“La proroga degli ammortizzatori, ora confermata, è di sicuro una buona notizia, ma significherà solo temporeggiare se non sarà finalizzata alla rioccupazione e quindi alla realizzazione del progetto Italcomp.
Ora il Governo sembrerebbe disposto ad aumentare l’investimento pubblico del 70%, tuttavia il Ministro Giorgetti continua a ripetere che l’investitore privato per il restante 30% non si trova. Che cosa si pensa di fare? Serve un’alternativa credibile, in grado di mettere in sicurezza i lavoratori di Riva di Chieri e Belluno” -è la dichiarazione del Capogruppo di Liberi Uguali Verdi, Marco Grimaldi.
Il maschilismo sta tornando proprio in un contesto in cui alcune donne occupano posti di grande responsabilità e la proposta di legge Zan divide, non senza ragioni, il fronte femminista storico. Si sta dimenticando che le donne sono la maggioranza del Paese e devono avere il riconoscimento sancito dall’articolo 3 della Costituzione. La decrescita anagrafica e la denatalità che condannano l’Italia ad una marginalità destinata ad aumentare, dovrebbero imporre all’attenziome il ruolo femminile che è l’unica prospettiva di futuro per un Paese in declino. Almeno questa constatazione elementare dovrebbe essere compresa da tutti, anche i più grossolani.
“Le primarie sono una grande opportunità per riallacciare i rapporti con una città che purtroppo percepisco lontana dalla politica e dai partiti”, così commenta Enzo Lavolta. Torinese, vice Presidente del Consiglio comunale e già assessore all’Ambiente e all’Innovazione nella Giunta Fassino, avrebbe potuto evitare le “forche caudine” delle firme, accettando la candidatura offerta dai Verdi. “Ringrazio i Verdi, sono una forza politica con tanti giovani che hanno voglia di futuro, ed è motivo di orgoglio il fatto che vedano in me un interlocutore e un interprete dei loro ideali. Ma ho preferito affrontare la raccolta delle firme, certo di riuscirci, perché le primarie devono essere non solo per il Pd ma per tutto il centrosinistra un’occasione per uscire dai soliti luoghi chiusi della politica partitica. Oggi il Pd a Torino ha poco più di 1600 iscritti, quando mi sono iscritto io, i numeri erano ben altri. Qualcosa non funziona nel rapporto con la città. Raccogliere le firme è un buon pretesto per andare a stanare competenze e disponibilità di chi ha voglia di dire la sua sul futuro di questa città”.