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Biossido di azoto sotto i limiti: migliorano i dati sull’aria in Piemonte

Rispettato per la prima volta il valore limite del biossido di azoto. Confermato il trend di riduzione del PM10

I primi dati sul monitoraggio della qualità dell’aria relativi al 2025, elaborati da Arpa Piemonte, delineano un quadro complessivamente positivo, caratterizzato da miglioramenti significativi e dal pieno rispetto degli standard normativi per il biossido di azoto. L’analisi evidenzia come l’anno sia stato contraddistinto da condizioni meteorologiche generalmente favorevoli alla dispersione degli inquinanti, con inverni miti e precipitazioni nella norma.

Il 2025 rappresenta inoltre il primo anno di piena applicazione delle disposizioni previste dal Piano regionale della qualità dell’aria, approvato dalla Giunta nel settembre 2024. Secondo la relazione preliminare, redatta sulla base dei dati provenienti dagli analizzatori automatici e in attesa di validazione definitiva, il Piemonte ha raggiunto un risultato storico per quanto riguarda il biossido di azoto (NO₂), inquinante generato principalmente dai processi di combustione e dal traffico veicolare: per la prima volta tutte le stazioni della rete regionale hanno rispettato il valore limite annuale di 40 μg/m³.

Le concentrazioni più elevate, pur restando al di sotto dei limiti di legge, sono state registrate nelle aree a maggiore intensità di traffico dell’agglomerato torinese, in particolare nelle stazioni di Torino Rebaudengo (39), Torino Consolata (35), Settimo Torinese (33), Collegno (31) e Carmagnola (31).

Anche per il particolato PM10 si conferma un andamento positivo, in continuità con la progressiva riduzione osservata negli ultimi anni. Tra i capoluoghi di provincia, le concentrazioni più basse sono state rilevate a Verbania. Nella maggior parte delle stazioni regionali è stata inoltre registrata una marcata diminuzione del numero di superamenti del limite giornaliero di 50 μg/m³ (consentiti fino a 35 giorni l’anno): nel 2025 il valore è stato rispettato in 29 stazioni su 33, contro le 25 del 2024. Le stazioni con criticità si sono dimezzate, passando da 8 a 4, tutte localizzate nell’area torinese.

Nel dettaglio, a Settimo Torinese sono stati registrati 48 superamenti (erano 68 nel 2024), a Torino Rebaudengo 39 (contro 55), e a Vinovo 38 (contro 55). Miglioramenti significativi rispetto al 2024 si rilevano anche a Ivrea (-22 superamenti), Settimo Torinese (-20), Vinovo (-19), Torino Rebaudengo (-16) e Torino Rubino (-10).

“Il 2025 è stato un anno storico – dichiarano il presidente della Regione Alberto Cirio e l’assessore all’Ambiente Matteo Marnati – perché per la prima volta da quando si eseguone le rilevazioni il Piemonte ha rispettato gli attuali limiti di legge per quanto riguarda gli ossidi di azoto, un risultato importante che, unito alla conferma di trend di positiva riduzione delle polveri sottili, conferma l’efficacia delle misure di contenimento degli inquinanti e a tutela della qualità dell’aria. E’ un risultato che consideriamo straordinario e frutto delle giuste politiche regionali che ci hanno consentito, in questi anni, di invertire la rotta di aumento degli inquinanti e raggiungere questo obiettivo. Continueremo con questo metodo e con investimenti importanti per ridurre gli inquinanti e migliorare la qualità dell’aria in Piemonte. Questi risultati, pur se in attesa della validazione finale dei dati, rappresentano un segnale importante e incoraggiano la Regione a continuare con determinazione nel lavoro di monitoraggio dei numeri e di tutela dell’ambiente con misure strutturali e combinate nella convinzione che la qualità dell’aria sia un obiettivo fondamentale da raggiungere con equilibrio, sostenibilità, attenzione alla salute e alle esigenze della comunità».

Aveva violentato ragazzine minorenni in Brasile, arrestato a Cuorgne’

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Un ricercato di 41 anni brasiliano naturalizzato italiano su cui pende una condanna a 20 anni di reclusione inflitta dal Tribunale Penale di San Paolo per il reato di ”stupro di persone vulnerabili”e’ stato arrestato in un centro commerciale a Cuorgne’ dalla polizia di Stato.Ora è  in carcere a Ivrea. Gli  abusi sessuali erano stati commessi in Brasile, dove il latitante aveva approfittato della parentela con i genitori delle vittime che gli avevano affidato le bambine.

La cattura è stata eseguita dalla Squadra Mobile di Torino su segnalazione ed impulso del Servizio per la Cooperazione Internazionale di Polizia che ha veicolato una richiesta in tal senso dell’Autorità Giudiziaria brasiliana. Sul ricercato pende una condanna a 20 anni di reclusione inflitta dal Tribunale Penale del distretto di San Paolo per il reato di “stupro di persone vulnerabili”.

