“Gli scontri messi in atto da settori dei centri sociali torinesi dopo lo sgombero di Askatasuna sono inaccettabili. Nell’esprimere piena solidarietà agli agenti rimasti feriti, non possiamo che registrare con preoccupazione la reazione di una parte della sinistra, incapace di distinguere tra conflitto politico e violenza organizzata.
Askatasuna è stata coinvolta più volte in azioni squadriste, dall’assalto alla sede de La Stampa fino a episodi di sabotaggio di infrastrutture. Non si tratta di dissenso, ma della messa in scena di un immaginario violento, che nulla ha a che vedere con la libertà di espressione o con la critica democratica. Sarebbe un errore gravissimo confondere la battaglia contro un Governo illiberale, come quello guidato da Giorgia Meloni, con la legittima e doverosa azione di sgombero nei confronti di chi gioca a fare il terrorista, utilizzando la violenza come linguaggio politico”. Così Filippo Blengino, segretario di Radicali Italiani.
“Pesante sconfitta della Amministrazione Comunale. Torino non è scesa in piazza contro chi aveva assaltato La Stampa e in piazza sono scesi coloro che l’hanno assaltata”
Scrivo a Te per dirlo anche alla politica democratica e all’associazionismo torinese.
In difesa di uno spazio della cittadinanza e di un percorso di solidarietà.
“Oggi migliaia di cittadini e cittadine si sono mobilitati per difendere uno spazio comune dalla repressione che questo Governo vuol far passare per tutela della sicurezza pubblica.
Tra di loro c’eravamo anche noi, non solo come rappresentanti delle istituzioni, ma anche come cittadini antifascisti che credono in un futuro diverso rispetto alla deriva autoritaria in cui ci sta trascinando il Governo.
Siamo fradici per gli idranti che ci hanno lavati mentre percorrevamo via Vanchiglia pacificamente, amareggiati per l’esito della giornata, frutto dello sgombero e di un clima di tensione e paura alimentato dalla militarizzazione del quartiere di Vanchiglia, voluta dal Governo.
Ogni violenza e provocazione per noi è sbagliata.
Restiamo fermamente convinti che non ci sia alternativa alla prosecuzione di un percorso collettivo e partecipato sullo spazio di corso Regina 47.
L’Assessore Jacopo Rosatelli non deve difendersi da niente: lui, come tutti noi, sta dalla parte della Costituzione, agisce alla luce del sole, con trasparenza e coerenza, mentre chi chiede le sue dimissioni partecipa a missioni oscure in Donbass a sostegno di regimi autoritari, ed è fra coloro che vogliono una Torino militarizzata e cercano sempre, scientemente, di alimentare e accrescere la tensione” – lo dichiarano il Vicecapogruppo di AVS alla Camera, Marco Grimaldi, la Capogruppo di AVS alla Regione Piemonte, Alice Ravinale, e la Capogruppo di SE al Comune di Torino, Sara Diena.
Askatasuna, perchè la sinistra tollera la violenza?
LO SCENARIO POLITICO di Giorgio Merlo
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C’è un aspetto che, francamente, rischia di diventare sempre di più un mistero fonte di
contraddizione e ambiguità. E cioè, ma com’è possibile che di fronte alla decisione di smantellare
– scelta purtroppo tardiva – del centro sociale torinese Askatasuna la sinistra torinese, o meglio la
stragrande maggioranza della sinistra torinese e anche nazionale, contesta la scelta degli
organismi istituzionali preposti di fronte ad un centro sociale che in questi anni si è contraddistinto
per una feroce ed inaudita violenza che ha messo in campo? A livello torinese, piemontese e
soprattutto sul versante nazionale?
Ora, il tema della discordia è molto semplice. Da un lato abbiamo un centro sociale che è tutt’altro
che un centro di socializzazione, di elaborazione culturale, di promozione politica, di convivialità
democratica o di approfondimento tematico. Si tratta, come tutti sanno – ma proprio tutti a Torino
e in Piemonte – di un luogo che soprattutto esercita e pratica la violenza. Una violenza brutale che
viene scagliata a viso aperto contro tutto ciò che si ritiene che possa anche solo minimamente
ostacolare l’azione di questo sedicente centro sociale.
