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La storia di Damiano: in un solo anno dal trapianto di cuore alla Mezza Maratona di Torino

Tutto inizia proprio un anno fa. Era una corsa come tante altre. Dieci chilometri, il ritmo abituale, il respiro cadenzato. Poi, all’improvviso, un dolore al petto. Un segnale breve, apparentemente innocuo. Ma era l’inizio di qualcosa che avrebbe cambiato tutto. Nel giro di pochi giorni, le condizioni di Damiano, 49 anni, runner amatoriale, precipitano. La diagnosi è severa: miocardite fulminante a cellule giganti. Una malattia mortale perché il cuore non riesce più a sostenere il corpo ed il tempo diventa un fattore critico.

Trasferito d’urgenza all’ospedale Molinette della Città della Salute e della Scienza di Torino, Damiano attraversa le fasi più delicate del suo percorso: inizialmente seguito in Unità di Terapia Intensiva Coronarica (coordinata dal dottor Simone Frea della Cardiologia Universitaria del professor Gaetano Maria De Ferrari), viene quindi trasferito in Terapia Intensiva della Cardiochirurgia (coordinata dalla dottoressa Anna Trompeo di Anestesia e Rianimazione 1 del professor Luca Brazzi), dove le sue condizioni peggiorano rapidamente fino a richiedere il supporto con ECMO: una macchina che tiene in vita mentre l’équipe medica combatte contro il tempo. La situazione è estrema: viene inserito in lista trapianto in urgenza nazionale.

Eppure, anche nei momenti più difficili, Damiano non si arrende. Ancora allettato, collegato all’ECMO, comprende istintivamente che restare immobile non è un’opzione. Inizia a muoversi, a esercitare i muscoli, a sedersi, a provare a stare in piedi. Cade, si rialza, ci riprova. Ogni piccolo gesto è una sfida alla malattia, un passo verso la vita.

Dopo otto giorni di supporto con ECMO è arrivata la svolta: nella notte si è reso disponibile un cuore compatibile” — ricorda il professor Massimo Boffini, che ha eseguito l’intervento insieme alla dottoressa Erika Simonato — “le condizioni erano estremamente critiche, ma proprio in questi casi il trapianto rappresenta l’unica possibilità concreta di sopravvivenza. L’intervento è stato complesso, ma è andato bene ed ha permesso di dare a Damiano una nuova possibilità di vita.”

Il decorso post-operatorio prosegue per il meglio fino al trasferimento all’IRCCS Fondazione Maugeri di Veruno per la riabilitazione, sotto il controllo del dottor Massimo Pistono. Ma la vera sfida inizia dopo. La ripresa è lunga, impegnativa. Il corpo deve imparare di nuovo a muoversi, a fidarsi, a spingersi oltre. E Damiano non si ferma mai. Cammina, si allena, insiste. Torna al lavoro. Poi, un giorno, torna a correre. All’inizio pochi passi. Poi chilometri. Sempre di più. Damiano ha ripreso ad allenarsi anche insieme ad alcuni medici dell’équipe del professor Mauro Rinaldi, in particolare con il dottor Matteo Giunta.

Oggi, a un anno dal trapianto, Damiano si prepara a correre la Mezza Maratona di Torino, proprio il 19 aprile, in concomitanza con la Giornata Nazionale per la Donazione e il Trapianto di organi e tessuti 2026. Con lui correranno anche i medici delle Molinette per testimoniare tutti insieme come l’attività fisica sia uno strumento fondamentale per la salute. Con la sua storia Damiano testimonia la possibilità di tornare ad una vita normale dopo un trapianto, anche grazie allo sport. Si tratta di un traguardo importante per una persona che ha avuto la sua esperienza e conferma l’importanza dello sport a livello terapeutico.

 

Per me ritornare a correre e partecipare a questa gara” – dichiara Domenico – “significa chiudere il cerchio che si era aperto proprio un anno fa”.

Non è solo una gara: è un simbolo potente, un ringraziamento silenzioso, un messaggio che attraversa ogni chilometro, proprio quando festeggiamo il traguardo dei 1300 trapianti” – commenta il professor Mauro Rinaldi – “Il nostro Centro ha saputo evolversi nel tempo, segnando tappe importanti nella Medicina dei Trapianti sia a livello nazionale che internazionale”.

