Da La Voce e il Tempo
Ancora nessuna indicazione sui tempi di rientro dei pellegrini italiani e piemontesi. La guerra è lontana dalla città santa, dove la vita scorre normale e senza pericoli. Gli unici scoppi domenica sera in periferia per l’intercettazione di un missile diretto a Tel Aviv (VIDEO)
MARTEDI 3 MARZO – I cieli restano chiusi in Terra Santa, i voli aerei interrotti: tutti i pellegrini per ora restano a Gerusalemme, dove la vita scorre comunque tranquilla perchè la guerra è altrove. Non così a Tel Aviv e ad Haifa, colpite da missili.
Neanche oggi si fanno previsioni sulla data di rientro dei sedici preti piemontesi, in gran parte torinesi, che sono bloccati in città insieme a un diacono e a due addetti dell’Opera Diocesana Pellegrinaggi, in contatto continuo con l’Ambasciata Italiana per organizzare il rientro appena sarà possibile.
Attendono a Gerusalemme vari gruppi di pellegrini italiani, più di 200, fra essi alcune decine di giovani della diocesi di Lucca con il loro Vescovo e un gruppo di 70 lucani. Gerusalemme, come detto, non è toccata dalla guerra che oppone l’Iran e Israele da sabato 28 febbraio. Al di là del clima di apprensione per la crisi internazionale, nella città santa la vita è normale e senza pericoli. Gli scoppi uditi domenica sera nell’estrema periferia della città dipendono dall’intercettazione di un missile in volo dall’Iran verso Tel Aviv, documentato dal video che abbiamo ricevuto e pubblicato.



L’evento ha voluto lanciare un messaggio chiaro: la bellezza non è un limite, ma uno strumento per promuovere libertà, dignità e cambiamento sociale, con l’auspicio che Torino sia sempre più protagonista nella promozione dei diritti umani per tutti.