ECONOMIA- Pagina 17

ATP Finals, pernottamenti a Torino: prezzi alle stelle

L’ indagine di Maiora Solutions evidenzia costi più che raddoppiati per i pernottamenti torinesi e bolognesi in occasione delle ATP Finals e della Coppa Davis

La società milanese Maiora Solutions ha monitorato i prezzi medi su Booking e Airbnb durante i giorni delle due manifestazioni, evidenziando prezzi più che raddoppiati in hotel e un +40% che si registra per l’affitto di appartamenti in occasione del weekend delle ATP Finals a Torino.
Aumenti del 40% per gli alloggi anche a Bologna, in occasione della Coppa Davis.
La stagione tennistica ATP 2025 volge al termine, con gli ultimi due tornei del calendario, ovvero le ATP Finals a Torino, dal 9 al 16 novembre, e la finale di Coppa Davis a Bologna, dal 18 al 23 novembre.
Maiora Solutions, società specializzata nello sviluppo di soluzioni di AI, business analytics e revenue management, ha monitorato l’impatto dei due grandi eventi sui prezzi degli alloggi nelle strutture ricettive di Torino e Bologna, evidenziando un aumento di prezzo che arrivano fino al +170% a Torino e +40% a Bologna.
L’analisi è stata condotta con i sistemi di AI di Maiora Solutions, che hanno confrontato 30 annunci, a Torino e Bologna, di hotel (3 e 4 stelle) e appartamenti pubblicati dalle piattaforme Booking.com e Airbnb.com. Nello specifico, l’indagine ha confrontato i prezzi per due persone con pernottamento di due notti, con altri due weekend di novembre dove nelle città monitorate non sono previsti eventi.
Il weekend monitorato, 14-16 novembre, durante le ATP Finals nel capoluogo piemontese, è stato confrontato con il weekend successivo, 21-23 novembre, per valutare l’andamento dei prezzi nelle strutture ricettive.
L’indagine evidenzia aumenti notevoli sia per il soggiorno in hotel sia in appartamento, in una città che si preannuncia già oggi sold out.
Le tariffe medie su Booking per una camera doppia passano da 114 euro a 307 euro a notte, con un aumento del +170%: prezzi più che raddoppiati quindi. Lo studio evidenzia inoltre che molte strutture centrali hanno superato i 600–800 euro per notte, mentre quelle più economiche hanno comunque raddoppiato i listini.
Su Airbnb l’incremento dei prezzi durante le Finals è più moderato ma altrettanto significativo: il costo medio per un appartamento passa da 126 a 173 euro a notte (+37%). Non solo, l’analisi rivela un’offerta da oltre 1.200 alloggi disponibili a circa 500, con un calo del -58%: secondo Maiora Solutions questo indica un mercato di breve termine già ad alta saturazione, in cui gli host rialzano le tariffe ma soprattutto chiudono rapidamente le disponibilità.
“Le ATP Finals rappresentano uno dei momenti di picco più forti dell’anno per Torino – commenta Andrea Torassa, fondatore di Maiora Solutions – la combinazione di domanda internazionale, permanenze brevi e capacità limitata spinge i prezzi verso livelli simili a quelli di grandi capitali europee. Airbnb reagisce più gradualmente, ma la contrazione dell’offerta mostra un fenomeno strutturale: chi può, vende prima e meglio”.
Il weekend di Coppa Davis, che si svolgerà a Bologna dal 21 al 23 novembre, è stato confrontato con il fine settimana precedente all’evento (14-16 novembre).  Il prezzo medio per una camera doppia su Booking è pari 285 euro a notte durante il torneo, contro una media di 205 euro a notte nel weekend precedente. La variazione media è del +40%, con alcuni casi in cui le tariffe superano i 350 euro a notte, contro minimi che nel periodo senza eventi cittadini scendono sotto i 110 euro.
“I dati mostrano un effetto evento chiaro e misurabile – dichiara Andrea Torassa –. Non solo salgono i prezzi, ma cala in modo significativo la disponibilità di camere: la pressione della domanda sportiva incide direttamente sull’offerta turistica, con ricadute anche sull’extralberghiero”.

