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Ogni euro investito nelle Olimpiadi porta davvero valore? La risposta non è (solo) economica

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In questi giorni la Fiamma Olimpica sta attraversando il Piemonte. È un passaggio carico di simboli, memoria e aspettative.

Torino, più di altre città, sa cosa significa ospitare un grande evento sportivo internazionale e confrontarsi, negli anni successivi, con una domanda inevitabile: che cosa resta davvero sul territorio?

Per molto tempo la risposta è stata affidata quasi esclusivamente ai numeri dell’impatto economico. Un euro investito genera due, tre o più euro di ritorno. Aumentano le presenze turistiche, cresce l’indotto, si rafforza la visibilità internazionale. Tutto vero, ma non sufficiente. Perché questi numeri raccontano solo una parte della storia.

Un grande evento come le Olimpiadi o le ATP Finals non produce soltanto effetti economici. Produce cambiamenti nei comportamenti delle persone, nelle relazioni tra attori pubblici e privati, nel modo in cui un territorio viene vissuto e percepito. Può rafforzare la coesione sociale, creare competenze, generare fiducia, oppure, al contrario, lasciare disuguaglianze, spazi inutilizzati e occasioni mancate. Questo è l’impatto sociale: non automatico, non scontato, ma intenzionale, addizionale e soprattutto misurabile.

La vera domanda, oggi, non è più semplicemente quanto rende un investimento, ma che cosa cambia davvero grazie a quell’investimento. Cambia qualcosa rispetto a ciò che sarebbe successo comunque? Per chi? Con quali effetti nel medio e lungo periodo? Senza queste risposte, il rischio è confondere il movimento con il cambiamento e celebrare risultati che non lasciano traccia.

C’è poi un altro aspetto spesso sottovalutato. La valutazione di impatto non serve solo a giudicare ex post se un evento è andato bene o male. Serve prima di tutto a pianificare meglio. Aiuta a capire dove investire, quali obiettivi perseguire, quali territori e comunità coinvolgere, quali risultati monitorare nel tempo. In questo senso, la valutazione di impatto è uno strumento di governo delle decisioni, non un esercizio burocratico.

Torino e il Piemonte rappresentano un laboratorio straordinario per questi temi. Dalle Olimpiadi del 2006 alle trasformazioni urbane, fino ai grandi eventi sportivi e culturali più recenti, il territorio ha accumulato esperienze, successi e criticità che meritano di essere analizzati con metodo. Ma per farlo servono competenze specifiche, oggi sempre più richieste anche da pubbliche amministrazioni, fondazioni, imprese e organizzazioni del terzo settore.

È da questa esigenza concreta che nasce la settima edizione del Corso Universitario di Aggiornamento Professionale in Valutazione di Impatto Sociale, promosso dal Dipartimento di Management dell’Università di Torino, che prenderà avvio il 9 febbraio 2026. Il corso è pensato per chi già lavora e sente che non è più possibile progettare politiche, eventi e interventi complessi senza dotarsi di strumenti seri per comprenderne gli effetti reali.

L’obiettivo non è insegnare a produrre report, ma a costruire processi di valutazione capaci di accompagnare le decisioni, migliorare gli interventi e rendere visibile il valore sociale generato. Perché oggi la vera sfida non è dimostrare che un euro speso ne produce altri, ma capire se quell’euro contribuisce davvero a costruire un futuro migliore per i territori e le comunità che lo ospitano.

Paolo Biancone

Professore Ordinario di Economia Aziendale

Università di TorinoResponsabile scientifico del CUAP in Valutazione di Impatto Sociale

Linea 2 metro, entro il 2032 il pre-esercizio del primo lotto funzionale

Nella seduta del Consiglio Comunale di ieri il sindaco Stefano Lo Russo ha fatto il punto sull’andamento del progetto di realizzazione della linea 2 della metropolitana.

Il primo cittadino ha spiegato che il progetto di rimodulazione dell’opera – del valore di 1.828 milioni di euro – è stato sviluppato da Infra.To in coerenza con la proposta presentata dal commissario straordinario e successivamente approvato dal Ministero delle Infrastrutture e dei Trasporti in data 28 giugno 2024.

Sono previsti due lotti funzionali. Il primo, suddiviso in due lotti costruttiv(1A “Stazione Rebaudengo – Pozzo Croce Rossa” 1B “Pozzo Croce Rossa – Stazione Porta Nuova”), è quello da Rebaudengo a Porta Nuova ed è già finanziato, mentre il secondo (Porta Nuova – Politecnico) è ancora da finanziare.

