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Eolico offshore nel Mediterraneo: uno studio firmato dal Politecnico di Torino

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Con WindEurope analizza le priorità più rilevanti per lo sviluppo del settore

 

Pubblicato sulla rivista Renewable and Sustainable Energy Reviews, lo studio fornisce un’analisi delle principali leve per favorire una crescita strutturata dell’eolico offshore nel bacino mediterraneo, in linea con gli obiettivi europei di transizione energetica e competitività industriale

 

Un nuovo studio realizzato dal Politecnico di Torino, attraverso il gruppo di ricerca MOREnergy Lab, e da WindEurope, principale associazione europea per l’energia eolica, individua le priorità operative per accelerare lo sviluppo dell’eolico offshore nel Mediterraneo. Pubblicato sulla rivista Renewable and Sustainable Energy Reviews, l’articolo dal titolo “Potentials and challenges of floating wind in the Mediterranean Sea: a joint industrial and academic perspective”firmato da Ardemia Acampora, Bruno Paduano, Riccardo Longo, Enrico Giglio, Alexandre Fremaux, Lizet Ramirez, Vasiliki Klonari e Giuliana Mattiazzo, analizza le condizioni necessarie per trasformare il potenziale dell’eolico offshore in progetti concretamente realizzabili e sostenibili dal punto di vista economico. Il lavoro nasce dalla collaborazione diretta tra ricerca e industria, integrando la prospettiva accademica del Politecnico di Torino con la visione di sistema di WindEurope, e con i contributi e le priorità emerse dal mondo industriale. L’obiettivo è mettere a disposizione dei decisori politici e degli operatori del settore elementi di analisi ed evidenze per rafforzare la competitività dell’eolico offshore in Europa.

Dallo studio emerge che la stabilità e la chiarezza del quadro regolatorio – in particolare per quanto riguarda autorizzazioni, aste e accesso alla rete – sono determinanti tanto quanto la maturità tecnologica dei progetti. Tempi procedurali più prevedibili e strumenti capaci di ridurre il rischio sono infatti condizioni essenziali per attrarre investimenti. Parallelamente, infrastrutture e filiera industriale sono decisive: servono porti adeguati, capacità produttiva, logistica e competenze specializzate per realizzare gli impianti su scala industriale.

Un ulteriore elemento, centrale per lo sviluppo del settore, riguarda la rete elettrica. Gli impianti offshore naturalmente necessitano del collegamento alla terraferma e di essere integrati nel sistema energetico in modo efficiente: la disponibilità di connessioni adeguate e la capacità della rete incidono infatti direttamente su tempi, costi e fattibilità economica dei progetti. Infine, sostenibilità ambientale e accettabilità sociale si confermano componenti strutturali della fattibilità dei progetti: lo studio sottolinea l’importanza di integrare tutele ambientali, attività di monitoraggio e dialogo con i territori sin dalle prime fasi di sviluppo.

Il lavoro mira a sostenere una crescita credibile e realizzabile dell’eolico offshore nel Mediterraneo, favorendo un maggiore allineamento tra politiche pubbliche, scelte industriali e priorità tecniche in un’area strategica per la sicurezza energetica e la competitività europea.

“Lo sviluppo dell’eolico offshore galleggiante nel Mediterraneo rappresenta una sfida industriale e strategica. Questo studio conferma che la questione non riguarda soltanto la disponibilità della tecnologia, ma la capacità di costruire le condizioni perché il potenziale esistente possa tradursi in progetti realizzabili, sostenibili e competitivi. Servono pianificazione, regole chiare, infrastrutture portuali, competenze e una filiera industriale in grado di crescere insieme ai progetti. In questa prospettiva, il lavoro con WindEurope e il confronto con gli operatori del settore confermano il ruolo della ricerca universitaria come spazio di integrazione tra analisi scientifica, visione industriale e un contributo informato al dibattito pubblico e alle decisioni strategiche. Per il Politecnico di Torino, attraverso il MOREnergy Lab e l’Energy Center, l’eolico offshore è un ambito strategico in cui contribuire allo sviluppo di conoscenza, strumenti e valutazioni utili a rafforzare la competitività del sistema energetico e industriale italiano ed europeo”, dichiara Giuliana Mattiazzo, docente del Dipartimento di Ingegneria Meccanica e Aerospaziale-DIMEAS del Politecnico di Torino, componente dell’Energy Center Lab e co-autrice dello studio.

“L’eolico offshore galleggiante può svolgere un ruolo importante nello sbloccare il potenziale delle energie rinnovabili offshore del Mediterraneo. Questa analisi congiunta dimostra che la tecnologia è solo una parte dell’equazione: quadri normativi prevedibili, una pianificazione coordinata della rete, infrastrutture portuali adeguate e la preparazione della catena di approvvigionamento sono tutti elementi essenziali per rendere i progetti credibili, finanziabili e realizzabili. WindEurope è lieta di aver contribuito a questo lavoro insieme al Politecnico di Torino, fornendo approfondimenti basati su dati concreti per la prossima fase di sviluppo dell’eolico offshore nel Mediterraneo”, afferma Malgosia Bartosik, Deputy CEO di WindEurope.

 

 

Per maggiori dettagli, l’articolo scientifico è consultabile al seguente link: https://www.sciencedirect.com/science/article/pii/S1364032126005563

 

Piano Regionale di Qualità dell’Aria: Torino Respira presenta le osservazioni

Riceviamo e pubblichiamo

“Un piano irrazionale, senza basi scientifiche e con costi enormi per cittadini e cittadine”

“Abrogato il blocco degli Euro 5 (costo pubblico quasi zero, 1.318 t/anno di NOx in meno) e sostituito da un pacchetto da circa 200 milioni di euro in cinque anni con efficacia non dimostrata. La perdita netta di valore sociale è stimabile in circa 500 milioni di euro in dieci anni”

 

Torino, 15 luglio 2026. Il Comitato Torino Respira ha depositato le proprie osservazioni alla proposta di modifica del Piano Regionale di Qualità dell’Aria (PRQA) approvata dalla Giunta regionale con la DGR 19-2742/2026/XII del 26 giugno 2026. Un documento tecnico di oltre 30 pagine che smonta, dati alla mano, l’impianto del nuovo Piano e ne denuncia l’irrazionalità economica, l’assenza di basi scientifiche e il costo sproporzionato a carico della collettività.

