PRIMA PAGINA- Pagina 808

Le criticità del 112, allarme dei sindacati delle forze dell’ordine e dei vigili del fuoco

I rappresentanti delle organizzazioni sindacali delle forze dell’ordine, del corpo nazionale dei vigili del fuoco e dell’emergenza sanitaria hanno lanciato l’allarme sulle criticità del numero unico di emergenza 112. Sono stati ascoltati in Regione dalla quarta commissione e dall’assessore alla Sanità Antonio Saitta, che ha dichiarato l’intenzione di potenziare gli addetti al numero unico – per i quali sono in corso le procedure per l’assunzione – e l’impegno ad approfondire l’argomento. I sindacati – Stefano Agostinis di Nursind, Claudio Cambursano di Conapo, Salvatore Astrella di Confsal, Pietro Di Lorenzo di Siap, Marino Anzillotti di Siulp e Paolo Boido di Sap – hanno denunciato che il numero unico di emergenza sta creando non pochi problemi. La sala unica detta “laica” in quanto non facente capo ad alcuna organizzazione di soccorso, a loro parere sembra avere ben poco di “laico” dal momento che nelle richieste di soccorso pare privilegiare l’invio di soccorsi sanitari rispetto a quelli tecnici. Non tiene nemmeno presente che, quando si verifica per esempio un grave incidente stradale, è impossibile far intervenire il pronto soccorso prima che il passeggero sia estratto dalle lamiere. Dunque in molti casi, i tempi d’intervento non vengono compressi ma dilatati e, non di rado, dal momento in cui chi richiede l’intervento compone il numero unico al momento in cui ha inizio il contatto con il servizio di soccorso più appropriato possono trascorrere anche cinque minuti. Proprio per evitare questo – hanno convenuto – sarebbe necessario prevedere sale operative interforze, oltre che strumenti adeguati per la geolocalizzazione e la possibilità di accesso a postazioni Internet. L’assessore Saitta ha riconosciuto che si tratta indubbiamente di una questione delicata: “Come assessore alla Sanità sono stato incaricato dal presidente Chiamparino di seguire questo tema anche a livello nazionale e complessivamente, nel corso dei vari tavoli di lavoro, l’accento è posto generalmente sui vantaggi del numero unico”. Il Piemonte ha sottoscritto il disciplinare nel giugno 2016 e “al momento – ha spiegato – sono operative due centrali uniche a Grugliasco (To) e a Saluzzo (Cn), che nel 2017 hanno ricevuto complessivamente 1.488.759 chiamate. Di queste, 682mila si possono classificare come non congrue perché non caratterizzate dall’emergenza ma, per esempio, dalla necessità di ricevere informazioni che si sarebbero potute reperire in altro modo: questo ha permesso di non allertare senza motivo mezzi di soccorso e forze dell’ordine permettendo agli operatori di concentrarsi sulle reali necessità. Stiamo inoltre potenziando il numero di addetti al numero unico, di cui sono in corso le procedure per l’assunzione di dieci operatori a Grugliasco e cinque a Saluzzo e pensiamo sia il caso di audire in Commissione anche i responsabili delle due centrali uniche per avere un quadro più dettagliato su cui ragionare”.

 

Dopo la siccità torna l’acqua sulle montagne piemontesi, ricaricate le sorgenti in Valle di Susa

In Valle di Susa, grazie alle abbondanti nevicate invernali e’ scongiurata la siccità del secondo semestre 2017. Gli esperti che hanno preso parte al programma Snow water equivalent lo hanno potuto verificare scavando un centinaio di trincee nella neve a quote comprese tra i 1.300 e i 1.800 metri di altitudine sopra Bardonecchia. Lo spessore medio della neve invernale e’  di 1 metro e 69 cm  ovvero 335 chili al metro cubo e l’altezza di 0.55 metri di acqua. Sono intervenuti nelle misurazioni operatori di 21 squadre di Arpa di Piemonte, Valle d’Aosta, Lombardia e Veneto, e uomini dell’Esercito, del Corpo Forestale della Valle d’Aosta e delle società Enel, Iren Energia, A2a. In Valle di Susa, dunque, nei prossimi mesi ci sarà  acqua bbondante.

