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Mirafiori si ferma ancora il 7 e 8 settembre, l’automotive piemontese cerca la vera ripartenza

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Nuovo stop produttivo a Mirafiori, dove le linee resteranno ferme anche lunedì 7 e martedì 8 settembre. Le due giornate si aggiungono alle sospensioni già previste dal 2 al 4 settembre e riportano l’attenzione sulla situazione dello stabilimento torinese proprio mentre i dati del 2026 mostrano alcuni segnali di recupero per Stellantis. Alla base delle fermate ci sarebbero difficoltà nella disponibilità di componenti destinati alle motorizzazioni, ma per i sindacati resta forte la preoccupazione per le ricadute sui lavoratori e soprattutto sull’indotto piemontese.

Il quadro di Mirafiori è oggi molto diverso rispetto al difficile 2025. Nei primi sei mesi del 2026 dallo stabilimento torinese sono uscite 36.048 vetture, contro poco più di 15 mila nello stesso periodo dell’anno precedente, con una crescita superiore al 135%. A spingere i volumi è soprattutto la Fiat 500 ibrida, affiancata dalla versione elettrica. Il recupero è significativo, ma parte da livelli produttivi particolarmente bassi e non è ancora sufficiente a garantire la piena utilizzazione di un complesso industriale delle dimensioni di Mirafiori. Per l’intero 2026 le stime sindacali indicano una produzione torinese nell’ordine delle 80 mila vetture, al di sotto dell’obiettivo delle 100 mila unità indicato dall’azienda.

Segnali positivi arrivano anche dal quadro nazionale. Nei primi sei mesi dell’anno Stellantis ha prodotto in Italia oltre 252 mila veicoli, con un aumento di quasi il 14% sul 2025. La crescita delle sole automobili sfiora il 28%, mentre resta più debole il comparto dei veicoli commerciali. Anche sul fronte delle vendite il gruppo sta recuperando terreno: nei primi otto mesi del 2026 Stellantis ha immatricolato in Italia circa 341 mila vetture, il 14% in più rispetto allo stesso periodo dello scorso anno, conquistando una quota superiore al 30% del mercato. Complessivamente, le immatricolazioni italiane sono aumentate dell’8,5%, anche se rimangono ancora sensibilmente inferiori ai livelli precedenti alla pandemia.

Per Torino, tuttavia, la partita va ben oltre Mirafiori. Il Piemonte conserva la più importante concentrazione italiana della componentistica automotive, con circa 717 imprese, quasi 60 mila addetti e un fatturato vicino ai 20 miliardi di euro. È un patrimonio industriale enorme, ma sottoposto a una trasformazione profonda. Negli ultimi anni sono diminuiti fatturato, occupazione ed esportazioni del settore, mentre molte aziende rimangono fortemente dipendenti dalle commesse di Stellantis e dalla produzione di componenti legati alle motorizzazioni tradizionali.

Notti torinesi, mobilità su misura: riparte il servizio a chiamata Star Plus

 

Da venerdì 4 settembre torna a Torino il servizio di trasporto a chiamata Star Plus, che per il secondo anno consecutivo integra la rete del trasporto pubblico notturno del capoluogo piemontese. L’iniziativa, frutto della collaborazione tra Città di Torino, GTT e We Technologies, mette in strada tre navette elettriche pensate per rispondere in modo flessibile alla domanda di mobilità nelle ore in cui le linee tradizionali diradano le loro corse.

Il funzionamento del servizio si allontana dal classico schema di percorsi e orari fissi. Attraverso l’app Wetaxi, gli utenti possono prenotare la propria corsa indicando semplicemente la fermata GTT di partenza e quella di destinazione, acquistando direttamente il biglietto dallo smartphone. A quel punto entra in gioco l’algoritmo, che nel giro di pochi istanti analizza le richieste in arrivo e individua i passeggeri diretti verso la stessa zona della città, costruendo così percorsi dinamici e realmente calibrati sulla domanda reale.

Il meccanismo alla base di Star Plus premia la condivisione del viaggio: quanti più utenti si trovano a percorrere insieme lo stesso tragitto, tanto più si riduce la tariffa individuale. Un sistema che punta a rendere economicamente conveniente la scelta di condividere la corsa con altri passeggeri, in un’ottica di razionalizzazione degli spostamenti notturni e di maggiore efficienza del servizio.