Cinque anni per cancellare l’unica misura efficace

La vicenda è emblematica. Nel 2021, dopo le condanne della Corte di Giustizia UE per il sistematico superamento dei limiti di PM10 e NO₂ (cause C-644/18 e C-573/19), la Regione aveva adottato con DGR 9-2916 il blocco dei Diesel Euro 5 nei comuni sopra i 30.000 abitanti, con effetto dal 15 settembre 2023. Una misura a costo pubblico prossimo a zero, capace di ridurre 1.318 t/anno di NOx, 253,8 t/anno di PM10, 101,5 t/anno di PM2,5 e 1.882,7 t/anno di COV, che caricava l’onere sui proprietari dei veicoli inquinanti in piena coerenza con il principio europeo “chi inquina paga”. In cinque anni la misura è stata prima rinviata, poi ulteriormente rinviata, e ora la Regione ne propone la definitiva abrogazione, sostituendola con un pacchetto di “misure compensative” tecnicamente ed economicamente insostenibili.

Un confronto tra scenari viziato alla radice

Il PRQA sostiene che le nuove misure compenserebbero l’abrogazione del blocco Euro 5. Ma il confronto tra i due scenari usa basi tendenziali diverse: lo Scenario A (con Euro 5) si appoggia al modello GAINS aggiornato al 2015, lo Scenario B (con compensazioni) al modello aggiornato al 2025, che incorpora già tutti i benefici del PNIEC 2024 e del PNCIA 2021. In altre parole, la Regione attribuisce alle proprie misure regionali effetti che derivano in realtà dalle politiche nazionali. Un artificio contabile che, ammesso implicitamente dagli stessi estensori, impedisce di dimostrare che le compensazioni siano “idonee” come richiesto dal DL 73/2025. La stessa analisi statistica condotta dagli estensori del Piano conferma che per PM10 e PM2,5 le differenze tra i due scenari non sono statisticamente significative in nessuna area della Regione, e per l’NO₂ non lo sono proprio nell’area metropolitana di Torino – dove il blocco Euro 5 avrebbe avuto i maggiori benefici.

Misure senza basi scientifiche

Il Piano introduce tra le misure “compensative” tre tecnologie prive di validazione scientifica per uso urbano:

  • Nebulizzazione d’acqua: uno studio condotto nel 2021 documenta che questi sistemi rischiano addirittura di aumentare le concentrazioni di PM di un fattore 8, perché l’acqua evapora lasciando residui salini respirabili.

  • Torri di filtrazione dell’aria: la sperimentazione di questi sistemi a Stoccarda durata sette anni e conclusa nel 2025 con lo smantellamento delle 23 colonne, ha prodotto riduzioni marginali (10% PM10, 9% NO₂) solo sul marciapiede adiacente; il ministro dei Trasporti del Baden-Württemberg ha dichiarato che “l’aria filtrata all’aperto deve rimanere un’eccezione storica”. Analoga sorte a Delhi, dove le torri sono state disattivate. Un’analisi dell’IIT Delhi dimostra che per ripulire una città servirebbero circa un milione di torri.

  • Vernici fotocatalitiche al TiO₂: la stima del PRQA (10.000 m² per tonnellata di NOx) presuppone concentrazioni di 500 ppbv (parts per billion by volume, parti per miliardo in volume), cioè 25-50 volte quelle reali torinesi. In condizioni realistiche servirebbero circa 137 ettari (190 campi da calcio) di superficie trattata per rimuovere una sola tonnellata di NOx all’anno, con efficacia ulteriormente compromessa in inverno da bassa radiazione UV, umidità elevata e temperature basse.

L’incentivo HVO: un cortocircuito irrazionale

La principale misura compensativa – 12 milioni di euro l’anno per incentivare l’uso dell’HVO (olio vegetale idrotrattato) sui diesel privati Euro 5 ed Euro 6 – non compare in nessuno degli elenchi di misure internazionali utilizzate dalle autorità preposte a livello europeo e statunitense per definire le proprie strategie di riduzione dell’inquinamento. L’HVO è una risorsa scarsa, prioritariamente destinata ai settori dove non esistono alternative (aviazione, traffico marittimo, veicoli pesanti); usarlo per auto private significa sottrarlo dove è indispensabile. I sistemi di trasformazione per Euro 5 richiesti dal DM MIT 2 ottobre 2025 non sono ancora omologati sul mercato italiano. L’incentivo di 5-20 cent/litro copre solo l’8-33% del differenziale di prezzo con il gasolio. E il segnale politico è schizofrenico: si sostiene la transizione ecologica prolungando la vita utile dei diesel obsoleti.

Costi 4-100 volte superiori ai benchmark europei

Il confronto economico è impietoso. Il blocco Euro 5 abrogato costava alla finanza pubblica 750-1.500 €/tonnellata di NOx evitata. Le misure compensative arrivano fino a 70.600 €/t per l’HVO, 386.400 €/t per le misure “innovative” e 700.000 €/t per gli interventi sulle biomasse, ovvero fino a 120 volte di più del costo dello stop agli euro 5.

Il costo medio ponderato del pacchetto compensativo è di circa 115.000 €/t di NOx, contro i 6.000-17.500 €/t indicati come efficaci dai riferimenti europei (IIASA/GAINS, BAAQMD, OTC-RACT). Applicando i metodi dell’Agenzia Europea per l’Ambiente, alcune misure – HVO privati e tecnologie innovative – hanno un costo pubblico superiore al danno sanitario evitato, quindi distruggono valore sociale invece di crearlo.

