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Chieri, il nuovo gestore dell’area Scotti

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APPROVATO ANCHE IL PROGETTO DI FATTIBILITÀ TECNICO-ECONOMICA PER LA RIQUALIFICAZIONE DELL’AREA VERDE ESTERNA

È stato individuato dall’apposita Commissione selezionatrice l’Ente del Terzo settore con il quale l’Amministrazione comunale avvierà un percorso di co-progettazione al fine di predisporre il progetto definitivo per la gestione del complesso dell’areaScotti: si tratta dell’ATS-Associazione Temporanea di Scopo, che vede come capofila EXEAT ed è composta da Croce Rossa Italiana Comitato di Chieri, La Contrada, Aldente Lab, Frequenze, Fondazione della Comunità Chierese, Coop. Sociale Agricola Settimomiglio.

A tale soggetto saranno assegnati in gestione alcuni degli spazi riqualificati, ovvero: il bar/ristorante, la piazza coperta, la sala polifunzionale per attività di pubblico spettacolo, conferenze ed iniziative pubbliche e attività comunitarie, il desk informativo ed un locale a disposizione, per eventuale ampliamento al fine della sostenibilità della gestione.

Il Gestore sarà tenuto a garantire la piena valorizzazione degli spazi, la custodia, la pulizia e il mantenimento del decoro degli stessi, provvedendo alla manutenzione ordinaria. Si farà carico dell’apertura e della chiusura dei locali della “Piazza delle Associazioni” (ovvero gli spazi che ospiteranno le associazioni chieresi e che saranno assegnati attraverso un apposito bando) e della valorizzazione e cura dell’area verde esterna. Il Gestore dovrà provvedere agli interventi di adeguamento, allestimento o miglioramento degli spazi assegnati. Gli spazi saranno assegnati a titolo gratuito, senza il pagamento di un canone/corrispettivo, e non verranno erogati contributi economici ordinari per la gestione corrente (è previsto un contributo di 150mila euro in conto capitale per sostenere l’investimento iniziale di completamento e allestimento dei locali).

L’ATS, che ha presentato il progetto “Hub di Comunità”, riunisce soggetti con comprovata esperienza nella gestione di servizi sociali, culturali, formativi e di somministrazione, con una forte e consolidata presenza sul territorio chierese. La cooperativa Exeat, che fa da capofila, da dodici anni opera nella ristorazione sociale presso l’Ex Mattatoio; il Comitato CRI di Chieri è attivo dal 1972 e titolare di un Training Center accreditato NAEMT a livello internazionale; la cooperativa sociale La Contrada è impegnata da anni in servizi educativi e socio-assistenziali; Aldente Lab è attiva nella promozione culturale e nella progettazione partecipata; Frequenze opera nell’’organizzazione di eventi e nella gestione di attività culturali; la Fondazione della Comunità Chierese è un soggetto consolidato nella promozione di iniziative filantropiche e di sviluppo locale; la cooperativa sociale agricola Settimomiglio è attiva nell’ambito dell’agricoltura sociale e dell’inclusione lavorativa. Tutti soggetti il cui profilo garantisce continuità operativa, capacità progettuale e radicamento territoriale. Il loro progetto si articola su tre pilastri (ristorazione inclusiva, polo formativo ed eventi, agorà giovanile), dimostra una forte attenzione all’inclusione sociale, alle giovani generazioni e alla dimensione comunitaria e presenta una visione strategica chiara e coerente con gli obiettivi dell’Avviso pubblico, efficacemente sintetizzata nel concetto di “fabbrica di welfare generativo”.  La programmazione culturale proposta è ampia e diversificata, con un’offerta orientata a pubblici differenziati e a un bacino sovracomunale. Il piano economico-finanziario è elaborato e articolato. Inoltre, la proposta dedica attenzione alla valorizzazione integrata degli spazi interni ed esterni, prevedendo una continuità funzionale tra la Piazza Coperta e il parco circostante, con estensione all’aperto delle attività aggregative, culturali e di ristorazione. L’area verde è concepita come palcoscenico naturale per festival ed eventi estivi di respiro sovracomunale. Un elemento molto importante di questo progetto è la capacità di costruzione di reti territoriali da parte dei vari soggetti dell’ATS, dalla rete dell’agricoltura sociale e della food policy a quella del welfare e della salute fino all’innovazione giovanile e all’istruzione. Al termine del percorso di co-progettazione, sarà poi stipulata una convenzione per regolare i rapporti tra l’Amministrazione e l’Ente gestore.

 

Nel frattempo, la Giunta comunale ha approvato il progetto di fattibilità tecnico-economica relativo al recupero e alla sistemazione dell’area esterna del complesso dell’area Scotti, con apertura del parco ad un utilizzo da parte della cittadinanza, per un importo di 580.000 euro.

La trasformazione dell’ex caserma Scotti in un “polo della socialità”, un presidio civico permanente aperto alla comunità e destinato a funzioni sociali, culturali e associative, viene ad interessare anche l’area verde circostante, che diventerà un parco pubblico a disposizione dei cittadini e dove potranno svolgersi attività ed eventi.

Il progetto prevede interventi di rinnovo e valorizzazione del patrimonio arboreo e vegetazionale, con la messa a dimora di nuove alberature (selezionate in base alla maggiore resilienza e adattabilità climatica), la realizzazione di 600 metri di siepi perimetrali ed il rifacimento delle superfici a prato.

Sono poi previsti nuovi camminamenti pedonali, strutture leggere per l’aggregazione e l’inserimento di nuovi elementi di arredo urbano (panchine, cestini portarifiuti, fontanelle d’acqua potabile, arredi per picnic, totem informativi). Inoltre saranno installati sistemi di videosorveglianza e antintrusione, realizzato un nuovo impianto di illuminazione esterna e costruita una nuova cabina per potenziare le forniture elettriche e la gestione fotovoltaica.

