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Sicurezza sul lavoro e caldo estremo: cosa prevede l’ordinanza regionale per la tutela dei lavoratori 

Il presidente della Regione Piemonte Alberto Cirio e l’assessore alla Sanità Federico Riboldi hanno firmato l’ordinanza che introduce dal 30 maggio al 31 agosto le misure straordinarie, in linea con quelle già adottate nel 2024 e nel 2025, a tutela per i lavoratori maggiormente esposti al rischio derivante dalle alte temperature.

Il provvedimento riguarda i lavoratori subordinati e autonomi, nonché i soggetti ad essi equiparati, impegnati nei settori agricolo, florovivaistico, edile, della logistica (compresi i cosiddetti rider) e delle cave e dei lavoratori in attività caratterizzate da intenso sforzo fisico e prolungata esposizione al sole, nei casi in cui non sia possibile adottare misure organizzative o tecniche idonee a ridurre il rischio.

«A fronte delle temperature straordinarie di questi giorni, e grazie al lavoro che gli uffici regionali stavano già portando avanti in vista della stagione estiva, la Regione Piemonte anticipa di un mese l’entrata in vigore dell’ordinanza che da due anni scatta in estate per proteggere i lavoratori più esposti dalle ondate di calore – dichiarano il presidente Cirio e l’assessore Riboldi – Nei prossimi giorni le temperature dovrebbero abbassarsi, ma sappiamo che il caldo estremo non rappresenta più un fenomeno occasionale, ma una condizione, spesso improvvisa, con cui dobbiamo confrontarci sempre più frequentemente. Per questo abbiamo firmato l’ordinanza in modo da essere pronti in caso di caldo anomalo per tutelare i lavoratori nelle situazioni di maggiore rischio, favorendo al tempo stesso una corretta organizzazione delle attività produttive».

«La prevenzione resta l’arma più efficace – aggiunge il vicepresidente e assessore al Lavoro Maurizio Marrone – L’obiettivo non è fermare le attività produttive, ma favorire una corretta organizzazione del lavoro e l’adozione di tutte le misure necessarie per garantire condizioni di sicurezza adeguate. La salute dei lavoratori viene prima di tutto ed è una responsabilità che coinvolge istituzioni, imprese e lavoratori stessi».

Cosa prevede l’ordinanza

L’ordinanza, in linea con quelle degli anni scorsi, recepisce le “Linee di indirizzo per la protezione dei lavoratori dal calore e dalla radiazione solare” approvate dalla Conferenza delle Regioni e delle Province autonome e prevede dal 30 maggio al 31 agosto l’astensione dal lavoro nella fascia oraria compresa tra le 12.30 e le 16 nei giorni in cui la piattaforma Worklimate segnala un livello di rischio alto per i lavoratori esposti al sole impegnati in attività fisica intensa.

La limitazione si applica esclusivamente nelle giornate e nelle situazioni in cui il rischio per la salute risulti particolarmente elevato, con l’obiettivo di prevenire colpi di calore, disidratazione e altre patologie correlate alle elevate temperature.

L’ordinanza non si applica se sono garantite le condizioni che riducono il rischio (aria condizionata, ombra ecc…).

Per favorire lo svolgersi delle attività lavorative in orari a rischio ridotto, la Regione chiede ai Comuni di valutare la possibilità di derogare, temporaneamente e previa valutazione della situazione contingente, ai regolamenti locali in materia di contenimento delle emissioni acustiche, al fine di consentire lo svolgimento delle attività lavorative in fasce orarie più fresche. La limitazione è applicabile nei giorni in cui la mappa del rischio pubblicata sul portale Worklimate, riferita ai lavoratori esposti al sole con attività fisica intensa, segnala alle ore 12 un livello di rischio alto.

Al fine di fare il punto sull’applicazione dell’ordinanza e sull’esperienza degli anni scorsi, la prossima settimana sarà convocato il tavolo sull’emergenza caldo, con i soggetti interessati e le direzioni regionali competenti anche in vista della stagione estiva.

