CRONACA- Pagina 2

Munizioni e droga in appartamento a Madonna di Campagna

 

Torino. In un appartamento di una palazzina a sei piani nel quartiere “Madonna di Campagna”, a

nord della città, nascondeva quasi un kg e mezzo di sostanza stupefacente, mista tra hashish e

cocaina.

Per la precisione, i Carabinieri della Stazione di Venaria hanno trovato in casa di un 44enne residente

nella Reale ma di fatto domiciliato nel capoluogo piemontese, otto panetti di hashish (dal peso di 1

kg), 310 grammi di cocaina, due bilancini di precisione, coltelli e cutter intrisi di stupefacente.

Non solo: i Militari hanno scoperto che l’uomo deteneva illegalmente anche del munizionamento di

tre calibri differenti: 4 proiettili calibro 357 Magnum, 1 proiettile calibro 7,65 parabellum e 43

proiettili calibro 22; come per la droga, anch’esso sequestrato.

Il 44enne è stato pertanto arrestato in flagranza di reato per la detenzione ai fini di spaccio di

sostanze stupefacenti e la detenzione illegale di munizionamento. Portato nella Casa Circondariale

“Lorusso e Cutugno” di Torino, il G.I.P. del Tribunale di Torino, in accordo con la Procura, ha

convalidato l’arresto e confermato la permanenza in carcere.

Il provvedimento è stato emesso durante le indagini preliminari e, pertanto, vige la presunzione di non colpevolezza.

 

Siglato il patto di amicizia tra le città di Torino e Kharkiv

 

Si è svolta ieri nella Sala Rossa di Palazzo Civico la cerimonia ufficiale per la firma del Patto di Amicizia e Collaborazione tra la Città di Torino e la Città di Kharkiv, in Ucraina.

Alla cerimonia hanno preso parte il sindaco di Kharkiv, Ihor Terekhov, il sindaco di Torino Stefano Lo Russo e il Console Generale dell’Ucraina a Milano, Volodymyr Vorona. Ad accogliere la delegazione in Sala Rossa, con un saluto di benvenuto, è stata la presidente del Consiglio comunale Maria Grazia Grippo.

Le relazioni tra Torino e l’Ucraina sono solide e si sono rafforzate a partire dal 2022, nel quadro del sostegno italiano al paese in seguito all’aggressione russa. In questi anni la Città ha sviluppato collaborazioni strutturate con diverse realtà, in particolare con Leopoli, con cui nel 2024 ha sottoscritto un Patto di collaborazione, e con Kharkiv, con la quale il dialogo si è intensificato a partire dalla visita a Palazzo Civico del sindaco Terekhov, nel marzo 2025, dando avvio a diversi progetti di collaborazione. Un rapporto che si è consolidato anche a seguito dell’incontro dei due sindaci a Kiev, durante il Terzo Summit internazionale delle città europee e delle regioni nel giugno dello scorso anno e, il mese successivo, a Roma, in occasione della Conferenza sulla Ripresa dell’Ucraina e che oggi viene suggellato dalla firma del Patto in Sala Rossa.

“L’accordo che sigliamo oggi – spiega il sindaco Stefano Lo Russo – stabilisce una serie di assi su cui lavorare nel futuro nello spirito di offrire supporto alla comunità di Kharkiv in diversi settori. L’obiettivo è aiutarli a costruire il presente, ma soprattutto il futuro, in quella che sarà la fase della ricostruzione che auspichiamo possa cominciare il prima possibile con la cessazione del conflitto. Noi non vogliamo lasciare solo il popolo ucraino perché questa guerra non riguarda solo la città di Kharkiv e l’Ucraina ma l’Europa intera e i valori comuni di libertà e di democrazia che sono oggi sotto attacco e crediamo davvero debbano essere difesi, anche attraverso la cooperazione tra le diverse città”.

