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“Inversu-M”: Manzocchi racconta storie di bambini e aguzzini in un romanzo intrigante

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“Nulla era improvvisato. Lucida follia e avidità. Senza alcuno scrupolo. L’organizzazione prelevava i bambini dagli orfanotrofi, le creature più indifese e delle quali nessuno si sarebbe interessato…”

 

IL LIBRO

7-12-1964 – Nella gelida notte di Sant’Ambrogio, un neonato, figlio di violenza e povertà, viene depositato in una nicchia del convento di Santa Marta, nella periferia Milanese.

Oggiono –  Estate 2022

Gianantonio Valsecchi si presenta in stato di agitazione nella piccola caserma dei Carabinieri della cittadina di provincia dove risiede. Dalle parole concitate dell’uomo emergono alcuni ricordi e confusi frammenti in cui vede se stesso, bambino e prigioniero  di minacciosi aguzzini.  

Il Maresciallo Dario Catapani non dà molto peso alla questione e lo liquida con una pacca sulle spalle.

Quando però, dopo alcuni giorni, Valsecchi torna da lui, più pacato e aggiungendo qualche dettaglio, la vicenda assume una diversa consistenza.

Catapani decide di dargli una possibilità. Si muove con discrezione tra le sue conoscenze e con l’inaspettato aiuto dell’Appuntato Scognamiglio, arrivato da poche settimane dopo gli anni trascorsi a Milano, indirizza Valsecchi verso l’unica persona in grado di rivelare le sconvolgenti verità nascoste da più di mezzo secolo nel luogo più sorprendente e nella mente contorta di chi agiva al di sopra di ogni sospetto.

Ho avuto l’idea di questo romanzo visitando una piccola struttura ospedaliera dismessa da molti anni. L’ho immaginata ancora in funzione, con il viavai del personale e dei pazienti che si affrettano e si accalcano davanti ad  una porta chiusa in attesa del proprio turno.

E poi ci sono le porte chiuse e i piani riservati, dove solo pochi addetti possono accedere. Ed è lì che è scattato tutto…”

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L’AUTORE

Roberto Manzocchi è nato  nel 1972 e vive in provincia di Lecco.  Lavora come Ausiliario Socio Assistenziale nell’ambito degli anziani.  Ama la musica, gli animali e la lettura. Nel 2020 è uscito “IL PASSO PIU’ LUNGO”, pubblicato da EDIZIONI ITALIANE. Nel 2021 “LA STRADA CHE CERCHI” pubblicato da ETABETA.PS.  LE MACCHINE ROSSE” è il terzo libro ed è uscito nel dicembre del 2022 per ETABETA.PS.

 

Ecco i link per l’acquisto:

Inversu-M di Roberto Manzocchi | Cartaceo (youcanprint.it)

Amazon.it: Inversu-M – Manzocchi, Roberto – Libri

“Memento mori”: nel romanzo di Enrico Fila un viaggio nel futuro per capire cosa significa essere umani

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Nel 2072 la Terra è profondamente cambiata. Dopo un evento globale chiamato “Il Grande Azzeramento”, l’umanità come la conosciamo non esiste più. Thomas, un ingegnere astrofisico di talento, si ritrova proiettato al centro di una rete di segreti, menzogne e complotti…

 

IL LIBRO

Non possiamo mai vedere al di là delle nostre scelte. Ogni nuova idea, sia essa acquisita o pensata, cambierà irrevocabilmente il percorso delle nostre scelte future. Mentre percorrerete le pagine di questo romanzo, la vostra mente inizierà lentamente a cambiare, e quando il lupo travestito da pecora si rivelerà, il mondo che vi circonda apparirà totalmente diverso.

