A Cesana tra Med e Bob

‘Sosta Temporanea. Forme di permanenza in uno spazio di passaggio’
Dal 29 ottobre al 1° novembre 2026 | Parcheggio Lancia
Piazzale Chiribiri, Torino
Torino, 2 luglio 2026 – The Others annuncia la sede della sua XV edizione, un appuntamento particolarmente significativo che celebra quindici anni di attività e sperimentazione all’interno della Contemporary Art Week torinese. Dal 29 ottobre al 1° novembre 2026, la fiera internazionale dedicata alle pratiche artistiche emergenti e indipendenti si svolgerà nel piano terra del Parcheggio Lancia di piazzale Chiribiri, nel quartiere Borgo San Paolo di Torino, grazie alla sinergia con GTT – Gruppo Torinese Trasporti che ha concesso – su indicazione dell’amministrazione comunale – l’utilizzo della struttura.
La scelta interpreta perfettamente il tema di questa edizione, “Sosta Temporanea. Forme di permanenza in uno spazio di passaggio”, trasformando un luogo progettato per l’attesa, la custodia e il transito in una piattaforma dedicata all’incontro, alla produzione culturale e alla costruzione di nuove relazioni. Le caratteristiche dello spazio fondono infatti l’architettura industriale con una straordinaria forza plastica: l’edificio è celebre per la sua splendida rampa elicoidale, che si presenta come una riedizione in scala ridotta di quella monumentale del Lingotto.
Una cornice che ha già dimostrato la sua vocazione culturale con TUTTOLIBERO, progetto inedito al suo secondo anno di attività, ideato da Fondazione Merz e condiviso da MAUTO – Museo Nazionale dell’Automobile, in collaborazione con la CIttà di Torino, Gruppo GTT e IREN. The Others prosegue questo percorso e rilancia la sfida espositiva per la sua XV edizione attraverso un’operazione di valorizzazione che restituisce nuova vitalità a un luogo ordinario, reinterpretandolo come parte integrante del progetto curatoriale.
Il Parcheggio Lancia, infrastruttura urbana per definizione temporanea e funzionale, si trasforma così in uno spazio di possibilità, capace di accogliere gallerie, artist run spaces, spazi indipendenti, progetti interdisciplinari, curatori e pubblico in una riflessione condivisa sul valore della pausa come momento generativo.
“L’obiettivo di The Others è sempre stato portare l’arte contemporanea al di fuori dei classici centri culturali cittadini – sottolineano Roberto Casiraghi e Paola Rampini, ideatori e fondatori di The Others – dimostrando come questi spazi metropolitani siano luoghi capaci di ospitare la creatività attivamente, innescando un dialogo tra spazio e contenuto, in cui l’uno contribuisce alla definizione dell’altro e viceversa. Il parcheggio cessa di essere una mera area di transito automobilistico. Si ferma, per diventare un nucleo accessibile di sperimentazione e cultura”. Una scelta che rimanda ad una tradizione artistica ormai consolidata e apprezzata dal pubblico per la sua capacità di rinnovare e sorprendere lo sguardo, in cui l’architettura industriale e funzionale si fa quinta scenografica per esposizioni d’avanguardia, diventando il centro di una riflessione sul rapporto tra mobilità, trasformazione urbana e produzione culturale.
In un presente segnato da accelerazione continua e trasformazioni costanti, il parcheggio diventa dunque metafora di un luogo intermedio tra ciò che è e ciò che può ancora diventare: fin dalla sua nascita, The Others ha infatti costruito la propria identità attraverso l’occupazione temporanea e la riattivazione di spazi non convenzionali, trasformando luoghi in disuso o inattesi in piattaforme dedicate all’arte contemporanea. La scelta del Parcheggio Lancia prosegue questa ricerca e assume un valore particolarmente significativo nella XV edizione: uno spazio sospeso dove immaginare nuove direzioni e nuove forme di indagine interdisciplinari.
Con quindici anni di ricerca alle spalle, The Others riconferma Torino come laboratorio instancabile di sperimentazione urbana, dove il passato industriale si trasforma nel terreno fertile per le idee del futuro.