Con il Patto di Amicizia e Collaborazione, le due città intendono rafforzare i rapporti di amicizia tra le rispettive comunità, promuovere i valori della democrazia, della solidarietà e dell’inclusione sociale e sviluppare collaborazioni in numerosi ambiti di interesse comune. L’intesa prevede infatti iniziative nei settori dello sviluppo municipale ed economico locale, della cultura, della scuola e dell’università, del settore sociosanitario e della tutela e valorizzazione del territorio. Tra i principali progetti già avviati tra le due città figura infatti la cooperazione in materia di mobilità urbana, resa possibile grazie all’accordo nato su impulso della Città di Torino tra il Gruppo Torinese Trasporti e l’azienda municipale dei trasporti di Kharkiv. Nella città ucraina, che si trova a soli 40 chilometri dal confine russo, gran parte della flotta del trasporto pubblico locale è stata infatti resa inservibile a causa del conflitto; nell’ambito di questa iniziativa, nei mesi scorsi una prima flotta di 40 autobus recentemente dismessi a Torino è stata consegnata a Kharkiv, corredata dai pezzi di ricambio per la manutenzione. A questa prima consegna, che ha contribuito alla riattivazione della rete di trasporto pubblico locale, seguirà l’invio di ulteriori 15 mezzi nel mese di settembre.

“Con gli autobus arrivati da Torino – ha detto il sindaco di Kharkiv, Ihor Terekhov, nel discorso ufficiale pronunciato nella Sala Rossa di Palazzo Civico, ringraziando la Città – abbiamo ricevuto il diritto alla vita, perché permettono gratuitamente alle persone ogni giorno di spostarsi all’interno della città. Soltanto quest’anno sono stati oltre 500 gli attacchi che abbiamo subìto; sono 13mila gli edifici andati completamente distrutti, di cui oltre 10mila abitazioni, e oltre 150mila le persone rimaste senza un tetto sulla testa, cui vanno ad aggiungersi più di 200mila sfollati provenienti da territori dove sono in corso altri combattimenti. Ogni giorno perdiamo vite umane, famiglie perdono i loro figli. Siamo la capitale della resilienza dell’Ucraina, quotidianamente affermiamo il nostro di diritto a vivere in una Ucraina libera e aspettiamo la pace, non solo per l’Ucraina ma per tutta l’Europa. Vogliamo guardare al futuro, alla ricostruzione, alla lotta alla povertà, anche attraverso questo patto, ma per farlo è indispensabile arrivare alla pace”.

Dopo la cerimonia a Palazzo Civico, la giornata è proseguita con la visita al deposito Gerbido di GTT, dove la delegazione ucraina è stata accolta dall’assessora alla Mobilità Chiara Foglietta e dal presidente del Gruppo Antonio Fenoglio.

 

Sovraffollamento nelle carceri piemontesi: 4500 detenuti per meno di 4mila posti

SAPPE: “SERVONO PIÙ AGENTI E UNA GUIDA CAPACE DI CAMBIARE DAVVERO IL SISTEMA”

“La situazione delle carceri piemontesi continua a destare forte preoccupazione. Nelle tredici strutture penitenziarie della regione sono oggi ristrette circa 4.500 persone detenute, a fronte di una capienza regolamentare di 3.900 posti. Un sovraffollamento che incide pesantemente sulle condizioni di lavoro della Polizia Penitenziaria e sulla gestione quotidiana degli istituti”. È quanto denuncia il Sindacato Autonomo Polizia Penitenziaria (SAPPE).

“Il dato è particolarmente significativo in alcuni istituti – evidenzia Vicente Santilli, segretario nazionale del SAPPE per il Piemonte -. A Biella, da gennaio ad oggi, si registra un incremento di circa 70 detenuti, mentre nella Casa circondariale di Torino l’aumento è di circa 500 presenze. Tutto questo affollamento determina enormi criticità nell’organizzazione del lavoro del personale di Polizia Penitenziaria, già costretto a operare in condizioni di forte sofferenza. Per questo auspichiamo che le prossime assegnazioni di agenti provenienti dai corsi di formazione tengano nella dovuta considerazione le esigenze degli istituti piemontesi, che necessitano con urgenza di un rafforzamento degli organici”.