Non solo Olimpiadi, il perché di Torino candidata Capitale europea del verde

E’ tempo di candidature internazionali per Torino. La nostra città non si candida  solo ai Giochi olimpici invernali del 2026, ma anche a  a diventare la Capitale verde europea nel 2021, Si tratta di un riconoscimento della Commissione Europea destinato a città di almeno 100 mila abitanti che abbiano  standard ambientali di qualità certificati, impegnate in obiettivi di sviluppo sostenibile e pianificazione territoriale. E dal punto di vista “green” il capoluogo piemontese (escluso il negativo record di inquinamento atmosferico) è un’eccellenza, in particolare per quanto concerne il patrimonio arboreo. I viali alberati sono un vanto della città sabauda. La giunta comunale ha approvato di recente  la costituzione di un tavolo di lavoro per predisporre la candidatura al titolo che fino ad oggi non ha mai visto una città italiana tra le finaliste, dalla sua istituzione nel 2008.  La giuria  è composta da rappresentanti della Commissione europea, del Parlamento europeo, del Comitato delle regioni, dell’Agenzia europea dell’ambiente, dell’ICLEI – Governi Locali per la Sostenibilità, dell’Ufficio del Patto dei Sindaci e dell’Ufficio europeo dell’Ambiente. Sono 12 gli indicatori presi in considerazione: – cambiamenti climatici e interventi di mitigazione/adattamento; – trasporti locali; – aree urbane verdi e uso sostenibile del territorio; – natura e biodiversità; – qualità dell’aria; – inquinamento acustico; – produzione e gestione dei rifiuti; – gestione delle risorse idriche; – trattamento delle acque reflue; – ecoinnovazione e occupazione sostenibile; – rendimento energetico; – gestione ambientale integrata. Perché aspirare a diventare ‘Capitale Verde’? Si otterrebbero importanti vantaggi, come l’aumento dei turisti e della visibilità sui media internazionali oltre ad auspicabili investimenti esteri e risorse per realizzare i progetti ambientali.

 

La classifica delle città che hanno vinto il premio 

• Stoccolma, Svezia 2010 • Amburgo, Germania 2011 • Vitoria-Gasteiz, Spagna 2012 • Nantes, Francia 2013 • Copenaghen, Danimarca 2014 • Bristol, Inghilterra 2015 • Lubiana, Slovenia 2016 • Essen, Germania 2017 • Nimega, Olanda 2018 e per il 2019 Oslo • Norvegia.

 

 

(foto. il Torinese)

.

“La rana e il bue”, ovvero lo psicodramma olimpico (e tragicomico) targato Torino

