“Torino-Togliatti 1966. Uno stabilimento grande e subito”

Al Centro Storico Fiat il 21 maggio aprirà la mostra 

Aprirà i battenti giovedì 21 maggio prossimo al Centro Storico Fiat, promossa dal MAUTO, la mostra dal titolo “Torino-Togliatti 1966. Uno stabilimento grande e subito” , a cura di Claudio Giunta e Giovanna Silva con Maurizio Torchio, per rimanere aperta fino al 4 ottobre prossimo.

L’esposizione,  allestita al Centro Storico Fiat , dove venne firmato lo storico accordo che regolava la collaborazione tra Italia e Unione Sovietica  per la realizzazione dello stabilimento AutoVAZ, ripercorre le vicende che permisero alla Fiat di mettere “i sovietici al volante”. Non si trattò soltanto di un episodio di cronaca industriale, ma anche di una delle più  audaci operazioni di diplomazia parallela alla guerra fredda, che chiamò in causa i principali attori internazionali dell’epoca, da Chruščëv a Kosygin, da Kennedy al Segretario della Difesa McNamara.
Sono passati sessanta  anni dalla firma del contratto che regolava la collaborazione tra italiani e sovietici. Il 4 maggio del 1966, su un tavolo tuttora esposto nella sede del Centro Storico Fiat, Vittorio Valletta firmò il protocollo per la costruzione dello stabilimento. L’intesa fu perfezionata ad agosto, quando il presidente della Fiat, accompagnato da Gianni Agnelli, Piero Savoretti e Riccardo Chivino, firmò a Mosca l’Accordo generale per la realizzazione dell’AutoVAZ, alla presenza del Primo ministro Kosygin e del ministro dell’Industria automobilistica Tarasov e, poco dopo, iniziarono i lavori per la costruzione della fabbrica.

I materiali conservati negli archivi del Centro Storico Fiat comprendono fotografie, documenti originali,  telegrammi, relazioni tecniche, e raccontano il vasto lavoro di squadra che ha condotto alla costruzione dello stabilimento.
A partire da questa vasta relazione documentale si sviluppa la rilettura e rielaborazione visiva di Giovanna Silva che, in un viaggio di ritorno a Togliatti compiuto nel 2019 con Claudio Giunta, racconta che cosa resta della fabbrica e della città. Giovanna Silva ha fotografato gli edifici, insieme a Claudio Giunta ha intervistato ex operai ed ex dirigenti russi e italiani che lavoravano all’AutoVAZ. Giunta ha poi raccolto memorie familiari e ricostruito la Togliatti e la Torino di sessanta anni fa.

Mara Martellotta

Un manifesto per la Giornata delle Api

Il 20 maggio

In occasione della Giornata Mondiale delle Api di mercoledì 20 maggio prossimo, Fondazione Agrion, Regione Piemonte, il Servizio Fitosanitario, Legambiente Piemonte e Valle d’Aosta, ANCI Piemonte e Filiera Futura uniscono le competenze e le innovazioni dei territori per difendere la vita e la qualità dell’ambiente salvaguardando la vita delle api.

I fiori che sbocciano, i frutti che crescono e i paesaggi ricchi di colori e biodiversità esistono grazie al lavori invisibile degli impollinatori, proteggerli significa aver cura del futuro dell’ambiente, dell’agricoltura e della qualità della vita. Api, farfalle e bombi, oltre a migliaia di altri insetti pronubi, rappresentano una delle infrastrutture naturali più preziose del pianeta: dalla loro attività dipende circa il 75% delle colture alimentari mondiali e la sopravvivenza di oltre il 99% delle piante selvatiche. Difendere gli impollinatori significa rafforzare la capacità dei territori di resistere ai cambiamenti climatici, agli eventi estremi e alla perdita progressiva di biodiversità.

