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Reggio Emilia – Fiat Torino, una vittoria di tanti

Finalmente una prova convincente, una partita che non lascia dubbi sulle potenzialità di questa squadra. Una partita condotta senza problemi nonostante la squadra di Reggio Emilia non fosse “un materasso”, visto come aveva giocato finora

La FIAT Torino di quest’anno è un concentrato di energia pura da playground americano e simpatica follia che talvolta sfora un pochino dalle righe, ma consente di avere momenti di bellissimo basket ad alta velocità, come in alcune azioni sembra palese ed evidente, con lunghi che giocano da play e guardie che recuperano rimbalzi a livelli stratosferici. In tutto questo, finalmente anche la compagine italiana comincia ad essere importante con contributi di qualità che permettono alla squadra di giocare a diversi livelli di gioco costringendo gli avversari a modificarsi per resistere, ma la FIAT è stata comunque nettamente superiore. Una partita non più ad onde ma ad “ondate” dei giocatori: nel primo quarto un super Mc Adoo, nel secondo “Jamil-one” Wilson in versione NBA, nel terzo quarto un Carr in edizione de luxe e nel finale una partecipazione sul palco di tutti i protagonisti, per un finale da quasi 100 punti che dovrebbe già da solo garantire della qualità di questa squadra. Infine, un pensiero va a Paolo Galbiati che si trova momentaneamente sulle spalle la squadra, visti i necessari tempi di recupero del coach mito Larry Brown dalla piccola “surgery” in USA: è sotto tensione, visto che tutti i giocatori hanno in mente Larry, e si vede, ma crediamo che se riuscirà a cogliere il lato ispirato della pattuglia statunitense che ha la FIAT Torino e a guidare la loro energia cavalcandola da splendido “jockey” quale ha già dimostrato di essere non opponendosi ma gestendola magari con un po’ di sorrisi (che mai guastano anche nello sport), potrà dimostrare che il suo ruolo di assistente è solo temporaneo, in attesa di esplodere definitivamente nel gotha degli allenatori. In tutto questo simpatico movimento è chiaro come tutto quello che si sta muovendo intorno a questa squadra stia piano piano conducendo ad un movimento sussultorio quale quello di un sommergibile che esca rapidamente in emersione dalle acque profonde: prima salta fuori, poi ricade, si assesta e poi gradualmente ritrova la linea di navigazione, solcando il mare tra le onde agitate di un campionato sempre più equilibrato e un Eurocup con squadre di dimensione sempre più forti anno dopo anno. La strada è tracciata e Torino, anche a detta dei commentatori televisivi “accreditati”, è una delle squadre più interessanti del campionato. Le difficoltà sono sempre tante, e la prima di tutte sono gli avversari: come non è solo colpa propria se si perde, così se si vince non è demerito degli avversari. Questa mentalità è gretta, povera e tipica di chi “tifa contro”. Ma la FIAT Torino Auxilium di quest’anno è una squadra in crescita-cantieristica, e il frutto del lavoro è una vittoria meritata: la strada è davanti, ora bisogna correrci sopra.

Paolo Michieletto

 

CAMPIONATI ITALIANI ASPMI DI CORSA CAMPESTRE: IL GSPM TORINO SALE SUL PODIO CON LUISELLA TANDA

Buoni risultati anche fra gli uomini: i vigili sabaudi si piazzano così al quarto posto nella generale a squadre

 

Nella giornata di domenica 21 ottobre il parco naturale di Lama Balice, in Puglia, al confine tra Bari e Bitonto, ha ospitato la quarantasettesima edizione dei campionati italiani ASPMI di corsa campestre, manifestazione associata a una gara targata Fidal, che ha registrato all’incirca 400 podisti al via.

