto manifatturiero di quello dei servizi interni e che quindi l’economia piemontese ne ha risentito maggiormente di altre. Infatti nel 2021 la sua performance (+7,1%) è stata la stessa dell’Italia (+7%), mentre nel 2022 è sceso sotto la media nazionale (+2,7% contro +3,9%). Ci si deve pertanto attendere una riduzione della tendenza a crescere anche nel I trimestre del 2023.

La crescita del quarto trimestre resta in linea con la media UE (+1,8%) e supera nettamente quella della Germania (+1,1%). Gioca a favore nostro la maggiore flessibilità e varietà dell’economia, sia italiana, sia piemontese.

Il Pilnow annualizzato corrente destagionalizzato ha raggiunto a dicembre del 2022 il valore di 147,5 miliardi (33.861 euro pro capite), corrispondenti a un Pil costante (a prezzi del 2015) di 131,3 miliardi. Durante la crisi pandemica il PILNOW piemontese era sceso da 133,6 a 120,6 miliardi (euro costanti del 2015). Mancano dunque ancora 2,3 miliardi per tornare ai livelli precovid, ossia 6-9 mesi di crescita, mentre mancano 11,9 miliardi, ossia 4 anni di crescita continua, per tornare ai livelli del 2008 (143,2 miliardi).

Vladimiro Rambaldi, Presidente Comitato Torino Finanza della Camera di commercio di Torino: “Il PILNOW ci mostra un’economia piemontese che regge, nonostante l’incertezza legata al conflitto in Ucraina, con le perduranti difficoltà di approvvigionamento e le pressioni inflazionistiche. Per il settore industriale della nostra regione il 2023 sarà un anno pieno di incognite. C’è da dire che la frenata dei prezzi del gas e dell’energia elettrica è un’ottima notizia”.

“I dati elaborati dal Comitato Torino Finanza ci mostrano un Piemonte fragile e in rallentamento, che però non vuole demordere dal continuare

a produrre e investire in beni, prodotti, e servizi. Una regione che non si arrende nonostante un quadro complesso sia a livello nazionale che internazionale. Sono però molte le iniziative messe in campo dalle istituzioni del territorio per sostenere il tessuto economico, tra cui non possiamo dimenticare quelle del Pnrr e dei bandi Fesr 21-27″, commenta il Presidente di UnioncamerePiemonte, Gian Paolo Coscia.

Polliotto (Unc): “Nostri sportelli a disposizione per beffati dal Superbonus”

L’impegno del Comitato Regionale del Piemonte dell’Unione Nazionale Consumatori in aiuto di cittadini e imprese.

Il Comitato Regionale del Piemonte dell’Unione Nazionale Consumatori, da quando è nato, dal 2010 a oggi, non ha mai ricevuto così tante segnalazioni e richieste non solo dicittadini/condomini ma anche di imprese. Soggetti entrambi alle prese con truffe e beffe legate ai vari epiloghi, decisamente controversi, che si sono susseguiti in materia di Superbonus edilizi dal varo della misura a oggi”. Lo rende noto l’Avvocato Patrizia Polliotto, Fondato e Presidente di Unc Piemonte, in una nota.

Il Piemonte rischia di perdere risorse importanti in un comparto fondamentale per l’equilibrio economico. In un contesto gravato da crisi continue, pandemia e recessione, il contenzioso legale va assumendo sempre più i contorni di un pasticcio globale i cui costi diventano insostenibili per i consumatori alle prese con budget di sopravvivenza mensile sempre più risicati per via del caro-vita e del caro-bollette”, aggiunge il noto legale.

Che prosegue: “Certo è che la cantierizzazione, a Torino e Provincia, di condomini e unità immobiliari è ferma in più del 70% dei casi: con anche pericoli gravi per la sicurezza: si pensi a tetti incompiuti, a ringhiere dei balconi dissaldate e quindi potenzialmente rischiose, a impalcature in stato di abbandono che diventano mira e preda di malviventi pronti a intrufolarsi agevolmente negli alloggi, oneri per l’occupazione del suolo pubblico e per il noleggio di mezzi e materiali, e via dicendo. Noi di Unc Piemonte siamo a disposizione per fornire tutto il supporto possibile in termini di assistenza legale nel cercare di dirimere e risolvere, per quanto possibile, nodi ormai non più rimandabili, in un’ottica di mediazione concreta fra le istanze di imprese e condomini”.

