Ingresso gratuito il 6 e 7 giugno, prorogata fino al 6 settembre la mostra “Antonio Marras: memorie dal sottosuolo…”
Il Museo della Ceramica di Mondovì riaprirà il prossimo 6 giugno, sabato 6 e domenica 7 giugno ingresso gratuito. Gli orari e i giorni di apertura rimarranno gli stessi di sempre: venerdì e sabato ore 15-18, domenica ore 10-18. A partire dal 15 giugno l’orario sarà prolungato fino alle ore 19. Nel Museo sono state effettuate tutte le procedure di sanificazione e il personale in loco segue le disposizioni dei protocolli per la tutela anti contagio da Covid19. Il Museo è visitabile indossando la mascherina, è consigliata la prenotazione al numero 0174 330 358 – int.1 o via mail all’indirizzo turistico@comune.mondovi.cn.it.
É stata prorogata fino al 6 settembre 2020 la mostra di Antonio Marras “Antonio Marras: memorie dal sottosuolo…”, a cura di Francesca Alfano Miglietti. Inaugurata a dicembre 2019, vede in mostra una serie di opere site specific – sculture, installazioni e ambientazioni, disseminate lungo tutto il primo piano del Museo – che restituiscono il clima dell’omonimo romanzo di Dostoevskij. Le opere sono nate direttamente dalle stanze del Museo della Ceramica di Mondovì, dai sottoscala e dai depositi che conservano forme e stampi, dai frammenti di progetti, dai fogli degli archivi, dai laboratori, dagli incontri fatti nella zona e sono state realizzate nell’UP (Unità Produttiva) del Museo.
Continua intanto il concorso “L’altra mascherina”, omaggio all’impegno del personale sanitario nella lotta al Coronavirus e a chi ha assistito le persone che si sono ammalate. Il concorso è aperto a tutti coloro che hanno voglia di scoprire e cimentarsi con la decorazione ceramica. I partecipanti dovranno immaginare un decoro a mascherina, disegnarlo e mandare una foto del disegno alla email museodellaceramicamondovi@gmail.com entro il 30 giugno. La giuria, composta dagli artisti del Collettivo Il Bastione San Maurizio, individuerà il vincitore che sarà reso noto il 10 luglio. L’autore del disegno vincerà un corso ceramico di 6 ore di pittura tradizionale su ceramica, tenuto dalla manifattura monregalese Besio 1842, durante il quale il disegno vincitore sarà trasferito su un piatto.
Il concorso “L’altra mascherina” rientra tra le iniziative del decennale del Museo della Ceramica di Mondovì, tutte le informazioni e le modalità di partecipazione sono disponibili sulla pagina Facebook del museo, @MuseoCeramicaMondovì. Gli hashtag delle celebrazioni per il decennale sono #DECIMOMUC #MOMUC10 #INFORMEMOMUC.
Di Pier Franco Quaglieni / 
In Italia non si votava liberamente da tanti decenni perché già le elezioni del 1924 – i cui brogli erano stati denunciati da Giacomo Matteotti – erano state manipolate dai fascisti anche attraverso il sistema elettorale, assai poco democratico, adottato con la Legge Acerbo. Nel 1946 c’erano quindi tantissimi italiani non abituati a votare in una libera democrazia. Al di là del dubbio dei brogli da parte monarchica, mai documentati in modo convincente, Oliva mette in risalto che se errori, manchevolezze o altro ci furono, ciò fu dovuto anche ad una macchina elettorale non pronta a misurarsi con un referendum: ci fu chi segnalò che cittadini avevano votato due volte, chi lamentò di non aver ricevuto il certificato elettorale, ci fu chi, pur avendolo ricevuto, non poté votare perché non registrato al seggio e chi mise in dubbio l’imparzialità di qualche presidente di seggio.