Il primo Sindacato della Polizia Penitenziarie rivolge poi una dura critica ai vertici dell’Amministrazione penitenziaria regionale. “Non possiamo non rilevare come, negli ultimi anni, sotto la gestione del Provveditorato regionale del Piemonte, la situazione sia rimasta sostanzialmente immutata. Le criticità denunciate dal SAPPE si ripetono puntualmente: sovraffollamento, carenze di personale, organizzazione sempre più difficile e crescente pressione sugli appartenenti al Corpo. A pagare il prezzo di questa sostanziale immobilità sono, ancora una volta, quasi esclusivamente le donne e gli uomini della Polizia Penitenziaria, chiamati ogni giorno a garantire sicurezza e legalità in condizioni sempre più gravose. Il Piemonte ha bisogno di una guida autorevole e moderna, di un dirigente che sappia essere un vero manager dell’Amministrazione penitenziaria, capace di coniugare le imprescindibili esigenze di sicurezza con quelle del trattamento rieducativo dei detenuti, assumendo iniziative concrete, innovative e coraggiose.”

A sostegno delle richieste avanzate dal SAPPE Piemonte interviene anche il segretario generale Donato Capece, che rilancia la necessità di una riforma organica dell’esecuzione penale.

“Ripensare il sistema penitenziario – afferma Capece – non significa indebolire la risposta dello Stato alla criminalità. Al contrario, significa renderla più razionale, più efficace e maggiormente aderente ai principi della Costituzione. Lo sosteniamo da anni e lo ribadiamo con forza: occorre distinguere con maggiore nettezza tra le diverse forme di devianza e modulare conseguentemente l’esecuzione della pena.”

Secondo il SAPPE, per i reati di minore allarme sociale, puniti con pene detentive non superiori ai tre anni e in assenza di una concreta pericolosità sociale del condannato, dovrebbe essere privilegiato il ricorso alle misure alternative alla detenzione, alla messa alla prova e agli altri strumenti di comunità, anche attraverso l’impiego in lavori socialmente utili, così da favorire percorsi di responsabilizzazione e ridurre il ricorso al carcere.

“Un secondo livello – prosegue Capece – dovrebbe riguardare le pene superiori ai tre anni, da espiare in istituti finalmente meno affollati grazie al minor ricorso alla detenzione per i reati minori e a un utilizzo più rigoroso e selettivo della custodia cautelare. Solo in carceri realmente governabili è possibile dare concreta attuazione al principio costituzionale della finalità rieducativa della pena, garantendo lavoro, formazione professionale e autentici percorsi di reinserimento sociale.”

“Infine – conclude Capece – deve essere mantenuto un terzo livello riservato ai detenuti appartenenti ai circuiti dell’alta sicurezza, della criminalità organizzata e del terrorismo, dove il contenimento, il controllo e la neutralizzazione della capacità criminale rappresentano una priorità assoluta per la sicurezza dello Stato e dei cittadini.”

Per il SAPPE, la fotografia delle carceri piemontesi conferma ancora una volta come il sovraffollamento, unito alla cronica carenza di personale, continui a mettere sotto pressione il sistema penitenziario, rendendo indispensabili sia un immediato potenziamento degli organici della Polizia Penitenziaria sia un deciso cambio di passo nella gestione dell’Amministrazione regionale, oltre a una riforma strutturale dell’esecuzione penale capace di coniugare sicurezza, legalità e rispetto dei principi costituzionali.

Sequestrato un kg di droga in casa, due arresti

La Polizia di Stato ha arrestato a Torino un cittadino nigeriano di 36 anni e un cittadino senegalese di 34, gravemente indiziati di detenzione ai fini di spaccio di sostanze stupefacenti in concorso.
Nel corso di un servizio di controllo del territorio finalizzato al contrasto dello spaccio di droga, gli agenti della Squadra di Polizia Giudiziaria del Commissariato di P.S. Barriera Milano hanno notato uno dei due uomini dirigersi con fare sospetto presso un’abitazione di via Ascoli.
I poliziotti hanno quindi avviato un servizio di osservazione e pochi minuti dopo hanno fermato il suindicato mentre usciva dall’abitazione del cittadino senegalese.
Dopo aver identificato entrambi, gli agenti accertavano che i due avevano appena confezionato due ovuli contenenti sostanza stupefacente, pertanto decidevano di procedere a una perquisizione domiciliare, che ha consentito di rinvenire 44 grammi tra cocaina ed eroina.
Durante gli accertamenti, gli operatori di polizia hanno esteso la perquisizione anche all’interno dell’abitazione del trentaseienne. L’accurata ispezione dei locali ha permesso di rinvenire un ingente quantitativo di sostanze stupefacenti per un peso complessivo di 1kg e 200 grammi, suddiviso in diversi ovuli di varie dimensioni di cocaina ed eroina, insieme a vario materiale di confezionamento.

