Protezione civile e incendi boschivi: Regione Piemonte e Vigili del fuoco rafforzano l’intesa
Regione Piemonte e Direzione regionale dei Vigili del fuoco compiono un passo decisivo nel consolidamento della collaborazione istituzionale in materia di protezione civile, lotta agli incendi boschivi e formazione del volontariato. Con la firma della Convenzione, avvenuta oggi a Palazzo della Regione, viene definito un quadro operativo chiaro e stabile che disciplina ambiti, modalità di intervento e risorse dedicate.
Alla sottoscrizione dell’accordo hanno partecipato l’assessore regionale alla Protezione civile Marco Gabusi, il direttore regionale dei Vigili del fuoco del Piemonte Alessandro Paola e la viceprefetto vicario di Torino Alessandra Tripodi.
La Convenzione rappresenta un passaggio strategico per il sistema regionale di prevenzione e gestione delle emergenze, superando una fase caratterizzata da interventi occasionali e strumenti non omogenei. L’intesa introduce infatti una cooperazione strutturata, continuativa e programmata tra le istituzioni coinvolte, rafforzando l’efficacia delle azioni sul territorio.
L’accordo prevede uno stanziamento complessivo di 800 mila euro per il biennio 2026–2027, pari a 400 mila euro annui, destinato al sistema regionale antincendio boschivo. Le risorse sosterranno le attività della Direzione regionale dei Vigili del fuoco, garantendo il funzionamento della Sala operativa unificata permanente (SOUP), il coordinamento degli interventi di spegnimento via terra e via aerea, l’impiego di personale specializzato e lo svolgimento di esercitazioni e attività di addestramento congiunto.
Accanto a questo investimento, la Regione Piemonte destina ulteriori 200 mila euro alla formazione, con l’obiettivo di rafforzare le competenze operative del sistema. Grazie a queste risorse saranno formate 456 unità di personale, per oltre 40 mila ore complessive di attività, attraverso percorsi dedicati alla gestione delle emergenze, alla sicurezza, agli interventi antincendio e al coordinamento tra le diverse componenti operative.
La Convenzione si inserisce in un percorso più ampio già avviato dalla Regione Piemonte con la sottoscrizione di un Accordo quadro con i Vigili del fuoco, volto a costruire una collaborazione trasversale su tutte le principali aree della protezione civile: dalla prevenzione dei rischi naturali alla gestione delle emergenze, dal dissesto idrogeologico al supporto tecnico-operativo sul territorio.
Un cambio di passo significativo che restituisce al Piemonte un modello di cooperazione istituzionale solido e coerente, capace di integrare pianificazione, prevenzione, formazione e capacità operativa.
Nel panorama delle iniziative territoriali si segnala anche l’impegno della Provincia di Novara, che con il presidente Marco Caccia e il consigliere delegato alla Protezione civile Lido Beltrame ha avviato un progetto strutturato a sostegno della formazione dei Vigili del fuoco volontari, rafforzando ulteriormente il sistema locale di sicurezza grazie a una collaborazione concreta tra enti e Comando.
«Oggi – ha detto l’assessore regionale alla Protezione Civile, Marco Gabusi – la Regione Piemonte compie un passo fondamentale per rafforzare il proprio sistema di Protezione civile. Questa Convenzione non è solo un atto amministrativo, ma il risultato di un grande lavoro di collaborazione istituzionale: per questo motivo intendo ringraziare il consigliere regionale Paolo Ruzzola, sempre vicino alla componente volontari, che ci ha consentito di mettere finalmente a sistema competenze, professionalità e risorse. Tutto ciò significa investire sulla sicurezza dei cittadini e sulla capacità reale di risposta alle emergenze».
L’assessore Gabusi ha poi aggiunto che «con questo atto, la Regione Piemonte rafforza in modo concreto la propria capacità di affrontare le sfide poste dai cambiamenti climatici e dall’aumento dei rischi naturali, puntando su un sistema integrato, coordinato e strutturalmente preparato, fondato su cooperazione istituzionale, investimenti e formazione continua».
Il direttore regionale dei Vigili del fuoco del Piemonte, Alessandro Paola, ha evidenziato che «la sottoscrizione di accordi negoziali con Regione Piemonte consentirà di realizzare nuove strategie operative finalizzate al potenziamento della capacità di risposta alle emergenze e alla prevenzione dei rischi territoriali. Il ruolo dei Vigili del fuoco, con le proprie componenti operative permanenti e volontarie presenti in regione, sarà ancora più incisivo in virtù della collaborazione istituzionale nell’ambito del più ampio quadro di competenze che Regione Piemonte assicura nel proprio sistema di protezione civile. Parimenti la Direzione regionale dei Vigili del fuoco assicura, per tutte le attività oggetto di convenzione, la funzione di raccordo con la struttura unitaria centrale del Corpo dei vigili del fuoco, operante a livello nazionale».
