L’esempio di Marco

Di Vittorio Pezzuto

Dalla prima pagina de LA RAGIONE oggi in edicola www.laragione.eu

Per decenni il congresso annuale del Partito radicale è stato il vero compleanno di Marco Pannella. Una festa che una tenace minoranza laica, libertaria, liberista, federalista europea e nonviolenta dedicava anche a sé stessa impastando incontri fecondi, la fatica dell’ascolto reciproco fra pazzi (di libertà e non solo), l’omaggio degli avversari e non di rado la messa in gioco di ogni avere nel tentativo di conquistare l’improbabile ma necessario. A due lustri dalla sua morte quel congresso si rinnova sotto altra forma: maratone oratorie, interviste e commemorazioni di quanti nel suo ricordo celebrano soprattutto la parte migliore della loro vita.
La più grande lezione che ci lascia è quella imparata a 29 anni in una pensione di Cattolica: convintosi di essere inadeguato a questo mondo, scelse di tagliarsi le vene. Lo salvò per caso Franco Roccella e fino all’ultimo dei suoi giorni ha dimostrato di avere avuto torto: regalandoci buone leggi, splendide battaglie, l’esercizio della fantasia senza potere, un inesausto dialogo con il diverso e una teoria della prassi rivelatasi efficace antidoto alla spesso impotente politica di Palazzo.

 

Furgone esce dalla carreggiata, conducente in ospedale

Un furgone esce fuori dalla carreggiata e il conducente viene portato in ospedale. È accaduto nel tardo pomeriggio di ieri a San Carlo Canavese, in Strada San Giovanni. Sul posto è giunta la Croce Reale per il 118, che ha trasportato il conducente del mezzo pesante all’ospedale di Ciriè; fortunatamente è rimasto ferito in modo lieve. Sono intervenuti anche i carabinieri della compagnia di Venaria Reale e il distaccamento dei vigili del fuoco di San Maurizio Canavese, poiché poi il mezzo aveva sversato gasolio sull’asfalto.

VI.G

Il Fringe Festival inaugura con un monologo sulla memoria collettiva

Tutte le cose più grandi di noi

 

Da oggi il Torino Fringe Festival apre il sipario sulla stagione 2026 con uno spettacolo capace di attraversare la memoria collettiva come una fotografia ritrovata in fondo a un cassetto: intenso, stratificato, profondamente generazionale. Un debutto che sceglie di partire non dal rumore del presente, ma da ciò che ci ha costruiti in silenzio. Tutte le cose più grandi di me, in scena al ) alle 21.30, sarà un monologo scritto e interpretato da Sofia Longhini è uno spettacolo che parte dall’infanzia per interrogare il presente e il modo in cui siamo diventati adulti quasi senza accorgercene.

Prodotto da Fraternal Compagnia APS, con allestimento scenico e luci di Lorenzo Fedi e Anna Chiara Capialbi, il lavoro attraversa una domanda tanto semplice quanto destabilizzante: cosa accadeva nel mondo mentre noi crescevamo? Mentre guardavamo cartoni animati, mangiavamo gelati, sfogliavamo Cioè o inseguivamo il primo bacio, fuori dalle nostre camerette la storia continuava a muoversi, feroce e rapidissima, tra stragi, crisi, trasformazioni sociali e paure collettive. Il monologo prova allora a ricostruire quel cortocircuito tra microcosmo personale e grande storia. Non c’è nostalgia patinata, ma una riflessione generazionale che alterna tenerezza e vertigine. L’infanzia emerge come un territorio apparentemente protetto, mentre il mondo adulto si costruisce sullo sfondo quasi in silenzio, fino al momento in cui ci si ritrova improvvisamente “grandi”, senza sapere esattamente quando sia successo.

La scrittura scenica di Longhini sembra muoversi proprio in questo spazio sospeso: quello in cui i ricordi privati si intrecciano con la memoria pubblica. Caramelle, karaoke e riviste adolescenziali convivono con gli eventi traumatici che hanno attraversato gli ultimi decenni, creando un racconto emotivo e politico insieme.

