La Lega Giovani Piemonte è dalla parte del popolo che da Caracas a Teheran chiede libertà dai regimi. In Venezuela stanno festeggiando la libertà dalla dittatura socialista di Nicolás Maduro, in Iran stanno chiedendo con forza la libertà dal regime islamico di Ali Khamenei.
Sono rivoluzioni che non incidono soltanto sulla popolazione locale, ma su tutti i venezuelani e iraniani nel mondo, che in molti sono casi costretti a fuggire dai loro Paesi ma sarebbero pronti a tornarci nel caso della fine del socialismo del XXI secolo e della fine del regime degli Ayatollah. Sono rivoluzioni che si ripercuotono anche a livello regionale, negli altri Paesi del Sud America e del Medio Oriente.
Sono rivoluzioni attese da decenni dai rispettivi popoli e rese ora possibili solo grazie all’intervento e alle pressioni di Donald Trump, che sta avendo infatti grande sostegno da parte della popolazione. Nonostante la falsa narrativa dei suoi oppositori, che vorrebbero dipingerlo al contrario come un guerrafondaio antidemocratico, le persone che hanno vissuto sulla propria pelle la guerra e la mancanza di democrazia invocano il suo intervento e si dicono fiduciosi per il futuro. Dov’erano queste persone quando per 78 giorni si è bombardata Belgrado senza mandato dell’ONU? Sono forse gli stessi che elogiavano Barack Obama come un eroe mentre bombardava la Siria? Non hanno sollevato preoccupazioni sulla stabilità o sul rispetto del diritto internazionale quando la Francia è stata l’artefice nonché il primo Stato ad attaccare la Libia di Gheddafi nel 2011. Il problema è solo Trump oggi e non sfugge alla condanna dei progressisti neanche il premio Nobel Machado, che viene addirittura messa in discussione per il legame e il sostegno reciproco con il Presidente USA.
Si rimane esterrefatti di fronte alla difficoltà della sinistra non solo di riconoscere quanto sopra, ma pure di schierarsi apertamente e senza ambiguità contro quelle dittature. Per non parlare dell’arroganza e dell’aggressività mostrata dalla CGIL contro i venezuelani. Ormai un “sindacato” sempre più lontano dal popolo e sempre più estremizzato in politica, che ha imparato dai riferimenti politici a porsi con supponenza e con presunta superiorità. Ancora una volta, la sinistra si schiera contro il popolo e dalla parte sbagliata della storia. Vorrebbero insegnare loro, che l’hanno vissuto sulla propria pelle, come si viveva in quelle condizioni e cosa è giusto e cosa sbagliato. Il solito atteggiamento da finti Democratici.
La verità è che la sinistra occidentale progressista è così rabbiosa con Trump perché ora gli unici suoi alleati in Sudamerica sono l’Uruguay che sostiene ampiamente il Mercosur, la Colombia dove il narcotraffico e le FARC stanno tornando a uccidere come negli anni ’80 e il Brasile di Lula condannato a 13 anni di carcere per corruzione, salvatosi solo per problemi di giurisdizione del tribunale che ha emesso la sentenza. E gli unici modelli da seguire restano Cuba, la Cina, l’Iran e per i comunisti pure la Corea del Nord.
Teniamo tutti a mente il comportamento tenuto in questi giorni, che ci fa aprire gli occhi dinanzi alle contraddizioni tra la finta propaganda a sostegno degli immigrati (irregolari) e la reale avversione a chi è scappato dai regimi sostenuti dalla sinistra.
Alessio Ercoli
Responsabile Esteri Lega Giovani Piemonte
Matteo Gagliasso
Coordinatore Lega Giovani Piemonte”
Il referendum, di per sè, è un voto politico trasversale. Lo è sempre stato e continua ad esserlo. È

In giugno giungeremo all’ 80esimo anniversario della Repubblica, poca cosa rispetto alla stori , come ha detto il presidente Mattarella nel suo messaggio di Capodanno che nelle feste in piazza, promosse dai Comuni, nessuno ha pensato di far ascoltare insieme all’ Inno Nazionale. Qualche sindaco ha fatto invece un suo discorsetto- fervorino in piazza , totalmente da evitare almeno a Capodanno che dovrebbe essere riservato alla parola del Capo dello Stato. Anche gli 85 anni del periodo monarchico sono un lasso di tempo altrettanto breve, malgrado la grande stagione del Risorgimento che gli storici accusano però proprio per la sua brevità (poco più di un decennio) che non ha consentito un processo adeguato di unificazione. Vedere i due periodi contrapposti, che si elidono a vicenda, è un modo errato di vedere la storia. Solo un politico fazioso come Franco Antonicelli che era un letterato e non uno storico, poté scrivere che la storia d’Italia ebbe inizio il 25 aprile o addirittura il 2 giugno 1946, data del referendum istituzionale. Un altro politico fazioso, Ferruccio Parri, negò l’esistenza della democrazia prima della Repubblica e proprio all’Assemblea costituente fu Benedetto Croce a controbattere una tesi non veritiera e temeraria che ignorò la Monarchia parlamentare cavouriana e la riforma elettorale di Giolitti con l’introduzione del suffragio elettorale maschile. Lo stesso suffragio elettorale universale porta la firma del luogotenente generale del Regno Umberto di Savoia. C’è oggi qualche nostalgico dei Savoia che vorrebbe una contrapposizione storica, ma si tratta di scorribande pseudo- storiche su Internet perché storici come Francesco Perfetti mai avvalorerebbero, anche come allievi di De Felice, nuove vulgate. Certo la storia della Repubblica con la sua Costituzione e 80 anni di pace è diversa dagli 85 anni in cui ci sono stati due conflitti mondiali e una ventennale dittatura a cui è seguita la Rsi, la Resistenza, la guerra civile e la Guerra di Liberazione. Sono storie diverse che appartengono però ambedue alla storia d’Italia. Scinderle impedisce di capirla nel suo faticoso e a volte doloroso iter complessivo. Nessun paese al mondo ha solo storie positive , neppure la Svizzera che ha evitato come la pestilenza le guerre. Rivoluzioni e controrivoluzioni sono costanti della storia del mondo. Anche la storia della Repubblica ha conosciuto periodi fortemente negativi come il terrorismo e non solo. Tagliare in due la mela significa cercare la semplificazione manichea. Ha osservato Giancristiano Desiderio che la storia d’Italia è una, le forme di Stato sono state due. C’è da augurarsi che il 2026 sia l’occasione propizia per costruire le premesse di una storia se non condivisa, almeno non settaria. In tempi non facili trovare valori nazionali identitari diventa una necessità anche per stroncare le visioni violente della politica che portano ad assaltare scuole e giornali. Soprattutto ai giovani andrebbe imposto uno studio meditato della storia, come voleva Foscolo. Ma anche i loro cattivi maestri dovrebbero riflettere sulle mistificazioni che hanno insegnato alla generazione Z e purtroppo non solo a quella. La storia non va riscritta, va ristudiata con il distacco necessario, superando le ideologie tossiche che impediscono di analizzare il nostro passato col metodo storico di Chabod e di Bloch: capire prima di giudicare.