Cosa emerge dall’indagine uBroker-YouTrend
In Piemonte, come nel resto del Nord Ovest, il 63% delle famiglie ha visto crescere la spesa energetica nell’ultimo anno. L’indagine firmata Gruppo uBroker e YouTrend – condotta su un campione di cittadini di Piemonte, Liguria e Valle d’Aosta – mostra che il 75% attribuisce i rincari ai conflitti internazionali, mentre resta minima la propensione a investire in efficienza: il costo iniziale, per l’82%, è la barriera principale. Collegno (TO), 2 luglio 2026 Dopo l’indagine nazionale presentata lo scorso aprile, il Gruppo uBroker – fornitore nazionale di luce e gas per privati e imprese – ha promosso insieme a YouTrend un nuovo approfondimento demoscopico dedicato al Nord Ovest, per capire come le famiglie di Piemonte, Liguria e Valle d’Aosta vivono il rapporto con l’energia in un contesto ancora segnato dall’instabilità geopolitica internazionale. Lo studio, condotto su un campione rappresentativo di 404 cittadini maggiorenni residenti nelle tre regioni, restituisce l’immagine di un territorio in cui la sensibilità al prezzo dell’energia resta altissima, la percezione delle cause dei rincari è quasi unanime, e la propensione a investire nell’efficienza energetica della casa fatica a decollare, frenata soprattutto da un ostacolo economico iniziale. Climatizzazione: con il caldo cresce la spesa, ma il costo frena chi non ha ancora un impianto Con le temperature estive in costante aumento e la climatizzazione domestica sempre più al centro dell’attenzione pubblica, l’indagine restituisce un quadro netto: il 72% delle famiglie del Nord Ovest possiede già un impianto di aria condizionata fisso, seguito a distanza dal ventilatore portatile (21%). Un dato che conferma quanto il condizionatore sia oggi un elettrodomestico ormai diffuso quasi quanto necessario e quindi una voce di spesa energetica sempre più rilevante per le famiglie. Tra chi non ha un impianto fisso, superata la motivazione della “non necessità” (41%), le ragioni più citate sono entrambe economiche: il costo di acquisto e installazione (18%) e il costo della bolletta elettrica (16%). Il dato più interessante emerge dal confronto per tipologia di abitazione: la rinuncia motivata dal costo della bolletta sale dal 12% tra i proprietari di casa al 37% tra chi vive in affitto, mentre la quota di chi dichiara semplicemente di non averne bisogno scende dal 49% dei proprietari ad appena l’11% degli affittuari. Un segnale chiaro di come la condizione abitativa amplifichi la sensibilità al costo energetico, proprio nella stagione in cui la climatizzazione diventa una necessità quotidiana. Costi e bollette: una spesa percepita in crescita Il 63% degli intervistati dichiara che la propria spesa per luce e gas è aumentata nell’ultimo anno (il 25% “di molto”), contro appena il 6% che segnala una diminuzione. Il rapporto con le bollette resta comunque sereno per la maggioranza (55%), ma il 38% lo definisce problematico, e in questa quota il 7% teme apertamente di non riuscire a pagare le bollette. Incrociando la spesa familiare complessiva (1.280 euro al mese in media) con la componente energetica (204 euro al mese in media), l’incidenza delle bollette sul bilancio familiare si attesta al 18%. Tra chi ha indicato entrambi i dati, quasi un terzo (32%) dichiara che le bollette pesano per più del 20% delle spese totali: un dato che segnala quanto il costo dell’energia resti una voce sensibile per il bilancio delle famiglie del Nord Ovest. Sulle cause dei rincari degli ultimi due anni il giudizio è netto: il 75% degli intervistati individua nei conflitti internazionali e nell’instabilità geopolitica il fattore principale, ben davanti alla dipendenza dalle importazioni energetiche (15%), alle dinamiche speculative sui mercati (14%) e a tasse e oneri di sistema (13%). Nonostante questa consapevolezza, il monitoraggio dei consumi resta un’abitudine poco radicata: il 42% controlla i propri consumi solo quando riceve la bolletta, il 18% raramente o mai, e solo il 7% lo fa con cadenza settimanale. Fornitura di energia: il costo guida (quasi) ogni scelta Nell’ultimo anno il 20% degli intervistati ha cambiato fornitore di luce o gas, e un ulteriore 12% ci sta pensando. Tra chi ha cambiato o valuta di farlo, la motivazione è quasi esclusivamente