I continui abusi sessuali – commessi in Brasile – e, nello specifico, tra le mura di abitazioni familiari comuni, si sono protratti per un arco di tempo che va dal 2012 al 2018. L’uomo aveva approfittato del rapporto di parentela con i genitori delle vittime che, in più occasioni, gli avevano affidato le bambine.

La localizzazione del latitante è il risultato di una complessa attività info-investigativa sviluppata nell’ambito del Progetto “Wanted”, promosso e coordinato dal Servizio Centrale Operativo della Polizia di Stato anche in collaborazione con il Servizio Cooperazione Internazionale di Polizia, che ha visto impegnata la Squadra Mobile di Torino in mirate iniziative di ricerca. Così, all’esito di servizi di pedinamento e appostamento, ottenuta la certezza dell’identità del latitante, nel pomeriggio del 30 dicembre si è deciso di intervenire bloccando l’uomo nel parcheggio di un supermercato nel comune di Cuorgnè (TO).

A seguito dell’arresto, il ricercato è stato accompagnato nel carcere di Ivrea a disposizione della Procura Generale presso la Corte d’Appello di Torino competente per la prossima procedura estradizionale di consegna al Brasile.

Tragedia di Crans-Montana, i feriti rientrano in Italia: uno trasferito a Torino

Proseguono le operazioni di rientro in Italia delle persone coinvolte nella tragedia di Crans-Montana, in Svizzera. Come ha riferito il ministro degli Esteri Antonio Tajani, tutti i feriti saranno trasferiti nel nostro Paese: tre di loro verranno accompagnati all’ospedale Niguarda di Milano, mentre un altro ferito sarà trasferito a Torino, dove riceverà cure specialistiche.

Parallelamente, è stato definito anche il rientro delle vittime. I feretri, ha spiegato il ministro, saranno riportati in Italia con un volo di Stato organizzato dall’Aeronautica militare, a conferma dell’impegno delle istituzioni nel garantire un supporto immediato e coordinato alle famiglie colpite. L’incidente ha causato la morte di alcuni connazionali e il ferimento di altre persone, dando avvio a una complessa macchina dei soccorsi e dell’assistenza diplomatica. Fin dalle prime ore, le autorità italiane sono state in contatto con quelle svizzere per seguire l’evoluzione della situazione e organizzare il rientro dei feriti e delle salme.

Particolare attenzione è ora rivolta alle condizioni dei feriti e al loro trasferimento negli ospedali italiani, tra cui quello di Torino, dove uno dei pazienti proseguirà il percorso di cura, circondato dall’assistenza sanitaria e dalla vicinanza dei familiari.

Saldi invernali: l’acquisto in negozio è sempre più diffuso

Saldi al via anche a Torino. Abbigliamento (90,9%) e calzature (80,1%) i prodotti più gettonati

 

Con l’avvio dei saldi quasi 6 italiani su 10 si dichiarano pronti ad acquistare a prezzi scontati. Un appuntamento che è atteso dal 47,3% degli acquirenti per comprare articoli desiderati da tempo.

Abbigliamento (90,9%) e calzature (80,1%) sono le categorie di prodotti più gettonati, seguite da accessori (41%) e articoli sportivi (40%).

Circa 7 consumatori su 10 acquisteranno sia sul canale fisico che digitalequasi uno su quattro comprerà solo nel negozio fisico, mentre meno di 1 su 10 lo farà solo online.

Il 53,3% degli acquirenti comprerà esclusivamente ciò di cui ha bisogno, il 19,3% dichiara di preferire la qualità al prezzo mentre il 18,9% baserà la scelta sul prezzo. Oltre la metà dei consumatori ha modificato le abitudini di acquisto a causa dei cambiamenti climatici e, di questi, il 18,9% ha rinviato l’acquisto di capi pesanti, mentre il 21,5% sta acquistando un abbigliamento più leggero per via di inverni meno rigidi. Un dato confermato anche dall’80% delle imprese che evidenziano un ritardo nell’inizio della domanda di abbigliamento invernale. In linea con lo scorso anno le aspettative delle imprese sul numero di clienti che entrerà in negozio.

Il 65% degli imprenditori proporrà sconti fino al 30% e il 56,6% prevede che il proprio negozio sarà visitato da nuovi clienti. Per otto imprese su dieci i saldi invernali incideranno fino al 20% sulle vendite annuali complessive. Il 38% degli imprenditori segnala una riduzione dei ricavi nel 2025 rispetto all’anno precedente.

Questi i risultati dell’indagine realizzata da Confcommercio in collaborazione con Format Research sui comportamenti d’acquisto dei consumatori e sulle dinamiche del settore retail nei saldi invernali 2026.