Dichiara il Sindaco Alessandro Sicchiero: «Terminato come da cronoprogramma il cantiere ed avviata la co-progettazione con l’Ente gestore, ora avviamo un’altra importante fase, finalizzata a migliorare l’accessibilità, la sicurezza, la qualità paesaggistica e la fruibilità pubblica dell’area verde esterna alla Scotti. Chieri avrà così a disposizione un nuovo importante polmone verde».

Una vacanza nel bosco, l’incanto e la calma ritrovata

Ristabilire il contatto con la natura, ascoltarne i suoni, percepire i suoi umori e cercare con essa un rapporto più profondo. Questi sono i propositi di una vacanza green, avvolti da alberi e piante, nel cuore di un bosco, di una selva, non “oscura”,   ma radiosa e piena di energia

 

La necessità di ridare valore al nostro rapporto con l’ambiente naturale circostante è oggetto di importanti studi scientifici che hanno confermato quanto il rintanarsi, ripararsi e farsi proteggere da esso sia alla base nel nostro benessere, del nostro equilibrio interiore e di quanto questo favorisca la calma influendo perfino sul battito cardiaco e sulla pressione arteriosa. Questa esperienza non consiste solamente nel respirare aria pura scappando dalla morsa cittadina fonte di stress e inquinamento, ma è rivivere uno spirito fiabesco in un ambiente che ci evoca l’avventura romantica, un teatro incantato dove i ritmi sono rallentati, un luogo fatato dove praticare shinrin-yoku, per esempio, che in giapponese vuol dire letteralmente “trarre giovamento dall’atmosfera dei boschi”. Già Henry David Thoreau, filosofo e poeta americano, intorno al 1850, si era fortemente interessato alla relazione uomo-natura. La sua opera – Walden, Vita nei boschi – si basa sulla sua personale esperienza durante la quale aveva riscoperto i valori propri del ambiente naturale in antitesi con la società, portatrice di interessi materialistici. “L’inverno dell’umano scontento incominciava a risvegliarsi”, scriveva, con la consapevolezza, dopo un lungo soggiorno passato in una capanna sulle sponde del lago, che l’uomo può essere felice anche con poco. Tra i più suggestivi luoghi per una vacanza verde troviamo Attrap’Revês, un glamping in Provenza, un confortevole campeggio dove dormire in vere e proprie bolle in mezzo al bosco, sotto le stelle. Il Treehotel a Harads, in Svezia. Casette in legno sugli alberi a pochi chilometri dal circolo polare artico, un luogo quasi inviolato dal turismo, un’esperienza irripetibile. Sette minuti e poi la pace” ovvero 7 minuti di funivia per arrivare al Vigilius Montain Resort, in Trentino Alto Adige, un rifugio in legno e vetro dove stare bene in mezzo alla natura e ritrovare se stessi lasciando tutto il resto a valle. La Locanda Aescher, incastonata nella roccia, paesaggio mozzafiato, posizione unica, protagonista di una copertina del National Geographic. In Italia ci sono molti altri hotel e sistemazioni immerse nella natura, lontani dalla faticosa quotidianità e avvolti da paesaggi meravigliosi e incontaminati .Sul sito www.ecobnb.it se ne possono trovare diversi, mentre sul sito di Green Pearls le proposte riguardano tutto il globo e sono legate a progetti ecologici di salvaguardia e protezione della natura.

 

Maria La  Barbera

 

 

 

 

 

Il piano regionale per la sicurezza del territorio: “Investire sulla prevenzione”

DISSESTO IDROGEOLOGICO

 

La Regione Piemonte ha trasmesso al Ministero dell’Ambiente e della sicurezza energetica la proposta di programmazione delle risorse 2026 destinate alla mitigazione del rischio idrogeologico, per un valore complessivo di oltre 27 milioni di euro.

Il Piano, predisposto dalla Direzione regionale Opere pubbliche e Difesa del suolo, comprende 15 interventi distribuiti sul territorio piemontese e rappresenta una strategia articolata che coniuga opere di difesa idraulica, consolidamento dei versanti, interventi prioritari e un innovativo programma di rilocalizzazione degli edifici esposti al rischio idrogeologico.

Nel dettaglio, la proposta della Regione comprende:

– Savigliano (CN) – Difesa del territorio comunale dal torrente Mellea (IV lotto – secondo stralcio). Importo richiesto: 930.000 euro.
– Torino – Adeguamento del fiume Dora Riparia nel tratto cittadino per incrementare la sicurezza idraulica. Importo richiesto: 3.800.000 euro.
– Trasquera (VB) – Rilocalizzazione di un immobile residenziale in area a rischio franoso (intervento “win-win”). Importo richiesto: 44.000 euro.
– Clavesana (CN) – Rilocalizzazione di edifici in area a rischio alluvionale (intervento “win-win”). Importo richiesto: 1.200.000 euro.
– Sant’Ambrogio di Torino (TO) – Rilocalizzazione di edifici in area a rischio alluvionale (intervento “win-win”). Importo richiesto: 860.000 euro.
– Arquata Scrivia (AL) – Rilocalizzazione di un immobile in area esposta al rischio idraulico (intervento “win-win”). Importo richiesto: 94.808,50 euro.
– Volpeglino (AL) – Messa in sicurezza dell’abitato interessato da dissesto idrogeologico. Importo richiesto: 499.713,42 euro.
– Camburzano (BI) – Consolidamento dei versanti sovrastanti gli abitati di via Maffiotti. Importo richiesto: 620.000 euro.
– Piedicavallo (BI) – Sistemazione idraulica del torrente Chiobbia. Importo richiesto: 3.460.000 euro.
– Verrua Savoia (TO) – Adeguamento della quota e della sagoma dell’argine sinistro del fiume Po. Importo richiesto: 3.061.698,18 euro.
– Mongrando (BI) – Messa in sicurezza del fronte franoso in località Cerchia. Importo richiesto: 3.815.000 euro.
– Gravellona Toce (VB) – Sistemazione idraulica del bacino del torrente Stronetta. Importo richiesto: 3.779.242,40 euro.
– Sant’Ambrogio di Torino (TO) – Demolizione del ponte della SP 198 sul torrente Dora Riparia. Importo richiesto: 137.577,87 euro.
– Varallo (VC) – Messa in sicurezza del versante roccioso in località Proia, inserito tra gli interventi prioritari. Importo richiesto: 545.000 euro.
– Carrega Ligure (AL) – Realizzazione dell’opera di difesa della SP 147, inserita tra gli interventi prioritari. Importo richiesto: 4.985.000 euro.