economica: l’81% indica il costo come ragione principale, molto davanti alla qualità dell’assistenza clienti e all’affidabilità dell’azienda (4% ciascuna) e alla sostenibilità dell’offerta (3%). Efficienza energetica: comportamenti a costo zero sì, investimenti no Le famiglie del Nord Ovest adottano soprattutto le strategie di risparmio che non richiedono spesa: il 71% sposta l’uso dei grandi elettrodomestici nelle fasce orarie più economiche. Le azioni che comportano un costo o una rinuncia personale sono molto meno diffuse: regolare la temperatura invernale entro i 20° (18%), sostituire un elettrodomestico con uno a basso consumo (9%), installare un cappotto termico (appena il 3%). Guardando al futuro, la propensione a investire resta bassa: il 46% esclude con certezza di investire almeno 1.000 euro nel prossimo anno per l’efficienza energetica della casa, e solo il 3% lo dà per certo. L’ostacolo principale è netto e quasi monocausale: l’82% indica il costo iniziale troppo elevato, ben davanti a tempi di rientro lunghi (15%) e burocrazia (12%). Anche tra chi vive in una casa di proprietà, e avrebbe quindi piena titolarità a intervenire, la barriera del costo iniziale resta la prima citata, addirittura più alta (86%) rispetto a chi vive in affitto (65%). L’indagine si inserisce nel percorso che il Gruppo uBroker porta avanti insieme a YouTrend per ascoltare le reali esigenze delle famiglie italiane e restituire un quadro trasparente e aggiornato sul rapporto tra cittadini ed energia, in un momento storico segnato da forte instabilità internazionale.
L’HUB Progetti Europei per l’Economia Sociale: 9,4 milioni attratti a livello europeo di cui oltre 2,7 milioni di euro di ricadute sul territorio
Torino consolida il proprio ruolo di laboratorio europeo dell’innovazione sociale grazie all’HUB promosso nell’ambito dell’ecosistema Torino Social Impact
Oltre 100 organizzazioni coinvolte, 44 candidature europee sviluppate, 15 progetti finanziati dalla Commissione Europea, 9,4 milioni di euro intercettati a livello europeo e oltre 2,7 milioni di euro di ricadute dirette sul territorio. Sono questi alcuni dei risultati raggiunti dall’HUB Progetti Europei per l’Economia Sociale, l’iniziativa sviluppata nel 2023 da Torino Social Impact in co-progettazione con WECO Impresa Sociale, con il contributo della Camera di commercio di Torino e della Fondazione Compagnia di San Paolo, che si pone l’obiettivo di rafforzare la capacità dell’ecosistema torinese di accedere ai finanziamenti europei e contribuire allo sviluppo dell’economia sociale.
L’HUB rappresenta oggi un punto di riferimento territoriale per enti del Terzo Settore, imprese sociali, cooperative e organizzazioni impegnate nella generazione di impatto sociale, offrendo strumenti, competenze e accompagnamento qualificato nella progettazione europea.
L’iniziativa si inserisce nel quadro delle più recenti politiche europee a sostegno dell’economia sociale, dal Social Economy Action Plan alla Raccomandazione del Consiglio dell’Unione Europea sullo sviluppo delle condizioni quadro per l’economia sociale, fino ai percorsi di attuazione avviati a livello nazionale e locale.
«L’obiettivo dell’HUB non è soltanto favorire la partecipazione ai bandi europei, ma costruire una capacità progettuale condivisa e duratura, in grado di generare nuove opportunità, relazioni internazionali e risorse per il territorio», spiegano i promotori dell’iniziativa.
Attraverso workshop, attività di capacity building, percorsi di accompagnamento personalizzati e una metodologia basata sul peer learning, l’HUB ha realizzato 62 ore di apprendimento condiviso e supportato la crescita delle competenze progettuali dell’ecosistema Torino Social Impact.
Un elemento distintivo dell’iniziativa è il roster di europrogettisti, una comunità composta da 70 professionisti provenienti da tutta Europa e specializzati nei principali programmi europei. Il roster costituisce non solo uno strumento operativo a supporto delle candidature, ma anche uno spazio permanente di collaborazione e scambio tra progettisti e organizzazioni.
L’attività dell’HUB ha inoltre favorito la costruzione di una rete internazionale composta da 84 partner provenienti da 17 Paesi europei, contribuendo ad ampliare la dimensione europea dell’ecosistema torinese.
