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Grande Torino, firmato il Patto per il luoghi della memoria degli Invincibili

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È stato sottoscritto questa mattina il Patto di collaborazione per la cura e la valorizzazione delle “Memorie del Grande Torino” presso il Cimitero Monumentale e la Basilica di Superga. L’accordo vede insieme la Città di Torino, AFC Torino SpA e il Circolo Soci Torino FC 1906, presieduto da Leonardo Mario D’Alessandro, impegnati nella tutela di alcuni tra i luoghi più significativi della memoria collettiva cittadina.

Il patto consolida e rinnova un impegno avviato già nel 2019 dal Circolo, che nel tempo ha operato per mantenere il decoro e la dignità degli spazi commemorativi dedicati la memoria degli Invincibili, simbolo non solo sportivo ma anche civile della città e dell’Italia del dopoguerra, tragicamente scomparsi il 4 maggio 1949 nel disastro aereo di Superga.

“Il Grande Torino non appartiene solo agli archivi dello sport, ma all’anima stessa della nostra città – commenta l’assessora ai Servizi Cimiteriali Chiara Foglietta -.  Quei campioni hanno rappresentato la forza di rialzarsi, di credere nel futuro, in un momento in cui Torino e l’Italia intera uscivano dalle macerie della guerra. Per questo la cura dei luoghi che ne custodiscono la memoria è un dovere civico oltre che un gesto di profondo rispetto. Come torinese e tifosa granata – ha proseguito l’assessora – questo impegno ha per me anche un valore personale: significa contribuire a mantenere vivo un legame che attraversa generazioni. Grazie al Circolo Soci Torino FC 1906 e ad AFC per la dedizione e la passione dimostrate in questi anni: insieme continuiamo a custodire un’eredità che appartiene a tutti”.

“Ringrazio l’assessora e la Città di Torino per la fiducia e per la collaborazione che ci viene rinnovata – ha dichiarato il presidente del Circolo Soci Torino FC 1906 Leonardo Mario D’Alessandro –. Il nostro impegno prosegue nella cura e nella manutenzione dei luoghi della memoria, dal Cimitero Monumentale alla Basilica di Superga, che seguiamo con dedizione ormai da anni. Nonostante i recenti atti vandalici che hanno colpito il totem dedicato alla storia del Grande Torino, siamo già al lavoro per il pieno ripristino e contiamo di restituirlo alla città in perfette condizioni in vista del 4 maggio. Per noi si tratta non solo di un’attività associativa, ma di una responsabilità profonda e anche personale: custodire la memoria degli Invincibili significa preservare una parte essenziale dell’identità di Torino e trasmetterla alle nuove generazioni.”

Il Grande Torino non è stato solo una squadra di calcio leggendaria, capace di vincere cinque scudetti consecutivi, ma rappresenta ancora oggi un punto di riferimento nella storia della rinascita nazionale dopo il secondo conflitto mondiale: un esempio di unità, talento e orgoglio che seppe restituire speranza a un Paese ferito. La tragedia di Superga colpì profondamente il cuore dell’Italia, e ancora oggi il legame tra la città e i suoi campioni resta indissolubile. Curare i luoghi del loro riposo significa onorare la storia stessa di Torino.

Al Cimitero Monumentale, il patto riguarda in particolare l’arcata 146 della V ampliamento, dove sono collocate le targhe commemorative dei caduti, e il monumento dedicato al Grande Torino realizzato dall’architetto Cappellari nell’VIII ampliamento. Qui il Circolo continuerà a occuparsi di interventi di manutenzione ordinaria, pulizia e cura delle aree, nel pieno rispetto delle normative vigenti e senza alcun onere per la Città o per AFC.

Analogo impegno è previsto presso la Basilica di Superga, luogo simbolo della tragedia del 4 maggio 1949, dove si trova la lapide commemorativa collocata sul muraglione posteriore, ancora segnato dall’impatto dell’aeromobile. Il patto consentirà di proseguire le attività di monitoraggio e segnalazione delle criticità, come già avvenuto per la lastra centrale che presenta segni di deterioramento.

