Ultimo appuntamento dell’anno per scoprire quali sono i libri più più letti e discussi nel gruppo FB Un libro tira l’altro, ovvero il passaparola dei libri; come ormai tradizione, l’ultima rassegna tira le fila dell’attività del gruppo in questo tormentato anno.

Probabilmente non sarà una sorpresa ma il più letto, discusso e anche criticato romanzo del 2020 è I leoni di Sicilia, di Stefania Auci (Nord), che alcuni ritengono un capolavoro e altrettanti lo hanno definito una vera delusione; stesso discorso e sorte analoga per Cambiare l’acqua ai fiori, romanzo di Valerie Perrin (Mondadori) sul quale abbiamo letto di tutto e il contrario di tutto; terzo posto per un titolo che, invece ha messo tutti d’accordo I bambini di Svevia di Romina Casagrande (Garzanti) è stato apprezzato molto dai lettori, perché affronta un argomento meno noto.
I nostri sondaggi mensili hanno incoronato Fiore di roccia, di Ilaria Tuti (Longanesi) come miglior romanzo uscito nel 2020, hanno rivelato che la Lombardia è la regione che meglio coniuga passione per la lettura e utilizzo delle reti sociali e hanno stabilito che Dracula è ancora il cattivo che più fa discutere.
I consigli di di lettura questo mese sono a cura della libreria DISANTI di Vieste (FG), che ci suggerisce:
La strada di Cormac McCarthy : “il fuoco che portano padre e figlio è ciò che vince la distruzione che li circonda e che permette di costruire”; un titolo meno noto di J.D Salinger, Franny e Zoe: “alterità che emerge dalla realtà come esigenza strutturale della vita”; infine, Il palazzo degli specchi, di Amitav Ghosh: “tante domande che emergono nell’evolversi degli eventi come la posizione naturale dell’uomo che si chiede il nesso che ha con quello che accade.”
Per questo mese e per quest’anno è tutto; il gruppo che sta dalla parte del lettori augura a tutti voi Buone Feste e vi dà appuntamento a gennaio!
Sembra che il numero della loro presenza a scuola dovrebbe essere del 50 per cento, mentre la didattica a distanza dovrebbe riguardare l’altra metà degli studenti, un lavoro impegnativo che grava sui professori senza un minimo di formazione estiva nei loro confronti. E saremo nel pieno delle operazioni di vaccinazione con un caos non indifferente.


Mi capitò una sola volta di essere correlatore con lui in qualche convegno a Milano. Quando vidi che iniziò persino a parlare nei raduni massonico- sabaudi in provincia di Cuneo, ruppi ogni rapporto. E’ l’ esempio non solo dell’ homo unius libri, ma dell’ unico titolo: il bipartitismo imperfetto, spesso citato a vanvera perché la Dc e il Pc non furono mai il bipartitismo sia pure imperfetto, ma l’inciucio che ha dilapidato lo Stato con la scusa del compromesso storico. Galli è stato il teorico di uno dei periodi storici peggiori della storia Italiana. Poi quando il suo teorema cadde, Galli continuò scrivere come se niente fosse accaduto .Scienziato della politica? Direi proprio di no, in nessun modo. Non scrivo cosa mi disse di lui il grande Nicola Matteucci. Credevo amasse scrivere e pubblicare a dismisura. Purché si parlasse di Galli. Al Centro Pannunzio non lo volli mai. Bobbio fu tassativo . A più di 90 anni continuava a scrivere. Mi dicono si fosse avvicinato alla destra. Come il suo coetaneo Alberoni. Galli fu un Alberoni della politologia. Se i politologi sono questi, non dobbiamo poi troppo lamentarci dei politici “imperfetti”. Quel bipartitismo di Galli fu la rovina d’ Italia, non solo un libro molto citato da chi aveva l’età per leggero nel 1966, quando uscì. Molti lo citarono, senza neppure leggerlo, poi il sistema dei due formi ebbe fine, ma Galli forse non si accorse neppure della fine di un’era geologica. Pace all’anima sua, prolifico autore, noto per il primo titolo. In biblioteca sono almeno trent’anni che l’ho relegato nel piano più alto. Non capì neppure Craxi e il suo disegno politico di ampio respiro.