Tra gli elementi più innovativi della proposta regionale figurano i quattro interventi integrati di rilocalizzazione, che consentono di trasferire gli edifici maggiormente esposti al rischio idraulico e idrogeologico. Una soluzione che permette di eliminare definitivamente situazioni di pericolo, ridurre i costi futuri di manutenzione delle opere di difesa e restituire spazio ai corsi d’acqua, con benefici per la sicurezza delle persone e per l’ambiente.

«Con questa proposta – ha detto l’assessore regionale alle Opere pubbliche, Difesa del suolo e Protezione civile, Marco Gabusi – confermiamo una scelta chiara: investire nella prevenzione significa investire nella sicurezza dei piemontesi. Abbiamo costruito una programmazione che nasce dalle esigenze concrete dei territori e dalle valutazioni tecniche degli uffici regionali, individuando gli interventi più urgenti e strategici».

Secondo l’assessore Gabusi, «accanto alle tradizionali opere di difesa idraulica e di consolidamento dei versanti abbiamo scelto di valorizzare anche strumenti innovativi come gli interventi di rilocalizzazione “win-win”, che in alcune situazioni consentono di eliminare definitivamente il rischio anziché limitarne gli effetti. È un cambio di paradigma nella gestione del dissesto idrogeologico, che guarda alla sicurezza delle persone, alla sostenibilità ambientale e a un utilizzo sempre più efficace delle risorse pubbliche».
Gabusi ha concluso sostenendo che «attendiamo il completamento dell’iter ministeriale, consapevoli di aver presentato una proposta solida, equilibrata e costruita con un unico obiettivo: rendere il Piemonte sempre più resiliente di fronte agli effetti dei cambiamenti climatici e garantire maggiore sicurezza ai cittadini e ai territori».

Piano qualità dell’aria, consultazioni fino al 14 luglio

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La seduta congiunta delle Commissioni Agricoltura e Ambiente, presieduta da Claudio Sacchetto, ha proseguito l’esame del Disegno di legge 136 sulle aree idonee all’installazione di pannelli fotovoltaici. I temi trattati dai consiglieri con l’assessore all’Ambiente Matteo Marnati sono stati sulle distanze degli impianti di energie rinnovabili dai siti Unesco, dalle superstrade, dai corsi d’acqua e dalle aree agricole già compromesse. Sono stati esaminati gli emendamenti (che complessivamente sono 78) fino all’articolo 4 del Ddl. L’esame del provvedimento proseguirà nella prossima seduta. Sono intervenuti i consiglieri Alice Ravinale (Avs) e Alberto Unia (M5s).

Durante la successiva seduta della Commissione Ambiente, presieduta da Sergio Bartoli, Marnati ha presentato la proposta di aggiornamento del Piano regionale di qualità dell’aria (approvato nel 2024) che prevede una variazione di spesa di 43,3 milioni di euro. L’assessore ha spiegato che “sono previste misure alternative al blocco dei diesel Euro 5 per garantire l’equilibrio emissivo. I provvedimenti troveranno applicazione nel campo di: trasporti, agricoltura, energia e riscaldamento”.

Sergio Bartoli, presidente V Commissione Ambiente

I consiglieri Alice Ravinale (Avs), Alberto Avetta (Pd), Nadia Conticelli (Pd), Gianna Pentenero (Pd), Vittoria Nallo (Sue) hanno rivolto domande all’assessore sulle singole misure. La scadenza delle consultazioni online e il passaggio dal Consiglio della Autonomie Locali (Cal) sono state fissate al prossimo 14 luglio.

A seguire, è stata sentita una rappresentanza dell’Unione Montana Valle Elvo (BI) in merito alla richiesta di permesso di ricerca di acque minerali del progetto Fille, che interessa un’area di oltre 640 ettari tra i comuni di Netro e Mongrando ed è finalizzato a individuare nuove risorse idriche che potrebbero essere destinate all’imbottigliamento.

La rappresentanza dell’Unione Montana Valle Elvo (BI) con la consigliera Elena Rocchi

La presidente dell’Unione, Monica Mosca e i sindaci dei comuni di Netro e Mongrando, Laura Gorni e Michele Teagno, hanno espresso “la preoccupazione delle amministrazioni locali e delle comunità rispetto alla tutela delle risorse idriche, patrimonio ambientale strategico per il territorio e risorsa pubblica essenziale. Sarebbe importante realizzare un censimento delle risorse utilizzate da privati e acquedotti pubblici che ci consenta di avere un bilancio idrico e risposte chiare sulla compatibilità o meno del progetto Fille agli interessi della Valle. Un modello che potrebbe essere replicato in altre zone del Piemonte”.
I commissari hanno manifestato un interesse bipartisan per il tema, che riguarda non solo la scarsità dell’acqua ma anche l’impatto ambientale di eventuali piani industriali, e hanno dato disponibilità a confrontarsi in Commissione per trovare una soluzione condivisa anche con l’assessore Matteo Marnati su come investire la Regione di competenze in materia.

Ufficio Stampa

Al Politecnico di Torino tre prestigiosi finanziamenti

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ERC Proof of Concept

 

Sono tre i gruppi di ricerca dell’ateneo torinese che hanno ricevuto un finanziamento ERC Proof of Concept dall’Unione Europea per sviluppare soluzioni innovative nei campi della sostenibilità energetica, dell’economia circolare e delle tecnologie avanzate per il futuro

 

Torino, 30 giugno 2026


Tre progetti di ricerca del Politecnico di Torino
 sono stati premiati con i finanziamenti ERC Proof of Concept, un’iniziativa dell’European Research Council volta a sostenere l’applicazione pratica e la valorizzazione dei risultati di progetti di ricerca di frontiera.

