Askatasuna, Avs: “Il teorema era infondato”
“Infine è avvenuto ciò che speravamo e ci aspettavamo: è caduta in primo grado l’accusa di associazione a delinquere per 16 membri del centro sociale Askatasuna e del Movimento No TAV, nonostante le condanne, comunque molto ridotte rispetto alle richieste della Procura, per alcuni singoli imputati per gli altri capi d’accusa. Abbiamo sempre pensato che l’accusa di associazione a delinquere fosse frutto di un teorema del tutto infondato, completamente fuori luogo per persone che con i loro atti non si sono arricchite né avvantaggiate in nessun modo. Che le iniziative del centro sociale per il contrasto alla precarietà abitativa, la promozione dello sport popolare, la distribuzione di cibo e tamponi durante il lockdown, i corsi di italiano per stranieri non siano mai state una maschera per altre finalità. Le responsabilità penali sono sempre personali e non è mai esistito un nucleo che architettasse un programma criminoso. Di fatto non accolta in questa sede anche la richiesta monstre di risarcimento del danno: dovrà essere provato davanti al Tribunale Civile. Come abbiamo sempre detto, Askatasuna non è un covo criminale e continuerà a esistere, anche come bene comune. Ci aspettiamo delle scuse da chi, da destra, aveva dimenticato ogni garantismo e attaccato pesantemente in questi mesi imputati e solidali e auspichiamo che ora si apra una riflessione sull’uso sproporzionato del diritto penale contro il dissenso e i movimenti sociali.” – lo dichiarano il Vicecapogruppo di AVS alla Camera, Marco Grimaldi, la Capogruppo di AVS in Piemonte,Alice Ravinale, e la Capogruppo di Sinistra Ecologista al Comune di Torino, Sara Diena.
Con la benedizione del Sindaco Lo Russo
Binzoni, vice Capogruppo di Fratelli d’Italia: “Quanto avvenuto ieri non ha nulla di pacifico né di democratico. Inquietante che da parte dei ‘democratici del Pd’ non vi sia stata alcuna presa di distanza”
“Quello che è andato in scena ieri, in occasione della celebrazione di chiusura del Ramadan – dichiara Alessandra Binzoni, vice Capogruppo di Fdi in Consiglio Regionale – non ha nulla di pacifico né di democratico. Abbiamo assistito a scene che sono in aperto contrasto con le parole pronunciate dal Sindaco Lo Russo, all’insegna dell’inclusione, della pace e della condivisione.
“Allahu Akbar ripetuto svariate volte, i soliti slogan contro Israele, gli insulti all’Italia oltre alle tante donne presenti segregate e sepolte sotto i burqua sono la rappresentazione plastica di un islam radicale che ha concluso il Ramadan dando alle fiamme l’immagine del Presidente del Consiglio Meloni. La cosa inquietante – prosegue Binzoni – è che tutto questo è avvenuto sotto gli occhi e con la benedizione del Sindaco di Torino. Inoltre, a distanza di ore, non ho ancora letto alcuna presa di distanza da parte dei ‘democratici del Pd’ né alcuna condanna da parte delle pseudo femministe di sinistra”.
“E’ evidente che l’inclusione cara al Pd e al Sindaco Lo Russo prevede la sottomissione e l’islamizzazione della società. A questa idea di Torino cara a tutta la sinistra rispondiamo con una difesa dei nostri valori e della nostra cultura. Non vi può essere vera inclusività in assenza di rispetto reciproco, di tolleranza tra diverse sensibilità religiose o politiche, e di rispetto della donna che non può essere in alcun modo trattata come un oggetto” conclude Binzoni.
“Ho presentato un’interrogazione alla quale, data l’importanza del tema, auspico di avere una risposta in tempi stretti, per sapere dall’Assessore regionale alla sanità se sia stato valutato l’impatto dell’inflazione sulla soglia di reddito per l’esenzione dal ticket sanitario, se intenda farsi portavoce presso il Governo della richiesta di un aggiornamento della normativa vigente, adeguandone la soglia ai livelli attuali di reddito e costo della vita, e se la Regione abbia intenzione di prevedere misure per mitigare l’effetto dell’erosione del potere d’acquisto sulle fasce di reddito più basse e sui soggetti più vulnerabili della popolazione al fine di garantire un accesso equo alle cure” spiega la Consigliera regionale del Partito Democratico Laura Pompeo.
“Le attuali soglie di esenzione dal ticket sanitario – prosegue la Consigliera regionale Pd – risalgono a normative degli anni ’90 e non sono state adeguate all’inflazione e all’aumento del costo della vita. Negli ultimi anni la difficile congiuntura economica e sociale, fortemente influenzata dalla pandemia, ha colpito duramente molte persone e non possiamo permettere che famiglie con redditi medio-bassi subiscano un ulteriore aggravio delle proprie spese sanitarie. Il mancato aggiornamento della soglia rischia di escludere numerosi cittadini che, pur superando di poco il limite, versano in difficoltà economiche”.
“Il mancato aggiornamento della soglia di esenzione e le liste d’attesa sempre più insostenibili rischiano di aumentare la percentuale dei coloro che sceglieranno di non curarsi, esponendosi al rischio di un aggravamento delle condizioni di salute, con un conseguente peggioramento della qualità della vita e delle capacità lavorative. Nella salute non può e non deve esistere disuguaglianza e compete alle istituzioni garantire a tutti le cure adeguate” conclude la Consigliera Laura Pompeo.