 

Nel 2072 la Terra è profondamente cambiata. Dopo un evento globale chiamato “Il Grande Azzeramento”, l’umanità come la conosciamo non esiste più. Thomas, un ingegnere astrofisico di talento, si ritrova proiettato al centro di una rete di segreti, menzogne e complotti. Con l’aiuto di Athena, una IA avanzata, scopre una verità inimmaginabile sul destino dell’umanità e sul suo ruolo cruciale in esso.

Mentre Thomas si sforza di comprendere le ramificazioni morali ed etiche delle sue scoperte, si ritrova a dover prendere una decisione che potrebbe cambiare il corso della storia – o condannarlo a un’esistenza di schiavitù eterna. In un mondo dominato dall’ambizione e dalla tecnologia, Thomas si troverà a confrontarsi con una domanda fondamentale: cosa significa veramente essere umani?

L’AUTORE SI RACCONTA

Sono un informatico e un esperto di intelligenza artificiale con una passione particolare per la scrittura. La mia formazione inizia nel campo delle discipline umanistiche, per poi spostarsi verso le scienze matematiche e l’informatica. Guidato dalla mia forte curiosità, ho sempre cercato di non fermarmi e di arricchire continuamente il mio bagaglio di conoscenze spaziando in vari campi quali: l’astrofisica, la biologia molecolare e la climatologia. Questo percorso ha alimentato in me il desiderio di condividere con gli altri quanto appreso.

Enrico Fila

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LINK UTILI

 

Le vostre foto. La magia del Guercino

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Le Sale Chiablese ospitano, sino a luglio, una mostra affascinante dedicata a Giovanni Francesco Barbieri, meglio conosciuto come Il Guercino, protagonista del panorama artistico italiano della prima metà del Seicento. Un percorso espositivo unico, che accoglie più di cento opere del celebre Maestro emiliano (e di alcuni pittori coevi), con interessanti cenni al mestiere e alla vita dei pittori del Seicento. Le foto sono della lettrice Alessandra Macario.

Massimiliano Gissi: “Coriandoli, pennellate e commedia dell’arte”, galleria Malinpensa by La Telaccia

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Fino al 28 febbraio prossimo

La galleria Malinpensa by La Telaccia ospita dal 15 al 28 febbraio prossimo la personale di Massimiliano Gissi dal titolo “Coriandoli, pennellate e commedia dell’arte”.

Nato nel 1976 a Torino, da sempre amante del disegno e del colore, l’artista ha frequentato l’Istituto Europeo di Design diplomandosi a pieni voti. Tra i suoi maestri Alex Ognianoff, Gian Cravero e Marco d’Aponte che lo hanno aiutato a crescere nelle tecniche pittoriche. Negli anni successivi ha messo in pratica le sue qualità nei settori più disparati, dalla grafica computerizzata alla colorazione digitale, all’animazione presso la lanterna magica di Torino, al restauro di belle arti, operando nel Duomo di Torino e alla Venaria Reale.

Da sempre affascinato da esoterismo e misteri, ha deciso di approfondire queste tematiche dal punto di vista pittorico. Artista visionario, avverte il colore in maniera molto personale, e le tonalità dolci dei suoi accostamenti virano bruscamente dai colori caldi ai freddi, e viceversa.

L’atmosfera fantasiosa che si respira ininterrottamente nelle opere dell’artista Massimiliano Gissi indica una rappresentazione brillante e decisa che viene sempre abbinata alla comunicazione visiva e simbolica, dando avvio ad un percorso ricco di autenticità immaginativa.

Per l’artista risulta di fondamentale importanza il riciclo dei materiali. Le sue creazioni prendono vita con un estro e un’energia costante, avvalendosi di un’azione dinamica del colore e di un’elaborazione sempre attenta ai dettagli.

La stesura materica, di notevole spessore, e la sicurezza del tratto, brillante e deciso, evidenziano una partecipazione artistica che unisce un serio impegno tecnico ad uno stile altamente espressivo.