A guidarne lo sviluppo è una Cabina di Regia istituita nel 2024 e composta da cinque istituzioni strategiche del territorio: Camera di commercio di Torino, Città di Torino, Città Metropolitana di Torino, Università degli Studi di Torino e Politecnico di Torino, nella cornice di Torino Social Impact.
Tra gli strumenti innovativi promossi dall’HUB figura anche il “Seal of Excellence”, iniziativa sostenuta da Fondazione Compagnia di San Paolo che valorizza progetti di elevata qualità progettuale non finanziati dalla Commissione Europea per esaurimento delle risorse disponibili, evitando così la dispersione di competenze e idee ad alto potenziale.
I risultati ottenuti confermano il ruolo crescente dell’economia sociale come motore di innovazione e sviluppo territoriale e rafforzano il posizionamento di Torino come laboratorio europeo di sperimentazione e collaborazione tra pubblico, privato e Terzo Settore.
Guardando al futuro, l’HUB sarà chiamato ad accompagnare le organizzazioni verso programmi europei sempre più complessi e strategici, continuando al tempo stesso a rendere accessibili le opportunità europee anche alle realtà di piccole e medie dimensioni.
Una sfida che si intreccia con il nuovo ciclo di programmazione europea, la crescente attenzione alla misurazione dell’impatto e le trasformazioni tecnologiche e sociali che stanno ridefinendo il panorama europeo.
Il report è scaricabile al seguente link: https://www.torinosocialimpact.it/documentazione/hub-progetti-europei-per-leconomia-sociale-report-2026/
ANCE Torino ha presentato la neoeletta Presidente Paola Orsini e idati sull’andamento del settore delle costruzioni a Torino, che definiscono un quadro stabile ma incerto.
Il settore delle costruzioni continua a muoversi in uno scenario complesso, nel quale alle opportunità offerte dagli investimenti pubblici si affiancano le incognite legate al quadro geopolitico internazionale, all’andamento del mercato immobiliare e alle difficoltà di accesso al credito.
A livello nazionale, le stime elaborate a inizio anno dal Centro Studi ANCE indicavano per il 2026 una crescita degli investimenti in costruzioni del 5,6%, sostenuta soprattutto dall’accelerazione delle gare legate al PNRR e, più in generale, delle opere pubbliche. Si tratta tuttavia di una previsione destinata a essere rivista, poiché al momento della sua elaborazione non era ancora possibile valutare gli effetti della crisi internazionale, in particolare del conflitto tra Stati Uniti e Iran, che ha contribuito a rallentare il comparto. Rimane comunque un elemento positivo: secondo ANCE, da qui al 2033 saranno disponibili oltre 120 miliardi di euro di fondi strutturali, nazionali ed europei destinati agli investimenti nelle costruzioni, risorse che il settore ritiene fondamentale riuscire a utilizzare pienamente.
In Piemonte il clima è caratterizzato da una crescente incertezza. I saldi relativi a fatturato, occupazione e ricorso alla manodopera esterna registrano nel primo semestre del 2026 un peggioramento medio del 4% rispetto ai sei mesi precedenti. Anche il mercato immobiliare vive una fase di attesa, condizionata dai recenti sviluppi geopolitici, mentre nel comparto dei lavori pubblici, sia quelli finanziati dal PNRR sia quelli ordinari, si prevede una contrazione di almeno il 20% rispetto al 2025.
Le difficoltà risultano ancora più evidenti nell’area torinese. L’aumento dei costi di costruzione, aggravato dal contesto internazionale, rende infatti più complicata la promozione di nuove iniziative immobiliari. A incidere sul rallentamento è anche il periodo di salvaguardia legato al passaggio dal vecchio al nuovo Piano Regolatore Generale, che inevitabilmente rallenta l’iter delle pratiche amministrative. Secondo gli operatori, questa fase dovrebbe concludersi nel più breve tempo possibile, poiché numerosi interventi immobiliari risultano sostanzialmente fermi. Diversa la situazione del mercato dell’usato, che continua a mostrare un andamento positivo, pur senza particolari tensioni sui prezzi.
Sul fronte del Piano Nazionale di Ripresa e Resilienza, al 31 dicembre 2025, dei circa 1,9 miliardi di euro stanziati sono stati aggiudicati lavori per 1 miliardo e 325 milioni di euro. Delle 651 gare PNRR assegnate tra il 1° gennaio 2022 e il 31 dicembre 2025, ben 338, pari a circa il 52%, sono state vinte da imprese di Torino e provincia. Rimane però aperta la questione dei ritardi nell’erogazione dei fondi da parte del Ministero della Pubblica Amministrazione, un problema che continua a creare criticità anche in relazione all’aumento dei costi dei materiali.