Il percorso artistico di Sofia Longhini contribuisce a definire la stratificazione del progetto. Laureata in italianistica e diplomata come attrice alla Nico Pepe di Udine, si è formata tra teatro, danza e drammaturgia collaborando con realtà come Teatro Valdoca e Kepler-452. Nel 2024 ha inoltre vinto per l’Italia il bando europeo Theatre in Palm, lavorando a Cipro con il THOC di Nicosia. Un percorso che si riflette in una ricerca scenica attenta alla relazione tra intimità e contesto storico.

All’interno del Fringe torinese, Tutte le cose più grandi di me si inserisce perfettamente nel tema di questa edizione, dedicata alle trasformazioni contemporanee e ai modi in cui le persone abitano il proprio tempo. Non uno spettacolo “sull’infanzia”, dunque, ma sul momento preciso in cui ci si accorge che il mondo, nel frattempo, è andato avanti. E che forse siamo cresciuti inseguendolo.

Valeria Rombolà

Per Balletto Teatro di Torino “Studio sul fauno” e “White pages”

Mercoledì 20 maggio andranno in scena alla Lavanderia a Vapore

BTT_moves, la stagione e di danza contemporanea del Balletto Teatro di Torino, prosegue dal 7 maggio scorso per concludersi il 22 dicembre 2026, attraversando teatri, spazi di creazione e luoghi della cultura della Città Metropolitana di Torino, trasformandoli in un ecosistema vivo di pratiche, incontri e visioni.
Mercoledì 20 maggio, alle 21, negli Spazi della Lavanderia  a Vapore di Collegno, andrà in scena  una serata capace di connettere generazioni, linguaggi e formati.
Aprirà  la serata nel foyer della Lavanderia ‘Studio sul fauno’ di Roberto Zappalà con Samuel Arisci, un lavoro che trasporta il pubblico in una soglia poetica e simbolica, dove realtà, sogno e desiderio si confondono.
Allo stesso modo lo spazio in cui si esprime la danza, l’universo interiore del fauno, è  un mondo altro dove esclusione, corteggiamento e erotismo trovano il proprio spazio espressivo.
In palcoscenico la serata prosegue con il trittico ‘White Pages’ di Manfredi Perego, un progetto che si articola in tre capitoli diversi per durata e composizione, tutti accompagnati dalle musiche originali di Paolo Codognola e contraddistinto da una stessa intenzione poetica, il desiderio di condividere il percorso di ricerca che Perego conduce da oltre dieci anni.
In scena TIR Danza / MP. Ideograms  e Balletto Teatro di Torino mettono a confronto tre generazioni di performer, disegnando una grammatica plurale, dove l’identità diventa traiettoria. Il concetto del tempo è  esplorato in “Dedica al tempo” attraverso il corpo di Lucia Nicolussi, danzatrice e madre dell’artista.  Nella sezione centrale “Dedica al dinamismo” i quattro giovani danzatori  e danzatrici del Balletto di Torino, Bailey Kager, Ivo Santos, Noa Chatton e Noa Van Tichel, incarnano l’instabilità di una costante tensione verso l’ignoto. Con la danzatrice e compagna Chiara Montalbani il coreografo riscrive, a distanza di anni, dal solo “Grafiche nel silenzio” il nuovo lavoro intitolato “Dedica al silenzio”.
È possibile prenotare il proprio biglietto scrivendo a btt.moves@gmail.com, o chiamando ai numeri 0114730189 WhatsApp 3316139715 dalle 10 alle 17. È  anche possibile acquistare i biglietti direttamente a teatro , a partire da un’ora prima dello spettacolo.

Mara Martellotta

Nuovi fondi per le scuole di montagna più isolate

La Giunta regionale ha ampliato a 750.000 euro le risorse per garantire i servizi scolastici nei territori montani del Piemonte per l’anno scolastico 2026/27.

Alla dotazione iniziale di 340.000 euro ne sono stati aggiunti ulteriori 410.000, portando il totale a 750.000 euro attivando così l’intera programmazione prevista dalla legge regionale n. 14/2019 sullo sviluppo e la tutela della montagna. Una misura confermata e rafforzata anno dopo anno: dai 528.000 euro del 2024 si è passati ai 633.000 del 2025 e ai 750.000 di quest’anno.