“Il Piemonte ha scelto di investire concretamente nella cultura della biodiversità e degli impollinatori, diventando la prima regione in Italia a istituire un tavolo istituzionale dedicato alla biodiversità e ai pronubi – ha dichiarato l’assessore al Commercio, Agricoltura e Cibo, Turismo, Sport, Postolimpico, Caccia e Pesca, Parchi della Regione Piemonte, Paolo Bongioanni – si tratta di una scelta strategica che oggi si traduce in investimenti importanti su apicoltura, ricerca applicata, innovazione e sostenibilità ambientale. Stiamo sostenendo progetti e attività insieme ad Agrion per costruire ambienti sempre più salubri, rafforzare la biodiversità e accompagnare il sistema agricolo piemontese verso un livello produttivo dove produttività e redditività vadano sempre più d’accordo con la sostenibilità e la valorizzazione dell’ambiente. Il nostro è già uno dei sistemi agricoli europei con il più basso utilizzo di agrofarmaci, e oggi vogliamo continuare a rafforzare questo percorso attraverso innovazioni sempre più sostenibili. Difendere l’ape e gli insetti utili significa difendere l’agricoltura e i territori piemontesi, conferendo nuovo valore alle nostre produzioni agroalimentari d’eccellenza”.

“I Comuni sono pronti a fare la loro parte supportando con iniziative la Regione Piemonte e Agrion in questo nuovo progetto. La biodiversità è fondamentale per la cultura dell’ambiente e per promuovere il nostro territorio – ha dichiarato il presidente di ANCI Piemonte, Davide Gilardino”.

Sull’onda della dichiarazione dell’Assessore Paolo Bongioanni, si associano le dichiarazioni del Presidente Legambiente Piemonte e Valle d’Aosta, Alice De Marco, e quella del Presidente di Filiera Futura, Francesco Cappello.

Proteggere gli impollinatori non significa solo salvare le api, ma anche custodire la biodiversità, i paesaggi, l’agricoltura e il futuro. Oggi questa sfida si vince solo insieme, e ognuno di noi ha il potere di fare la differenza.

Mara Martellotta

La Marcia per la Pace a Torino in occasione del Salone del libro

La storica Marcia per la Pace Perugia-Assisi ha fatto tappa per la prima volta a Torino in occasione del Salone Internazionale del Libro, che vede l’Umbria Regione ospite della trentottesima edizione. Partito alle ore 9.30 di ieri dal parco del Valentino il corteo è arrivato in piazza della Repubblica, attraversando la città lungo un percorso di circa cinque chilometri e mezzo che segue il corso dei fiumi Po e Dora, con l’obiettivo di diffondere lo spirito e i valori della marcia ideata nel 1961 dal filosofo umbro Aldo Capitini.

L’iniziativa, organizzata da Città di Torino, Città Metropolitana di Torino, Regione Umbria, Comune di Perugia, Comune di Assisi e Salone Internazionale del Libro, con il coordinamento di Tonio Dell’Olio per il Cantiere della Pace, riannoda il filo di una storia collettiva che in Umbria si ripete ogni anno, da quando, nel 1961, figure quali Italo Calvino, Giovanni Arpino e Renato Guttuso scelsero di marciare al fianco di Aldo Capitini.

Sul palco sono salite firme autorevoli della narrativa e del giornalismo italiano come Nicola Lagioia e Christian Raimo e i rappresentanti delle istituzioni. Per la Città di Torino era presente il sindaco Stefano Lo Russo, che ha partecipato alla marcia con la vicesindaca Michela Favaro, gli assessori Chiara Foglietta e Jacopo Rosatelli e la presidente del Consiglio comunale Maria Grazia Grippo.

“Ringrazio e saluto la regione Umbria e la sua presidente Stefania Proietti – ha detto il sindaco Stefano Lo Russo dal palco – e tutti coloro che hanno lavorato in questi mesi per organizzare questa bellissima iniziativa. È un privilegio e un onore essere qui presenti, nella nostra città, ad un appuntamento cui presero parte per la prima edizione anche due torinesi illustri come Norberto Bobbio e Ada Gobetti. Viviamo tempi difficili – ha sottolineato il Sindaco – e siamo qui a testimoniare quanto sia importante lavorare per i valori della pace. Farlo durante i giorni del Salone Internazionale del Libro è doppiamente importante: è una straordinaria testimonianza politica e valoriale di quanto sia fondamentale la cultura per garantire i valori della pace della convivenza nelle nostre comunità. Grazie dunque – ha concluso- a tutte e tutti di essere qui a Torino e di aver raccolto questa sfida che vogliamo continuare perché la marcia è una tappa di un percorso che non finisce mai”.