A Cesana tra Med e Bob 

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Ruspe ed escavatori al lavoro nel cantiere da 135 milioni che crea almeno 500 nuovi posti di lavoro nella zona. Si comincia a scavare nell’area di San Sicario, frazione di Cesana, dove sorgerà un maxi villaggio turistico, un Club Mediterranee con 500 camere e oltre mille posti letto a 1700 metri di quota con vista Chaberton. Il nuovo grande resort, secondo dopo quello di Pragelato in provincia di Torino, sembra quasi addolcire gli animi dei 900 cesanesi e dei numerosi villeggianti che trascorrono le vacanze in Alta Valle di Susa dopo l’amara vicenda della pista olimpica di bob. In effetti, salendo in auto a Claviere da Cesana lo spettacolo è desolante. La grande pista di bob di Cesana-Pariol giace lì sulla montagna come fosse un rottame a zig-zag targato Torino 2006, in stato di abbandono dal 2011. Un lungo serpentone di cemento e lamiera, costato 110 milioni di euro per i Giochi Olimpici e abbandonato a pochi anni dall’inaugurazione. Alla fine dei conti, la pista è stata utilizzata solo per pochi anni per gli alti costi di gestione ed è stato deciso di non ristrutturarla per le Olimpiadi di Milano-Cortina del febbraio scorso.
Sono arrivati invece i fondi per smantellare l’impianto e riqualificare l’area che verrà rimessa in ordine e restituita alla pineta. Le Olimpiadi di Torino 2006 hanno lasciato infrastrutture funzionanti, alcune riqualificate, ma anche siti olimpici abbandonati e opere incompiute. Tra impianti sportivi, villaggi per atleti e infrastrutture viarie, Torino 2006 ha visto la costruzione di oltre 60 opere tra Torino, Sestriere, Pragelato e Bardonecchia. Alcune strutture, come il villaggio olimpico, sono state riconvertite in ostelli per studenti e altre demolite. Ora però, a stendere un velo pietoso sulla pista, arriva il Club Med che dovrebbe contribuire a favorire e a dare impulso all’industria del turismo di tutta l’alta valle, tutto l’anno. Il nuovo grande resort sorgerà a San Sicario Alta sui terreni tra la stazione di arrivo della telecabina di Cesana e la partenza della seggiovia Ski lodge-Sellette, sarà pronto a fine 2028 e ospiterà un migliaio di turisti.                             Filippo Re
nelle foto, la pista di bob a Cesana-Pariol e il futuro Club Med a San Sicario

Piemonte, caldo e bollette in aumento. Il 63% delle famiglie ha visto crescere la spesa energetica

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Cosa emerge dall’indagine uBroker-YouTrend