Nello scorso mese di dicembre è stato aggiudicato il bando per il sistema di segnalamento, armamento in ferro e fornitura del sistema rotabile, che è stato vinto dal raggruppamento temporaneo di imprese composto da Hitachi Rail Sts spa e Hitachi Rail Gts Italia srl, multinazionale giapponese leader nella realizzazione delle metro in tutto il mondo (ultima in Italia, la M4 di Milano), per 481 milioni di euro.

Si tratta – ha affermato il primo cittadino – di un passaggio fondamentale e strategico, in quanto consente l’immediato avvio delle attività propedeutiche all’intera realizzazione dell’opera.

Il contraente – ha precisato Lo Russo – sta già redigendo il Documento di Interfaccia tra opere di sistema e opere civili: un documento tecnico indispensabile per la corretta integrazione tra infrastruttura civile e sistemi tecnologici.

L’avvio dell’esecuzione contrattuale dell’appalto delle opere di sistema è previsto nel mese di gennaio 2026 con le attività di progettazione.

Sarà un sistema completamente diverso – ha spiegato – che agirà su ferro e non su gomma.

Inoltre, lo scorso 7 ottobre sono state acquisite le idee progettuali preliminari (“concept”) relative al Concorso internazionale di idee “Architettura, design delle stazioni e identità visiva per la Linea 2 della metropolitana di Torino” finalizzato a conferire alla linea 2 una forte e riconoscibile identità architettonica. Dal concorso deriverà anche la “brand identity” della linea 2, comprensiva di logo e simbolo distintivo, destinati a caratterizzare l’intera linea, sia durante la fase di cantiere che nel successivo esercizio. Hanno partecipato 26 concorrenti. Di questi, 5 partecipano ora alla seconda fase per sviluppare i temi proposti. Il vincitore sarà proclamato il 6 febbraio 2026.

Entro marzo 2026 partiranno anche i monitoraggi ambientali “ante operam” lungo tutta la linea 2, in seguito a una gara aggiudicata lo scorso dicembre. I primi due lotti della gara sono stati aggiudicati al raggruppamento temporaneo di imprese composto da Edison Next Environment srl, Ausilio spa e Orion srl per il monitoraggio ambientale (importo di aggiudicazione: euro 3.929.834,35) e al raggruppamento temporaneo di imprese composto da Famas System spa Almaviva spa per il sistema informativo centralizzato (importo di aggiudicazione: euro 2.610.506,33).

Entro aprile 2026 – ha poi annunciato il sindaco – verrà bandita la gara per la progettazione esecutiva e la realizzazione delle opere civili (appalto integrato), con affidamento stimato alla fine del terzo trimestre 2026.

Per il primo lotto funzionale già finanziato (Rebaudengo – Porta Nuova) la conclusione dei lavori è prevista per la fine del primo semestre 2032. Seguiranno test, collaudi pre-esercizio entro la fine del 2032.

L’infrastruttura – oltre a favorire il trasporto e la riqualificazione urbana – potrà anche fornire elementi architettonici di grande pregio attraverso un concorso internazionale di architettura – ha sottolineato Lo Russo, ringraziando il commissario straordinario Bernardino Chiaia e tutte le forze politiche per la collaborazione istituzionale e auspicando il reperimento delle risorse mancanti (circa 400 milioni) per prolungare la linea 2 sino al Politecnico.

IL DIBATTITO

Nel dibattito in Sala Rossa, Domenico Garcea (Forza Italia) ha affermato che la metro 2 è l’unica speranza di collegamento della periferia Nord di Torino con il centro: è indispensabile per ridurre le distanze con il resto della cittàHa quindi ribadito che Forza Italia ha contribuito al progetto e ha fatto un’opposizione costruttiva nel momento in cui si parlava della soppressione della fermata Corelli in Barriera di Milano. Con quest’opera – ha concluso – la politica ha restituito dignità al quartiere.

Giuseppe Catizone (Lega) ha condiviso la modalità di gara, pur avendo ancora perplessità sulla non possibilità di intercambiabilità dei convogli tra le due linee. Il sistema su ferro – ha evidenziato – dà la possibilità di caricare più persone: sul “Val” si è fatto un errore di valutazione. L’opera è strategica – ha detto – ed è importante aver avuto il commissario. Occorre monitorare che non ci siano ritardi come a Roma o Milano e serve attenzione nella valutazione delle aziende per la realizzazione delle opere civili – ha concluso, sottolineando l’importanza di completare la linea 1.

