La Polizia di Stato ha coordinato a Torino un controllo straordinario del territorio “Alto Impatto” nel quartiere San Salvario, nella zona di via Nizza, via Saluzzo, C.so Maroncelli, e nella zona precollinare della Gran Madre.
L’attività, effettuata da personale del Comm.to di P.S. “Barriera Nizza”, con la collaborazione di personale del Reparto Prevenzione Crimine “Piemonte”, della Polizia Ferroviaria, della Guardia di Finanza, della Polizia Locale e dell’Ispettorato del Lavoro di Torino, ha portato all’arresto di una persona e al controllo di 7 locali pubblici.
Durante il servizio, i titolari di due esercizi commerciali di C.so Maroncelli e Piazza Gran Madre sono stati sanzionati rispettivamente per oltre 5000 € e 4000 € per l’omessa presentazione della SCIA; il secondo, inoltre presentava carenze di natura igienico-sanitarie.
In altri due esercizi commerciali siti in via Nizza, sono stati riscontrati diversi illeciti amministrativi: in una sala scommesse il titolare è stato sanzionato per oltre 6600 € e denunciato per aver consentito l’ingresso a ragazzi minorenni. Lo stesso è stato anche denunciato perché consentiva a un dipendente di raccogliere le scommesse degli avventori senza la relativa autorizzazione. L’altro locale è stato sanzionato per 1000 € poiché non in regola con le certificazioni riguardanti l’impatto acustico.
Sempre in via Nizza, un ventinovenne originario del Mali è stato arrestato per detenzione di sostanza stupefacente ai fini di spaccio, poiché trovato in possesso di crack e di 270 € in denaro contante, verosimilmente provento dell’illecita attività.
Infine in via Saluzzo, il personale della Polizia Municipale ha emesso una sanzione di 550 € a carico di un esercizio di vicinato alimentare, per carenze di natura igienico-sanitarie.



Cent’anni fa moriva in esilio a Parigi il 15 febbraio 1926 Piero Gobetti a cui verranno dedicate celebrazioni sontuose, in fondo assai poco gobettiane, se consideriamo il rifiuto della retorica che caratterizzò il giovane torinese. Figlio di un droghiere di provincia trasferito a Torino, Gobetti è l’esempio di come una scuola seria possa riscattare le origini modeste ed aprire i giovani alla cultura. Questo resta il suo primo insegnamento del tutto trascurato. Certamente fu un giovane prodigioso che seppe bruciare i tempi e diventare protagonista della vita culturale fin dai tempi dell’ Università. Bruciò le tappe di una vita difficile e molto impegnata sotto il profilo etico, intellettuale e politico. Cio’ detto, è impossibile vedere in lui un pensiero compiuto e meno che mai maturo. Il suo fu e resta un pensiero in nuce, l’inizio di un percorso non privo di contraddizioni e contrasti. La morte improvvisa e precoce ha interrotto la sua storia. Dare giudizi precisi su di essa sarebbe disonesto : sia la mitizzazione acritica, sia la demolizione codarda. Gobetti era in una fase di ricerca aperto a tutte le letture possibili. Sicuramente non comprese la portata oppressiva della Rivoluzione sovietica che giudicò impropriamente liberale. Si entusiasmò delle tesi operaiste gramsciane, pur senza aderire al comunismo. Non comprese il Risorgimento che considerò “senza eroi”, seguendo Oriani e trascurando Croce. Poteva essere comprensibile ribellarsi ad un Risorgimento solo fondato sul mito sabaudo, ma il moto unitario fu tanto altro: da Cavour a Mazzini, da Garibaldi a Cattaneo, da Pisacane a Ferrari che Gobetti non fece a tempo a considerare. Seppe sacrificare la vita a nobili ideali e capì subito la portata autoritaria del fascismo di cui subì la persecuzione. Il fascismo non fu un’auto biografia della Nazione, come egli sostenne, ma fu anche la risposta reazionaria della borghesia impaurita dal biennio rosso in cui non si covò la rivoluzione, ma si manifestò l’estremismo violento già condannato da Lenin. Resta comunque una delle coscienze più alte della prima metà del Novecento. Peccato che poi la sua figura sia stata monopolizzata da un certo settarismo illiberale che ancora oggi si considera depositario unico di un pensiero complesso e, ripeto, anche contraddittorio. Diceva il gobettiano Carlo Dionisotti che l’espressione “Rivoluzione liberale“ è un ossimoro perché i rivoluzionari sono assai poco liberali e i liberali sono assai poco rivoluzionari. Una osservazione che merita di essere considerata anche oggi quando sedicenti studiosi piuttosto grossolani discettano sul giovane torinese morto cent’anni fa. Dopo un secolo occorrono distacco, autonomia critica e rifiuto delle Messe cantate, per studiare Gobetti come davvero merita, evitando le strumentalizzazioni politiche del passato e del presente. Gobetti non appartiene totalmente ai marxisti, anche se ovviamente non appartiene pienamente al mondo liberale di cui fu un esponente eretico. Pannunzio non amava Gobetti, ma Cavour e il Risorgimento. Sono liberalismi diversi, in parte contrapposti, come diceva Manlio Brosio che nella giovinezza fu seguace di Gobetti.