Anche il Gruppo Sportivo Polizia Municipale di Torino ha preso parte alla tenzone, svoltasi su un percorso sterrato e prevalentemente pianeggiante, che includeva due tracciati diversi: uno di 6 chilometri, ideato per gli uomini e costituito da tre giri da compiersi all’interno di un circuito ricavato fra i vigneti del parco e dagli ultimi mille metri caratterizzati da una discesa e da un’immediata risalita verso l’arrivo, ubicato presso la storica Villa Framarino, e uno di 4 chilometri, riservato alle donne.Venendo ai risultati, nella competizione maschile si è imposto Diego Frontini del GS Ancona, mentre fra le quote rosa ha trionfato l’intramontabile Vincenza De Vitis (GS Brescia), alle cui spalle si è piazzata la portacolori del GSPM Torino Luisella Tanda, medaglia d’argento assoluta e oro di categoria.Buoni piazzamenti anche nella gara maschile per gli atleti sabaudi, con un terzo posto di categoria per Giuseppe Adamo e due quinti posti di Alessio Colucci e Cristian Bertaina; quest’ultimo, responsabile della compagine podistica gialloblù, ha commentato: «Va in archivio una bellissima edizione dei nazionali ASPMI, sicuramente una delle migliori di sempre, nella quale l’accoglienza e la disponibilità dimostrate dai colleghi di Bari sono state davvero esemplari, senza dimenticare il fascino di una città che ci ha stupito per meraviglie e sapori. Il circuito era entusiasmante, completamente immerso nella natura del territorio, ma non presentava un coefficiente di difficoltà eccessivamente elevato».

Per quanto concerne i piazzamenti dei suoi compagni, Bertaina ha asserito: «Complessivamente il nostro team, composto da 8 atleti (oltre ai già menzionati Tanda, Adamo, Colucci e Bertaina erano presenti anche Massimo Benincasa, Silvano Ferrero, Andrea La Rosa e Andrea Pisoni, ndr) e condizionato da alcune defezioni importanti, si è comportato bene, classificandosi in quarta posizione nel ranking a squadre, nel quale siamo stati preceduti da Milano, Bari e Bologna».

Un plauso finale va «all’organizzazione, che è stata davvero perfetta; rivolgo quindi un sentito ringraziamento da parte nostra ai colleghi di Bari. Adesso inizieremo a lavorare per gli appuntamenti ASPMI in programma nel 2019 a Como e L’Aquila, ai quali cercheremo di presentarci ancora più competitivi».

Pari granata a Bologna. Mazzarri: “Abbiamo buttato via due punti”

BOLOGNA TORINO 2-2

Il tecnico granata Walter Mazzarri, al termine della partita contro il Bologna, finita 2-2, ha rilasciato queste dichiarazioni a Sky Sport:

“Non abbiamo fatto una parata, abbiamo preso due gol da soli. Come ci è già capitato, sottovalutiamo i pericoli. Abbiamo dominato la partita, facendo gol e creando più  occasioni, mangiandoci anche qualche gol. Se siamo riusciti a pareggiarla è perché siamo autolesionisti. Dobbiamo stare concentrati, è difficile spiegare  una partita così. Finalmente avevamo giocato come piaceva a me anche fuori casa, mettendo in difficoltà una signora squadra. Siamo stati bravi dal punto di vista del gioco ma poi ci siamo trovati con questo risultato assurdo, buttando via due punti. Stiamo crescendo, ma dobbiamo fare il salto di qualità”.

 

(foto Luca Tonatto)

“Ogni partita insegna”, parola di Ronaldo

Dopo l’1-1 con il Genoa Cr7 scrive sui social: “Ogni partita insegna qualcosa. Ora concentrati sulla prossima”. Quello della Juventus con il Genoa è primo pareggio dopo  10 vittorie consecutive tra campionato e Champions. Commenta invece il ct Massimiliano Allegri: “E’ un pareggio che ci fa bene, ora  torniamo con i piedi per terra e capiamo che per vincere le partite servono sacrificio e fatica”. I bianconeri giocheranno martedì con il Manchester United.

 

(foto Claudio Benedetto www.fotoegrafico.net)

L’ottimismo di Juric: “Con la Juve possiamo fare bene”

Ivan Juric, allenatore del Genoa, alla sua gara d’esordio dice all’Ansa che “la Juve è una squadra veramente forte, non solo in Italia ma anche in Europa e sta giocando un calcio bello, diverso e con varie soluzioni. Mi aspetto tante cose positive  anche se contro la Juve non ti è permesso fare tutto quello che pensi”. E aggiunge:  “Una chance nel calcio c’è sempre , sono convinto che possiamo fare bene, fare una bella partita, ma contro le grandi squadre spesso molto dipende da loro. Giocherò con due punte”. Saranno il capocannoniere Piatek e forse  Kouamè.