E qui veniamo al punto politico di fondo. E cioè, se è comprensibile che il partito del trio
Fratoianni/Bonelli/Salis difenda a spada tratta tutti i centri sociali disseminati in Italia – essendo il
partito, appunto, che è il prolungamento di quelle esperienze cosiddette sociali – stupisce che
altre forze di sinistra, a cominciare dai 5 stelle e da alcuni settori del Pd, contestino una scelta del
genere o, peggio ancora, continuino tutto sommato a difendere una esperienza come quella di
Askatasuna. Certo, si tratta di un atteggiamento politico ben noto e che non si ferma alla vicenda,
peraltro complessa e drammatica, del centro sociale torinese. Perchè, purtroppo, c’è un nodo
irrisolto nel rapporto tra la sinistra, soprattutto l’attuale sinistra italiana, e il tema della sicurezza,
della tutela della legalità, della difesa del ruolo e della mission delle forze dell’ordine e, in ultimo,
della garanzia per i cittadini di poter vivere in un clima di pace e di sicurezza pur nel rispetto di
tutto ciò che è sinonimo di dissenso, di manifestazioni di piazza e di contestazione politica. Ed è
un nodo, questo, che continua ad attraversare l’universo della sinistra italiana nelle sue multiformi
sfaccettature e che non trova soluzione. E la drammatica situazione del centro sociale torinese,
uno i tra i più violenti e spietati a livello nazionale di quella galassia, non fa altro che riproporre
questa eterna contrapposizione. E cioè, da un lato una difesa sperticata di chi garantisce in tutte
le forme possibili l’ordine pubblico e, dall’altro, coloro che mettono sistematicamente in
discussione ogni scelta che punta deliberatamente a garantire e a ricercare la sicurezza dei
cittadini. Su questo versante, non ci possono essere visioni ideologicamente contrastanti. Perche
il nostro paese ha già conosciuto in un triste passato le contraddizioni di una parte politica che ha
sostanzialmente minimizzato tutto ciò che era riconducibile alla violenza. Speriamo sia una lezione
che nessuno possa o debba dimenticare. Soprattutto nel campo della sinistra estremista,
ideologica e massimalista.
Il Partito Liberaldemocratico di Torino, il Segretario provinciale Francesco Aglieri Rinella esprimono
preoccupazione per la gestione del caso Askatasuna di questi giorni.
«Lo sgombero di Askatasuna, il corteo e le violenze di ieri sera dimostrano anzitutto una cosa», ha
dichiarato il segretario provinciale, «lo scontro tra centro destra e centrosinistra, anche a livello
locale, genera cortocircuiti dannosi per tutti: entrambe le fazioni hanno preso la decisione giusta al
momento sbagliato. Da un lato abbiamo il Sindaco di Torino Stefano Lo Russo che corregge solo ora
la decisione di collaborare con una realtà che da trent’anni penalizzava l’immagine di Torino e
vandalizzava proprietà pubbliche. Dall’altro abbiamo un governo e un ministro degli interni che
decidono di mettere in atto solo ora lo sgombero per danneggiare Lo Russo e la sua giunta. La
risoluzione di Piantedosi di sgomberare Askatasuna a pochi giorni dal Natale, nel week end che per
il commercio di prossimità rappresenta buona parte dei profitti dell’anno, danneggerà i
commercianti e cittadini dei quartieri limitrofi».
