La bella mostra “Divisionismo-Rivoluzione della luce” al Castello Visconteo di Novara, curata da Annie Paule Quinsac a cui si deve il grande merito di essersi per prima interessata al Neo Impressionismo scientifico, mette a confronto i vari esponenti di quello che fu denominato per comodità “Movimento” anche se al nascere non vi fu un manifesto degli artisti, concordi tutti nella tecnica del colore diviso ma non nello spirito
Per noi monferrini, che riteniamo “Nostro” Angelo Morbelli, che nei mesi estivi viveva alla Colma di Rosignano dove esistono ancora intatti l’ atelier di Villa Maria e il giardino tante volte ritratto, trovare esposti ben sette dipinti è un motivo in più per invogliare alla visita.
Decantate le mode, trascorso il tempo necessario per arrivare ad una definitiva valutazione, egli, oltre ad essere ritenuto il più osservante nell’applicazione alla pittura delle teorie dell’ottica, senza dubbio è riconosciuto grande artista dallo stile personalissimo dimenticando i giudizi penalizzanti di Grubicy che lo riteneva irritante per la troppa precisione e persino della stessa Quinsac che lo definiva scolaretto di modesto talento benché ne riconoscesse il ruolo di attento ricercatore e sperimentatore. Il confronto tra i vari artisti esposti evidenzia affinità e discordanze, il decorativismo onirico e allucinato di Gaetano Previati, il misticismo proletario e la coscienza politica di Giuseppe Pellizza, la visione panteistica di Giovanni Segantini, l’accanita denuncia sociale di Emilio Longoni, l’adesione al vero di Morbelli che lo avvicina ai modelli letterari di Verga e Capuana nel cogliere ciò che vede con un certo distacco e fatalismo.

Pur con interesse e commozione ai problemi sociali, nel clima del socialismo umanitario del suo tempo, Morbelli ha un atteggiamento tiepido, distante dalla adesione alle lotte progressiste di classe di un Longoni (In mostra “l’oratore dello sciopero”), di un Pellizza e di altri pittori divisionisti. Nella prima sala troviamo uno dei suoi temi preferiti riguardo la semplice quotidianità della vita agreste, espressa nella “Partita alle bocce” contrapposta a “Fumatrici di hashish” di Previati intriso di maledettismo baudelairiano, differenziandosi anche da “Dopo il temporale” di Segantini più inquietante e vibrante già improntato alla rivoluzione della luce.Il “Consiglio del nonno – parlatorio luogo del Pio Albergo Trivulzio”, facente parte della serie sulla poetica della vecchiaia, è trattato da Morbelli senza toni tragici, con la consapevolezza che essa è qualcosa di ineluttabile, tristezza, malinconia, rimpianto ma non dramma.
I suoi vecchi sono accuditi, puliti, vestiti dignitosamente, non descritti in scene strappalacrime; in questo caso il vecchio è non come al solito rassegnato e inattivo, anzi assume il ruolo gratificante di elargire saggezza alla nipote facendo tornare alla mente le “Vecchine curiose” vivaci e motivate nell’osservare un quadro dell’artista sul cavalletto.Nella terza sala il trittico “Sogno e realtà” diventa metafora del trascorrere del tempo, della dialettica vita – morte, giovinezza-vecchiaia, attraverso un simbolismo di facile comprensione avulso da oscuri intellettualismi mentre nella sala successiva “Neve”, realtà fotografica di purezza cristallina con sfoggio di padronanza tecnica, si differenzia dalle nevicate più liriche di Previati e di Pellizza oltre che dal simbolismo segantiniano che in “Savognino sotto la neve” allude al significato pregnante della coltre bianca come morte di tutte le cose.
L’ultima sala fa ritrovare il tema del paesaggio con “Alba domenicale” del 1915 che, come spesso usa Morbelli, ritorna su iconografie precedentemente trattate, in questo caso nel 1890 quando dipinse una stradina collinare che scende alla Cappelletta verso Terruggia, sullo sfondo, percorsa da alcuni devoti monferrini con il vestito della festa, mentre si recano alla Santa Messa domenicale.Infine la splendida “Meditazione” presenta uno dei più alti momenti della sua arte portando l’artista ad una dimensione di purezza assoluta nel ritrarre ragazze adolescenti, immobili, immerse in pensieri segreti, estraniate e inconsapevoli della presenza del pittore che non pretende di penetrare nel loro mondo interiore.