Il progetto si inserisce nel quadro delle iniziative ToMove dedicate alla mobilità urbana e va ad affiancarsi alla rete di trasporto notturno già esistente, senza sostituirla. Le tre navette saranno operative ogni venerdì e sabato notte, dalle 23:00 alle 5:00 del mattino, con un servizio esteso anche in occasione di eventi speciali in città. Questa offerta si affianca a quella dei bus Night Buster, che manterranno la configurazione estiva fino al 12 settembre, per poi passare all’assetto invernale.

Per chi non conosce ancora il servizio, il consiglio è di scaricare l’app Wetaxi nei prossimi giorni, così da familiarizzare con le sue funzionalità e arrivare pronti all’appuntamento di venerdì 4 settembre, quando Star Plus tornerà ufficialmente a muovere le notti torinesi.

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Piemonte, nuova strategia contro gli incendi: interventi diretti nei boschi a rischio

La Regione Piemonte amplia gli strumenti per la tutela del patrimonio forestale e per il contrasto ai grandi incendi. La Giunta ha aggiornato le Linee Guida per la predisposizione dei Piani di Prevenzione AIB Territoriale (PPT), introducendo nuove modalità di intervento e aprendo alla possibilità di valorizzare le attività di prevenzione anche attraverso la produzione di crediti ambientali.

L’aggiornamento si inserisce nel quadro del Piano regionale antincendio boschivi 2026-2030 e punta soprattutto a rafforzare la gestione diretta delle aree forestali considerate maggiormente esposte al rischio. La strategia è quella di intervenire prima dell’emergenza, attraverso opere e attività in grado di ridurre la probabilità che un incendio assuma dimensioni e intensità tali da renderne particolarmente complesso lo spegnimento.

Con le nuove disposizioni la Regione potrà operare attraverso intese con Comuni, altri enti locali e proprietari dei terreni, ma anche ricorrere a interventi sostitutivi nei casi di boschi abbandonati o privi di una gestione effettiva. Per realizzare le opere di prevenzione potranno essere utilizzate le squadre regionali degli operai forestali oppure potranno essere coinvolte imprese specializzate, consorzi e cooperative del settore.

Una delle principali novità riguarda il collegamento tra prevenzione degli incendi e crediti ambientali. Gli interventi selvicolturali effettuati nelle zone a maggiore rischio possono infatti contribuire a evitare le emissioni di anidride carbonica che si produrrebbero in caso di incendio. Questo beneficio ambientale potrà essere quantificato e, nel rispetto della normativa nazionale, trasformato in crediti riconosciuti.

La Regione dovrà ora mettere a punto le modalità con cui calcolare e certificare i crediti prodotti dagli interventi previsti dai Piani territoriali. Il meccanismo potrebbe inoltre creare un circuito di autofinanziamento: le risorse ottenute dalla valorizzazione dei crediti potranno essere destinate a nuovi interventi di prevenzione, contribuendo nel tempo a sostenere economicamente la gestione e la protezione delle foreste piemontesi.

La prevenzione attraverso la gestione forestale costituisce una strategia di contrasto ai grandi incendi boschivi indispensabile a fronte del cambiamento climatico che ridurrà l’efficacia di un approccio reattivo ed emergenziale. Con l’aggiornamento delle Linee Guida la Regione estende le modalità con cui intervenire direttamente sul territorio per garantire interventi di prevenzione – dichiara l’assessore alle Foreste della Regione Piemonte Marco Gallole Linee Guida prevedono anche di introdurre un sistema di valorizzazione dei crediti ambientali che riconosca la riduzione dell’emissione di C0 2 connessa agli incendi boschivi grazie alla prevenzione. La gestione del patrimonio forestale si conferma una delle priorità della Regione Piemonte per garantire la tutela dell’ambiente, la sicurezza dei cittadini e il futuro delle comunità locali”.

Aggiornare il Piano di prevenzione e gli strumenti che ne consentono l’attuazione è fondamentale per avere indicazioni chiare, moderne ed efficaci, capaci di tradurre la prevenzione in interventi concreti sul territorio. Ma accanto agli strumenti ci sono le persone: uomini e donne che ogni giorno rendono operative queste strategie, a partire dal Corpo AIB Piemonte, componente fondamentale del nostro sistema regionale. – dichiara l’assessore alla Protezione civile della Regione Piemonte Marco GabusiQuesta è anche l’occasione per ringraziare tutti coloro che, in un’estate particolarmente impegnativa, hanno garantito un enorme sforzo a tutela dei nostri territori e delle nostre comunità: Vigili del Fuoco, volontari AIB, Protezione civile, Soccorso alpino ed enti locali. La prevenzione è efficace quando programmazione, competenze e capacità operative lavorano insieme, facendo sistema”.