(foto archivio C. Benedetto – www.fotoegrafico.net)

Tiro con l’arco: i risultati della prima Coppa Italia 3D Indoor

Si è svolta nel fine settimana la Coppa Italia 3D Indoor, manifestazione inedita nel panorama nazionale del tiro con l’arco e capace, seppur alla sua prima edizione, di richiamare a Torino quasi 400 atleti in rappresentanza di oltre 90 società provenienti da tutta Italia. A organizzare la gara è stata la società torinese degli Arcieri delle Alpi, che all’interno del padiglione 5 di Torino Esposizioni ha allestito due percorsi e sistemato cinquanta sagome a diverse distanze, per permettere a tutti gli arcieri di confrontarsi nelle quattro divisioni compound, arco nudo, istintivo e longbow. L’originalità del contesto – il 3D è una specialità arcieristica che si svolge tipicamente outdoor, nei boschi e nei prati – e della formula della competizione non hanno impedito ai favoriti di salire sul podio. Presenti alle premiazioni Giorgio Botto, responsabile tecnico della nazionale 3D e campagna e ideatore della Coppa Italia 3D Indoor, Roberto Silvestro, presidente degli Arcieri delle Alpi, Odilia Coccato, presidente del comitato regionale FITARCO Piemonte, e Stefano Tombesi, consigliere federale FITARCO.

I podi delle quattro divisioni
Nel compound i titoli sono andati a Giuseppe Seimandi e Irene Franchini, entrambi atleti della nazionale plurimedagliati nel 3D (e non solo) a livello internazionale, tesserati per le Fiamme Azzurre e per gli Arcieri delle Alpi. Seimandi ha preceduto sul podio Emanuele Rota (Arcieri Cusago) e Raffaele Gallo (Arcieri Fivizzano), la compagna di squadra ha messo dietro Sonia Bianchi (Arcieri Castiglione Olona) e Alessia Foglio (Arcieri delle Alpi). Da ricordare che ai recenti Campionati Europei 3D disputati a Goteborg i due azzurri hanno conquistato il titolo individuale nel compound e un altra medaglia nella prova a squadre, rispettivamente d’oro e di bronzo. La gara di arco nudo ha visto sul gradino più alto del podio due arcieri liguri e della nazionale. Alessio Noceti (Associazione Nazionale Polizia di Stato) ha conquistato l’oro davanti all’altro azzurro Alessandro Giannini, tesserato per lo stesso gruppo sportivo, e Daniele Bellotti (Arcieri Fivizzano). Cinzia Noziglia (Fiamme Oro), argento individuale e bronzo a squadre nell’ultima rassegna continentale di specialità, ha superato in volata Eleonora Strobbe (Arcieri Altopiano Pinè) e la piemontese Annamaria Cavallero (Arcieri Compagnia degli Orsi).

Nel longbow il titolo maschile è andato all’altro ligure Alfredo Dondi (Arcieri Tigullio), argento europeo a squadre a Goteborg, che ieri ha avuto la meglio su Marco Pontremolesi e Paolo Baldini, entrambi portacolori degli Arcieri Fivizzano. Nella stessa divisione femminile ha brillato la piemontese Adele Venturi (Arclub I Falchi Bra), davanti a Marilena Forni (Arcieri Tigullio) e Paola Sacchetti (Arcieri Città di Pescia). Cinque arcieri sono arrivati a Torino dalla Spagna, incuriositi dal particolare format della manifestazione di cui avevano sentito parlare durante gli ultimi eventi internazionali. Uno di loro – Guillermo Roble Sanchez – è persino salito sul gradino più alto del podio, nella divisione arco istintivo davanti a Federico Perucchi (Arcieri Lodigiani) e Davide Vicini (Arcieri Tigullio). Al femminile doppietta della Compagnia d’Archi, con Sabrina Vannini oro e Gessica Garzetti argento. Bronzo per l’altra lombarda Rossella Bertoglio (Arcieri Lodigiani).