Mara Martellotta

Confcommercio Piemonte celebra 80 anni insieme alle imprese

Viglione: “Vogliamo un Piemonte dove i nostri negozi e le nostre imprese continuino a essere il cuore pulsante delle comunità”

Ottant’anni di storia, fiducia e visione: sono le parole chiave con cui Confcommercio Piemonte e le Ascom regionali hanno festeggiato, al Teatro Vittoria di Torino, l’importante anniversario della nascita di Confcommercio.
Alla cerimonia, guidata dal presidente Giuliano Viglione, hanno preso parte numerose autorità, tra cui il Ministro della Pubblica Amministrazione Paolo Zangrillo, la Vicepresidente del Senato Anna Rossomando, il Presidente della Regione Piemonte Alberto Cirio, l’Assessore torinese al Commercio Paolo Chiavarino e il Presidente nazionale Carlo Sangalli.

Oggi celebriamo insieme una ricorrenza molto importante, e lo facciamo di fronte a una platea particolarmente prestigiosa – ha esordito Viglione –. Le radici ci dicono chi siamo… Stiamo parlando di oltre 200 mila imprese attive nel terziario di mercato, che occupano all’incirca il 45% degli addetti totali dell’imprenditoria piemontese.”

Il sistema Confcommercio piemontese conta 52 sedi territoriali e oltre 800 collaboratori. “Il nostro obiettivo principale – ha aggiunto Viglione – è accompagnare le imprese nell’evoluzione dei nostri tempi… Qui, oggi, abbiamo scelto di raccontarci, celebrando l’imprenditore che ogni mattina alza la saracinesca e crea economia… oggi è la festa di tutti.”

Il presidente ha poi ribadito la necessità di una revisione della legge regionale sul commercio e di risorse adeguate, inclusi i fondi strutturali europei.
Confcommercio chiede una normativa aggiornata, capace di sostenere il commercio tradizionale di fronte alle liberalizzazioni, all’e-commerce e ai cambiamenti nei consumi, e di restituire ai Comuni un ruolo centrale nella pianificazione commerciale.

Dobbiamo fare tesoro dell’esperienza dei Distretti del Commercio, che hanno coinvolto 625 amministrazioni comunali… solo una programmazione che tenga conto delle esigenze commerciali del territorio può garantire sopravvivenza ai negozi e contrastare la desertificazione”, ha sottolineato Viglione.

Per la vicepresidente del Senato Anna Rossomando, “Il traguardo degli ottanta anni che celebriamo oggi racconta una storia di continuità e radicamento… Un background fondamentale per affrontare le sfide contemporanee della desertificazione commerciale e della rigenerazione dei centri.”

Il Presidente della Regione Alberto Cirio e l’assessore Paolo Bongioanni hanno ricordato che “le politiche della Regione Piemonte a sostegno del commercio nascono dalla consapevolezza del suo enorme valore non solo come propulsore economico, ma come vero e proprio presidio di vita per le comunità…”.

Per l’assessore torinese Paolo Chiavarino, “Confcommercio è da 80 anni una realtà che rappresenta gli interessi delle imprese del terziario di mercato e promuove valori, come la centralità del lavoro, la crescita economica e sociale e contribuisce in modo importante alla costruzione di un Paese moderno.”

Il presidente nazionale Carlo Sangalli ha concluso: “Ottant’anni di Confcommercio Piemonte sono 80 anni di storia italiana… Tutti insieme promuoviamo la rigenerazione urbana, l’innovazione diffusa e l’attrattività dei territori. Questo significa ‘ricordare il futuro’: essere consapevoli delle nostre radici profonde e costruire il domani.”

A chiudere, l’intervento di Maria Luisa Coppa, presidente di Ascom Torino e provincia: «Ascom Confcommercio Torino e provincia è la prima associazione del territorio per numero di soci… Oggi, più che mai, crediamo nel valore della comunità imprenditoriale e nella costruzione di reti che generano opportunità, crescita, identità. Perché la vera forza di un sistema economico sta nella sua capacità di evolvere restando fedele alle proprie radici».