 

Ancora una volta il mio pensiero va a tutti i pazienti che vivono le loro fragilità all’interno dei nostri ospedali e a tutti gli operatori che li accolgono e li assistono in maniera amorevole. La storia di Damiano è davvero incredibile perchè in un solo anno, dopo un trapianto di cuore, è tornato ad una vita normale ed è ora pronto per affrontare la Mezza Maratona di Torino insieme ai nostri professionisti che lo hanno accolto e curato a 360° e che ora lo accompagnano in questo evento podistico” dichiara Livio Tranchida (Direttore generale CDSS).

Una storia di medicina, certo. Ma soprattutto una storia di volontà, di resilienza e del valore inestimabile della donazione. Perché a volte, per ricominciare, serve un cuore nuovo… e qualcuno che abbia scelto di donare.

Al Centro di Trapianto di Cuore e di Polmone dell’ospedale Molinette della Città della Salute e della Scienza di Torino, diretto dal professor Mauro Rinaldi, si celebra in questi giorni un traguardo storico: 1300 trapianti eseguiti dall’inizio dell’attività. Un numero che racconta esperienza, organizzazione e vite salvate. L’attività di trapianto cardiaco è iniziata nel 1990, mentre il primo trapianto di polmone è stato effettuato nel 1993. Da allora il Centro ha conosciuto una crescita costante, sia in termini di volumi sia per l’innovazione clinica e tecnologica introdotta nel corso degli anni. Dei 1300 totali, finora sono stati 800 i trapianti di cuore (dei quali 17 combinati) e 500 quelli di polmone (dei quali 169 polmone singolo, 313 polmone doppio e 18 combinati).

L’attività del Centro ha consolidato posizioni di rilievo nel panorama nazionale del trapianto cardiaco e del trapianto polmonare, distinguendosi per risultati clinici, complessità dei casi trattati e sviluppo di programmi innovativi, come ad esempio i trapianti multiorgano (cuore – polmoni, cuore – fegato, etc…).

Un ulteriore contributo a questi risultati deriva dalla collaborazione tra Fondazione DOT – Donazione Organi Trapianti (ente non profit fondato dalla Città della Salute, Città di Torino, Regione Piemonte, Università e Politecnico, che promuove la ricerca scientifica nell’ambito della medicina dei trapianti e la cultura della donazione e del trapianto di organi, tessuti e cellule) e Reale Foundation, la Fondazione Corporate di Reale Group, impegnata nel sostegno a iniziative ad alto impatto sociale, in linea con i valori mutualistici del Gruppo e con una visione di sviluppo sostenibile e inclusivo.

La collaborazione tra le due organizzazioni si concretizza nel progetto triennale ITT – InnovaTrapianto a Torino, che mira a rafforzare l’eccellenza della medicina dei trapianti attraverso l’introduzione di tecnologie avanzate a supporto dei centri trapianto di Città della Salute.

Nel 2025 il progetto ha consentito di dotare il Centro Trapianti di Cuore e Polmone di nuove strumentazioni: un ecografo di ultima generazione Esaote MyLab X8 e XP per il monitoraggio dei pazienti immunodepressi dopo il trapianto e 9 kit del sistema PerTravel per il trasporto avanzato degli organi (cuore).

Torino e’ una citta’ vecchia. Solitudine e squilibrio demografico

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I quartieri piu’ anziani: Borgo Po, Mirafiori e Pozzo Strada.

Torino è oggi una delle città più anziane d’Italia. I dati dell’ISTAT parlano chiaro: l’età media supera i 48 anni e oltre il 26 per cento dei residenti ha più di 65 anni. Un primato che non resta confinato alle statistiche, ma si riflette nella vita quotidiana, nei ritmi della città, nel modo in cui gli spazi vengono vissuti e attraversati.Molti anziani vivono soli con la speranza di restare autonomi; abitano in case grandi, pensate per famiglie che nel tempo si sono ridotte o scomparse. Oltre alla povertà economica, a pesare è la solitudine: una condizione diffusa e silenziosa che raramente diventa emergenza, ma che segna profondamente la qualità della vita. A Torino la solitudine è diventata una delle forme più diffuse di fragilità urbana.

