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E’ ufficiale: La Stampa passa da GEDI al Gruppo Editoriale SAE

Dopo tante voci la notizia è stata formalizzata: La Stampa passa dal gruppo GEDI  al gruppo SAE, che ha firmato il contratto preliminare per l’acquisizione della storica testata torinese. L’operazione è stata confermata con un documento sottoscritto dai rappresentanti delle due società. Finisce così l’epopea della famiglia Agnelli: cade uno degli ultimi legami storici con la città di Torino, dopo la dismissione di altre attività editoriali e non.

Nel comunicato congiunto si precisa che l’acquisizione avverrà attraverso una nuova società, costituita da Sae anche per consentire l’eventuale ingresso di investitori, in particolare dell’area del Nord Ovest, bacino di influenza della Stampa. L’obiettivo  è costruire un progetto editoriale sostenibile nel tempo, facendo leva sull’esperienza maturata dal gruppo nel settore dell’informazione e della comunicazione.

La società acquirente indica l’intenzione di mantenere il posizionamento storico del quotidiano, salvaguardandone l’autonomia editoriale e il rapporto con il territorio. Il completamento dell’operazione è previsto entro il primo semestre del 2026, subordinatamente alle consuete procedure sindacali e autorizzative. Repubblica sembra essere destinata invece al gruppo Antenna. Chi vivrà vedrà.

Oltre 93mila imprese femminili in Piemonte: il 21% è artigiano

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In Piemonte l’imprenditoria femminile non rappresenta una componente marginale dell’artigianato, ma una parte strutturale e consolidata del sistema produttivo regionale.

Al 31 dicembre 2025 le imprese femminili registrate sono 93.489, di cui 19.735 artigiane, pari al 21,1% del totale. Le imprenditrici artigiane sono 30.584 e rappresentano il 22% degli imprenditori del comparto, un’incidenza leggermente superiore alla media nazionale (21,9%).

Nel corso dell’ultimo anno il calo delle imprese femminili si è attestato a -0,8%, una flessione più contenuta rispetto al dato complessivo (-1,2%). Un andamento che segnala una maggiore capacità di resilienza dell’imprenditoria femminile, pur in un contesto economico complesso.

Il Piemonte si colloca al quarto posto in Italia per numero di donne con cariche nelle imprese artigiane, dopo Lombardia, Veneto ed Emilia-Romagna. Oltre la metà (55,7%) ricopre il ruolo di titolare, il 20,6% è amministratrice e il 20% socia. Si tratta prevalentemente di realtà di piccole dimensioni, fortemente radicate sul territorio: più del 50% conta tra 1 e 9 addetti, con un modello che intreccia attività economica, occupazione e comunità locale.

Dal punto di vista settoriale, quasi la metà delle imprese femminili artigiane opera nei servizi alla persona (49,1%), seguiti dal manifatturiero (26,4%), dai servizi alle imprese (14,6%) e dalle costruzioni (10,1%).

I dati sono stati elaborati dall’Ufficio Studi di Confartigianato Imprese Piemonte su fonte Unioncamere-Infocamere.

Tra le principali criticità segnalate dalle imprenditrici emerge innanzitutto il peso della burocrazia (54,5%), spesso ritenuta sproporzionata rispetto alla dimensione delle micro e piccole imprese. Segue il tema della conciliazione tra vita professionale e privata (53,4%), che interessa imprese di ogni dimensione, con o senza dipendenti. Rilevanti anche le difficoltà legate alla liquidità e all’accesso al credito (41,7%), soprattutto nelle fasi di incertezza economica. Il 27,1% segnala inoltre la mancanza di tempo da dedicare alla formazione e all’aggiornamento delle competenze.

«Dai nostri rilievi emerge che solo una quota ridotta di imprese femminili ha fatto ricorso a misure di sostegno dedicate – osserva Sara Origlia, presidente del Movimento Donne di Confartigianato Imprese Piemonte – non tanto per assenza di bisogno, quanto per scarsa conoscenza delle opportunità, per la complessità delle procedure o per requisiti poco compatibili con la realtà delle piccole imprese artigiane. È necessario interrogarsi sull’efficacia delle politiche pubbliche: non basta prevedere risorse, occorre renderle realmente accessibili».

Origlia sottolinea inoltre che il sostegno alle imprese guidate da donne non può essere episodico né concepito come misura assistenziale. «Deve diventare una scelta strutturale di politica economica, capace di valorizzare il contributo delle donne alla crescita e alla competitività del Paese, coinvolgendo istituzioni, associazioni di categoria e sistema bancario».