Torino e l’auto alla prova del futuro. Mirafiori tra cassa integrazione e rilancio

Torino e il Piemonte restano il punto di riferimento storico dell’auto in Italia, ma stanno attraversando una stagione tra le più difficili degli ultimi decenni. Il passaggio alle nuove motorizzazioni, il rallentamento del mercato europeo, l’aumento dei costi industriali e la pressione della concorrenza globale stanno modificando in modo sostanziale il peso del territorio nelle strategie di Stellantis, con effetti evidenti sulla quantità di vetture prodotte e sui livelli occupazionali.

Negli ultimi anni il contributo italiano alla produzione del gruppo si è progressivamente ridotto. Il 2024 ha segnato uno dei momenti più critici, con volumi nazionali scesi sotto le 500 mila unità e un crollo superiore al 30% rispetto all’anno precedente. Anche l’avvio del 2025 non ha mostrato segnali di inversione: nei primi sei mesi dell’anno le vetture assemblate sono state poco più di 220 mila, circa un quarto in meno rispetto allo stesso periodo del 2024. Le proiezioni indicano che, a fine anno, il totale potrebbe attestarsi intorno alle 440 mila auto, confermando una riduzione strutturale del peso produttivo italiano all’interno del gruppo.

Il territorio più colpito è quello torinese, e in particolare Mirafiori, stabilimento simbolo della storia industriale nazionale. Oggi l’attività è quasi interamente concentrata sulla 500 elettrica, mentre le produzioni Maserati hanno numeri marginali. Nel primo semestre del 2025 da Mirafiori sono uscite poco più di 15 mila vetture, oltre il 20% in meno rispetto all’anno precedente, valori lontanissimi da quelli che per decenni hanno collocato il complesso tra i maggiori siti automobilistici europei. Le difficoltà commerciali della 500 a batteria, frenata da prezzi elevati e da una domanda ancora debole, hanno ridotto in modo sensibile il grado di utilizzo degli impianti.

Sul piano del lavoro l’impatto è stato pesante. L’utilizzo della cassa integrazione e dei contratti di solidarietà si è trasformato in una condizione quasi permanente. A Mirafiori migliaia di addetti hanno alternato periodi di attività a fasi di riduzione dell’orario o di sospensione delle linee. In tutto il Piemonte le ore di ammortizzatori sociali nel comparto metalmeccanico e automotive sono cresciute in maniera marcata, segno che la crisi non riguarda solo la fabbrica torinese ma l’intero sistema di imprese dell’indotto che ruota attorno a Stellantis.

In uno scenario ancora fragile, le prospettive per Mirafiori e per l’industria dell’auto piemontese dipendono soprattutto dalla possibilità di rilanciare i volumi con nuovi modelli. L’elemento più atteso è l’introduzione, avviata dalla fine del 2025, della nuova 500 ibrida, che potrebbe intercettare una platea più ampia di clienti rispetto alla versione elettrica. Le stime parlano di una potenzialità di circa 100 mila unità annue a regime, numeri che potrebbero contribuire a ridurre l’uso degli ammortizzatori e a dare maggiore stabilità all’occupazione, pur in un contesto in cui restano aperti anche programmi di uscite volontarie e di riorganizzazione del personale.

Il futuro dell’automotive torinese e piemontese si gioca quindi su un equilibrio complesso: accompagnare il cambiamento tecnologico senza perdere la massa critica necessaria a sostenere lavoro e filiera. Sarà decisivo il contributo delle istituzioni attraverso politiche industriali, incentivi al mercato, investimenti in infrastrutture e formazione. Mirafiori, più che una semplice fabbrica, continua a rappresentare il simbolo di questa partita: dalla sua capacità di ritrovare centralità dipenderà in larga parte il destino dell’industria dell’auto in Piemonte.

Il tumore silenzioso che stava soffocando l’intestino: operazione record salva donna a Torino

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Non avvertiva alcun dolore e non poteva immaginare ciò che stava crescendo silenziosamente nel suo corpo. Una donna di 69 anni ha scoperto di essere affetta da una neoplasia ovarica di dimensioni eccezionali – paragonabili a quelle di una gravidanza a termine – solo quando le sue condizioni sono improvvisamente peggiorate.

Per diversi mesi la gigantesca cisti ovarica, con un diametro di circa 28 centimetri, è rimasta nascosta, senza manifestazioni evidenti. La paziente non aveva percepito alcun segnale. L’allarme è scattato quando la massa, associata alla presenza di una seconda neoplasia intestinale, ha iniziato a comprimere il colon, determinando sintomi acuti e improvvisi fino a una grave sofferenza intestinale non più trascurabile.

A metà dicembre la donna giunge all’attenzione dei sanitari. Il caso viene preso in carico dalla Chirurgia Ginecologica Mininvasiva dell’ospedale Sant’Anna, diretta dal dottor Paolo Petruzzelli. I tempi sono estremamente ridotti, anche per la prossimità delle festività natalizie, ma la risposta è immediata: vengono attivati i percorsi aziendali della Città della Salute e della Scienza di Torino per i pazienti oncologici – il Centro Accoglienza e Servizi e il Gruppo Interdisciplinare di Cura – che permettono in pochi giorni di definire inquadramento diagnostico, stadiazione e strategia terapeutica.

