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Più chiamate, meno urgenze: ecco i numeri del 118 in Piemonte

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118: quasi 500 mila interventi in Piemonte nel 2025

L’assessore Riboldi e il direttore Leli: «L’emergenza – urgenza un fiore all’occhiello della nostra Regione, frutto di un importante e coordinato lavoro»

Nel corso del 2025 il sistema di emergenza sanitaria piemontese ha registrato quasi 500 mila interventi complessivi. Le quattro Centrali Operative del 118 – Alessandria, Cuneo, Novara e Torino – tutte afferenti ad Azienda Zero, hanno infatti impiegato 496.168 mezzi di soccorso nell’arco di dodici mesi.

Il dato risulta sostanzialmente stabile rispetto al triennio precedente (2023–2025), pur evidenziando un lieve incremento, pari a poco più del 2%. In termini assoluti, emerge quindi una continuità dell’attività complessiva, senza variazioni significative tali da indicare cambiamenti strutturali nella domanda di emergenza.

Fatta eccezione per la centrale di Alessandria, dove la gravità delle missioni è rimasta invariata, nelle altre centrali si osserva una riduzione dei codici gialli e rossi – che indicano le situazioni più gravi e urgenti – accompagnata da un aumento dei codici verdi, riferiti a richieste di assistenza non urgente. Questo andamento ha determinato un incremento degli interventi gestiti dai mezzi di soccorso di base, confermando una tendenza verso una maggiore domanda di prestazioni a bassa criticità.

I dati complessivi mostrano quindi una crescita del bisogno di assistenza sanitaria non urgente da parte della popolazione, che continua tuttavia a rivolgersi al numero di emergenza 118. Tale dinamica ha progressivamente ampliato il ruolo del servizio, che oggi non si limita alla sola gestione delle urgenze, ma contribuisce in modo sempre più rilevante al percorso di assistenza sanitaria.

In questo scenario, il 118 ha attivato specifiche strategie per contenere le richieste incongrue, potenziando le attività di filtro e incrementando i consulti e i consigli telefonici, con l’obiettivo di orientare correttamente i cittadini e ridurre gli interventi non strettamente necessari.

Nel dettaglio, nel 2025 le missioni totali con impiego di mezzi di soccorso sono state 496.168: 131.332 effettuate con mezzi di soccorso avanzato e 364.836 con mezzi di base. Gli interventi si sono tradotti in 23.055 missioni in codice rosso, 134.362 in codice giallo, 323.750 in codice verde e 18.270 in codice bianco.

«I numeri del 2025 – commenta il direttore generale di Azienda Zero, Adriano Leli – rimarcano la solidità e l’affidabilità del sistema 118 piemontese, frutto di un lavoro di coordinamento regionale che Azienda Zero svolge quotidianamente insieme alle quattro centrali operative. L’aumento delle richieste a bassa criticità rappresenta una sfida organizzativa importante, l’obiettivo resta quello di garantire risposte rapide ed efficaci alle vere emergenze, assicurando al contempo un uso sempre più consapevole e corretto del servizio da parte dei cittadini».

«I dati del 2025 – sottolinea l’assessore alla Sanità della Regione Piemonte, Federico Riboldi – confermano che il sistema di emergenza–urgenza piemontese rappresenta un vero fiore all’occhiello della nostra Regione, capace di garantire ogni giorno risposte tempestive e di qualità a centinaia di migliaia di cittadini. Dietro questi numeri c’è il lavoro straordinario delle centrali operative, degli operatori sanitari, dei soccorritori e dei volontari, che ringrazio per la professionalità e la dedizione dimostrate. Allo stesso tempo, l’aumento delle richieste a bassa criticità ci richiama alla necessità di rafforzare l’integrazione tra emergenza, territorio e servizi di assistenza primaria. Come Regione continuiamo a investire per rendere il sistema dell’emergenza–urgenza efficiente, sostenibile e sempre più vicino ai reali bisogni della popolazione».

