POLITICA- Pagina 5

Carceri, AVS: “Situazione insostenibile”

Nel giorno in cui registriamo l’ennesimo morto suicida, questa volta nel carcere di Verbania, che segue di soli 4 giorni il ragazzo che si è tolto la vita in quello di Biella lunedì, abbiamo visitato il penitenziario di Alessandria a distanza di sette mesi dalla nostra ultima visita.
La situazione nella Casa Circondariale “Don Soria” di Alessandria è allarmante. Sono 255 i detenuti presenti in una struttura che versa in condizioni fatiscenti dal punto di vista strutturale.
Una struttura che non consente nemmeno la realizzazione di attività trattamentali, che invece erano numerose e positive nell’altro carcere di Alessandria, il San Michele, e che sono state chiuse dall’oggi al domani per la trasformazione di quell’istituto in carcere di massima sicurezza, di cui tutt’ora non si sa con certezza nulla.
Il Don Soria presenta gravissime criticità anche sul fronte del personale e, in particolare, dell’assistenza sanitaria. A preoccupare è soprattutto la mancanza di un’adeguata presenza del SerD, nonostante moltissimi detenuti abbiano problemi di tossicodipendenza. A questo si aggiunge il tema dell’uso dei farmaci e delle dipendenze da questi ultimi: durante la visita abbiamo visto persone a letto, apparentemente molto calme e assonnate, ma in condizioni che lasciavano chiaramente trasparire uno stato di forte alterazione da farmaci. Secondo quanto abbiamo appreso, fanno uso di psicofarmaci la quasi totalità delle persone presenti.
È una condizione allarmante, che richiederebbe una presa in carico e un monitoraggio costanti e che invece, per quanto abbiamo potuto riscontrare, non vengono garantiti secondo i parametri previsti dalla legge. La stessa direzione sanitaria ha denunciato le difficoltà di una situazione nella quale il personale sanitario si ritrova a dover gestire prescrizioni e terapie in un contesto estremamente complesso e senza il supporto necessario. Su questo presenteremo immediatamente un’interrogazione in Consiglio.
Altrettanto grave è la situazione dei detenuti con problematiche psichiatriche: pur essendo presente uno psichiatra, manca il supporto necessario per garantire una reale ed efficace presa in carico. Stiamo parlando di persone che dovrebbero scontare la pena in strutture adeguate, che mancano.
Abbiamo inoltre incontrato molti giovani adulti, in larga parte magrebini, persone sospese nell’attesa di risposte che troppo spesso non arrivano, schiacciate da una burocrazia lentissima, dall’elevato numero di persone da seguire e, più in generale, da un sistema che evidentemente non regge più.
È evidente che in questo modo il carcere non possa in alcun modo garantire la riabilitazione dei detenuti, prevista dalla Costituzione. Quale sicurezza si può costruire se le pene non servono a superare i fenomeni di criminalità?
Ancora ieri abbiamo sollecitato in capigruppo la convocazione di un Consiglio regionale aperto sulla situazione delle carceri piemontesi, che chiediamo dal mese di febbraio, ma tutto ciò che otteniamo è silenzio e un immobilismo francamente inaccettabile. Ancora non si è visto uno straccio di relazione da parte della garante dei detenuti Monica Formaiano, scelta in quota Fratelli d’Italia, di cui abbiamo riscontrato tracce vitali solo a metà agosto in occasioni delle aggressioni a due agenti di Polizia Penitenziaria a Saluzzo e a Torino. Le parole di circostanza come “Ogni episodio di violenza deve essere condannato con fermezza e non può essere considerato un fatto normale” non sono più accettabili: la Garante si svegli dal torpore e sia garante davvero dei detenuti oppure lasci il suo incarico a chi lo sa fare.
Allo stesso modo è necessario si desti dal sonno anche il Presidente Cirio: l’unica volta che ha toccato il tema carceri è stato in occasione della richiesta di grazia al gioielliere di Cavour, un’uscita propagandistica poi precipitata (fortunatamente) nell’abisso delle urgenze di bilancio accatastate da mesi, ma che non toglie dall’imbarazzo un Presidente che non è in grado di occuparsi di un tema sempre più serio e vergognoso. Anche perché è un anno nero per le carceri: a luglio la Cedu ha condannato l’Italia per la violazione dei diritti umani per la morte di Antonio Raddi e subito avevamo chiesto che il Presidente dichiarasse lo stato di emergenza all’indomani di una sentenza che ha messo nero su bianco che nei penitenziari piemontesi i diritti umani vengono di fatto sospesi.
Alice Ravinale
Giulia Marro

I moderni schiavi

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SOCIOGRAFIA Lettere dal presente

La prima regola della comunicazione è che NON si può NON comunicare.