Circa 100 milioni all’anno di valore sociale bruciato

Il conto complessivo è pesante. Nel primo quinquennio la Regione impegnerà circa 200 milioni di euro di fondi pubblici (FESR, FEASR, MASE, Bilancio dello Stato) per ottenere, nella migliore delle ipotesi, il 26% della riduzione emissiva che il blocco Euro 5 avrebbe garantito gratuitamente. La perdita netta di beneficio sociale, calcolata con i Marginal Damage Costs EEA, è dell’ordine di 100 milioni di euro all’anno – circa mezzo miliardo in cinque anni, un miliardo in dieci anni. A questi vanno aggiunti i rischi finanziari da nuove procedure di infrazione UE per il mancato rispetto della Direttiva 2024/2881, che dal 2030 dimezza i limiti di PM10, PM2,5 e NO₂: sanzioni potenzialmente ribaltabili sulla Regione ai sensi della legge 234/2012.

Il principio “chi inquina paga” ribaltato

“La sostanza politica di questa scelta è chiara – dichiara Roberto Mezzalama, presidente del Comitato Torino Respira –: si toglie l’onere ai proprietari dei veicoli più inquinanti e lo si scarica sulla collettività, comprese le fasce meno abbienti che usano il trasporto pubblico e non possiedono automobili. È una violazione strutturale dell’articolo 191 del Trattato UE, un uso distorto di fondi europei destinati alla sostenibilità ambientale, e una scelta che qualsiasi controllo di gestione boccerebbe. Chiediamo alla Regione di ritirare la modifica, mantenere il blocco degli Euro 5 e destinare le risorse a misure realmente efficaci: elettrificazione, trasporto pubblico, ciclabilità, riqualificazione energetica degli edifici, riduzione delle emissioni di ammoniaca in agricoltura.”

Le osservazioni integrali sono disponibili a questo link

Comitato Torino Respira

Qualità dell’aria, aggiornamento del Piano e sperimentazione sugli abbruciamenti

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La quinta Commissione del Consiglio regionale, presieduta da Sergio Bartoli, ha approvato a maggioranza due proposte di deliberazione: l’aggiornamento del Piano regionale per la qualità dell’aria e l’avvio di una sperimentazione sulla disciplina degli abbruciamenti dei residui vegetali.

Il presidente Sergio Bartoli

 

Con il nuovo Piano, il Piemonte evita il previsto blocco della circolazione dei veicoli diesel Euro 5, inizialmente previsto dall’ottobre 2026, sostituendolo con un pacchetto di misure ritenute equivalenti sotto il profilo della riduzione delle emissioni. Tra gli interventi figurano incentivi all’utilizzo dei biocarburanti Hvo per il trasporto pubblico e per le auto diesel Euro 5 ed Euro 6, investimenti nella mobilità sostenibile, sistemi innovativi di filtraggio dell’aria, rivestimenti fotocatalitici e tecnologie basate sull’intelligenza artificiale per la gestione del traffico. Il Piano prevede inoltre azioni rivolte agli allevamenti, agli impianti di riscaldamento e agli edifici per contenere ulteriormente le emissioni.

Illustrando il provvedimento nella precedente seduta, l’assessore regionale all’Ambiente Matteo Marnati aveva evidenziato il miglioramento registrato dagli ultimi dati di Arpa Piemonte, sottolineando che nel 2025 il biossido di azoto ha rispettato per la prima volta i limiti annuali su tutto il territorio regionale e che anche il particolato continua a diminuire.

La Commissione ha inoltre approvato la proposta che introduce una sperimentazione per valutare una possibile rimodulazione delle limitazioni agli abbruciamenti di sfalci e potature. Le eventuali deroghe saranno consentite solo in particolari condizioni meteorologiche individuate dai bollettini previsionali di Arpa Piemonte, fermo restando le norme sulla tutela della salute, della qualità dell’aria e della prevenzione degli incendi boschivi. Al termine della sperimentazione, la Regione valuterà se i risultati consentiranno di aggiornare il Piano e ridefinire la zonizzazione delle limitazioni.

Nel corso della discussione sono intervenuti per richieste di chiarimento i consiglieri Marina Bordese (FdI), Alice Ravinale (Avs), Gianna Pentenero (Pd), Roberto Ravello (FdI) e Alberto Unia (M5S).

Ufficio Stampa CRP

Siccità, Cia Agricoltori Italiani: Protocollo emergenziale

«Accogliamo con favore la tempestiva attenzione dimostrata dalla Regione Piemonte, che ha convocato  il tavolo agricolo sull’emergenza caldo e siccità. È un segnale importante di sensibilità verso una problematica che riguarda da vicino il comparto agricolo, motore dell’economia del nostro territorio».

Lo dichiara il presidente di Cia Agricoltori Italiani Piemonte e Valle d’Aosta, Gabriele Carenini, intervenendo a margine del tavolo convocato dal presidente della Regione Piemonte Alberto Cirio, insieme agli assessori regionali all’Ambiente Matteo Marnati e all’Agricoltura e Cibo Paolo Bongioanni, per fare il punto sulla situazione determinata dalle alte temperature e dalla persistente carenza di precipitazioni.

«Nel corso dell’incontro – prosegue Carenini – abbiamo chiesto alla Regione di attivare uno specifico Protocollo emergenziale che preveda misure straordinarie per ridurre i consumi idrici non prioritari, attraverso una regolamentazione dell’utilizzo dell’acqua per il riempimento delle piscine, le attività ludiche, il lavaggio delle autovetture e altri impieghi non essenziali, così da garantire un maggiore rilascio della risorsa idrica a favore dell’agricoltura. Una scelta che si rese necessaria già nel 2022 e che oggi rischia di tornare indispensabile».

Secondo il presidente di Cia Agricoltori Italiani Piemonte e Valle d’Aosta, il perdurare dell’ondata di caldo estremo rende il quadro particolarmente preoccupante: «Per certi aspetti – conclude Carenini – la situazione che si sta delineando potrebbe diventare persino più grave di quella vissuta nel 2022. Le alte temperature persistenti, unite all’assenza di precipitazioni significative e alla progressiva riduzione delle disponibilità idriche, stanno mettendo sotto forte pressione le coltivazioni e le aziende agricole. Per questo è fondamentale agire subito, con interventi tempestivi e condivisi, per salvaguardare la produzione agricola e tutelare un settore strategico per l’economia e la sicurezza alimentare del Piemonte».