I vincitori del prestigioso riconoscimento sono Teresa Gatti, Andrea Lamberti ed Elena Simone, docenti presso il Dipartimento Scienza Applicata e Tecnologia-DISAT.  Lo schema ERC Proof of Concept si rivolge ai ricercatori e alle ricercatrici che hanno già ottenuto un finanziamento ERC, offrendo un supporto economico di 150mila euro per trasformare idee innovative in soluzioni concrete pronte per il mercato. Questi fondi permettono di verificare la fattibilità commerciale e tecnica delle tecnologie sviluppate, costruire strategie di protezione intellettuale e preparare il terreno per una futura commercializzazione.

VIPER – HeaVy pnIctogens based indoor Photovoltaics with up-cyclEd caRbon electrodes è il progetto coordinato dalla professoressa Teresa Gatti. Nato dai risultati dell’ERC Starting Grant JANUS BI, il progetto punta a sviluppare una nuova generazione di celle fotovoltaiche per ambienti interni, capaci di alimentare sensori e dispositivi IoT sfruttando la luce artificiale.

VIPER utilizza materiali innovativi a base di bismuto e antimonio, privi di piombo e metalli nobili, caratterizzati da elevata stabilità, ridotta tossicità e buone prestazioni in condizioni di bassa illuminazione. Un ulteriore elemento distintivo è l’impiego di elettrodi in carbonio ottenuti dal recupero di materiali di scarto, come pneumatici fuori uso e biomasse residuali, secondo i principi dell’economia circolare.

L’obiettivo è trasformare una tecnologia validata in laboratorio in prototipi pronti per future applicazioni industriali nei settori degli edifici intelligenti, del monitoraggio ambientale e dell’elettronica a basso consumo.

“Con VIPER vogliamo trasformare risultati di ricerca di frontiera in una tecnologia concreta per l’energia del futuro. – dichiara la professoressa Teresa Gatti – Grazie ai materiali innovativi a base di bismuto e antimonio e all’impiego di elettrodi ottenuti dal recupero di scarti industriali e biomasse, il progetto propone una soluzione sostenibile per alimentare la crescente rete di dispositivi intelligenti presenti negli edifici e nelle città. La collaborazione con il gruppo del Prof. Antonio Agresti del Center for Organic and Hybrid Solar Energy (CHOSE) dell’Università di Roma Tor Vergata rappresenta un valore aggiunto essenziale per validare la tecnologia su scala più avanzata e favorirne il percorso verso future applicazioni industriali. Il nostro obiettivo è contribuire a un ecosistema IoT più efficiente, sicuro e rispettoso dell’ambiente”.

Con il progetto SUPRALIG – Sustainable and Ultra-PeRforming supercApacitors with 3D Laser-Induced Graphene, anche il professor Andrea Lamberti si aggiudica un finanziamento ERC PoC. Il progetto punta a trasformare una tecnologia nata in laboratorio in una soluzione concreta per sviluppare sistemi di accumulo dell’energia più leggeri, efficienti e sostenibili. Al centro della ricerca c’è il grafene indotto da laser (Laser-Induced Graphene, LIG), un materiale innovativo ottenuto trasformando, mediante un fascio laser, la superficie di particolari polimeri, anche derivati da biomasse e materiali di scarto, in una struttura carboniosa porosa e altamente conduttiva. Partendo dai risultati ottenuti con l’ERC Starting Grant CO2CAPSUPRALIG mira a sostituire i tradizionali collettori di corrente metallici di batterie e supercondensatori, riducendone peso, costi e impatto ambientale.

La tecnologia sarà testata in microsupercondensatori e supercondensatori convenzionali per dimostrarne l’efficacia e la producibilità su scala industriale, aprendo la strada a nuovi dispositivi per l’accumulo energetico ad alte prestazioni, con applicazioni che spaziano dall’elettronica flessibile alle tecnologie chiave per la transizione energetica.

“L’energia più sostenibile è quella che riusciamo a immagazzinare meglio. – afferma il professor Andrea Lamberti – Con SUPRALIG vogliamo trasformare i risultati ottenuti nei nostri laboratori in una tecnologia capace di rendere i sistemi di accumulo energetico concretamente più leggeri, performanti e rispettosi dell’ambiente. Grazie all’ERC Proof of Concept abbiamo l’opportunità di accelerare questo percorso, dimostrando che materiali innovativi come il grafene ottenuto da scrittura laser di substrati derivanti da biomasse e materiali di recupero possono sostituire componenti tradizionali più costosi e impattanti. È un risultato che premia anni di ricerca sul tema e che conferma come la ricerca scientifica possa contribuire in modo diretto alle grandi sfide della transizione energetica. Essendo ingegneri, Il nostro obiettivo è portare questa tecnologia oltre il laboratorio, creando le basi per una nuova generazione di dispositivi per l’accumulo dell’energia destinati a supportare l’elettronica del futuro, le energie rinnovabili e le applicazioni smart che accompagneranno la vita quotidiana di milioni di persone”.

Valorizzare i residui agroalimentari e sviluppare ingredienti sostenibili per il settore food: è questo l’obiettivo di ECOF2AT – Valorisation of agri-food residues via the formulation of low carbon footprint, plant-based fat ingredients for the production of functional foods, il progetto della professoressa Elena Simone che ottiene un finanziamento dall’ERC.

Partendo dalle competenze sviluppate con l’ERC Starting Grant CRYFORM, il progetto punta a trasformare sottoprodotti agroalimentari, come la crusca di riso e i fondi di caffè esausti, in nuovi ingredienti lipidici sostenibili per l’industria alimentare. Lo scopo è convertire i grassi e i composti bioattivi presenti in questi materiali in grassi funzionali in grado di sostituire o integrare ingredienti tradizionali come olio di palma, burro di cacao e altri grassi tropicali.