La conciliazione resta uno dei principali fattori che incidono sulla competitività. «Oggi – aggiunge – la famiglia è spesso l’unico vero supporto. Servono strumenti concreti e politiche di welfare più efficaci, capaci di sostenere l’occupazione femminile e aiutare a bilanciare lavoro e cura. È necessario rafforzare la spesa per famiglie e giovani e intervenire anche sulla leva fiscale, prevedendo la detraibilità delle spese sostenute per servizi di assistenza e conciliazione».

«Non si tratta di quote rosa – conclude Origlia – ma di riconoscere competenze e talento. Offrire alle donne pari opportunità significa rendere l’intero sistema economico più solido, innovativo e competitivo».

Pro e contro: iraniani e sinistra in piazza

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In piazza Castello questa sera a Torino, oltre ai manifestanti della sinistra schierati contro l’attacco militare americano e israeliano al regime teocratico, era presente un presidio di giovani iraniani. Sui cartelli che tenevano in mano, le scritte: “Grazie Trump” e “Chiediamo un intervento militare come l’Italia nel 1943”. La manifestazione contro la guerra è stata promossa da ARCI e hanno aderito diverse sigle della sinistra.

(foto Francesco Valente)

 

Fondo sanitario, la Regione integra con 203 milioni: “più personale e servizi”

La Regione Piemonte ha scelto di destinare quest’anno 203 milioni di euro aggiuntivi al fondo sanitario nazionale, approvando un disegno di legge che sarà ora esaminato dal Consiglio regionale.

Come avviene abitualmente, le risorse serviranno a potenziare i servizi sanitari: dal mantenimento dei punti di prima emergenza attivi 24 ore su 24, ai servizi di urgenza e pronto soccorso nelle aree montane, fino agli extra Lea e al rafforzamento degli organici.

L’assessore alla Sanità, Federico Riboldi, spiega che l’integrazione delle risorse sanitarie è una voce strutturale del bilancio regionale. La novità di quest’anno consiste nell’adozione di una manovra separata, resa possibile dall’approvazione del bilancio entro la fine dell’anno, come richiesto dalla Corte dei Conti. Questo consente di intervenire ora sulla sanità sulla base di dati consolidati. Riboldi sottolinea inoltre che si tratta di una prassi condivisa da molte Regioni, indipendentemente dall’orientamento politico, citando ad esempio la Regione Puglia, che prevede uno stanziamento di 460 milioni.

Secondo l’assessore, il bilancio sanitario piemontese resta in equilibrio grazie alla scelta della Giunta guidata da Alberto Cirio di integrare ogni anno il fondo nazionale con risorse proprie. Particolare attenzione è rivolta al personale: si è passati dai 55.000 dipendenti del 2019 agli attuali 59.000, con ulteriori incrementi attesi grazie ai concorsi banditi da Azienda Zero Piemonte.

Il Piemonte viene inoltre indicato dal Ministero della Salute come la Regione più performante nella riduzione delle liste d’attesa, con oltre 250.000 prestazioni recuperate nel 2025, risultato attribuito anche ai 200 milioni investiti nelle assunzioni. La Regione ha coperto interamente il turn over, destinato 90 milioni ai farmaci innovativi e ridotto in modo significativo il ricorso ai cosiddetti “gettonisti”. Nel disegno di legge sono previsti anche 900.000 euro per il finanziamento generale degli hospice.

La nuova norma include infine 24 milioni destinati alla presa in carico integrata delle persone fragili, tra cui anziani non autosufficienti, persone con disabilità e pazienti affetti da patologie croniche.

Anche l’assessore al Bilancio, Andrea Tronzano, ribadisce che la sanità pubblica rappresenta una priorità concreta dell’azione di governo regionale. L’impiego di risorse aggiuntive mira a sostenere e consolidare gli standard dei servizi, in un’ottica di responsabilità istituzionale, equilibrio dei conti e programmazione più efficace, in linea con quanto adottato da molte altre Regioni.

Informazione: Cessione Gedi, il Consiglio piemontese chiede tutela del pluralismo

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Il Consiglio regionale all’unanimità chiede “tutela del pluralismo dell’informazione, salvaguardia dei livelli occupazionali e protezione del patrimonio giornalistico” nelle operazioni di cessione che il gruppo Gedi sta portando avanti.