L’incremento dei fondi permetterà di finanziare il mantenimento in funzione di scuole dell’infanzia e primarie nei Comuni montani più isolati. Il precedente stanziamento riguarda invece la razionalizzazione delle pluriclassi: nelle scuole di montagna è frequente che bambini di età e livelli diversi condividano la stessa aula con un unico insegnante, per insufficienza di iscritti. Il contributo regionale consente di coprire i costi per personale aggiuntivo o per l’estensione dell’orario di servizio, riducendo il numero di classi accorpate e avvicinando la qualità della didattica a quella garantita nelle scuole di pianura.

L’assessore regionale allo Sviluppo della Montagna Marco Gallo sottolinea che «con questa delibera si completa la programmazione sulle scuole montane agendo su due fronti e si rafforza la capacità di intervento della Regione con l’obiettivo di garantire continuità e qualità del servizio scolastico, sostenendo le famiglie e contribuendo alla tenuta delle comunità montane».

L’assessore all’Istruzione e Merito Daniela Cameroni è sulla stessa lunghezza d’onda: «Una scuola di montagna aperta significa una comunità viva, famiglie che scelgono di restare e bambini che crescono nel proprio territorio con le stesse opportunità degli altri studenti piemontesi. La scuola è un presidio di futuro e il luogo dove si costruisce l’identità: mantenerla viva vuol dire dare ai giovani un motivo in più per credere nel loro territorio e scegliere di restarci».

A fare da tramite tra la Regione e le scuole sono le Unioni montane, che raccolgono le esigenze dei plessi del proprio territorio, presentano le domande di contributo attraverso la piattaforma regionale Findom e gestiscono i fondi in collaborazione con gli istituti scolastici di riferimento. Le risorse sono erogate in due parti: un acconto fino al 90% dell’importo riconosciuto all’avvio dell’anno scolastico, il saldo a rendicontazione avvenuta al termine delle lezioni.

Insegnante di 35 anni si è tolto la vita a Torino

Ieri al Convitto Nazionale Umberto I di Torino, un professore di 35 anni si è tolto la vita  durante l’orario scolastico. Secondo la  Polizia di Stato, il docente si sarebbe lanciato dal secondo piano  verso le 15. Il corpo è stato rinvenuto nel cortile interno della scuola. Il 35enne era un insegnante di violoncello che  aveva vinto  concorsi di prestigio  e si era esibito in rassegne in Italia e all’estero.

Amedeo Nazzari: tra storia e drammi

Non solo film “strappalacrime”…

Di Debora Bocchiardo

Amedeo Carlo Leone Buffa, che negli anni ’30 assumerà il nome d’arte Amedeo Nazzari, nasce a Cagliari il 10 dicembre 1907. Il padre, Salvatore, è proprietario di un pastificio e la madre, Argenide, è figlia di Amedeo Nazzari, presidente della Corte d’appello di Vicenza trasferito a Cagliari.

A soli sei anni, la morte improvvisa del padre obbliga la famiglia a trasferirsi a Roma. Qui, a scuola, dai salesiani, il piccolo Amedeo inizia a calcare il palcoscenico nelle recite o con le filodrammatiche, scoprendo da subito una grande passione e un notevole talento. Innamorato della recitazione, interromperà gli studi di ingegneria per dedicarsi completamente al teatro.

L’esordio da professionista avviene nel 1927, con la compagnia di Dillo Lombardi,  per poi passare negli anni successivi a compagnie più importanti come quelle di Annibale NinchiMemo Benassi e Marta Abba.

Nel 1935 viene notato da Elsa Merlini, che gli offre una parte nel film che sta per girare: Ginevra degli Almieri. La pellicola non avrà successo e Nazzari tornerà al teatro.

Sarà una grande attrice italiana a dare la svolta decisiva alla sua carriera. Anna Magnani, all’epoca sposata con il regista Goffredo Alessandrini, lo volle infatti in “Cavalleria”. È la svolta. Con la sua eleganza, la bellezza e il fascino della divisa, Nazzari diventa la principale attrazione del film.

La pellicola, presentata a Venezia alla Mostra del Cinema, sarà uno dei maggiori incassi del 1936.