Molti anziani conducono una vita ordinata e autonoma, ma con relazioni sempre più ridotte. Il quartiere, un tempo rete di conoscenze e vicinanza, si è progressivamente assottigliato. Le giornate scorrono tra casa, piccoli acquisti e qualche visita medica. Non è un isolamento drammatico, ma una solitudine lenta e quotidiana. Questo invecchiamento non è casuale, e’ il risultato di una storia lunga: Torino è stata città industriale, città del lavoro stabile, della permanenza.

Chi oggi è anziano ha spesso vissuto tutta la propria vita nello stesso quartiere, nello stesso palazzo: le radici sono profonde. I giovani, invece, arrivano per studiare o per le prime esperienze lavorative, ma difficilmente restano a lungo. La città forma competenze, ma fatica a trattenere le nuove generazioni. Il risultato è uno squilibrio demografico che tende a crescere nel tempo. Accanto a questa Torino anziana esiste però una città giovane e temporanea, migliaia di studenti arrivano ogni anno nelle università cittadine e si concentrano soprattutto in quartieri come San Salvario, Vanchiglia o Aurora. La loro presenza porta movimento, nuovi locali, affitti brevi, ma raramente si trasforma in radicamento stabile.

È una vitalità che anima i quartieri, ma che spesso resta di passaggio. Da un punto di vista territoriale, dunque, Torino non invecchia in modo uniforme: alcuni quartieri presentano una popolazione molto anziana, con un ricambio quasi assente. È il caso delle zone residenziali storiche come la collina torinese, Borgo Po, Mirafiori e alcune aree di San Paolo e Pozzo Strada, dove vivono soprattutto famiglie di lunga data e pensionati. In questi quartieri la città appare più ferma, i cambiamenti più lenti, le relazioni spesso consolidate ma ristrette. Ne emerge una Torino divisa anche per età, dove l’invecchiamento segue linee geografiche precise e contribuisce a creare città diverse dentro la stessa città. In questo equilibrio fragile svolge un ruolo importante anche il lavoro di cura.

In molte case torinesi l’assistenza agli anziani è affidata a donne straniere, soprattutto dell’Est Europa e dell’America Latina. Le badanti, infatti, sono diventate una presenza quotidiana insostituibile nei condomini e nei quartieri, svolgono, infatti, un ruolo fondamentale nel mantenere l’autonomia delle persone anziane, ma restano spesso invisibili nel racconto pubblico della città. Questa situazione pone una sfida importante.

Da un lato aumentano i bisogni di assistenza, di servizi di prossimità e di politiche per la non autosufficienza. Dall’altro, il rischio è quello di una città sempre più statica, poco attrattiva per chi è giovane. Eppure gli anziani non sono soltanto un problema da gestire, rappresentano, al contrario, una risorsa: tempo, esperienza, memoria, presenza nei quartieri. La vera questione è se Torino saprà trasformare il proprio invecchiamento in un progetto di città più solidale e inclusiva, oppure se continuerà semplicemente a invecchiare, lentamente, in silenzio.

Di Maria La Barbera

Piemonte, frutticoltori sotto pressione: “Non possiamo pagare da soli il costo del clima”

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Dopo le correnti fredde da Nord-Est, le notti serene riportano il rischio gelate. Una dinamica tipicamente invernale che oggi si presenta a primavera inoltrata, proprio quando le piante da frutto sono in piena fioritura.

Si tratta di una combinazione sempre più ricorrente, legata al cambiamento climatico: le temperature miti delle prime settimane di marzo anticipano la fioritura, ma restano possibili improvvisi ritorni di freddo con correnti polari. Il risultato è un forte stress per le colture, con rallentamenti nello sviluppo e perdita di parte dei frutti. Il pericolo più grave resta però la “cascola”, ovvero la caduta dei fiori causata dal gelo, che può compromettere completamente il raccolto a poche settimane dalla ripresa vegetativa.