È il contenuto dell’ordine del giorno, proposto dal presidente del Consiglio, Davide Nicco, a nome di tutto l’Ufficio di Presidenza e in accordo con tutti i capigruppo di maggioranza e minoranza. “Pluralismo dell’informazione e tutela del lavoro di giornalisti e collaboratori sono per noi una priorità assoluta. Il Piemonte non può restare indifferente di fronte a passaggi che riguardano testate che fanno parte della nostra storia civile e culturale. Il pluralismo dell’informazione è un presidio democratico e i lavoratori devono avere certezze sulle prospettive occupazionali”, ha spiegato.

Con l’Odg si impegna la Giunta a monitorare la situazione, continuare le interlocuzioni con la proprietà e favorire tavoli di lavoro con “stakeholders” piemontesi.
Durante la discussione Sergio Bartoli (Lista Cirio) ha annunciato il ritiro del suo documento sullo stesso tema e ha sottolineato che “viene prima di tutto l’obiettivo comune, quello di dare un segnale chiaro e unitario. Ribadiamo che la Regione Piemonte non è indifferente al pluralismo dell’informazione e alla tutela dei posti di lavoro e del ruolo dell’informazione locale”.
Alice Ravinale e Giulia Marro (Avs) si sono dette “preoccupate per le trattative in corso per la cessione de La Stampa al gruppo Sea e per le sorti di Repubblica. Evitiamo che l’informazione in Piemonte si impoverisca. La nostra solidarietà va ai giornalisti e alle giornaliste che già oggi si trovano in situazioni precarie e che vivono questa fase con grande incertezza”.
“Chiediamo di chiamare Elkann alle proprie responsabilità sociali – ha dichiarato Sarah Disabato (M5s) – questa è una decisione inaccettabile, l’ennesimo scempio perpetrato sul nostro territorio, accompagnato da un silenzio assordante. Ogni giorno tocchiamo con mano aziende dismesse, capannoni vuoti e posti di lavoro persi: anche su questa vicenda non possiamo lasciare soli lavoratori e lavoratrici”.
Per Daniela Cameroni (Fdi) “La Stampa rappresenta un punto di riferimento per l’informazione locale e un presidio radicato nella nostra comunità: per questo chiediamo che si chiariscano i dubbi sulla continuità editoriale e sul mantenimento dei livelli occupazionali. Se venisse a mancare o si indebolisse, sarebbe un impoverimento per la nostra regione dal punto di vista dell’informazione e del legame con il territorio”.
“La Stampa negli anni è stata uno dei giornali più vicini ai territori – ha spiegato Mauro Fava (Fi) – con professionisti dislocati anche nei comuni più periferici, capaci di portare le notizie locali al quotidiano di maggior lettura del nostro territorio. Faccio anche gli auguri alla Sentinella del Canavese, che da pochi giorni ha iniziato un nuovo percorso con la nuova proprietà, auspicando che continui a lavorare con la stessa attenzione al territorio”.
“Questo documento tiene alta l’attenzione su un pezzo di storia importante della nostra regione: testate che hanno assunto una dimensione significativa sul piano nazionale e internazionale e che rappresentano pluralità di informazione e opportunità di occupazione per molti professionisti. Sono un elemento centrale del panorama editoriale piemontese e sarebbe grave disperdere questo patrimonio, sia per il valore storico sia per la tutela delle professionalità coinvolte”, hanno concluso Gianna Pentenero Nadia Conticelli (Pd).

Ufficio Stampa CRP

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Duecento italiani a Gerusalemme, preti torinesi ancora bloccati

Da La Voce e il Tempo

Ancora nessuna indicazione sui tempi di rientro dei pellegrini italiani e piemontesi. La guerra è lontana dalla città santa, dove la vita scorre normale e senza pericoli. Gli unici scoppi domenica sera in periferia per l’intercettazione di un missile diretto a Tel Aviv (VIDEO)

MARTEDI 3 MARZO – I cieli restano chiusi in Terra Santa, i voli aerei interrotti: tutti i pellegrini per ora restano a Gerusalemme, dove la vita scorre comunque tranquilla perchè la guerra è altrove. Non così a Tel Aviv e ad Haifa, colpite da missili.

Neanche oggi si fanno previsioni sulla data di rientro dei sedici preti piemontesi, in gran parte torinesi, che sono bloccati in città insieme a un diacono e a due addetti dell’Opera Diocesana Pellegrinaggi, in contatto continuo con l’Ambasciata Italiana per organizzare il rientro appena sarà possibile.