L’arte di Massimiliano Gissi è vissuta con un’interpretazione originale e personale, in cui sentimenti e emozioni riescono a dare al fruitore una sensazione unica. Il suo modo paziente di operare e di costruire i suoi personaggi è segnato da un’accurata analisi dei materiali e da una perizia tecnica non comune, determinandone una variegata successione d’immagini cariche di sensazioni.

I personaggi delle sculture di Massimiliano Gissi vivono in un gioco magico in cui la passione e lo spessore lirico si amalgamano perfettamente in colori, forme, segni e simboli dalla straordinaria vitalità compositiva.

Elementi figurali, intrisi di dinamiche vibranti dalla precisa attinenza fantasiosa, attraversano un percorso di qualità e coerenza che riesce a farci sognare.

L’artista esalta la sensazione tattile dei materiali con una fonte inesauribile di creatività e di grande originalità, ottenendo uno spazio vitale di evidente maestria e rara suggestione.

In scena, opere nuove tra cui l’installazione di un teatrino, dove diversi personaggi si raccontano in una dimensione favolistica assolutamente unica che prende vita anche dai sentimenti e dalla sensibilità di Massimiliano Gissi.

L’equilibrio strutturale, lo scambio timbrico e la pregnanza formale ci introducono in una libertà di interpretazione notevole che, guidata da un’espressione inconfondibile, ne determina un’evoluzione sia nella pittura sia nella scultura, in totale armonia compositiva.

L’arte di Massimiliano Gissi apre un dialogo con lo spettatore in continuo rinnovamento, matrice che è alla base della sua ricerca, dove il fruitore entra a far parte di un universo artistico fatto di coriandoli, pennellate e commedia dell’arte.

Mara Martellotta

Maria Cristina Stilo: “Un destino in gabbia” tra amore e vendetta

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Sono molto legata ai miei personaggi, non mi sono limitata a descrivere  le loro caratteristiche fisiche ma li ho fatti amare, odiare, piangere e ridere, insomma li ho fatti vivere!

INCONTRO CON L’AUTRICE

1) Come nasce la tua passione per la scrittura?

Dalla sfrenata voglia di leggere. Per caso un giorno ho acquistato il mio primo romance e da quel momento è stato amore “a prima pagina”! Una sera, confidando a mio marito che il romanzo che avevo appena terminato non mi era granché piaciuto e che avrei cambiato diverse cose, lui mi suggerisce, con semplicità, di provarlo a scrivere io un romanzo! A volte le parole giuste dette al momento giusto, possono cambiare la tua vita, per me è stato così!
2)  Scrivi romanzi storici, perchè questa particolare scelta?
Ho letto diversi romanzi contemporanei, anche molto belli. Ma non mi emozionano come invece mi accade mentre leggo un romance storico… e poi con gli storici la mia fantasia vola più veloce!
3) Quanto è importante, per scrivere romance, documentarsi?
Molto, bisogna essere precisi quando si descrivono luoghi, abbigliamento, tradizioni e soprattutto se all’interno del romanzo ci sono cenni storici su fatti o persone, è fondamentale non sbagliarsi. Io trovo il lavoro di ricerca molto interessante e stimolante, imparo molte cose e ne scopro delle nuove! E’ successo anche mentre facevo la  ricerca per scrivere il mio primo romanzo “Il destino di due cuori” ambientato nella California del 1856 durante la folle corsa all’oro, scoprire cosa accade realmente in quel periodo è stato davvero interessante.
4) Hai accennato al tuo primo romanzo “Il destino di due cuori”. Come mai hai deciso di scrivere il seguito?
Perché sono molto legata ai miei personaggi, non mi sono limitata a descrivere  le loro caratteristiche fisiche ma li ho fatti amare, odiare, piangere e ridere, insomma li ho fatti vivere! Per questa ragione ho scritto il secondo capitolo, perché non ero ancora pronta a lasciarli andare via.
5) Quanto è importante per te il destino e quanto per i tuoi protagonisti?
Io credo che il destino cammini sempre accanto a noi, facendoci fare una determinata scelta o magari perchè ci permette di incontrare delle persone che nel bene o nel male cambieranno la nostra vita. Proprio quello che accade ai miei protagonisti! Il destino in alcuni casi decide per loro… sarà giusto o sbagliato? Questo sarà solo il tempo a deciderlo, come nella vita!
6) Ci sono progetti per il futuro?
Sì, sono impegnata nella stesura del terzo ed ultimo capitolo.
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IL LIBRO: “UN DESTINO IN GABBIA”