TorinoClick

 

Marcia per la pace, Avs: “Condannare la sopraffazione”

CONTRO I PERICOLI DI OGNI FORMA DI SUPREMATISMO E ODIO

<< Per la prima volta la marcia per la pace Perugia-Assisi oltrepassa i confini umbri e sbarca a Torino, grazie al Salone del Libro che quest’anno ha ospitato la Regione Umbria.

È importante che da Torino, in questi giorni in cui la nostra città torna al centro della scena culturale nazionale e internazionale, arrivi un messaggio così netto e così pieno di significato.

Di fronte alla guerra sempre più diffusa e alla sua normalizzazione questa chiamata alla cittadinanza, a cui hanno partecipato cittadini, associazioni e amministratori, diventa una boccata d’aria fresca: è proprio a partire dalla cultura, dall’educazione e da una democrazia quotidiana e partecipata che possiamo “preparare la pace” e, in quest’epoca di propaganda, chiamare le cose con il loro nome, sapendo riconoscere e condannare sempre la sopraffazione della guerra e i pericoli di ogni forma di suprematismo e odio>> lo dichiarano Alice Ravinale, capogruppo AVS in Consiglio Regionale, Sara Diena ed Emanuele Busconi, consiglieri comunali Sinistra Ecologista, Alberto Re, presidente Circoscrizione IV, presenti insieme all’assessore Jacopo Rosatelli e al consigliere della Circoscrizione III Nico de Leonardis alla marcia per la pace che si è svolta ieri mattina a Torino.

(foto archivio)

Regina Elena, asta di beneficenza a Reano

Domenica 24 maggio alle ore 17,30 presso le Pagode del Parco di Reano, si terrà la quinta attività ufficiale del 2026 del Comitato istituito dal Comune e dall’Associazione Internazionale Regina Elena Odv per ricordare Maria Vittoria Dal Pozzo della Cisterna, nel 150° anniversario dalla sua dipartita avvenuta a Sanremo l’8 novembre 1876. A questo Comitato ha aderito anche la Città Metropolitana di Torino.
Quel giorno ci sarà un’asta benefica a favore dell’Ospedale Maria Vittoria di Torino volta a finanziare l’acquisto di una nuova apparecchiatura medica per la terapia intensiva neonatale.
L’asta sarà composta da oggetti donati da privati, tutti possono contribuire donando oggetti belli e in ottime condizioni come quadri, vasi, soprammobili, biancheria ricamata, bijoux, libri d’arte, borse, sciarpe e foulard che potranno essere consegnati nei giorni feriali fino al 21 maggio dalle 9 alle 11 presso la biblioteca. Verrà rilasciata regolare ricevuta di deposito.
Successivamente i beni saranno custoditi nella Parrocchia di San Giorgio Martire fino al pomeriggio dell’asta. La stima del loro valore e la base dell’asta saranno definiti e pubblicati in un catalogo online.
Il ricavato verrà consegnato al Direttore amministrativo dell’Ospedale Maria Vittoria venerdì 3 luglio durante una cerimonia di commemorazione di Maria Vittoria presso la cappella dell’ospedale.
La Dott. Patrizia Savant, primario di reparto, venuta a Reano lo scorso 27 marzo alla presentazione del libro “Maria Vittoria – Il sogno di una Principessa in un Regno di fuoco”, scritto da Carla Casalegno, esprime anticipatamente la sua gratitudine a tutti coloro che contribuiranno a questo progetto.
L’evento di domenica 24 maggio farà seguito a quello di mercoledì 20, quando alle ore 15 si terrà il primo Kid Cross Racing, una competizione sportiva che unirà la corsa con il gioco sul prato del Parco di Reano.
Il circuito, creato su misura in base alle fasce di età dei bambini, terrà conto della loro sicurezza e del loro benessere, affinché questo incontro diventi un pomeriggio non solo di impegno fisico, ma anche di svago.
Alle ore 15 presso le Pagode del Parco i bimbi riceveranno pettorine e numeri di gara. Sono previsti tre turni, uno per i bimbi della scuola materna e gli altri per quelli della primaria.
Tutti i partecipanti saranno premiati e ci sarà una merenda a cura della Proloco.