Per Silvio Viale (+Europa, Radicali Italiani) è opportuno cominciare a pensare anche alla linea 3, perché occorre guardare al sistema della metro con unvisione complessiva e non in un’ottica di quartiere. La metropolitana – ha dichiarato – è un passaggio fondamentale, perché lungo la metro la città si rivitalizza.

Andrea Russi (M5S) ha chiesto un intervento politico da parte della Città per accompagnare la realizzazione completa dell’opera mirato a ottenere i finanziamenti mancanti al completamento della linea 1. Il consigliere ha rilevato che occorrono finanziamenti anche per il completamento e l’integrazione della linea 1.

Emanuele Busconi (Sinistra Ecologista) ha evidenziato l’essenzialità del reperimento dei fondi per la prosecuzione del progetto e ha ricordato gli atti di indirizzo votati in aula a difesa e integrazione del Fondo nazionale trasporti, ridotto con l’ultima legge di bilancio in favore del finanziamento di grandi opere come il ponte di Messina.

Claudio Cerrato (PD) ha contestualizzato la realizzazione della linea 2 – opera fondamentale per la rigenerazione urbana della zona nord – nel percorso di approvazione del nuovo Piano Regolatore Generale e ha rilevato la necessità della copertura finanziaria governativa per completare il percorso della linea 2 fino al Politecnico.

Tony Ledda (PD) ha voluto dedicare questo momento a chi ha fatto le battaglie, a chi ha creduto in questo percorso, a tutti i cittadini. E ha chiesto una maggiore vicinanza del Governo.

Pietro Abbruzzese (Torino Bellissima) si è si congratulato e ha invitato a concentrarsi su una futura linea 3 per rendere la mobilità sempre più sostenibile, con periferie più vicine, mentre Enzo Liardo (FDI) ha ricordato gli sprechi delle Amministrazioni di Centro-sinistra, a partire dalla linea 4, che non ha cambiato i tempi di percorrenza del trasporto pubblico.

Ferrante De Benedictis (FDI) ha definito imprescindibile per Torino il raddoppio della metropolitana cittadina, così come, di pari passo, il completamento della linea 1, atteso da tempo, per poi rilevare che gli stanziamenti del Fondo nazionale trasporti sono rimasti stabili negli ultimi anni.

Nella replica, il sindaco Stefano Lo Russo ha evidenziato che la Sala Rossa è coesa sull’importanza della linea 2 della metropolitana. È un fatto politicamente rilevante ed estremamente positivo – ha affermato – per garantire lo sviluppo dTorino.

L’utilizzo di una tecnologia diversa per la linea 2 rispetto alla linea 1 è una scelta che condivido – ha ribadito il primo cittadino – che consegna alle future generazioni la possibilità di ragionare su una gestione più economica del servizio.

Ha quindi auspicato una discussione “laica” e collaborativa anche sul nuovo Piano Regolatore Generale, che considera il trasporto pubblico essenziale nello sviluppo futuro della città.

Torino, 12 gennaio 2026


Massimiliano Quirico
Ufficio Stampa

Città di Torino e Politecnico rilanciano l’innovazione digitale nelle scuole 

 

Con una presentazione di obiettivi e risultati raggiunti fin qui, dalla scuola secondaria di I grado Ada Negri, Torino ha rilanciato Openscuola, il progetto congiunto di Città di Torino e Politecnico di Torino finalizzato alla creazione e al potenziamento di laboratori informatici nelle scuole primarie e secondarie di primo grado del territorio cittadino.

Attivo dal 2013, Openscuola nasce dall’esigenza manifestata da numerosi istituti scolastici di rendere pienamente funzionali e aggiornati i propri laboratori informatici, offrendo a bambine e bambini, ragazze e ragazzi, nuove opportunità di apprendimento e di accesso consapevole alle tecnologie digitali, e contribuendo al tempo stesso alla diffusione della cultura scientifica e tecnologica e alla promozione di percorsi educativi inclusivi e sostenibili.