Ne esce un’atmosfera di silenzio, mistero e atemporalità quasi metafisica dove tutto si ferma, niente a che spartire con le figure femminili di Degas, spiate per cogliere voyeuristicamente la gestualità dei corpi nelle azioni quotidiane.Una mostra imperdibile che, come le precedenti alla Galleria Bottega Antica, alla GAM di Milano e al Museo Civico di Casale Monferrato, durante il 2019, contribuisce a celebrare il centenario della morte del nostro grande artista.
Giuliana Romano Bussola
“Panni stesi al vento” nelle sale della Galleria “Arte per Voi” di Avigliana
Sicuramente non era intenzione di Curto scalpellare via il nome dei Savoia da una storia che appartiene al Piemonte e che nessuno può disconoscere. Curto è infatti uno studioso che perpetua la tradizione di suo padre, nobilmente espressa al Museo Egizio, anch’esso voluto dai Savoia, e come tale si è comportato anche questa volta.
“Dipingere l’Asia dal vero”. Fino al 14 giugno in mostra al MAO /
dall’intensa attrazione per i romanzi di Jules Verne. Ancora giovanissimo – per bagaglio, scrisse lui stesso, solo pennelli, colori, taccuini vari e una pistola – gira il mondo in lungo e in largo, visitando prima alcuni paesi dell’Africa settentrionale e dell’America, per poi muoversi verso l’Asia: Cina, Giappone (nell’isola di Hokkaido, fu il primo occidentale ad entrare in contatto con il popolo allora del tutto sconosciuto degli Ainu), Corea, Tibet e Nepal. Ovunque dipinge. Annota. Documenta. Con uno sguardo da eccentrico “colonialista” come lo definisce il curatore della mostra. In quei luoghi misteriosi e, ai più, privi di connotazioni geografiche e culturali, dipinge con buona tecnica centinaia di opere “dal vero” in uno stile rapido, immediato e piacevolmente materico d’impronta decisamente impressionistico-macchiaiola. Le sue avventure, non poche e non da poco (in Tibet fu catturato e torturato a lungo, in Brasile si trovò faccia a faccia con un boa constrictor e sopravvisse a
16 giorni di assoluto digiuno) gli fornirono anche materiale di prima mano per i suoi 11 libri, tutti di gran successo e illustrati con le riproduzioni dei quadri dipinti in viaggio o con le fotografie da lui stesso scattate. L’esposizione al MAO (che segue quella realizzata sei anni fa alla Galleria d’Arte Moderna di Firenze) raduna il corpus più consistente e a noi noto della sua produzione artistica: circa 130 dipinti ad olio, 10 acquerelli e 5 disegni. Il tutto proveniente da più collezioni private e capace di rendere la meritata gloria a un pittore ancora tutto da rivalutare dopo decenni d’immeritato oblio, a un artista decisamente “moderno” con i suoi soggetti “en plein air”, ben lontani “dallo stile minuziosamente classico della pittura di genere orientalista allora in voga”. Dalla realistica “Ragazza Ainu con bambino sulle spalle” alle poetiche “Figure sotto i ciliegi in fiore” fino alla coreografica “Danza delle donne Ainu”, ma anche nei soggetti paesistici come lo “Scorcio con il portale principale del Palazzo Reale a Seoul”, appare del tutto evidente la singolarità documentaristica di una pittura capace di “fotografare” con immediatezza “luoghi e persone che di lì a qualche decennio sarebbero completamente cambiati per effetto dell’incipiente globalizzazione”. Oltre ai dipinti realizzati in Asia, in mostra sono presenti anche alcune opere eseguite da Savage Landor durante l’adolescenza a Firenze, nel corso dei suoi viaggi in Europa e nella sua prima esperienza oltre confine, in Egitto, oltreché tutti i volumi da lui stesso pubblicati. Per l’occasione è stato anche realizzato un catalogo bilingue italiano/inglese, edito da SAGEP, con saggi di Francesco Morena e Silvestra Bietoletti.