Il 3D e la Coppa Italia Indoor
Il 3D è una specialità del tiro con l’arco nella quale i bersagli sono sagome tridimensionali di animali realizzate in materiale plastico e posizionate in piano o in pendenza. Le gare si svolgono lungo percorsi immersi nel verde e sono aperte alle divisioni arco nudo, arco istintivo, arco compound e longbow. Il 3D è quindi una specialità tipicamente outdoor, che già da qualche stagione gli Arcieri delle Alpi hanno però portato all’interno della loro palestra per gare interregionali. Mai, in ogni caso, per una manifestazione così grande, a livello di numeri, di estensione del campo di gara e di livello tecnico dei partecipanti. Due i principali obiettivi: promuovere il 3D (specialmente a livello giovanile) e allungare la stagione di questa specialità arcieristica con un appuntamento autunnale. Con lo stesso intento il nuovo “progetto indoor” potrebbe essere esteso anche alla specialità campagna, nell’attesa di scoprire se la Coppa Italia al coperto potrà diventare un appuntamento fisso del calendario nazionale.

(FOTO ARCHIVIO)

A Pinzolo ottimo esordio per la nuova coppia di artistico Contarino/Pauletti

Con la competizione dello scorso fine settimana ha avuto inizio la stagione agonistica dell’Ice Club Torino Asd. La coppia di artistico di recentissima formazione, composta dalla pattinatrice di Pinerolo Vivienne Contarino e dal campione italiano junior Marco Pauletti, ha esordito ottenendo la medaglia d’oro. Contarino/Pauletti hanno totalizzato, nella loro prima gara insieme, 113.51 punti. Marco Pauletti, nella scorsa stagione ha pattinato per l’Ice Club Torino, conquistando, nelle coppie, il titolo di campione italiano junior e prendendo parte ai Mondiali junior. L’Ice Club Torino ha ottenuto con Raffaele Zich un argento nella categoria Advanced Novice Maschile, con il punteggio di 83.61. A Pinzolo si è distinta, conquistando la medaglia d’oro nella categoria junior, con un ottimo punteggio di 166.64, anche la pattinatrice rivelazione Marina Piredda, atleta della società Fiemme on Ice di Cavalese, che ha svolto la preparazione estiva con l’Ice Club Torino. La Piredda è allenata da Joanna Szczypa che, da anni, è tra i collaboratori della società torinese. Il 6 e 7 ottobre avevano già esordito, a Trento, due giovani pattinatori dell’Ice Club: Nikita Dossena aveva conquistato un argento nella categoria pre Novice Nazionale, mentre Giorgio Rossetti aveva vinto una medaglia d’oro nella gara interregionale categoria junior. Molti degli atleti della società guidata da Claudia Masoero ed Edoardo De Bernardis, anche quest’anno, prenderanno parte a gare agonistiche nazionali e internazionali, rappresentando l’Italia e il Piemonte. Rivedremo in pista, dopo un lungo periodo di stop dovuto a due delicati interventi chirurgici, la pattinatrice di Courmayeur Sara Casella, Campionessa italiana junior 2015 e terza ai Campionati senior 2016, Paolo Balestri, medaglia di bronzo nella categoria maschile junior ai Campionati nazionali di Milano dello scorso anno, Giada Russo, olimpionica a Pyeongchang 2018, passata quest’anno alla danza sul ghiaccio, ma che continuerà a vestire i colori dell’Ice Club Torino, la nuova coppia di danza formata da Carlotta Argentieri e Marco Bozzuto e la vicecampionessa Basic Novice Francesca Prato. Da quest’anno ha deciso di trasferirsi a Torino e di allenarsi con l’Ice Club anche la giovanissima atleta della nazionale svizzera Anais Coraducci, nata nel 2003 a Cheyres, un talento sbocciato a Yverdon-les-Bains.