La stessa campagna elettorale si svolse in modo non sereno, almeno in alcune zone del Nord come Torino. La giovane contessa Buffa di Perrero venne percossa selvaggiamente mentre attaccava dei manifesti monarchici nella città sabauda: un’aggressione che le provocò un’invalidità permanente. I leader monarchici in tante città del Nord non ebbero modo di parlare. I giornali erano tutti schierati per la Repubblica: solo la Nuova Stampa diretta da Filippo Burzio alternava gli articoli filomonarchici del suo direttore con quelli repubblicani di Luigi Salvatorelli.
Scrive lo storico torinese: «La Repubblica nasce così tra ricorsi, sospetti, cavilli e pressioni, con la debolezza della politica da una parte e, dall’altra, la magistratura chiamata ad un ruolo improprio di supplenza». Come scrisse Vittorio Gorresio, allora capocronista del Risorgimento Liberale di Mario Pannunzio, «la folla in piazza Montecitorio chiedeva la bandiera, ma non ne fu esposta nessuna perché non si sapeva quale». La Repubblica nacque quindi nel peggiore dei modi possibili ed ebbe buon gioco il monarchico Giovannino Guareschi a scrivere di «Repubblica provvisoria» anche se alla prova dei fatti le sue origini si riscattarono ampiamente con l’Assemblea Costituente e la redazione di una Carta Costituzionale che ha garantito quasi 70 anni di libertà e di democrazia. Lo stesso Covelli che fu deputato alla Costituente e in molte legislature successive lo riconobbe. Il dato incontestabile è però che una Monarchia non avrebbe potuto reggersi con il consenso di poco più del 50 per cento degli italiani. La Dinastia che aveva fatto il Risorgimento e aveva ceduto (o era stata costretta a cedere) di fronte al fascismo scelse la via dell’esilio.
nuotato controcorrente senza mai scadere nel banale revisionismo che tenta di negare realtà anche assai evidenti e ha cercato di “sdoganare” il fascismo, ma non ha mai speso una parola per i Savoia. È uno storico che con questa opera rivela la sua maturità di studioso, così lontana dalle impostazioni ideologiche di un Quazza e di un Rochat. Quand’era un politico seppe portare nella politica l’equilibrio dello storico e, scrivendo di storia, non si è mai lasciato sedurre dalle sirene delle ideologie che Raimondo Luraghi considerava il veleno letale per la storiografia. Rileggere il suo libro sul referendum del 2 giugno e la fine della Monarchia è il modo migliore per ricordare un fatto storico senza enfasi e polemiche che oggi appiaono superate,ma divisero in due i nostri padri e i nostri nonni.
Fino al prossimo mese di agosto, ingresso gratuito per gli operatori sanitari impegnati nei reparti Covid di tutta ItaliaLi hanno definiti “eroi”. E certo la definizione appare assolutamente adeguata, se si pensa all’impegno e al coraggio – insieme alle competenze e alla quotidiana pervicacia – con cui hanno combattuto “in trincea” ( fino al sacrificio per molti – troppi della loro stessa vita) contro la ferocia di una pandemia – “nemico invisibile” che ha lasciato sul campo, in tutto il pianeta, centinaia di migliaia di vite umane. Per questa ragione, in segno di una più che mai dovuta gratitudine, a tutti i medici, infermieri e OOSS che hanno lavorato e continuano a lavorare nei reparti Covid di tutta Italia, il Museo Nazionale del Risorgimento Italiano di Torino offre l’ingresso gratuito, esteso anche ai loro accompagnatori, nei prossimi mesi di giugno, luglio ed agosto. Un bel modo, non c’è che dire, per il Museo di Palazzo Carignano (via Accademia delle Scienze, 5) per tornare a riaprire i battenti dopo il necessario lockdown imposto dall’emergenza Coronavirus. Cosa che accadrà il prossimo martedì 2 giugno, così come richiesto dalla Città di Torino a tutti i musei con l’intento di creare una giornata che sia una grande festa della cultura.

