Si parte il 18 settembre con 6 appuntamenti consecutivi. Udito Italia: «Accendiamo i riflettori sull’importanza della salute uditiva»
Stiamo assistendo a una ridistribuzione demografica senza precedenti, in cui entro il 2050 la proporzione di anziani tenderà a raddoppiare, passando dall’11% al 22% della popolazione totale. Nei prossimi 5 anni, per la prima volta nella storia dell’umanità, il numero di individui di età uguale o superiore a 65 anni supererà quello dei bambini al di sotto dei 5 anni. Gli anziani avranno un ruolo sempre più importante nella società ma soprattutto avranno voglia di essere protagonisti della vita sociale. Un anziano sano è fondamentale per la società, bisogna quindi favorirne il mantenimento dell’autosufficienza e della qualità di vita. E fondamentale in questo senso è l’udito, il cui ruolo nel mantenimento di una vitta attiva è troppo spesso sottovalutato. Ed è proprio l’obiettivo di Udito Italia, sensibilizzare i cittadini sull’importanza della salute uditiva. Per questo ogni anno la Onlus porta in giro per l’Italia la sua campagna di prevenzione più importante: “Nonno Ascoltami! – L’Ospedale in piazza”. Per l’edizione 2022 in totale 6 domeniche, dal 18 settembre fino al 23 ottobre, una campagna sostenuta dall’Oms e dal Ministero della Salute, che si affida alla consolidata formula con medici specialisti, professionisti sanitari e volontari per una giornata a disposizione dei cittadini per aiutarli a conoscere meglio questo importante senso, l’udito.
La Tredicesima edizione della campagna partirà il 18 settembre e il programma si snoderà su 6 domeniche (fino al 23 ottobre) coinvolgendo più di 30 piazze con medici specialisti e tecnici dell’udito che per un’intera giornata saranno a disposizione dei cittadini nelle piazze di riferimento.
Tutte le date e le città sono disponibili sul sito: https://uditoitalia.it/cosa-facciamo/campagne-di-sensibilizzazione/nonno-ascoltami/
Anche quest’anno si consolida la partnership con Croce Rossa
Tornano Nonno Smart, Nonno Express e la Piazza in diretta
Computer, smartphone, app, social network: oggi anche per i nonni è sempre più importante essere in rete. I “digital volunteer” IBM durante le domeniche di Nonno Ascoltami! metteranno a disposizione la propria competenza per trasformare la tecnologia in un compagno utile ed affidabile per la terza età. Inoltre quest’anno si rafforza l’attenzione verso l’educazione digitale degli anziani grazie alla collaborazione con BearIT, azienda specializzata in tecnologie informatiche che ha curato i contenuti della Guida Nonno Sm@rt che in versione cartacea e digitale sarà distribuita in occasione della campagna oltre ad essere scaricabile on line. Una serie di utilissimi consigli, accompagnati anche da video, per spiegare il funzionamento delle app, dello Spid e per prevenire le truffe sul web. Infine, ogni domenica mattina, ad accompagnare l’evento in piazza anche un appuntamento in live streaming – “La Piazza in diretta” – per approfondire temi sulla salute uditiva con medici e ospiti in studio che risponderanno in diretta alle domande dei cittadini.
I dati della salute uditiva
In Italia sono oltre 7 milioni le persone con problemi di udito, corrispondenti all’12,1% della popolazione, una persona su tre (tra gli over 65). Solo il 31% della popolazione ha effettuato un controllo dell’udito negli ultimi 5 anni, mentre il 54% non l’ha mai fatto. Solo il 25% di coloro che potrebbero averne beneficio usa l’apparecchio acustico, nonostante l’87% di chi ne fa uso, dichiari migliorata la propria qualità di vita
Al livello mondiale, l’Oms stima che circa il 5% della popolazione “convive” con una perdita uditiva e si prevede che circa una persona su quattro entro il 2050 sperimenterà una forma di diminuzione dell’udito (pari a quasi 2,5 miliardi di persone in tutto il mondo).
Oggi, in occasione del lancio della campagna, presso il Ministero della Salute, numerosi esperti sono stati chiamati a confrontarsi sul tema dell’invecchiamento attivo.
Hanno partecipato all’evento, tra gli altri: il giornalista Luciano Onder, Marcella Marletta, già direttore generale Dispositivi Medici, Ministero Salute, coordinatrice comitato scientifico Fondazione Mesit, Nazario Pagano, senatore, Elvia Raia, Presidente nazionale Senior Italia Federcentri, Fernanda Gellona, direttore Confindustria Dispositivi Medici; Corrado Canovi, segretario generale Fia (Federazione Italiana Audioprotesisti), Giuseppe Tortoriello, Presidente AOOI, Associazione Otorinolaringologi Ospedalieri Italiani, Francesco Florenzano, Presidente UNIEDA (Unione italiana educazione degli adulti), Francesco Saverio Mennini, Professore di Economia Sanitaria e Economia Politica, Research Director-Economic Evaluation and HTA, CEIS, Università degli Studi di Roma “Tor Vergata”, Marco Cossolo, presidente Federfarma Francesco Asdrubali, presidente Aia (Associazione Italiana Acustica), Francesca Picierno, portavoce della Questura di Roma; Antonio Magi, presidente Sumai, Antonio Vittorino Gaddi, presidente Associazione Italiana di Telemedicina; Floriana Ferrara, Corporate Social Responsibility Country Manager di IBM, Marco Silvestri, Amministratore BearIT.