La regola numero uno…

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L’allegra combriccola stava marciando da più di un’ora nel bosco di latifoglie, guidata da Serafino Lungagnoni, in versione vecchio Lupo. Il suo cappellone boero grigio spiccava sui cappellini con visiera verde suddivisi in sei spicchi bordati di giallo, segno distintivo dei lupetti.

Tutti in divisa – camicia azzurra, pantaloncini di velluto blu, calzettoni dello stesso colore, lunghi fino al ginocchio,e l’immancabile fazzoletto al collo – , con passo marziale scandito dalla loro guida,erano ormai in procinto di sbucare sulla radura dove, alta e maestosa, li attendeva la quercia secolare. Albero simbolo del bosco Negri , al confine della Lomellina, all’interno del Parco del Ticino, alle porte di Pavia, era stato scelto dal Lungagnoni perché i ragazzini potessero abbracciarlo. Il buon Serafino era convinto che, abbracciando le piante, si potesse stabilire una forma di comunicazione con il mondo vegetale dal quale trarre giovamento. Il bosco, tra l’altro, era bellissimo: una ventina d’ettari che rappresentavano un ottimo campione della vegetazione che ricopriva gran parte della pianura Padana prima dell’arrivo dei Romani. Non solo alberi d’alto fusto ma anche tanti fiori e arbusti come il Biancospino e il Ciliegio a grappoli, che offrivano spettacolari e profumatissime fioriture all’inizio della primavera. I lupetti del suo Branco, disposti in cerchio attorno alla quercia, cinsero l’albero in un grande e tenero abbraccio, sotto lo sguardo compiaciuto di Lungagnoni che, ad alta voce, rammentava non solo il valore del gesto ma anche le due regole fondamentali del branco: “Il Lupetto pensa agli altri come a se stesso” e “Il Lupetto vive con gioia e lealtà insieme al Branco”. L’educazione dei piccoli era per lui una missione alla quale, nonostante l’età e il fisico corpulento che gli strizzava addosso la divisa,non intendeva rinunciare.

Eh, vorrei vedere. Se non ci fossi io a tenere insieme questi qui, chissà come crescono.. Io mi do da fare, cerco di portarli sempre a contatto con nuove realtà che prima mi visualizzo per conto mio, evitando pericoli e sorprese”. Sì, perché il nostro Vecchio Lupo amava “visualizzare” prima ogni cosa: fosse un percorso, un campetto da calcio, una baita o un ricovero per passarci la notte. “Nulla va lasciato al caso,eh?Cavolo, quando mi ci metto io le cose vanno lisce come l’olio e le mamme sono tutte contente. E’ una bella soddisfazione,no? ”.Così era stato anche in quell’occasione, visitando il bosco Negri. E, terminato il rito dell’abbraccio alla quercia, diede l’ordine perentorio di rimettersi in marcia. “Forza, ragazzi. Dobbiamo arrivare alla fine del bosco entro mezz’ora, poi ancora un’oretta e saremo alla stazione ferroviaria dove, con il locale delle 18,30, si rientra al paese. Sù, avanti, marsch!”. Lungagnoni, sguardo fiero e petto in fuori, dettava il passo senza rinunciare a quelle che lui stesso chiamava “pillole di saggezza scout”. Con voce possente, si mise a declamarle. “ Regola numero uno, guardare bene dove si mettono i piedi. Regola numero due, mai scordarsi della prima regola. E’ chiaro? Basta un attimo di disattenzione e si rischia di finire a terra, lunghi e tirati, o di inciampare e farsi male. Il bosco è pieno di ostacoli quindi, state atten…. “. Non terminò la frase che sparì alla vista del gruppo che precedeva di due o tre metri.