Centrale Operativa 118 di Alessandria

Diretta da Andrea Mina, la centrale operativa di Alessandria ha mantenuto un andamento stabile della gravità delle missioni nel triennio 2023–2025. I codici rossi sono passati da 3.789 a 4.314, i gialli da 20.074 a 21.681, i verdi da 46.372 a 46.678 e i bianchi da 1.631 a 1.627.

Le missioni con impiego di mezzi sono cresciute da 71.500 nel 2023 (18.860 con mezzi di soccorso avanzato e 52.640 con mezzi di base) a 73.737 nel 2025 (20.420 avanzato e 53.317 base).

Centrale Operativa 118 di Cuneo

Dal 1° gennaio diretta da Giovanni Marraccini, la Centrale Operativa 118 di Cuneo ha registrato, negli ultimi tre anni, una lieve riduzione dei codici di maggiore gravità e un aumento delle richieste meno urgenti. I codici rossi sono passati da 5.606 a 5.380, i gialli da 26.127 a 25.859, i verdi da 30.200 a 33.402 e i bianchi da 3.518 a 3.317.

Le missioni con mezzi sono aumentate da 64.644 nel 2023 (27.067 avanzato e 37.577 base) a 67.217 nel 2025 (26.672 avanzato e 40.545 base).

Centrale Operativa 118 di Novara

Diretta dal 1° gennaio da Sara Borga, la centrale operativa di Novara ha evidenziato un calo dei codici rossi e gialli e un aumento delle richieste a bassa criticità. I codici rossi sono scesi da 5.141 a 4.427, i gialli da 26.876 a 26.576, mentre i verdi sono saliti da 59.135 a 63.043 e i bianchi da 2.327 a 3.410.

Le missioni con mezzi sono passate da 92.849 nel 2023 (27.455 avanzato e 65.394 base) a 96.851 nel 2025 (27.350 avanzato e 69.501 base).

Centrale Operativa 118 di Torino

Sotto la direzione di Roberto Gioachin, la centrale operativa di Torino ha registrato una diminuzione delle missioni più gravi e un aumento di quelle a bassa criticità. I codici rossi sono scesi da 9.288 a 8.934, i gialli da 64.312 a 60.246, mentre i verdi sono aumentati da 171.796 a 180.627 e i bianchi da 8.808 a 9.916.

Le missioni con mezzi sono cresciute da 253.019 nel 2023 (59.800 avanzato e 193.019 base) a 258.363 nel 2025 (56.890 avanzato e 201.473 base).

Reparti speciali di polizia municipale a Torino. La proposta di legge di Fdi in Regione

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La creazione di comandi intercomunali e l’istituzione, per Torino, di un reparto operativo di intervento urbano con una dotazione pari ad almeno il 10% del personale complessivo, in raccordo e in complementarietà con le altre forze dell’ordine e strutturato in diversi settori sul modello della squadra mobile: sono alcune delle principali misure contenute nella proposta di legge regionale di Fratelli d’Italia per la riforma della polizia locale.

La prima firmataria del testo è la vice capogruppo in Consiglio regionale Alessandra Binzoni, che sottolinea come l’attuale normativa sia “ormai superata e incapace di rispondere alle esigenze di sicurezza del territorio”.

Tra i punti qualificanti della proposta, che punta a equiparare la polizia locale alle altre forze dell’ordine, figurano l’introduzione di un sistema di formazione regionale altamente professionalizzato, l’istituzione di un fondo di solidarietà per gli operatori vittime di reato durante il servizio e di un fondo regionale per la creazione di un gruppo di lavoro incaricato di analizzare il fenomeno della sicurezza e le sue criticità. Sono previsti inoltre un ufficio di supporto informativo per la polizia locale e strumenti di autotutela per gli interventi a rischio, comprese dotazioni anti-sommossa.

“Questa proposta dimostra la volontà di Fratelli d’Italia, a tutti i livelli, di riformare l’ordinamento della polizia locale per renderla un corpo sempre più moderno e riconoscerle la giusta dignità”, evidenzia la deputata Augusta Montaruli. La parlamentare ricorda inoltre che in settimana inizierà in Commissione la discussione degli emendamenti al ddl delega in materia e auspica che “entro la fine della legislatura si possa finalmente arrivare a una riforma che la polizia locale attende da troppo tempo”.