Tavolo emergenza idrica, il Piemonte ha sete: il piano della Regione

Si è riunito oggi al Grattacielo Piemonte il Tavolo per l’emergenza idrica al quale hanno partecipato il presidente della Regione Piemonte Alberto Cirio, gli assessori all’Agricoltura Paolo Bongioanni, alla Montagna Marco Gallo e all’Ambiente Matteo Marnati, delegato al coordinamento del tavolo, i rappresentanti di Arpa, associazioni agricole, parchi e aree protette, consorzi idrici, Anbi, Prefetture, Città Metropolitana di Torino e Province, enti di governo e i gestori del Servizio idrico integrato e delle reti idriche.
«Il caldo e l’assenza di piogge stanno determinando un’emergenza da affrontare con attenzione soprattutto per quanto riguarda l’agricoltura – ha riassunto il presidente Cirio – Su questo non possiamo aspettare nemmeno un minuto e siamo al lavoro con la Regione Valle d’Aosta e il Canton Ticino per chiedere di aumentare la fornitura di acqua che viene immessa in Piemonte per l’uso agricolo. Per quanto riguarda l’aspetto idropotabile, ci sono un centinaio i Comuni che in questo momento in Piemonte hanno già fatto ordinanze per regolare la gestione dell’acqua, soprattutto nelle frazioni e nei Comuni di montagna, dove ci sono località nelle quali già oggi dobbiamo intervenire con le autobotti. Monitoriamo giorno dopo giorno la situazione, pronti ad avviare la richiesta dello stato di emergenza se non dovessero migliorare le condizioni meteorologiche, in accordo con le altre regioni che vivono la nostra stessa situazione, per dare i ristori necessari».
Per quanto riguarda l’acqua potabile, inoltre, l’assessore Marnati ha raccomandato «un utilizzo consapevole da parte dei cittadini” ed ha annunciato che verranno valutati con attenzione i consumi dei prossimi dieci giorni. Marnati ha precisato che al momento sono circa 100 i Comuni che hanno emesso ordinanze di restrizione dei consumi di acqua non strettamente necessari e una cinquantina per 25.000 abitanti quelli dove si ricorre all’uso delle autobotti per aumentare la quantità di acqua presente nelle vasche degli acquedotti.
L’assessore Bongioanni ha ricordato che “in Regione è operativo un gruppo di lavoro interdirezionale con il compito specifico di monitorare il rischio di perdita del raccolto per cause idriche, che si riunisce con regolarità per elaborare i dati di Arpa e fornire al mondo agricolo indicazioni proiettive”. “E a fine luglio – ha anticipato – incardineremo in Commissione Agricoltura del Consiglio regionale il disegno di legge di riforma dei consorzi irrigui, destinato a rivoluzionare in modo strutturale la governance della gestione dell’acqua per la nostra produzione agricola e agroalimentare”.

La situazione idrica in Piemonte al 13 luglio
La relazione presentata da Arpa rileva che ad inizio della seconda decade di luglio 2026 il Piemonte presenta una situazione idrica complessivamente deficitaria, con criticità più evidenti sulle portate dei corsi d’acqua e sulle risorse idriche superficiali disponibili. L’indice sintetico di siccità evidenzia condizioni di siccità severa in tutto il bacino del Tanaro, Scrivia e del Po a monte della confluenza con la Dora Baltea. Le precipitazioni medie di giugno 2026 sul bacino del Po sono state di 62 mm, con un deficit del 36% rispetto alla media mensile storica 1991-2020.
Le temperature per contro sono state marcatamente superiori alla media del periodo: con un’anomalia termica regionale di +3,5 °C, questo del 2026 si colloca quindi tra i mesi di giugno più caldi della serie storica, con valori prossimi ai record assoluti del 2003 e con una persistenza delle anomalie positive particolarmente significativa. A questo si aggiunge l’ondata di calore registrata a fine maggio che ha contribuito ad aumentare in modo deciso l’evapotraspirazione, accentuando lo stress idrico dei suoli e della vegetazione e aggravando gli effetti della scarsità di precipitazioni sulle portate dei corsi d’acqua e sulla disponibilità complessiva della risorsa idrica.
Le risorse idriche superficiali sono ridotte del 37% rispetto alla media del periodo. Nella prima decade di luglio gran parte delle sezioni idrometriche considerate presentano deficit superiori al 40%. In particolare, il Po a Isola Sant’Antonio ha registrato una portata media di 62 m³/s, pari a un deficit del 75% rispetto allo storico.

Per le prossime due settimane l’alta pressione che interesserà gran parte dell’europa, porterà in Piemonte temperature ancora sopra la media stagionale e sporadiche precipitazioni per lo più associate a fenomeni temporaleschi che non consentiranno di superare la situazione idrica complessivamente deficitaria.