AFC Torino SpA, società interamente partecipata dalla Città e responsabile della gestione dei cimiteri cittadini, conferma il proprio ruolo di supporto organizzativo e logistico, garantendo le condizioni per lo svolgimento delle attività commemorative e contribuendo alla loro valorizzazione.

L’accordo si inserisce nel quadro delle politiche di amministrazione condivisa dei beni comuni. Come già avvenuto per importanti interventi di recupero del patrimonio storico cittadino – ultimo in ordine di tempo il restauro della tomba di Bernardino Drovetti – la Città di Torino punta sullo strumento dei Patti di Collaborazione per coinvolgere attivamente la cittadinanza e le associazioni nella tutela del decoro urbano e della memoria collettiva.

Con la firma del patto, Torino rinnova così il proprio impegno nel preservare e tramandare la memoria del Grande Torino, patrimonio identitario della città e simbolo universale di sport, comunità e rinascita.

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Torino città dell’aerospazio: Thales Alenia Space propone un nuovo edificio produttivo

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La Città di Torino si conferma come polo industriale e tecnologico di rilevanza internazionale, attraverso il consolidamento del sito di Thales Alenia Space, joint venture tra Thales e Leonardo, realtà di eccellenza nel settore aerospaziale.

Su proposta dell’assessore all’urbanistica Paolo Mazzoleni, la Giunta comunale ha approvato la richiesta, che passerà successivamente al voto del Consiglio comunale, da parte delle società Leonardo e Thales Alenia Space, di demolire e ricostruire un fabbricato produttivo dismesso localizzato nella zona nord di Torino, in Circoscrizione 4, all’interno dell’isolato compreso tra corso Francia, corso Marche, strada Antica di Collegno e il confine con il comune di Collegno, con accesso da strada Antica di Collegno 253. L’intervento conferma la volontà delle due società di rafforzare e sviluppare le attività industriali esistenti.

L’area coinvolta ha una superficie complessiva di circa 116.396 metri quadri. Il fabbricato esistente presenta una superficie complessiva di circa 5.381 metri quadri e una superficie coperta di circa 4.721 metri quadri. Il nuovo edificio in progetto mantiene una dimensione sostanzialmente analoga e superficie coperta pressoché invariata, ma si caratterizza per una maggiore altezza e una diversa configurazione volumetrica, necessarie per le specifiche attività produttive. Il progetto prevede la realizzazione di un edificio industriale ad alte prestazioni ambientali, progettato secondo criteri di sostenibilità lungo tutto il ciclo di vita e finalizzato all’ottenimento della certificazione LEED, standard internazionale per l’edilizia sostenibile.

La proposta consentirà la riqualificazione di un edificio produttivo dismesso, migliorando la qualità edilizia e ambientale di un’area industriale consolidata. Ma rafforzerà anche il ruolo di Torino come polo industriale e tecnologico di rilevanza internazionale, favorendo l’introduzione di tecnologie innovative, con ricadute positive sul posizionamento competitivo del territorio.

“Questo nuovo investimento è sicuramente una notizia positiva – spiega il sindaco Stefano Lo Russo – che dimostra la crescente vocazione della nostra città come polo d’eccellenza nel settore aerospaziale, una delle leve di sviluppo del futuro. Ma è anche la conferma della crescente attrattività del nostro territorio per le imprese, per la sua capacità di offrire competenze, formazione, ricerca ma anche qualità della vita”.

“A ciò – afferma l’assessore all’Urbanistica della Città di Torino Paolo Mazzoleni – si aggiungono importanti effetti occupazionali, sia diretti sia indiretti, legati allo sviluppo delle attività produttive e dell’indotto. Inoltre il progetto presenta un elevato livello di sostenibilità ambientale, grazie alla realizzazione di un edificio ad alta efficienza energetica, contribuendo alla riduzione degli impatti ambientali e al miglioramento complessivo delle performance del sito”.

La delibera varata oggi dalla Giunta passerà nelle prossime sedute all’esame del Consiglio Comunale per l’approvazione definitiva.