Il silenzio, l’immobilismo, non rispondere ad una mail, una microespressione facciale sono tutti segnali che inviamo all’ambiente che ci circonda, quindi all’interlocutore, anche se tale comunicazione avviene inconsciamente.

I social, le poesie, i webinar, i cortei, gli scioperi, le dichiarazioni di guerra, le frasi d’amore, gli insulti, le preghiere, la confessione per i cattolici, costituirsi ad un magistrato sono tutte forme, alcune antiche, altre moderne, altre contemporanee di comunicazione, molto diverse tra loro ma ognuna con una sua finalità precisa.

La forma di comunicazione cui tutti noi siamo più abituati è quella verbale, a partire dalle parole che la mamma dice al neonato, dalle lezioni a scuola, le chiacchiere con i compagni di scuola, gli amici e il fidanzato/a, per giungere al mondo del lavoro, poi quando in famiglia si passa dal ruolo di discente a quello di docente e così via.

Qualcosa, tuttavia, negli ultimi 50 anni si dev’essere inceppato da qualche parte perché si assiste ad un fenomeno strano: dal secondo dopoguerra il QI dei Paesi europei, per la prima volta, è in calo.  A fronte di un quoziente intellettivo dei Paesi asiatici di 103, dovuto a sistemi scolastici competitivi ed a investimenti scolastici che noi ci sogniamo (in questo siamo imbattibili) noi siamo ormai fermi a 98. Inoltre, ciò che maggiormente preoccupa è il costante aumento dell’analfabetismo funzionale, cioè la capacità di leggere, scrivere e fare calcoli banali non riuscendo, però, ad utilizzare tali capacità. Questi individui, purtroppo per loro, non sono in grado di comprendere un contratto anche banale, una bolletta, un manuale di istruzioni per quanto la comunicazione sia semplice.

Con i social sta accadendo all’incirca lo stesso: a post semplici, dove l’autore esprime un proprio pensiero legittimo, legale, logico e lineare quasi sempre seguono risposte degne di un’ameba (un essere unicellulare privo, appunto, del cervello), con insulti, contesti totalmente slegati da quello cui il post si riferiva, conditi dall’ormai consueta litigiosità tipicamente italica.

Questo analfabetismo funzionale, purtroppo, non è sanabile con una trasmissione come “Non è mai troppo tardi” attraverso la quale il compianto Maestro Alberto Manzi insegnò agli italiani negli anni ’60 a leggere.

Occorre rivedere le metodiche di insegnamento depauperate da Governi che, nei decenni scorsi, hanno tolto il nozionismo, il mandare testi a memoria, i riassunti e altri cardini dell’insegnamento dalle politiche educative, intervenire massicciamente sui giovani facendoli convergere su interessi che sviluppino le loro potenzialità anziché sopirle.

I genitori, l’ho scritto più volte, devono tornare ad essere tali, e non fare più gli amici che ti danno sempre ragione e che ridono delle tue marachelle, quando non sono reati; i docenti devono tornare ad essere considerati come tali, quali pubblici ufficiali, e non essere insultati se hanno adempiuto ai loro compiti erogando una nota o una sospensione.

Forse, intervenendo subito, abbiamo qualche speranza di salvare il salvabile. Ricordate il detto “non va mai male a uno, senza che vada bene a un altro”; se qualcuno diventa ignorante o analfabeta funzionale chi non lo diventa lo potrà dominare, anche da molto lontano.

I moderni schiavi, insomma.