Dov’era finito? I lupetti si fecero avanti con circospezione e lo videro, dolorante e imprecante, sul fondo di una buca che era appena nascosta dalla vegetazione. Non senza fatica, usando la corda che si erano portati appresso ( “ in gite come questa non serve un tubo”, aveva sentenziato,improvvido, Serafino “ ma è sempre bene abituarsi a non dimenticare nulla di ciò che potrebbe, in altri casi, essere utile”), scontando una serie di insuccessi, riuscirono alla fin fine a trarre il vecchio Lupo da quella imbarazzante situazione. Così,ripresa la marcia in silenzio, Lungagnoni– rosso in volto come un peperone maturo – non gradì affatto la vocina che , in fondo al branco, quasi sussurrò “eh, sì. Regola numero uno:guardare bene dove si mettono i piedi”. Nonostante ciò stette zitto, rimuginando tra se e se: “Vacca boia, che sfiga. Mi viene quasi voglia di mandarmi a quel paese da solo, altro che regola numero uno”.

Marco Travaglini

Fiorello il mattatore conquista il Salone del Libro

Quarta giornata del Salone Internazionale del Libro di Torino, domenica mattina: un incontro affollatissimo e accolto con grande calore dal pubblico, con protagonisti Aldo Grasso e Fiorello attorno al libro Cara televisione. Un dialogo che, pur partendo dalla riflessione sulla televisione italiana, si è progressivamente spostato attorno alla figura di Fiorello, vero motore scenico dell’incontro.
Fin dall’avvio la scena si ribalta. Voce fuori campo: “Siete caldi? Siete pronti?”. Poi l’irruzione di Fiorello sul palco, che prende subito il controllo dell’atmosfera. Il pubblico reagisce con entusiasmo come a un’apertura di spettacolo.
Dietro di lui entra Aldo Grasso, ma il copione si capovolge immediatamente: Fiorello si gira, lo blocca e dice “Eh no, ti devo presentare io. Io devo presentare il protagonista di questo incontro”, introducendolo come il “famoso critico temuto da chi fa il mio mestiere”. La sala esplode tra risate e applausi.
Da subito si crea anche un filo continuo con la traduttrice della lingua dei segni, presente sul palco. Fiorello la coinvolge continuamente: le chiede come si “dice” Fiorello e come si “dice” Grasso, prova i gesti, li ripete, torna a domandare, incuriosito da ogni passaggio. È un continuo siparietto che diventa parte integrante dello spettacolo, con il pubblico coinvolto anche attraverso la traduzione stessa.
Subito dopo arriva anche l’autoironia: “Ieri ho compiuto 66 anni, fra quattro anni ne farò 70 e arriverò qui dentro con il girello”, dice, scatenando le risate della sala.
Racconta subito come la sua formazione televisiva sia nata da spettatore da ragazzino: il suo imprinting arriva dai grandi varietà visti in famiglia, quando la televisione era un rito collettivo e la visione era condivisa da tutti nello stesso momento. È lì che si forma l’idea di spettacolo che poi cercherà, in qualche modo, di riportare nel suo lavoro. Guardava quei programmi dei grandi varietà di Antonello Falqui, con Walter Chiari, Johnny Dorelli, Raffaella Carrà, Mina, Paolo Panelli e le Gemelle Kessler. Aldo Grasso, nel dialogo e nel libro Cara televisione, ricorda proprio quella stagione come una delle più alte della televisione, con varietà che possono essere considerati tra i più belli mai prodotti a livello mondiale.
Fiorello rivendica con orgoglio gli anni dei villaggi turistici. Racconta che spesso, quando qualcuno vuole denigrarlo, gli dice che “viene dai villaggi turistici”, ma per lui è esattamente il contrario: è un motivo di orgoglio, perché da quell’esperienza ha ricevuto tantissimo e ha imparato moltissimo. Proprio nei villaggi, aggiunge, non guardava la televisione e per anni non ne è stato influenzato: la TV non c’era, e al suo posto c’era il lavoro diretto di animazione, il rapporto quotidiano con il pubblico.
Poi il racconto entra nella sua traiettoria professionale: il karaoke, DeeJay Television, e il passaggio progressivo verso un’altra dimensione dell’intrattenimento.
Lo spartiacque arriva quando diventa chiaro che non basta più essere “personaggio”: nasce il bisogno di tornare a intrattenere davvero il pubblico. Non era soddisfatto fino in fondo di quello che faceva. Spesso qualcuno lo fermava dicendogli: “Eh, io ti ho conosciuto al villaggio di Ostuni, quanto mi facevi ridere”. E quella frase, più che una nota di nostalgia, era per lui una spia: la sensazione che in quel momento non stesse più facendo fino in fondo il suo mestiere, che non riuscisse più a intrattenere il pubblico come prima.
Il momento decisivo arriva all’Arena di Verona, durante il Festivalbar. I Red Hot Chili Peppers sono in ritardo, il pubblico è in attesa, e dietro le quinte gli viene chiesto di salire sul palco. È Vittorio Salvetti a dirgli semplicemente: “Esci”.
Quarantacinque minuti di improvvisazione davanti a 14.000 persone, un pubblico venuto lì non per lui ma per i grandi nomi della musica. Una battuta dopo l’altra, senza copione minuto dopo minuto si scioglie e costruisce uno spettacolo estemporaneo, giocando con quello che accade e vede sugli schermi: osserva il pubblico inquadrato, lo commenta in diretta, improvvisa battute sulle persone che vede passare sui maxischermi, trasformando l’attesa in intrattenimento continuo. Quando i Red Hot Chili Peppers arrivano e lui li presenta, si accorge che l’applauso scrosciante è per lui che sta uscendo di scena.
In prima fila c’era Bibi Ballandi, che a fine serata lo raggiunge dietro le quinte e gli dice: “Ma te sai intrattenere così la gente? Dovresti fare i varietà del sabato sera” ne scimmiotta il dialetto bolognese. Da lì si apre il percorso che lo porterà ai grandi varietà e a programmi come Stasera pago io.
Nel dialogo emerge anche una riflessione più ampia sulla televisione di oggi: palinsesti più ripetitivi, meno rischio, meno spazio alla sperimentazione, una progressiva scomparsa della seconda serata, anche perché molti programmi ormai iniziano sempre più tardi, intorno alle 22.