Younes è arrivato a Torino: il bimbo ferito a Sharm El Sheikh ricoverato al Regina Margherita

Younes, il bambino di sei anni e mezzo rimasto gravemente ferito in un incidente avvenuto il 3 agosto durante una vacanza con la famiglia a Sharm El Sheikh, è rientrato in Italia nella serata di ieri. Il piccolo è stato trasferito all’Ospedale Infantile Regina Margherita di Torino, dove è ricoverato nel reparto di terapia intensiva. Le sue condizioni sono al momento stabilizzate.

Il rimpatrio è stato possibile grazie a una complessa operazione di coordinamento che ha coinvolto il Regina Margherita, i medici che hanno assistito il bambino in Egitto, Reale Foundation, Flying Angels Foundation, l’Asl TO4, l’Ambasciata d’Italia e il Consolato italiano in Egitto, oltre alle autorità sanitarie e ai professionisti impegnati nell’organizzazione del trasferimento.

Il viaggio è stato effettuato con un’aeroambulanza dedicata, autorizzata dopo che gli ultimi accertamenti clinici avevano confermato la possibilità di affrontare il trasferimento. A bordo, oltre al medico responsabile del trasporto, erano presenti due specialisti dell’équipe coordinata dalla dottoressa Simona Quaglia del Regina Margherita, per garantire la continuità dell’assistenza durante il volo.

Con l’arrivo a Torino si apre ora la fase delle cure presso il principale ospedale pediatrico del Piemonte. L’équipe multidisciplinare, che aveva già seguito da remoto l’evoluzione clinica del bambino, aveva predisposto il percorso assistenziale prima ancora dell’atterraggio, consentendo una presa in carico immediata.

L’episodio conferma il ruolo del Regina Margherita come centro di riferimento per la pediatria ad alta specializzazione, capace di organizzare interventi complessi anche per pazienti provenienti dall’estero. Negli ultimi anni l’ospedale torinese ha accolto numerosi bambini arrivati da aree di crisi e di guerra, dall’Ucraina alla Striscia di Gaza, attivando rapidamente reti di assistenza sanitaria e sostegno alle famiglie.

Determinante, sul fronte organizzativo, è stato il lavoro di Flying Angels Foundation, organizzazione non profit specializzata nei voli salvavita pediatrici, che ha gestito le procedure logistiche e burocratiche necessarie affinché il trasferimento si svolgesse nelle condizioni di massima sicurezza.

«Il rientro di Younes in Italia è il risultato di uno straordinario lavoro squadra tra istituzioni, sanità, terzo settore e imprese: la dimostrazione, ancora una volta, che la collaborazione tra pubblico e privato è non solo possibile, ma capace di generare impatti positivi su larga scala. Il nostro pensiero adesso è per Younes e per la sua famiglia, con l’augurio che possa proseguire il percorso di cura con serenità», ha dichiarato Virginia Antonini, General Manager di Reale Foundation.

«Rendere possibile il trasferimento in aeroambulanza di un bambino in emergenza sanitaria, in qualunque parte del mondo si trovi, richiede tempestività e competenze per espletare efficacemente e rapidamente procedure molto complesse, sia dal punto di vista logistico che burocratico», ha spiegato Mauro Iguera, presidente di Flying Angels Foundation. «Siamo orgogliosi di aver potuto mettere la nostra esperienza a disposizione del piccolo Younes e diventare parte integrante della grande rete di solidarietà che si è stretta intorno a lui».

Per la professoressa Franca Fagioli, direttrice del Dipartimento di Patologia e Cura del Bambino del Regina Margherita, il trasferimento rappresenta il punto di partenza di un percorso assistenziale costruito con grande attenzione: «Siamo felici che Younes sia finalmente arrivato a Torino e che un trasferimento così delicato si sia concluso in sicurezza. La nostra équipe era pronta ad accoglierlo e a garantirgli fin dal suo arrivo tutte le competenze specialistiche necessarie. Da questo momento Younes è affidato alle nostre cure e faremo tutto ciò che è possibile per lui e per la sua famiglia».