In Piemonte, come nel resto del Nord Ovest, il 63% delle famiglie ha visto crescere la spesa energetica nell’ultimo anno. L’indagine firmata Gruppo uBroker e YouTrend – condotta su un campione di cittadini di Piemonte, Liguria e Valle d’Aosta – mostra che il 75% attribuisce i rincari ai conflitti internazionali, mentre resta minima la propensione a investire in efficienza: il costo iniziale, per l’82%, è la barriera principale. Collegno (TO), 2 luglio 2026 Dopo l’indagine nazionale presentata lo scorso aprile, il Gruppo uBroker – fornitore nazionale di luce e gas per privati e imprese – ha promosso insieme a YouTrend un nuovo approfondimento demoscopico dedicato al Nord Ovest, per capire come le famiglie di Piemonte, Liguria e Valle d’Aosta vivono il rapporto con l’energia in un contesto ancora segnato dall’instabilità geopolitica internazionale. Lo studio, condotto su un campione rappresentativo di 404 cittadini maggiorenni residenti nelle tre regioni, restituisce l’immagine di un territorio in cui la sensibilità al prezzo dell’energia resta altissima, la percezione delle cause dei rincari è quasi unanime, e la propensione a investire nell’efficienza energetica della casa fatica a decollare, frenata soprattutto da un ostacolo economico iniziale. Climatizzazione: con il caldo cresce la spesa, ma il costo frena chi non ha ancora un impianto Con le temperature estive in costante aumento e la climatizzazione domestica sempre più al centro dell’attenzione pubblica, l’indagine restituisce un quadro netto: il 72% delle famiglie del Nord Ovest possiede già un impianto di aria condizionata fisso, seguito a distanza dal ventilatore portatile (21%). Un dato che conferma quanto il condizionatore sia oggi un elettrodomestico ormai diffuso quasi quanto necessario e quindi una voce di spesa energetica sempre più rilevante per le famiglie. Tra chi non ha un impianto fisso, superata la motivazione della “non necessità” (41%), le ragioni più citate sono entrambe economiche: il costo di acquisto e installazione (18%) e il costo della bolletta elettrica (16%). Il dato più interessante emerge dal confronto per tipologia di abitazione: la rinuncia motivata dal costo della bolletta sale dal 12% tra i proprietari di casa al 37% tra chi vive in affitto, mentre la quota di chi dichiara semplicemente di non averne bisogno scende dal 49% dei proprietari ad appena l’11% degli affittuari. Un segnale chiaro di come la condizione abitativa amplifichi la sensibilità al costo energetico, proprio nella stagione in cui la climatizzazione diventa una necessità quotidiana. Costi e bollette: una spesa percepita in crescita Il 63% degli intervistati dichiara che la propria spesa per luce e gas è aumentata nell’ultimo anno (il 25% “di molto”), contro appena il 6% che segnala una diminuzione. Il rapporto con le bollette resta comunque sereno per la maggioranza (55%), ma il 38% lo definisce problematico, e in questa quota il 7% teme apertamente di non riuscire a pagare le bollette. Incrociando la spesa familiare complessiva (1.280 euro al mese in media) con la componente energetica (204 euro al mese in media), l’incidenza delle bollette sul bilancio familiare si attesta al 18%. Tra chi ha indicato entrambi i dati, quasi un terzo (32%) dichiara che le bollette pesano per più del 20% delle spese totali: un dato che segnala quanto il costo dell’energia resti una voce sensibile per il bilancio delle famiglie del Nord Ovest. Sulle cause dei rincari degli ultimi due anni il giudizio è netto: il 75% degli intervistati individua nei conflitti internazionali e nell’instabilità geopolitica il fattore principale, ben davanti alla dipendenza dalle importazioni energetiche (15%), alle dinamiche speculative sui mercati (14%) e a tasse e oneri di sistema (13%). Nonostante questa consapevolezza, il monitoraggio dei consumi resta un’abitudine poco radicata: il 42% controlla i propri consumi solo quando riceve la bolletta, il 18% raramente o mai, e solo il 7% lo fa con cadenza settimanale. Fornitura di energia: il costo guida (quasi) ogni scelta Nell’ultimo anno il 20% degli intervistati ha cambiato fornitore di luce o gas, e un ulteriore 12% ci sta pensando. Tra chi ha cambiato o valuta di farlo, la motivazione è quasi esclusivamente economica: l’81% indica il costo come ragione principale, molto davanti alla qualità dell’assistenza clienti e all’affidabilità dell’azienda (4% ciascuna) e alla sostenibilità dell’offerta (3%). Efficienza energetica: comportamenti a costo zero sì, investimenti no Le famiglie del Nord Ovest adottano soprattutto le strategie di risparmio che non richiedono spesa: il 71% sposta l’uso dei grandi elettrodomestici nelle fasce orarie più economiche. Le azioni che comportano un costo o una rinuncia personale sono molto meno diffuse: regolare la temperatura invernale entro i 20° (18%), sostituire un elettrodomestico con uno a basso consumo (9%), installare un cappotto termico (appena il 3%). Guardando al futuro, la propensione a investire resta bassa: il 46% esclude con certezza di investire almeno 1.000 euro nel prossimo anno per l’efficienza energetica della casa, e solo il 3% lo dà per certo. L’ostacolo principale è netto e quasi monocausale: l’82% indica il costo iniziale troppo elevato, ben davanti a tempi di rientro lunghi (15%) e burocrazia (12%). Anche tra chi vive in una casa di proprietà, e avrebbe quindi piena titolarità a intervenire, la barriera del costo iniziale resta la prima citata, addirittura più alta (86%) rispetto a chi vive in affitto (65%). L’indagine si inserisce nel percorso che il Gruppo uBroker porta avanti insieme a YouTrend per ascoltare le reali esigenze delle famiglie italiane e restituire un quadro trasparente e aggiornato sul rapporto tra cittadini ed energia, in un momento storico segnato da forte instabilità internazionale.