Attendono a Gerusalemme vari gruppi di pellegrini italiani, più di 200, fra essi alcune decine di giovani della diocesi di Lucca con il loro Vescovo e un gruppo di 70 lucani. Gerusalemme, come detto, non è toccata dalla guerra che oppone l’Iran e Israele da sabato 28 febbraio. Al di là del clima di apprensione per la crisi internazionale, nella città santa la vita è normale e senza pericoli. Gli scoppi uditi domenica sera nell’estrema periferia della città dipendono dall’intercettazione di un missile in volo dall’Iran verso Tel Aviv, documentato dal video che abbiamo ricevuto e pubblicato.

 

Industria 2026: Torino regge il confronto, ma il Nord-Est corre di più

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Torino, marzo 2026 – L’industria piemontese si presenta all’appuntamento con il 2026 in una fase di graduale recupero, ma senza slanci. Dopo un biennio segnato da rallentamenti produttivi e contrazioni in alcuni comparti chiave, il 2025 ha mostrato segnali di stabilizzazione. Il quadro resta però articolato, soprattutto se confrontato con le altre grandi regioni manifatturiere del Paese.

Crescita contenuta, ma segnali di stabilità

Le stime più recenti indicano per il Piemonte una crescita del PIL attorno allo 0,5–0,7% nel 2025, con un andamento leggermente migliore nella seconda parte dell’anno. Si tratta di un incremento modesto, in linea con la media italiana ma inferiore rispetto ai ritmi europei. La manifattura ha dato segnali di recupero rispetto ai trimestri precedenti, pur senza tornare ai livelli pre-rallentamento.

Alcuni comparti hanno mostrato maggiore vitalità: l’aerospazio, l’agroalimentare e parte della meccanica specializzata hanno beneficiato della domanda estera e di investimenti mirati in innovazione. Più complessa la situazione dell’automotive, storicamente centrale per Torino, ancora alle prese con la transizione elettrica, la riorganizzazione produttiva e volumi inferiori rispetto al passato.

Export in recupero, ma non ai vertici nazionali

Le esportazioni piemontesi sono tornate a crescere nel corso del 2025, con un incremento moderato su base annua. Il rimbalzo è legato soprattutto ai mercati extra-UE e ai settori ad alta specializzazione tecnica.

Nel confronto con altre regioni, tuttavia, il Piemonte non guida la classifica nazionale.

  • Lombardia continua a rappresentare il principale motore industriale del Paese per valore aggiunto e volumi di export.

  • Veneto mantiene una forte vocazione manifatturiera diffusa, con performance solide nei distretti della meccanica e del sistema casa.

  • Emilia-Romagna si distingue per l’elevata competitività della meccanica avanzata e dell’automazione, con tassi di crescita superiori alla media nazionale.

Rispetto a queste realtà, il Piemonte conserva una struttura industriale robusta ma meno dinamica, con una crescita più prudente e una maggiore esposizione alle difficoltà del settore automobilistico.

Attrattività e investimenti esteri: un punto di forza

Un elemento positivo per Torino e per l’intera regione resta la capacità di attrarre capitali stranieri. Il tessuto industriale piemontese ospita numerose imprese a controllo estero che hanno confermato piani di investimento e sviluppo, in particolare nei settori ad alta tecnologia.

Questa presenza contribuisce a mantenere elevato il livello di competenze e a integrare il territorio nelle catene globali del valore. In questo ambito, il Piemonte si colloca tra le regioni italiane più credibili sul piano internazionale, anche grazie alla disponibilità di competenze tecniche e infrastrutture logistiche strategiche.

Mercato del lavoro: crescita fragile

Se la produzione mostra segnali di tenuta, l’occupazione industriale non evidenzia un’espansione significativa. La creazione di nuovi posti di lavoro procede lentamente e si concentra soprattutto nei segmenti più innovativi. Le piccole e medie imprese, che costituiscono l’ossatura del sistema produttivo piemontese, faticano a sostenere investimenti consistenti in digitalizzazione e formazione.

A differenza di regioni come Lazio, dove la crescita è sostenuta anche dai servizi avanzati e dal comparto farmaceutico, il Piemonte resta fortemente ancorato alla manifattura tradizionale, con minori effetti compensativi provenienti dal terziario ad alto valore aggiunto.