Goletta dei Laghi 2026: tutti gli appuntamenti in Piemonte

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Torna anche quest’anno Goletta dei Laghi, la campagna nazionale di Legambiente dedicata al monitoraggio delle principali criticità che minacciano la salute dei bacini lacustri italiani e i loro preziosi ecosistemi.
Con questa campagna ci vogliamo focalizzare sull’individuazione di scarichi non depurati e inquinanti, captazione delle acque, incuria e l’invasione delle microplastiche, pericoloso inquinante emergente.
  • Domenica 12 Luglio: Big Jump
Nato nel 2002 per opera dell’European Rivers Network, il Big Jump è un evento simbolico e collettivo che si tiene ogni estate in tutta Europa. Centinaia di migliaia di persone si tuffano contemporaneamente nei fiumi e nei laghi delle proprie città, per sensibilizzare l’opinione pubblica sulla tutela, la salvaguardia e la riqualificazione dei corsi d’acqua, promuovendone la balneabilità.
Appuntamenti in Piemonte:
Bobbio Pellice: il Circolo Val Pellice ha organizzato un trekking mattutino con partenza dall’area del Rifugio Barbara Lowrie alle ore 7.00. Al termine dell’escursione (di circa 600m di dislivello), il gruppo rientrerà al rifugio, dove è previsto, nei pressi del torrente e delle aree attrezzate del rifugio, il Big Jump alle ore 15.00.
Info logistiche:
  • Il rifugio è raggiungibile in auto tramite una strada laterale della Val Pellice che sale fino a circa 1.700 metri.
    La carreggiata è piuttosto stretta, si raccomanda particolare attenzione durante la salita.
  • In prossimità del rifugio è disponibile un parcheggio. Potrebbe essere richiesto il pagamento di un piccolo pedaggio
    per l’accesso alla strada, vista l’elevata affluenza nel fine settimana
Gauna: il Circolo Chiusella Vivo organizza il Big Jump a Gauna, in Val di Chy, con ritrovo previsto alle 14.30 circa presso sede Chiusella Vivo. Dal punto di ritrovo si raggiungerà a piedi una spiaggia naturale lungo il torrente Chiusella, dove è previsto il tuffo dalla Guja.
Ivrea: il Circolo Dora Baltea svolgerà il Big Jump lungo la Dora Baltea. Il ritrovo è presso l’Ivrea Canoa Club alle ore 15.00. Durante l’iniziativa, ci sarà una dimostrazione in acqua dell’Ivrea Canoa Club, realizzata da atleti abilitati. Con “Vivere i Parchi APS” si approfondiranno gli aspetti scientifici e ambientali legati al tema dell’acqua e della tutela del fiume.
  • Martedì 14 Luglio: Forum Acque in Piemonte
Luogo: Museo Regionale di Scienze Naturali – Via Accademia Albertina, 15 TORINO
Orario: dalle 09.30 con light lunch finale
Torna in Piemonte il Forum Acque di Legambiente Piemonte e Valle d’Aosta, giunto alla 6° edizione. 
Un’occasione di incontro e confronto tra istituzioni, enti di ricerca, amministratori locali e associazioni impegnate nella salvaguardia del territorio e delle risorse idriche.
Durante l’evento presenteremo lo stato dell’arte dal punto di vista fisico, con la presentazione dei risultati della campagna Goletta dei Laghi sui laghi di Avigliana, Viverone, Orta, Maggiore, sponda piemontese; approfondiremo lo stato della risorsa anche dal punto di vista chimico, con un approfondimento sui PFAS, e a seguire una tavola rotonda su governance della risorsa idrica e bilancio idrico a tutela degli ecosistemi lacustri.
Terminerà con la consegna del riconoscimento alle località lacustri che hanno ricevuto le 5, 4 e 3 Vele della guida di Legambiente e Touring Club Italia “Il mare più bello”.
Programma:
9.30: Introduzione
9.45: Lo stato di salute delle acque piemontesi
10.30: PFAS nelle acque: fonti antropiche, diffusione e strategie di gestione
11.15: Tavola rotonda: conoscenza, qualità e quantità per una governance sostenibile della risorsa idrica
12.30: Conclusioni
12.45: Premiazione “Il mare più bello”
13.00: Light lunch
Per confermare la vostra presenza vi invitiamo a compilare il seguente form:
  • Venerdì 17 Luglio: Traversata del Lago Maggiore
La Goletta dei Laghi arriva sul Lago Maggiore con una giornata dedicata al lago nella sua interezza, unendo sponda lombarda e piemontese. Grazie alla collaborazione con le associazioni e realtà nautiche locali verrà realizzata una traversata in barca a vela, per raccontare i risultati della campagna di monitoraggio della Goletta dei Laghi svolta sul Lago Maggiore nelle settimane precedenti.
Programma:
14.00: ritrovo ad Angera al pratone davanti al Comune con saluto delle Autorità
14.30: partenza in barca a vela per Lesa con collegamento tra le due rive
16.00: attracco al molo comunale di Lesa
16.30: evento presso la Società Operaia di Lesa per la presentazione dei risultati della campagna di Goletta dei Lahi della riva piemontese del Verbano, confronto con gli stakeholder del territorio sui temi della tutela dell’ecosistema lacustre e della biodiversità e la consegna attestati di riconoscenza per l’impegno nella tutela delle acque ai due gestori del servizio idrico integrato delle sponde Lombarda e Piemontese e degli attestati a chi ha conseguito le 5, 4 e 3 Vele della guida “Il mare più bello” di Legambiente e Touring Club 2026.
  • Sabato 18 Luglio: Passeggiata naturalistica ad Avigliana
All’interno di Goletta dei Laghi, il Circolo di Rivoli organizza una passeggiata naturalistica all’interno dell’area del Parco dei Laghi di Avigliana, accompagnati da soci esperti in materia di biodiversità, per presentare i dati di monitoraggio e le bellezze naturalistiche dell’area.
Programma:
9.30: Ritrovo presso Spiaggetta Lago Piccolo
10.00: Partenza passeggiata con giro ad anello del Lago Piccolo (difficoltà facile; distanza 4km)
11.00: Merenda
12.00: Ritorno alla spiaggetta e fine delle attività

Insieme per un Po pulito

 L’iniziativa ecologica di Suzuki, Federazione Italiana Canottaggio e Città di Torino. Circa 75 kg i rifiuti raccolti

 

Dopo il successo e l’entusiasmo dello scorso anno, questa mattina in riva al Po è tornata “Insieme per un Po pulito”, l’iniziativa ecologica promossa da Suzuki, Federazione Italiana Canottaggio (FIC) e Città di Torino.