Sergio Motta

L’eredità della Dc e la cultura di governo

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LO SCENARIO POLITICO di Giorgio Merlo

La Dc, come tutti sanno, non tornerà mai più nella cittadella politica italiana. Ma, ed è persin scontato ricordarlo, la concreta eredità politica, culturale e forse anche programmatica della Dc non può andare radicalmente dispersa. Lo dicono gli stessi detrattori storici della Dc, ovvero tutti coloro che da sinistra continuano a ritenere quel partito o un semplice e banale “inciampo della storia” o, nella peggiore delle ipotesi, una sorta di “associazione a delinquere”, oppure una semplice e disinvolta macchina “clientelare”. Ora, c’è un aspetto, peraltro decisivo se non addirittura costitutivo, che non può andare disperso e nè, tantomeno, può essere allegramente archiviato. Mi riferisco, nello specifico, a quello che comunemente viene definita come “cultura di governo”. Ovvero un modo d’essere in politica che si caratterizza prevalentemente per la sua capacità di dispiegare concretamente una cultura di governo. Perché questa è stata una delle costanti costitutive e strutturali della cinquantennale esperienza della Democrazia Cristiana. E proprio nella “cultura di governo” si sintetizzano le migliori virtù, o qualità, che possono caratterizzare il profilo di un partito. E cioè, in sintesi,. esterni ed estranei alla radicalizzazione della lotta politica e ad ogni forma di polarizzazione ideologica; rifiuto pregiudiziale della deriva degli “opposti estremismi” o degli “opposti populismi”; esaltazione della cultura della mediazione e predisposizione alla composizione degli interessi contrapposti; privilegiare la cultura del dialogo e del confronto politico ed istituzionale; valorizzazione dei corpi intermedi e del pluralismo”; rigoroso approccio riformista e democratico nell’affrontare i temi che sono in cima all’agenda politica e programmatica; rispetto dell’avversario che non è mai un nemico da delegittimare moralmente prima e da annientare e distruggere politicamente poi; rigoroso rispetto delle istituzioni democratiche e dei principi e dei valori democratici e liberali scolpiti nella Costituzione repubblicana; e infine, ma non per ordine di importanza, individuare nella cultura di governo lo strumento decisivo e principale per risolvere i problemi di una società complessa ed articolata come quella italiana. È del tutto evidente che l’eredità politica e culturale di un partito come quello democratico e cristiano, soprattutto quando si parla della cosiddetta “cultura di governo”, è incompatibile con le derive populista, qualunquista, demagogica, pauperista, massimalista ed estremista che purtroppo caratterizzano il comportamento concreto di molti partiti. Sul versante del centro destra e, soprattutto, su quello della sinistra contemporanea. Derive che indeboliscono la qualità della nostra democrazia, la credibilità delle nostre istituzioni democratiche e, soprattutto, l’efficacia e l’efficienza della stessa azione di governo. Sotto questo versante l’eredità politica e culturale della Dc resta di una straordinaria attualità e modernità. A prescindere dal tramonto di quel partito avvenuto oltre 30 anni fa. E questo per la semplice ragione che quella cultura politica, che non può essere consegnata agli archivi storici, conserva anche uno “stile” – appunto, la “cultura di governo” – che non ha più avuto eguali nelle dinamiche concrete della vita politica italiana. Ed è anche per questa ragione che tocca oggi ai democratici, a tutti i democratici, e nello specifico a tutti coloro che provengono da quella tradizione politica e da quel pensiero culturale, saper recuperare e reinverare quella “cultura di governo” nella vita pubblica italiana contemporanea.

Lega piemontese sabato sul Monviso a Pian del Re

Molinari e Bergesio: “Trentennale nel nome di Umberto Bossi, celebrando l’Autonomia differenziata proiettati verso il futuro”

“Salire sul Monviso fino a Pian del Re per noi leghisti è sempre un momento emozionante: quel rito simboleggia la nostra storia, le radici, ma anche la proiezione verso il futuro. Quest’anno però è particolare: non solo perché si tratta della trentesima edizione, ma anche perché è prima dopo la scomparsa del fondatore della Lega, l’indimenticabile Umberto Bossi. Questo ci rende ancora più forti. Dal Monviso arriverà un forte segnale di coesione, di spinta verso l’importante traguardo dell’Autonomia differenziata, a cui abbiamo lavorato in questi anni con determinazione, grazie all’impegno del Ministro Calderoli e del nostro segretario Matteo Salvini. Ma sarà anche l’occasione per parlare di sicurezza, e dei temi caldi di questa fase finale della legislatura”.