«Le gelate primaverili non sono una novità – spiega il presidente di Coldiretti Torino, Bruno Mecca Cici – ma negli ultimi anni sono diventate più frequenti e distruttive. A evitare carenze di prodotto è soprattutto l’impegno degli agricoltori, che investono sempre di più in sistemi di protezione».

Oltre alle tradizionali reti antigrandine e agli impianti di irrigazione a goccia contro la siccità, molte aziende hanno introdotto sistemi antigelo, come le cosiddette “doccette”, che nebulizzano acqua su piante e gemme: il ghiaccio che si forma crea una barriera protettiva contro le basse temperature.

Tuttavia, questi interventi comportano costi elevati. Le aziende agricole si trovano così a sostenere investimenti sempre più onerosi, difficili da recuperare con i prezzi attuali della frutta. Alla pressione economica si aggiungono i rincari delle materie prime: gasolio agricolo e fertilizzanti hanno registrato aumenti intorno al 30%, con il rischio di ulteriori rialzi anche per i fitofarmaci.

«Già oggi molti produttori vengono pagati al di sotto dei costi di produzione – sottolinea Mecca Cici –. Non è più accettabile che l’intera filiera non riconosca un giusto valore al lavoro dei frutticoltori. I prezzi pagati dai consumatori non si traducono in un reale beneficio per chi produce».

Una situazione che, secondo il settore, non è più sostenibile: il peso del cambiamento climatico, insieme all’aumento dei costi, non può continuare a gravare esclusivamente su agricoltori e consumatori.

Estate 2026, Aeroporto di Torino vola più lontano: 53 destinazioni in 24 Paesi

Dal 29 marzo 2026 prende il via la stagione estiva dell’Aeroporto di Torino, che si presenta come la più ampia mai realizzata. L’offerta cresce in modo significativo, sia per numero di destinazioni sia per posti disponibili, offrendo ai passeggeri una rete internazionale ancora più estesa.

Per l’estate 2026 sono infatti disponibili 700 mila posti aggiuntivi rispetto all’anno precedente, con collegamenti verso 53 destinazioni (+6% rispetto al 2025) distribuite in 24 Paesi. Tra le novità figurano Finlandia, Ungheria e Bulgaria, che contribuiscono a rafforzare il profilo internazionale dello scalo e ad ampliare le opportunità sia turistiche sia di business.

Tra i principali debutti spicca quello di Finnair, che dal 3 maggio introdurrà il collegamento diretto con Helsinki. Questa nuova rotta rappresenta un’importante porta d’accesso verso il Nord Europa e, grazie all’hub finlandese, permetterà di raggiungere più facilmente anche Asia e Nord America.

Ryanair consolida ulteriormente la propria presenza a Torino con nuove rotte verso Sofia e Tirana e un potenziamento delle frequenze su diverse destinazioni già attive, tra cui Madrid, Malaga e Marrakech, oltre a numerosi collegamenti nazionali come Catania, Palermo, Lamezia Terme e Reggio Calabria.

Anche Wizz Air amplia la propria offerta, introducendo nuovi voli per Londra Luton e Palermo, oltre a proseguire le rotte già attive verso Budapest e Chisinau. Cresce inoltre la disponibilità di posti su tratte molto richieste come Catania, Bucarest e Tirana.

Novità anche per Aeroitalia, che servirà le destinazioni di Foggia e Salerno e lancerà il nuovo collegamento per Comiso.

Nel complesso, la stagione estiva 2026 segna una fase di forte espansione per l’aeroporto, con un miglioramento generale dell’offerta in termini di frequenze, orari e varietà di mete. Lo scalo si conferma così un’infrastruttura strategica per il territorio, capace di sostenere sia i flussi turistici in arrivo sia quelli in partenza.

L’offerta comprende numerose destinazioni balneari nel Mediterraneo, facilmente raggiungibili con voli diretti verso località italiane come Olbia, Cagliari, Alghero, Catania, Palermo, Bari e Napoli, oltre a mete europee come Malta, Corfù, Ibiza, Malaga e Valencia. Ampia anche la scelta per chi preferisce le città europee, con collegamenti verso Barcellona, Porto, Stoccolma, Copenaghen e Vilnius.