Di Enzo Biffi Gentili

La questione, un po’ penosa, della candidatura torinese a ospitare le Olimpiadi invernali del 2026 appare come uno psicodramma, tragicomico, interpretato, non sempre magistralmente, da tre diversi protagonisti principali. Vediamo quali.
I primi sono i piddini un po’ ammaccati, i grandi sostenitori iniziali. Tutto sommato li possiamo capire, per due ragioni. Da un lato, hanno voluto rammentare un successo passato che si sono attribuito, e che è stato ampiamente riconosciuto -certo, aprendo una voragine, ma non stiamo a spaccare il capello in quattro- e quindi siamo in pieno “come eravamo”. Dall’altro, perfettamente consapevoli del fatto che oggi il contesto economico e finanziario è completamente differente, hanno tentato di indurre a un’impresa pericolosa, se non disperata, le altre forze politiche a loro avverse per dimostrarne le deficienze, e l’attuale amministrazione comunale, che ci è cascata.
Quindi i grillini sono i deuteragonisti. Da una parte la Sindaca, evidentemente preoccupata di essere accusata di perdere un’opportunità per la Città e di compromettere la nuova immagine “governativa” del movimento (non caso è stata sostenuta da Giggino Di Maio, oggi nel ruolo dello “statista” e del trattativista). È stato, a giudizio di chi scrive, un errore, anche per quella dimostrata difficoltà a intrattenere rapporti decenti con decisori e concorrenti, da Sala a Malagò a Zaia, facendo così nascere il sospetto di una molto scarsa considerazione -sul filo della cattiva educazione, ma è oggi la politica, si sa- della sua autorità. Da un’altra parte si sono agitati, con notevoli risultati, i grillini “militanti”, da sempre contrari alla “narrazione” olimpica e ad alcune grandi opere. Giudicati da Chiamparino inaffidabili, in realtà hanno dimostrato coerenza, che è ancora, seppur rara, una virtù.
Gli ultimi protagonisti sono i torinesi, di diverse opinioni politiche, anche antagonistiche, ma uniti dalla stessa propensione a tentativi di conflitto con Milano. A loro va ricordata una favola tra le più note della cultura occidentale, La rana e il bue, scritta e riscritta da Esopo, Fedro, La Fontaine. Tutti la conoscono: una rana è su un prato -o al fiume, o in uno stagno, poco importa- con i suoi ranocchietti i quali, vedendo un bue poco distante, sono colpiti dalla sua gran stazza. Allora la loro mamma, un po’ gelosa e per non perdere di autorità, decide di iniziare a gonfiarsi d’aria, chiedendo ai figlioletti, ripetutamente, se è cresciuta abbastanza. A ogni risposta negativa riprende a tentare, sino alla fine a scoppiare come una vescica. È evidente la morale: chi, di taglia modesta, vuole imitare un gigante, finisce male (solo Gianni Rodari ci ha dato una conclusione diversa della fiaba: il bue impietosito decide di farsi piccolo, ma escluderei che “la grande Milano tradizionale e futurista”, oggi dopo l’Expo universale di nuovo particolarmente gasata e rampante, sia disposta a questo epilogo “buonista”). Insomma, nello stemma di Torino oggi si rischia di sostituire al mammifero un batrace, seppur sotto la specie, dannosa, della rana-toro.

Un progetto per mettersi in proprio e vincere la crisi: piccole imprese crescono

Piccole imprese (lentamente) crescono. Sono più di 3 mila le  persone, di cui 1800 nell’area metropolitana di Torino,  che si sono registrate, dal mese di giugno ad oggi, al portale www.mettersinproprio.it, e 1200 (652 nel Torinese) hanno sottoscritto il patto di servizio, mentre 66 in tutto il Piemonte, 37 delle quali nell’area torinese, sono le nuove imprese nate finora grazie al programma regionale Mip-Mettersi in Proprio. I dati emergono da un convegno organizzato di recente dalla Città Metropolitana.  Nato nel 1994 grazie a un’intuizione della Provincia di Torino e proseguito dalla Città metropolitana fino alla fine del 2016, il servizio è ripartito a giugno 2017 con il coordinamento della Regione Piemonte, grazie a un finanziamento di 7 milioni e mezzo di euro provenienti dal Fondo sociale europeo. “Mip-Mettersi in Proprio si propone di sostenere concretamente chi intende avviare un’attività imprenditoriale o di lavoro autonomo, accompagnandolo in tutte le fasi della creazione d’impresa, dalla valutazione della fattibilità del progetto al supporto nella stesura del business plan”, spiegano in Città Metropolitana. La Regione ha dato vita, in collaborazione con Città Metropolitana e Agenzia Piemonte Lavoro, a un sistema che comprende i Centri per l’impiego, un team di esperti, tutor personalizzati, un’area web dedicata e una rete di 190 sportelli diffusi su tutto il territorio, in grado di accogliere e accompagnare gratuitamente aspiranti imprenditori o lavoratori autonomi nella realizzazione della propria idea d’impresa. “L’obiettivo del programma – commenta l’assessora al Lavoro della Regione, Gianna Pentenero – è favorire la diffusione dello spirito imprenditoriale tanto tra coloro che sono alla ricerca di lavoro, contribuendo a migliorare i livelli occupazionali, quanto tra i già occupati, aiutando i neo imprenditori a evitare scelte sbagliate e ad aumentare la propria competitività. I servizi gratuiti di accompagnamento alla creazione d’impresa sono particolarmente utili come dimostrano i dati relativi ai primi 9 mesi di attività e le testimonianze che vengono presentate oggi”.  “Siamo molto orgogliosi del Mip, un servizio che ora è esteso a tutto il Piemonte, ma che è stato ideato nel 1996 dalla Provincia di Torino – ha dichiarato la sindaca della Citta metropolitana di Torino, Chiara Appendino – Uno strumento davvero strategico in un periodo ancora segnato dalla crisi economica, in cui la nuova impresa e il nuovo lavoro autonomo possono rappresentare un’occasione di auto impiego e di sviluppo locale