I dati della Cassa Edile delineano un quadro sindacale con luci e ombre. Al 30 aprile 2026 la massa salari cresce del 4,1% rispetto a marzo 2025, incremento riconducibile soprattutto ai recenti rinnovi contrattuali e all’aumento delle ore lavorate, salite del 3,5%. Rimane sostanzialmente stabile il numero degli operai iscritti, che registra una lieve flessione dello 0,1% rispetto ad aprile 2025. Più marcata, invece, la diminuzione del numero delle imprese, in calo del 9,9%, mentre le ore di cassa integrazione riferite al periodo 2024-2025 diminuiscono del 15,8% rispetto al biennio precedente.
Prosegue nel frattempo l’attività dedicata alla formazione e alla sicurezza nei cantieri. Secondo i dati FSC, nel corso del 2025 sono stati effettuati 3.002 sopralluoghi, durante i quali i tecnici hanno incontrato 1.525 imprese. Nei primi cinque mesi del 2026, dal 1° gennaio al 31 maggio, i sopralluoghi sono già stati 1.556 e hanno coinvolto 806 imprese. Sul fronte della formazione, nel 2025 sono state erogate 10.570 ore di corsi a favore di 5.877 partecipanti; nei primi cinque mesi del 2026 le ore di formazione sono state 4.772, con 2.914 persone coinvolte.
Anche l’accesso al credito continua a rappresentare uno dei principali nodi per il settore. I dati della Banca d’Italia evidenziano infatti che, a livello locale, gli investimenti non finanziari, vale a dire quelli destinati ad immobili e aree edificabili, nel 2025 sono diminuiti del 9,1% rispetto al 2024. Si tratta di un primo segnale di inversione di tendenza che, in attesa dei dati ufficiali, sembra proseguire anche nel 2026. Tra gli operatori permane inoltre la percezione di un sistema bancario che, salvo alcune eccezioni, continua a guardare al comparto delle costruzioni con prudenza e, in molti casi, con un atteggiamento ancora caratterizzato da diffidenza.
3 – 9 luglio 2026
SABATO 4 LUGLIO
Sabato 4 luglio dalle 14:30 alle 17:30
IL RITRATTO E LA SFUMATURA: LUCE, VOLUME, APPARIZIONE
GAM – Workshop di disegno in occasione della mostra “Un altro Novecento”
Il workshop è dedicato al ritratto e alla sfumatura, strumenti fondamentali per costruire il volume e suggerire la luce sul volto. La visita in mostra si concentra su opere di Medardo Rosso, Evangelina Alciati, Felice Casorati e Filippo de Pisis, in cui il volto emerge gradualmente dalla carta attraverso passaggi tonali e vibrazioni del segno. In laboratorio, lavorando con grafite e carboncino, i partecipanti sperimentano diverse modalità di sfumatura, osservando il volto come insieme di piani e volumi. Il ritratto viene così affrontato non come esercizio di somiglianza, ma come processo di apparizione, in cui il disegno conserva le tracce del tempo e del gesto.
Il workshop è aperto a tutte e tutti, anche senza esperienza pregressa.
durata: 3 ore (comprensive di ingresso in mostra con breve visita)
tariffa: €50 (€40 per possessori di Abbonamento Musei)
info e prenotazioni: 011 19560449 / ftm.prenotazioni@coopculture.it
Il workshop si intende confermato al raggiungimento del numero minimo di 4 partecipanti
LUNEDI 6 LUGLIO
Lunedì 6 luglio
IL MAO CHIUDE PER DISALLESTIMENTO
MAO
Il museo chiude per disallestimento dal 6 al 22 luglio inclusi.
Ci si rivede il 23 luglio con la mostra Paesaggi da sogno / Dreamscapes, il secondo capitolo delle 53 stazioni della Tokaido.
MERCOLEDI 8 LUGLIO
Mercoledì 8 luglio
XCOAX A PALAZZO MADAMA
Palazzo Madama – conferenza e mostra
Dall’8 al 10 luglio Palazzo Madama ha l’onore di ospitare la 14esima edizione della conferenza internazionale xCoAx, uno dei principali appuntamenti di ricerca dedicati alle intersezioni tra arte, esseri umani, tecnologie computazionali e cultura contemporanea.