Per i viaggi a lungo raggio, Torino offre collegamenti frequenti con i principali hub europei – tra cui Roma, Amsterdam, Francoforte, Monaco, Madrid e Parigi Charles de Gaulle – oltre a Istanbul e alla nuova Helsinki, garantendo connessioni efficienti verso destinazioni in tutto il mondo.

L’amministratore delegato Andrea Andorno ha sottolineato come questa stagione rappresenti un traguardo importante per lo scalo, evidenziando il superamento dei 5 milioni di passeggeri nel 2025 e il valore strategico dell’espansione del network. L’ingresso di Finnair, insieme al rafforzamento delle operazioni di Ryanair e Wizz Air, conferma infatti l’attrattività dell’aeroporto e la solidità del suo percorso di crescita, orientato a migliorare connettività, competitività e opportunità per il territorio.

Donna di 27 anni trovata morta mentre era in casa con i bambini

A Torino una donna di 27 anni, originaria della Nigeria, è stata trovata morta nella sua abitazione in via Masserano, parrebbe per cause naturali. La giovane lascia due figli, di 5 e 7 anni.

L’allarme è stato dato dal compagno. L’uomo non rientrava a casa da alcuni giorni. Insospettito da una telefonata, durante la quale uno dei bambini gli avrebbe riferito che la madre “dormiva da tanto tempo”, l’uomo ha subito temuto il peggio, facendo scattare i soccorsi.

Torino: Torna il Sicilia Express, destinazione Siracusa e Palermo

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Sono disponibili da oggi, sabato 28 marzo, i biglietti del Sicilia Express. Il treno, realizzato grazie alla collaborazione tra FS Treni Turistici Italiani (Gruppo FS) e l’Assessorato alle Infrastrutture e alla Mobilità della Regione Siciliana, collegherà Torino alla Sicilia giovedì 2 aprile, con ritorno previsto per martedì 7 aprile.

Chi sceglierà di viaggiare con il Sicilia Express potrà optare per il servizio cuccette o per posti a sedere in comodi scompartimenti, a partire da 29,90 euro per la tratta da Torino a Palermo o Siracusa e a partire da 24,90 euro da Salerno fino alle due città siciliane.

Il Sicilia Express di Pasqua partirà martedì 2 aprile da Torino Porta Nuova alle ore 11:50 ed effettuerà fermate di sola salita a Milano Lambrate (14:16), Parma (15:36), Modena (16:01), Bologna Centrale (16:29), Firenze Santa Maria Novella (17:39), Roma Tiburtina (22:29) e Salerno (02:02). Dopo l’attraversamento dello Stretto, il convoglio fermerà a Messina (08:40) e si dividerà in due sezioni: quella diretta a Siracusa proseguirà verso Taormina (10:11), Giarre-Riposto (10:34), Acireale (10:47), Catania Centrale (11:07), Lentini (11:40) e Augusta (12:04), con arrivo a Siracusa alle 12:30; la sezione diretta a Palermo toccherà invece Milazzo (09:07), Capo d’Orlando (09:48), Santo Stefano di Camastra (10:23), Cefalù (10:51), Termini Imerese (11:15) e Bagheria (11:19), con arrivo nel capoluogo siciliano alle 12:05.

Martedì 7 aprile la partenza da Palermo sarà alle ore 12:45, il treno poi effettuerà fermate intermedie a Bagheria (12:57), Termini Imerese (13:29), Cefalù (13:58), S. Stefano di Camastra (14:36), Capo d’Orlando (15:25), Capo d’Orlando (15:25) con arrivo a Messina alle ore 17:05. La sezione proveniente da Siracusa partirà alle 13:55 con fermate ad Augusta (14:14), Lentini (14:34), Catania Centrale (14:59), Acireale (15:17), Giarre Riposto (15:31), Alcantara (15:40), Taormina (15:50) e Messina (17:10). Una volta superato lo Stretto, il Sicilia Express effettuerà fermate di sola discesa a Salerno (00:31), Roma Tiburtina (3:36), Firenze SMN (7:41), Bologna Centrale (09:34), Modena (10:03), Parma (10:48), Milano Lambrate (12:30) per arrivare a Torino Porta Nuova alle 14:40.