Determinante in questa fase è stato il contributo della Radiologia dell’ospedale Sant’Anna, che ha fornito l’imaging preoperatorio indispensabile per affrontare un quadro clinico di eccezionale complessità.

Il 23 dicembre, a poche ore dalla vigilia di Natale, la paziente viene condotta in sala operatoria. L’intervento, eseguito in regime di urgenza nonostante le criticità organizzative legate al periodo festivo, ha una durata di circa sei ore, dalle 8.30 alle 14.30.

La gestione anestesiologica e rianimatoria è affidata al servizio di Anestesia e Rianimazione, con un ruolo centrale della dottoressa Mariella Maio e della sua équipe – in particolare la dottoressa Milena Mortara e la dottoressa Mary Locane – che seguono la paziente nelle fasi intraoperatorie, perioperatorie e nel successivo ricovero in terapia intensiva.

Durante l’intervento emerge la gravità del quadro clinico. La neoplasia ovarica viene asportata: pesa circa 6 chilogrammi e presenta un volume paragonabile a quello di una gravidanza gemellare a termine. I sintomi più critici sono tuttavia legati alla sofferenza intestinale, che richiede un intervento immediato e coordinato di più specialisti.

Viene quindi coinvolta in sala operatoria la dottoressa Anna Opramolla della Gastroenterologia ed Endoscopia Digestiva dell’ospedale Regina Margherita, che esegue una procedura endoscopica intraoperatoria decisiva. Successivamente, grazie alle consulenze ripetute dell’Anatomia Patologica, coordinate dalla dottoressa Margherita Goia, viene confermata la natura neoplastica sia della massa ovarica sia della lesione del colon sigma, consentendo di orientare in modo puntuale le scelte chirurgiche.

A questo punto interviene la Chirurgia d’Urgenza dell’ospedale Molinette con il dottor Mauro Santarelli, che procede alla necessaria radicalizzazione intestinale, completando l’intervento in maniera efficace e risolutiva.

Un ruolo centrale è stato svolto anche dalla dottoressa Michela Chiadò, operatrice senior della Chirurgia Mininvasiva, che ha seguito la paziente lungo l’intero percorso diagnostico-terapeutico e ha partecipato direttamente all’intervento, garantendo continuità assistenziale. Importante anche il contributo degli specializzandi, tra cui la dottoressa Margherita Di Rienzo.

Un intervento che ha letteralmente salvato la vita alla donna, reso possibile dal lavoro sinergico di ginecologi oncologi, chirurghi, anestesisti, gastroenterologi, anatomopatologi, radiologi, infermieri e operatori sanitari, capaci di coordinarsi in tempi rapidissimi e trasformare giorni di attesa e timore in una storia di speranza.

«Sono casi rari, ma emblematici – spiegano i professionisti coinvolti ed il Direttore sanitario di presidio Umberto Fiandra – perché dimostrano come tempestività, competenza e lavoro di squadra possano fare la differenza anche in regime di urgenza».

Il dottor Paolo Petruzzelli ha definito il caso un evento “normalmente eccezionale”. Una storia di Natale vissuta tra i corridoi e le luci della sala operatoria, fatta di decisioni cruciali che hanno permesso a una donna di tornare a guardare al futuro, ricordando come la forza di una sanità efficiente risieda soprattutto nelle persone che la rendono possibile ogni giorno.

“Una storia a lieto fine che ancora una volta diventa esempio delle eccellenze multidisciplinari della nostra Città della Salute e della Scienza. Ringrazio i nostri professionisti, che hanno reso possibile tutto ciò. Il valore aggiunto espresso dalla Città della Salute e della Scienza di Torino è consistito nella possibilità di schierare contemporaneamente tutte le competenze mediche e sanitarie di tutte le specialità che erano necessarie per trattare nel migliore dei modi le diverse sfaccettature di questo particolare caso clinico. In questi giorni di festività, ancora una volta il mio pensiero va a tutti i pazienti che vivono le loro fragilità all’interno dei nostri ospedali e a tutti gli operatori che li accolgono e li assistono in maniera amorevole” dichiara Livio Tranchida (Direttore generale CDSS).

Bullismo, il Piemonte fa rete: 57 scuole finanziate per prevenzione e contrasto

Difendere i ragazzi, educare al rispetto: la Regione Piemonte investe nelle scuole contro bullismo e cyberbullismo. Stanziati 277 mila euro per 57 istituti

«Il contrasto al bullismo è una priorità. Educare al rispetto, alla legalità e all’uso consapevole delle tecnologie significa costruire cittadini più forti».

La Regione Piemonte ha approvato 57 progetti presentati dalle scuole del primo ciclo, statali e paritarie, finalizzati alla prevenzione e al contrasto del bullismo e del cyberbullismo. Le iniziative intendono rispondere in modo concreto a fenomeni sempre più diffusi e, in alcuni casi, particolarmente gravi.