Nicholas Anderson arriva a San Francisco nell’ottobre del 1859 dopo aver scoperto una terribile verità, con un unico scopo: la vendetta.

Lungo la sua strada però incontrerà l’affascinante maestra Lillian Davies, anch’essa arrivata nella città californiana per sfuggire ad un pericolo che la tormentava nella sua amata Londra. Riuscirà la ragazza con il suo amore a convincere Nicholas ad abbandonare l’idea di vendicarsi? E lei si potrà realmente ritenere salva a San Francisco?

Dovrete leggere il romanzo per scoprire cosa accade ai protagonisti e soprattutto per farvi trasportare in un’epoca lontana, dove amore e passione s’intrecciano con odio e vendetta.

Omaggio al femminile: “Le donne nell’arte” alla galleria Malinpensa by la Telaccia

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Un omaggio al femminile da parte della galleria Malinpensa by La Telaccia con la mostra “Le donne nell’arte”, a partire dal 5 fino al 16 marzo 2024

 

È dedicata alle donne nell’arte la mostra collettiva che la galleria d’arte Monia Malinpensa by La Telaccia omaggia per la festa della donna dell’8 marzo.

Le artiste scelte per questa collettiva sono Cinzia Gorini, Ricarda Guantario, Bianca Sallustio e Immacolata Zabatti.

Per Cinzia Gorini, nata nel 1966 a Sesto San Giovanni tutto è iniziato da un colore che ha sempre alimentato in lei la ricerca dell’espressione e dell’introspezione.

“Il mio percorso come artista- spiega Cinzia Gorini – ha preso forma negli ultimi venti anni, in  parallelo ad un’attività manageriale intrisa di creatività, e il blu, in tutte le sue sfumature, rappresenta per me l’esplorazione di quel momento straordinario in cui tutto converge, l’istante perfetto. Il blu, nel corso della mia ricerca onirica, è cambiato nel suo modo di esprimersi attraverso le pennellate sulla tela. Il perdersi in ogni dettaglio dei miei inizi oggi è sublimato da una visione d’insieme dove il cielo e il mare si fondono, come direbbe Moncy Barbour. Oltre alla pittura, la ricerca in questi anni ha assunto forme diverse, avvicinandomi allo yoga e alla meditazione. Sono e sarò sempre alla ricerca di quel blu, del mio momento perfetto”.

L’artista Cinzia Gorini dimostra maestria nella padronanza dell’olio su tela, realizza opere con una tecnica assai personale, costantemente animata da vibrazioni tonali e da un vivo sentimento. È una pittura dai colori ben accordati fra loro e fortemente caratterizzata da contrasti chiaroscurali, che vive di una valida sintesi formale e di un’intensa capacità di stesura. Le sue creazioni raccontano con sentimento una poetica ricca di significato e di emozioni, che acquista un’assoluta purezza di immagine e trasmette un’energia non comune.

L’interpretazione del mare, con il suo movimento delle onde, i cieli e gli orizzonti, che spaziano infiniti nell’opera, incontrano una lirica suggestione cromatica dei blu e degli azzurri di particolare atmosfera e valore espressivo che ci travolgono appieno”.

Ricarda Guantario, di Bari, maestra d’arte, che ha frequentatol’Accademia di Belle Arti di Bari, ha conosciuto uno stile in continua evoluzione, dal figurativo,  in cui l’artista rappresentava la figura femminile, per giungere all’arte contemporanea e concettuale.