Al circolo Caprera, i volontari e i giovani atleti dei circoli cittadini – tra cui Amici del Fiume, Armida, Cerea, Cus Torino, Circolo Canottieri Eridano ed Esperia – si sono ritrovati per ripulire le sponde e le acque da plastica e da altri rifiuti. Ad accoglierli l’assessore al Verde e ai Fiumi Francesco Tresso, e il Presidente e CEO di Suzuki Italia, Massimo Nalli,

I veri protagonisti di questa grande operazione ecologica sono stati i giovanissimi atleti dei circoli, un vero e proprio team della sostenibilità, che hanno lavorato con straordinario entusiasmo per ripulire il corso d’acqua da plastica e rifiuti, coadiuvato dagli adulti e dai volontari, con il coordinamento operativo della Città e il supporto delle lance motorizzate Suzuki, equipaggiate con l’esclusivo dispositivo di filtraggio delle microplastiche “#lavalacqua”. Al termine delle operazioni sono stati raccolti e sottratti all’ecosistema fluviale oltre 75  kg di rifiuti e plastiche.

La manifestazione evolve quest’anno in un progetto di ampio respiro nazionale, e oltre a Torino si è svolta nella città di Padova.

“Realizzare queste iniziative significa investire nel bene comune e contribuire a diffondere una cultura della partecipazione e della responsabilità ambientale che nasce anche dai gesti più semplici – ha commentato l’assessore Tresso -. Un ringraziamento particolare va ai giovani canottieri e ai volontari, che con il loro entusiasmo dimostrano come la sostenibilità possa trasformarsi in un’azione concreta, a Suzuki, sempre più impegnata nelle iniziative ambientali, e alla Federazione Italiana Canottaggio. Torino e il fiume Po fanno parte della Riserva MAB UNESCO CollinaPo, un modello di collaborazione tra territori che promuove l’equilibrio tra uomo e natura lungo l’asta del Po: un patrimonio che abbiamo il dovere di tutelare e valorizzare, anche perché tutto ciò che facciamo per il nostro fiume produce effetti anche a valle. Una tutela che richiede un impegno condiviso: fare rete tra istituzioni, associazioni sportive, imprese e cittadini è la strada giusta per prenderci cura di un ecosistema prezioso, messo a dura prova dagli effetti dei cambiamenti climatici”.

“Rispettare l’acqua è un atto d’amore verso il pianeta e verso le future generazioni. Con questo spirito Suzuki porta avanti il proprio impegno, cercando di sensibilizzare sempre più persone a fare altrettanto – ha aggunto Massimo Nalli, Presidente e CEO di Suzuki Italia -: È per noi motivo di grande orgoglio vedere come questa iniziativa abbia saputo coinvolgere tutti i circoli canottieri di Torino: ben sette realtà hanno fatto squadra nel nome di un Po più pulito, dimostrando come la collaborazione possa generare un impatto positivo sul territorio. Siamo onorati che il progetto abbia ispirato anche una realtà prestigiosa come il Circolo Canottieri Padova, per il fiume Bacchiglione, dando vita a un’importante sinergia tra due territori e unendo istituzioni, mondo dello sport e cittadinanza nel segno di un impegno concreto e condiviso. Suzuki continua a investire in tecnologie ecologiche uniche, come il sistema di raccolta delle microplastiche installato sui fuoribordo Suzuki, #lavalacqua, perché crediamo che la sostenibilità debba tradursi in gesti quotidiani e condivisi. Ringrazio la Città di Torino, la Federazione Italiana Canottaggio, tutti i prestigiosi circoli che hanno aderito con entusiasmo all’iniziativa e, soprattutto, i giovani canottieri: sono loro i veri ambasciatori di un futuro più pulito.”

Per Rossano Galtarossa, Presidente Federazione Italiana Canottaggio: “Il canottaggio è uno sport che per sua natura vive in simbiosi con l’acqua e l’ambiente circostante. Proteggere i nostri fiumi, i laghi e i campi di gara non è più solo un auspicio, ma un dovere morale e sportivo che la Federazione porta avanti con fermezza. Grazie alla solida collaborazione strategica con Suzuki, riusciamo a trasformare questo principio in azioni concrete sul territorio. Il Clean-up di oggi dimostra come lo sport sappia farsi veicolo di civiltà e responsabilità: pulire i nostri bacini significa preservare il futuro della nostra disciplina e, soprattutto, della salute pubblica. Vedere la tecnologia d’avanguardia dei motori Suzuki, capaci di filtrare le microplastiche semplicemente navigando, unita all’impegno e alla passione delle nostre società remiere, è la prova che la sinergia tra istituzioni e partner privati può generare un impatto ecologico reale, immediato e duraturo”.

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Comunità energetiche rinnovabili: CERTo, energia pulita e benefici per il territorio

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Le Comunità Energetiche Rinnovabili rappresentano uno degli strumenti più concreti per rendere la transizione energetica più vicina a cittadini, imprese, enti del Terzo Settore e amministrazioni locali. Una CER è un soggetto giuridico composto da realtà diverse che collaborano per produrre e condividere energia elettrica da fonti rinnovabili, mantenendo ciascuna il proprio contratto di fornitura. L’energia prodotta, ad esempio attraverso impianti fotovoltaici, viene immessa in rete e condivisa virtualmente tra i membri della comunità che si trovano nella stessa cabina primaria di riferimento, generando benefici ambientali, economici e sociali per chi partecipa e per il territorio. In questo quadro si inserisce CERTo, Comunità Energetica Rinnovabile nata in Piemonte con l’obiettivo di sviluppare un modello cooperativo capace di unire sostenibilità ambientale, partecipazione e valore sociale. Il progetto sta entrando in una fase operativa importante: due impianti fotovoltaici a Torino e ad Acqui Terme sono già stati realizzati e saranno allacciati a breve, altri due sono in fase di realizzazione e ulteriori due sono stati progettati e hanno ricevuto la conferma dell’ottenimento del contributo PNRR, con l’avvio dei lavori previsto nei prossimi mesi. I benefici: energia condivisa, incentivi e impatto sociale Il sistema nazionale prevede specifici strumenti di sostegno per favorire la diffusione delle comunità energetiche. La tariffa incentivante riconosciuta dal GSE sull’energia condivisa può variare, in base alla taglia dell’impianto e al valore di mercato dell’energia, tra 60 e 120 euro/MWh, con una durata di 20 anni. Per gli impianti fotovoltaici sono inoltre previste maggiorazioni legate alla localizzazione geografica. Attraverso il proprio Regolamento interno, ciascuna CER stabilisce le modalità di impiego dei fondi ottenuti. I benefici, però, non sono soltanto economici. Aderire a una CER significa contribuire alla riduzione delle emissioni e alla produzione locale di energia pulita. Per le imprese, la partecipazione può inoltre rafforzare il proprio impegno ESG e il posizionamento nei confronti di clienti, partner, istituti di credito e stakeholder sempre più attenti alle performance ambientali e sociali. Nel caso di CERTo, la dimensione sociale è parte integrante del progetto. I ricavi generati dall’incentivazione dell’energia condivisa potranno sostenere iniziative di interesse collettivo, con finalità sociali, educative, ambientali o di contrasto alla povertà energetica. In questo modo la comunità energetica diventa anche uno strumento per rafforzare la coesione locale e promuovere nuove forme di partecipazione. Chi sceglie di aderire al progetto, inoltre, potrà beneficiare di apposite convenzioni stipulate con installatori di sistemi fotovoltaici e fornitori di energia.