Come funziona e a chi si rivolge Mip

Mip si rivolge alle persone tra i 18 e i 65 anni, disoccupate, inattive, oppure occupate, che intendano avviare un’iniziativa imprenditoriale di piccole/medie dimensioni o di lavoro autonomo in Piemonte. Per accedervi, occorre innanzitutto registrarsi al portale www.mettersinproprio.it e iscriversi agli incontri di pre-accoglienza  che si svolgono presso i centri per l’impiego regionali. Superata questa fase preliminare, gli aspiranti imprenditori o lavoratori autonomi possono attivare il percorso scegliendo, tra i 190 sportelli diffusi sul territorio regionale, quello più vicino o più adatto ad accompagnare il proprio modello di business. Qui tutor e  figure specialistiche  li seguono dalle prime fasi fino alla stesura del business plan, fornendo consulenza giuridica, commerciale, economica e assistenza specialistica anche dopo l’avvio dell’attività (analisi delle condizioni di mercato, ad esempio, e delle opportunità di sviluppo).

Oltre 47 mila infortuni sul lavoro. In calo i casi in Piemonte, ma crescono quelli mortali

In Piemonte gli infortuni sul lavoro nel 2017 sono stati 47.457, e si tratta di un calo rispetto all’anno prima, pari a  – 0,6%. Purtroppo sono però  in aumento gli incidenti mortali, in particolare nei trasporti e nell’edilizia: se nnon sono verificati 83, in crescita del 2,5%). Il dato e’ emerso durante la presentazione del progetto per il reinserimento delle persone con disabilità da lavoro, svoltosi a Torino. Sono percorsi personalizzati presso le aziende e finanziati fino a150.000 euro, allo scopo si permettere la conservazione del posto. Qualche cifra sugli infortuni. Di questi 7.792 avvengono nel tragitto casa-lavoro (aumento +0,6%) e 6.930 riguardano stranieri (+1,5%). 1.948  riguardano le malattie professionali, con un calo del 10,1% rispetto al 2016, dei quali 307 tumori (-10,5%).

San Giovanni hi – tech: in cielo arrivano 200 droni teleguidati al posto dei fuochi d’artificio

Tradizione addio. Il prossimo 24 giugno per la festa di San Giovanni i consueti fuochi d’artificio saranno sostituiti da uno stormo di 200 droni telecomandati da un software che volteggeranno nel cielo di Torino illuminati e a tempo di musica. La svolta tecnologica e ecologicamente corretta e’ stata intrapresa dalla giunta municipale che, con l’approvazione di una delibera, ha ufficializzato la scelta. Soddisfazione da parte della sindaca Appendino per questa novità assoluta in Europa. I torinesi apprezzeranno?

Dal Cio e dal Coni non ci sono contrordini sulle Olimpiadi in collaborazione tra le due città

Ieri il presidente del Coni, Giovanni Malagò, ha incontrato a Losanna il capo del Cio, Thomas Bach, anche per discutere  delle tematiche relative al percorso per la candidatura per i Giochi olimpici  Invernali 2026. A tale proposito resterebbe in piedi l’ipotesi di doppia olimpiade organizzata tra Torino e Milano. Avevano preoccupato i torinesi le dichiarazioni del sindaco di Milano, Giuseppe Sala, che aveva detto no in mattinata  a un tandem con il capoluogo piemontese, ma il Coni e il Cio  paiono procedere per la loro strada, esaminando le proposte ricevute.  “Sulle  Olimpiadi la posizione non è cambiata. Io penso che Milano abbia tutte le carte in regola, ma non farà nulla senza un governo e il suo appoggio  – aveva detto il primo cittadino di Milano – è per un motivo semplice: organizzare le Olimpiadi  è molto costoso, e sarebbe una follia distrarre fondi per altre funzioni e altri servizi ai cittadini”.