Nel corso degli anni, grazie al progetto – noto anche come Scuola 2.0 – sono già stati realizzati 53 laboratori informatici, mentre numerose ulteriori richieste di installazione sono pervenute da altre scuole del I ciclo. Un risultato significativo, ottenuto attraverso il riutilizzo e la rigenerazione di hardware dismesso, opportunamente ricondizionato sia dal punto di vista hardware che software, e l’impiego di soluzioni open source: un approccio che consente di allestire interi laboratori a costi contenuti, spesso a partire da un unico computer docente dotato di sistema operativo e applicativi dedicati.

Il Politecnico di Torino fornisce supporto informatico per l’installazione, la gestione e la manutenzione dei PC, garantendo l’aggiornamento del software e la piena operatività dei laboratori nel tempo. I sistemi adottati prevedono un’amministrazione centralizzata che consente il monitoraggio e la gestione da remoto delle postazioni in modo scalabile e semplificato. Le attività tecniche sono svolte da personale specializzato dell’Ateneo, con il coinvolgimento di studenti e studentesse selezionati tramite borse di studio e assegni di ricerca, favorendo la formazione sul campo e il trasferimento di competenze.

Dopo la sospensione dovuta alla pandemia, Openscuola è stato rilanciato con un ampliamento degli obiettivi. Accanto al supporto tecnico, il progetto prevede un potenziamento delle attività di assistenza e formazione rivolte agli insegnanti, per accompagnare l’evoluzione dei metodi di insegnamento e apprendimento e promuovere un utilizzo efficace e consapevole delle tecnologie digitali nella didattica. L’accesso a infrastrutture adeguate e a connessioni a banda larga rappresenta infatti un elemento chiave per sostenere la didattica digitale e la condivisione di materiali e saperi.

Le richieste di adesione al progetto sono raccolte e gestite dalla Città di Torino, tramite un apposito form (https://www.comune.torino.it/schede-informative/progetto-openscuola ). Compito dell’amministrazione è anche il continuare a sostenere e promuovere Openscuola presso le scuole cittadine, favorendone diffusione e conoscenza. Oltre a questo, dalla stessa pagina del sito istituzionale è possibile arrivare ad un’altra pagina dedicata, utile al monitoraggio delle attività e sulla quale è possibile vedere tutte le scuole che hanno già potuto beneficiare del progetto, come anche quelle che hanno fatto richiesta e sono al momento in attesa di intervento.

«Siamo felici di aver dato, con il supporto del Politecnico, nuovo impulso al progetto Openscuola – sottolinea Carlotta Salerno, assessora alle Politiche educative della Città di Torino –, un passo importante che conferma l’impegno della Città nella costruzione di ambienti educativi capaci di accompagnare studenti e docenti nello sviluppo delle competenze digitali. Abbiamo fortemente voluto all’interno dei laboratori informatici non solo strumentazioni base utili alla comunità scolastica, ma anche e soprattutto dei software open source, per diffondere una cultura della condivisione e della trasparenza, stimolare autonomia e pensiero critico e contribuire a un’innovazione tecnologica più sostenibile e accessibile per l’intera comunità scolastica».

A sottolineare il valore dell’iniziativa anche il professor Marco Mellia, Project Manager IT per l’Ateneo, che dichiara: “Openscuola è un progetto di lunga data, che ha visto il supporto a oltre 50 scuole nell’aiutarle a installare e soprattutto gestire i loro laboratori informatici. Il coinvolgimento dei nostri studenti è fondamentale sia per dare loro l’opportunità di imparare sul campo, sia per le scuole che vedono ragazzi entusiasti, spesso loro ex allievi, dare supporto con entusiasmo. Openscuola è un esempio concreto di collaborazione tra enti pubblici che ci auguriamo prosegua e rafforzi le sinergie con il territorio”.

Con Openscuola 2025, la Città di Torino e il Politecnico di Torino confermano il proprio impegno nella realizzazione di progetti a forte valenza sociale e culturale, capaci di favorire la crescita della comunità territoriale e di accompagnare la scuola nelle sfide dell’innovazione digitale.

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Semaforo antismog: da martedì 13 gennaio scatta il livello 1 (arancio)

 

Da  martedì 13 gennaio e fino a mercoledì 14 gennaio 2026 compreso (prossimo giorno di controllo) le misure di limitazione del traffico passeranno al livello 1 (arancio).

I dati previsionali forniti oggi da Arpa Piemonte evidenziano infatti il superamento del valore di 50 mcg/mc di concentrazione media giornaliera di PM10 nell’aria per tre giorni consecutivi.