CERTo: un modello cooperativo che cresce nei territori

CERTo nasce come progetto cooperativo e territoriale per accompagnare cittadini, imprese, cooperative, enti del Terzo Settore e realtà locali nella costruzione di comunità energetiche accessibili, stabili e capaci di generare benefici condivisi. Le prime configurazioni sono in fase di attivazione a Torino e ad Acqui Terme, mentre gli impianti già realizzati, quelli in corso di realizzazione e quelli ammessi a contributo PNRR permetteranno di avviare progressivamente la condivisione dell’energia e testare un modello replicabile in altre aree del Piemonte. In attesa dell’avvio effettivo dell’attività di condivisione, sono in corso iniziative di promozione, animazione territoriale e formazione per spiegare in modo semplice il funzionamento tecnico ed economico delle CER, raccogliere nuove manifestazioni di interesse e supportare chi vuole valutare l’installazione di impianti fotovoltaici o l’ingresso come consumatore in una configurazione attiva. L’adesione a CERTo non comporta l’obbligo di cambiare fornitore energetico e garantisce piena autonomia nella scelta di fornitori e installatori, mettendo però a disposizione competenze, valutazioni dedicate e riferimenti qualificati per rendere la partecipazione più accessibile anche a chi non dispone internamente delle competenze tecniche necessarie. Per cittadini, cooperative, imprese ed enti interessati, aderire a CERTo significa entrare in un percorso collettivo che permette di contribuire alla produzione di energia rinnovabile, partecipare alla costruzione di benefici condivisi e rafforzare il proprio impegno per una transizione energetica più equa, locale e accessibile.

Chieri, il nuovo gestore dell’area Scotti

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APPROVATO ANCHE IL PROGETTO DI FATTIBILITÀ TECNICO-ECONOMICA PER LA RIQUALIFICAZIONE DELL’AREA VERDE ESTERNA

È stato individuato dall’apposita Commissione selezionatrice l’Ente del Terzo settore con il quale l’Amministrazione comunale avvierà un percorso di co-progettazione al fine di predisporre il progetto definitivo per la gestione del complesso dell’areaScotti: si tratta dell’ATS-Associazione Temporanea di Scopo, che vede come capofila EXEAT ed è composta da Croce Rossa Italiana Comitato di Chieri, La Contrada, Aldente Lab, Frequenze, Fondazione della Comunità Chierese, Coop. Sociale Agricola Settimomiglio.

A tale soggetto saranno assegnati in gestione alcuni degli spazi riqualificati, ovvero: il bar/ristorante, la piazza coperta, la sala polifunzionale per attività di pubblico spettacolo, conferenze ed iniziative pubbliche e attività comunitarie, il desk informativo ed un locale a disposizione, per eventuale ampliamento al fine della sostenibilità della gestione.

Il Gestore sarà tenuto a garantire la piena valorizzazione degli spazi, la custodia, la pulizia e il mantenimento del decoro degli stessi, provvedendo alla manutenzione ordinaria. Si farà carico dell’apertura e della chiusura dei locali della “Piazza delle Associazioni” (ovvero gli spazi che ospiteranno le associazioni chieresi e che saranno assegnati attraverso un apposito bando) e della valorizzazione e cura dell’area verde esterna. Il Gestore dovrà provvedere agli interventi di adeguamento, allestimento o miglioramento degli spazi assegnati. Gli spazi saranno assegnati a titolo gratuito, senza il pagamento di un canone/corrispettivo, e non verranno erogati contributi economici ordinari per la gestione corrente (è previsto un contributo di 150mila euro in conto capitale per sostenere l’investimento iniziale di completamento e allestimento dei locali).