Al divisa gli dona così tanto che nel 1938 lo accompagna anche nel suo secondo successoLuciano Serra pilotasempre con la regia di Alessandrini.

A questo punto Nazzari è ormai un volto noto, ma è nota anche la sua abitudine ad intervenire sulle scelte registiche o sul copione. Un aspetto caratteriale che gli procurerà la fama di attore scomodo, indocile e polemico.

Tuttavia il successo non tarda a arrivare e con esso gli ambiti riconoscimenti. Nel 1941, alla IX Mostra Internazionale d’Arte Cinematografica di Venezia, il conte Giuseppe Volpi di Misurata gli consegna la Coppa del Ministero della Cultura Popolare come migliore attore per il film Caravaggio, il pittore maledetto.

Nello stesso anno, La cena delle beffe, diretto da Alessandro Blasetti, lo consacra definitivamente come “divo” del cinema. Il film, un dramma in costume che si svolge nella Firenze dei Medici, resterà famoso anche per aver proposto  la prima scena di nudo femminile con un’inquadratura di pochi secondi col seno di Clara Calamai velatamente esposto.  Un frammento che causerà il divieto ai minori e la condanna delle autorità ecclesiastiche.   Di questa pellicola resta tuttavia famosa l’interpretazione intensa di Nazzari che passa alla storia con la celebre frase: «…e chi non beve con me, péste lo cólga!».

Dopo una serie di film minori interpretati durante il periodo bellico tra mille difficoltà, dal 1945 Amedeo Nazzari torna a pellicole di rilievo  con Un giorno nella vita di Alessandro Blasetti, in cui interpreta un capo partigiano, Il bandito, diretto da Alberto Lattuada con Anna Magnani come co-protagonista, e La figlia del capitano, tratto dal romanzo omonimo di Puškin e diretto da Mario Camerini.

La sua fama travalica i confini e in Spagna interpreta tre film per poi andare in Argentina dove rifiuta di interpretare un italiano corrotto e criminale. Evita Perón, scoperto il fatto, lo inviterà a restare comunque in Argentina per conoscere i numerosi immigrati italiani in quel Paese.

Il ritorno in Italia, nel 1949, è celebrato da una pellicola eccezionale: accanto all’emergente Silvana Mangano recita ne Il lupo della Sila.

Comincia così il lungo periodo di film tragici e sentimentali, “strappalacrime”, indissolubilmente legati alla figura di Amedeo Nazzari.

Nel 1949 recita, in Cateneaccanto all’attrice di origine greca Yvonne Sanson.

Un enorme successo di pubblico che aprirà un secondo fortunatissimo capitolo della sua carriera. Il melodramma popolare, già molto amato in Italia ai tempi del cinema muto, torna a far battere il cuore del grande pubblico.

Tutti interpretati accanto ad Yvonne Sanson, diretti da Raffaello Matarazzo e premiati da un enorme successo al botteghino, film come Tormento (1950), I figli di nessuno (1951), Chi è senza peccato… (1952), Torna! (1953), Pietà per chi cade (1954), L’angelo bianco (1955) o Malinconico autunno (1958) segnano un’epoca… e una generazione!

Parallelamente, Nazzari accetta anche ruoli più impegnativi come Processo alla città (1952) o Il brigante di Tacca del Lupo (1952), presentato alla Mostra internazionale d’arte cinematografica di Venezia.

La sua origine sarda viene orgogliosamente messa in risalto in Proibito (1955), mentre nel 1957 viene scelto da Federico Fellini per interpretare un breve “cameo”  in Le notti di Cabiria.

Sempre nel 1957 Nazzari sposa l’attrice italo greca Irene Genna, da cui un anno più tardi nascerà la figlia, Maria Evelina, futura attrice di teatro.

Gli anni sessanta riservano a Nazzari le prime delusioni dopo il grande successo.

Le grandi case di produzione scelgono Burt Luncaster per il ruolo del Principe Salina nel Gattopardo di Visconti e nel remake de La figlia del capitano, girato da Lattuada col titolo La tempesta, il personaggio di Pugacev, che un tempo era stato suo, viene assegnato a Van Heflin.

