La Juventus sta trattando il difensore Milenkovic dalla Fiorentina, costa 30 milioni, i bianconeri offrono 20,prime schermaglie, si vedrà.
Col rientro di Rugani il difensore centrale non è una priorità. A centrocampo se salta Locatelli è pronto Tonali,a rischio il suo riscatto da parte del Milan perché reduce da un’annata poco brillante. Cellino presidente del Brescia vuole monetizzare subito, almeno 20 milioni. Per quanto riguarda il Torino la novità di giornata è il rinnovo triennale per il portiere gigante Milinkovic Savic.Cairo,Vagnati e Juric credono in lui. Partirà come titolare e come secondo portiere sarà acquistato a parametro zero Mirante dalla Roma, una garanzia. Terzo portiere il giovane ex primavera Gemello che rientrerà dal prestito. Capitolo trequartisti: si allontana Messias, il Crotone gioca al rialzo per alimentare un’asta che non giova a nessuno. Per quel ruolo I granata puntano sugli svincolati Eysseric e Vasquez. Zaza piace al Verona e sarà scambiato col difensore centrale Gunter.
Vincenzo Grassano
I goliardici Gem Boy cantavano –E tutti si faceva il coretto- “Ma in Holly e Benji tutto è normale anche il Giappone vince il mondiale”, ridendo sia per la non eccessiva bravura della nazionale nipponica, sia perché “cosa c’entra il calcio con il Paese del Sol Levante?” Ed ecco l’errore: nell’ XI sec. a.C, proprio in Giappone si praticava il “Kemari”, simile al “cuju” cinese, un gioco militare che fungeva da addestramento e il cui scopo era quello di mandare un pallone ripieno di capelli e piume in una zona definita da due canne di bambù, utilizzando solamente i piedi. Un manoscritto del 50 a.C. attesta le dispute tra Cina e Giappone giocate attraverso lo “Ts’u-Chu”, (altro nome per “Cuju”).
È arrivato il momento di gongolare: il Rinascimento italiano “docet” anche in questa situazione. Nella Firenze medicea si praticava il “calcio fiorentino”, attività ludica decisamente prediletta dalla comunità toscana. Si tenevano, infatti, incontri ufficiali tra i partiti dei Verdi e dei Bianchi, nel campo prestabilito della Piazza di Santa Croce, al termine dello “scontro” i vincitori si appropriavano delle insegne avversarie. Ogni squadra era formata da 27 giocatori: coloro che stavano sulla linea degli “innanzi” avevano il compito di attaccare, vi erano poi gli “sconciatori”, i “datori innanzi” e, infine i “datori indietro”. Questa la definizione della Crusca risalente al XVIII secolo: “È calcio anche nome di gioco, proprio e antico della città di Firenze, a guisa di battaglia ordinata con una palla a vento, somigliante alla sferomachia, passata dai Greci ai Latini e dai Latini a noi.” Ogni anno la città di Firenze ricorda quelle partite antiche attraverso una fedele ricostruzione storica in costume. Ho finito la mia premessa e ora , come si suol dire, “per me sono dolori”, perché già so che i lettori granata chiuderanno la pagina immantinente. L’excursus storico mi è servito come larga scusa per invitarvi allo Juventus Museum di Torino.