Operazione della polizia: lotta allo spaccio, sei arresti in Barriera di Milano e Aurora

La Polizia di Stato, nell’ambito delle attività di contrasto al crimine diffuso, ha portato a termine, nei giorni scorsi a Torino, due distinte operazioni che hanno consentito di arrestare complessivamente sei uomini, di età compresa tra i 23 e i 58 anni, di nazionalità straniera, gravemente indiziati di detenzione di sostanza stupefacente ai fini di spaccio in concorso.
Nel primo intervento, gli agenti della Squadra Mobile hanno individuato un sospetto viavai nei pressi di un’abitazione del quartiere Barriera Milano.
Per tale motivo, i poliziotti hanno effettuato un controllo nell’appartamento, all’interno del quale sono stati individuati tre uomini, irregolari sul territorio nazionale.
La perquisizione ha permesso di rinvenire, abilmente occultati all’interno dell’alloggio, oltre 150 grammi di cocaina, circa 30 grammi di crack, oltre 50 grammi di sostanze da taglio, nonché un bilancino elettronico di precisione, telefoni cellulari e un’ingente somma di denaro, superiore a 30 mila euro, ritenuta provento dell’attività illecita.
Nel secondo intervento, sviluppato a seguito di mirati servizi di osservazione nel quartiere Aurora, gli agenti della Squadra Mobile hanno individuato una presunta attività di spaccio all’interno di un’abitazione.
In particolare, i poliziotti hanno notato un uomo recuperare una chiave occultata all’esterno dello stabile e accedere all’appartamento, dove erano presenti altri due soggetti. Poco dopo, i tre uomini si recavano sul ballatoio dove recuperavano, occultati sulla tettoia, un bilancino e degli involucri, da cui prelevavano alcuni frammenti di sostanza bianca, presumibilmente stupefacente. Dopo averli pesati, il ventisettenne li riponeva nella tasca dei pantaloni, mentre gli altri venivano nascosti in un’intercapedine dello stabile.
Una volta uscito dall’abitazione, gli agenti hanno deciso di fermare il giovane, che resosi conto della situazione tentava la fuga, disfacendosi di un involucro nel fiume, ma è stato prontamente bloccato.
La perquisizione domiciliare ha permesso di sequestrare oltre 390 grammi di cocaina suddivisa in più involucri, circa 53 grammi di crack, circa 15 grammi di hashish e 2,5 grammi di MDMA, oltre a materiale per il confezionamento, due bilancini di precisione, diversi telefoni cellulari e circa 6400 euro in contanti.
Alla luce dei fatti, i 6 cittadini stranieri sono stati arrestati per detenzione ai fini di spaccio di sostanza stupefacente e condotti, su disposizione dell’Autorità Giudiziaria, presso la locale Casa Circondariale.

Olimpiadi del Nord Ovest, Lo Russo: “Un segnale di coesione territoriale”

Il sindaco di Torino Stefano Lo Russo è soddisfatto per l’intesa raggiunta tra le Regioni Piemonte, Lombardia e Liguria e i rispettivi  capoluoghi, per “costruire” la candidatura del Nord Ovest alle Olimpiadi estive. “Le caratteristiche di questa candidatura – ha commentato il sindaco – saranno quelle che rispondono pienamente agli orientamenti del Cio, e cioè Olimpiadi sostenibili, riuso di impianti esistenti, peraltro in territori che per quella data saranno fortemente interconnessi anche dal punto di vista infrastrutturale. Una candidatura che parte col piede giusto. Da parte di noi sei promotori  c’è grande entusiasmo e determinazione nel portare avanti questo progetto”.

Attacchi informatici nel mirino: Polizia Postale e Politecnico di Torino uniscono le forze

Questa mattina, presso la Questura di Torino, è stato rinnovato il Protocollo d’Intesa tra il Centro Operativo per la Sicurezza Cibernetica di Piemonte e Valle d’Aosta e il Politecnico di Torino, con l’obiettivo di rafforzare le attività di prevenzione e contrasto ai crimini informatici.

Il rinnovo conferma la volontà delle parti di proseguire una collaborazione già rivelatasi efficace, orientata alla tutela delle infrastrutture sensibili del territorio dalle minacce cyber. L’intesa si inserisce in un contesto più ampio di cooperazione tra potenziali obiettivi di attacchi informatici, favorendo la condivisione e l’analisi di informazioni utili a ridurre rischi e impatti.