ECOF2AT affronta così una duplice sfida: ridurre gli sprechi agroalimentari e sviluppare ingredienti innovativi a basso impatto ambientale. Le soluzioni sviluppate potranno trovare applicazione nei prodotti da forno, nel settore dolciario e nelle alternative vegetali ai prodotti di origine animale, con potenziali ricadute anche nei settori nutraceutico, farmaceutico e cosmetico.

 

“Con il progetto CryForm studiamo i grassi alimentari, in particolare l’effetto della composizione chimica su proprietà funzionali quali il punto di fusione e il comportamento reologico. – dichiara la professoressa Elena Simone – Utilizzando queste conoscenze ECOF2AT ha l’obbiettivo di valorizzare scarti dell’industria agro-alimentare per produrre nuovi ingredienti alimentari più sostenibili, ma con le stesse funzionalità dei grassi tradizionalmente usati. Durante il progetto collaboreremo con Foreverland, una startup pugliese specializzata nella produzione di cioccolato cocoa-free, e con il centro di ricerca CREA di Asti, che ci aiuteranno ad ottenere dei materiali il più possibile affini agli ingredienti grassi tradizionali quali burro, lardo o burro di cacao”.

 

 

Confartigianato Imprese: bene stop al blocco Euro 5 diesel

«Il pacchetto di misure illustrate dalla Regione Piemonte, grazie alle quali verrà scongiurato il blocco autunnale dei veicoli diesel Euro 5 è un’ottima notizia, che dimostra che è possibile contrastare l’inquinamento senza penalizzare gli artigiani ( e i cittadini) per i quali i mezzi di trasporto rappresentano uno strumento di lavoro. Finalmente vediamo affrontare il problema ambientale non solo con interventi sul traffico veicolare ma anche sul versante dell’agricoltura e degli impianti di riscaldamento, in particolare gli incentivi per la manutenzione di quelli più vetusti.  Ma, soprattutto, applaudiamo ad una scelta politica che supera l’atteggiamento meramente punitivo e pretenziosamente “educativo” nei confronti degli imprenditori e dei lavoratori che utilizzano il mezzo privato per necessità e che non sempre dispongono delle risorse per sostituirlo con veicoli più “green”».

GIORGIO FELICI E CARLO NAPOLI (CONFARTIGIANATO IMPRESE PIEMONTE)

Fiumi e laghi in difficoltà, temperature record: il Piemonte monitora l’emergenza acqua

Emergenza idrica, riapre l’Osservatorio regionale

La Regione Piemonte torna ad attivare gli strumenti di monitoraggio per fronteggiare la crescente criticità legata alla scarsità d’acqua. Ad annunciarlo è l’assessore regionale all’Ambiente Matteo Marnati, dopo la pubblicazione dell’ultimo bollettino idro-meteorologico di Arpa Piemonte, che evidenzia un quadro preoccupante sotto il profilo delle precipitazioni e della disponibilità delle risorse idriche.

Tra le misure decise dalla Regione figurano la riapertura dell’Osservatorio regionale sull’emergenza idrica e l’istituzione di un tavolo dedicato alla situazione del Lago Maggiore.

«Il quadro segnalato da Arpa è chiaro: mancano le piogge, le temperature sono ben sopra la media e i nostri fiumi, a partire dal Po, e le falde stanno pagando dazio – afferma l’assessore Marnati -. Con l’arrivo di queste ondate di calore anomalo, la situazione idrologica è destinata a peggiorare. Per questo abbiamo scelto di essere tempestivi: riapriamo quindi l’Osservatorio regionale per avere un monitoraggio costante e capillare dello scenario attuale e di quello che ci attende in piena estate, e attiviamo un tavolo specifico per il Lago Maggiore. La tutela della risorsa acqua e la sicurezza dei cittadini sono la nostra priorità».

Secondo Arpa Piemonte, nell’ultimo mese le precipitazioni sono risultate inferiori del 44% rispetto alla media climatica del periodo 1991-2020. Il deficit ha interessato l’intero territorio regionale, con le situazioni più marcate nelle aree settentrionali e orientali, dove gli scarti hanno raggiunto il 50%.

Anche il bilancio delle precipitazioni dall’inizio dell’anno idrologico rimane negativo, con una riduzione del 23% rispetto ai valori normali. Le condizioni di siccità vengono attualmente classificate tra lievi e moderate, soprattutto a causa delle scarse piogge registrate nei mesi di marzo e aprile.

Sul fronte delle temperature, maggio si è chiuso con valori medi superiori di circa 1,1 gradi rispetto alla norma climatica. Nonostante una prima parte del mese relativamente fresca, il maggio 2026 è risultato il settimo più caldo degli ultimi settant’anni in Piemonte.

Le riserve idriche immagazzinate sotto forma di neve e negli invasi mostrano anch’esse una situazione critica. A maggio la disponibilità complessiva è risultata inferiore del 31% rispetto ai valori medi, principalmente per il rapido scioglimento del manto nevoso nelle aree occidentali e settentrionali della regione.

I corsi d’acqua presentano portate significativamente ridotte rispetto alle medie storiche. Tra i casi più evidenti figurano il Sesia a Palestro, con una portata inferiore del 67%, e i fiumi Tanaro, Varaita e Toce, che registrano deficit vicini al 50%. Anche il Po, all’uscita del bacino piemontese, evidenzia una riduzione della portata media mensile pari al 46%.

Preoccupano inoltre i livelli della falda superficiale, che in molte zone del Piemonte risultano inferiori ai valori medi stagionali e, in alcuni casi, superano il 75° percentile delle soggiacenze, un indicatore che potrebbe anticipare future situazioni di criticità.