Alle limitazioni strutturali in vigore, per il trasporto persone si aggiungerà il blocco dei veicoli diesel con omologazione Euro 5 valido tutti i giorni (festivi compresi) dalle ore 8 alle 19, mentre il blocco dei veicoli diesel Euro 3 e Euro 4 si prolungherà alle giornate di sabato e domenica, sempre dalle ore 8 alle 19. Stessa regola anche per i veicoli adibiti al trasporto merci, che vedranno il divieto di circolazione estendersi ai diesel con omologazione Euro 3, Euro 4 ed Euro 5 su tutti i giorni (festivi compresi), sempre con orario 8-19.

Con l’attivazione del livello arancio si fermeranno anche tutti i veicoli dotati di dispositivo “Move In”, in quanto comunque soggetti alle limitazioni temporanee della circolazione veicolare conseguenti alle previsioni di perdurante accumulo degli inquinanti nell’aria.

Si ricorda infine che eventuali variazioni del semaforo antismog in vigore, con le relative misure di limitazione del traffico, vengono comunicate il lunedì, mercoledì e venerdì, giorni di controllo sui dati previsionali di PM10, ed entrano in vigore il giorno successivo.

L’elenco completo delle misure antismog a tutela della salute, delle deroghe e dei percorsi stradali esclusi sono disponibili alla pagina dedicata sul sito della Città di Torino .

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Lettura online della Sindone, il Papa inaugura il servizio web

Il Papa e la Sindone online. Leone XIV è stato il primo a entrare ieri nell’esperienza di lettura digitale creata da “Avvolti” che gli è stata presentata dal Custode pontificio del Telo, il cardinale Roberto Repole, arcivescovo di Torino, durante l’udienza concessa nel Palazzo Apostolico. La lettura digitale dell’immagine sindonica è una novità assoluta: sarà infatti possibile via Internet collegarsi al programma dal sito www.avvolti.org come dal sito ufficiale www.sindone.org con qualunque dispositivo: smartphone, tablet, pc, con accesso dal mondo intero. Grazie al programma è possibile vedere sul proprio schermo l’immagine sindonica, ingrandendo i particolari più significativi come il Volto e la corona di spine. La lettura digitale è destinata ad avvicinare il grande pubblico, in tutto il mondo, all’immagine della Sindone e ai suoi significati. “Avvolti” è l’iniziativa che la diocesi di Torino ha realizzato per il Giubileo 2025. Nella scorsa primavera una Tenda di “Avvolti” era stata installata in piazza Castello a Torino. Nella Tenda venne presentata l’esperienza della lettura digitale che riproduceva l’immagine della Sindone. La Tenda venne visitata da oltre 30 mila persone di 79 Paesi negli 8 giorni di apertura (dal 28 aprile al 5 maggio).
Fr 
foto   La Voce e il Tempo

Il grande sport paralimpico torna a Torino con l’International Para Ice Hockey Tournament

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Il grande sport paralimpico torna protagonista a Torino: questa mattina Palazzo Civico ha ospitato la conferenza stampa di presentazione della 12ª edizione dell’International Para Ice Hockey Tournament, uno degli appuntamenti più attesi del calendario invernale, con le nazionali di Italia, Giappone, Repubblica Ceca e Slovacchia.

La manifestazione, organizzata da Sportdipiù in collaborazione con la FISG – Federazione Italiana Sport del Ghiaccio e con il patrocinio della Regione Piemonte, della Città Metropolitana di Torino, della Città di Torino, del CONI – Comitato Olimpico Nazionale Italiano, del CIP – Comitato Italiano Paralimpico e dell’INAIL – Direzione Regionale Piemonte rappresenta un punto di riferimento a livello europeo per la disciplina. Il torneo è dedicato, come da tradizione, alla memoria di Andrea “Ciaz” Chiarotti, storico capitano della Nazionale Italiana e attaccante dei Tori Seduti Sportdipiù, fondatore e figura simbolo del movimento, il cui esempio sportivo e umano continua a ispirare atleti, tecnici e appassionati. A dare maggiore interesse all’evento sarà anche la sua collocazione temporale, perché si tratterà dell’ultimo banco di prova della Nazionale Italiana in vista delle imminenti Paralimpiadi Invernali di Milano Cortina 2026.