Le risorse

L’investimento complessivo supera i 277 mila euro. Ogni istituto con progetto approvato potrà beneficiare di un contributo fino a 5.000 euro, da utilizzare nell’anno scolastico 2025-2026 per la realizzazione delle attività previste.

I progetti finanziati

Sono 57 i progetti sostenuti: 49 presentati da scuole statali e 8 da istituti paritari. La distribuzione sul territorio vede:

  • Alessandria: 2 progetti

  • Asti: 6

  • Biella: 5

  • Cuneo: 12

  • Novara: 4

  • Città metropolitana di Torino: 27

  • Verbano-Cusio-Ossola: 1

  • Vercelli: 1

Le attività previste

Le azioni sono rivolte agli studenti e mirano a promuovere la cultura della legalità, il rispetto della persona, la valorizzazione delle diversità e il contrasto a ogni forma di discriminazione. Particolare attenzione è riservata all’educazione civica digitale, alla tutela del benessere psicofisico e all’uso consapevole delle tecnologie e della rete.

I progetti favoriscono inoltre lo sviluppo della personalità, il benessere scolastico e le relazioni tra pari. Tra i temi centrali figurano l’educazione affettiva, il rispetto reciproco, la prevenzione di ogni forma di violenza — compresa quella di genere — e la responsabilizzazione sull’uso del linguaggio online. L’obiettivo è creare ambienti di apprendimento partecipativi, in cui lo studente diventi protagonista e possa trovare figure professionali in grado di supportarlo in situazioni di disagio.

Un ulteriore traguardo è ridurre la distanza tra le esperienze vissute dagli studenti e la percezione del fenomeno da parte dei docenti, favorendo al contempo la conoscenza dei protocolli di gestione delle situazioni di bullismo e cyberbullismo e una corretta informazione rivolta a scuole e famiglie.

«Contrastare bullismo e cyberbullismo significa difendere i nostri ragazzi e ribadire che la scuola è un presidio educativo irrinunciabile, non una zona franca. La Regione Piemonte investe risorse, visione e responsabilità perché nessun giovane venga lasciato solo e perché la libertà, la dignità e il rispetto non siano parole astratte ma pratiche quotidiane. Educare al rispetto, alla legalità e all’uso consapevole delle tecnologie significa costruire cittadini più forti e una Nazione più solida, fondata sul merito, sulla responsabilità e sulla cura delle fragilità».

Altre iniziative regionali

La Giunta regionale ha inoltre approvato uno schema di protocollo d’intesa con l’Ufficio Scolastico Regionale, le forze dell’ordine e la Procura per i minorenni, finalizzato a rafforzare le azioni comuni di educazione alla legalità, prevenzione dei comportamenti a rischio e contrasto a bullismo e violenza. L’accordo rende strutturale la collaborazione tra istituzioni, scuola, terzo settore e forze dell’ordine.

Fare rete è la parola chiave: nell’ottobre scorso la Regione ha adottato il nuovo Piano regionale triennale per la prevenzione e il contrasto del bullismo e del cyberbullismo, con l’obiettivo di mappare le iniziative attive sul territorio e offrire un sistema di sostegno, prevenzione e formazione rivolto a scuole, insegnanti, famiglie e studenti.

Torino e il Piemonte vedono la luce in fondo al Tunnel? Non prendiamo lucciole per lanterne