Ragazzi non si fermano all’alt: inseguimento per le strade di Rivoli

Alcuni giovani non si sono fermati all’alt della polizia stradale. E’ iniziato così un inseguimento terminato nel centro di Rivoli, in via Cervino. Quattro ragazzi,  due diciannovenni e due minorenni di 17 e 16 anni, sono stati denunciati per resistenza a pubblico ufficiale e possesso di sostanze stupefacenti, che avevano a bordo della vettura. Avevano cercato di fuggire a piedi ma sono stati fermati dagli agenti.

Incendio doloso a Orbassano, tre misure cautelari

La Polizia di Stato ha eseguito tre misure cautelari (una degli arresti domiciliari e due divieti di dimora con obbligo di presentazione alla P.G.) emesse dal G.I.P. del Tribunale di Torino in relazione a un grave episodio di incendio doloso, verificatosi il 23 marzo 2025 presso una villa situata nel Comune di Orbassano. L’attività investigativa, condotta dalla Squadra Mobile e coordinata dalla Procura della Repubblica di Torino, ha permesso di ricostruire una vicenda complessa, caratterizzata da premeditazione, organizzazione e da una chiara finalità ritorsiva legata a controversie di natura legale e finanziaria tra il presunto mandante e la proprietà dell’immobile.
Secondo quanto accertato, il mandante si allontanava da Torino nelle prime ore della mattina del 23 marzo 2025, con l’intento di crearsi un alibi mentre l’esecuzione materiale dell’incendio veniva affidata a due soggetti di sua fiducia, incaricati di portare a termine l’azione con modalità tali da rendere difficoltosa l’individuazione dei responsabili. Nel pomeriggio, i due esecutori si recavano presso la villa a bordo di un’autovettura, disattivando i telefoni cellulari per evitare qualsiasi forma di tracciamento. Una volta giunti sul posto, accedevano nell’abitazione attraverso il garage, utilizzando delle chiavi ancora funzionanti in loro possesso, circostanza che ha consentito loro di entrare senza forzare alcun accesso.
Le immagini acquisite dagli investigatori rivelano i due soggetti mentre si avvicinano all’ingresso del garage: uno di loro occultava sotto il giubbotto un contenitore con materiale infiammabile, segno evidente della volontà di appiccare un incendio. Dopo pochi minuti all’interno della villa, i due venivano ripresi mentre si allontanavano rapidamente. Poco dopo, dalle finestre dell’abitazione iniziava a fuoriuscire fumo intenso, notato dai vicini che allertavano immediatamente i soccorsi.
La segnalazione dell’incendio giungeva alla centrale operativa dei Vigili del Fuoco in tempo reale; le squadre antincendio intervenivano con rapidità e riuscivano a contenere le fiamme, impedendo che l’incendio si propagasse all’intero edificio e alle abitazioni adiacenti.
Il sopralluogo effettuato al termine delle operazioni di spegnimento rivelava sin da subito la gravità dell’azione criminale: all’interno della villa venivano rinvenuti sei inneschi collocati in diverse stanze, posizionati con l’evidente intento di generare un incendio di ampie proporzioni. La presenza di più punti di innesco, distribuiti su vari livelli dell’abitazione, dimostra una volontà di distruzione totale dell’immobile, con un rischio concreto per l’intera area residenziale circostante. L’intervento tempestivo dei Vigili del Fuoco ha inoltre impedito che le fiamme raggiungessero le tubature del gas, scongiurando conseguenze potenzialmente catastrofiche per i residenti della zona.
Il procedimento penale si trova attualm

Evolution Srl, licenziataria McDonald’s, premiata dall’Agenzia ONU per i rifugiati

 

 Evolution Srl, una delle società che gestisce il marchio McDonald’s a Torino e provincia, è stata premiata in occasione dell’ottava edizione del programma di UNHCR Italia – Agenzia ONU per i rifugiati – “Welcome. Working for Refugee Integration”, per l’impegno a favore di percorsi per l’inclusione lavorativa dei rifugiati.