Da Hollywood arriva la proposta di girare un film con Marilyn Monroe, ma stavolta è lui che rifiuta. Nazzari non se la sente di recitare un inglese e di affrontare anche scene di canto e ballo. Nel 1968 ottiene invece una parte nel film La colonna di Traiano, una coproduzione italo-romena.

Nel frattempo in Italia si apre la stagione della commedia all’italiana, ma Nazzari si rifiuta di interpretare questo tipo di copioni che sente troppo lontani dal suo gusto personale.  È l’inizio del viale del tramonto. Da adesso in poi, al cinema, lo vedremo soltanto in piccoli ruoli o apparizioni in pellicole famose.

Tuttavia, la sua carriera gli riserva ancora qualche soddisfazione con quel mezzo straordinario che sta crescendo sempre più e che raggiunge le masse: la televisione.

Proprio per questo nuovo, variegato pubblico realizza un rifacimento della celebre La cena delle beffe e de La figlia del capitanoRestano anche celebri le sue partecipazioni a trasmissioni di grande successo quali Il MusichiereStudio Uno e Settevoci. Nel 1963 conduce Gran Premio, abbinato alla Lotteria Italia, e gira alcuni famosi caroselli in cui riprende la sua più celebre battuta : «… e chi non beve con me …».

Nel 1969 una retrospettiva dei suoi film riscuote grandissimo successo sulle reti  Rai e, nello stesso anno, Nazzari lavora alla miniserie televisiva La donna di cuori.

La sorte, purtroppo, si rivelerà impietosa verso questo splendido attore. A partire dagli anni settanta, una insufficienza renale lo tormenta, infatti, costringendolo a rinunciare ad alcune proposte di lavoro. Nel 1975, già molto provato e costretto a frequenti ricoveri, prende ancora parte ad un episodio della serie televisiva L’ispettore Derrick, intitolato L’uomo di Portofino, poi seguono solo brevissime partecipazioni.

Si spegnerà il 6 novembre 1979 a Roma, in clinica, e verrà sepolto, al cimitero monumentale del Verano col suo vero nome: Amedeo Buffa.

In caso di emergenza come ottenere i fondi statali

Per poter accedere ai fondi statali in caso di dichiarazione di stato di emergenza la Regione avvia l’iter per adeguare le proprie normative.
L’assessore Marco Gabusi, durante la seduta della Commissione ambiente del Consiglio regionale presieduta da Sergio Bartoli, ha illustrato ai commissari il disegno di legge 141: “Disposizioni urgenti in materia di dichiarazione e gestione dello stato di emergenza di rilievo regionale”.

Il presidente Sergio Bartoli

“L’ultima legge di bilancio statale ha istituito un fondo destinato alle Regioni per fronteggiare gli eventi meteorologici di livello inferiore rispetto a quelli per cui è prevista la dichiarazione dello stato di emergenza nazionale. Fino ad oggi – ha detto Gabusi – la Regione abbiamo gestito le emergenze con la legge regionale 38/78 che, pur continuando a rappresentare uno strumento fondamentale, ha bisogno di un aggiornamento. Per questo motivo abbiamo proposto un adeguamento della normativa regionale, che garantisca agli enti locali maggiori opportunità e una significativa semplificazione delle procedure, anche grazie alle deroghe che potranno essere previste attraverso la dichiarazione dello stato di emergenza regionale”.
Il testo di legge, dichiarato urgente, passerà al vaglio del Cal entro 10 giorni senza bisogno di consultazioni e sarà discusso nell’Aula del Consiglio regionale all’inizio di giugno.
Per chiarimenti sono intervenuti i consiglieri: Vittoria Nallo (Sue), Gianna Pentenero (Pd), Sergio Bartoli (Lista Cirio), Marina Bordese (FdI), Fabrizio Ricca (Lega).

I sonnambuli e i ribelli

E’ possibile rilanciare il desiderio di giustizia sociale e libertà?