Per queste e altre esigenze è possibile contattare dal lunedì al venerdì dalle ore 9 alle 18 lo sportello del Comitato Regionale del Piemonte dell’Unione Nazionale Consumatori, con sede a Torino in Via Roma 366 ed a Pinerolo, in Viale Cavalieri d’Italia n. 14, al numero 0115611800 oppure scrivendo una mail a uncpiemonte@gmail.com, o visitando il sito www.uncpiemonte.it compilando l’apposito format.

Agricoltura, la Regione Piemonte adotta il Complemento di Sviluppo Rurale 2023-2027

756 milioni. Il Presidente Cirio: “Parola chiave meno burocrazia”.

Assessore Marco Protopapa: “Sviluppo di un’agricoltura più sostenibile”.

In attuazione del Piano strategico nazionale della Politica agricola comune (PAC) la Giunta regionale ha adottato oggi il Complemento di Sviluppo Rurale (CSR) 2023-2027 della Regione Piemonte”, il documento, che esplicita la strategia regionale per lo sviluppo rurale del Piemonte e potrà contare su una dotazione finanziaria di 756 milioni di euro complessivi per il periodo 2023-2027-

“Meno burocrazia sarà la parola chiave e la priorità per questa nuova programmazione, perché per fare in modo che le risorse producano gli effetti necessari è fondamentale potervi accedere in modo più facile e veloce” sottolinea il presidente della Regione PiemonteAlberto Cirio.

Ladozione del Complemento di sviluppo rurale del Piemonte, definito dalla Regione sulla base delle esigenze e delle priorità espresse dal mondo rurale è un passaggio fondamentale per poter attivare tra aprile e giugno 2023 i primi bandi a sostegno dei soggetti del nostro territorio dando così una continuità con la precedente programmazione del Programma di sviluppo rurale 2014-2022”, dichiara l’assessore regionale all’Agricoltura, cibo, caccia e pesca Marco Protopapa.

La nuova programmazione punta alla sostenibilità ambientale, in linea con le strategie dell’Agenda 2030, del Green Deal e di Farm to Fork, e la Strategia Nazionale per lo Sviluppo sostenibile. Gli interventi sono rivolti prioritariamente a salvaguardare i livelli di produzione minacciati dal cambiamento climatico, in particolare dalla siccità, alla tutela della risorsa idrica, alla produzione di energia da fonti rinnovabili ed al benessere animale. Incentiva le produzioni da agricoltura integrata, biologica e di precisione; e le attività rivolte a favorire l’innovazione in agricoltura e i processi di digitalizzazione nei settori agricolo, forestale e agroalimentare.

Inoltre prosegue il sostegno ai giovani agricoltori e alle aziende in aree svantaggiate, come quelle in aree montane.

Rottamiamo gli anziani!

Chi ha frequentato il liceo classico ricorderà senz’altro l’opera tarda di Marco Tullio Cicerone dal titolo significativo “Cato Maior-De senectute” (Sulla vecchiaia). Il trattato filosofico immagina un dialogo tra il vecchio Catone il censore e due suoi amici: Gaio Lelio e Publio Cornelio Scipione Emiliano. Cicerone sostiene che l’essere carico di anni e di esperienze non impedisca e non escluda una partecipazione piena a quello che resta da vivere ed esalta la saggezza, i beni “interiori” dell’avanzata età, che consentono anche di superare l’affievolirsi delle forze fisiche. Insomma i vecchi vanno amati e rispettati.

Fin dall’origine dei tempi, d’altronde, le tribù primitive tenevano in grande considerazione i vecchi, depositari delle tradizioni del popolo e della cultura, maturata attraverso l’esperienza e lo studio; e di solito il governo delle comunità era affidato al “consiglio degli anziani”, a testimonianza che la guida di un gruppo di persone deve essere affidata a chi sa, conosce, ricorda.

Sono passati duemila anni e quei valori sono carta straccia, orpello inutile e fastidioso…

Chi è in età avanzata non è più amato e rispettato, ma solo sopportato quando, addirittura, non è disprezzato o emarginato con fastidio dalla società: vecchio è sinonimo di essere inutile, da rottamare al più presto, un residuo inquinante che rappresenta il passato, cioè un’epoca da dimenticare nella corsa verso il futuro, radioso, bello, giovane.