Barbara Castellaro

FIAT Torino – Trieste, la prima vittoria è arrivata

Finalmente, come la pioggia dopo un periodo di strana siccità, la prima esultanza al Palavela è giunta per tutti i tifosi di Torino della pallacanestro professionistica

Sicuramente perfettibile, la squadra ha però dimostrato, nelle ondate ad alta intensità, come il potenziale a disposizione sia di notevole fattura. Certo, la squadra di Trieste non era al completo, ma alla Fiat Torino non sono mai state concesse le attenuanti per le defezioni per infortunio negli anni precedenti, così come a molti non interessa che solo da pochi giorni la squadra si alleni al completo e che per di più sia, per motivi di salute, senza la sua guida principe, the legend Larry Brown, e quindi, pur osservando ciò che capita, diamo i giusti meriti a chi ha fatto il proprio dovere, vincendo con una squadra che ha giocato libera da pensieri. E’ stata, come ormai sembra essere divenuto il basket moderno, una partita “ad onde”: a tratti domina una squadra, a tratti si spegne e riparte l’altra fino alla fine dei 4 tempi regolamentari e a volte anche oltre. In particolare, però esiste una curiosità regolamentare che non abbiamo per nulla compreso. Dopo la contesa iniziale, la Fiat Torino conquista la palla, ma dopo 18 secondi le viene fischiata infrazione di 24 secondi! Se fosse stato un errore di uno qualsiasi dei due tabelloni, cosa sicura anziché probabile, due avrebbero potuto essere le soluzioni: la prima, che il cronometro dei 24 secondi fosse corretto e si fosse bloccato quello generale e quindi palla a Trieste e cronometro portato a 9’36” da giocare; la seconda, cronometro generale corretto ed errore di quello dei 24”, e quindi palla ancora a Torino per 6”. Ma la soluzione adottata è stata palla a Trieste con 9’42” sul tabellone principale. Io credo di aver perso qualcosa, ma anche tutto il pubblico non ha compreso. Tornando al basket giocato, potremmo osservare che l’inadeguatezza per infortuni di Trieste ha costretto la loro squadra a provare a giocare la più antica zona 2 1 2 “da campetto” come non si vedeva da anni e, a tratti, ha dato i suoi frutti sorprendendo i nostri che, giocando forse un pochino troppo statici, si sono lasciati imbalsamare in un movimento stagnante, quando invece sembra evidente come questa squadra sia stata costruita per correre. Comunque è stata una buona esperienza per cominciare a giocare contro differenti atteggiamenti tattici. Non c’era dubbio su quale fosse la squadra più forte in campo, ma restava da stabilire chi riuscisse a vincere, e in questo vediamo il lato positivo: la FIAT Torino arrivava da un periodo discusso e anche in difficoltà ha reagito chiudendo bene una partita che aveva ben più di un’insidia nascosta nelle pieghe della mente e della tensione latente che sembrava aleggiare fino a ieri sera. I singoli: Tony Carr ha tolto le castagne dal super fuoco quando serviva e Wilson sta tornando quello di un tempo anche se a tratti si dimentica del suo enorme potenziale. Gli altri, a turno, danno il loro contributo a volte in attacco e a volte in difesa, ma alcuni passaggi a vuoto in difesa sono da rivedere. Abbiamo avuto i primi segni di “pinna” del nostro Delfino… e anche Cusin ha cominciato a far vedere la qualità che sarà necessaria nei prossimi turni. Tralasciando alcuni problemi di inizio stagione per la gestione del nuovo Palavela che siamo sicuri verranno prontamente risolti in previsione delle prossime partite, il pubblico in generale ha reagito bene ovviamente alla vittoria, anche se il segnale di quanto stia crescendo la voglia di basket a Torino è proprio nei commenti del pubblico stesso che desidera sì vincere, ma vuole anche il super spettacolo.