I dati relativi a giugno confermano la tendenza negativa. Le precipitazioni registrate fino alla scorsa settimana sono risultate inferiori del 50% rispetto alla norma, con conseguenze dirette sulle portate dei corsi d’acqua. Le aree maggiormente in sofferenza sono quelle situate a sud del Po.

L’ultimo bollettino settimanale di Arpa Piemonte evidenzia inoltre temperature mediamente superiori di circa 2 gradi rispetto ai valori normali e precipitazioni molto scarse, con appena 5 millimetri di pioggia mediamente caduti sul bacino del Po.

Per i prossimi giorni le previsioni non lasciano intravedere miglioramenti significativi. Sono attese anomalie termiche comprese tra 4 e 5 gradi nella settimana in corso e fino a 5-6 gradi nella successiva, mentre le precipitazioni continueranno a mantenersi al di sotto della media climatica.

In questo contesto, la Regione ha deciso di riattivare l’Osservatorio regionale sull’emergenza idrica con l’obiettivo di seguire costantemente l’evoluzione della situazione relativa all’acqua potabile, agli utilizzi agricoli, ai bacini artificiali e ai principali corsi d’acqua. Tra le novità figura anche la nascita di un tavolo tecnico dedicato esclusivamente al Lago Maggiore, uno dei sistemi idrici più strategici del Nord Italia.

Il Po e i laghi hanno sete: cala il livello delle acque

L’ondata di caldo che sta investendo l’Italia riaccende l’allarme per la disponibilità di acqua. A lanciare il monito è l’Osservatorio ANBI sulle Risorse Idriche, che fotografa una situazione sempre più critica nel bacino del Po, dove le elevate temperature, con punte superiori ai 35 gradi e uno zero termico a quote insolitamente elevate, stanno mettendo sotto pressione fiumi, laghi e riserve idriche.

Il Po continua a perdere portata lungo tutto il suo corso. A Torino il deficit raggiunge il 58% rispetto ai valori medi del periodo. Ancora più preoccupante il dato registrato a Borgoforte, nel Mantovano: in appena una settimana la portata è scesa da 875,11 a 383,25 metri cubi al secondo, con un calo che porta il deficit al 76% rispetto alla media storica. A Pontelagoscuro, nel Ferrarese, il “grande fiume” è ormai ben al di sotto della soglia di 450 metri cubi al secondo, il livello minimo necessario per arginare la risalita del cuneo salino dall’Adriatico, una minaccia concreta per le coltivazioni e per la qualità delle risorse idriche.

La crisi non riguarda soltanto il Po. Anche i grandi laghi del Nord mostrano segnali di sofferenza. Fatta eccezione per il Lago d’Iseo, gli altri bacini sono tornati sotto i livelli medi stagionali. Il Lago Maggiore è pieno al 70,8%, il Lago di Como al 74,7%, il Lago di Garda al 76,4%, mentre il Lago d’Iseo si mantiene all’87,1%. Un progressivo abbassamento dei livelli che riduce le riserve disponibili proprio mentre aumenta il fabbisogno di acqua per l’agricoltura, i consumi civili e la produzione di energia idroelettrica.

La situazione interessa l’intero bacino idrografico del Po. In Piemonte, così come in Lombardia, Veneto ed Emilia-Romagna, anche numerosi affluenti registrano portate inferiori alla norma. A pesare sono mesi caratterizzati da precipitazioni irregolari, unite alle temperature eccezionalmente elevate che accelerano l’evaporazione e riducono il contributo dello scioglimento delle nevi.

Un patrimonio di boschi, approvato il Piano di tutela e gestione della collina di Torino

 

La Giunta regionale ha approvato il Piano di gestione forestale delle proprietà della Città di Torino, che riguarda i Comuni di Torino, Baldissero Torinese, Pino Torinese, Moncalieri (ambito della collina di Torino) e Val della Torre quale strumento indispensabile per garantire una gestione sostenibile del patrimonio boschivo pubblico, nel rispetto degli equilibri ambientali e della biodiversità.

Il Piano comprende complessivamente 429 ettari, di cui 340 boscati e 232 interessati da gestione attiva, e definisce gli interventi necessari per assicurare la conservazione e la valorizzazione di un patrimonio forestale di elevato valore naturalistico. Di questi, 121 ettari ricadono nell’ambito della collina di Torino, interessando il Parco naturale della collina di Superga, mentre 105,5 ettari sono compresi nella Zona speciale di conservazione collina di Superga. Altri 86,97 ettari ricadono interamente nella Zona speciale di conservazione Monte Musinè e Laghi di Caselette, confermando il particolare pregio ambientale delle superfici oggetto di pianificazione.

Per entrambe le Zone speciali di conservazione il Piano ha ottenuto il parere favorevole di incidenza ambientale da parte degli enti competenti, attestando la piena compatibilità degli interventi previsti con gli obiettivi di tutela degli habitat e delle specie protette.

Particolare attenzione è riservata anche alla conservazione del patrimonio genetico forestale. Il Piano comprende infatti tre boschi da seme riconosciuti dalla Regione Piemonte come materiali di base iscritti al Registro nazionale, ossia popolamenti forestali selezionati che conservano il patrimonio genetico più idoneo al territorio e dai quali vengono raccolti i semi destinati alla rigenerazione dei boschi: Collina di Superga – Basilica, Collina di Superga – Canarotto e Collina di Superga – Torre Pino. Per questi popolamenti sono previste specifiche prescrizioni gestionali finalizzate alla tutela delle piante portaseme.

L’approvazione del Piano si inserisce nella strategia regionale di valorizzazione del patrimonio forestale piemontese, orientata a coniugare tutela dell’ambiente, sicurezza del territorio e sviluppo sostenibile delle risorse naturali, ed è frutto di una stretta sinergia tra Regione Piemonte e Città di Torino.