Un silenzio assordante, mi verrebbe da scrivere usando un’espressione tanto inflazionata. Troppo inflazionata! E allora no. Allora scrivo, con parole che forse rendono perfino meglio l’atmosfera di quella spianata di balconi deserti che mi trovo di fronte, affacciati nel vuoto di un cortile grigiastro, abitato solo da poche biciclette “ancorate” a terra: allora scrivo un silenzio triste, triste e dolce ad un tempo. Ho un pelino di groppo in gola in questo scampolo d’estate torinese. La prima senza Adele. La mia dirimpettaia al quarto piano di fronte. Al suo balcone è rimasta solo la vecchia tenda di nylon, aggrappata a fatica, maltrattata dalle piogge incattivite e dalle sfuriate di vento e grandine di un agosto secco bruciante e bizzarro. Il televisore di Adele non parla più. Meglio sarebbe dire non “urla” più. Come andiamo oggi, Adele?, le chiedevo ogni volta che ci incrociavamo dalle rispettive ringhiere. Un incrocio piacevole di sguardi, qualche lagnanza per quei suoi 85 anni che ormai cominciavano a pesare un po’ troppo, poche parole che passavano dall’italiano allo strettissimo torinese o dallo strettissimo torinese ad un improbabile maccheronico piemontese (il mio). A va abastansa bin, la fuma andé! E ti? E tua fumna? Le classiche due parole. Tanto per dire. Con me. E con gli altri “balconari”. Ma che bastavano a frenare per pochi minuti l’interminabile solitudine. E poi quella benedetta (ma davvero benedetta, per lei) televisione, sua miracolante compagnia. Accesa tutto il dì, sparata a tutto volume, fatta eccezione per le prime ore pomeridiane, concesse a un breve pisolo. Era la prima cosa che Adele faceva ogni mattina, in ogni stagione, a finestre chiuse o (giocoforza, in primavera e in estate) aperte: accendere il televisore. Che regalava, senza limiti, voci, suoni e musica a tutto il suo condominio e a quelli che gli stavano intorno. Qualcuno protestava. Ma Adele regolava i volumi (anche quelli del telefono) in tal maniera da tararli alle potenzialità (assai scarse!) del suo udito. A me, sinceramente, quelle voci tenevano compagnia. Mi arrivavano in cucina e mi tenevano perfino aggiornato sui vari programmi Tv. Se d’estate mi affacciavo al balcone potevo tranquillamente sentirmi tutto il Tg. Solitamente prediligeva quelli Rai. In fondo era come ascoltare un radiogiornale. Solo voci. Senza figure e senza immagini. Perfino meglio, forse! A l’è trop aut? Mi chiedeva qualche volta. Sagrinte nén, le rispondevo, tentando un briciolo di piemontese. Vai serena! Chissà se mi sentiva? Ciau né, mi salutava con la manina. E sempre mi regalava un sorriso. Un sorriso dolce e antico. Da torinesissima madamin d’antan. Testa lucidissima, Adele era sempre informata su tutto. In tempo di elezioni, piagnucolava Oh basta là, mi sai pi nén chi vuté, a’m fidu pi nén ‘d gnun! E allargava le braccia al cielo. Che dirle? Cara Adele! Da tempo, ormai, il tuo balcone è vuoto. La tua casa è vuota. Il tuo televisore è tristemente muto. Un malore, alcuni mesi fa. Il ricovero in ospedale. Poi il tuo brevissimo ritorno a casa. Sola. E necessariamente la soluzione presa dalle nipoti di affiancarti una badante. Destino di tante e tanti anziani, soli come te e non più in grado di vivere in autonomia. Decisione mal tollerata, però. Un “no” irremovibile. Per la carità, parleme nén d’na badante!: troppo orgogliosa, troppo lucida, troppo indipendente. E allora e definitivamente, casa di riposo. Di te ora non ho, non abbiamo (forse qualcuno sì) più notizie. Questa è stata la prima estate senza di te. Che pena affacciarsi al balcone! Quello squarcio nell’attempata tenda di nylon sembra quasi aprire un varco alla tua presenza. Ma al di là c’è solo silenzio. Un silenzio desolante e (questa volta, lasciatemelo dire!) assordante. Da far male.