Quando il Balon è Mundial: il Festival che celebra sport, cultura e inclusione

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Presentata nella Sala Carpanini di Palazzo Civico la XVIII edizione del Balon Mundial Festival, una manifestazione che è molto più di un torneo di calcio: un laboratorio di cittadinanza attiva, inclusione e convivenza, capace di trasformare lo sport in uno strumento concreto di dialogo tra culture e generazioni diverse.

L’edizione 2026 si svolgerà dal 13 giugno al 5 luglio e vedrà la partecipazione di 34 squadre, 24 maschili di calcio a 11 e 10 femminili di calcio a 5, espressione di circa 40 comunità locali con background migratorio, con l’obiettivo primario di celebrare la ricchezza della diversità culturale, favorire l’integrazione e rafforzare i legami comunicatori attraverso il linguaggio universale dello sport. L’inaugurazione ufficiale è in programma domenica 14 giugno alle ore 10, tutti gli eventi e le partite saranno a ingresso gratuito.

La manifestazione, patrocinata dalla Città di Torino, avrà come sede principale la Cittadella dello Sport del Parco della Colletta, recentemente interessata da un importante intervento di riqualificazione, e proporrà un ricco programma composto da 62 partite, iniziative culturali, momenti di confronto e attività dedicate alle famiglie.

A presentare l’evento insieme agli organizzatori è stato l’assessore allo Sport della Città di Torino, Domenico Carretta. “Il Balon Mundial è ormai patrimonio della nostra città, da diciotto anni dimostra la straordinaria forza sociale dello sport – ha dichiarato l’assessore – Attraverso il linguaggio universale del pallone, questo torneo riesce ad abbattere le barriere e a trasformare la diversità in una straordinaria risorsa di cittadinanza attiva. come dimostrano le novità di questa edizione, il rinnovo del regolamento per un’idea di comunità sempre più aperta e il format educativo del Mundialito dedicato ai più giovani, che investe sul futuro e sulla convivenza civile. Saranno giornate di festa e partecipazione quelle in calendario al Parco della Colletta, un impianto comunale che è stato oggetto di una profonda e recente riqualificazione. La finale si svolgerà invece al Cit Turin, impianto prestigioso di Torino. Restituire e offrire alla cittadinanza spazi moderni è il modo migliore per supportare eventi come questo, dove la multiculturalità diventa risorsa”.

Tra le principali novità dell’edizione 2026 figura il rinnovamento della definizione di “comunità” all’interno del regolamento del torneo, una scelta che amplia le possibilità di partecipazione e riflette una società sempre più multiculturale, nella quale il senso di appartenenza viene interpretato come esperienza condivisa e inclusiva.

Torna inoltre per il terzo anno consecutivo il Mundialito, il torneo dedicato a bambine e bambini dagli 8 ai 12 anni che promuove i valori del fair play, del rispetto e dell’inclusione attraverso il metodo educativo del football3, basato sul dialogo e sulla gestione nonviolenta dei conflitti.

Confermato anche il ruolo dei Fans Mediator, figure formate per favorire relazioni positive tra squadre, pubblico e organizzazione, contribuendo a mantenere un clima sereno e inclusivo durante tutta la manifestazione.

Particolarmente significativa sarà ancora una volta la presenza delle “Squadre Progetto”, tra cui quelle promosse da Refugees Welcome Italia e dal progetto “Primo Passo” dell’associazione Si Può Fare, impegnate nell’accoglienza e nell’inclusione di persone rifugiate, migranti e minori stranieri non accompagnati. Tra le partecipazioni più simboliche figurano inoltre la squadra Cirillico, composta da giocatori ucraini, russi e kazaki, e la rappresentativa della Palestina, testimonianze concrete di come lo sport possa diventare terreno di dialogo anche oltre le divisioni geopolitiche.