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Caro Direttore,

Secondo uno studio della CGIA di Mestre il Piemonte dal 2019 al 2025 e’ in 12a posizione per crescita economica sulle 20 regioni italiane, ma le previsioni dicono che la crescita economica prevista nel 2026 dovremmo essere al 3* posto. Vediamo la luce in fondo al tunnel ?  Non facciamo l’errore che fece il Governo Monti nel 2012 che prese lucciole ler lanterne  anche sé quella previsione servi’ alla lista Monti, poi svanita pochi mesi che era entrata in Parlamento. Oggi ci dicono che i nostri brevetti, frutto della industria, sino calati quasi della metà. Con l’ottimismo dei titoli o delle interviste sui giornali purtroppo non si creano posti di lavoro e per molti tra cui molti giovani la precarietà è ancora un destino come ci ha ricordato il Cardinale Repole. Non a caso i primi dati sui saldi ci dicono che in periferia vanno molto meno bene del centro.
Voglio dirlo con chiarezza, se noi non ci accorgiamo del nostro stato di salute, se il Medico non analizza bene i dati delle analisi del sangue o delle ecografie noi possiamo passare a miglior vita prima del tempo. La stessa cosa può capitare se i nostri governanti o gli esperti che scrivono commenti sui giornali non capiscono per tempo lo stato di salute economica di una Città o di un Paese. Per oltre vent’anni Torino e il Piemonte non han voluto vedere come stavano realmente le cose .. sono stato il primo nel 2008 a capire che Torino e il Piemonte stavano crescendo meno della media nazionale. Lo dissi da Sottosegretario di Stato ai trasporti alla Presidente Bresso e al Sindaco Chiamparino. Si urtarono e mi mandarono a….  Neanche la denuncia di Mons. Nosiglia nel 2012 quando denunciò che a Torino la metà della Città che stava bene non si accorgeva della metà della Città che stava male.  Abbiamo dovuto aspettare il 2020 che uscisse un bel libro dei tre consulenti delle Amministrazioni di sinistra che denunciarono la crisi di Torino che non aveva saputo o voluto difendere il suo settore più Importante, quello dell’auto. Ci penso’ Banca d’Italia sede di Torino a dirci nel 2022 che nei vent’anni precedenti  Bologna era cresciuta di venti punti di PIL in più rispetto a Torino. In tutti questi anni però sui giornali torinesi non si è voluto vedere lo stato reale della economia così quando Elkan vendette la Fiat alla Peugeot il governo Conte-PD non disse nulla e non mise la golden power. La Golden power è lo strumento che i Governi usano per difendere le proprie aziende strategiche dallassalto di gruppi stranieri. Il tutto mentre lo Stato francese era azionista della Peugeot e ora è azionista di Stellantis. Solo l’anno scorso preoccupato di una possibile sconfitta di Lorusso Pietro Garibaldi tentando di mettere in piedi una Lista presentabile alla Torino che sta bene  ha dovuto dire che Torino è’ una ex malata di una malattia intensa.  Malgrado tutti  gli ottimismi, Torino è ancora indietro, come  si vede dalla tabella della CGIA di Mestre, pubblicata ieri da Lo spiffero, Torino e il Piemonte dal 2019 al 2025 sono solo dodicesimi per crescita della economia. 1,76 punti in meno rispetto alla Emilia e 5,19 in meno rispetto alla Lombardia dal che si capisce perché appena possono le aziende si trasferiscano a Milano. Nel 2025 e 2026 cresceremo 0,12 in meno rispetto alla Emilia mentre recupereremo solo lo  0,6% rispetto alla Lombardia. Rispetto alla media italiana nel totale siamo ancora sotto di oltre due punti malgrado i miliardi degli investimenti del PNRR. Possiamo dire che si vede una luce in fondo al tunnel? NO.
Occorre fare di più molto di più. La proposta di usare i vecchi stabilimenti abbandonati nacque da Gianfranco Carbonato alcuni anni fa, ora , in ritardo, la portiamo avanti.
Il calo economico evidenziato dalla tabella spiega bene perché metà della Città sta male e perché sono aumentate le diseguaglianze.
Questo è il risultato dopo oltre 50 mesi dalla elezione della Giunta Lo Russo che come abbiamo potuto veder bene in questi giorni è nettamente condizionata dalla sinistra interne e da quella di AVS che si e’ alleata sempre più intensamente con gli amici di Askatasuna. Una Amministrazione che non ha saputo gestire il tentativo di accordo con Askatasuna, senza pretendere , come gli avrebbe potuto consigliare un buon uomo di governo, la cessazione immediata e per sempre della violenza come arma di lotta politica. In questo periodo i ragazzi di cui parla oggi anche il Prefetto, sono cresciuti e allenati alla lotta violenta con gli assalti al cantiere della TAV. E adesso dooo aver proclamato Blocchiamo tutto senza capire la gravità di ciò che dicevano, coloro che hanno bloccato le stazioni durante le manifestazioni Plo Flottilla non vogliono pagare le sanzioni previste dalla legge.
Dal punto di vista economico  ora partiranno o si concluderanno lavori cittadini ma la Città sin qui nin  si è ripresa, le periferie sono ancora molto indietro e dovranno aspettare il 2032 per vedere la linea 2 della Metro. Ben altra Vision e efficienza avevano le Amministrazioni torinesi con la DC, il PLI,il PRI, il PSDI e poi con i socialisti di Enzo Biffi Gentilì. Non abbiamo sentito alcuna lamentela sui ritardi del cantiere più importante del nostro Paese, quello della TAV. Per rilanciare Torino la economia e il lavoro ci vuole ben altro, dal rilancio delle Fiere internazionali al rilancio dell’aeroporto, al rilancio del settore auto collegato al Centro per la IA, allo sviluppo di aziende importanti come la SPEA, la DEA come il Centro per la IA che il Governo di Centro Destra ha assegnato a Torino. A questo si aggiunga la Cittadella dell’aerospazio e la necessità di un impegno forte sulle nostre infrastrutture di trasporto come la Tangenziale, il Traforo del Monte Bianco la TAV e il Terzo Valico. Ecco perché in Comune bisogna mandare gente esperta e competente e molto battagliera con Roma. Una amministrazione che organizzi una Cabina di regia forte con Milano, Genova e Lione, perché nella TAV VALLEY che non avrà nulla da invidiare alla Silicon Valley, Torino sarà al centro. E di oggi la notizia che le Mense dei poveri si stanno ampliando . Chi ha scelto di impegnarsi in politica alla luce della Rerum Novarum e degli appelli di Paolo VI questa volta non può più sbagliare e continuare a dare una copertura alle giunte di sinistra. Così nel Centro Destra prima si lavori al Programma partendo dalla discussione sul futuro Piano Regolatore comunale e poi si individui un candidato forte , meglio se con una esperienza nella industria internazionale.