Sulla stessa linea il direttore generale dell’ospedale, Adriano Leli, che ha sottolineato come «l’arrivo di Younes dimostra concretamente cosa significa essere un ospedale pediatrico di riferimento», evidenziando il lavoro svolto da tutti i professionisti coinvolti per consentire un rientro in sicurezza.

Anche le istituzioni regionali hanno espresso vicinanza al bambino e ai suoi familiari. «La collaborazione tra la sanità pubblica e le organizzazioni del terzo settore ha consentito di aiutare il piccolo Younes e la sua famiglia a rientrare in Italia dopo il grave incidente avvenuto a Sharm El Sheikh. Ora potrà proseguire il suo percorso di cura e l’augurio è che possa riprendersi presto e bene», hanno dichiarato il presidente della Regione Piemonte Alberto Cirio e gli assessori Federico Riboldi e Gian Luca Vignale.

Il direttore generale dell’Asl TO4, Luigi Vercellino, ha ricordato il sostegno garantito alla famiglia fin dalle prime ore successive all’incidente: «Questa vicenda dimostra quanto sia fondamentale la sinergia tra sistema pubblico, filantropia d’impresa e terzo settore: quando si uniscono le forze, anche oltre i confini dei singoli ruoli istituzionali, si costruiscono risposte tempestive ed efficaci al servizio dei cittadini».

Anche Azienda Zero Piemonte, attraverso la Centrale Operativa 118 di Torino, ha contribuito alle fasi finali del rimpatrio, assicurando la continuità assistenziale dall’arrivo all’aeroporto di Caselle fino al trasferimento del bambino al Regina Margherita.

Giustizia, Liberalità, Magnanimità e Abbondanza: cambiano posto le quattro statue monumentali di Palazzo Madama

Sono in corso i lavori di trasferimento delle quattro monumentali statue allegoriche del Buon Governo – Giustizia, Liberalità, Magnanimità e Abbondanza – nella Galleria Carlo Emanuele I di Palazzo Madama, dove troveranno la loro nuova collocazione definitiva. La Galleria, ancora interessata dai lavori di musealizzazione e allestimento, sarà aperta al pubblico al termine dell’intervento complessivo. La movimentazione rappresenta una nuova tappa del grande progetto di restauro e valorizzazione di Palazzo Madama, uno degli interventi più significativi realizzati sull’edificio nella sua storia recente, oltre che uno dei progetti qualificanti del Piano Strategico della Fondazione Torino Musei. Il progetto è promosso dalla Fondazione Torino Musei con il sostegno determinante della Fondazione CRT, storico e principale sostenitore privato di Palazzo Madama, che ha accompagnato e finanziato il grande intervento di restauro e consolidamento della facciata juvarriana. Un programma che supera la dimensione del restauro monumentale e interviene sui percorsi museali, sulla fruizione e sull’apertura di nuovi spazi, con l’obiettivo di restituire piena leggibilità agli oltre duemila anni di storia racchiusi nel Palazzo e rafforzarne il ruolo di Museo della Città. La collocazione delle statue nella Galleria Carlo Emanuele I costituisce uno degli interventi qualificanti di questo percorso. Il Piano Strategico ha infatti individuato nella valorizzazione degli spazi e nella rigenerazione dei percorsi di visita uno degli assi fondamentali per il rilancio di Palazzo Madama, con l’obiettivo di costruire una lettura unitaria dell’edificio e delle sue straordinarie stratificazioni storiche. In questa prospettiva, la Galleria è destinata a diventare uno spazio strategico del futuro percorso museale, capace di mettere in relazione le origini romane della città, l’evoluzione del Palazzo e la nascita della Torino capitale. Con il completamento dei lavori di musealizzazione e di allestimento, la Galleria sarà quindi restituita al pubblico come nuovo spazio del museo, integrando le sculture originali nel racconto storico e architettonico del Palazzo. “Lo spostamento delle quattro statue rappresenta una tappa particolarmente significativa nel più ampio percorso di trasformazione e valorizzazione in corso a Palazzo Madama. Con il Piano Strategico la Fondazione ha deciso di investire su questo straordinario patrimonio simbolo della Città, non soltanto per conservarlo, ma per restituirgli pienamente la capacità di raccontare la storia di Torino e di aprirsi a nuove modalità di visita e di conoscenza. Il restauro della Galleria Carlo Emanuele I e la musealizzazione delle grandi statue acroteriali è parte di questa visione: mette in valore opere monumentali, recupera nuovi spazi del Palazzo e rafforza il legame tra architettura, collezioni e storia della città. Un complessivo progetto di questa portata, realizzato per lotti dalle facciate, alla Galleria Carlo I e alla meravigliosa terrazza panoramica, è reso possibile solo grazie all’impegno continuativo della Città di Torino e al fondamentale sostegno della Fondazione CRT, che desidero sentitamente ringraziare per l’accompagnamento della Fondazione Torino Musei in uno degli interventi più importanti realizzati nella storia recente di Palazzo Madama. È un percorso che restituisce progressivamente alla città un Palazzo più accessibile, leggibile e capace di affermarsi sempre più come Museo della Città e come uno dei luoghi simbolici dell’identità culturale di Torino», dichiara Massimo Broccio, Presidente della Fondazione Torino Musei.