“Ospitare la 12ª edizione dell’International Para Ice Hockey Tournament al Pala Tazzoli è per noi motivo di grande orgoglio, così come vedere i nostri Azzurri sfidare Giappone, Repubblica Ceca e Slovacchia proprio qui a Torino, test generale per le Paralimpiadi di Milano Cortina 2026, carica l’evento di un’emozione particolare – ha commentato l’assessore allo Sport Domenico Carretta in conferenza stampa -. Un’occasione importante anche per dare il giusto onore alla memoria del capitano Andrea ‘Ciaz’ Chiarotti, la cui eredità continua a vivere in ogni disco che scivola sul ghiaccio. L’invito è quello di partecipare numerosi e farsi trascinare dall’energia e dalla determinazione di questi straordinari atleti, il loro esempio è la dimostrazione di come lo sport possa abbattere davvero ogni barriera”.

Sul ghiaccio del Pala Tazzoli di Torino, l’Italia affronterà tre nazionali di assoluto livello internazionale, in un quadrangolare di altissimo profilo tecnico che assume un significato ancora più rilevante considerando che tutte e tre le formazioni saranno avversarie degli Azzurri nel girone paralimpico, rendendo il torneo torinese un vero e proprio “antipasto” dei Giochi. Il regolamento del torneo prevede un sistema “round robin”, in cui tutte le squadre si affronteranno a vicenda una sola volta. Al termine degli incontri di qualificazione, la classifica parziale determinerà la composizione delle semifinali: la 1° affronterà la 4°, mentre la 2° affronterà la 3°. Il sistema di punteggio del girone eliminatorio assegna 3 punti per la vittoria nei tempi regolamentari, 2 punti per la vittoria ai tempi supplementari o ai rigori, 1 punto per la sconfitta ai supplementari o ai rigori e 0 punti per la sconfitta nei tempi regolamentari.

L’International Para Ice Hockey Tournament – Turin 2026 conferma il proprio ruolo centrale nella promozione dello sport paralimpico, unendo competizione, inclusione e memoria in un evento capace di coinvolgere atleti, istituzioni e pubblico, e di valorizzare una disciplina di altissimo livello sportivo e umano: «Sono molto contento – dichiara il coach dell’Italia Mirko Bianchi – di tornare ad ospitare il torneo di Torino in casa, dove è nato. È bellissimo anche ricordare Ciaz in questo modo a un mese dalle Paralimpiadi. Sarà per noi un ultimo test con partite di alto livello prima delle Giochi, quindi sono molto curioso di vedere come reagirà il gruppo. I ragazzi stanno bene e si stanno allenando al massimo, avremo ancora un po’ di tempo per sistemare alcune cose, ma speriamo di essere già a buon punto».

Mascotte ufficiale dell’evento sarà il Cipidillo, il grillo parlante messaggero universale di inclusione che da più di 35 anni rappresenta la CPD – Consulta per le Persone in Difficoltà; il personaggio è recentemente approdato anche su Instagram attraverso il profilo @cipidilloo, offrendosi come “trainer emotivo per superare l’imbarazzo sulla disabilità”. La CPD, inoltre, sarà partner strategico del 12° International Para Ice Hockey Tournament garantendo – grazie ai suoi volontari – il servizio essenziale di accompagnamento con mezzi attrezzati di tutti gli atleti coinvolti nelle competizioni, nei loro diversi spostamenti in città.

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Venezuela, liberati Trentini e il torinese Burlò

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In un  tweet il vice premier e ministro degli esteri Antonio Tajani annuncia “Alberto Trentini e Mario Burlò sono liberi e sono nella sede dell’ambasciata d’Italia a Caracas”. Sono finalmente liberi il cooperante veneto e l’imprenditore torinese (nella foto), prigionieri da più di un ano nel carcere di El Rodeo a Caracas. “Ho parlato con i nostri due connazionali che sono in buone condizioni. Presto rientreranno in Italia – ha detto poi  Tajani – La loro liberazione è un forte segnale da parte della presidente Rodriguez che il governo italiano apprezza molto” ha concluso. Rientreranno in Italia tra oggi e domani. I due prigionieri sono stati trasferiti all’ambasciata d’Italia per la prima volta senza essere incappucciati.

“Una bella notizia ha aperto la nostra giornata: è quella della liberazione in Venezuela dei nostri connazionali Alberto Trentini e Mario Burlò”. Così il Ministro per la Pubblica amministrazione, il torinese Paolo Zangrillo, che ha poi continuato: “Garantire la libertà di un cittadino innocente è uno dei princìpi fondamentali del nostro Paese, un diritto che va garantito in Italia come all’estero. Ed è soprattutto grazie all’impegno del Governo e del lavoro instancabile del nostro Ministro degli Esteri Antonio Tajani che anche questa volta è stata conquistata la libertà di altri due connazionali ingiustamente incarcerati dalla dittatura di Maduro”.