L’assessore al Verde pubblico della Città di Torino Francesco Tresso afferma che«il Piano del Comune di Torino mette la città nelle condizioni di gestire il proprio patrimonio forestale in modo sostenibile, innovativo ed efficace, rispondendo alle esigenze dei cittadini e individuando le potenzialità della risorsa bosco nell’affrontare le criticità ambientali dei prossimi anni. Le aree boschive collinari torinesi (oltre 265 ha, con circa 177.000 alberi) svolgono una funzione fondamentale di regolazione idrica, sequestro e stoccaggio di carbonio, conservazione del suolo e della biodiversità, oltre ad essere una risorsa ricreativa unica per i cittadini: a differenza di un classico proprietario forestale, la Città di Torino non ha esigenze produttive, mentre l’obiettivo generale della pianificazione è migliorare la biodiversità ed erogare servizi ecosistemici, stimati in 20 milioni di euro all’anno. Uno strumento prezioso quindi, anche per innescare un circolo virtuoso di rispetto e tutela dei boschi collinari, aumentando la consapevolezza dei cittadini sul valore di questo patrimonio verde»

I temi della pianificazione forestale e della gestione sostenibile saranno al centro dell’incontro Pianificazione e progetti forestali nell’area MAB Collina Po, in programma martedì 15 luglio dalle ore 9.30 nel Grattacielo della Regione Piemonte. L’evento riunirà amministratori, tecnici ed enti della Riserva della Biosfera MAB Unesco Collina Po per approfondire il ruolo della pianificazione forestale come strumento di tutela della biodiversità, adattamento ai cambiamenti climatici e valorizzazione del patrimonio naturale del territorio.

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Il Piemonte scongiura il blocco dei diesel Euro 5

La Regione Piemonte approva l’aggiornamento del Piano regionale di qualità dell’aria e avvia nuove misure anti smog, con interventi innovativi che consentono di raggiungere l’equilibrio emissivo. È quindi la prima Regione tra quelle del Bacino Padano, che comprende anche Lombardia, Veneto e Emilia Romagna, a cancellare il blocco strutturale delle auto Diesel Euro 5, nei mesi da ottobre ad aprile, nell’area metropolitana di Torino e a Novara.

Il decreto, approvato dal governo nel luglio 2025 per le Regioni del Bacino Padano, prevedeva infatti l’entrata in vigore da ottobre 2026 del blocco per i veicoli Diesel Euro 5 nei centri urbani con più di 100 mila abitanti, quindi in Piemonte avrebbe coinvolto l’area metropolitana di Torino e Novara. Il blocco sarebbe scattato in assenza di misure compensative che la Regione Piemonte ha invece individuato grazie al lavoro della Struttura speciale avviata lo scorso anno e composta dalle direzioni regionali interessate, Arpa, Ires, Province e Città Metropolitana di Torino, Politecnico di Torino, Università di Torino e del Piemonte Orientale, enti di formazione e ricerca universitaria.

La Struttura speciale in questi mesi ha analizzato e individuato una serie di interventi finalizzati all’abbattimento degli inquinanti con un’azione coordinata che si sviluppa su più fronti: la mobilità, con incentivi per l’utilizzo di biocarburanti sui mezzi per il trasporto pubblico e per le auto private; sistemi di regolazione del traffico basati sull’intelligenza artificiale, interventi di rigenerazione urbana e potenziamento della mobilità pulita; l’agricoltura con la diffusione di colture che riducono la diffusione di gas e ammoniaca nell’aria, e l’energia, con incentivi per la manutenzione degli impianti di riscaldamento vetusti, l’installazione di quelli nuovi e meno inquinanti e con interventi di efficentamento energetico degli immobili e riduzione dei consumi.

L’ossatura del provvedimento si fonda sul confronto tra lo scenario sul confronto emissivo con l’attivazione del blocco dei veicoli Diesel Euro 5 e quello con le misure compensative attraverso l’impiego di modelli avanzati di qualità dell’aria in grado di riprodurre le complesse dinamiche atmosferiche che regolano il trasporto, la dispersione e l’accumulo degli inquinanti in atmosfera. Gli scenari evolutivi delle emissioni si fondano sulle elaborazioni del modello Gains (Greenhouse Gas and Air Pollution Interactions and Synergies) sviluppato dall’Iiasa, International Institute for Applied Systems Analysis. Dall’analisi emerge che, su scala regionale, i risultati sono comparabili in termini di emissioni e concentrazioni di No2 (biossido di azoto), di Pm10 e di Pm2.5, ovvero i tre inquinanti oggetto dei limiti fissati dalla normativa europea.

«Lo scorso anno abbiamo avviato il lavoro della Struttura speciale con l’obiettivo di scongiurare il blocco dei veicoli Diesel Euro 5, ovvero circa 307 mila in tutto il Piemonte. E’ stato fatto un grande lavoro tecnico e scientifico e oggi approviamo l’aggiornamento del Piano regionale di qualità dell’aria – dichiarano il presidente Cirio e l’assessore Marnati – per rafforzare e anticipare alcune delle misure già previste e introdurre azioni innovative e scientificamente validate, in grado di garantire una riduzione delle emissioni equivalenti a quella che sarebbe derivata dal blocco strutturale degli Euro 5. Siamo la prima Regione tra quelle del Bacino Padano che centra questo obiettivo e riesce a coniugare il rispetto dei parametri emissivi stabiliti dall’Europa con azioni sostenibili e senza penalizzare famiglie e imprese. La nostra strategia, scientifica e validata, punta su innovazione, tecnologia, incentivi e ricerca: dall’utilizzo dei carburanti rinnovabili alle nuove sperimentazioni per l’abbattimento degli inquinanti, fino agli interventi sul riscaldamento domestico e alla mobilità sostenibile. È un approccio concreto che mette insieme tutela della salute, sostenibilità ambientale e sviluppo del territorio».

«I dati ci dicono che il Piemonte sta andando nella direzione giusta – aggiunge l’assessore Marnati – Per la prima volta abbiamo raggiunto il rispetto del valore limite annuale del biossido di azoto su tutto il territorio regionale e continuiamo a registrare un progressivo miglioramento degli indicatori della qualità dell’aria. Questi risultati sono il frutto di un lavoro costante portato avanti insieme ad Arpa Piemonte, agli enti locali, alle imprese e ai cittadini».