Le quattro statue erano state rimosse dalla balaustra del corpo centrale della facciata juvarriana nel luglio 2022, durante una delle operazioni più complesse e spettacolari del grande cantiere di restauro. Alte oltre quattro metri e del peso di più di tre tonnellate ciascuna, furono sezionate, protette all’interno di apposite strutture e calate a terra mediante un complesso sistema di movimentazione da un’altezza di circa 27 metri. L’operazione fu condotta dalla Cooperativa Archeologia di Firenze e da Arte Restauro Conservazione di Cristina Maria Arlotto, sotto la direzione dell’architetto Gianfranco Gritella. Alla ditta Martina Service srl, che aveva già seguito nel 2022 la discesa delle statue dalla balaustra a terra, è stato affidato anche il loro trasferimento all’interno della Galleria Carlo Emanuele I. Ph Alessio Bergadano Realizzate dallo scultore carrarese Giovanni Baratta nel 1726, le opere sono scolpite in marmo di Brossasco e costituiscono uno degli elementi più riconoscibili dell’apparato monumentale della facciata juvarriana. La loro rimozione si rese necessaria a seguito delle condizioni conservative determinate dalla lunga esposizione agli agenti atmosferici e delle criticità emerse nel corso delle approfondite indagini diagnostiche che hanno preceduto l’intervento. Una volta a terra, le opere sono state sottoposte a un articolato intervento di restauro, consolidamento e messa in sicurezza, realizzato anche all’interno del padiglione trasparente appositamente allestito in piazza Castello, che ha consentito al pubblico di seguire da vicino le diverse fasi del lavoro. Anche questa fase di intervento è stata resa possibile grazie al sostegno mirato della Fondazione CRT e ha riguardato le superfici marmoree, il consolidamento delle parti maggiormente fragili e il recupero della leggibilità complessiva delle sculture, nel rispetto della materia originale. Il restauro delle statue si è inserito nel più ampio cantiere della facciata juvarriana, avviato nel 2022 e sviluppato attraverso fasi successive. Il primo intervento ha riguardato l’avancorpo centrale, con un complesso lavoro di consolidamento strutturale, restauro dei rivestimenti marmorei e recupero degli undici grandi serramenti barocchi; il progetto è quindi proseguito sui due settori laterali della facciata, completando progressivamente il recupero dell’intero fronte monumentale. La sequenza degli interventi ha consentito di affrontare in maniera organica conservazione, sicurezza strutturale e valorizzazione architettonica, restituendo piena leggibilità a uno degli elementi più iconici di Piazza Castello e dell’immagine stessa di Torino. Il recupero della facciata costituisce una delle componenti di un programma di trasformazione molto più ampio. Il Piano Strategico della Fondazione Torino Musei ha posto il rilancio complessivo di Palazzo Madama tra le proprie priorità, definendo un progetto unitario nel quale restauro monumentale, consolidamento strutturale, apertura di nuovi spazi, riallestimento e ridefinizione dei percorsi di visita concorrono a una visione complessiva di valorizzazione. Il programma si articola in diversi lotti funzionali che hanno interessato e interessano progressivamente le facciate, le strutture sommitali e la meravigliosa terrazza che sarà aperta al pubblico, gli spazi interni e i percorsi di visita, con l’obiettivo di restituire al pubblico un Palazzo più completo, attraversabile e comprensibile, nel quale la storia dell’edificio e le collezioni del Museo Civico d’Arte Antica possano dialogare all’interno di un racconto coerente e continuo. In questa prospettiva, Palazzo Madama rafforza il proprio ruolo di grande luogo identitario della città: non soltanto spazio di conservazione della memoria, ma museo capace di raccontare le origini, le trasformazioni e l’evoluzione di Torino, offrendo a cittadini e visitatori una chiave di lettura unica della sua storia e del suo rapporto con il presente. L’obiettivo è restituire al pubblico un Palazzo pienamente fruibile, da scoprire e conoscere, nel quale la storia dell’edificio e le collezioni del Museo Civico d’Arte Antica possano dialogare all’interno di un racconto coerente. Nel mese di ottobre il progetto proseguirà con il posizionamento sulla terrazza delle copie delle quattro statue, che consentiranno di restituire alla facciata la propria configurazione monumentale, garantendo al tempo stesso la migliore conservazione degli originali all’interno della Galleria.