L’accordo è stato rinnovato alla presenza del Questore di Torino, dott. Massimo Gambino, della dirigente del COSC Piemonte e Valle d’Aosta, dott.ssa Assunta Esposito, e del Rettore del Politecnico di Torino, Stefano Corgnati. Esso punta a consolidare e sviluppare ulteriormente il lavoro svolto nel precedente triennio, potenziando lo scambio informativo e contribuendo all’innalzamento degli standard di sicurezza cibernetica. Particolare attenzione è rivolta al fattore umano, riconosciuto come uno dei principali punti di vulnerabilità dei sistemi digitali.

Tempestività e circolarità delle informazioni rappresentano i pilastri strategici del Protocollo: la condivisione delle conoscenze sulle minacce informatiche è infatti fondamentale per attuare risposte operative efficaci e gestire eventuali situazioni di emergenza.

Elemento centrale dell’intesa è inoltre la formazione congiunta. Anche per il nuovo triennio saranno promossi momenti di confronto tra gli specialisti della Polizia Postale e il personale del Politecnico di Torino, con l’obiettivo di approfondire i rischi più attuali legati all’uso delle tecnologie e rafforzare la consapevolezza e la resilienza rispetto alle minacce cyber.

Fondato nel 1906 e con origini che risalgono al 1859, il Politecnico di Torino è oggi riconosciuto a livello internazionale come una delle principali università tecniche europee, con oltre 38.800 studenti provenienti da 122 Paesi. L’Ateneo rappresenta un centro di eccellenza nella formazione e nella ricerca nei settori dell’ingegneria, dell’architettura, del design e della pianificazione, mantenendo strette relazioni con il sistema socio-economico.

Il Centro Operativo Sicurezza Cibernetica della Polizia Postale per Piemonte e Valle d’Aosta svolge invece un ruolo fondamentale nella protezione delle infrastrutture informatiche critiche a livello territoriale, in coordinamento con il C.N.A.I.P.I.C. (Centro Nazionale Anticrimine Informatico per la Protezione delle Infrastrutture Critiche). Grazie a una sala operativa attiva 24 ore su 24, rappresenta inoltre un punto di riferimento anche a livello internazionale per la gestione degli eventi critici.

Torino, i banchi storici dei mercati stanno scomparendo

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Un fenomeno che racconta una trasformazione silenziosa e la mancanza di ricambio generazionale

C’è un momento, nei mercati di Torino, che passa quasi inosservato: una serranda che resta abbassata, un banco che non riapre più, un’insegna che lentamente scompare. Non fa notizia, non genera proteste, ma racconta una trasformazione profonda: la fine di un mestiere che non trova più eredi. Nei mercati storici come Porta Palazzo o in quelli di quartiere, molti venditori appartengono a una generazione che ha costruito il proprio lavoro nel tempo: sveglie all’alba, relazioni con i clienti, conoscenza diretta dei prodotti. Un mestiere duro, fatto di fatica fisica e margini spesso ridotti, ma anche di autonomia e identità. Oggi, però, quel sapere rischia di interrompersi. I figli, quando ci sono, raramente scelgono di continuare. Non è solo una questione economica , anche se il guadagno incerto pesa, ma culturale. Il lavoro al mercato non è più percepito come un’opportunità desiderabile, richiede sacrifici, offre poche tutele, e soprattutto appare distante dalle aspettative delle nuove generazioni orientate verso percorsi più stabili o più “riconosciuti”. C’è poi un elemento simbolico: per molti genitori, proprio quei venditori che hanno passato la vita dietro un banco, il desiderio è stato quello di offrire ai figli un’alternativa: studiare, trovare un lavoro meno faticoso, “non fare la stessa vita”. In questo senso, la mancata continuità è anche il risultato di un successo: l’emancipazione sociale, ma ogni avanzamento ha un prezzo, e in questo caso e’ la scomparsa di un sapere. Quando un banco storico chiude, non si perde solo un’attività commerciale, scompare una relazione costruita negli anni, un punto di riferimento per il quartiere, una memoria quotidiana fatta di gesti ripetuti e riconoscibili. Al posto dei banchi storici arrivano spesso nuove forme di vendita: più temporanee, più flessibili, talvolta più curate dal punto di vista estetico e comunicativo. Non è necessariamente un impoverimento, ma è un cambiamento radicale: il mercato smette di essere un sistema di continuità e diventa un luogo di rotazione. Il rischio è che si perda un equilibrio. Perché i mercati funzionano proprio grazie alla coesistenza di stabilità e varietà: da un lato i banchi storici, che garantiscono fiducia e identità, dall’altro le novità, che portano vitalità. Se uno dei due elementi viene meno, il sistema si indebolisce. La domanda, allora, è se questo processo sia inevitabile, in parte sì, le trasformazioni sociali non si arrestano, ma esistono margini di intervento come incentivi per il passaggio generazionale, politiche di sostegno, semplificazioni burocratiche, ma anche un lavoro culturale: restituire dignità e valore a un mestiere che rischia di essere percepito come residuale. Perché dietro ogni banco che chiude non c’è solo una scelta individuale, ma un cambiamento collettivo, e se i mercati sono lo specchio della città, la loro trasformazione ci riguarda tutti. Forse la vera sfida, per Torino, non è impedire che i banchi cambino, ma evitare che scompaiano senza lasciare traccia. Conservare la memoria, anche quando il futuro prende un’altra direzione e’ essenziale per la trasmissione dei saperi e per la protezione della nostra storia.

