In piazza Bottesini a Torino, dal 10 agosto al 12 settembre 2022
Da mercoledì 10 agosto fino al 12 settembre è fruibile in piazza Bottesini a Torino il quarto appuntamento di Opera Viva Barriera di Milano, il Manifesto, progetto ideato da Alessandro Bulgini e curato, per questa edizione dedicata all’arte islandese, dall’artista Jòn Gnarr.
Nell’alternanza di immagini, forme e ispirazioni dei manifesti 6×3 metri in piazza Bottesini, il caldo mese di agosto accoglierà la stravaganza culinario-fotografica di Elsa Yeoman, artista, politica e cuoca, scoperta dallo stesso Jòn Gnarr e trascinata tra le fila del suo partito “The Best Party”, nel quale Gnarr ha coinvolto tantissimi artisti islandesi nella convinzione che solo l’arte possa, in determinate occasioni, fornire un reale spunto per il cambiamento. La lista di Gnarr ha poi vinto le elezioni comunali di Reykjavík così dal 2010 al 2014 Gnarr è stato Sindaco della capitale dell’Islanda e la Yeoman ha svolto il ruolo di assessore alla Cultura.
Sulla sua opera Elsa Yeoman dice: “Quello che faccio e penso è cibo. Amo tutto ciò che lo riguarda: il gusto, l’aspetto, il modo in cui fa sentire le persone. I miei lavori ruotano intorno al concetto di cibo e mi piace trovare modi interessanti per presentarlo agli ospiti, con colori, consistenza e colpi di scena divertenti. ‘Be My Guest’ è un modo di dire che di solito si usa per dare, educatamente, il permesso a qualcuno di fare qualcosa. Quindi, creare qualcosa che per decenni ha avuto un certo aspetto e farlo sembrare completamente diverso è il mio obiettivo. Rompere le tradizioni e vedere la reazione delle persone è ciò che cerco. Prestare attenzione a come ci si sente quando si guarda il piatto. È sempre una questione di reazione. È stato lo scrittore Marco Gavio Apicio, il buongustaio romano del I secolo, a pronunciare la frase ‘Si mangia prima con gli occhi’. E credo che sia ancora vero, o che lo sia sempre stato. Il foraging – la ricerca di cibo nutriente – è una delle funzioni più importanti del cervello. E in noi esseri umani, questa attività si basa principalmente sulla vista.
L’artista opera in modo semplice ma efficace, partendo dal cibo, abbatte le frontiere date dalle consuetudini e dalle tradizioni. Un’opera che entra nella nostra quotidianità per scardinarne le certezze; minare le sicurezze prima di tutto visive ci predispone al “diverso”, perché i cambiamenti più profondi partono da ciò che ci è più vicino.
“Quindi, accomodatevi pure e godete l’opera” – conclude l’artista.
Il progetto artistico di Opera Viva, il Manifesto ha portato, dal 2015, in Barriera di Milano a Torino più di 40 artisti, italiani e stranieri, interpreti dello spazio pubblico di 6×3 metri (Cimasa 50530) in piazza Bottesini.
“Ci sono molte più cose che non esistono di quelle che esistono”: pensiero e parole di Tony Cragg, fra i massimi e più acclamati esponenti della scultura contemporanea a livello mondiale. Pensiero e parole che ci fanno da guida sapiente nell’addentrarci in quell’universo di forme non poco spaesate e inquietanti che paiono essere misteriosamente calate da altri mondi per invadere la sacralità dei Giardini e dei magnifici esterni della “Reggia di Venaria”. Se infatti Cragg, classe ’49, nato a Liverpool ma dagli anni Settanta residente in Germania, a Wuppertal (dove ha dato vita nel 2008 allo “Skulpturenpark Waldfrieden”, un grande parco dove sono visibili le opere scultoree di tanti celebri artisti contemporanei) la pensa così, ci sentiamo decisamente meno impreparati e più incoraggiati ad affrontare la mostra – curata dal direttore della Venaria Guido Curto – e a lui dedicata, fino all’8 gennaio del prossimo anno, nel percorso espositivo permanente della Reggia, dal ’97 Patrimonio Mondiale dell’Umanità-UNESCO. Quelle opere di notevolissime dimensioni, monumentali, dalle forme mosse e sinuose, plasmate usando svariati materiali – dal bronzo al legno, dalla vetroresina all’acciaio – e in tanti casi in lite accesa (così sembra a prima vista) con le leggi dell’equilibrio, ci raccontano allora quale sia per l’artista il ruolo da lui attribuito all’arte scultorea.