Accanto al torneo sportivo, il Festival rafforza la propria dimensione culturale grazie al sostegno della Fondazione Compagnia di San Paolo attraverso il bando “Festival Partecipativi 2026”. Durante le settimane della manifestazione il pubblico potrà partecipare a iniziative culturali, incontri, attività associative, momenti musicali e percorsi gastronomici che valorizzeranno le tradizioni e le identità delle diverse comunità presenti sul territorio.

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Un arsenale e chili di droga nascosti nel bosco

Numerose armi da fuoco, nove chilogrammi di cocaina e  sette di hashish sono stati sequestrati dai carabinieri nel corso di un’operazione antidroga condotta tra Torino e Bosconero, nel Torinese. In manette un albanese di 48 anni residente a Torino e un italiano di 33 anni residente a Bosconero.

Ondate di calore. In Piemonte attivo il sistema di sorveglianza

 

Con l’arrivo della stagione estiva torna l’attenzione verso le ondate di calore, fenomeni sempre più frequenti e intensi che possono avere effetti significativi sulla salute, in particolare per le persone anziane, fragili e affette da patologie croniche.

Le elevate temperature, soprattutto quando persistono per più giorni consecutivi e si accompagnano a elevati livelli di umidità e scarsa ventilazione, possono provocare disidratazione, crampi, abbassamenti della pressione arteriosa, svenimenti e, nei casi più gravi, colpi di calore e aggravamenti di condizioni cliniche preesistenti.

Per questo motivo la Regione Piemonte, in collaborazione con ARPA Piemonte, le Aziende Sanitarie Regionali, i Medici di Medicina Generale e i servizi socio-assistenziali del territorio, attiva ogni anno un sistema di prevenzione e monitoraggio dedicato alle persone più vulnerabili.

Il sistema di allerta

Dal mese di giugno e fino al 20 settembre è operativo il sistema regionale di sorveglianza delle ondate di calore, basato sui dati meteorologici elaborati da ARPA Piemonte e integrato con il sistema nazionale HHWWS (Heat Health Watch Warning System), che consente di prevedere con alcuni giorni di anticipo le situazioni di maggiore rischio.

Le informazioni consentono ai servizi sanitari territoriali di attivare interventi mirati e di intensificare il monitoraggio delle persone maggiormente esposte agli effetti del caldo.

Le persone più a rischio

Particolare attenzione è rivolta agli ultra 75enni, alle persone non autosufficienti, ai pazienti con malattie cardiovascolari, respiratorie, neurologiche o metaboliche e a chi assume farmaci che possono influenzare la regolazione della temperatura corporea o l’equilibrio dei liquidi.

In presenza di allerte per temperature elevate, i Medici di Medicina Generale possono modulare e rafforzare l’assistenza sanitaria nei confronti dei soggetti più fragili, in raccordo con i servizi territoriali.

I comportamenti che aiutano a prevenire i danni da caldo

Molti dei problemi di salute legati alle ondate di calore possono essere prevenuti adottando semplici accorgimenti:

  • bere frequentemente acqua, anche in assenza dello stimolo della sete;

  • evitare di uscire e svolgere attività fisica nelle ore più calde della giornata;

  • soggiornare in ambienti freschi e ben ventilati;

  • consumare pasti leggeri e ricchi di frutta e verdura;

  • indossare abiti chiari e leggeri;

  • prestare particolare attenzione ad anziani, bambini e persone fragili che vivono sole;

  • non lasciare mai persone o animali all’interno di veicoli parcheggiati.

Cambiamenti climatici e salute

Le ondate di calore rappresentano una delle principali conseguenze dei cambiamenti climatici sulla salute della popolazione.

Per questo la Regione Piemonte partecipa anche a progetti europei dedicati all’adattamento climatico e alla costruzione di ambienti urbani più resilienti, con l’obiettivo di rafforzare la capacità delle comunità locali di prevenire e gestire i rischi legati agli eventi climatici estremi.