Appassionata di filosofia, rappresenta sulla propria tela la concezione esistenziale e il proprio mondo emotivo. L’utilizzo, per esempio, del bianco nell’opera “Infinity” ne accentua ilcarattere metafisico. In alcune sue opere è ricorrente la spirale, che simboleggia il percorso ciclico dell’anima in continua evoluzione. Il dipinto vuole anche rappresentare l’energia divina donata ad ogni essere vivente.  Nella realizzazione dell’opera “Infinity” sono stati utilizzati materiali naturali della terra, come le foglie secche, ed elementi sintetici effimeri, sfere, a  simboleggiare il mondo naturale e quello artificiale. Una serie di opere pop prende il titolo di “Even the true is present”. Attraverso l’utilizzo di un bene di largo consumo, come la mela, l’artista si propone un’indagine sulla contemporaneità.

La creatività dell’artista Ricarda Guantario è intrisa di una appassionante ricerca e di una palpitante espressione sempre mediata da un linguaggio di notevole valenza concettuale e da una bravura compositiva. La suggestiva resa formale, la strutturazione calibrata e l’armonica costruzione dei pieni e dei vuoti, evidenziano un’elaborazione ricca di evidente compiutezza. Si tratta di un’arte che contempla la vita dell’uomo, della sua esistenza e della sua spiritualità, dove la vibrazione dei temi proposti dall’artista Ricarda Guantario toccano il fruitore portandolo alla meditazione. Ogni sua opera viene creata con notevole capacità tecnica ed è avvalorata da un autentico rapporto con la materia, in cui la soluzione dello sfondo bianco sulla tela, rasserenante e puro, mette in evidenza i colori accesi.

La terza artista in mostra è Bianca Sallustio, nata a Bari nel 1953, ultima di tre figli di un commerciante di legname e di una casalinga. Ha avuto una rigorosa educazione cattolica, ricevendo i suoi primi insegnamenti in un convento. Ben presto si rivelò la sua formazione religiosa e nel 1978 si laurea con lode in Medicina presso l’Università di Bari.

Ha iniziato a esporre il suo lavoro al pubblico nel 2010. Nelle opere di Bianca Sallustio coesistono meditazione, creazione, uno slancio emozionale e spirituale di potente umanità e di un processo inventivo di precisa tematica e risonanza di contenuto. Il filo creativo, la profonda sensibilità e le incessanti significazioni sulla natura, risultano coerenti in un tessuto pittorico immutabile, di fascinosa liricità e di mirata scansione di inventiva. Un punto di forza dell’artista è la meditazione esistenziale, che è capace di muovere l’animo del fruitore con una autentica potenza visiva, in bilico tra fantasia e realtà. La Sallustio dipinge con un’intima essenza compositiva e con un mirabile risvolto di schiettezza d’animo, trasfondendo nel suo dipinto una continua linea descrittiva di precisa valenza simbolica, tanto da evidenziare un racconto ricco di qualità espressiva.

Ultima, ma non meno importante artista in mostra, è Immacolata Zabatti, nativa di Grottaglie, nel tarantino, nel 1962.