La conferenza riunisce artisti, studiosi e innovatori impegnati a indagare il rapporto tra creatività e tecnologie digitali, offrendo un’occasione di confronto internazionale su pratiche, linguaggi e scenari che stanno ridefinendo il modo in cui produciamo, condividiamo e interpretiamo la cultura contemporanea.
La tre giorni di lavori è riservata – previa iscrizione sul sito https://xcoax.org/#registration – a studiosi, artisti, performer e studenti che si occupano di ricerche multidisciplinari su estetica, calcolo, comunicazione e dei legami che intercorrono fra di essi.
In occasione della conferenza saranno allestiti negli spazi del museo 17 lavori site specific, accostati alle opere delle collezioni permanenti di Palazzo Madama, in un inedito dialogo tra forme, linguaggi ed epoche differenti.
Le opere sono visibili con il biglietto di ingresso delle collezioni.
(cs in allegato)
| Visite guidate in museo alle collezioni e alle mostre di Palazzo Madama, GAM e MAO a cura di CoopCulture. ftm.prenotazioni@coopculture.it
https://www.coopculture.it/it/poi/gam-galleria-darte-moderna/ |
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La primavera stava per lasciare, senza grandi rimpianti, il passo all’estate. Grandi nuvole nere s’addensavano sulla vetta delle montagne. L’aria si fece elettrica, segno che il temporale stava per scatenarsi. Audenzio Remolazzi , intento a falciare il fieno nel prato, guardò il cielo che si faceva sempre più scuro e s’affretto a raccogliere quant’aveva tagliato per evitare che la pioggia imminente facesse marcire il maggengo.

Tra sé e sé disse : “Ah, quando il monte mette il cappello, conviene lasciare la falce e metter mano al rastrello”. E diede voce anche a Bartolo che stava riposandosi appoggiato con la schiena al tronco di un melo. “Oh.. Sacrebleu”, fece quest’ultimo, stirandosi. “Ho dormito come un sasso Colpa della frittata con le cipolle che è come una droga; mi piace ma mi crea un peso sullo stomaco che chiama l’obbligo di un riposino”. Guardò il cielo e borbottò: “Secondo me, Audenzio, è un temporale varesotto, poca acqua e gran casotto”. Tanto rumore per nulla, dunque? Nel dubbio, per non saper leggere e scrivere, s’impegnarono entrambi a rastrellare il fieno per poi raccoglierlo nel covone che andava coperto con una cerata. Ma più che dal cielo e dal temporale, il rumore più forte veniva dalla strada che saliva verso la Contrada delle Ciliegie. Stava passando una moto Guzzi, guidata dal proprietario, tal Arturo Brilli. Pareva un aeroplano intento a rullare sulla pista prima del decollo.” Guardalo là, l’Arturo. Sta passando con la sua moto taroccata che fa un gran fracasso e poca strada. Guarda che scia di fumo che lascia! Per me gli manca qualche rotella in testa. Va sempre in giro colorato come l’Arlecchino di carnevale, cantando a squarciagola le canzoni d’osteria. Ah, no c’è più religione. Son diventati tutti matti”.
Audenzio Remolazzi, in pensione dopo quasi quarant’anni passati in fabbrica, era fatto all’antica. Scuoteva la testona per mostrare tutto il disappunto per le abitudini di quel “ragazzaccio” che non aveva nessuna voglia di lavorare e, giunto ormai alla soglia dei quarant’anni, non riusciva a smettere di essere quel che era: un pelabròcch, un buono a nulla. Da una settimana i suoi vecchi genitori erano partiti per il mare della Liguria con il viaggio organizzato da Don Goffredo per i pensionati della parrocchia e lui che faceva? Se la spassava, avanti e indietro, a zonzo. “E’ proprio vero il proverbio: via il gatto, ballano i topi. Eh,sì. E quel topo lì, in assenza dei suoi che lo frenano un po’, si scatena a ballare giorno e notte”. Remolazzi, appena mi ha visto uscire dal bosco con in mio bastone da passeggio, ha subito attaccato bottone anche con me. “Ma l’ha visto l’Arturo, quella canaglia? Pensi che ieri sera dava del tu al prevosto come se fossero vecchi amici. Io glielo avevo detto a don Goffredo, di non dargli troppa confidenza. Eh sì, che glielo avevo detto; la troppa confidenza fa perdere la riverenza. Ma lui, uomo di chiesa sempre in giro a cercar di salvare anime, niente. Mi ha risposto di aver pazienza, di aver fiducia che il “ragazzo, crescendo, capirà come comportarsi”…Ha capito? Deve ancora crescere, quel furfante del Brilli.