Caldo e tutela dei lavoratori

Le prime giornate di caldo intenso registrate già nel mese di maggio hanno confermato come le temperature estreme non rappresentino più un fenomeno limitato ai mesi centrali dell’estate. Per questo motivo la Regione Piemonte ha anticipato quest’anno l’entrata in vigore delle misure di tutela per i lavoratori maggiormente esposti al rischio da calore, attraverso un’ordinanza specifica finalizzata a proteggere la salute nei comparti più a rischio (https://www.regione.piemonte.it/web/pinforma/notizie/sicurezza-sul-lavoro-caldo-estremo-lordinanza-regionale-per-tutela-dei-lavoratori-esposti-alle-alte).

L’obiettivo è rafforzare la prevenzione in tutti gli ambiti maggiormente esposti agli effetti delle alte temperature, promuovendo comportamenti corretti e una maggiore attenzione verso le categorie più vulnerabili della popolazione.

Informazioni utili

I bollettini previsionali sulle ondate di calore sono pubblicati quotidianamente da ARPA Piemonte e consentono di conoscere in anticipo le giornate a maggior rischio.

Per approfondimenti:

Riapre il sacrario della Gran Madre: custode di memoria e affetti

 

La foto ingiallita di un soldato, un nome annotato sul retro e il desiderio di ricostruire una storia familiare che sembrava perduta: sono spesso questi gli elementi che conducono molti visitatori al Sacrario militare della Gran Madre di Torino, riaperto ufficialmente al pubblico nei giorni scorsi  dopo gli interventi di riqualificazione del complesso.

Alla cerimonia inaugurale, che ha visto la celebrazione di una messa nella chiesa della Gran Madre, seguita dalla deposizione di una corona d’alloro ai Caduti e da una visita guidata all’Ossario, erano presenti il Presidente di Assoarma Torino, il Generale di Corpo d’Armata Paolo RuggieroCarlo Tango l’Amministratore delegato di AFC, la Società partecipata della Città che gestisce i servizi cimiteriali e i sei cimiteri della Città, il Presidente di AFC Andrea Araldi, il Vicepresidente Vicario del Consiglio Comunale Domenico Garcea e l’Assessore alla Sicurezza della città di Torino Marco Porcedda che ha detto: “La restituzione alla città del Sacrario dei Caduti della Grande Guerra sotto la Chiesa della Gran Madre è un atto di profondo rispetto per la nostra memoria collettiva e per la storia di Torino. Grazie a un importante lavoro di ristrutturazione e restauro, per il quale la Città ha stanziato 400mila euro, siamo riusciti a sanare i danni del tempo e a ridare il massimo decoro a un luogo dal valore inestimabile. Questo non è solo un intervento edilizio o monumentale, ma un dovere morale verso i 3.851 soldati torinesi che hanno sacrificato la propria vita nella Prima Guerra Mondiale. Ognuno di quei nomi inciso sulle pareti rappresenta una famiglia, un legame spezzato e un pezzo della nostra identità che rischiava di rimanere nell’ombra. Riaprire stabilmente queste porte al pubblico, grazie anche alla fondamentale collaborazione con la società AFC e i volontari delle Associazioni Combattentistiche e d’Arma, significa togliere dall’isolamento il nostro patrimonio storico e consegnarlo alle nuove generazioni, affinché il ricordo del passato rimanga un monito vivo per il presente”.

La riapertura restituisce pienamente alla città un luogo che continua a custodire vicende personali e a mantenere vivo il ricordo dei caduti. Ancora oggi gli uffici di AFC Torino, che gestisce il Sacrario, ricevono richieste di informazioni da parte di familiari e discendenti impegnati a ricostruire la storia dei propri cari caduti durante la Prima guerra mondiale.

È accaduto recentemente alla famiglia di Domenico Triaca, contadino di Castel Ritaldi, in Umbria, il cui ricordo sopravviveva soltanto attraverso una lapide commemorativa nel paese d’origine. Grazie alle ricerche dell’ente, il bisnipote è riuscito a individuare il luogo in cui riposano i suoi resti. “Ora finalmente abbiamo un luogo in cui dedicargli una preghiera: è un cerchio che si chiude”, ha raccontato.