All’inizio della sua carriera artistica, Immacolata Zabatti ha rappresentato paesaggi salentini, i meravigliosi ulivi secolari con uno stile personale influenzato dal surrealismo. La sua sensibilità l’ha portata anche a trattare temi di alto valore sociale. Diversi poeti hanno scelto le opere della Zabatti per la copertina delle loro pubblicazioni. Nel tempo l’artista ha sentito l’esigenza di ricercare un nuovo stile tecnico e espressivo, un linguaggio personale capace di trasmettere le sue emozioni toccando l’anima del fruitore. Dal 2012 ha iniziato a mostrare la creatività in opere informali, una eccleticità che la fa muovere con perizia ed estro dal figurativo all’astratto. Nella pittura di questa artista affiora una natura amabile e rasserenante, dove gli assoluti protagonisti sono gli ulivi secolari, che dominano la scena paesaggistica con una rappresentazione viva di valori estetici, umani e spirituali. I suoi paesaggi, immersi in una pienezza espressiva e armonia formalesono di serena concezione interpretativa, e conferiscono all’opera accenti lirici cromatici e un ritmo narrativo unico e assolutamente originale. Quello dell’artista Immacolata Zabatti è un operare pittorico meticoloso e attento, in cui la continua presenza dell’albero evidenzia un iter artistico di coerente realizzazione e di forte aspetto simbolico. I suoi soggetti sono raffigurati sapientemente, con maestria di tecnica e piena armonia strutturale.

 

Galleria Malinpensa by La Telaccia, c.so Inghilterra 51, Torino

Telefono: 011 5628220

 

Mara Martellotta

‘Riflessi di natura’, alla galleria Malinpensa by Telaccia l’artista Vanni

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Si intitola “Riflessi di natura” la mostra personale che la galleria d’arte Malinpensa by Telaccia dedica all’artista Vanni dal 19 al 30 marzo prossimo.

Vanni vive e lavora in umbria, contornato da una natura incontaminata, che spesso suggerisce trame artistiche che egli è in grado di narrare con cromaticità legata chiaramente alla luce mediterranea appartenente alle proprie radici.

Dopo i primi studi compiuti a Roma, Vanni ha perfezionato il suo percorso artistico a Parigi, città dove ha vissuto diversi anni entrando in contatto con il variegato e stimolante mondo artistico della capitale francese.

Dopo aver frequentato “Les Etudes des Beaux- Arts” di Parigi, l’artista ha perfezionato i suoi studi presso gli atélier di affermati espressionisti contemporanei i cui insegnamenti hanno definitivamente tracciato il suo indirizzo pittorico: l’osservazione degli spazi circostanti e delle loro cromaticità.

Figurano nel suo curriculum numerose esposizioni, personali e collettive ( italia, Francia, Belgio, Ungheria, Lussemburgo e Grecia) cosiccome diverse sono le manifestazioni culturali cui l’artista ha preso parte, sempre riscuotendo successo di critica e di pubblico.

Il linguaggio pittorico di Vanni si concretizza in opere che testimoniano inequivocabilmente la fascinazione nell’artista provocata dalla luce mediterranea, caratterizzata da visioni terse e luminose e dai contrasti di colore netti e abbaglianti.

Tali contrappunti orientano la produzione dell’artista alla ricerca perenne di un codice chiaroscurale più marcato ed evidente. Colori dominanti, quindi, decisi e filtrati da uno sguardo abbagliato dal sole, in grado di cogliere i contorni delle cose.

Di qui una palette intensa, ricca di colore, data senza compiacimenti cromatici e che sembra scolpire nello spazio ciò che lo sguardo coglie.

Galleria Malinpensa by Telaccia

Corso inghilterra 51.

 

MARA MARTELLOTTA

Carmelo Cossa: “Non mi dimentico mai di chiamarti AMORE”

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Noi non viviamo di parole propinate a caso negli intrecci della vita, noi viviamo di fatti, di versi e di parole non dette, ma dettate dal cuore e percepite con l’anima nuda. Le parole e le sensazioni che leggo dopo averti scritto, sono per te, poesia. Sono per noi e per la vita di chi leggendo si emoziona…

 

Carmelo Cossa: il rapporto profondo con la poesia nella silloge “Non mi dimentico mai di chiamarti AMORE”

 

DEDICA AL LETTORE

Questa silloge è dedicata a te che stai leggendo,

a te che ci credi più di me che scrivo,

più di me che sogno, più di me che amo

e più di me che volo.

Ma l’ho fatto sempre in sogno.

