“Serve un forte intervento da parte governo per dotare le famiglie in difficoltà di strumenti informatici utili alla didattica a distanza, tanto più se il ritorno a scuola sarà direttamente a settembre.
E’ poi indispensabile che la connessione a internet raggiunga tutti i territori, perché senza strumenti e connessioni uguali per tutti le distanze diventano incolmabili, anche quelle psicologiche.
Oggi, infatti, le famiglie a basso reddito vivono il momento della didattica a distanza come un ulteriore limite e disagio. Non si può più attendere, si parta da qui, senza pretesti e la ministra Azzolina dia un segnale certo ed immediato per dimostrare che la scuola italiana contrasta e non incentiva le diversità e non si può continuare a fingere che il problema del digital divide non esista. Presenteremo emendamenti al decreto Cura Italia con l’intento di annullare il divario digitale che mai quanto oggi ci pone davanti un’Italia a due velocità”. Così, in una nota, la deputata di Forza Italia Daniela Ruffino.
Per oggi invece, lo scopro ora, è stata convocata una conferenza stampa per presentare quei dati e quelle relazioni.
Inconcepibile che, a fronte di un certo numero di revoche (67 in media ogni anno dal 2017 al 2019), le liste d’attesa (970 cittadini) non “scorrano” in proporzione; inaccettabile richiedere a persone con disabilità permanenti di certificare periodicamente il loro diritto ai buoni: si identifichino procedure per evitarlo. Il 30% di inutilizzo è una percentuale monstre. Negli ultimi dodici mesi di consiliatura, l’Amministrazione provi a razionalizzare: poniamo rimedio a questo scempio.
Nessuna impresa vedrà un euro prima di due o tre mesi, cioè quando probabilmente molte di loro avranno chiuso per fallimento e licenziato i dipendenti. Il governo ha messo il muro della burocrazia fra le proprie decisioni e i loro effetti concreti. Ad allungare i tempi c’è poi l’attesa delle autorizzazioni europee, necessarie per un Paese che non ha margini fiscali per agire autonomamente.