Sì alle Olimpiadi, ma senza ripetere gli errori del passato (a costo di smitizzare il 2006)

AVVISTAMENTI  di EffeVi
Torino è messa talmente male che tentare i Giochi è una strada obbligata: ma attenzione ad evitare sprechi, spese folli, cattedrali nel deserto e danni alle imprese piemontesi. Un po’ di memoria, a costo di smitizzare il 2006

Se si ha il coraggio di guardare i dati socioeconomici di Torino, l’opzione di tentare la candidatura alle Olimpiadi del 2026 appare senza alternativa, e le controindicazioni all’operazione (ché ce ne sono parecchie, anche sulla scorta degli errori commessi nel 2006 e tuttora negati dai protagonisti dell’epoca) risultano comunque secondarie: meglio una scommessa azzardata che una morte per strangolamento, neppure tanto lento. I numeri sono impietosi, onestamente ricordati persino dal giornale cittadino tradizionalmente più sensibile al pudico orgoglio provinciale subalpino: poco più di 220mila imprese registrate, il dato più basso dal 2003; demografia delle imprese in saldo negativo di 3.000 unità; disoccupazione al 12,3% per gli uomini e al 12,8% per le donne, disoccupazione giovanile sopra il 40%. Formazione generale della forza lavoro bassa, alto indice di invecchiamento e di dipendenza. Numeri che collocano la capitale sabauda, già vertice del triangolo industriale del Nord, ai livelli di Napoli, Catania e Messina.

***
Perciò, ben venga la scommessa delle Olimpiadi, nella consapevolezza che la strada è lunga e irta di ostacoli, e che bisognerà evitare che, dopo la prevedibile euforia e il boom immediato – ingenerato dalle peraltro sempre più scarne iniezioni di denaro pubblico – non sia seguito da uno scenario di fallimento tecnico, visti i precedenti. Con la differenza che la Torino del 2018 (già al limite del crack solo per il debito di GTT) non è la rutilante capitale del 2006.Gli ostacoli politici, intanto: non sappiamo quale sarà la composizione dei Governi che dovranno gestire in prima persona la candidatura e, eventualmente, il dossier se Torino dovesse vincere. Sappiamo che c’è un partito di maggioranza relativa, a Torino come a Roma, in cui la diffidenza per le Olimpiadi è diffusa, per essere gentili. Un partito la cui pancia profonda non risponde né al suo padre fondatore (l’appello di Grillo è stato smentito dal pronunciamento dei gruppi consiliari in Sala Rossa – un aspetto minore del generale distacco della creatura dal suo demiurgo) né alla volenterosa Chiara Appendino, che tra mille difficoltà si è accorta di quanto sia difficile interpretare Evita Peròn sotto la Mole.

***
E’ curioso, infatti, che Il Sindaco, che siede al suo posto sorretta da un monocolore grillino, possa pensare di tirare dritto contro la maggioranza (tutta) che la sostiene. Ieri (lunedì) è stata respinta, col voto compatto dei grillini in Aula, una mozione del Pd a favore delle Olimpiadi. E questo, dopo che Appendino, contro la maggioranza a partito unico che l’ha portata lì e la sostiene, ha deciso di inoltrare autonomamente la lettera di manifestazione di interesse. Se ciò sia possibile in punto di diritto, richiederebbe l’impegno di illustri amministrativisti, ma in politica siamo alla prima elementare: un Sindaco che va contro la maggioranza si dimette, o chiede la verifica. E se la maggioranza si adegua – come apparentemente hanno fatto i consiglieri grillini – poi non può votare di nuovo contro se stessa due giorni dopo. Veniamo ora ai caveat, perché è inutile fingere che le Olimpiadi siano una festa a costo zero (con l’unica eccezione di Salt Lake City, che generò un surplus) e che la gestione dei conti e degli impianti non comporti un rischio di aggravio per decenni a carico della città ospite. Se siamo onesti, va detto che Torino 2006 fu globalmente un successo, non esente da ombre. L’Agenzia Torino 2006, che si è occupata degli impianti, delle infrastrutture a supporto e delle cosiddette “compensazioni”, ha fatto un buon lavoro, lasciando anche un surplus di 33 milioni finiti in parte al capoluogo in parte ai comuni di montagna. Non mancano le ombre: intanto i costi, che si sono moltiplicati dai 616 milioni di dollari a quasi 3 miliardi di Euro a consuntivo. E poi le grandi incompiute, impianti costosi insostenibili nella funzione originaria, come la pista da bob di Cesana (costo: 105 milioni), il trampolino di Pragelato (34 milioni), l’Oval (70 milioni) o il Palavela (50 milioni).