Analoga la vicenda del capitano dei Carabinieri Giuseppe Borgna, per anni considerato disperso e successivamente identificato tra i nomi custoditi nell’Ossario della Gran Madre. Storie individuali che continuano a intrecciarsi con la storia collettiva e che testimoniano il ruolo che il Sacrario svolge per la città e per quanti sono alla ricerca di un legame con il proprio passato.

I lavori di riqualificazione del complesso sono stati realizzati nell’ambito dell’accordo siglato tra il Ministero della Difesa e la Città di Torino. Dopo una prima apertura straordinaria in occasione del 25 aprile, l’accoglienza e l’apertura al pubblico saranno affidate ai volontari delle Associazioni Combattentistiche e d’Arma, coordinati da Assoarma Torino.

“Con questa cerimonia e con il diretto contributo dei nostri volontari si intende valorizzare il prezioso patrimonio monumentale, simbolico e storico rappresentato dall’Ossario militare e promuoverlo alla memoria permanente della Città di Torino e della collettività”, ha dichiarato il presidente di Assoarma Torino, il generale di Corpo d’Armata Paolo Ruggiero.

La storia del Sacrario affonda le proprie radici negli anni Trenta. La cripta monumentale venne realizzata per accogliere i resti di 3.851 soldati piemontesi, o di militari sepolti a Torino, caduti durante la Prima guerra mondiale. Nel 1932 le salme furono trasferite dal Cimitero Monumentale al colle della Gran Madre con una solenne cerimonia pubblica che coinvolse l’intera città.

“Ancora oggi, come allora, il Sacrario conserva una funzione identitaria che unisce la dimensione pubblica della memoria a quella personale delle famiglie”, spiega Carlo Tango, amministratore delegato di AFC Torino. “I discendenti di alcuni di quei soldati, a lungo ritenuti dispersi, si rivolgono ai nostri uffici per ottenere informazioni e ricostruire una parte della propria storia familiare”.

Per Andrea Araldi, presidente di AFC Torino, la riapertura rappresenta anche un’importante occasione per rafforzare il legame tra la città e il proprio passato: “Restituire questo luogo ai torinesi, e più in generale alla collettività, significa rendere nuovamente accessibile un patrimonio storico e civile che appartiene a tutti”.

L’Ossario sarà visitabile gratuitamente ogni sabato e domenica, dalle 10 alle 12 e dalle 15 alle 17, oltre che nelle principali ricorrenze civili e religiose, tra cui il 2 giugno, il 24 giugno, l’8 settembre e in occasione della commemorazione dei defunti, a novembre.

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Il Pride colora Torino

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Giunta alla XX edizione, la manifestazione per i diritti di tutti attraversa il centro e infiamma decine di migliaia di persone.
Quest’anno s’intitola “Venti di lotte” l’edizione 2026 del gay pride giunta, appunto, alla sua ventesima edizione.
Il corteo é partito dal Parco del Valentino alla presenza di sindaci, assessori, associazioni di categoria, comitati e cittadini. E ovviamente l’ormai torinese di adozione Vladimir Luxuria.
La partecipazione cittadina, e non solo, é stata altissima. Abbiamo chiesto agli organizzatori se c’è ancora bisogno del Pride.
Chiara Tarantello, co-coordinatrice del Torino Pride, ha risposto:
«C’è ancora bisogno del Pride perché ancora oggi le persone LGBTQIA+ non hanno gli stessi diritti delle altre cittadine. Perché ci sono ancora persone che vengono sottoposte alle terapie di conversione. Perché il diritto alla casa e al lavoro per noi è ancora su carta ma quando andiamo a vedere un appartamento ci chiedono se siamo amiche, o dobbiamo nascondere ai colleghi la nostra identità di genere. C’è ancora bisogno del Pride perché esistono ancora soggettività marginalizzate.
Perché ancora oggi c’è chi vorrebbe che stessimo a casa, nascoste, a vergognarci. Invece vogliamo essere cittadine come tutte le altre. Presenti, partecipi, visibili.»
E allora che festa sia, nonostante molti sui social borbotteranno per un fastidio che nemmeno noteranno. Il pride non inquina, non disturba e non blocca il traffico, se non per poco.
A meno che le canzoni di Raffaella Carrà vi diano noia.
Lori Barozzino
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I DATI DEL TORINO PRIDE