A te che leggi, invece, auguro di sognare,

di amare e di volare tutta la vita.

Io scrivo, sogno, amo e volo. E poi? Sogno ancora,

perché sognare si può e non è peccato!

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CARMELO COSSA

Ciao poesia, sei andata via lasciandomi solo il gusto dei tuoi versi.

Ma la lontananza non è niente, siamo soltanto da un’altra parte: tu in vacanza con un altro poeta ed io da solo con la speranza che una notte riuscirò a dormire e un giorno a guarire. Ti penso, e per me è come fossi nella stanza accanto. Abbiamo solo un giorno in più, ma siamo gli stessi che eravamo ieri, ci amiamo e ci scriviamo anche da lontano. Ma non chiamarmi amore. Chiamami con il mio nome; io ti chiamerò: Poesia. Ti si addice, è il tuo. Mi hai stregato, poesia. Mi hai forse fatto un sortilegio? So che saresti capace di tutto per realizzare il sogno di viverci e te ne sono grato, ma temo di sbagliare. Io ti amo e lo farò ogni giorno e in ogni verso. Come hai potuto appurare nel tempo che passiamo insieme ti ho sempre scritto con amore perché lo sei. Non ho potuto e non posso ancora prometterti che ti porterò all’eccelso, ma ti amerò scrivendo come non avrei mai pensato si potesse fare. Non preoccuparti se ti fai scrivere da altri, sei amata da chi ti legge e scritta da chi ti ama.

Io ti amerò come ho sempre fatto, e ti lascio libera nello stesso modo che ti scrivo. Vivo già il supplizio della paura di sbagliare e lo strazio di saperti in altre menti, in altri scritti e in altre mani.

Ma non importa perché tu sei nella mia anima e ti abbraccio per scaldarti e farti vivere come fa un cuore innamorato. Io t’amo come sei. Ma una domanda voglio fartela: Perché quando ti scrivono lo fanno in rima, e in mille altri modi che non voglio nominare?

Io, a volte, nei tuoi confronti mi sento colpevole. Colpevole di scriverti come non dovrei. Ma non è colpa mia se ti porto nel cuore e mi piace scriverti per farti sentire libera. Spesso scrivo ciò che sento per non dimenticarti e poi rileggo ciò che ho scritto per riuscire a ricordare. Ma quando non ricordo, scrivo ancora, poi rileggo e scopro che tu, in un verso o in un altro, sei e sarai sempre poesia.

Allora ti suggerisco un accordo: Io ti scrivo con emozione e come mi dice il cuore, ma ti prego di non sgridarmi. Non è colpa mia se sei nata bella, se mi emozioni e se la mia mente detta i versi senza avvisarmi e io li scrivo così, come li ricordo.

Tu poesia, non dovrai mai sentirti colpevole e io non ti chiederò mai niente. Lo so già! Me l’hanno insegnato le mie notti insonni e i miei giorni tristi. Ma tu, poesia, continua a vivere e a gioire di ciò che ci ha fatto riflettere da sempre e continua a godere del piacere e del tempo che riusciremo a stare insieme per capirci meglio. A volte sono le piccole cose a rendere grande un amore che nessuno potrà mai fermare. Ci piace stare insieme e lo faremo spesso. Voglio pregare, voglio sorridere, voglio pensarti scriverti e amarti come solo amando si riesce a fare.

Il mio nome è il tuo, i tuoi versi sono i miei, l’amore e le emozioni che ci legano sono farina dello stesso sacco. Ci siamo incontrati tardi, ma che importa! L’importante è averlo fatto. Il resto è solo fantasia inutile. Sappi che da adolescente ti studiavo a memoria e provavo a scriverti perché fu amore a prima vista. L’amore che proviamo e che viviamo dobbiamo viverlo a piene mani.