Nel libro Cara televisione, Aldo Grasso si definisce uno “spettatore di professione”, spesso scambiato per snob ma in realtà, come rivendica, un “sincero democratico” che guarda con la stessa curiosità un programma ben riuscito e il trash più evidente, il pezzo di bravura come l’approssimazione più sfacciata: in una parola, un amore per il popolare senza demagogia.
Da qui prende forma anche la riflessione sul suo mestiere di critico televisivo, che Grasso descrive come una figura “apolide, reietta, intrusa”, spesso non riconosciuta dagli altri critici e poco amata dai diretti interessati. Attraverso questo sguardo, il libro attraversa la televisione italiana di ieri e di oggi come specchio continuo del Paese, tra vizi e virtù, passioni e disincanti collettivi.

Al termine dell’incontro, molto partecipato e segnato da risate continue e grande energia in sala, la sensazione finale è quella di aver assistito non a una semplice presentazione, bensì a un vero e proprio piccolo varietà dal vivo, con Fiorello assoluto mattatore e capace di ribaltare continuamente la scena.

GIULIANA PRESTIPINO

Incidente mortale, vittime due motociclisti

Tragico incidente nel tardo pomeriggio sulla strada regionale 29 a Canale, nel Cuneese. Due motociclisti hanno perso la vita in uno scontro frontale con un’auto che, secondo le prime ricostruzioni, avrebbe invaso la corsia opposta.

Inutili i tentativi di rianimazione da parte dei sanitari del 118. Feriti in modo non grave i due occupanti dell’auto, trasportati in codice giallo all’ospedale di Verduno.

La strada è stata chiusa al traffico per consentire i rilievi e la messa in sicurezza.