Torino, diritti umani a intermittenza: sempre in piazza, ma non per tutti

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Negli ultimi mesi Torino è diventata uno specchio fedele delle contraddizioni che attraversano il dibattito pubblico sui diritti umani. La città ha ospitato grandi manifestazioni, cortei imponenti e piazze gremite per alcune cause internazionali, mentre per altre, altrettanto gravi e drammatiche, l’attenzione si è fermata a poche decine di persone, quando non è stata addirittura capovolta in un sostegno a regimi autoritari.

Le mobilitazioni più numerose sono state senza dubbio quelle a favore di Gaza e quelle legate al mondo dei centri sociali, in particolare attorno alla vicenda Askatasuna. Migliaia di persone hanno sfilato per le strade, con una presenza costante sui media, slogan, bandiere, interventi di sindacati, collettivi studenteschi e forze politiche che hanno trasformato questi temi in un punto fisso dell’agenda cittadina. Cortei partecipati, città blindata, grande attenzione giornalistica: Torino ha mostrato tutta la sua capacità di mobilitazione quando una causa diventa “centrale” nel racconto politico e mediatico.

Pochi giorni fa, però, sempre a Torino, sulla Passeggiata Marco Pannella, si è svolto un presidio di segno completamente diverso. Un piccolo gruppo di cittadini ha voluto esprimere solidarietà al popolo iraniano, denunciando la repressione, gli arresti, le condanne e la sistematica violazione delle libertà fondamentali operate dal regime di Teheran. Una manifestazione pacifica, composta, ma numericamente molto ridotta, quasi invisibile nel flusso delle notizie. Eppure si parlava di un Paese dove le proteste vengono soffocate con il carcere, la violenza e persino la pena di morte. Una tragedia umanitaria che avrebbe tutte le ragioni per scuotere coscienze e piazze, ma che a Torino – come altrove, del resto –  ha trovato soltanto una manciata di persone disposte a esporsi.

Come se non bastasse, nello stesso momento, in un’altra piazza storica della città, Piazza Carignano, si è svolta  una manifestazione di segno opposto: un corteo a sostegno di Nicolás Maduro e del suo governo. Un leader che la comunità internazionale e numerose organizzazioni per i diritti umani accusano da anni di repressione politica, elezioni opache, incarcerazioni arbitrarie e limitazione delle libertà civili. In questo caso, la piazza non era vuota. Non era immensa come quelle pro Gaza, ma nemmeno ridotta a poche decine di persone. Un gruppo organizzato ha scelto di schierarsi apertamente in favore di un potere autoritario, trasformando una piazza torinese in una tribuna politica a sostegno di un regime che ha schiacciato il proprio popolo.

È qui che emerge in modo netto la domanda che molti cittadini iniziano a porsi: perché esistono cause che riempiono le piazze e altre che scivolano quasi nell’indifferenza, pur parlando tutte di diritti umani, repressione, libertà negate, vite spezzate? Perché la sofferenza di alcuni popoli sembra “meritare” l’indignazione collettiva, mentre quella di altri resta confinata a iniziative marginali? E come si spiega il fatto che, in certi casi, la mobilitazione non solo ignori la repressione, ma finisca addirittura per sostenere chi la esercita?

La risposta non è semplice, ma è evidente che molto dipende dalla narrazione politica dominante, dal peso delle organizzazioni che promuovono le manifestazioni, dalla visibilità mediatica e dal modo in cui alcune cause vengono incasellate ideologicamente. Quando una lotta viene percepita come “simbolo”, come bandiera identitaria di una parte politica, allora riesce a trascinare folle. Quando invece tocca regimi che non rientrano in certe semplificazioni o che non si prestano a slogan immediati, l’attenzione si spegne.

Torino, in queste settimane, ci ha consegnato un’immagine chiara di questo squilibrio: migliaia in piazza per alcune battaglie, pochissimi per altre, e persino manifestazioni che arrivano a legittimare governi autoritari. Un paradosso che non riguarda solo la città, ma il modo in cui, sempre più spesso, i diritti umani vengono trattati come una bandiera selettiva, da sventolare solo quando è comoda, invece che come un principio universale da difendere sempre.