L’ATS, che ha presentato il progetto “Hub di Comunità”, riunisce soggetti con comprovata esperienza nella gestione di servizi sociali, culturali, formativi e di somministrazione, con una forte e consolidata presenza sul territorio chierese. La cooperativa Exeat, che fa da capofila, da dodici anni opera nella ristorazione sociale presso l’Ex Mattatoio; il Comitato CRI di Chieri è attivo dal 1972 e titolare di un Training Center accreditato NAEMT a livello internazionale; la cooperativa sociale La Contrada è impegnata da anni in servizi educativi e socio-assistenziali; Aldente Lab è attiva nella promozione culturale e nella progettazione partecipata; Frequenze opera nell’’organizzazione di eventi e nella gestione di attività culturali; la Fondazione della Comunità Chierese è un soggetto consolidato nella promozione di iniziative filantropiche e di sviluppo locale; la cooperativa sociale agricola Settimomiglio è attiva nell’ambito dell’agricoltura sociale e dell’inclusione lavorativa. Tutti soggetti il cui profilo garantisce continuità operativa, capacità progettuale e radicamento territoriale. Il loro progetto si articola su tre pilastri (ristorazione inclusiva, polo formativo ed eventi, agorà giovanile), dimostra una forte attenzione all’inclusione sociale, alle giovani generazioni e alla dimensione comunitaria e presenta una visione strategica chiara e coerente con gli obiettivi dell’Avviso pubblico, efficacemente sintetizzata nel concetto di “fabbrica di welfare generativo”.  La programmazione culturale proposta è ampia e diversificata, con un’offerta orientata a pubblici differenziati e a un bacino sovracomunale. Il piano economico-finanziario è elaborato e articolato. Inoltre, la proposta dedica attenzione alla valorizzazione integrata degli spazi interni ed esterni, prevedendo una continuità funzionale tra la Piazza Coperta e il parco circostante, con estensione all’aperto delle attività aggregative, culturali e di ristorazione. L’area verde è concepita come palcoscenico naturale per festival ed eventi estivi di respiro sovracomunale. Un elemento molto importante di questo progetto è la capacità di costruzione di reti territoriali da parte dei vari soggetti dell’ATS, dalla rete dell’agricoltura sociale e della food policy a quella del welfare e della salute fino all’innovazione giovanile e all’istruzione. Al termine del percorso di co-progettazione, sarà poi stipulata una convenzione per regolare i rapporti tra l’Amministrazione e l’Ente gestore.

 

Nel frattempo, la Giunta comunale ha approvato il progetto di fattibilità tecnico-economica relativo al recupero e alla sistemazione dell’area esterna del complesso dell’area Scotti, con apertura del parco ad un utilizzo da parte della cittadinanza, per un importo di 580.000 euro.

La trasformazione dell’ex caserma Scotti in un “polo della socialità”, un presidio civico permanente aperto alla comunità e destinato a funzioni sociali, culturali e associative, viene ad interessare anche l’area verde circostante, che diventerà un parco pubblico a disposizione dei cittadini e dove potranno svolgersi attività ed eventi.

Il progetto prevede interventi di rinnovo e valorizzazione del patrimonio arboreo e vegetazionale, con la messa a dimora di nuove alberature (selezionate in base alla maggiore resilienza e adattabilità climatica), la realizzazione di 600 metri di siepi perimetrali ed il rifacimento delle superfici a prato.

Sono poi previsti nuovi camminamenti pedonali, strutture leggere per l’aggregazione e l’inserimento di nuovi elementi di arredo urbano (panchine, cestini portarifiuti, fontanelle d’acqua potabile, arredi per picnic, totem informativi). Inoltre saranno installati sistemi di videosorveglianza e antintrusione, realizzato un nuovo impianto di illuminazione esterna e costruita una nuova cabina per potenziare le forniture elettriche e la gestione fotovoltaica.

Dichiara il Sindaco Alessandro Sicchiero: «Terminato come da cronoprogramma il cantiere ed avviata la co-progettazione con l’Ente gestore, ora avviamo un’altra importante fase, finalizzata a migliorare l’accessibilità, la sicurezza, la qualità paesaggistica e la fruibilità pubblica dell’area verde esterna alla Scotti. Chieri avrà così a disposizione un nuovo importante polmone verde».

Una vacanza nel bosco, l’incanto e la calma ritrovata

Ristabilire il contatto con la natura, ascoltarne i suoni, percepire i suoi umori e cercare con essa un rapporto più profondo. Questi sono i propositi di una vacanza green, avvolti da alberi e piante, nel cuore di un bosco, di una selva, non “oscura”,   ma radiosa e piena di energia

 

La necessità di ridare valore al nostro rapporto con l’ambiente naturale circostante è oggetto di importanti studi scientifici che hanno confermato quanto il rintanarsi, ripararsi e farsi proteggere da esso sia alla base nel nostro benessere, del nostro equilibrio interiore e di quanto questo favorisca la calma influendo perfino sul battito cardiaco e sulla pressione arteriosa. Questa esperienza non consiste solamente nel respirare aria pura scappando dalla morsa cittadina fonte di stress e inquinamento, ma è rivivere uno spirito fiabesco in un ambiente che ci evoca l’avventura romantica, un teatro incantato dove i ritmi sono rallentati, un luogo fatato dove praticare shinrin-yoku, per esempio, che in giapponese vuol dire letteralmente “trarre giovamento dall’atmosfera dei boschi”. Già Henry David Thoreau, filosofo e poeta americano, intorno al 1850, si era fortemente interessato alla relazione uomo-natura. La sua opera – Walden, Vita nei boschi – si basa sulla sua personale esperienza durante la quale aveva riscoperto i valori propri del ambiente naturale in antitesi con la società, portatrice di interessi materialistici. “L’inverno dell’umano scontento incominciava a risvegliarsi”, scriveva, con la consapevolezza, dopo un lungo soggiorno passato in una capanna sulle sponde del lago, che l’uomo può essere felice anche con poco. Tra i più suggestivi luoghi per una vacanza verde troviamo Attrap’Revês, un glamping in Provenza, un confortevole campeggio dove dormire in vere e proprie bolle in mezzo al bosco, sotto le stelle. Il Treehotel a Harads, in Svezia. Casette in legno sugli alberi a pochi chilometri dal circolo polare artico, un luogo quasi inviolato dal turismo, un’esperienza irripetibile. Sette minuti e poi la pace” ovvero 7 minuti di funivia per arrivare al Vigilius Montain Resort, in Trentino Alto Adige, un rifugio in legno e vetro dove stare bene in mezzo alla natura e ritrovare se stessi lasciando tutto il resto a valle. La Locanda Aescher, incastonata nella roccia, paesaggio mozzafiato, posizione unica, protagonista di una copertina del National Geographic. In Italia ci sono molti altri hotel e sistemazioni immerse nella natura, lontani dalla faticosa quotidianità e avvolti da paesaggi meravigliosi e incontaminati .Sul sito www.ecobnb.it se ne possono trovare diversi, mentre sul sito di Green Pearls le proposte riguardano tutto il globo e sono legate a progetti ecologici di salvaguardia e protezione della natura.

 

Maria La  Barbera