 

Paolo Michieletto

 Il giorno in cui la “farfalla granata” chiuse le sue ali

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Gianni Brera: era un simbolo di estri bizzarri e libertà sociali in un paese di quasi tutti conformisti sornioni”

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Giorno maledetto quel 15 ottobre del 1967 quando, cinquant’anni fa, moriva travolto da un’ auto Gigi Meroni. Era domenica e a Torino era scesa la sera. Il Torino aveva disputato in casa la quarta giornata del campionato di serie A, vincendo per 4 a 2 contro i blucerchiati della Sampdoria. Una partita vivace, bella. Meroni, la “farfalla granata” non segnò ma diede il suo contributo con le giocate di classe che ne avevano fatto un idolo della curva granata. A gonfiare la rete dei liguri ci pensarono Nestor Combin, autore di una tripletta, e  Giambattista Moschino. Quel giorno, nelle file del Torino, esordiva anche un giovane Aldo Agroppi, che confezionò l’assist per il 4-2 finale di Combin. Alcune ore dopo Meroni, in compagnia dell’altro granata Fabrizio Poletti, stava attraversando il corso Re Umberto, all’altezza del civico 46. Gigi voleva raggiungere il bar che solitamente frequentava per telefonare a Cristiana, la sua ragazza. Lei era fuori e lui era senza chiavi perché , di solito, la domenica sera i granata dormivano in ritiro, ma per una volta venne fatta un’eccezione. I due erano a metà della carreggiata quando un’auto che viaggiava a tutta velocità li indusse a fare un passo indietro. Una vettura in arrivo dalla parte opposta sfiorò Poletti e urtò in pieno Meroni che, sbalzato sull’altra corsia,  venne investito da una Fiat 124 Coupé che lo trascinò per più di cinquanta metri sull’asfalto. Portato all’ospedale Mauriziano, morì poche ore dopo, alle 22.40. Se ne andava così Gigi Meroni, a  soli ventiquattro anni. La farfalla granata non volò più. Colmo del destino, l’automobile che lo investì  era guidata da un suo tifoso diciannovenne che si chiamava Attilio Romero e che diventò, nel duemila,  presidente del Torino. Un cognome e un destino, quello di Meroni, già tragicamente  comparso nella storia granata, al tempo della tragedia di Superga. Si chiamava, infatti,  Pierluigi Meroni il comandante del trimotore Fiat che si schiantò sulla collina della basilica il 4 maggio del 1949. Gigi Meroni, nato e cresciuto calcisticamente a Como, dopo aver vestito la maglia lariana e quella del Genoa, approdò nel 1964 a Torino, nella parte granata della città dell’auto. Agli ordini del “Paròn “Nereo Rocco, l’ala numero sette  incantò tutti con le sue giocate, i dribbling ubriacanti e quei suoi goal che, pur non molti (con la maglia del  Toro ne insaccherà  24), spesso finirono nelle cineteche del calcio per la bellezza del gesto atletico che li accompagnava,rendendo possibile ciò che ai più pareva impossibile. Era lui il calciatore-beat” , quello che non amava i tiri da fermo e men che meno i rigori ma sentiva il bisogno dell’azione, della lotta per conquistarsi la palla, dell’invenzione  artistica del gol. I difensori impazzivano e spesso non trovavano alternative ai mezzi più bruschi per fermarlo, mettendolo giù senza tanti complimenti. I compagni ne sfruttavano le doti quando l’ala destra dai capelli lunghi e dai basettoni passava loro la palla al momento giusto, con il gesto generoso e altruista di chi concede agli altri l’onore di gonfiare la rete alle spalle del portiere avversario. Anche lui, come Gorge Best, il suo “gemello-diverso”, andava controcorrente. Quando Edmondo Fabbri lo chiamò in nazionale gli impose una condizione: tagliarsi i capelli. Lui, con l’animo dell’artista che si disegnava da solo i vestiti da indossare,prendendo a modello quelli dei Beatles,  e lo spirito trasgressivo che lo portava a passeggiare per le vie di Como portandosi al guinzaglio una gallina, non rinnegò se stesso e rifiutò la convocazione. Era amatissimo dai suoi tifosi, Luigi Meroni. L’ipotesi del suo passaggio alla Juventus, nell’estate del 1967, provocò una sollevazione dei tifosi del Toro, mandando a gambe all’aria l’operazione. Era l’idolo non solo dei granata ma di tutti coloro che amavano il bel calcio, la fantasia e l’improvvisazione di quest’artista che sapeva trattare con incredibile abilità la sfera di cuoio. Ai suoi funerali parteciparono più di ventimila persone e l’intera città trattenne il fiato. L’emozione fu grande e toccò tutti, compresi alcuni detenuti delle “Nuove” che fecero una colletta per mandare dei fiori. Solo la Diocesi di Torino si oppose al funerale religioso di quel  “peccatore pubblico” e criticò aspramente don Francesco Ferraudo, cappellano del Torino, che lo celebrò comunque. Meroni conviveva con Cristiana Uderstadt e la sua ragazza  – di origine polacca e  figlia di giostrai – era ancora sposata, in attesa di poter divorziare. Un peccato, all’epoca, da non perdonare anche da morto a quel ragazzo che, come scrisse Gianni Brera “ era un simbolo di estri bizzarri e libertà sociali in un paese di quasi tutti conformisti sornioni”.