160000 persone hanno preso parte alla sfilata. In corteo — più di 4 kilometri — hanno sfilato 24 carri, e quasi 50 sono state le realtà aderenti al Torino Pride 2026.

Ad aprire la marcia le note di Mc Nill, che ha accompagnato la partenza dal Valentino. Sul palco finale di piazza Vittorio, animato anche da Vladimir Luxuria, Francamente ha cantato davanti a una piazza gremita. Sul palco anche Ambra Angiolini e sua figlia Jolanda Renga, che hanno risposto ad alcune domande su rappresentazione e attivismo LGBTQIA+.

Venaria Reale, 32enne ferito in una violenta aggressione da un gruppo di minorenni

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Sono in corso accertamenti per fare piena luce sull’aggressione che nei giorni scorsi ha portato al ricovero di un uomo di 32 anni, rimasto ferito al termine di una violenta lite avvenuta nel centro cittadino.

Secondo le prime ricostruzioni, il trentaduenne sarebbe stato circondato e colpito da un gruppo composto da diversi adolescenti, una decina. I giovani sosterrebbero di essere stati aggrediti loro dall’uomo. L’episodio si è verificato in serata in una delle piazze della città e ha richiesto l’intervento dei soccorsi. Trasportato in ospedale, l’uomo ha riportato traumi e fratture che hanno reso necessarie cure mediche e un periodo di recupero di diverse settimane.

Le forze dell’ordine hanno identificato i ragazzi coinvolti, tutti minorenni, e stanno raccogliendo testimonianze e immagini dei sistemi di videosorveglianza per ricostruire con precisione la sequenza degli eventi. Al momento restano al vaglio degli investigatori le diverse versioni fornite dai protagonisti della vicenda.

Coldiretti: “Rallenta il depopolamento dei cinghiali”

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Appena la metà degli abbattimenti previsti. Di fronte al primo caso di PSA nel Cuneese c’è chi continua a non collaborare

 

«Con il primo caso di Peste Suina Africana in una carcassa di cinghiale in provincia di Cuneo, è ancora più urgente dare reale attuazione al piano di contenimento di questi animali. I nostri allevatori di suini, dai quali dipendono i consumi locali e quote importanti delle grandi Dop della salumeria italiana, non possono rischiare di avere le stalle chiuse e i capi abbattuti perché non si vuole limitare la proliferazione dei cinghiali». Ancora una volta, il presidente di Coldiretti Torino commenta così il mancato raggiungimento dei numeri di cinghiali abbattuti che erano stati decisi in sede regionale.

«Per l’agricoltura torinese è vitale riuscire a bloccare l’epidemia fuori dai distretti suinicoli del Chierese e del Pinerolese, oltre che da tutto il territorio provinciale e regionale. Gli allevatori fanno la loro parte nel rispettare le rigide misure igieniche e di profilassi obbligatorie, ma poi devono constatare che non c’è lo stesso impegno da parte degli organismi preposti al controllo dei cinghiali. Non possiamo permettere che si metta a rischio un comparto strategico per l’economia locale e nazionale».

Con l’entrata in servizio dei bioregolatori e dei tutor, che partono di notte per difendere le coltivazioni degli agricoltori, i numeri degli abbattimenti stavano iniziando a salire e i danni a diminuire. Ma se manca il contributo serio di ATC, CA e di molte Aree Protette, è impossibile garantire un adeguato depopolamento della specie.