Libreria Feltrinelli
Piazza C.L.N. 251
Torino

Presentazione del libro
I sonnambuli e i ribelli.
Perché in Italia non c’è protesta sociale
di Ruggero D’Alessandro
(Meltemi Edizioni)

 

Torino è la città ideale con la sua tradizione storica di lotta radicata nel suo carattere industriale e nel ruolo centrale del suo movimento operaio e studentesco per parlare di desiderio di giustizia sociale e libertà. Dimentichiamo però i cliché della militanza: oggi la protesta si muove tra post, piazze fluide e identità precarie. È da qui che parte questo libro, dallo sguardo lucido e contemporaneo sulle ferite – sempre più visibili – della società italiana. Lo scrittore sociologo Ruggero D’Alessandro costruisce una riflessione critica sulle trasformazioni del presente, analizzando le dinamiche economiche, politiche e sociali che hanno progressivamente indebolito la protesta e la partecipazione collettiva. Con un linguaggio – accessibile ma denso – l’autore mostra con chiarezza i temi cruciali: le disuguaglianze crescenti, la crisi della rappresentanza politica, il rapporto, sempre più ambiguo, tra capitalismo e democrazia. Rispetto al Sessantotto, è vero: i movimenti di oggi sembrano più inclusivi, forse, capaci forse di parlare a tutti. Ma come? Qualcosa si è incrinato. Il legame con i partiti si è fatto distante, quasi ostile. La politica istituzionale ha perso credibilità — lasciando spazio alla sfiducia diffusa e a all’un’astensione elettorale sempre più marcata. E allora la domanda resta sospesa, urgente: che futuro hanno i movimenti? La risposta, suggerisce il libro, sta nella loro capacità di evolversi. Le tecnologie continueranno a essere strumenti potentissimi di mobilitazione immediata, ma non basteranno. Serviranno nuove architetture della partecipazione: reti stabili, associazioni, circoli, centri sociali, comunità, capaci di connettere realtà diverse, luoghi dove tornare a incontrarsi, a discutere, a decidere. Perché, anche nell’era digitale, la politica ha ancora bisogno di spazi corpi e visioni condivise perché giustizia sociale e libertà continuino a non essere solo un obiettivo e un paradigma di riferimento. Ma diventino finalmente reali. E Torino con il suo tessuto urbano e sociale, con la presenza di università e centri culturali continua a essere un ambiente favorevole per facilitare l’organizzazione collettiva.

Dettagli dell’evento:
• Data: 5 giugno
• Orario: 18:00 – 19:30
Luogo: Libreria Feltrinelli
Piazza C.L.N. 25 – Torino

Durante la presentazione l’autore dialogherà con i presenti, approfondendo i temi del libro e rispondendo alle domande del pubblico.

Ingresso libero fino a esaurimento posti.

Per ulteriori informazioni: Meltemi Editore – www.meltemieditore.it

Retake Day 2026, Torino si mobilità per una città più bella

Sabato 23 maggio prossimo, Associazioni di Realtà del Territorio si ritroveranno per una giornata dedicata alla cura dei beni comuni e degli spazi condivisi, insieme a decine di città unite dallo stesso obiettivo. L’appuntamento sarà alle 14.30 in piazza Carducci per un intervento di cura urbana dedicato a uno dei luoghi più simbolici della città, punto di collegamento tra il sistema metropolitano e la Città della Salute. I volontari si prenderanno cura della piazza armati da piene e guanti per poterla rendere più accogliente e vivibile per cittadini, studenti e lavoratori e visitatori che la attraversano ogni giorno.

“Il Retake Day è un’occasione aperta a tutti i cittadini che credono nei valori della condivisione e della cura – dichiara il presidente di Retake, Fabrizio Milone. Invitiamo tutti a partecipare, grandi e piccoli, cittadini e associazioni, perché la cura dei beni comuni riguarda ciascuno di noi. Ogni intervento, anche il più piccolo, contribuisce a costruire comunità più consapevoli, luoghi più vivibili e a rendere più saldo il rapporto fra persone e territorio. Insieme possiamo davvero prenderci cura dell’Italia partendo dagli spazi in cui viviamo ogni giorno”.

II Retake Day rappresenta uno dei momenti più significativi dell’anno per la rete Retake, una mobilitazione diffusa che unisce persone di tutte le età nel segno della partecipazione civica e della responsabilità condivisa. Si tratta di un’iniziativa che mette al centro la cura dei luoghi e la costruzione di relazioni, comunità e senso di appartenenza.

Mara Martellotta