I numeri del terziario piemontese

  • 201.044 imprese attive, pari al 53% del totale regionale

  • 29% del totale rappresentato da commercio e turismo

  • 771.040 addetti, il 45% degli occupati dell’imprenditoria piemontese

  • 80 miliardi di euro di valore aggiunto, pari al 61% del totale regionale

  • Consumi 2025 previsti in crescita dello 0,9%

  • 14.396 imprese cessate nel 2024, a fronte di 8.619 nuove iscrizioni

Tassazione delle banche? Parliamone

Di Gianluigi De Marchi *

Sissignori, sono d’accordo, totalmente d’accordo!

Sono d’accordo sulla opportunità di tassare le banche; ma non nella maniera soft e probabilmente inutile come progettato nella bozza di legge di bilancio, ma sul serio, e vi spiego perché.

Le banche, come tutte le aziende, sono soggette alla normale tassazione sugli utili di bilancio: attualmente pagano l’IRES (ex IRPEG), imposta sul reddito delle società, con un’aliquota del 24%. In totale il sistema bancario ha versato al Tesoro circa 7 miliardi di euro di imposte.

Ma – e qui emerge un primo punto critico- tre gruppi bancari (Monte Paschi, Unicredit e Banca Popolare Emilia Romagna) non hanno pagato un centesimo sfruttando benefici ed agevolazioni speciali.

Da cosa derivano gli utili delle banche?

Due sono le fonti principali: lo scarto fra il costo della raccolta ed il ricavo dai finanziamenti erogati (la cosiddetta “forbice dei tassi”), e l’incasso di provvigioni sui servizi (intermediazione in titoli, vendita di polizze assicurative, negoziazione valute, ecc.).

Mentre sulle secondo non ho nulla da ridire, trattandosi del compenso per un’attività di consulenza (ad esempio per investire i risparmi in BTP, ETF, fondi o altro), sulla prima nutro dubbi sotto il profilo dell’etica e della logica.

Ricordo che l’attività bancaria è costituita principalmente dalla raccolta di risparmi da parte dei depositanti e dall’erogazione di prestiti ad imprese e famiglie (scoperto di conto, anticipazione su crediti, mutui, ecc.).

Poiché il denaro ha un costo, sui depositi viene corrisposto un interesse, così come viene prelevato un interesse sulle somme prestate. Da una parte un costo, dall’altra un ricavo.

Come in tutte le aziende, ma…

Ma mentre un’azienda produttiva sostiene un costo per creare valore (ad esempio una fabbrica di mobili compra il legno e lo trasforma in un mobile), una banca sostiene un costo per trasferire un valore senza creare nulla. Prende i soldi di Rossi, Bianchi e Verdi per prestarli al mobilificio Rebaudengo & C.

Per secoli è stato così, fino allo scoppio della pandemia del Covid. In quel periodo, per sostenere l’economia, le autorità monetarie hanno azzerato i tassi d’interesse, applicando addirittura tassi negativi pur di mantenere attivo il sistema produttivo; ovviamente le banche hanno azzerato la remunerazione dei depositi. Ma appena finita la pandemia, il costo del denaro è risalito su livelli fisiologici, ma le banche hanno applicato tassi “strabici”: hanno aumentato i tassi attivi (applicati sui finanziamenti), dimenticandosi di aumentare anche quelli passivi (applicati ai depositi).

Una situazione anomala e moralmente inaccettabile: se il tasso di riferimento delle banche centrali indica il “costo base” del denaro, è logico ed etico che la traslazione degli aumenti avvenga sia nel campo dei tassi attivi che in quello dei tassi passivi. Magari non con la stessa entità numerica, ma comunque con lo stesso trend.

Invece cosa è successo?

Nel 2019 la differenza fra tassi attivi e passivi (Ila cosiddetta “forbice” che fa guadagnare le banche) è stata apri all’1,25%, è poi cresciuta fino al 4% nel 2024 per poi calare di poco nel 2025.

Ecco perché gli utili bancari sono schizzati alle stelle, a tutto vantaggio di due categorie: gli azionisti (che hanno beneficiato di corposi dividendi) ed i dirigenti (che si sono spartiti premi faraonici), senza nessun merito particolare, ma beneficiando di una vera e propria “rendita di posizione”. Le cifre parlano chiaro: nel 2022 il sistema bancario ha guadagnato 25,5 miliardi di euro, nel 2023 quasi 41.000 e nel 2024 ben 46.466 euro! In un triennio 112.710 euro sono affluiti nelle casse degli istituti di credito!