Le prospettive per il 2026

Per il 2026 le previsioni delineano uno scenario di consolidamento: crescita moderata, export stabile e progressiva normalizzazione delle filiere produttive. Molto dipenderà da tre fattori chiave:

  1. Evoluzione della domanda internazionale.

  2. Stabilità dei costi energetici e delle materie prime.

  3. Capacità delle imprese di accelerare su innovazione e transizione ecologica.

Nel confronto nazionale, il Piemonte dovrebbe mantenersi nella fascia intermedia-alta delle regioni italiane per crescita del PIL, ma difficilmente supererà le performance delle realtà più dinamiche del Nord-Est.

Addio vecchie carte d’Identità, arriva il documento d’Identità Elettronico (CIE)

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In vista del 3 agosto 2026, data a partire dalla quale la carta d’identità cartacea perderà validità indipendentemente dalla scadenza riportata sul documento, la Città di Torino ha avviato un piano straordinario per agevolare il passaggio alla Carta d’Identità Elettronica (CIE).

La misura si rende necessaria in applicazione del Regolamento europeo 2019/1157, che stabilisce che dal 3 agosto 2026 la carta d’identità cartacea non sarà più valida né come documento di riconoscimento sul territorio nazionale né per l’espatrio o la libera circolazione nei Paesi UE.

Per garantire una transizione ordinata, a partire da questa settimana, i circa 90mila residenti ancora in possesso di carta cartacea riceveranno una proposta di appuntamento presso gli uffici anagrafici, con calendario compreso tra l’11 aprile e il 1° agosto 2026.

Le comunicazioni saranno trasmesse tramite notifica sull’app IO; chi ha un indirizzo e-mail registrato negli archivi anagrafici riceverà inoltre l’avviso anche tramite posta elettronica. Le persone non raggiungibili con strumenti digitali riceveranno invece l’avviso tramite lettera cartacea.

La proposta di appuntamento dovrà essere confermata o modificata almeno 20 giorni prima della data indicata. In assenza di conferma, la prenotazione verrà automaticamente annullata per consentire l’accesso al servizio ad altri utenti. I cittadini e le cittadine in possesso di SPID potranno comunque consultare in anticipo la data dell’appuntamento accedendo all’area personale del sito della Città (https://serviziweb.comune.torino.it/area-personale).

Per far fronte all’incremento delle richieste previsto dalla nuova normativa, la Città ha previsto un programma di aperture straordinarie degli uffici dell’Anagrafe Centrale di via Giulio 22, aperti tutti i sabati, esclusivamente su appuntamento, dalle ore 8.30 alle 16.30.

In base al decreto-legge 19 febbraio 2026 n. 19, attualmente in fase di conversione in legge, le persone ultrasettantenni potranno ottenere una CIE con scadenza illimitata presentando richiesta a partire dal 30 luglio 2026. Gli uffici programmeranno comunque un appuntamento entro il 3 agosto 2026; chi non ha urgenze potrà riprogrammarlo successivamente per beneficiare della nuova disposizione.

Per ulteriori informazioni: https://www.comune.torino.it/novita/avvisi/sostituzione-delle-carte-didentita-cartacee-cie