“Dipingere l’Asia dal vero”
L’intervento del gruppo Palazzetti. Nel Salone delle Guardie Svizzere a Palazzo Reale
attraverso le sale del palazzo. Una dignità che, finalmente, torna a parlarci del nostro territorio e della sua ricchezza, rimettendo a vista, dopo un restauro durato tre mesi e per cui sono occorse 774 ore di lavoro, la bellezza dei marmi usati (di “musicalità di colori” parla ancora Pagella), taluni oggi scomparsi. Dieci persone all’opera, sotto la guida di Annarosa Nicola, le radici ad Aramengo, la competenza e la passione riunite in una sola famiglia ed in un gruppo vincente, un accanito lavoro di pulizia, una webcam a riprendere giorno dopo giorno le tante tappe dei risultati raggiunti, la salvaguardia di questo piccolo gioiello ma imponente e prezioso, l’alternarsi di marmi policromi e di pietre dure, una struttura nobilitata da colonne binate, dai putti di Quadri (forse un riciclo di epoca più antica) e dai busti antichi di imperatori romani (Giulio Cesare al centro, di sapore ellenistico quello a destra di chi guarda), in marmo bianco di Carrara, l’eleganza e il gusto modernamente legati alla corte da Carlo Emanuele II, sovrano mecenate pronto a riunire a Torino quelle opere antiche che andava acquistando durante i suoi viaggi a Roma.
“The ballad of forgotten places”
sorta di dagherrotipo dall’azione del tempo”. Al centro dello spazio, sopra un basamento, si vede un libro d’artista di trecento pagine che raccoglie una serie di fotografie scattate dalla coppia in vent’anni di lavoro e modificate pittoricamente con la stessa tecnica delle immagini a parete, che testimoniano luoghi scomparsi, alterati e dimenticati.



Nei Musei torinesi, sarà avanti tutta per le coppie, comunque esse siano formate, per il giorno dedicato alla Festa di San Valentino, venerdì 14 febbraio prossimo.
“Reali Mon Amour” è invece lo slogan, per un San Valentino speciale all’insegna della cultura e del buon cibo, adottato dai Musei Reali, in Piazzetta Reale 1 a Torino. Intanto anche qui chi entrerà in coppia in uno dei prestigiosi siti inseriti nel Polo Museale costituitosi nel 2016 (Palazzo Reale, Giardini Reali, Biblioteca e Armeria Reale, Galleria Sabauda, Museo Archeologico, Palazzo Chiablese e Cappella della Sacra Sindone), per la giornata di San Valentino pagherà un solo ingresso anziché due. Ma non solo, alle 17 e alle 18, è anche in programma uno speciale percorso guidato agli Appartamenti Nuziali del secondo piano di Palazzo Reale, accompagnato ad uno sfizioso aperitivo, in Caffetteria, nella Corte d’Onore. Costo Euro 5, a persona; prenotazione al numero 011/19560449. E ancora, sempre al Caffè Reale, sarà possibile cenare le sere del 14 e 15 febbraio al prezzo di Euro 40 a coppia. Per chi si presenterà con il biglietto dei Musei Reali emesso in giornata, prezzo speciale scontato di Euro 32. Prenotazione al numero 335/8140537.
Da ricordare inoltre che fino al 16 febbraio sarà possibile fruire della “promozione speciale” di San Valentino acquistando due tessere relative all’Abbonamento Musei Piemonte Valle d’Aosta al costo di Euro 45 ciascuna invece di Euro 52. La carta permette di accedere gratuitamente e ogni volta che lo si desideri ad oltre 250 musei, residenze reali, castelli, giardini, fortezze, collezioni permanenti e mostre temporanee del Piemonte e della Valle d’Aosta aderenti al circuito (Info Piemonte – Abbonamento Musei, via Garibaldi 2, Torino; tel. 800329329). g.m.