Il governo ha ipotizzato una blanda forma di tassazione che, secondo i calcoli degli uffici tecnici, dovrebbe produrre 5 miliardi; ma come sempre l’importo reale sarà ben inferiore se non addirittura nulla, date le fortissime resistenze già emerse all’interno dello stesso governo.

A questo punto mi permetto di avanzare una proposta sicuramente provocatoria ma altrettanto sicuramente non del tutto fuori luogo: introdurre un’imposta sulla “forbice” che colpisca, in maniera crescente, il divario tra tassi attivi e tassi passivi.

Prendiamo ad esempio il bilancio di una delle maggiori banche italiane: nel 2024 ha evidenziato interessi netti per 15,7 miliardi di euro, con un utile di quasi 9 miliardi. Tassando al 10% gli interessi netti, lo Stato incasserebbe 1,6 miliardi e l’utile scenderebbe a7,4 miliardi, senza creare veri sacrifici al pingue bilancio. Se la banca fosse più generosa con i depositanti e meno esosa con i finanziati, potrebbe conseguire magari “solo” 12 miliardi di interessi netti e, ipotizzando un’aliquota ridotta del 6% che premia la “generosità!” verso i clienti, pagherebbe 700 milioni d’imposta con un utile di 8,3 miliardi.

Capito il meccanismo?

Se i banchieri vogliono pagare meno tasse, hanno una strada facile da percorrere: pagare il giusto sui depositi e pretendere il giusto sui finanziamenti, ottenendo due importanti risultati: un risparmio sulle odiate imposte e la riconoscenza di milioni di clienti.

Utopia? Parliamone!

·        Giornalista e scrittore

·        demarketing2008@libero.it

Il legno locale: convegno a Bardonecchia

 

A Bardonecchia amministratori, tecnici, professionisti e realtà del territorio si confrontano su
prospettive e sviluppo della filiera del legno locale.

Si intitola “Il legno locale: la filiera corta come motore di sviluppo”, il convegno in programma il
prossimo 10 novembre, alle 15, al Palazzo delle Feste di Bardonecchia, per fare il punto su
quella che è certamente una realtà importante del territorio, un settore in crescita che, se
giustamente valorizzato, può essere ancora di più volano di occupazione e sviluppo.
L’appuntamento, organizzato dall’Amministrazione Comunale, dopo il saluto delle Autorità,
proseguirà con gli interventi di Marco Bussone, presidente Uncem, di Mauro Carena, presidente
dell’Unione montana Alta Valle Susa, Mauro Meneguzzi, presidente Unione Montana Comuni
Olimpici Via Lattea, Pacifico Banchieri, presidente Unione Montana Valle di Susa, Danilo
Breusa, presidente dell’Unione Montana Valli Chisone e Germanasca e Patrizia Giachero,
presidente Gal Escartons.
Seguirà un confronto dei rappresentanti di enti ed ordini professionali con gli interventi del
direttore del Parco Alpi Cozie Luca Marello, di Federico Morra Di Cella del Consorzio Forestale
Alta Valle di Susa e di Paolo Terzolo, componente Commissione Dipartimentale Foreste del
Consiglio Nazionale oltre alle ‘voci’ degli Ordini di Architetti, Ingegneri, Geometri ed Agronomi
Forestali.
Interverranno, inoltre, per parlare di “Esperienze sul territorio e casi pratici”, alcuni
rappresentanti di aziende e studi di architettura.
Le conclusioni saranno fatte da Luca Mercalli, Presidente della Società Meteorologica Italiana,
intervistato dalla giornalista Maria Chiara Voci su “Cambiamento climatico, transizione ecologica
e uso del legno locale”.

“Questo convegno – sottolinea il sindaco di Bardonecchia Chiara Rossetti – ha l’obiettivo di
promuovere un dialogo tra istituzioni, imprese, tecnici, rappresentanti delle diverse realtà
territoriali su un tema, quello del legno locale, risorsa per il territorio, elemento importante per lo
sviluppo sostenibile ed allo stesso tempo simbolo di identità territoriale e culturale”.

