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Il nuovo Polo Culturale accolto con vivo entusiasmo da autorità e torinesi.
A un mese esatto da quale 2 luglio 2024 che ha visto un grande Giancarlo Giannini in splendida forma tagliare il nastro inaugurale di ‘Giubileo Incontri’, nuovo spazio culturale dedicato alla celebrazione della Vita e delle Arti in ogni loro forma fortemente voluto dalle storiche onoranze funebri ‘Giubileo’ di Corso Bramante, fervono le iniziative degne di nota in vista di un autunno che si prospetta ancor più caldo dell’estate in corso.
A cominciare dalla prossima pubblicazione di tutta una serie di materiali video esclusivi, riguardanti la mostra in corso “Torino 2006: il ritorno”, oggetto di divulgazione a mezzo social sui canali ufficiali di ‘Giubileo Incontri’. Brevi contenuti volti ad approfondire le storie nascoste dietro alcuni degli oggetti più emblematici presenti in mostra, raccontando un periodo irripetibile del capoluogo piemontese ai piedi della Mole.
Un evento, quello di lancio della struttura polivalente e multifunzionale, che ha visto sfilare al tavolo dei relatori personalità e figure di spicco legate allo sport e alla sana aggregazione che esso è in grado di produrre quali Stefano Fabio Mossino, presidente del CONI – CR Piemonte, che ha riferito dei grandi risultati degli atleti azzurri ai Giochi di Torino 2006.
Con lui Valentino Castellani, ex Sindaco di Torino e Presidente del TOROC, autore di una coinvolgente riflessione sul magico periodo della Candidatura di Torino come sede dei XX Giochi olimpici invernali.
Seguito a ruota da Tiziana Nasi, Vicepresidente del CIP, che ha acceso invece i riflettori sulle altrettanto importantissimeParalimpiadi.
Dulcis in fundo, Andrea Chiarvesio, ex Sales Manager di Trofé (licenziatario ufficiale dei Giochi), con una gustosa e accattivante panoramica episodica sui retroscena della produzione dei gadget dei Giochi, con particolare attenzione alla realizzazione delle preziose spille olimpiche, il cui collezionismo è stato giustamente definito “lo sport degli spettatori olimpici”.
In attesa del calendario dei nuovi eventi, la mostra in oggetto sarà aperta fino al 29 settembre con le seguenti modalità: accesso libero: i giovedì e i venerdì dalle 11 alle 18 e il sabato dalle 9 alle 13; accesso su prenotazione: in qualsiasi altra data e orario, scrivendo all’indirizzo giubileoincontri@giubileo.com e concordando la visita.
“Siamo fieri del battesimo di ‘Giubileo Incontri’. Un’occasione di incontro e matching con la Città di Torino per dare spazio al bello, al buono e a tutto ciò che concorre alla formazione di nuovi giardini culturali in cui dare sfogo alla creatività che unisce e fa la differenza. Proseguiamo felici e convinti nel percorso intrapreso, certi di un accreditamento e una fiducia sempre maggiori e crescenti da parte dei principali attori del territorio e della comunità”.
Maggiori informazioni sul sito www.giubileo.com.
E’ il quarto volume di una serie, iniziata nel 2021, che vede come protagonista l’agente dell’Inquisizione di Stato Marco Leon, giovane patrizio decaduto, in una Serenissima, ormai al tramonto, che sta vivendo gli ultimi decenni della sua vita. Ad affiancarlo, gli Angeli Neri – un gruppo di agenti segreti, la cui esistenza è conosciuta da pochissimi –, il nobilhomo Alvise Geminiani e lady Marion Bentham Bell, la giovane inglese di cui Marco è segretamente innamorato. Un gruppo composito e variegato, alle prese con una serie di traversie che li porteranno da Venezia alle ville patrizie sul Brenta e che avranno ripercussioni anche sulla vita privata di alcuni di loro.
Paolo Lanzotti è nato a Venezia nel 1952 e si è laureato in filosofia all’università di Padova. È stato per diversi anni insegnante di filosofia e poi d’italiano e storia, affiancando al suo lavoro anche un’attività di pubblicista. Ha scritto numerosi romanzi, pubblicati da editori quali Piemme, Mondadori e Tre60. Alcuni dei suoi lavori sono stati tradotti e pubblicati all’estero. Ha vinto dei premi letterari di livello nazionale, tra cui il premio Città di Verbania, del Battello a Vapore, nel 1997, e più recentemente il premio Tedeschi, del Giallo Mondadori, nel 2016. Vive e lavora tra Venezia e Padova.
II talento paga sempre. Ed è questo il caso della vicentina Roberta Melli, che pochissime settimane fa è tornata in libreria con il suo quarto romanzo, il thriller Il mio nome è Cesare Lombroso, edito dalla casa editrice brianzola Leone Editore, e che già sta facendo incetta di consensi, sia tra lettori che appassionati. Grafologa forense, esperta di insetti e appassionata di maratona, per scrivere le sue adrenaliniche pagine l’autrice ha tratto ispirazione dalla celebre e storica figura del medico antropologo padre della criminologia moderna: Marco Ezechia, detto Cesare Lombroso.
Un romanzo accattivante e intrigante, che mostra una tecnica affascinante al servizio delle indagini: la grafologia. Roberta Melli ha una scrittura scorrevole, che regala dettagli suggestivi del luogo scelto come teatro degli eventi, accanto a elementi formativi della sua professione. Come grafologa forense, la Melli inserisce nella narrazione insegnamenti dell’interpretazione della grafia che non solo alimentano l’interesse, ma stuzzicano la curiosità e un po’ anche la fantasia. Nell’immaginario di molti, chi sa interpretare una scrittura rivelando caratteristiche e indole dell’autore, sembra quasi un mago, sapere invece che è una scienza codificata e riconosciuta, vederla applicata dai personaggi, è formativo, cattura l’interesse e dà un ulteriore pregio alla storia. Il protagonista è un discendente del famoso Cesare Lombroso, colui che è considerato il padre della criminologia. Il Lombroso storico, figura reale, era medico e antropologo, poi caduto in disgrazia, messo alla berlina dai suoi pari per le ricerche sulla fisiognomica, ovvero l’ipotesi che l’origine del comportamento criminale sia insita nelle caratteristiche anatomiche del reo.
Il romanzo si apre come un thriller, dove una morte improvvisa, violenta e misteriosa, porta Lombroso e la sua assistente a Sansego, una piccola isola della Croazia, dove vivono pochi residenti, ci si conosce tutti, ed esplode di vita e di gente nel periodo estivo. I nostri ci arrivano a maggio, quando ancora il turismo non c’è, dando al lettore un ambiente ristretto nel quale indagare. Ottima anche la costruzione dei personaggi secondari, che sono diversi, ben caratterizzati e suggestivi. “Il mio nome è Cesare Lombroso” cattura, intrattiene e insegna regalando informazioni tecniche unite a una trama affascinante. C’è tanto contenuto nel romanzo, espresso con una sintesi studiata, che non toglie nulla alla storia, ma, al contrario, la rende ancora più dinamica. Un romanzo da scoprire.




