Maria La Barbera

Apre Biennale Tecnologia 2026, laboratorio di idee e visioni

A Torino oltre 120 appuntamenti, con più di 300 ospiti da tutto il mondo, per la quinta edizione 

Torna a Torino dal 15 al 19 aprile, in occasione della sua quinta edizione, Biennale Tecnologia, manifestazione culturale organizzata dal Politecnico di Torino e dedicata a esplorare il rapporto tra tecnologia e società. Tra gli ospiti saranno presenti Stefano Accorsi, Gustavo Zagrebelsky, Maccio Capatonda, Linus, Dario Bressanini, Jacopo Veneziani e molti altri. Il titolo scelto per questa edizione è Soluzioni, tema che ruota attorno a un interrogativo fondamentale: in che modo la tecnologia può essere messa al servizio dell’interesse collettivo? Le grandi trasformazioni del presente – ambientali, energetiche, sociali, culturali e digitali – vengono affrontate non solo per metterne in luce le criticità, ma per individuare risposte reali, applicabili e condivise. Un ricco e articolato programma, quindi, con un obiettivo: colmare il divario tra le scienze tecnologiche e le scienze umane, all’insegna del claim manifestazione: “Tech Cultures”.
L’obiettivo della manifestazione è andare oltre l’alternativa tra entusiasmo e pregiudizi, creando uno spazio di confronto aperto tra scienze, saperi umanistici, arti e società civile. In questo dialogo, insieme a oltre 300 ospiti nazionali e internazionali e in oltre 120 appuntamenti, si analizzerà l’impatto delle innovazioni in ambiti come istruzione, lavoro, economia, salute, politica, relazioni e produzione culturale.
Il programma di Biennale Tecnologia è curato da Guido Saracco e dai co-curatori Simone Arcagni, il collettivo Frame – Divagazioni scientifiche (Alberto Agliotti, Emiliano Audisio, Francesca Calvo, Enrica Favaro, Beatrice Mautino), Federico Bomba (Sineglossa). Sono quattro i filoni tematici seguiti: Saracco ha coordinato l’intero programma e nello specifico si è focalizzato sul filone dedicato all’impatto dell’IA e alle trasformazioni che implica nella società e nel rapporto con l’essere umano; Arcagni sul rapporto tra cultura e tecnologia; il collettivo Frame – Divagazioni scientifiche, si è occupato di incontri che in maniera trasversale toccano più argomenti, dallo spazio alla salute; Bomba (Sineglossa), invece, hanno curato due mostre inserite nel programma, Framing Problems e Dati Sensibili.