 

Le montagne piemontesi scaldano il futuro: via libera a 30 impianti a biomassa

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La Regione Piemonte accelera sulla strada della sostenibilità investendo 5 milioni di euro per cofinanziare 30 nuovi impianti termici a biomassa. Gli impianti, alimentati con legno proveniente dai boschi locali, rappresentano un passo concreto verso una gestione forestale attiva e sostenibile, la riduzione della dipendenza dai combustibili fossili e la creazione di nuova occupazione stabile nella filiera bosco-energia.

Il bando, finanziato attraverso il Fondo per lo Sviluppo delle Montagne Italiane (FOSMIT), ha riscosso un grande successo: 58 domande presentate per un totale di oltre 15 milioni di investimenti. Un segnale forte della voglia di innovare e scommettere su un modello energetico più vicino ai territori.

Grande attenzione è stata posta agli aspetti ambientali: qualità dell’aria, utilizzo di filiera corta, valorizzazione del legno locale, riduzione delle emissioni e miglioramento dell’efficienza energetica di edifici pubblici e imprese.

«L’interesse straordinario raccolto dal bando dimostra che il Piemonte è pronto a fare della sostenibilità un motore di crescita» – sottolinea Marco Gallo, assessore regionale allo Sviluppo e promozione della Montagna e Tutela delle aree protette.
«Investire nella filiera bosco-energia significa coniugare tutela ambientale, innovazione e sviluppo locale. Gli impianti renderanno più autonome le nostre comunità, valorizzando le risorse legnose e prevenendo il dissesto idrogeologico. È un investimento nel futuro delle nostre vallate e in un modello energetico che nasce dai territori».

Tra i beneficiari figurano enti pubblici (10), imprese (13), privati cittadini (6) e un soggetto del terzo settore.
La provincia di Torino guida la classifica con 17 progetti finanziati per oltre 3,1 milioni di euro, seguita da Cuneo (8 progetti per 863 mila euro). Iniziative significative anche nelle province di Vercelli, Biella e Verbano-Cusio-Ossola, dove nasceranno reti di teleriscaldamento e impianti pubblici innovativi al servizio delle comunità montane.

Economia e territorio alla Fiera di Quincinetto

Sabato 8 novembre tornerà a Quincinetto uno degli appuntamenti più attesi dell’autunno canavesano, la Fiera Autunnale del Bestiame, nel cui ambito si svolgono la 66ª edizione della Rassegna bovina della Pezzata Rossa Valdostana e di altre razze e la 52ª edizione della Fiera di San Carlo. L’evento unisce il lavoro quotidiano degli allevatori ad un momento di festa e di orgoglio per una comunità che non ha mai dimenticato le proprie radici agricole e montane.

Nel secondo sabato di novembre le vie e le aree espositive del paese saranno popolate dagli animali, dagli allevatori, dai tecnici del settore zootecnico e dai visitatori. L’iniziativa è organizzata dal Comune di Quincinetto con la collaborazione dell’Associazione Regionale degli Allevatori Piemontesi (ARA), con il patrocinio della Regione Piemonte, del Consiglio Regionale, della Città metropolitana di Torino e dell’Unione Montana Dora Baltea.

A partire dalle 9 del mattino è previsto l’arrivo del bestiame nell’area predisposta. Alle 10 arriveranno le autorità, i tecnici e i responsabili dei settori agricolo e zootecnico, per poi lasciare spazio, alle 11, ad uno dei momenti più attesi dai partecipanti, la degustazione dei prodotti locali, ovvero “Miasse, Mondè e Vin”, come recita il programma.

A mezzogiorno, l’atmosfera si farà ancora più conviviale con il pranzo insieme agli allevatori e ai simpatizzanti nel padiglione allestito nell’area espositiva. Il pomeriggio sarà dedicato alle premiazioni e ai saluti, in un clima di festa che, da oltre mezzo secolo, accompagna la Fiera di San Carlo. L’iniziativa si inserisce nel più ampio progetto di promozione del paese che segna il confine tra la Città metropolitana di Torino e la Regione Autonoma Valle d’Aosta, oggi riconosciuto come Comune turistico alpino e sostenuto dal marchio Turismo Torino e Provincia.

Sport, arte e food: così Torino cresce grazie ai grandi eventi internazionali

Torino negli ultimi anni ha saputo consolidare la sua immagine di città europea dei grandi eventi, trasformando appuntamenti come Artissima, le Nitto ATP Finals e Terra Madre – Salone del Gusto in veri motori di sviluppo economico e turistico.