In Germania il Ministero dei trasporti ha preso in esame l’idea di non rinnovare la patente agli anziani anche se in perfette condizioni fisiche: arrivati ad una certa età, anche se si legge il tabellone dell’oculista senza occhiali, se si sente lo stormire di una foglia a 100 metri, se si salgono le scale saltando i gradini due a due, non si potrà sedersi al volante neppure di un’utilitaria.

In Italia non siamo arrivati a tanto, ma altri segnali sono preoccupanti.

Il più grave è legato all’informatizzazione della vita quotidiana. Non si può chiedere un certificato andando allo sportello di un ufficio pubblico perché lo si deve fare via Internet cliccando sull’indirizzo www.ufficio.it. “Ma io non so cosa sia, e poi non ho neppure un computer” protesta flebilmente il vecchietto ultraottantenne. Peggio per te, pensa l’impiegato di là dal bancone, facevi meglio a morire qualche anno fa…

Vuoi verificare la tua posizione all’INPS? Devi andare sul sito! E lì leggi che “Ai sensi dell’art. 24, comma 4, del D.L. n. 76/2020, dal 1 ottobre 2021 l’accesso a tutti i servizi della Pubblica Amministrazione è consentito solo attraverso credenziali SPID, CIE o CNS”.

Lo SPID?… Cos’è questa sigla lo chiarisce il sito dell’Istituto con queste semplici parole: “SPID è il sistema di accesso che consente di utilizzare, con un’identità digitale unica, i servizi online della Pubblica Amministrazione e dei privati accreditati. Se sei già in possesso di un’identità digitale, accedi con le credenziali del tuo gestore. Se non hai ancora un’identità digitale, richiedila ad uno dei gestori.Accesso, identità digitale, servizi on line, credenziali, gestore; vallo a far capire al poveretto che, per anni, era abituato a far la fila disciplinatamente, a parlare con l’impiegato, a chiedere quello che gli serviva, a farsi spiegare le cose che non capiva…

Vuoi prelevare 500 euro per campare facendo le tue spese quotidiane nel negozio sotto casa? Scordati di entrare in banca, di compilare la richiesta, fare magari due chiacchiere col cassiere,che è figlio di una tua vicina di casa ,e lo hai visto crescere; devi utilizzare il bancomat all’esterno della filiale, digitare il PIN (dovediavolo è finito? L’avevo messo nel portafoglio ma non lo trovo…) ritirare le banconote e ringraziare Dio che non ti hanno rapinato mentre facevi l’operazione.

Vuoi spedire qualche soldo a tuo nipote che studia a Milano e ha sempre bisogno di un aiuto perché lì la vita è cara? Che non ti venga in mente di mandare un vaglia postale, il caro vecchio vaglia postale con cui anni fa spedivi gli aiutini a tuo figlio appena sposato che aveva dovuto trasferirsi a Bologna per lavoro: “Usi l’home banking, fa prima, costa meno, basta che sul sito della Posta apra l’apposita applicazione…”. Già, ma non ho il computer, se lo avessi te lo avrei già sbattuto in testa, crapùn!

Tutto è ormai diventato virtuale, tutto gira sul cloud, sul web, sul software, la realtà è virtuale e si nutre di bit, di giga, di pixel e chissenefrega se l’anziano (anzi, usiamo il termine giusto: il vecchio) resta tagliato fuori, attaccato ai suoi ricordi, alle cose concrete, ai rapporti personali guardandosi negli occhi, anziché smanettando WhatsApp, mail e sms…

Il vecchio è inutile perché fa fatica ad adattarsi, diventa un peso per la società. E la società lo mette “fuori gioco” levandogli la terra sotto i piedi e irridendolo, perché non conosce la differenza tra PIN e SPID.

Siamo arrivati ad una forma sottile ma efficace di “eutanasia per via informatica”: il vecchio non lo si elimina con una dose mortale di farmaci per liberare la società dal peso della sua sopravvivenza, ma lo si elimina mettendolo fuori dalla vita quotidiana.

R.I.P. , requiescat in pace!

Gianluigi De Marchi