Mino GIACHINO
Responsabile cittadino UDC

Protezione civile, una squadra di volontari dal Piemonte a Crans – Montana per assistenza organizzativa

La Regione Piemonte è presente a Crans Montana con una squadra di volontari del Coordinamento regionale provenienti da Verbania e incaricata di prestare assistenza logistica e organizzativa, come il supporto per gli spostamenti, gli alloggiamenti e altre necessità.

In base alla richiesta formulata dal Dipartimento nazionale della Protezione civile è stato attivato il modulo TAST (Team di Assistenza Tecnica e Supporto) della Protezione civile regionale, struttura operativa specializzata e certificata per interventi di emergenza nazionali e internazionali composta da volontari e professionisti piemontesi per supporto logistico e coordinamento, parte della Colonna mobile piemontese.

“Fin dai momenti immediatamente successivi alla tragedia di Capodanno – affermano il presidente Alberto Cirio e l’assessore alla Protezione civile Marco Gabusi – la Regione Piemonte ha offerto la sua disponibilità a collaborare con le attività di soccorso sanitario e di assistenza. Abbiamo messo a disposizione anche il nostro sistema di Protezione civile, forte dell’esperienza maturata in tanti missioni internazionali, e ringraziamo i volontari che stanno svolgendo la loro preziosa e importante funzione nella cittadina svizzera”.

Frane, piogge e territorio fragile: l’allarme che arriva da Torino e dal Piemonte

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In Italia, anche nel 2025, la crisi climatica continua a lasciare un segno profondo. A certificarlo è il bilancio annuale dell’Osservatorio Città Clima di Legambiente, realizzato in collaborazione con il Gruppo Unipol, che restituisce l’immagine di un Paese sempre più esposto agli effetti degli eventi meteorologici estremi.

Nel corso dell’anno appena concluso, in tutta la Penisola sono stati registrati 376 eventi meteo estremi, con un incremento del 5,9% rispetto al 2024. Un dato che colloca il 2025 al secondo posto tra gli anni più colpiti dell’ultimo decennio, subito dopo il 2023, che aveva fatto segnare 383 eventi.

A dominare la scena sono stati soprattutto gli allagamenti dovuti a piogge intense (139 casi), seguiti dai danni provocati dal vento (86) e dalle esondazioni fluviali (37). Particolarmente preoccupante è il forte aumento dei fenomeni legati alle temperature record, cresciuti del 94% rispetto all’anno precedente, così come l’incremento delle frane da piogge intense (+42%) e dei danni da vento (+28,3%).

Il Nord Italia si conferma l’area più colpita, seguito da Sud e Centro. Tra le città spiccano Genova, con 12 eventi estremi, Milano e Palermo con 7 ciascuna. A livello regionale la Lombardia guida la classifica con 50 casi, seguita dalla Sicilia (45) e dalla Toscana (41). Sul piano provinciale Genova è al primo posto con 16 eventi, seguita da Messina e Torino (12), Firenze e Treviso (11), Milano (10), quindi Como, Lecce, Massa Carrara e Palermo (9).

Pesanti anche le ripercussioni sui trasporti: nel 2025 sono stati 24 gli episodi che hanno causato danni e ritardi a treni e trasporto pubblico locale. Le interruzioni sono state provocate non solo da piogge, allagamenti e frane, ma anche da temperature eccezionalmente elevate e raffiche di vento particolarmente intense.

La fotografia tracciata da Legambiente mostra un territorio sempre più fragile e una crisi climatica che accelera, mettendo a rischio infrastrutture, economie locali e la sicurezza delle persone. L’associazione denuncia la mancanza di una strategia organica di adattamento, sottolineando come le azioni messe in campo risultino ancora frammentate e prive di una governance multilivello.

Secondo uno studio dell’Università di Mannheim, nel 2025 i danni causati da ondate di calore, siccità e alluvioni in Italia hanno raggiunto i 11,9 miliardi di euro, una cifra che potrebbe salire fino a 34,2 miliardi entro il 2029. Per evitare questo scenario, Legambiente richiama la necessità di attuare il Piano Nazionale di Adattamento ai Cambiamenti Climatici (PNACC), approvato nel 2023 ma ancora privo delle risorse necessarie per rendere operative le 361 misure previste. Urgente anche l’istituzione dell’Osservatorio nazionale per l’adattamento ai cambiamenti climatici.