( Foto F. Valente)

Dopo vent’anni la Fiaccola Olimpica torna a Torino

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Torino rivive l’atmosfera olimpica. Il braciere di Milano Cortina 2026 si è acceso ieri sera in piazza Castello, meta della tappa torinese della fiaccola olimpica. A condurla, nell’ultimo tratto, due campioni molto amati dal pubblico torinese e italiano, Pecco Bagnaia e Giorgio Chiellini.

Con loro sul palco è salito il sindaco Stefano Lo Russo che in piazza ne aveva atteso l’arrivo insieme all’assessore allo Sport e Grandi Eventi Domenico Carretta. “A Milano Cortina 2026 – ha detto il Sindaco – va il nostro augurio più sincero: che siano Giochi capaci di mostrare al mondo il meglio dell’Italia e che possano essere non solo una grande festa dello sport, ma anche l’occasione per ribadire il senso profondo delle Olimpiadi e far partire dal nostro Paese un messaggio di pace”.

L’attesa della fiaccola olimpica è stata nel pomeriggio l’occasione per un momento di festa e spettacolo, ma anche per rivivere le emozioni di vent’anni fa, tornando con la memoria alle Olimpiadi di Torino 2006. A ricordarle, mentre sul maxischermo scorrevano le immagini di quei giorni sono stati il sindaco di allora, Sergio Chiamparino, e tre tedofori d’eccezione, Evelina Christillin, Valentino Castellani e Tiziana Nasi, che furono tra i protagonisti dell’avventura olimpica e paralimpica torinese. Un’occasione per celebrare il passato ma anche per guardare al futuro, con i grandi eventi sportivi in programma in città nel 2026, resi possibili anche dalla presenza degli impianti realizzati in occasione dell’evento olimpico del 2006 “che sono stati un’eredità importante – ha detto il sindaco Stefano Lo Russo – ma io penso che l’eredità più importante sia stato l’orgoglio di essere torinesi, di appartenere ad una città che tutti coloro che visitano per la prima volta trovano straordinaria. Sono certo che anche questi momenti che stiamo vivendo questo orgoglio contribuiscano a rafforzarlo”.

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Figli di un Dio minore? A Barriera sempre peggio

“Vorrei andarmene”

Da oltre quattro anni vado sovente a Messa alla Madonna della Pace. In corso Giulio Cesare, per solidarietà con la gente di Barriera e con i parroci che si può ben dire danno l’anima a favore di questo Quartiere assolutamente dimenticato dalle ultime Amministrazioni.  Stamane entro in Chiesa e un signore del servizio d’ordine cui chiedo come va mi risponde “vorrei andarmene di qui”.  Molti che vorrebbero farlo non lo fanno perché gli immobili in questi anni si sono svalutati tantissimo. Per mia natura non mi basta denunciare i problemi, faccio il possibile per trovare delle soluzioni. Così dopo aver lanciato una Petizione che ha ottenuto migliaia di firme, ho chiesto al Sindaco di incontrarmi insieme ai rappresentanti del Comitato Angelo Martino.  Il 4 dicembre scorso Giuseppe Dramisino, una persona molto per bene, presidente del Comitato Angelo Martino, durante l’incontro, segnalò tra le altre cose al Sindaco la situazione del Bar Casablanca di via Palestrina. Stamane su Torino Cronaca si denuncia che in quel Bar si rischierebbe un’altra Crans-Montana. Nell’ incontro del 4 dicembre il Sindaco ci ha comunicato che conta sull’intervento di due gruppi privati per sistemare l’area Gondrand e la Piscina Sempione due zone di grandissimo   degrado durate lunghi anni che hanno creato tante difficoltà agli abitanti di Barriera. Così come con i soldi dello Stato con almeno dieci anni di ritardo inizieranno i lavori della Linea 2 della Metro. Ma a Barriera serve più sicurezza e più lavoro, non solo i Centri commerciali. Però è chiaro che tutto è rinviato ancora in là e a me viene da sottolineare che tutti i ritardi nel fare le cose colpiscono solo la popolazione una popolazione che da anni si sente figlia di un Dio minore è questo non è giusto, assolutamente. Il Sindaco ci ha promesso un incontro in Barriera che si dovrebbe tenere a Febbraio perché dobbiamo trovare urgentemente alcune soluzioni perché la gente si Barriera se lo merita eccome.
Mino GIACHINO