Quando M e n t a n a evoca la parola morte ci porta a incrociare le dita. Ravasi quando parla di morte , ci porta a pensare al mistero della morte, ma anche al mistero della resurrezione. Ravasi ci porta a riflettere per capire la vita e i suoi dolori. M e n t a n a ogni sera da’ il Bollettino dei morti e non va oltre. Mi è quasi impossibile ascoltare le alte parole di Ravasi mescolate con le banalità di M e n t a n a . Il cardinale ha una umanità smisurata, rafforzata da una cultura altrettanto smisurata. Ravasi sente la solitudine della morte non come una cronaca da tg di Cairo con la coda acida della Gruber. Così impedite di sentire il conforto del Cardinsle che è uomo, prima di essere un porporato. Io lo conosco e non lo vedo mescolato con M e n t a n a che esprime una tv commerciale, Ravasi è ricchezza spirituale, e’ donazione di se‘. M e n t a n a non mi sciupi anche il Natale della sobrietà. Ci lasci ascoltare la voce di Ravasi che ci fa sentire la parola di Cristo bambino e di Cristo risorto. Il virus ha tragicamente ucciso persone, ma ha anche ucciso le banalità giornalistiche. Non ci dia M e n t a n a lezioni di laicità. A noi basta Benedetto Croce. E insieme a Croce “non possiamo non dirci cristiani”. E non solo a Natale . E non insista ossessivamente con Pasolini che è la forzatura evidente di un ateo che vuole interferire nel cristianesimo senza averne titolo. Il Cardinale è un vero cristiano ed e un uomo molto paziente. Ma non a caso egli invoca il silenzio interiore contro la “socializzazione forzata” di cui la tv è uno strumento che guasta la nostra quotidianità, creando ansia continua. I tg vivono di titoli eclatanti, del tutto incuranti della sensibilità di chi ascolta; la fede ascolta invece i nostri sconforti e ci offre una risposta come sa fare il Cardinale Ravasi.
Era in vendita in tutte le edicole italiane e poi l’Anpi ha invitato a non venderlo in nome ovviamente della libertà… Io acquistai il calendario nel 1960 e un’altra testa quadra come mio zio molto simile a L e r n e r , mi riprese duramente per l’incauto acquisto Mio padre che era stato un vero liberale senza fanatismi, invito’ mio zio a tacere perché sentiva puzza di regime in casa. Mio padre leggeva Pannunzio e Guareschi, ma non tollerava i comunisti intolleranti. Leggeva Croce, ma non Lenin. Secondo lui i rossi e i neri andavano combattuti e basta. Pur laico, amava i preti perché nel 1948 arginarono il pci. Io sfogliai il calendario proibito senza provare ne’attrattattiva ne’ scandalo. Vidi per la prima volta il duce e sembrava illogico che non mi fosse stato mai consentito di vederlo, anche se tanti anni dopo scoprii in casa una vecchia fotografia di Mussolini dedicata ai medici d’Italia che non era lì per caso. Non indagai, ma ebbi dei dubbi sull’ dei calendari. Il discorso si chiuse li’. Dieci anni dopo, se lo avessi saputo, sarei andato a comprarmi il calendario di Alessandra Mussolini seminuda, ma forse questa era una notizia falsa per squalificare chi costrinse al ballottaggio Bassolino a Napoli, senza esibire seni e coscie. Che in questo maledetto 2020 ci sia ancora un vecchio L e r n e r che nessuno legge più, che urla contro il calendario, fa ridere . L’unica cosa comica di quest’anno. E incolpa anche un pessimo libro di Bruno Vespa sul duce scritto molto male, di aver ricreato il clima favorevole al calendario. Caro L e r n e r, a far rivalutare Mussolini , malgrado la guerra fascista con milioni di morti, sono troppi antifascisti di cartapesta che accettano e sostengono Conte e di Maio. Non è il calendario che mina le istituzioni democratiche , ma il disastro a cui ci hanno portato, con l’aiuto di una pandemia non affrontata con serietà e ancora oggi in pieno, drammatico sviluppo da chi ci governa. Un po’ ha dato una mano Scurati con il libro M. che, nelle sue esagerazioni faziose e non storiche, fa pensare ad una sorta di Achille Starace dell’antifascismo di questo primo ventennio del nuovo secolo. Ventennio, parola terribile e impronunciabile , se pensiamo che nel 1922 ci fu la Marcia su Roma.