A Torino dal 13 al 17 febbraio torna CioccolaTò

Si terrà per il secondo anno consecutivo in piazza Vittorio Veneto CioccolaTò da venerdì 13 febbraio a martedì 17 febbraio prossimi, con un ricco programma di eventi a latere

Torna a Torino CioccolaTò, manifestazione che si terrà in piazza Vittorio Veneto per il secondo anno consecutivo. Oltre alla piazza al completo CioccolaTò coinvolgerà,  con un ricco ed eterogeneo programma di eventi, diversi poli culturali cittadini.
Dopo l’edizione 2025 che, con oltre 100 mila presenze in piazza, ha segnato un cambio di passo netto e riconoscibile, CioccolaTò prosegue il percorso avviato lo scorso anno e torna a Torino con un progetto ancora più ampio e ambizioso.
Da venerdì 13 febbraio a martedì 17 febbraio prossimi, un giorno in più  rispetto al 2025, la manifestazione avrà come fil rouge “Il cioccolato ci ha preso gusto”, un’affermazione semplice, quasi ironica, che racconta molto bene ciò che la manifestazione è diventata, un evento che ha trovato la sua forma e ora la coltiva, mettendo al centro il cioccolato, chi lo produce e le storie che lo attraversano.
Quest’anno CioccolaTò,  che nella passata edizione aveva visto la presenza di 70 stand e circa 50 produttori, prolunga la sua durata di un giorno, abbracciando sia la ricorrenza di San Valentino sia l’intero Carnevale, compreso il Martedì grasso. Confermata la location, piazza Vittorio Veneto,  e la scelta di puntare all’eccellenza ospitando esclusivamente chi produce cioccolato o specialità ad esso collegate. Spazio, quindi, a cioccolatieri, pasticceri, gelatai, panettieri, liquorifici purché produttori e testimoni di qualità e artigianalità.
Tra questi attesi i Maestri del Gusto di Torino e Provincia, ma anche produttori piemontesi, nazionali e internazionali.
Oltre all’esposizione in piazza, è stato confermato il sempre più ricco programma culturale e artistico ospitato in diverse sedi storiche e museali cittadine.
CioccolaTò 2026 si propone, infatti, come un racconto corale capace di intrecciare gusto, cultura e pensiero in un’unica esperienza, il cui fil rouge per la lettura del mondo contemporaneo è,  appunto, il cioccolato,  simbolo del desiderio e del consumo, ma  anche materia viva in continua trasformazione, frutto di ricerca, innovazione e saperi antichi. Attraverso degustazioni, incontri e laboratori, si affronterà il rapporto tra cibo e società, tra emozione e conoscenza.
L’amore e le sue metamorfosi saranno tra i temi centrali, affrontati come sentimento, limguaggio, forma di libertà. CioccolaTò 2026 esplorerà anche il cinema, la letteratura, la musica e le altre forme di creatività in grado di raccontare il mondo attraverso il cioccolato. Laboratori di arte  e gioco per grandi e piccoli trasformeranno il cacao in materia espressiva, da interpretare e condividere.

La manifestazione sarà uno spazio aperto e partecipato , dove la città di Torino e l’arte cioccolatiera dialogheranno  per restituire al pubblico l’essenza più autentica di questo “cibo degli dei”.
Saranno sessanta gli espositori presenti in settanta stand, coinvolgendo anche diverse realtà museali e palazzi storici della città per eventi, workshop, incontri e dibattiti guidati da autorevoli nomi del panorama culturale e dolciario italiano. Tra i protagonisti il maestro del trasformismo internazionale Arturo Brachetti, la scrittrice del best seller “Chocolat”, Joanne Harris, e la regina del romance Felicia Kingsley, l’autrice più letta in Italia nel 2025.