Il Partito Liberaldemocratico di Torino prende quindi atto delle conseguenze dannose della politica
di contrapposizione fra i due poli: 10 agenti feriti con pietre e bottiglie, scuole di quartiere chiuse e
i leader di Askatasuna che minacciano di invadere le strade nel periodo in cui la cittadinanza fa gli
acquisti di Natale. «I cittadini sono esasperati dai danni alle loro proprietà, agli immobili, alle
automobili e agli esercizi commerciali», continua Francesco Aglieri Rinella, «e sono stati frustrati sia
dalla proposta di accettare possibili collaborazioni con i responsabili di tali danni, sia dalla tempistica
con cui il Governo ha scelto di agire. Mentre la sede di Reale Mutua in Corso Siccardi si barrica
temendo i disordini dei prossimi giorni, noi ribadiamo con forza che la continua contrapposizione
tra destra e sinistra genera solo errori, e che le decisioni vanno prese non contro la parte politica
avversa, ma nell’interesse dei cittadini, e quindi al momento giusto».
Askatasuna: “Oggi Rifondazione in piazza”
POLITICA
Leggi l’articolo su L’identità:
“Separazione delle carriere? Il giudice deve essere terzo”. Intervista a Tiziana Maiolo
Predicano il rispetto del (loro) diritto di espressione e poi scacciano chi la pensa diversamente. A raccontare questa storia è Mino Giachino, oggi commissario torinese dell’Udc, già sottosegretario alle Infrastrutture dal 2008 al 2011 nel governo Berlusconi e artefice della famosa manifestazione Sì Tav che portò decine di migliaia di persone in piazza Castello il 10 novembre del 2018. Il successo fu tale che, dicono le cronache, quel giorno il Cavaliere chiamò Giachino: “Confesso che ti ho invidiato”.

Ma veniamo ad oggi, allo sgombero di Askatasuna. Giachino sobbalza davanti alla tv nel vedere un giovane che parla, a nome del centro sociale, di “atteggiamento muscolare da parte delle forze dell’ordine” e “criminalizzazione del dissenso”.
“Ora so che si chiama Stefano – spiega l’ex sottosegretario – il ragazzo che la mattina di sabato 29 marzo 2025 era uscito dal palazzo occupato in corso Regina Margherita a dire a noi del gruppo Sì Tav – Sì Lavoro che eravamo lì davanti a dare volantini a favore dell’alta velocità, che era meglio sloggiare. Aveva anche un simpatico cane al guinzaglio. Tanto che gli agenti della Digos presenti ci consigliarono di lasciar perdere e ce ne andammo per evitare tensioni”.
Insomma, tutto bene per i militanti del centro sociale, finché non si sostiene un’idea diversa dalla loro e soprattutto se la si sostiene davanti all’edificio che ritenevano, almeno fino ad oggi, fosse casa loro.
“Da allora oltre alla lotta No Tav – conclude Giachino – mi pare si siano mobilitati non molto pacificamente a favore della Palestina, ad esempio assaltando La Stampa. Ora mi auguro che il Sindaco Lo Russo prenda davvero atto della situazione. Ho fatto bene a scrivere due settimane fa al Prefetto che la situazione era ormai intollerabile”.
(Nelle foto: Giachino e i Sì Tav davanti ad Askatasuna lo scorso marzo; la folla Sì Tav il 10 novembre 2018 a Torino)
“È inaccettabile che un intero quartiere sia svegliato all’alba da un’operazione di polizia giudiziaria che costringe 500 famiglie di bambini, che sarebbero dovuti andare a scuola, e restare fuori. Inaccettabile che una primaria e una scuola dell’infanzia vengano chiuse all’improvviso, a pochi giorni dalle feste natalizie. Un’operazione di spettacolarizzazione della forza che nessuna istituzione dovrebbe avallare. Il laboratorio repressione del Governo è in atto e mostra un volto dello Stato che fa male a tutti. Processi e indagini dovrebbero seguire il loro corso e accertare responsabilità individuali, i sigilli al centro sociale invece sarebbero solo un fallimento della politica e un atto cinico contro la città di Torino. Ma solidarietà, cultura e dissenso non si sgomberano con la forza” – lo ha dichiarato in aula il Vicecapogruppo di AVS alla Camera, Marco Grimaldi.