Nel territorio della Città Metropolitana di Torino andrebbero abbattuti, ogni anno, almeno 15.000 cinghiali. Invece, nel 2025 ne sono stati prelevati meno della metà: 7.300. In questi primi mesi del 2026 ne sono stati abbattuti 1.900, di cui appena 470 arrivano dalla caccia negli ATC e CA alpini. Tra tutti gli “istituti” che devono contribuire al contenimento dei cinghiali, spiccano i numeri esigui realizzati in alcune Aree Protette anche dove i margari lamentano continui danni ai pascoli.

Assolta per legittima difesa dall’accusa di avere ucciso il padre

Makka Sulaev, ventenne di origine cecena, è stata assolta in appello con la formula della legittima difesa dall’accusa di aver ucciso il padre durante una lite familiare avvenuta il 1° marzo 2024 a Nizza Monferrato. La decisione è stata presa dalla Corte d’Assise d’Appello di Torino, che ha ribaltato la sentenza di primo grado, nella quale la giovane era stata condannata a 9 anni e 4 mesi di reclusione. La Procura generale aveva chiesto la conferma della condanna, ma i giudici hanno accolto una diversa valutazione dei fatti, disponendo anche la revoca delle misure restrittive a cui la ragazza era ancora sottoposta, tra cui l’obbligo di firma. Al momento della lettura della sentenza, Makka Sulaev non è riuscita a trattenere la commozione.

Controlli di polizia “ad alto impatto” a San Salvario

La Polizia di Stato ha coordinato a Torino un controllo straordinario del territorio ad “Alto Impatto” nel quartiere San Salvario, che ha portato all’identificazione di 190 persone, al controllo di 38 veicoli e all’arresto di uomo per spaccio di sostanze stupefacenti.
Il servizio ha avuto ad oggetto l’area antistante la stazione ferroviaria “Porta Nuova” e le vie laterali (Nizza e Sacchi), estendendosi fino alla zona del Parco del Valentino.
Diversi i minimarket controllati; all’interno di uno di questi, i poliziotti hanno notato un cittadino straniero armeggiare in fondo al locale, nei pressi del bagno; l’uomo, alla vista degli operatori, ha gettato qualcosa sotto un frigorifero, dopodichè fingeva di prelevare due casse d’acqua. Gli operatori lo fermavano, recuperando ciò di cui poco prima si era disfatto, consistente in 3 ovuli di crack. Altro stupefacente dello stesso tipo veniva rinvenuto e sequestrato a suo carico, grazie all’unità cinofila, al piano superiore del locale commerciale, dove l’uomo era stato visto salire dagli operatori prima dell’inizio del controllo.  Per lui scattava l’arresto per detenzione ai fini di spaccio di sostanze stupefacenti.
2 cittadini maghrebini sono stati controllati in via Galliari e allontanati per 48 ore dall’area a vigilanza rafforzata, ai sensi dell’ordinanza prefettizia, in quanto sostavano sul marciapiede seduti, con varie cose al seguito, intralciando il passaggio dei pedoni.
Altri due allontanamenti sono stati notificati a due cittadini rumeni che intralciavano l’accesso alle strutture ferroviarie presso la stazione Porta Nuova. Per uno di essi, sottoposto alla sorveglianza speciale di PS con divieto di ritorno in Torino per anni 3, è scattata la denuncia all’Autorità Giudiziaria.
I procedimenti penali sono attualmente nella fase delle indagini preliminari e, pertanto, vige la presunzione di innocenza fino a sentenza definitiva per gli indagati.
L’attività è stata effettuata da personale del Commissariato di P.S. “Barriera Nizza”, con la collaborazione di personale del Reparto Prevenzione Crimine “Piemonte”, del locale Reparto Mobile, delle unità cinofile della Polizia di Stato, della Polizia Ferroviaria, della Guardia di Finanza e dell’Arma dei Carabinieri.