Si può consultare il programma e prenotare il proprio posto per gli eventi di CioccolaTò 2026 su cioccola.to.it

Mara Martellotta

 

 

Nas dei Carabinieri di Torino, multe per 500mila euro e chiuse 70 attività nel 2025

Il bilancio delle attività del Nas dei Carabinieri di Torino rileva nel 2025 un’attività svolta di circa 500 mila euro di multe e un sequestro di alimenti nocivi per la salute, tra carne, pesce, latticini e conservazioni di vario tipo non idonee, che ammonta a circa 21 quintali. Un situazione che ha portato alla chiusura di 70 attività non a norma e denunce penali, per reati che comprendono la frode in commercio e la somministrazione di alimenti in cattivo stato di conservazione, rivolte a 29 persone.

Mara Martellotta

Piemonte, quando la formazione si trasforma in occupazione

Il Piemonte vince la sfida della formazione e del lavoro lanciata nel 2022 dal Programma GOL (Garanzia Occupabilità dei Lavoratori), finanziato dal Pnrr, e si conferma tra le Regioni più performanti dimostrando di saper fare spesa formativa efficiente in termini di inserimento occupazionale con la stipula di veri contratti di lavoro di qualità.

Alla scadenza del 31 dicembre 2025, la Regione Piemonte si è posizionata ai vertici per aver raggiunto e superato il primo target del Programma: rispetto ai 52.254 beneficiari da formare entro la fine dell’anno, il sistema regionale ha raggiunto quota 68.578 beneficiari raggiunti.

Inoltre, a seguito delle ultime modifiche stabilite a livello nazionale con il decreto ministeriale pubblicato nella Gazzetta Ufficiale del 13 gennaio 2026, il Piemonte ha già raggiunto e può vantare il primato di aver superato di 10.989 beneficiari anche il  nuovo traguardo di giugno 2026 (68.578 formati su 57.589 richiesti).

Entrando nel merito dei dati, è evidente l’impatto di un programma che vede nell’attivazione personale e nella costruzione dei percorsi individuali le sue caratteristiche più importanti: dal novembre 2022 quasi 275.000 persone sono state raggiunte e hanno stipulato un patto di servizio. Di queste, 218.000 hanno ricevuto almeno un servizio di orientamento specialistico, finalizzato a valutarne le competenze e i fabbisogni in vista dell’inserimento o reinserimento nel mercato del lavoro. Analizzando i risultati occupazionali complessivi, oltre 170.000 persone hanno avuto un rapporto di lavoro, di cui circa 109.000 di durata effettiva superiore ai 6 mesi.

Questo risultato ha consentito al Piemonte di ottenere una “premialità” del 15% in termini di risorse (da 290 a 314 milioni di euro), che potranno essere utilizzate anche dopo la chiusura del programma, dando continuità a un sistema ormai più che consolidato anche in termini di efficienza.

Negli ultimi due anni formativi completati (2023-2024 e 2024-2025) sono state avviate in formazione 38.736 persone: sono soprattutto donne, il 58%, sono diplomate e hanno un’età media di 43 anni, più alta rispetto agli uomini. La maggior parte dei partecipanti ai corsi è stata inserita nei percorsi di aggiornamento e riqualificazione e ha partecipato a corsi con una durata media di 60-79 ore o 80-99 ore. In media oltre il 50% per cento ha poi avuto almeno un rapporto di lavoro, principalmente nei settori dei servizi commerciali e nei servizi alla persona.

Partendo dal fatto che «il lavoro è il vero indicatore dell’efficacia delle politiche pubbliche e il Piemonte dimostra, con i fatti, di saper trasformare la formazione in occupazione reale e duratura», Elena Chiorino, vicepresidente e assessore regionale al Lavoro e Formazione professionale, rileva che «i risultati del programma GOL raccontano una Regione che investe sulle competenze come leva di crescita economica, costruendo percorsi seri, personalizzati e orientati alle esigenze delle imprese e dei territori. La formazione professionale in questo territorio è un’eccellenza riconosciuta: qui non si finanziano corsi fine a sé stessi, ma si costruiscono competenze spendibili, contratti veri e futuro per migliaia di persone. Aver superato tutti i target fissati e portato oltre 170.000 cittadini a un rapporto di lavoro significa aver scelto un modello fondato su responsabilità, merito e qualità. È questa la nostra idea di politiche attive: non assistenzialismo, ma opportunità concrete; non annunci, ma risultati misurabili. Il Piemonte corre perché ha investito sul capitale umano, e continuerà a farlo, nella convinzione che il lavoro resti il pilastro della dignità, della libertà e della crescita dell’Italia».