Ph Alessio Bergadano

 

Piemonte, Emilia-Romagna, Liguria, Lombardia e Veneto insieme per le politiche economiche

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Emilia-Romagna, Liguria, Lombardia, Piemonte, Veneto e imprese mettono a sistema una strategia condivisa sulle politiche industriali. I primi obiettivi sono il censimento e la mappatura del Distretto e credito per le imprese

 Non una semplice interlocuzione tra territori, ma il tentativo di costruire una voce comune del sistema economico e produttivo del Nord. Emilia-Romagna, Liguria, Lombardia, Piemonte e Veneto avviano una nuova fase di collaborazione attraverso una ‘Cabina di Regia delle Regioni del Nord’, con l’obiettivo di coordinare le rispettive politiche economiche e industriali e, soprattutto, di rendere più strutturato ed efficace il confronto con il Governo e con la Commissione europea.

La costituzione della Cabina di Regia arriva dopo l’incontro del 30 giugno a Milano tra gli assessori allo Sviluppo economico delle cinque Regioni: Andrea Tronzano (Piemonte), Vincenzo Colla (Regione Emilia-Romagna), Alessio Piana (Liguria), Guido Guidesi (Lombardia) e Massimo Bitonci (Veneto). Un confronto che ha consentito di entrare nel merito delle questioni sulle quali i territori stanno già lavorando e che, proprio per la loro rilevanza strategica, possono essere affrontate con una prospettiva comune. Nella giornata odierna tenutasi a Torino, nel Palazzo della Regione Piemonte, la Cabina di regia ha lanciato la grande scommessa su cui si lavorerà da subito: l’istituzione del Distretto unico della manifattura del Nord con l’intento di essere propositivi nelle relazioni con il Governo italiano e nei confronti della Commissione Europea.

La posta in gioco è significativa. Nel loro insieme, Emilia-Romagna, Liguria, Lombardia, Piemonte e Veneto rappresentano una componente del sistema economico italiano che contribuisce a più della metà del Pil nazionale. Un peso economico che, nelle intenzioni dei promotori della Cabina di Regia, può tradursi in un contributo ancora più qualificato alla definizione delle politiche industriali, economiche ed energetiche del Paese e dell’Unione europea.

Dalle aree industriali al credito: una piattaforma ampia

Il lavoro avviato dalle cinque Regioni non si limita a un singolo dossier. Al contrario, l’agenda condivisa abbraccia alcuni dei principali nodi che riguardano oggi la competitività del sistema produttivo.

Tra i temi individuati ci sono innanzitutto le aree di accelerazione industriale, insieme agli strumenti territoriali come le Zone di Innovazione e Sviluppo (ZIS), la Zona Logistica Semplificata (ZLS) e le Reti innovative regionali (RIR), il rafforzamento delle filiere industriali e le misure di sostegno agli investimenti. L’obiettivo è capire come rendere più efficace l’utilizzo di questi strumenti, favorendo nuovi insediamenti, rafforzando quelli esistenti e creando condizioni più favorevoli per gli investimenti produttivi.