 

Grazie alla collaborazione con istituzioni ed enti locali, nel 2025 Evolution ha attivato 10 percorsi di inserimento lavorativo dedicati a richiedenti asilo e titolari di protezione internazionale, di cui 4 assunzioni e 6 tirocini che prevedono un percorso di formazione ad hoc, a partire dai corsi di lingua italiana.

 

“Ricevere questo riconoscimento è per me e per tutta la mia squadra motivo di grande orgoglio.” commenta Giacomo Coluccio, AD di Evolution Srl e licenziatario McDonald’s a Torino e provincia. “Il progetto, sviluppato insieme a istituzioni e associazioni locali, nasce non solo per offrire a chi è in difficoltà un’opportunità di lavoro concreta, ma anche un contesto accogliente da cui poter ripartire. L’azienda si è posta l’obiettivo di raggiungere almeno il 10% di collaboratori con status di rifugiato, sviluppando un modello di inclusione strutturato. Il ristorante McDonald’s di Moncalieri rappresenta inoltre il punto vendita pilota di un progetto ancora più ambizioso, con l’obiettivo di arrivare fino al 20% di lavoratori rifugiati. Ogni giorno con i nostri ristoranti ci impegniamo affinché la nostra presenza sul territorio non si limiti soltanto all’offerta di un servizio. Desideriamo metterci in ascolto delle necessità del luogo in cui siamo e delle persone che lo abitano, lavorando insieme a enti e istituzioni locali per dare forma ad azioni concrete e positive di cui tutta la comunità possa beneficiare, specie chi ne ha più bisogno.”

 

Dal rapporto finale dell’ottava edizione di “Welcome. Working for Refugee Integration”, il programma di UNHCR Italia che promuove l’inclusione delle persone rifugiate nel mercato del lavoro italiano emerge che nel 2025 sono stati attivati 18 mila e 600 percorsi professionali, con un incremento di circa il 15% rispetto all’anno precedente. Le aziende premiate sono 230, tre in più rispetto al 2024. Dall’avvio del programma, il numero delle candidature ricevute è quasi quadruplicato, passando da 67 del 2017 a 258 nel 2025. Risultati che non rappresentano soltanto indicatori di crescita, ma segnali chiari di un cambiamento strutturale nell’attenzione delle imprese all’inclusione lavorativa dei rifugiati, costruito nel tempo attraverso un impegno condiviso e oggi chiamato a consolidarsi ulteriormente.

 

 

 

Estate in montagna, Regione Piemonte e Soccorso Alpino: la sicurezza parte dalla preparazione

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Con l’arrivo dell’estate e il crescente afflusso di escursionisti sui sentieri e nelle vallate alpine, Regione Piemonte e Soccorso Alpino e Speleologico Piemontese lanciano un appello a chi sceglie la montagna come meta per il tempo libero: affrontare ogni escursione con preparazione, prudenza e senso di responsabilità.

Le montagne piemontesi rappresentano una delle principali attrazioni turistiche della regione e ogni anno richiamano migliaia di persone, tra appassionati di trekking, sport all’aria aperta e vacanze nella natura. Proprio l’aumento delle presenze rende ancora più importante adottare comportamenti corretti per ridurre il rischio di incidenti.

Una buona pianificazione dell’itinerario, la verifica delle condizioni meteorologiche, la scelta dell’attrezzatura più adatta e una corretta valutazione delle proprie capacità sono gli elementi fondamentali per vivere la montagna in sicurezza.

«A chi sceglierà il Piemonte per le proprie escursioni, per una giornata nei rifugi o per una vacanza nelle nostre vallate vogliamo rivolgere un caloroso benvenuto. Le nostre montagne sono tra i patrimoni più preziosi della regione e meritano di essere vissute e frequentate. La sicurezza non inizia quando si presenta un’emergenza: comincia prima di partire, nella scelta dell’itinerario, nella pianificazione dell’escursione e nella capacità di valutare correttamente le proprie possibilità. Oggi, però, i cambiamenti climatici ci impongono una consapevolezza ancora maggiore. Eventi meteorologici estremi, ondate di calore e temporali improvvisi possono modificare rapidamente le condizioni dell’ambiente alpino, rendendo anche percorsi abitualmente frequentati più impegnativi e imprevedibili. Per questo preparazione, informazione e rispetto delle regole sono oggi strumenti fondamentali tanto quanto l’attrezzatura e la preparazione fisica», sottolinea l’assessore regionale allo Sviluppo e alla Promozione della Montagna Marco Gallo.