Clima e innovazione: il Politecnico di Torino al centro della rete nazionale

La crisi climatica avanza con rapidità, le disuguaglianze sociali si ampliano e le transizioni energetiche e industriali stanno ridefinendo in profondità economie e assetti geopolitici. In questo scenario cresce, in Italia e a livello internazionale, la domanda di conoscenza e di strumenti in grado di affrontare problemi complessi legati alla sostenibilità e al cambiamento climatico. Dati affidabili, modelli previsionali e soluzioni che integrino dimensioni scientifiche, tecniche e sociali sono ormai indispensabili per governare trasformazioni rapide e interconnesse. Tuttavia, proprio mentre la ricerca e l’innovazione diventano sempre più cruciali, le risorse disponibili si riducono e si indeboliscono le condizioni di continuità dei percorsi scientifici più strategici.

La sostenibilità non è una questione settoriale, ma una sfida sistemica che attraversa ambiti diversi: energia e salute, gestione del territorio e risorse naturali, città e infrastrutture, sicurezza economica e coesione sociale. Affrontarla richiede un salto di qualità nella produzione di conoscenza, attraverso modelli predittivi sul rischio climatico, valutazioni dell’impatto delle politiche pubbliche e innovazione tecnologica e industriale. Servono inoltre risposte concrete per i territori più vulnerabili e per le infrastrutture esposte, insieme a competenze capaci di garantire che la transizione sia equa e inclusiva. È anche per questo che cresce la domanda di alta formazione e ricerca avanzata. Per essere efficace, tuttavia, la ricerca sulla sostenibilità necessita di stabilità, continuità e interdisciplinarità: condizioni sempre più difficili da assicurare in un quadro di finanziamenti insufficienti, frammentati o discontinui.

È in questo contesto che Roma ospiterà, il 22 e 23 gennaio 2026, il Kick-off Meeting del 41° ciclo del Dottorato Nazionale in Sviluppo Sostenibile e Cambiamento Climatico (PhD-SDC), l’unico dottorato di interesse nazionale in Italia dedicato specificamente a questi temi. L’evento, di respiro internazionale, riunirà dottorandi e dottorande, docenti, rappresentanti istituzionali, accademie scientifiche e reti internazionali per confrontarsi sulle grandi sfide globali e sulla crescente pressione sui finanziamenti alla ricerca, riaffermando il ruolo centrale della formazione dottorale e della ricerca come leve fondamentali della transizione sostenibile.

Il 23 gennaio, presso l’Accademia Nazionale dei Lincei, si terrà inoltre un evento pubblico dedicato al ruolo dell’università nella transizione sostenibile, co-organizzato da SDSN Italia (Sustainable Development Solutions Network), la rete promossa dalle Nazioni Unite che riunisce università, centri di ricerca, imprese e istituzioni per sviluppare soluzioni concrete a supporto degli Obiettivi di Sviluppo Sostenibile dell’Agenda 2030 e del Patto sul Futuro.

«Il cambiamento climatico e le scelte di sviluppo compatibili con la vita sul pianeta rappresentano una sfida strutturale che coinvolge dimensioni ambientali, economiche, sociali e istituzionali», sottolinea Mario Martina, Rettore della Scuola Universitaria Superiore IUSS e delegato CRUI per il dottorato. «Affrontare questa complessità richiede modelli di formazione e ricerca capaci di superare i confini disciplinari e di mettere in rete competenze e responsabilità. Il Dottorato Nazionale sullo Sviluppo Sostenibile e il Cambiamento Climatico nasce con questo obiettivo: costruire una rete di collaborazione tra università e ambiti scientifici diversi, in grado di produrre conoscenza utile alle politiche pubbliche e alle strategie di transizione. Nato come progetto sperimentale, oggi questo modello deve diventare parte strutturale del sistema della formazione dottorale nazionale».