Altro capitolo centrale è quello dell’accesso al credito. Sul tavolo ci sono la moratoria dei mutui, il Fondo Centrale di Garanzia per le PMI e, più in generale, gli strumenti necessari a garantire alle imprese condizioni di finanziamento adeguate in una fase nella quale costo del denaro, investimenti e transizione industriale sono strettamente collegati.

La questione riguarda soprattutto il tessuto delle piccole e medie imprese, che costituisce una parte essenziale delle filiere produttive del Nord. Da qui anche l’attenzione alle certificazioni delle PMI e delle filiere industriali, considerate uno degli strumenti attraverso cui rafforzare qualità, affidabilità e capacità competitiva delle imprese.

La sfida dopo il PNRR: innovazione, ricerca e talenti

Un altro terreno sul quale le cinque Regioni intendono coordinarsi è quello dell’innovazione.

Il tema è particolarmente rilevante per un territorio nel quale convivono grandi gruppi industriali, PMI, università, centri di ricerca e filiere altamente specializzate. La questione, dunque, non è soltanto quella di sostenere la nascita di nuove tecnologie, ma di riuscire a trasferirle concretamente nei processi produttivi, aumentando produttività e competitività delle imprese. Un nuovo modello a sistema per essere competitivi anche nell’attrarre e trattenere i talenti. In questo quadro, la collaborazione tra le Regioni può assumere un valore politico preciso: evitare la frammentazione degli interventi e provare a costruire una massa critica sufficiente per competere con i grandi ecosistemi industriali europei.

Aiuti di Stato e dimensione d’impresa: il nodo delle regole europee

La partita non si gioca però soltanto sul terreno delle risorse. Una parte decisiva riguarda infatti le regole.

Tra i temi individuati c’è la revisione del regime degli aiuti di Stato, a partire dal de minimis, insieme alla questione del dimensionamento delle imprese.

La possibilità di intervenire sulle imprese, sostenerne gli investimenti e accompagnarle nei processi di trasformazione dipende quindi anche dal quadro regolatorio europeo. Per le cinque Regioni, il confronto con Bruxelles diventa inevitabilmente parte integrante della strategia.

Lo stesso vale per gli IPCEI di natura nazionale, strumenti attraverso i quali sostenere progetti strategici e tecnologicamente avanzati. Anche in questo caso il coordinamento tra territori può servire a costruire proposte più forti e coerenti rispetto alle singole iniziative regionali.

Il piccolo Younes in volo dall’Egitto al Regina Margherita di Torino

Rientra in Italia a Torino Younes, il bambino in coma dopo un incidente in piscina a Sharm el Sheik. Il volo partito dall’Egitto è diretto a Torino per ricoverare il bimbo di 6 anni e mezzo al Regina Margherita. Così ha annunciato il vicepremier e ministro degli Affari Esteri Antonio Tajani dal Cairo. Il rientro su un aereo medico è stato possibile grazie a una gara di solidarietà che ha consentito la copertura dei costi.

Fa troppo caldo, prorogate fino al 6 settembre le misure di tutela per i lavoratori

Alla luce delle previsioni meteo, che confermano nei prossimi giorni la persistenza di alte temperature, il presidente della Regione Piemonte, Alberto Cirio, d’intesa con il vicepresidente con delega al Lavoro, Maurizio Marrone e con l’assessore alla Sanità, Federico Riboldi, ha firmato l’ordinanza che proroga fino a sabato 6 settembre 2026 le misure di prevenzione e tutela per i lavoratori maggiormente esposti ai rischi che derivano dalle alte temperature.

La decisione si basa sul parere tecnico del Settore regionale “Prevenzione, sanità pubblica, veterinaria e sicurezza alimentare” e sui dati di ARPA Piemonte, che confermano per i primi giorni di settembre temperature massime ancora elevate e sequenze prolungate di giornate calde.

Il provvedimento proroga l’ordinanza che è in vigore dal 29 maggio scorso e riguarda i lavoratori subordinati e autonomi, nonché i soggetti ad essi equiparati, impegnati nei settori agricolo, florovivaistico, edile, della logistica (compresi i cosiddetti rider) e delle cave e dei lavoratori in attività caratterizzate da intenso sforzo fisico e prolungata esposizione al sole, nei casi in cui non sia possibile adottare misure organizzative o tecniche idonee a ridurre il rischio.