Personalmente, ne ricordo tre con grande affetto. Affetto perché, giovane studente di Lettere a Palazzo Nuovo, mi permisero di completare la mia preparazione a un Seminario di Storia dell’Arte sulla “Pittura veneta del ‘500” e di portarmi a casa un bel 30 con lode assegnatomi dal mitico indimenticabile professor Aldo Bertini che, in quell’occasione, mi propose (inascoltato, con rammarico) di laurearmi con lui, sotto la guida dell’anche lui grande, allora suo assistente, Gianni Carlo Sciolla. Correvano gli Anni ’70. E i tre che mi porto in mente con affetto erano tre fascicoli de “I Maestri del Colore” (Fratelli Fabbri Editori) che avevo trovato sulle storiche bancarelle (tutt’oggi meta d’obbligo per gli appassionati di libri d’antan) di via Po, davanti al Palazzo delle segreterie delle Facoltà Umanistiche dell’Ateneo torinese. Primo fascicolo “Giorgione”, con un eccelso approfondimento sulla “Tempesta” (fra le opere ancora oggi più misteriose della storia dell’arte italiana), il secondo e il terzo dedicati a “Giovanni Bellini” e a “Tiziano”, in copertina due stupefacenti “Madonne col Bambino” fra le tante realizzate dai due Maestri veneti. Già! Chi non ricorda la storica serie pubblicata, fra il 1963 ed il 1967, a fascicoli settimanali dalla “Fabbri”, dedicati ogni volta a un Maestro o ad una Corrente dell’arte internazionale, con testi critici particolarmente chiari puntuali e divulgativi accompagnati da tavole con illustrazioni a colori di grande formato (la copertina, del resto, misurava ben 35,5 cm, di altezza)? Fascicoli indimenticabili. Ancora oggi presenti nelle librerie di molte case italiane e ancora oggi reperibili, con facilità, nei vari mercatini dell’Antiquariato o sempre fra le suggestive bancarelle (lì, il tempo sembra essersi fermato!) di via Po. Fenomeno culturale che rivoluzionò allora il mercato editoriale legato alla storia dell’arte, quei fascicoli rappresentarono per molte famiglie italiane un oggetto simbolico, “una dichiarazione di appartenenza a una fascia sociale in crescita, attraversata da un desiderio di cultura e di benessere intrecciati insieme”. Ebbene, sorpresa! Quegli stessi volumi, raggruppati in un’unica opera composta di ben 278 fascicoli li ritroviamo oggi in mostra, fino al 6 novembre, nella “Wunderkammer” della GAM di Torino, sotto il titolo de “I Maestri Serie Oro”, singolarmente elaborati dalla fervida intrigante e inquieta immaginazione creativa del fiorentino (bolognese d’adozione) Flavio Fanelli. Su ciascuna delle iconiche copertine, l’artista– presente nelle più grandi Istituzioni e Rassegne di livello internazionale – è infatti intervenuto utilizzando una o più cartine dorate dei famosi cioccolatini “Ferrero Rocher” “per occultare – come spiega la curatrice della rassegna Elena Volpato – i volti dei ritratti, le scene aneddotiche, le porzioni di
quadri, affreschi e mosaici dove campeggia la figura umana, dove gli sguardi dipinti sembrano cercare la risposta e la complicità dello sguardo degli osservatori”. In un sottile gioco di sottintesi. Di nascondimenti e riscoperte. Non gioco blasfemo. Tutt’altro. Seguendo, par quasi, l’istinto di riportare su un piano alto capolavori troppo arditamente posti alla mercé di tutti. E di riaffermarne la “sacralità” attraverso una copertura dorata, che ben attesti la grandezza dell’opera. Esposti in tre file, ad abbracciare interamente lo spazio della “Wunderkammer”, i 278 fascicoli/collages sembrano esaltare pur anche lo spirito enciclopedico cui l’impresa editoriale volle tendere. “Ma la scelta di Favelli – sottolinea ancora la Volpato – di spezzare le linee del disegno, di complicare la bidimensionalità della pittura, di nascondere il senso di completezza e perfezione che emana da molte di quelle opere esprime un’inquietudine estetica tutta contemporanea, per la quale la pienezza di senso e di forma non è mai data e ogni Maestro è allo stesso tempo riconosciuto e obliterato, oggetto di una celebrazione sincera ed insieme finta, come finta è la foglia d’oro di Favelli: luccicante, ma di carta, d’aspetto prezioso, ma prelevata da una scatola di praline”. L’opera “I Maestri Serie Oro”, che entra a far parte delle collezioni del Museo, rappresenta un nuovo sviluppo del lavoro di Favelli che negli ultimi anni ha più volte indagato il tema dell’oro (ricordiamo la mostra del 2021 “Profondo Oro” alla “Gori Tessuti” di Calenzano – Firenze) sotto molteplici forme, rispecchiando il proprio animo nella lucentezza opaca e cieca di questo materiale prelevato da latte di biscotti, da fondi di specchi, da cartelli pubblicitari di gelati: “una lucentezza pervasiva, da Eldorado, in cui la nostra cultura – conclude la Volpato – si specchia alla ricerca di un bagliore di cui ammantarsi proprio mentre si va offuscando”.
Il quartiere di Barriera di Milano negli ultimi anni è diventato variopinto e decisamente più accattivante. Merito anche del progetto di arte pubblica. B.ART – Arte in Barriera, un bando internazionale di arte pubblica teso a migliorare la qualità urbana e l’attrattività ambientale nel quartiere. Come? Grazie anche ad interventi artistici diffusi di cui uno dei più eclatanti porta la firma dello street art Millo.
petrolio. Il progetto di Nevercrew, un duo di artisti italo-svizzeri, nasce con l’intento di colpire. Colpire chi si ritrova con il naso all’insù proprio nei pressi del Teatro Colosseo di Torino. L’opera di street art è infatti oltre maestosa nella sua realizzazione (25 metri di lunghezza) ma anche nel messaggio che reca con sé. Se si guarda bene accanto all’orso polare di petrolio investito c’è una piccola sedia. L’intento infatti è quello di sottolineare come il comportamento umano stia rompendo il fragile equilibrio naturale facendo sedere lo spettatore davanti ad una sorta di “rappresentazione della realtà”
Mr. Fijodor “Life Below Water” ovvero La balena di via Valprato 68
La biodiversità perde terreno e a rimetterci siamo solo noi. Ammirando “The ode of collapse” ad un primo acchito potrebbe essere un’opera piena di vita, colorata ma in realtà racconta, tramite la pittura, un’altra faccia della medaglia. Le farfalle che compongono il murales sono in realtà morte, estinte a causa dei cambiamenti climatici che stanno sempre più attanagliando il mondo.
Mostra di Paola Bona visitabile dalle 9,30 alle 13 e dalle 15,30 alle 20 tutti i giorni tranne domenica.