Le Nitto ATP Finals, ospitate al Pala Alpitour, rappresentano uno dei massimi esempi di questo successo. L’edizione 2023 ha generato un impatto economico di oltre 306 milioni di euro, mentre quella del 2024 ha superato ogni record con oltre 500 milioni di euro di ricaduta e più di 200 mila spettatori, confermando Torino tra le capitali mondiali del tennis e dello sport indoor.

Anche Terra Madre – Salone del Gusto 2024, organizzato da Slow Food al Parco Dora, ha attirato circa 300 mila visitatori da tutto il mondo, con 3 mila delegati da 140 Paesi e più di 700 espositori. Un risultato che ribadisce la capacità della città di ospitare eventi internazionali legati alla sostenibilità e alla cultura del cibo.

Sul fronte culturale, Artissima continua a rafforzare il ruolo di Torino come capitale dell’arte contemporanea, richiamando oltre 35 mila visitatori e gallerie da più di 30 Paesi, con effetti positivi anche sul turismo di qualità.

Nei periodi dei grandi eventi, l’occupazione alberghiera sfiora il 90% e cresce la spesa media dei visitatori, a beneficio di ristoranti, negozi e trasporti. E i turisti crescono in tutto il Piemonte, soprattutto stranieri.

Torino dimostra così di aver trasformato i suoi grandi appuntamenti in un modello virtuoso di crescita sostenibile, capace di coniugare economia, cultura e qualità urbana. Un patrimonio di competenze e visione che rappresenta una delle leve più solide per il futuro della città.

L’Aeroporto di Torino solo 13° in Italia contribuisce all’economia meno degli altri

Capisco bene le esigenze di comunicazione delle aziende, ciò che non capisco e’ la analisi che se ne fa. Nella economia o PIL delle Città e dei Paesi gli aeroporti occupano un ruolo molto importante perché attraggono turisti e soprattutto uomini di affari, manager,  così come sono importanti perché favoriscono le esportazioni attraverso il cargo aereo un settore in crescita a causa dei conflitti geopolitici che limitano alcune tratte navali.  Torino è la quarta Città per abitanti ma il suo aeroporto è solo tredicesimo tra gli aeroporti italiani. L’aeroporto di Bari ha quasi il doppio dei nostri passeggeri. Non parliamo di Catania che addirittura ha un volo diretto per N.York.  Aver venduto, da parte del Comune e della Regione, alla stessa società che gestisce gli aeroporti di  Malpensa e Bologna forse non è stato un grande affare. Anche se il Comune e la Regione non hanno più quote azionarie potrebbero però convocare gli azionisti , tra cui il Sanpaolo, che ora gestiscono Caselle perché se il nostro aeroporto si sviluppasse maggiormente la economia torinese, dal commercio agli alberghi, dai ristoranti ai tassisti lavorerebbero molto di più. Ma in Comune da oltre vent’anni la competenza in trasporti e logistica latita.
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Mino GIACHINO
Responsabile economico DC piemontese

Nel podcast “Gemme” le storie degli agricoltori piemontesi

Si chiama “Gemme” il podcast in cui gli agricoltori piemontesi raccontano sé stessi, il loro mondo e gli straordinari frutti del loro lavoro. Dieci episodi per altrettante aziende che in quindici minuti narrano la propria storia parlando di viticoltura, latte, agrigelaterie, risicoltura e allevamento, ma anche di multifunzionalità, agricoltura sinergica e sociale, in un mondo in evoluzione e sempre più attento all’ambiente e alle comunità rurali.

Il podcast, prodotto nell’ambito della strategia di comunicazione digitale della Direzione Agricoltura e Cibo della Regione Piemonte, è stato presentato il 30 ottobre al workshop europeo “Comunicare il futuro. Dai social media alla IA: per una comunicazione responsabile fatta da e per le persone”, tenutosi alla Fondazione Forte Marghera di Mestre (Venezia) nell’ambito di un ciclo ideato dall’Autorità di Gestione della Regione Veneto sul tema della “comunicazione collaborativa” nel contesto dello sviluppo rurale.