PhD-SDC: un modello italiano di innovazione nella formazione dottorale

Il PhD-SDC nasce per superare la frammentazione disciplinare e sviluppare un modello di alta formazione capace di operare all’intersezione tra scienza, tecnologia, politiche pubbliche e società. Coordinato dalla Scuola Universitaria Superiore IUSS, il programma si è consolidato negli anni come una piattaforma nazionale e internazionale di riferimento, grazie a una rete ampia e qualificata di università e centri di ricerca.

Per l’anno accademico 2025/2026, il 41° ciclo del dottorato si articola in tre curricula complementari:

  • CU-Alpha (One Health), dedicato alle interconnessioni tra salute umana, ecosistemi e sistemi naturali;

  • CU-Beta (Human Society), focalizzato su governance, politiche pubbliche e dimensioni socio-economiche delle transizioni;

  • CU-Gamma (Technology & Territory), incentrato su innovazione tecnologica e pianificazione territoriale.

Come spiega Roberto Buizza, Coordinatore del PhD-SDC e professore ordinario della Scuola Superiore Sant’Anna di Pisa, «in cinque anni il dottorato ha costruito una solida rete di cooperazione tra oltre 60 università, centri di ricerca e aziende, mettendo a disposizione competenze e laboratori e favorendo un approccio fortemente interdisciplinare. Nei primi cinque cicli sono state finanziate circa 425 borse di dottorato, dando vita a una comunità scientifica impegnata nello sviluppo di conoscenze e tecnologie per un futuro più equo, sostenibile e decarbonizzato. Il PhD-SDC rappresenta un modello unico nel panorama europeo per ampiezza disciplinare e capacità di promuovere soluzioni innovative».

Anche SDSN Italia svolge un ruolo chiave in questo percorso. «La nostra rete, ospitata e coordinata dal Politecnico di Torino e dall’Università di Brescia, promuove la diffusione della cultura degli SDGs e favorisce collaborazioni tra università, imprese, istituzioni e società civile», afferma Patrizia Lombardi, Vicerettrice del Politecnico di Torino e co-chair di SDSN Italia. «A livello globale, SDSN coinvolge oltre 2.000 istituzioni in circa 60 network nazionali e regionali, rappresentando una piattaforma ideale per valorizzare a livello internazionale il lavoro svolto dal PhD-SDC».

Sedi e programma dell’evento

Il Kick-off Meeting si terrà in presenza a Roma, con possibilità di partecipazione anche in modalità streaming. Le attività si svolgeranno in due giornate, ospitate in sedi simboliche del sistema accademico e scientifico italiano.

La prima giornata, giovedì 22 gennaio 2026 (14:00–18:00), sarà dedicata alla presentazione del 41° ciclo del dottorato, dei suoi obiettivi e dei tre curricula, con interventi dei coordinatori scientifici e del team amministrativo della IUSS. La giornata si concluderà con la testimonianza di una dottoranda del programma e con la presentazione dell’evento pubblico del giorno successivo.

Venerdì 23 gennaio, presso l’Accademia Nazionale dei Lincei, si terrà l’incontro pubblico “The Crucial Role of Higher Education in a Sustainable Future” (9:00–13:00), dedicato al ruolo dell’istruzione superiore e della formazione dottorale nella risposta alle grandi sfide globali, dal cambiamento climatico alle disuguaglianze sociali, fino alle transizioni tecnologiche. Il programma prevede keynote speech e una tavola rotonda con esponenti del mondo accademico, delle istituzioni internazionali, dell’industria e delle organizzazioni giovanili, moderata dalla giornalista Rai Sonia Filippazzi. Nel pomeriggio, si svolgerà l’Assemblea nazionale della rete SDSN Italia, dedicata alle attività e alle prospettive future del network.

