“TOAsean Design”. Fino al 29 agosto
Gioielli e monili vari progettati da giovanissimi, promettenti designer e ispirati alle antiche culture orientali. Alcuni lasciati liberi di spaziare all’inverosimile, navigando verso esiti di assoluta, fantasiosa e incontrollata futuribilità. Come la“Supervidere” (alla latina), strabiliante “parure” formata da un visore e da due grandi anelli in plexiglas rosso e acciaio inox. L’antico è totalmente alle spalle e le porte del futuro (più o meno immaginabile) del tutto spalancate.

Siamo davanti a uno dei pezzi realizzati dagli studenti del secondo anno del corso triennale in “Design del Gioiello e Accessori” di IED – Istituto Europeo di Design di Torino, ispirati alle opere del MAO-Museo d’Arte Orientale ed esposti fino al prossimo 29 agosto, insieme ad alcuni pezzi realizzati da undici eccellenze artigiane piemontesi nel “Salone Mazzonis” dello stesso Museo di via San Domenico. La mostra dal titolo “TOAsean Design” torna dunque a rinnovare anche per quest’anno la collaborazione fra IED e MAO e vede la sua realizzazione grazie al contributo della “Fondazione CRT”, nell’ambito dell’omonima iniziativa sostenuta da Camera di Commercio Italia Myanmar, per promuovere il design italiano in Oriente e rafforzare il rapporto culturale fra l’Italia e i Paesi del Sud Est Asiatico. Sette gli studenti – designer coinvolti. Folgorante per loro è stato l’incontro con statue e oggetti provenienti da mondi ed epoche tanto lontane, dalle immagini scultoree del Buddha, ad ori e argenti di inestimabile pregio, piuttosto che dalla figura del dio Ganesh con corpo umano e testa di elefante come dalle immagini del divino Krishna, manifestazione terrena del dio Vishnu, intento a suonare il flauto omaggiato dalle “gopi” o “giovani mandriane”.Stimoli eccezionali per muovere occhi e mani e fantasia, in un mix assolutamente fruttuoso nella progettazione di gioielli ed accessori presentati in mostra quali pezzi unici declinati in chiave totalmente contemporanea. Al fianco dei giovani “magnifici sette”, troviamo anche quest’anno undici imprese artigiane appartenenti alla “CNA Torino – la Confederazione Nazionale dell’Artigianato Piccola e Media Impresa” – che, oltre a supportare tecnicamente la realizzazione delle opere degli studenti, hanno progettato o rivisitato anch’esse altrettanti oggetti preziosi delle loro collezioni sulla base di suggestioni provenienti dalle opere custodite al MAO, portando così in rassegna undici creazioni che testimoniano appieno la competenza e la creatività delle imprese artigiane piemontesi. Supervisore del progetto, Daniela Bulgarelli, coordinatrice del corso triennale in “Design del Gioiello e Accessori” di IED-Torino che afferma: “La sinergia tra design e artigianato ha permesso agli studenti IED di lavorare al fianco degli artigiani torinesi, facendo esperienza diretta di tradizioni d’eccellenza del territorio e acquisendo competenze legate a particolari lavorazioni grazie al confronto con specifici materiali, processi e tecniche di produzione”. Mentre dal MAO si ribadisce: “L’esposizione è il risultato di solide relazioni da noi costruite nel tempo con importanti attori istituzionali del territorio e, grazie al supporto della Camera di Commercio Italia Myanmar, diventa un’interessante occasione di promozione per gli studenti e per le eccellenze artigiane piemontesi, che avranno la possibilità di far conoscere il proprio lavoro a livello nazionale e internazionale”.