Marco Travaglini

 

Meroni, l’indimenticabile “farfalla granata”

Il 15 ottobre 1967 moriva tragicamente Gigi Meroni. La mitica “farfalla granata”, il George Best del calcio  italiano,  l’estro  e  la  fantasia  in  campo.  L’uomo  che  con  le  sue  gesta  umane,  sportive, culturali e inconsapevolmente anche politiche, ha anticipato il movimento del ’68 e tutto quello che ha caratterizzato il mondo giovanile,  sociale e culturale del nostro paese. A cominciare dal mondo giovanile.Gigi  Meroni,  ad  oltre  cinquant’anni  dalla  sua  scomparsa,  continua  ad  essere  Gigi  Meroni.  E  non solo per quella comunità che va sotto il nome di “popolo granata” ma per diverse generazioni che hanno  visto  in  quel  funambolico  numero  7  un  punto  di  riferimento  per  come  vivere  e  praticare  il calcio  nella  società.  Gigi  era  amato  dal  popolo,  se  così  lo  vogliamo  definire,  e  quasi  disprezzato dalle  elite.  Da  tutte  le  elite.  Sportive,  politiche,  culturali,  religiose  –  purtroppo  –  e  giornalistiche. Eppure la “farfalla granata” non era solo un punto di riferimento, ma era ed è rimasto il riferimento per  milioni  di  cittadini  e  di  sportivi.  Certo,  Gigi  era  coraggioso.  Sfidava  la  sua  presenza  in Nazionale  pur  di  restare  coerente  con  i  suoi  principi  e  con  il  suo  modo  d’essere  nella  società  e nella sua comunità. Ha sfidato il contesto religioso e culturale del suo tempo per non rinunciare ai suoi  affetti  e  ai  suoi  sentimenti.  Ma  in  campo  la  “farfalla”  era  anche  profondamente  rispettoso. Dalle  botte  che  riceveva  –  senza  mai  reagire  con  cattiveria  e  rancore  –  agli  insulti  che  gli rovesciavano  in  campo  i  tifosi  avversari  supportati  e  incoraggiati  dagli  organi  di  informazione dell’epoca.  Sferzanti  e  incattiviti  contro  il  “cappellone”  granata.  Ma  gli  stessi  stadi  restavano ammutoliti  di  fronte  al  calcio  che  praticava  Gigi:  creativo,  poetico,  anticonformista,  estroverso  e fantasioso.  Gesta  che  hanno  eccitato  non  solo  il  popolo  granata  ma  il  calcio  italiano  quando quell’esile  numero  7  schizzava  nelle  difese  avversarie  e  creava  lo  scompiglio  con  i  calzettoni sempre abbassati e la maglia troppo larga per il suo esile peso. Certo, la tragedia del 15 ottobre in Corso Re Umberto a Torino dopo l’ormai celebre vittoria contro la Sampdoria e la tripletta del suo grande amico Nestor Combin – che sarà ripetuta la domenica successiva in un altrettanto celebre derby contro la Juventus – ha indubbiamente contribuito a creare il “mito”. Ma il magistero sportivo, umano  e  valoriale  di  Gigi  Meroni  e’  destinato  a  restare  nella  storia  del  calcio  italiano,  della  storia granata  e  dello  sport  nazionale.  Le  sue  gesta  hanno  segnato  il  suo  tempo  ma,  soprattutto, segnano il presente e il futuro del calcio italiano. Gigi Meroni e’ destinato a restare un’icona. E non
solo granata.
Giorgio Merlo