A chiudere, l’intervento della viceprefetto vicario di Torino Alessandra Tripodi, che ha sottolineato come «la Protezione civile è fatta di una collaborazione costante e ormai consolidata, richiede uno spirito di squadra che qui è già realtà e che oggi trova un ulteriore coronamento con questo protocollo, soprattutto in scenari complessi come quelli degli incendi boschivi. La Prefettura può sempre contare su un Corpo composto, che garantisce risposte molto professionali e tempestive. Considerando che il territorio del Piemonte è particolarmente fragile, è necessario che tutte le componenti e le professionalità si integrino all’interno del sistema per dare risposte sempre più efficaci».

Ogni epoca ha le sue violenze. Questo è l’insegnamento che ci deriva dalla storia. Ci sarebbe la tentazione di considerare i fatti di Torino del 31 gennaio in una linea di continuità, ad esempio, con Lotta Continua che mise a ferro e fuoco parti della città con l’assalto all’ “Angelo Azzurro” (che costò la morte atroce di un giovane lavoratore studente) e alla sede del MSI. Lotta continua giunse alla demonizzazione e all’assassinio del commissario Calabresi e parte di essa confluì nel terrorismo armato e un’altra parte nel giornalismo radical – chic alla Gad Lerner. Certo la violenza è sempre la stessa, ma i fatti di Torino fanno pensare al G8 di Genova che fu una vera devastazione della città. L’episodio del poliziotto pestato fa pensare al carabiniere che Giuliani avrebbe voluto uccidere con un estintore. Anche a Genova venne reclutata manovalanza violenza all’estero come in parte a Torino. Ciascuno mescolerà inevitabilmente i suoi ricordi, ma il fatto indiscutibile è che per 30 anni Torino ha tollerato l’occupazione dell’edificio di Corso Regina, diventato un covo della violenza in città e in Val Susa contro la Tav. In Val Susa gli contro la polizia sono stati continui e molto sanguinosi, ma quasi tutti hanno minimizzato. La procuratrice Generale del Piemonte che si sta rivelando una magistrata davvero fuori ordinanza, ha denunciato la realtà che si raccoglie dietro Askatasuna e ha denunciato la connivenza di certa borghesia torinese con un coraggio e una lucidità eccezionali. Gli intellettuali torinesi tacciono o vanno ad applaudire al palazzetto dello Sport Barbero e D’Orsi che si ritengono perseguitati e ragionano ormai con degli slogan preconfezionati. Gli intellettuali torinesi non ci sono più. Al massimo ci sono dei professori in cerca di una notorietà che non arriva. Al massimo ci sono collaboratori di giornali che scrivono le solite vulgate o parlano d’altro. Solo Carmine Festa ha scritto un editoriale sul Corriere degno di attenzione e rispetto. Tutti i militanti dell’antifascismo a costo zero perché il fascismo non c’è più da 81 anni, si trincerano dietro la parola magica Resistenza che non a caso è quella evocata anche dai cortei violenti del 31 gennaio che hanno bloccato la vita di un’intera città. Mentre vorrei chiedere all’Anpi di esprimersi su questo uso improprio della parola resistenza, mi domando come sia possibile in democrazia che 20-30 mila manifestanti possano bloccare una città intera persino nei soccorsi di emergenza. Questa non è più democrazia, ma prepotenza, mentre l’idea di trattare con i manifestanti per evitare incidenti si è rivelata un’utopia. Non è possibile che le Forze di Polizia siano lasciate in balia della violenza senza che l’imperio della legge abbia il sopravvento e tutti gli incappucciati siano identificati e arrestati in fragranza di reato. I fatti di Torino ci insegnano che la violenza bruta va stroncata, anzi andava da tempo stroncata. Il clima che si respira è quello della guerra civile e del terrorismo brigatista a cui si sicuramente guardano questi estremisti. Eletti nelle istituzioni che sfilano dietro alle insegne di Askatasuna vanno denunciati come fiancheggiatori della violenza ed emarginati dalla politica. Dicono che non sia possibile distinguere preventivamente gli estremisti violenti dai manifestanti “non violenti”. Ho qualche dubbio in proposito. Tuttavia, se è davvero impossibile identificare e prevenire, allora devono essere i non violenti senza virgolette a disertare certi cortei, isolando a priori l’ala degli scatenati. Senza drastici provvedimenti presi in modo tempestivo Torino non potrà liberarsi da chi vuole impadronirsi della città come neppure gli squadristi fecero con la Marcia su Roma perché il Re fellone chiamò al potere Mussolini. Il fascismo qui non c’entra e i contesti storici sono diversissimi, ma il biennio rosso dopo la Grande Guerra inaugurò una stagione fi ubriacatura ideologica e di violenza che portò a dover scegliere – come disse Croce – tra ordine e libertà. Quel cartello dietro al corteo di sabato che evoca la Resistenza fa pensare all’abbaglio incredibile dello storico partigiano Guido Quazza che vide nei contestatori violenti del ‘68 gli eredi dei partigiani.