Anche il Soccorso Alpino evidenzia come la stagione estiva sia iniziata in anticipo rispetto agli anni passati, con un conseguente incremento delle attività di soccorso.

«Le condizioni meteorologiche a cui abbiamo assistito – aggiunge Luca Giaj Arcota, presidente del Soccorso Alpino e Speleologico Piemontese – hanno anticipato di un mese l’inizio dell’estate portando a un precoce avvio della stagione più impegnativa per i nostri tecnici. È un dato di fatto: più persone frequentano la montagna e maggiori sono le probabilità di incidente. Bel tempo e caldo sono un invito irresistibile per tutti gli appassionati di montagna e delle sue attività, ma comportano inevitabilmente un aumento di lavoro per noi. Per questo chiediamo a tutti un piccolo sforzo aggiuntivo di responsabilità per ridurre più possibile l’attivazione dei nostri volontari e del Servizio Regionale di Elisoccorso di Azienda Zero Piemonte».

Secondo Regione Piemonte e Soccorso Alpino, i cambiamenti climatici stanno modificando sempre più rapidamente l’ambiente alpino. Temperature elevate, temporali improvvisi e l’instabilità di alcuni versanti possono rendere impegnativi anche itinerari normalmente considerati semplici. Per questo è indispensabile informarsi sulle condizioni dei sentieri, consultare le previsioni meteo e scegliere percorsi adeguati alla propria esperienza.

Tra le principali raccomandazioni rivolte agli escursionisti figurano la raccolta preventiva di informazioni sul tracciato, sul dislivello e sui tempi di percorrenza, l’utilizzo di calzature e attrezzature idonee e la possibilità di chiedere consigli ai professionisti della montagna, come guide alpine, rifugisti e operatori turistici.

È inoltre fondamentale controllare sempre il meteo prima della partenza, pianificare l’escursione tenendo conto delle temperature e dell’eventuale rischio di temporali e scegliere un abbigliamento adeguato alle condizioni previste.

Un altro consiglio riguarda la sicurezza personale: è opportuno portare con sé un telefono cellulare completamente carico, pur ricordando che in alcune zone la copertura può essere assente. Per questo motivo è buona norma comunicare preventivamente a familiari o amici l’itinerario scelto e l’orario previsto per il rientro.

In caso di emergenza è necessario contattare il Numero Unico Europeo 112, fornendo indicazioni il più possibile precise sul luogo dell’incidente e sulle condizioni della persona coinvolta, possibilmente attraverso le coordinate GPS ricavate dallo smartphone. Il Soccorso Alpino suggerisce inoltre di installare l’applicazione GeoresQ, sviluppata dal Corpo Nazionale Soccorso Alpino e Speleologico, che consente di trasmettere rapidamente una richiesta di soccorso.

Gli escursionisti sono invitati anche a considerare che, in ambiente montano, i tempi di intervento possono essere sensibilmente più lunghi rispetto a quelli di un contesto urbano. Le condizioni meteorologiche o la contemporanea gestione di emergenze più gravi possono infatti ritardare sia l’arrivo dell’elisoccorso sia quello delle squadre di terra. Va inoltre ricordato che materiali ingombranti, come le biciclette, non possono essere trasportati dagli elicotteri durante le operazioni di recupero.

Regione Piemonte e Soccorso Alpino raccomandano infine di richiedere l’intervento dei soccorsi solo quando realmente necessario, così da non sottrarre mezzi e personale alle situazioni di maggiore gravità.

L’obiettivo dell’iniziativa è rafforzare la cultura della prevenzione, ricordando che la sicurezza in montagna dipende soprattutto dai comportamenti individuali. Una preparazione accurata e alcune semplici precauzioni possono contribuire a rendere più sicure le escursioni e a ridurre il numero degli incidenti, permettendo a tutti di vivere la montagna con entusiasmo, rispetto e consapevolezza.