La V edizione di Biennale Tecnologia si distingue per la sua presenza diffusa nello spazio urbano: quest’anno infatti la manifestazione non si limita a coinvolgere gli ambienti accademici del Politecnico di Torino, che rimane la sede centrale, ma si estenderà in maniera capillare nella città. Le sedi che accoglieranno il programma di Biennale Tecnologia saranno: Circolo dei lettori e delle lettrici, Accademia delle Scienze di Torino, Oratorio di San Filippo Neri, Museo Nazionale del Risorgimento Italiano, Teatro Regio, Piazza San Carlo, Teatro Carignano, Unione Industriali Torino, OGR Torino, Teatro Vittoria, CAP10100, Conservatorio Statale di Musica “Giuseppe Verdi” di Torino, Fondazione Sandretto Re Rebaudengo, Museo Egizio, Palazzo Birago – Camera di commercio di Torino, Museo Nazionale del Cinema, Museo Nazionale dell’Automobile, Gallerie d’Italia – Torino, Area X, XKè? Il laboratorio della curiosità.

Mara Martellotta

 

Candidatura unitaria alle Olimpiadi, il Nord-Ovest fa squadra: nasce l’asse Torino-Milano-Genova

Le Regioni Piemonte, Lombardia e Liguria, insieme alle città di Torino, Milano e Genova, annunciano l’avvio di un percorso condiviso finalizzato a valutare la presentazione di una candidatura unitaria del Nord-Ovest italiano per una futura edizione dei Giochi Olimpici e Paralimpici estivi.

Le istituzioni promotrici, si legge in una nota congiunta degli enti, ” si sono riunite oggi per un primo incontro operativo, avviando formalmente il confronto e definendo un calendario aperto per i prossimi appuntamenti”.

L’iniziativa nasce dalla volontà di valorizzare le forti connessioni tra i tre territori, che condividono una consolidata vocazione sportiva, infrastrutturale e internazionale. Piemonte, Lombardia e Liguria possono infatti mettere a sistema competenze, impianti sportivi, reti di mobilità e una significativa esperienza nell’organizzazione di grandi eventi.

L’asse Torino–Milano–Genova

L’asse Torino–Milano–Genova rappresenta uno dei sistemi urbani più dinamici d’Europa, caratterizzato da un’elevata integrazione economica, culturale e logistica. Al centro della possibile candidatura vi è l’impegno a sviluppare un progetto fortemente orientato alla sostenibilità ambientale ed economica, in linea con le più recenti indicazioni del Comitato Internazionale Olimpico.

L’obiettivo è privilegiare l’utilizzo di infrastrutture e impianti già esistenti, riducendo al minimo nuove costruzioni e promuovendo il riuso di strutture sportive, universitarie e fieristiche presenti nei territori coinvolti, anche attraverso il contributo del tessuto imprenditoriale locale.

Si delinea così un modello olimpico diffuso, capace di contenere l’impatto ambientale, ottimizzare le risorse pubbliche e generare benefici concreti e duraturi per le comunità. A rafforzare questa prospettiva contribuisce la solida esperienza maturata negli ultimi anni nell’organizzazione di grandi eventi internazionali: dalle Olimpiadi invernali di Torino 2006 fino a Milano-Cortina 2026, passando per numerose manifestazioni sportive, culturali e fieristiche ospitate tra Torino, Milano e Genova.

Il Nord-Ovest italiano dispone oggi di competenze amministrative, tecniche e logistiche di alto livello, oltre che di un sistema infrastrutturale tra i più avanzati del Paese. In questa fase, le istituzioni intendono avviare un confronto preliminare con il Comitato Olimpico Nazionale Italiano, il Governo, il mondo dello sport, le università e i principali stakeholder territoriali, al fine di verificare la fattibilità di una candidatura, con un primo orizzonte temporale rappresentato dalle Olimpiadi del 2036 o, in alternativa, del 2040.

Verrà inoltre costituito un gruppo operativo interistituzionale composto dai sei Capi di Gabinetto delle amministrazioni coinvolte, con il compito di avviare l’istruttoria preliminare e supportare la definizione del percorso di candidatura.

La scelta di promuovere una candidatura condivisa tra più città e regioni si inserisce pienamente nell’evoluzione del modello olimpico, sempre più orientato verso progetti territoriali integrati, capaci di distribuire gli eventi su più poli urbani, valorizzare infrastrutture esistenti e generare benefici diffusi nel tempo.