Roba da matti”. A dire il vero era difficile dar torto a Remolazzi ma che si poteva fare? Se non erano riusciti i suoi genitori a “raddrizzarlo” fin da piccolo, figurarsi ora che aveva passato i quaranta e aveva la testa più matta che mai. Tra l’altro, aveva il vizio di bere. Era uno di quelli che – per far in fretta a tracannare – stanno sempre con la bottiglia “senza buscion”, senza tappo. Pensate che una volta si era preso una sbornia tale che scambiò la barca a remi di suo padre per un motoscafo e gridò a tutti che gli avevano rubato il motore. Si recò persino al commissariato dei Carabinieri per sporger denuncia, picchiando pugni sul tavolo e urlando come una bestia, tanto che al povero maresciallo Valenti e al suo fido aiutante, il brigadiere Alfio Romanelli, non restò altra soluzione che sbatterlo in gattabuia per qualche ora, finché gli si diradassero i fumi dell’alcool. Visto che nei circoli, nei bar e nelle osterie del paese e dei dintorni si guardavano bene dal dargli da bere perché esagerava e dava in escandescenze, il Brilli, tenendo fede – ironia della sorte – al suo stesso cognome, pigliava il treno o il battello e andava a “tracannare” in altri lidi, cambiando destinazione di volta in volta.
A chi cercava di moderarlo, come è capitato talvolta anche a me, rispondeva che “Quando c’è la sete, la gamba tira il piede”. Un modo per dire che, pur di soddisfare il proprio bisogno, non contava la distanza. Il maresciallo Valenti era stato testimone di un altro episodio. Un sabato sera, di turno con una pattuglia per i consueti controlli sul rettilineo che porta dal paese a quello confinante, più o meno all’altezza della seicentesca chiesa della Madonna del Carmine, incrociò il motocarro di Giovanni Guelfi con a fianco Arturo. La cosa strana era che quel motocarro era privo del vetro anteriore e in quelle condizioni non avrebbe potuto circolare. Il mezzo del Guelfi, a causa del gelo di quell’inverno che tutti ricordavano tar i più rigidi degli ultimi anni, aveva subito dei danni e il più serio tra questi era l’aver sottovalutato la crepa che, in meno di un amen, aveva provocato la rottura in mille pezzi del vetro. Pur essendo ormai sul finire della primavera, non aveva ancora provveduto a sostituito. Andava in giro così, faccia al vento, evitando di circolare nei giorni di pioggia. Quella sera, appena videro l’Alfetta dell’Arma sul ciglio della strada, imprecarono alla sfortuna. Guelfi voleva fare una inversione a “u“ e tornare indietro.
Fu Arturo adavere, tuttavia, una brillante idea: far finta che il vetro fosse al suo posto, integro. E come? Con il più semplice degli accorgimenti: facendo finta di pulirlo con un fazzoletto. Così passarono, con noncuranza, davanti agli attoniti carabinieri. Mentre Giovanni guidava, fischiettando il ritmo di una polka, Arturo s’impegnò a “pulire” l’inesistente vetro con un grande fazzoletto bianco. Il maresciallo Valenti, a bocca aperta, se li vide passare davanti al naso con il fazzoletto svolazzante e i capelli scompigliati dal vento. Il dubbio che l’avessero fatto apposta, con quel candido fazzoletto che – agitato in aria – sembrava v
oler far “marameo” ai tutori dell’ordine, non abbandonò mai il maresciallo. Ma volete mettere l’alzata d’ingegno, il tocco d’artista, la prova di disperato e incosciente “coraggio”? Così la raccontò, scuotendo la testa, Audenzio Remolazzi. Nel frattempo, con l’aiuto di Bartolo, avevano raccolto e messo al sicuro il fieno. Appena in tempo per evitare il peggio, considerato che non si trattò di un “temporale varesotto” ma di un acquazzone in piena regola.
Marco Travaglini