Gianni Milani
“TOAsean Design”
MAO-Museo d’Arte Orientale, via San Domenico 11, Torino; tel. 011/4436932 o www.maotorino.it
Fino al 29 agosto
Orari: merc. giov. ven. 13/20; sab. e dom. 10/19







Solo alcune delle grandi opere monumentali, obelischi soprattutto, realizzate per numerose piazze d’Europa. Oggi Ivan Theimer vive fra Francia e Italia, fra Parigi e Pietrasanta, coltivando ancora una forte passione per i viaggi in luoghi remoti alla ricerca di paesaggi che ama fissare in deliziosi acquerelli, ben studiati nei giochi di luce e trasparenze di colore. A lui il Museo “Accorsi-Ometto” di Torino dedica oggi, e fino al 19 settembre, una personale, di quelle da non perdere. Una mostra, curata da Marco Meneguzzo, articolata in un’ottantina di opere (fra sculture, dipinti, grafica e disegni) che partono dal Cortile del Museo di via Po per accedere al secondo piano negli spazi espositivi interni della Galleria. Già ben esemplificativo, oltreché suggestivo, il titolo: “Selva simbolica”. E il perché ce l’abbiamo subito al primo impatto, davanti agli occhi, varcando la soglia del Cortile, in cui svettano (sempre in verticale, direzione-cielo) opere scultoree che rappresentano l’esatto emblema della sua vita e del suo lavoro come incontro continuo di due elementi: “uno minoritario, di rappresentazione della realtà e uno preponderante, di allegoria, metafora, mito, simbolo”. Ecco allora quell’antico Cortile diventare altro. Ci si aggira fra immagini di perfetta assoluta realtà, grandiose e monumentali, un “urlo” d’arte pura, trasformate in simboli strettamente legati al mito. Una selva, riflessa nello sviluppo plastico in verticale, con le sue tipologie ripetute. Ma “selva simbolica”. Dove una serie di obelischi in bronzo dipinto fa da cornice a un gruppo di bambini con copricapi orientaleggianti, con frutti e pesci tenuti fra le mani e poi tartarughe e stele su cui svetta l’imponente “Arione”, Arione di Metimna o di Lesbo, il citarista dell’antica Grecia prediletto da Periandro, tiranno di Corinto, tratto in salvo dalle acque del mare da un delfino che lo portò fino al santuario di Poseidone a Capo Tenaro. Mito e ancora mito. Allegorie che sfidano il reale. In un percorso stilistico di grande preziosità e raffinate cesellature che richiamano ad un manierismo toscano alla Benvenuto Cellini, ma anche al simbolismo e agli antichi classicismi, dalla civiltà egizia a quella greco-romana. Dal Cortile alla Galleria interna. Qui troviamo dipinti legati agli esordi dell’artista (allievo all’“Ecole des Beaux-Arts” di Parigi, dove riprende gli studi d’arte già conclusi in patria),
minuziosi disegni su carta e i suoi “trous” o “buchi” dipinti dalla fine degli anni Sessanta e “scavati in un terreno metafisico – ricorda Marco Meneguzzo – in un luogo assolutamente non realistico, più vicino a un paesaggio surreale di Yves Tanguy che a un qualsiasi luogo reale”. Dopo la “Sala Tartaruga” dedicata a Ercole e al suo mito (bellissimo e anche forse un po’ ironico l’“Ercole con obelisco” colto in una posa sbilanciata di grande difficoltà con quel peso non indifferente da reggere anche per una montagna di muscoli come quelli attribuiti all’unico mortale riuscito a diventare dio, figlio di Giove e della regina Alcmena), il “Salone Cinese” vede la rappresentazione scenografica della “selva simbolica” con le opere concentrate al centro e svettanti sin quasi a toccare il soffitto, creando una sorta di foresta di obelischi. La sala attigua è infine occupata da altre opere dell’artista come i “d’après” di grandi pittori del passato e dal bozzetto del monumento per il bicentenario della “Dichiarazione dei Diritti dell’Uomo”, eretto in Champ de Mars a Parigi. A concludere il percorso espositivo, troviamo i pilastri/lampade (mirabili opere di moderno design) e gli acquerelli di viaggio dedicati ai luoghi visitati dall’artista nell’arco della sua vita. Attenti. Poetici.Capaci di rendere appieno la volontà di fissare un’emozione nello spazio morbido di una pennellata e nel gioco, atteso anche per ore, del cambio di luci, atmosfere e colori.