“Ancora una volta l’Italia – commenta Stefano Ciafani, presidente nazionale di Legambiente – si è fatta trovare impreparata di fronte a una crisi climatica che è una dura realtà sul territorio nazionale da molti anni. Le immagini di quanto accaduto in diverse regioni, dalle alluvioni alla grande siccità, parlano da sole. E a pagarne lo scotto sono come sempre i cittadini, i territori, le imprese e più in generale l’economia del Paese. Continuiamo a riconcorrere le emergenze, invece che lavorare su piani di mitigazione e di adattamento e prevenzione. Al Governo Meloni chiediamo di mettere la crisi climatica al centro della sua agenda politica, attivandosi per lo stanziamento delle risorse necessarie per attuare al più presto il PNACC, che ad oggi resta purtroppo un piano sulla carta, che sono mancate anche nella legge di bilancio in approvazione; approvando il prima possibile una legge contro il consumo di suolo, che non si combatte fermando il fotovoltaico a terra ma vietando poli logistici, data center, nuove infrastrutture stradali, aree residenziali o produttive sui suoli agricoli; istituendo l’Osservatorio nazionale per l’adattamento ai cambiamenti climatici. Non sono più ammessi ritardi”.

Siccità

Il 2025 è stato segnato anche da una siccità ormai strutturale, che ha colpito soprattutto il Sud Italia, con particolare intensità in Sardegna, Puglia e Sicilia. Nel Nord della Sardegna, in particolare nella Nurra, numerose aziende agricole sono state costrette a rinunciare a molte colture, con gravi ricadute economiche. Drammatica la situazione degli allevamenti, che hanno dovuto affrontare il rischio di restare senza acqua per l’abbeveraggio, costringendo le imprese ad acquistare acqua a costi insostenibili.

In Sicilia, a settembre, i sindaci dei comuni del comprensorio irriguo di Ribera hanno chiesto una terza irrigazione di soccorso per salvare frutteti e colture di qualità. In Puglia, la Giunta comunale di San Severo ha deliberato la richiesta di dichiarazione di stato di calamità naturale a causa della prolungata siccità e delle temperature elevate.

Caldo record in Europa

Le alte temperature rappresentano un ulteriore segnale di allarme. Secondo i dati del Copernicus Climate Change Service, il 2025 è destinato a essere il secondo anno più caldo mai registrato, al pari del 2023 e subito dopo il 2024. È inoltre probabile che la temperatura media globale del triennio 2023-2025 superi per la prima volta la soglia di 1,5°C fissata dagli Accordi di Parigi.

In Europa, l’estate è stata segnata da ondate di calore eccezionali. Uno studio dell’Imperial College London e della London School of Hygiene & Tropical Medicine stima che il cambiamento climatico abbia causato 16.500 decessi in più rispetto a un’estate priva dell’aumento delle temperature legato alle attività umane.

“Il bilancio 2025 dell’Osservatorio Città Clima – dichiara Alice De Marco, presidente di Legambiente Piemonte e Valle d’Aosta – conferma una tendenza allarmante: gli eventi meteorologici estremi continuano ad aumentare, con impatti sempre più gravi anche sul nostro territorio. Piemonte e Valle d’Aosta non sono immuni: la provincia di Torino figura tra le più colpite in Italia, con 12 eventi registrati nell’anno, mentre le piogge intense e le frane hanno messo a dura prova la tenuta idrogeologica delle nostre aree montane e collinari, in particolare la provincia del Verbano-Cusio-Ossola. In Piemonte gli eventi estremi registrati nel 2025 sono 28 (+27% rispetto al 2024) e, come da trend nazionale, anche nel territorio piemontese sono gli allagamenti da piogge intense i fenomeni più frequenti.
Questi numeri non sono semplici statistiche: raccontano di territori fragili, di comunità esposte a rischi crescenti e di un’emergenza climatica che richiede risposte immediate. È indispensabile accelerare l’attuazione del Piano Nazionale di Adattamento ai Cambiamenti Climatici e approvare una legge contro il consumo di suolo. Ma non basta: occorre avviare con urgenza la redazione dei Piani locali di adattamento al clima per Piemonte e Valle d’Aosta, strumenti fondamentali per tradurre le misure nazionali in azioni concrete sui territori, dalle città alle aree interne. Solo così potremo proteggere le persone, le infrastrutture e il nostro patrimonio naturale. Il tempo delle scelte è adesso.
Ricordiamo che nel 2025 i danni causati da ondate di calore, siccità e alluvioni in Italia ammontano già a 11,9 miliardi di euro: senza interventi strutturali, entro il 2029 si rischia di arrivare a 34,2 miliardi. È altrettanto urgente avviare una quantificazione economica puntuale dei danni subiti dal Piemonte, per programmare risorse e interventi adeguati. Non possiamo più permetterci ritardi: il PNACC deve uscire dalla teoria e diventare realtà, con risorse certe e governance efficace.”