Salvata al CTO donna colpita da un raro tumore, grazie a una cranioplastica su misura in 3D

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Alcuni giorni fa è stata salvata grazie ad un delicato e molto invasivo intervento chirurgico una donna di 73 anni colpita da un raro tumore maligno che aveva colpito la cute fino ad arrivare all’osso del cranio, presso l’ospedale Cto della Città della Salute e della Scienza di Torino. La paziente era stata operata dai dermatologi alcuni anni fa per rimuovere una lesione al cuoio capelluto. Negli anni successivi, però, il problema si era ripresentato più volte, rendendo necessari nuovi interventi e controlli specialistici. Gli esami hanno poi rivelato successivamente la presenza di un raro tumore maligno che aveva iniziato a infiltrarsi non solo nella pelle, ma anche nell’osso del cranio, con infiltrazione dei piani cutanei e sottocutanei profondi, del piano muscolare, nonché del tavolato osseo sottostante con erosione dello stesso.

Questa tipologia di lesioni, molto rara, ha un potenziale evolutivo non trascurabile e richiede un trattamento aggressivo.

Vista la complessità del caso, è stato necessario il lavoro congiunto dei neurochirurghi dottori Francesca Vincitorio e Francesco Calamo Specchia dell’équipe del professor Diego Garbossa e dei chirurghi plastici diretti dal dottor Massimo Navissano, coadiuvati dalle anestesiste dottoresse Ilaria Depetris e Alice Mistretta (dell’équipe del dottor Maurizio Berardino). Il tumore, infatti, aveva danneggiato in profondità il cuoio capelluto e parte dell’osso cranico lato sinistro, arrivando vicino a importanti strutture venose del cervello, sconfinando anche a livello della parte destra della teca cranica.

L’intervento chirurgico è stato molto delicato. I medici hanno rimosso completamente la zona malata con un’apertura del cranio di 15 cm x 12, compresa una parte dell’osso del cranio e dei tessuti coinvolti, per evitare che il tumore potesse continuare a diffondersi. Per ricostruire il cranio è stata preparata sulla base delle immagini TC e di Risonanza una cranioplastica, ovvero una protesi personalizzata Custom Made in 3D, realizzata su misura grazie alle immagini della TAC cranio della paziente.

In sede intraoperatoria è stata sacrificata la dura madre della donna, in quanto patologica, data la possibile estensione della lesione a livello intracranico.

Successivamente i chirurghi plastici hanno eseguito una copertura della protesi sintetica Custom Made, mediante un grosso lembo arterializzato scolpito sopra l’orecchio. Sono stati utilizzati anche i tessuti della coscia per chiudere parte dell’apertura, così da coprire la parte operata e favorire una corretta guarigione.

Il decorso post-operatorio è stato positivo: la paziente è tornata a casa senza complicanze neurologiche né infezioni. I controlli successivi hanno confermato la buona riuscita dell’intervento e la corretta vitalità dei tessuti ricostruiti. Continuerà ora i controlli periodici programmati con i team specialistici.

Si tratta di una nuova frontiera della chirurgia. Ancora una volta i nostri professionisti e una tecnologia di ultima generazione hanno risolto un caso di rara difficoltà. Il mio grazie va a loro e a tutte le donne e gli uomini che ogni giorno lavorano in CDSS” dichiara Livio Tranchida (Direttore generale della Città della Salute e della Scienza di Torino).

Sciopero lunedì 18 maggio, trasporti: ecco fasce e orari a Torino

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Lunedì 18 maggio 2026 è previsto uno sciopero nazionale indetto dall’Organizzazione Sindacale USB per diverse tematiche sociali di 24 ore.

IL SERVIZIO SARÀ GARANTITO NELLE SEGUENTI FASCE ORARIE:

  • Servizio URBANOSUBURBANO, METROPOLITANA, CENTRI SERVIZIO AL CLIENTE: dalle ore 6.00 alle ore 9.00 e dalle ore 12.00 alle ore 15.00
  • Servizio EXTRAURBANO, Servizio bus cooperativo Linea 3971 (tratta Ciriè – Ceres): da inizio servizio alle ore 8.00 e dalle ore 14.30 alle ore 17.30

Sarà assicurato il completamento delle corse in partenza entro il termine delle fasce di servizio garantito.

Per maggiori dettagli sulle motivazioni dello sciopero, clicca qui.