«L’obiettivo – sottolineano congiuntamente le istituzioni promotrici – è costruire una proposta credibile, sostenibile e innovativa, che metta al centro lo sport, i giovani e la cooperazione tra territori, rafforzando la vocazione internazionale del Paese e promuovendo l’Italia nel mondo attraverso un grande progetto condiviso. Il Nord-Ovest italiano ha tutte le caratteristiche per diventare un grande palcoscenico olimpico diffuso, capace di unire città, regioni e comunità attorno ai valori universali dello sport».

Il percorso avviato rappresenta una prima fase di studio e dialogo istituzionale: eventuali decisioni formali sulla candidatura saranno assunte al termine delle valutazioni tecniche e del confronto con le istituzioni nazionali e con il movimento sportivo.

Il commento del Presidente Cirio e dell’assessore Bongioanni

“Piemonte, Lombardia e Liguria sono il cuore economico e produttivo d’Italia, ma anche una macro regione dal patrimonio paesaggistico e ambientale straordinario che spazia dalla montagna alla pianura, dalle colline al mare. A tutto questo si aggiunge un’esperienza olimpica consolidata che è un valore chiave per centrare l’obiettivo. Il Piemonte in questi anni ha costruito una strategia che punta sui grandi eventi per posizionare la regione a livello internazionale: le Olimpiadi sono il più grande evento del pianeta e rappresenterebbero quindi il culmine di questo percorso.
Le Olimpiadi diffuse, poi, da unicum rappresentano oggi una opportunità in più perché guardano alla sostenibilità e all’ambiente e le nostre regioni con l’eredità delle infrastrutture e delle competenze sviluppate grazie ai giochi invernali e la forza delle loro bellezze naturalistiche e culturali possono essere competitive a livello mondiale. Consapevoli che le olimpiadi sono un grande evento sportivo che si basa sul solidarietà e amicizia, ma anche un volano economico straordinario”, dichiarano il presidente della Regione Piemonte Alberto Cirio e l’assessore al Commercio, Agricoltura e Cibo, Turismo, Sport e Post-olimpico, Caccia e Pesca, Parchi Paolo Bongioanni.

Donna travolta e uccisa da un veicolo pirata a Mirafiori

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Oggi verso le 13 in corso Unione Sovietica a Torino, zona  Mirafiori una donna di 86 anni è stata travolta e uccisa da un veicolo pirata. E potrebbe trattarsi di un camion che non si è  fermato a prestare i soccorsi. La polizia locale sta tentando di individuare il mezzo attraverso i testimoni e le telecamere di videosorveglianza presenti nell’area.

Morti sul lavoro in Piemonte, otto vittime nel primo bimestre 2026. La regione è in zona rossa

“I dati sugli infortuni in Piemonte, nel primo bimestre del 2026, con otto vittime sul lavoro e un’influenza di mortalità superiore alla media nazionale (3,8 contro 3), delineano un quadro regionale critico che colloca oggi il Piemonte in zona rossa nella mappatura del rischio. A fine gennaio la regione risultava in zona gialla, con due vittime sul lavoro – commenta l’ingegnere Mauro Rossato, presidente dell’Osservatorio Sicurezza Vega –  il peggioramento del dato complessivo conferma la necessità di tenere alta l’attenzione sulla prevenzione, intervenendo in modo mirato nei contesti più esposti, perchè la sicurezza sul lavoro non deve essere considerata un tema emergenziale, ma un impegno strutturale continuo”.

Per individuare le aree più fragili in Italia, sul fronte della sicurezza sul lavoro, l’Osservatorio Sicurezza Vega elabora una mappatura del rischio rispetto all’incidenza di mortalità. La zona rossa, quella in cui so trovare il Piemonte, raggruppa le regioni con l’incidenza maggiore di morti sul lavoro rispetto alla media nazionale. A fine febbraio 2026, il rischio di infortunio mortale in regione, con 3,8 morti per milioni di occupati, risulta superiore alla media nazionale di 3.0. Per quanto riguarda le incidenze nel dettaglio, in regione troviamo Vercelli, Alessandria e Torino in zona rossa, con un’incidenza di infortuni mortali sul lavoro rispettivamente pari a 14,3, 5,6 e 5,3, tutte le altre province sono in zona bianca, con zero vittime in occasioni di lavoro.

Mara Martellotta