L’amore di questa storia conserverà il significato che ha sempre avuto: Vita! E lo sarà per sempre. Gli accadimenti grandi restano nel tempo e ad essi, specialmente quando si parla d’amore, c’è una continuità che non si spezza. Io sarò sempre nei tuoi versi e tu sarai nei miei pensieri. E chissà che un giorno io e te insieme, non saremo nel cuore di chi ci legge o nei cuori di chi volesse provare a scriverti. Ma io, poesia, continuerò ad amarti davanti al mondo che, anche se non ci appartiene, è nostro. È fatto di semplici cose e di profumi di stagione che nel loro insieme ci rendono liberi di volare nel nostro esistere. Ho sempre gioito quando il sole mi ha regalato luce, ma con la stessa enfasi, quando il fato si è accanito, ho pianto e forse lo farò ancora, ma ti amo e vorrei posare una lacrima nei tuoi versi per far capire a tutti quanto è dolce piangere. Mi auguro che tu sorrida in ogni istante, ma la dolcezza di una lacrima in un verso, è immensa. Noi non viviamo di parole propinate a caso negli intrecci della vita, noi viviamo di fatti, di versi e di parole non dette, ma dettate dal cuore e percepite con l’anima nuda. Le parole e le sensazioni che leggo dopo averti scritto, sono per te, poesia. Sono per noi e per la vita di chi leggendo si emoziona. Quella vita mai vissuta prima che c’incontrassimo e che ci mescolassimo nei versi. Ma quella stessa vita, oggi ci osserva e ci sprona a viverla così, come possiamo e come sogniamo, perché sognare si può e non è peccato.

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LA PRIMA POESIA

“Quella che segue è la mia prima poesia che scrissi quando arrivai a Torino a soli  quindici anni. Oggi, forse,  – commenta Cossa – la scriverei in modo diverso, ma non sarebbe vera allo stesso modo”.

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Il treno

Il treno correndo mi portava via

dalla terra amata e dalla mamma mia.

Poco più di un bimbo son partito,

promettendo a tutti che sarei tornato.

Amavo la campagna e quei luoghi

ma dovevo emigrare per sognare

e vivere una vita nuova, come i giorni

che sognavo.

Quel giorno il treno correva veloce

avrei voluto urlare, ma ero senza voce.

La paura mi attanagliava il cuore

mentre il treno correva da ore.

Qualcuno mi chiedeva dove vai,

ma io pensavo solo ai miei guai.

Un nodo mi serrava la gola

e non riuscivo a dire una parola.

Tentavo di dormire e non pensare

a cosa mi aspettasse al mio arrivare.

Che cosa farò in città io mi chiedevo,

mentre il treno ancora correva

troverò un lavoro dignitoso,

e vivrò una vita decorosa.

Il sonno infine venne e sognai cose belle

e quando dal treno scesi titubante

l’emozione mi soprese e piansi.

Oggi voglio aggiungere che quel viaggio cambiò la mia vita, ma le cose belle che sognai, nonostante tutto, le sogno ancora e lo farò fino alla fine dei miei giorni perché ogni giorno vivo, non ho più paura e sogno ancora.

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L’ULTIMA LIRICA DELLA SILLOGE

La raccolta si conclude con questa lirica che ha dato il titolo alla silloge.

Non mi dimentico mai di chiamarti amore

Non so più se sei donna, se sei amore,

se sei sogno, o se sei solo poesia,

ma ti amo come fossi amore,

ti sogno come fossi vita,

ti scrivo ogni notte una poesia

e mi manchi perché sei il mio respiro.

Ma ora dimmelo tu, donna mia,

che cosa sono i tuoi occhi, il tuo volto,

e il tuo sorriso se non poesia?

Sai donna, sei tu la poesia da scrivere,

da amare, da sognare e da vivere

volando e cantando il titolo e i versi

dell’unico motivo che un cuore folle

e innamorato può intonare:

Non mi dimentico mai di chiamarti amore…

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