Piccole imprese senza credito: il Piemonte tra le regioni più penalizzate

In Italia il settore delle micro e piccole imprese sta attraversando una fase particolarmente complessa, caratterizzata da una significativa carenza di credito e da crescenti difficoltà di accesso ai finanziamenti. Secondo l’ultimo rapporto Censis, il tasso di interesse medio sui nuovi prestiti è in diminuzione da sette trimestri consecutivi, dopo aver raggiunto il picco del 5,75% nel terzo trimestre del 2023, per poi scendere al 3,99% nel 2025.

Permane tuttavia un marcato divario territoriale nell’erogazione del credito, con differenze rilevanti tra le regioni che colpiscono soprattutto le micro e piccole imprese. Le analisi Censis evidenziano come l’espansione del credito abbia interessato prevalentemente le grandi imprese, mentre le realtà di dimensioni minori risultano le più penalizzate. In particolare, nella sezione Territori e reti del rapporto Censis, emerge che tra dicembre 2023 e dicembre 2024 la contrazione dei prestiti è stata particolarmente accentuata.

In questo contesto si inserisce la nascita della nuova Artigiancassa, che, secondo Adelio Ferrari, rappresenta uno strumento strategico per valorizzare e facilitare l’accesso al credito delle piccole imprese. Il rilancio di Artigiancassa prende avvio con l’acquisizione dell’intermediario finanziario BGA da parte di Mediocredito Centrale e AGART S.p.A., società partecipata da Confartigianato, CNA, Casartigiani e Fedart Fidi.

Come sottolinea Ferrari, “Artigiancassa diventa un canale diretto di accesso al credito, configurandosi come uno strumento finanziario di reale supporto per le imprese del comparto artigiano. L’obiettivo è offrire una risposta concreta, in termini finanziari, agli imprenditori artigiani piemontesi e italiani, la cui esigenza di credito è reale e indispensabile per pianificare investimenti e realizzare progetti di sviluppo ecologico e digitale”.

La missione principale di Artigiancassa è fornire risposte rapide ed efficaci a un intero comparto su scala nazionale, permettendo l’accesso a soluzioni di finanziamento a medio-lungo termine attraverso un modello integrato che unisce la presenza capillare degli Artigiancassa Point sul territorio con la gestione digitale garantita da Mediocredito Centrale.

Ferrari conclude evidenziando come “strumenti di questo tipo restituiscano il giusto valore a un settore, quello artigiano, che ha sempre rappresentato una colonna portante dell’economia italiana e dell’eccellenza produttiva del Paese. È fondamentale proseguire su questa strada per fornire risposte concrete agli imprenditori artigiani, veri timonieri di un comparto che deve necessariamente riconquistare il ruolo centrale che gli compete”.

I dati confermano inoltre un quadro di criticità crescente: la contrazione del credito risulta più marcata per le microimprese a rischio alto o elevato (-7,92%, in aumento rispetto al -7,18% di dicembre 2024), mentre anche le medie imprese a rischio basso registrano una riduzione dei finanziamenti (-5,96% a dicembre 2024 e -3,96% nel dicembre successivo). Il focus sulle imprese piemontesi mette in luce un evidente squilibrio nell’accesso al credito: il TAE (Tasso Annuo Effettivo) per le piccole imprese in Piemonte, rilevato a giugno 2024, si attesta all’8,96%, contro il 6,42% applicato alle imprese medio-grandi.

Askatasuna in aula (tra polemiche) all’Università di Torino: annunciata la mobilitazione del 31 gennaio

Si è svolta ieri nell’aula 3 della Palazzina Einaudi del campus dell’Università di Torino, un’assemblea promossa dal collettivo Askatasuna insieme ad altre realtà del movimento antagonista. L’incontro ha registrato una partecipazione numerosa, con la presenza di studenti e attivisti arrivati anche da fuori città, tanto da rendere necessario l’utilizzo di un’aula aggiuntiva collegata in streaming per permettere a tutti di seguire i lavori.