TorinoClick

I tempi lenti delle opere pubbliche: un danno per l’economia

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L’INTERVENTO 

Di Mino Giachino *

Caro Direttore,
Oggi a Torino gli Industriali torinesi hanno presentato l’annuale importante rapporto OTI sullo stato di avanzamento dei lavori delle Infrastrutture torinesi e piemontesi. Uno studio molto interessante e utile per politici e giornalisti che seguono le Infrastrutture che come sai  sono le opere più importanti per generare lo sviluppo della economia e del lavoro come ci insegnarono i romani duemila anni fa , anche se da queste parti hanno dimenticato questo insegnamento.  Peccato che a parte il Sindaco LO RUSSO e i due Assessori regionali Bussalino e GABUSI ci fossi solo io.  Eppure si tratta di opere che servono i trasporti autostradali e  ferroviari della nostra regione . Meno male che gli industriali su questo argomento si impegnano perché il costo di trasporto e della logistica e’ uno dei quattro costi più importanti di una azienda. Il punto è che nel frattempo i tempi di realizzazione si sono allungati come abbiamo visto per la Asti Cuneo e come vediamo purtroppo per l’opera più importante per il futuro non solo di Torino e del Piemonte , la TAV.
Le ultime opere costruite con una buona velocità sono state il passante di Mestre e la linea AV  da Torino a Salerno tutte e due inaugurate nel 2009 , governo Berlusconi , di cui ho l’onore di aver fatto parte. In Piemonte alla lentezza dei lavori si aggiunge la lentezza nel fare una politica della logistica regionale al livello della Lombardia e dell’Emilia e questo è uno dei motivi per cui anche quest’anno la economia piemontese cresce meno della media nazionale. Il Sindaco Lo Russo ha ammesso onestamente che la posizione contraria della sinistra comunista a costruire a Torino la metropolitana ha causato un ritardo grave per cui Torino se tutto va bene avrà un pezzo della Linea 2 (km.8) solo nel 2033 così da collocarsi agli ultimi posti in Europa per linee di metro e questo mentre Torino è sempre ai primi posti per lo smog. Uno smog , caro Direttore, che a Torino provoca almeno mille morti anticipate all’anno. Perché questo è il punto che molti non hanno ancora  presente. Per spingere la economia , il commercio, l’industria e il lavoro lo strumento più importante che hanno Governi , Regioni e Comuni e’ la costruzione delle infrastrutture. Da questo punto di vista i romani furono i primi a capirlo, molti loro discendenti invece non lo hanno ancora capito. Ritardare la costruzione delle infrastrutture significa ritardare la crescita della economia e del lavoro. Trasportare merci e passeggeri su strada inquina mentre il trasporto su ferrovia o su metropolitana non inquina. Purtroppo in questi giorni i Sindaci PD della Bassa Valle di Susa ,sino a Rivalta e Rivoli , stanno di nuovo creando discussioni e difficoltà al progetto della linea AV , parte italiana, e questo dovrebbe chiarire definitivamente ai torinesi che se vogliono rilanciare il lavoro a Torino devono assolutamente cambiare Amministrazione comunale.  D’altronde la sinistra è stata al potere dal 1993 ad oggi quasi due volte il ventennio. La democrazia ha come base la alternanza al potere.  Anche perché le amministrazioni DC da quelle di Peyron a GRosso, Anselmetti , Porcellana e Picco erano molto più efficienti.  Qui a quattro anni e mezzo di amministrazione non un’opera pubblica è stata ultimata, i trasporti pubblici lasciano a desiderare a partire dalle scale mobili . La bassa crescita economica di questi ultimi trent’anni ha fatto aumentare le diseguaglianze come mi prima.
* Responsabile UDC Torino

Infrastrutture, entro il 2033 concluse 42 opere in Piemonte per 30 miliardi

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Torino, 2 marzo 2026 – Il sistema infrastrutturale piemontese mostra segnali di avanzamento secondo quanto emerge dall’edizione 2026 del Rapporto Oti Piemonte, che analizza 71 interventi ritenuti strategici per la competitività del territorio. Entro la fine dell’anno è prevista la chiusura di 15 cantieri, mentre l’orizzonte al 2033 indica il completamento di 42 opere per un investimento complessivo stimato in 30 miliardi di euro.

Dal primo monitoraggio avviato nel 2001 sono state portate a termine 24 infrastrutture tra linee metropolitane, collegamenti stradali, tratte ferroviarie, interporti e trafori alpini.

Il rapporto, promosso da Unioncamere Piemonte e Confindustria Piemonte con il contributo di Regione Piemonte, Fondazione Slala e delle Accademie di filiera, fotografa una situazione articolata: 27 interventi sono in fase progettuale, 9 restano allo stadio di proposta, 30 risultano già cantierati e 4 sono stati ultimati nel corso del 2025.

Un impulso importante è arrivato dal Pnrr, che ha sostenuto nove opere incluse nel monitoraggio e che contribuirà a determinare l’avanzamento previsto nel 2026.

Amalberto: segnali incoraggianti, ma non basta

“I segnali positivi che emergono da questa edizione dell’Osservatorio Oti Piemonte vanno nella direzione giusta ma non sono però certo risolutivi poiché sono ancora molte le infrastrutture che le imprese aspettano. Si tratta di un freno, tra i tanti, che negli ultimi 30 anni hanno rallentato lo sviluppo della nostra economia. Questo osservatorio in 25 anni è stato una sentinella attiva, segnalando e rimarcando di volta in volta la mancanza di fondi, le progettazioni a rilento e quelle poche opere che hanno visto la luce, meno di una all’anno. Grazie al Pnrr c’è stata un’accelerazione, come imprese siamo a disposizione per fornire pieno supporto affinché stabilmente il Piemonte arrivi a poter usufruire nel 2033 delle opere oggi in fase di realizzazione. Questi investimenti sono le fondamenta su cui far sviluppare la complessa transizione che la manifattura vive da alcuni anni, ma anche il principale asset per aumentare l’attrattività di questo territorio” dichiara Andrea Amalberto, presidente Confindustria Piemonte.