«Portare al grande pubblico e ai giovani attraverso un podcast le storie ed esperienze di aziende che hanno colto l’opportunità dei fondi europei e regionali per realizzare progetti innovativi, di sostenibilità ambientale e di gestione del territorio – commenta l’assessore regionale all’Agricoltura e Cibo Paolo Bongioanni – è uno strumento per far conoscere ancora di più il lavoro, la programmazione e l’innovazione che stanno dietro tante produzioni che rendono unico l’agroalimentare piemontese».

“Gemme” è disponibile su Spotify e su Quaderni di Agricoltura

Scuola e aziende insieme per formare i giovani del Chierese

Si è svolto al CIOFS-FP di Chieri un incontro con il GIC – Gruppo Imprese Chieresi e quattro aziende associate per presentare il Diploma sperimentale di formazione professionale, tra digitalizzazione e meccatronica.

Chieri, 30 ottobre 2025 – Grande partecipazione all’incontro con le famiglie del Diploma sperimentale in ambito digitalizzazione e meccatronica, organizzato dal CIOFS-FP di Chieri in collaborazione con il GIC – Gruppo Imprese Chieresi.


Decine di persone -tra genitori, studenti, educatori e rappresentanti del mondo produttivo- hanno riempito l’
officina didattica dell’Istituto Santa Teresa per un pomeriggio di confronto sul futuro della formazione professionale e il futuro sviluppo del territorio.

Focus dell’incontro era la consapevolezza del valore di un percorso in ambito tecnico, da non interpretare come “seconda scelta”. «I ragazzi hanno un percorso solido e ben delineato: grazie alla riforma degli Istituti Tecnici (ITIS) si introduce il modello “4+2”, una filiera di sei anni (quattro diploma sperimentale CIOFS più due di ITS Academy) per formare profili professionali specializzati, in linea con le esigenze del mercato del lavoro -è stato spiegato ai presenti- La riforma, avviata con il decreto legislativo n. 121/2024 e che vedrà la sua piena applicazione dall’anno scolastico 2026/2027, prevede la possibilità di un diploma quadriennale valido anche per l’università nonché un ampliamento della didattica laboratoriale e delle collaborazioni con le imprese».

Hanno preso parte ai lavori quattro aziende associate al GIC -Alpha, ATLA, CEAN e Lazzero Tecnologie- che hanno presentato le rispettive realtà e illustrato le proprie esperienze di collaborazione con il sistema formativo locale, sottolineando il valore dell’inserimento dei giovani nei percorsi aziendali già durante la scuola e l’importanza di una preparazione tecnica specifica.

Nel suo intervento, il presidente Dario Kafaie ha ricordato come l’iniziativa si inserisca in una visione di lungo periodo: «Il GIC non è solo un gruppo di aziende, ma un insieme di persone che crede nella Formazione come motore di sviluppo. Don Bosco e Maria Mazzarello avevano intuito che il progresso industriale nasce dall’educazione dei giovani: è la stessa idea che ci guida oggi, nel creare un ecosistema dove scuola, impresa e territorio crescono insieme».

E ha chiosato: «Il lavoro in qualsiasi forma è espressione di dignità umana. Ai ragazzi chiediamo due sole caratteristiche: curiosità e passione. Tutto il resto si impara».

Presente anche il sindaco di Chieri, Alessandro Sicchiero: «Questo Istituto tecnico è un valore per Chieri -ha sottolineato- Ringrazio il CIOFS e il GIC per il continuo impegno su questo fronte».

L’incontro rientra nel progetto “Formazione in Rete”, frutto della sinergia tra il GIC e il CIOFS-FP, che ha portato alla creazione del primo Diploma quadriennale sperimentale in Piemonte per Tecnico della modellazione e fabbricazione digitale, un percorso duale che unisce scuola e impresa.

Il corso, destinato ai ragazzi in uscita dalle scuole medie, forma figure professionali polivalenti per i settori della meccanica, automazione, robotica e manifattura digitale, con moduli pratici, apprendistato e impresa simulata.

Il Gruppo Imprese Chieresi continua così a rafforzare il legame tra formazione e tessuto produttivo, promuovendo progetti che valorizzano il capitale umano e costruiscono nuove opportunità per il territorio chierese.