L’ordinanza, in linea con quelle degli anni scorsi, recepisce infatti le “Linee di indirizzo per la protezione dei lavoratori dal calore e dalla radiazione solare” approvate dalla Conferenza delle Regioni e delle Province autonome e prevede l’astensione dal lavoro nella fascia oraria compresa tra le 12.30 e le 16 nei giorni in cui la piattaforma Worklimate segnala un livello di rischio alto per i lavoratori esposti al sole e impegnati in attività fisica intensa. La limitazione si applica esclusivamente qualora non siano garantite le condizioni che riducono il rischio (aria condizionata, ombra ecc…) e nelle giornate e nelle situazioni in cui il rischio per la salute risulti particolarmente elevato, con l’obiettivo di prevenire colpi di calore, disidratazione e altre patologie correlate alle elevate temperature.

 

Più giovani nel sistema produttivo piemontese. La Regione punta sulla formazione tecnica

Una filiera della formazione tecnica superiore sempre più forte, capace di offrire ai giovani competenze specialistiche e di rispondere alla crescente domanda di professionalità del sistema produttivo piemontese. La Regione Piemonte rafforza la programmazione 2026-2029 con quasi 6 milioni di euro di risorse aggiuntive, portando l’investimento complessivo da 42,31 a 48,25 milioni di euro.

È quanto prevede la delibera approvata dalla Giunta regionale, che integra le risorse già stanziate per la programmazione dell’offerta formativa regionale del Sistema di Formazione Tecnica Superiore. Complessivamente, 40,57 milioni di euro saranno destinati alle attività degli ITS Academy, mentre 7,68 milioni finanzieranno i percorsi IFTS.

L’integrazione, pari a 5,94 milioni di euro, deriva dalle nuove risorse assegnate al Piemonte dal Ministero dell’Istruzione e del Merito attraverso il Fondo per l’istruzione tecnologica superiore e consentirà di rafforzare ulteriormente il sistema regionale: 3,45 milioni di euro saranno destinati al potenziamento dellofferta formativa degli ITS Academy, mentre 2,49 milioni di euro di risorse premiali sosterranno la gestione, il funzionamento e la sostenibilità delle Fondazioni ITS Academy piemontesi.

Una scelta che si inserisce in una programmazione più ampia con la quale la Regione punta a consolidare una vera e propria filiera della formazione tecnica superiore, attraverso percorsi fortemente orientati all’acquisizione di competenze specialistiche e costruiti per mantenere uno stretto raccordo con l’evoluzione del mercato del lavoro e con i fabbisogni professionali delle imprese.

ITS Academy e IFTS rappresentano infatti due componenti strategiche di questa filiera: percorsi differenti per durata, caratteristiche e livello di specializzazione, ma accomunati dalla capacità di avvicinare formazione e mondo produttivo e di offrire ai giovani strumenti concreti per costruire il proprio futuro professionale.

«Vogliamo costruire in Piemonte una filiera della formazione tecnica sempre più forte e riconoscibile, capace di accompagnare i nostri ragazzi dalla formazione alle competenze e dalle competenze al lavoro. ITS Academy e IFTS sono due strumenti diversi, ma fanno parte della stessa visione: offrire percorsi di qualità, vicini alle esigenze delle imprese e capaci di creare opportunità concrete per i giovani» dichiara l’assessore regionale all’Istruzione e Merito, Formazione professionale e Diritto allo Studio universitario Daniela Cameroni.

«Portare l’investimento complessivo a oltre 48 milioni di euro conferma quanto crediamo in questa direzione: il Piemonte è una terra che produce e innova, per questo motivo ha bisogno di competenze tecniche sempre più qualificate. Il nostro compito è fare in modo che formazione e lavoro continuino ad avvicinarsi, dando ai ragazzi la possibilità di scegliere percorsi validi e alle nostre imprese le professionalità necessarie per continuare a crescere» conclude Cameroni.

E’ grave presunto spacciatore investito da auto durante i controlli: i pusher contro la polizia

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Un giovane, presunto pusher e’ in gravi condizioni al Cto dopo essere stato investito, forse mentre fuggiva, da un’auto nel corso di un controllo antidroga della polizia in corso Principe Oddone, a Torino tra corso Umbria e via Ravenna. L’incidente è avvenuto ieri sera intorno alle 22.30, e ha provocato una rivolta di spacciatori nordafricani contro gli agenti della polizia, intervenuta con diverse volanti.