Stato di avanzamento: equilibrio stabile, ma crescono i ritardi gravi

Nel dettaglio, 31 opere risultano coerenti con il cronoprogramma, un dato sostanzialmente invariato rispetto all’anno precedente. Sono 22 invece i progetti che hanno registrato rallentamenti nell’ultimo anno, mentre salgono da 5 a 9 quelli classificati in grave ritardo. Restano 7 le opere ferme in attesa di una proposta progettuale definitiva.

Tra i 30 interventi già avviati, 19 procedono secondo i tempi previsti, 10 accumulano ritardi e uno presenta criticità significative: si tratta dei lavori sulla Statale 33 del Sempione, dove il cantiere di Villadossola non è ancora partito.

Per quanto riguarda le opere in progettazione (27 in totale), aumentano quelle in fase preliminare e quelle in progettazione definitiva, mentre si riduce il numero degli interventi nelle fasi più avanzate. Le proposte progettuali salgono a 9, includendo nuovi collegamenti viari e infrastrutturali.

Escono dal monitoraggio quattro opere completate nel 2025: il potenziamento della stazione ferroviaria di Rivalta Scrivia, il raddoppio del traforo autostradale del Frejus, l’autostrada Asti-Cuneo e la tangenziale di Fossano. Rimane inoltre incluso nel quadro l’Autostrada Ferroviaria Alpina (AFA).

Coscia: infrastrutture decisive per la competitività

“Lo sviluppo infrastrutturale è uno dei temi centrali per il rilancio dell’economia nell’attuale congiuntura economica e per una strutturata capacità di internazionalizzazione per le nostre imprese, peggiorata da un’incertezza geopolitica internazionale. In una congiuntura complessa come quella che stiamo attraversando, lo sviluppo infrastrutturale rappresenta una delle chiavi di volta per la tenuta dell’economia nazionale. Far parte del progetto OTI Piemonte è per noi strategico perché il programma rientra appieno nelle politiche delle Camere di commercio: monitorare le criticità e raccontare lo stato di avanzamento dei progetti infrastrutturali ritenuti strategici per il territorio è un elemento imprescindibile per sostenere la nostra economia e le nostre imprese” commenta Gian Paolo Coscia, Presidente Camera di commercio di Alessandria-Asti.

Malabaila: pianificazione e manutenzione al centro

“Nei prossimi anni sarà decisivo fare sistema affinché gli investimenti infrastrutturali generino una ricaduta stabile sul Piemonte. Dobbiamo, quindi, sin da ora impostare un piano pluriennale per la manutenzione delle infrastrutture, integrare le connessioni dell’ultimo miglio e i collegamenti di verso le nuove e vecchie opere. Le Zone logistiche semplificate vanno bene ma dobbiamo anche predisporre incentivi e bandi per la digitalizzazione e l’ammodernamento dei terminal logistici, mappare aree per nuovi investimenti per la logistica per attrarre investimenti, sostenendo la conversione modale con il “ferrobonus”. Infine, c’è il tema della formazione e delle competenze nel settore logistico e costruzioni, che va sostenuto insieme alle Accademie di filiera e la Regione” dichiara Paola Malabaila, presidente Ance Piemonte e presidente della Commissione Infrastrutture e Urbanistica di Confindustria Piemonte.

Il convegno di presentazione

Il Rapporto Oti Piemonte 2026 è stato illustrato nel corso del convegno “Infrastrutture e logistica: necessità strategica per la competitività di territori e imprese”, che ha visto la partecipazione di rappresentanti delle istituzioni locali, del mondo imprenditoriale e dei principali soggetti coinvolti nella pianificazione e gestione delle grandi opere.

Il quadro che emerge è quello di una regione che sta recuperando terreno sul fronte infrastrutturale, ma che dovrà garantire continuità negli investimenti e maggiore rapidità esecutiva per trasformare i cantieri aperti in un reale vantaggio competitivo per imprese e territori.