Solo a Torino esiste il Museo della Frutta! Una straordinaria collezione pomologica costituita da centinaia di varietà di mele, pere, pesche, albicocche, susine e uve.

Tutti frutti artificiali modellati alla fine dell’Ottocento, così vivamente dal vero da scambiarli per naturali, dalle mani del geniale artigiano e scienziato Francesco Garnier Valletti, al quale è intitolato il Museo di via Pietro Giuria, 15.

Le mele e le pere da sempre hanno affascinato anche il designer olandese Erik Kessels, tra i personaggi più originali ed irriverenti dell’arte, della grafica e della comunicazione e già curatore del libro “Apples and Pears” che il giornalista altoatesino Hermann Frass pubblicò nel 1968. Un volume interamente stampato su Applepaper ottenuto da polpa e scarti dei frutti per documentare le varietà di quelli destinati alla produzione dei liquori. Erik Kessels ha così progettato, appropriandosi della forza spontanea di immagini amatoriali e familiari, un curioso ed originale mosaico visivo, mettendo in relazione le sue fotografie con la preziosa e splendida collezione di frutta artificiale di Garnier Valletti.

Un autore non autore il Kessels, definito uno “stregone visivo” da Time Magazine e “un antropologo moderno” da Vogue Italia, che preferisce da sempre l’uso di materiale di scarto o di fotografie scattate da altri e soprattutto trovate nei mercatini dell’antiquariato di mezzo mondo; quindi un fotografo senza macchina né obiettivo. È come se volesse comunicare al mondo: abbiamo già troppe immagini, invece di crearne altre, lavoriamo su quelle che esistono già.

Ed aggiunge: “c’è troppa serietà, io cerco la tristezza e la gioia, il divertimento”. La mostra, un’iniziativa dell’Università degli Studi di Torino ed il Museo della Frutta “Francesco Garnier Valletti”, in collaborazione con Fionda, è quindi tutta da visitare, ed è aperta al pubblico sino al 9 settembre, mentre sino al 19 luglio è visitabile gratuitamente insieme al Museo della Frutta, al Museo di Anatomia Umana “Luigi Rolando” ed al Museo di Antropologia Criminale “Cesare Lombroso” che si trovano tutti e tre nello stesso edificio.
Igino Macagno










Ecco tutto il 2022, raccontato nei suoi momenti di “storica” rilevanza in Italia e nel mondo, attraverso le immagini realizzate dai fotografi dell’“Ansa”, prima Agenzia multimediale in Italia e tra le prime a livello internazionale. Scatti di grande resa visiva nonché di formidabile “confezione” tecnica contenuti nell’edizione 2022 (la XVIII) del volume fotografico “PHOTOANSA” e che, in base ad un accordo fra la stessa “Ansa” ed il “Forte di Bard”, possiamo ammirare, all’interno dell’ “Opera Mortai” della Fortezza, da sabato 1° luglio a domenica 22 ottobre.
Ecco allora il ritorno sul palco di tanti artisti dopo i due anni di pandemia, con l’esplosione del fenomeno dei “Maneskin” e le emozioni e le lacrime per i concerti di Vasco Rossi, Jovanotti, Ligabue, Gianna Nannini, Cesare Cremonini e per la vittoria della “Kalush Orchestra” – gruppo musicale ucraino formatosi nel 2019 -all’“Eurovision Song Contest”. E, accanto alla Musica, il riesplodere della grande Cultura, con la riapertura al pubblico dei Musei e delle Gallerie che tornano a proporre e ad esporre opere di inestimabile valore. E poi lo Sport. Con il delirio dei giocatori e dei tifosi rossoneri per lo scudetto al Milan, il diciannovesimo della sua storia, e la gioia per i trionfi degli atleti azzurri agli “Europei di nuoto”, ai “Mondiali di ginnastica” e alla “Coppa del mondo” di pallavolo.
Elsa 


In parete, fra le oltre 200 immagini esposte fino a domenica 8 ottobre, è ben presente anche una delle massime icone fotografiche del secolo scorso, la toccante che di più non si può “Migrant Mother” datata 1936, autentico pilastro della ritrattistica documentaria del Novecento. A firmarla, la grande Dorothea Lange, cui– dopo l’esposizione su Eve Arnold, oltre 27mila visitatori – “CAMERA-Centro Italiano per la Fotografia” dedica la sua “estate – fotografica”, sempre sotto il segno delle più celebri fotografe del XX secolo. In contemporanea, in “Project Room”, il “Centro” di via delle Rosine a Torino presenta un’altrettanto interessante collettiva dedicata a sei giovani talenti del Progetto “FUTURES Photography”, titolata “FUTURES 2023: nuove narrative”. Curata dal direttore di “CAMERA”, Walter Guadagnini, e da Monica Poggi, la mostra “Dorothea Lange. Racconti di vita e di lavoro” presenta la carriera della Lange (Hoboken, New Jersey, 1895 – San Francisco, 1965) in particolare negli anni Trenta e Quaranta, apice assoluto della sua attività e decennio nel quale la fotoreporter (“per scelta un’osservatrice sociale e per istinto un’artista” com’ebbe acutamente a definirla John Szarkowski, fotografo e direttore emerito del Dipartimento di Fotografia del “Museum of Modern Art” di New York) seppe documentare con ruvida ma poetica umanità gli eventi epocali che drasticamente modificarono l’assetto economico e sociale degli States. Fra il 1931 e il 1939, il Sud degli Stati Uniti fu infatti colpito da una grave siccità e da continue tempeste di sabbia, che misero in ginocchio l’agricoltura dell’area, costringendo migliaia di persone a migrare.
Administration” (agenzia governativa incaricata di promuovere le politiche del “New Deal”) a documentare la storica “Grande Depressione” e l’esodo dei lavoratori agricoli in cerca di un’occupazione nelle grandi piantagioni della “Central Valley”. La Lange realizzò, in quei terribili frangenti, migliaia di scatti, raccogliendo storie e racconti, riportati poi nelle dettagliate didascalie a completamento delle immagini. E proprio in questo contesto, realizzò il ritratto, passato alla storia, della giovane madre disperata e stremata dalla povertà (“Migrant Mother”), che vive insieme ai sette figli in un accampamento di tende e auto dismesse. Scatti di realtà remote, eppur così vicine.
mostra – sottolineano i curatori – offre quindi ai torinesi e ai turisti un’occasione imperdibile per conoscere meglio l’autrice di una delle immagini simbolo della maternità e della dignità del XX secolo e interrogarsi sul presente”.
“Dorothea Lange. Racconti di vita e di lavoro” e “FUTURES 2023”