«Prosegue il progressivo e continuo miglioramento della qualità dell’aria in Piemonte: le concentrazioni degli inquinanti sono state in media le più basse di tutta la serie storica di misura in particolare per i valori di biossido d’azoto nelle stazioni di traffico urbano e per il particolato PM10 che PM2.5 – dichiara il direttore di Arpa, Secondo Barbero – Permane, circostritto ad alcune stazioni urbane, la criticità per il mancato rispetto dei limiti in relazione all’indicatore sul

breve periodo del particolato PM10 anche se in misura minore rispetto agli anni precedenti».

LE NUOVE MISURE PREVISTE DAL PIANO

La Regione incentiva, con una misura da 14 milioni di euro, l’uso dei biocarburanti HVO sui mezzi del trasporto pubblico e per le auto private Diesel Euro 5 e 6 (oltre 300 mila veicoli potenziali, di cui 270 mila auto private) prevedendo un incentivo annuo tra i 50 e i 100 euro sul prezzo del carburante grazie all’uso di carte bio-carburante. Grazie a un accordo con le compagnie petrolifere la quota di biocarburante disponibile sulla rete di distribuzione crescerà nei prossimi anni fino al 150 per cento, passando da subito dagli attuali 80-90 a circa 130-140 milioni di tonnellate/anno. L’avvio della misura è previsto nell’inverno 2026.

Il Piemonte è la prima Regione italiana a introdurre un incentivo per l’utilizzo dei biocarburanti HVO, sia per i mezzi del trasporto pubblico locale sia per le auto private diesel. Una misura, da 14 milioni di euro, che si integra con quelle strutturali e punta a tagliare da subito le emissioni di CO2, NOx e polveri sottili, senza attendere i tempi lunghi del rinnovo dei parchi veicolari: l’Hov già alla pompa può essere utilizzato nei motori diesel in circolazione. Una scelta che permette di coniugare la tutela dell’ambiente e lo sviluppo delle fonti rinnovabili con la sostenibilità economica per le famiglie.

Altri 44 milioni sono destinati a diversi bandi che hanno il comune obiettivo di rendere le città più pulite e più sostenibili. Si tratta in particolare di 14 milioni assegnati alla Regione dal Ministero dell’Ambiente e di 30 milioni di fondi Fesr, che in linea con un utilizzo innovativo e trasversale delle risorse europee avviato da questa amministrazione regionale, vengono destinati a misure a favore per la qualità dell’aria.

In particolare sono previste misure di promozione del car sharing, incentivi per l’uso della bicicletta o dei mezzi pubblici nei tragitti casa-lavoro e per la realizzazione di velostazioni, sicure e protette dagli agenti atmosferici.

Nello stesso ambito sono all’avvio attività sperimentali, approfondite con Università di Torino e UPO, come la pulizia dell’aria, con cubi filtranti modulari, alimentati da fonti rinnovabili, in grado di abbattere polveri e ossidi di azoto in aree ad alta concentrazione di traffico o nei luoghi sensibili, come ad esempio scuole e ospedali. Si tratta di tecniche già adottate in alcune città europee: a Stoccarda e Monaco, grazie a finanziamento del Ministero per l’Ambiente della Baviera; a Rotterdam in Olanda, a Seoul in Corea del Sud, in Brasile, Cina ed India.

In campo anche sistemi di nebulizzazione d’acqua che catturano particolato e favoriscono l’assorbimento di gas inquinanti, come avviene in numerose città asiatiche particolarmente inquinate come Pechino, Dehli, Seul e Tokio. E’ poi prevista la sperimentazione di materiali innovativi, come le vernici e i rivestimenti fotocatalitici per strutture stradali, come ad esempio gli elementi di arredo urbano, le barriere antirumore, i new jersey che diventano così in grado di catturare gli inquinanti nell’aria e polverizzarli portandoli al suolo, da cui possono poi essere lavati.

Grazie al Bando Città rigenerative sono potenziati gli interventi di pedonalizzazione delle aree urbane, l’avvio di nuove Zone 30 e gli interventi di forestazione urbana.

A questo si aggiungono le risorse, 11,5 milioni di euro, per l’applicazione dell’intelligenza artificiale ai sistemi di infomobilità, per la gestione del traffico in tempo reale e la modulazione dinamica dei limiti di velocità per migliorare la fluidità dei flussi, riducendo emissioni e incidenti. Le sperimentazioni partiranno nell’area urbana di Torino in autunno.

Per quanto riguarda l’agricoltura, l’aggiornamento del piano prevede sostegni, finanziati con 10 milioni di euro, per la diffusione di colture di copertura autunno‑vernine in grado di aumentare la capacità del suolo e della vegetazione di assorbire l’ammoniaca e gli inquinanti nell’aria.

Con altri 14,4 milioni, vengono potenziate le misure per la riduzione delle emissioni dei sistemi di riscaldamento con incentivi per la manutenzione degli impianti più vecchi e inquinanti e per l’acquisto e installazione di nuovi sistemi a biomassa.

PRINCIPALI INTERVENTI FATTI O IN CORSO

Concorrono agli obiettivi del piano numerosi inteventi già in corso. Tra quelli principali si evidenziano i Bandi FESR destinati alla riqualificazione energetica, per 207 milioni di euro, il sostegno ad interventi per la riduzione delle emissioni ammoniacali in atmosfera, ulteriori 13 milioni di euro ), incentivi per l’acquisto di mezzi commerciali green per 10,36 milioni di euro, Piemove, la tessera che consente agli studenti universitari Under 26 di viaggiare gratis a bordo dei mezzi pubblic, finanziata con 37,3 milioni di euro, il bando ambiti urbani 2022-2025 con 8,3 milioni di euro e infine gli incentivi per la sostituzione dei generatori di calore a biomassa legnosa con 9,5 milioni di euro.