I titoli di viaggio potranno essere acquistati sul sito www.fstrenituristici.it e su tutti i canali di vendita Trenitalia, inclusi l’app Trenitalia, le biglietterie di stazione, i distributori self-service e le agenzie di viaggio convenzionate.

Per ulteriori dettagli e aggiornamenti, si invita a consultare il sito ufficiale di FS Treni Turistici Italiani.

L’anno decisivo: la sfida che può cambiare il destino di Stellantis

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Le parole di John Elkann, che ha definito il 2026 un “anno cruciale” per Stellantis, riflettono con chiarezza il momento complesso che il gruppo sta attraversando. Non si tratta solo di una fase di transizione, ma di un vero passaggio decisivo tra un modello industriale in difficoltà e un futuro ancora da costruire.

Negli ultimi anni, il gruppo ha registrato una contrazione significativa dei volumi produttivi, in particolare in Europa e soprattutto in Italia. I livelli di produzione sono scesi a valori che non si vedevano da decenni, segnale di una crisi strutturale più che congiunturale. Alla base di questo calo ci sono diversi fattori: una domanda incerta, il rallentamento nella diffusione delle auto elettriche e una capacità produttiva che oggi appare superiore rispetto alle reali esigenze del mercato.

Anche sul piano globale si osserva una riduzione delle consegne, con un progressivo ridimensionamento dei volumi complessivi. Questo scenario ha costretto il gruppo a rivedere ritmi e strategie, cercando un equilibrio tra sostenibilità economica e transizione tecnologica.

Un caso emblematico è quello dello stabilimento di Mirafiori, da sempre simbolo dell’industria automobilistica italiana. Da un lato, il sito torinese continua a rappresentare un punto di riferimento strategico, anche grazie all’introduzione di nuovi modelli ibridi che hanno dato qualche segnale di ripresa. Dall’altro, però, persistono criticità evidenti: frequente ricorso agli ammortizzatori sociali, riduzione del personale attraverso uscite incentivate e incertezza sull’assegnazione di ulteriori produzioni.

La situazione occupazionale resta quindi uno dei nodi più delicati. Negli ultimi anni una parte consistente dei lavoratori è stata coinvolta in periodi di cassa integrazione, mentre il calo delle attività ha inciso anche sui livelli salariali, con effetti concreti sul reddito delle famiglie. I sindacati continuano a chiedere garanzie più solide sul futuro degli stabilimenti italiani, sottolineando la necessità di un piano industriale chiaro e duraturo.

Parallelamente, anche il lato commerciale presenta difficoltà. Il mercato europeo dell’auto è in una fase di trasformazione profonda, ma la transizione verso l’elettrico procede più lentamente del previsto. I prezzi elevati e le incertezze legate alle infrastrutture frenano la domanda, mentre cresce la concorrenza internazionale, in particolare da parte dei produttori asiatici. Questo contesto rende più complesso per Stellantis mantenere quote di mercato e livelli produttivi adeguati.

In questo quadro, il 2026 rappresenta davvero uno snodo fondamentale. Il gruppo punta sul lancio di nuovi modelli, soprattutto ibridi, e su una riorganizzazione delle attività industriali per rilanciare la produzione e migliorare i risultati economici. Tuttavia, molto dipenderà dalla capacità di trasformare gli annunci in interventi concreti, soprattutto nei siti europei.

Le dichiarazioni di Elkann, quindi, non sono solo un messaggio di fiducia, ma anche il riconoscimento di una sfida aperta. Per realtà come Torino e per l’intero comparto automotive italiano, il futuro di Stellantis avrà un impatto diretto non solo sull’industria, ma anche sull’occupazione e sulla tenuta di un sistema produttivo che resta centrale per l’economia del Paese.

Siti web vendevano ricambi auto e non spedivano la merce

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La Polizia di Stato ha eseguito tre sequestri preventivi d’urgenza nei confronti di altrettanti domini web che proponevano la vendita di autoricambi e motori, senza mai procedere alla consegna della merce acquistata. Si tratta dei siti: www.firautoricambi.com, www.volvamotori.com e www.enpowermotori.com.