Durante l’assemblea è stata annunciata la mobilitazione in programma per il 31 gennaio, giornata in cui gli organizzatori hanno dichiarato l’intenzione di occupare in modo diffuso lo spazio urbano, utilizzando lo slogan secondo cui “prenderemo la città”. L’iniziativa si inserisce nel percorso di rilancio del movimento dopo lo sgombero dello spazio di Askatasuna avvenuto nelle scorse settimane e ha avuto come obiettivo quello di ricostruire una rete di sostegno e di iniziativa politica, chiamando alla partecipazione collettiva in risposta alle decisioni delle istituzioni e alle politiche considerate ostili ai movimenti sociali.

La scelta di ospitare l’assemblea all’interno di una sede universitaria ha però sollevato dubbi e critiche. In diversi ambienti accademici e politici è stata espressa perplessità per la concessione di un’aula dell’Ateneo a un incontro che non si è limitato al confronto di idee, ma ha lanciato un appello esplicito alla mobilitazione cittadina. Secondo i detrattori, l’utilizzo di spazi universitari per iniziative di questo tipo rischia di essere interpretato come una forma di legittimazione istituzionale, mettendo in discussione il ruolo dell’università come luogo neutrale dedicato alla didattica e alla ricerca.

Altri, invece, difendono la decisione dell’Ateneo, sottolineando come l’università debba rimanere uno spazio aperto al confronto e alla libertà di espressione, anche quando le posizioni espresse risultano divisive o controverse, purché le iniziative si svolgano nel rispetto delle regole. Resta quindi aperto il dibattito sul confine tra apertura democratica e opportunità istituzionale, un tema che torna ciclicamente nel rapporto tra università e movimenti politici e che, anche in questa occasione, ha trovato nel campus Einaudi il suo punto di emersione.

Roghi nella notte sotto i portici: lite tra senza tetto forse la causa

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Nella notte a Torino in piazza della Repubblica sono intervenuti i vigili del fuoco e gli agenti della polizia locale per spegnere due roghi causati da senza fissa dimora. Fortunatamente nessuno ha riportato ferite. Non è  da escludere l’ipotesi di una lite tra due senzatetto, che nel secondo incendio ha provocato un atto di vendetta, o anche una terza persona che avrebbe appiccato le fiamme in entrambi i casi.

I danni degli incendi sono visibili nei portici. Si tratta di un incidente legato a un serio problema sociale di dignità e salute degli stessi senza tetto e di degrado in città.
(foto Igino Macagno)

Torino, rubavano sulle auto in sosta: arrestate due donne

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La Polizia di Stato ha arrestato a Mirafiori due donne italiane, di 29 e 38 anni, denunciando a piede libero un terzo soggetto per tentato furto aggravato su autovetture in sosta.

Una pattuglia del Commissariato di P.S. “Mirafiori” è intervenuta in via Pio VII a seguito della segnalazione giunta alla locale Sala Operativa di un tentato furto ad opera di tre persone che, con fare sospetto, erano state viste aggirarsi nei pressi di una macchina di lusso in sosta sulla pubblica via.

In particolare, una delle due donne era stata vista intrufolarsi nell’auto in questione, mentre gli altri due facevano da “palo”.

I poliziotti, giunti sul luogo, hanno individuato i tre soggetti intenti a perpetrare un furto su un’altra vettura in sosta, fermandoli tempestivamente.

Dai primi accertamenti, gli operatori hanno constatato che i malfattori avevano rovistato all’interno di tre autovetture ed una delle due donne aveva ancora tracce di sangue sulla mano per aver infranto un deflettore.

Inoltre, la perquisizione ha consentito agli agenti di rinvenire all’interno della tasca del pantalone della cittadina un coltellino macchiato di sangue.

La Procura della Repubblica di Torino ha richiesto e ottenuto la convalida dell’arresto, a seguito della quale è stata disposta la custodia cautelare in carcere.