***

Ritrovare una funzione economicamente sostenibile per questi impianti si è rivelato un esercizio al di sopra delle capacità dei nostri amministratori. E resta, ciliegina sulla torta, il villaggio MOI, una ferita aperta in città che tutti i candidati Sindaco del 2016 (a cominciare da Appendino) avevano promesso di sgombrare. Fateci un giro, se ne avete il coraggio. Ci sarebbe da stendere un velo pietoso sulla performance del TOROC, il comitato Olimpico presieduto da Valentino Castellani, incaricato della gestione degli eventi. Ma avendo visto una incredibile intervista dello stesso, forse varrà la pena di rinfrescare la memoria. Sotto la gestione del prof. Castellani – il cui compenso (che non fu mai ufficialmente comunicato, ma secondo un’inchiesta de “Il Giornale” poteva avvicinarsi al milione l’anno) – si mise in piedi una macchina di oltre mille dipendenti in cui non era difficile ritrovare impiegate intere famiglie, perché, (secondo la dottrina Castellani – espressa nella successiva vicenda dello scandalo di parentopoli sulle consulenze del Comune)“la città non è grandissima, l’ambiente è quello che è, diventa persino difficile non rapportarsi sempre agli stessi” (Castellani a Il Giornale, 14/11/2012).

***
Tra un’indagine della Procura sugli affidamenti, le dimissioni mai chiarite del potente Vicedirettore Pochettino, successive iniezioni di denaro pubblico dovute all’incapacità di reperire sponsor (forse è difficile se ci si contenta di regnare con questi metodi su una “città non grandissima”), il Toroc tirò a campare, i suoi vertici neanche troppo male, fino alla conclusione. Furono necessari ben due commissariamenti di fatto (il primo, cosiddetta “cabina di regia”, vide l’allora Sindaco Chiamparino doversi far carico di cercare, lui, gli sponsor privati; il secondo fu più robusto, legato all’ennesimo salvataggio pubblico del barcollante Comitato Olimpico, e affidò le redini al sottosegretario Mario Pescante, nominato ad hoc, che non esitò a dichiarare: “Ci sono liti da cortile, tra persone inadeguate, che danneggiano i Giochi” (ANSA, 4 marzo 2005). L’ultimo regalo del Toroc fu mandare in fallimento 200 imprese locali di fornitori. Fu creata una società ad hoc, la Consortium (con modalità piuttosto curiose, un capitale sociale irrisorio e nessun dipendente), con il mandato di gestire i rapporti di fornitura. Dichiarò fallimento lasciandosi un buco da venti milioni e qualche centinaio di lavoratori piemontesi e torinesi che, forse, non hanno un buon ricordo delle Olimpiadi.
N.B. – I dati sopra riportati si riferiscono a documenti ufficiali e virgolettati da organi di stampa. Se a qualche autoproclamato padre della patria venisse il tarlo della querela, procuri prima di collazionare correttamente le fonti.

Ztl più lunga? Davanti al Comune la protesta dei residenti. La Giunta rinvia al 2019

Ieri sera davanti a Palazzo Civico erano alcune centinaia  i residenti del centro città intervenuti per protestare contro l’amministrazione comunale sull’ampliamento della fascia oraria a della Ztl. L’assessore alla Mobilità Maria Lapietra ha comunicato che se ne parla nel 2019, rassicurando che per i residenti non cambierà nulla. Il Comune dice di essere pronto a discutere idee e proposte.  L’ipotesi sarebbe comunque di chiudere il centro al traffico automobilistico almeno fino alle 19. Tra i partecipanti – un centinaio in sala colonne e altri duecento in piazza – serpeggiava però una visibile insoddisfazione.