“Grave vedere messo a fuoco il manifesto con il volto di Giorgia Meloni da chi solo poche ore fa vedeva concesso uno spazio pubblico per celebrare la fine del Ramadan. E’ vergognoso che questa sia la risposta della comunità islamica all’Italia che li sta accogliendo, tanto più in assenza di una parola di condanna da parte delle loro rappresentanze religiose e del sindaco che tuttavia si è affrettato a partecipare alle celebrazioni. Evidentemente c’è un problema di integrazione come la manifestazione di Torino dimostra, dove le aperture vengono viste ingiustamente come occasione per compiere simili atti di prevaricazione. Con un’interrogazione al Ministro chiediamo che si faccia luce su un episodio che uniti a certi messaggi di intolleranza verso le nostre istituzioni è preoccupante” lo dichiara il vicecapogruppo di Fdi alla Camera Augusta Montaruli.
Cattolici, servono leader e non predicatori
LO SCENARIO POLITICO di Giorgio Merlo
Se c’è una cultura che non ama la personalizzazione della politica è quella del cattolicesimo
politico italiano. Sia nella sua versione democratica o popolare o sociale. Perchè, appunto, si
tratta di una tradizione che ha sempre privilegiato il progetto, la proposta e l’iniziativa rispetto
all’adulazione servile e miracolistica di un capo. Non a caso, nella stessa Dc si è sempre parlato di
“leadership diffusa” anche se in quel partito, l’ultimo grande partito italiano, c’erano grandi leader
nonchè statisti. Ma, per non rifugiarsi nella nostalgia o nella mera decantazione del passato, è
inutile nascondere che il capitolo della leadership, accanto indubbiamente alla valenza del
progetto, assume oggi un’importanza straordinaria ai fini del consenso, della rappresentanza
politica e della bontà del progetto stesso. E l’individuazione del leader, accanto al profilo
democratico e collegiale del partito, resta comunque un tassello decisivo per qualificare il
progetto politico. Parlo, come ovvio, di una rinnovata e qualificata presenza dei cattolici italiani
nella cittadella politica contemporanea. Ma anche sul tema della leadership occorre intendersi. E
cioè, il leader non è un astratto predicatore di valori e di principi. Categoria, questa, che abbonda
e che, tuttavia, resta sostanzialmente incompatibile con la necessità, e anche l’utilità, di avere dei
leader. Leader di una comunità, beninteso. E non di un circolo autoreferenziale e circoscritto fatto
di adulatori o di tifosi. Un leader che “naturalmente” è il punto di riferimento di un mondo, di
un’area e di un segmento della società non perchè viene “benedetto” dall’alto attraverso i soliti e
ben noti meccanismi di potere ma, al contrario, perchè viene selezionato nella concreta battaglia
politica. Senza auto investiture, senza ‘benedizioni’ di casta e, soprattutto, senza essere
predestinato a ricoprire ruoli di potere in virtù di misteriosi meccanismi di selezione. Cioè il leader
è il frutto e la conseguenza di un percorso che coincide con una pratica democratica e popolare
che poco si addice per chi è abituato a ricoprire incarichi di potere e di grande prestigio o
nell’amministrazione dello Stato o perchè ‘scende in campo’ solo se assolve e ricopre incarichi di
potere. A prescindere. Ecco, di tutto ciò oggi l’area cattolica italiana, seppur nel rigoroso rispetto
del pluralismo politico che la contraddistingue, non ne ha bisogno. Semmai, e al contrario, è
necessario ed indispensabile che l’area cattolica italiana – sia sul versante della sinistra, sia su
quello del centro destra come su quello più squisitamente centrista – abbia dei punti di riferimento
politico e culturali autorevoli ma soprattutto popolari. Cioè espressione di una cultura politica che
si afferma attraverso una rigorosa prassi democratica e popolare. Questa è la lezione decisiva, di
merito ma soprattutto di metodo, che oggi deve caratterizzare l’area cattolica italiana. E
l’esempio, questa volta sì, ce lo offre il passato. Perchè se è vero che non si vive di nostalgia, è
pur vero che i criteri democratici e popolari per selezionare la classe dirigente non cambiano con
le mode del momento. Ma affondano le loro radici nella storica ed antica cultura del cattolicesimo
politico italiano. E, ieri come oggi, quelle regole conservano una straordinaria attualità e
modernità
POLITICA
Leggi l’articolo su L’identità:
Cpr in Albania, gli irregolari nei centri italiani potranno essere trasferiti
Forza Italia e il futuro dell’auto
Oggi al MAUTO di Torino si è tenuto il convegno Il futuro dell’automotive passa da qui: per non essere solo museo, un evento promosso da Forza Italia per approfondire le sfide e le opportunità del settore automobilistico in Italia. Presenti tra gli altri Maurizio Gasparri, Alberto Cirio, Paolo Zangrillo, Roberto Rosso e Andrea Tronzano. “In un momento di profonda trasformazione, segnato dalla transizione all’elettrico, dall’innovazione tecnologica e dalle sfide per il clima, il dialogo tra istituzioni, imprese e mondo accademico è fondamentale” , dicono i promotori.
Presenti anche i protagonisti dell’industria, come Stellantis e BYD, insieme a esperti, professori e ingegneri del Politecnico di Torino. L’obiettivo è delineare il futuro della mobilità e rafforzare il ruolo dell’Italia in un mondo in continuo cambiamento per garantire il futuro al settore automotive.