L’attività è stata condotta dagli operatori del Centro Operativo per la Sicurezza Cibernetica di Torino, a seguito delle denunce presentate da cittadini truffati durante l’acquisto online di motori e ricambi per autovetture. Gli accertamenti hanno evidenziato la serialità delle condotte illecite poste in essere dai gestori dei siti, portando così all’adozione del sequestro preventivo con oscuramento, che ha impedito l’accesso ai domini attraverso i normali strumenti di connessione sul territorio nazionale.

I siti web fraudolenti sono in costante aumento e risultano spesso molto simili a quelli ufficiali dei brand più noti e diffusi. I truffatori, modificando anche solo pochi caratteri nei nomi di dominio e utilizzando layout grafici credibili, riescono infatti a trarre in inganno numerosi consumatori.

In questi casi, il primo segnale d’allarme per l’utente è spesso rappresentato dal prezzo: offerte eccessivamente vantaggiose devono indurre a effettuare verifiche approfondite sull’affidabilità del venditore.

Quando la compravendita avviene al di fuori di piattaforme di intermediazione, su siti commerciali dedicati, è inoltre consigliabile controllare la presenza di recensioni indipendenti pubblicate su portali esterni, anche tramite motori di ricerca. Molti siti truffa, infatti, espongono elenchi di feedback apparentemente positivi, ma in realtà costruiti ad arte per ingannare gli utenti.

È altresì utile verificare la data di creazione del sito e accertare se le immagini utilizzate siano originali o copiate da altri portali.

Si raccomanda pertanto la massima cautela. Per informazioni, segnalazioni e aggiornamenti sui principali fenomeni criminali online, la Polizia Postale invita a consultare il portale ufficiale www.commissariatodips.it.

Polizia Locale su due ruote, pattuglie in bicicletta in alcune aree verdi di Torino

 

Agenti della Polizia Locale pattugliano parchi, aree verdi e piste ciclabili su due ruote. È partito in via sperimentale, da alcuni giorni, il servizio organizzato dall’Aliquota Pronto Impiego Nord, che prevede tra i servizi di pattuglia sul territorio della Quinta Circoscrizione anche due agenti in bicicletta. In questa prima fase sperimentale, il servizio si snoderà tra i giardini pubblici, le piste ciclabili della circoscrizione e anche nel Parco della Pellerina. Gli agenti impegnati nel servizio hanno così la possibilità di sorvegliare i parchi e le piste ciclabili con un mezzo sostenibile che permette loro di spostarsi agevolmente e con discreta velocità nelle aree verdi.

Tra gli obiettivi dei civich a due ruote ci sarà quello di sviluppare un servizio di prossimità per i cittadini che frequentano i parchi. Gli agenti raccoglieranno eventuali segnalazioni di necessità di manutenzioni, vigileranno sulle soste irregolari sulle piste ciclabili, su atti di vandalismo e situazioni di degrado, sempre in contatto con la centrale operativa e con tutte le altre pattuglie presenti sul territorio.

Con l’arrivo della bella stagione il servizio potrà essere potenziato con più turni e agenti impegnati.

 

 

Askatasuna, due condanne per l’assalto all’Unione industriale

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Cinque mesi e dieci giorni di reclusione: è questa la condanna inflitta in appello a Sara Munari e Stefano Millesimo, tra i volti più noti dell’area antagonista torinese. I due, molto giovani e considerati tra i leader di Askatasuna, sono stati ritenuti responsabili per i fatti avvenuti durante una manifestazione contro l’Unione Industriali di Torino.

La decisione della corte d’appello ribalta l’esito del primo grado del maxi processo Askatasuna, in cui erano stati assolti. A distanza di pochi giorni, i giudici hanno invece riconosciuto una diversa ricostruzione degli eventi, individuando negli scontri con le forze dell’ordine un’azione non spontanea ma deliberata.

Secondo quanto emerge dagli atti ufficiali, la manifestazione non sarebbe degenerata casualmente, ma si sarebbe configurata come un’azione coordinata e ripetuta. Nelle carte si legge infatti che, “con più azioni esecutive di un medesimo disegno criminoso”, i due avrebbero partecipato ad aggressioni reiterate ai danni dei carabinieri impegnati nel servizio di ordine pubblico, utilizzando aste, bastoni e colpendo anche con calci e pugni.