Così l’on. Riccardo Molinari, capogruppo della Lega alla Camera dei Deputati e Segretario della Lega in Piemonte, commenta l’appuntamento leghista con il tradizionale appuntamento alle sorgenti del Po, nel cuneese. Con lui, sabato mattina a partire dalle 10, ci saranno il ministro per le Riforme e l’Autonomia Roberto Calderoli, il senatore e segretario provinciale cuneese Giorgio Maria Bergesio, gli altri parlamentari piemontesi della Lega, gli assessori e i consiglieri regionali, e tanti sindaci e amministratori locali della provincia di Cuneo, e di tutto il Piemonte.

“Salire al Monviso non è una semplice ricorrenza – aggiunge il senatore Bergesio – ma un legame forte e diretto con le nostre radici, e un momento per ribadire la nostra identità, e guardare al futuro, a partire dal traguardo ormai imminente dell’Autonomia differenziata, percorso prossimo al traguardo grazie alla determinazione del nostro segretario federale Matteo Salvini, del ministro Calderoli, del capogruppo alla Camera e segretario regionale in Piemonte Riccardo Molinari, e di tutti i dirigenti, parlamentari e amministratori che avremo l’onore di avere presenti a questo grande evento di popolo e di comunità”.

Ennio Caretto: Politica, una torrida estate

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FINESTRA SUL MONDO

“Una normale estate di apocalisse”. Così giorni fa il quotidiano Repubblica intitolò un articolo sul caldo infernale abbattutosi quest’estate sull’Italia. Un titolo che si addice anche alla politica italiana, in particolare al centro sinistra. Sì, perché le torride vacanze, invece di portare consiglio ai troppi suoi leaders, li hanno messi in stato confusionale…

Leggi l’articolo: https://www.vitacasalese.it/news/-finestra-sul-mondo–di-ennio-caretto/102924/politica-una-torrida-estate.html

“Come stai davvero?” Settembre, un mese per riflettere

IL COMMENTO

Settembre è il mese dedicato alla sensibilizzazione e alla prevenzione del suicidio: un’occasione importante per ricordare che parlare di disagio psicologico può salvare una vita.

Dietro una persona che soffre non sempre ci sono segnali evidenti. Per questo è fondamentale imparare ad ascoltare, senza giudicare e senza minimizzare. Una domanda semplice come “Come stai davvero?” può diventare l’inizio di un dialogo importante.
La prevenzione passa anche dalla capacità di non restare soli. Chiedere aiuto non è un segno di debolezza, ma un atto di coraggio. Familiari, amici, medici e professionisti della salute mentale possono offrire sostegno e accompagnare chi attraversa un momento difficile.

Settembre ci ricorda quindi qualcosa di essenziale: ogni vita ha valore e nessuno dovrebbe sentirsi costretto ad affrontare il dolore da solo.
Parlare, ascoltare e chiedere aiuto: a volte, la prevenzione comincia proprio da qui.

Enzo Grassano

Valle Soana, Costa spiega la sua mozione sulla diga

«Non sono contrario a priori alla diga. Voglio conoscere tutto prima di decidere.»

Perché ha presentato questa mozione al Consiglio comunale?

Perché ritengo che un’opera di questa rilevanza debba essere affrontata con la massima

attenzione, soprattutto dal punto di vista della sicurezza del territorio e della popolazione.

Non ho presentato una mozione per dire semplicemente “no alla diga”…

 

Leggi l’articolo su Canavesano e dintorni:

Valle Soana, Costa spiega la sua mozione sulla diga

L’UDC rilancia la discussione sull’aeroporto di Torino

“Può dare molto di più all’economia torinese e piemontese”
L’aeroporto di Torino può dare un forte contributo al rilancio della economia torinese ma occorre che Comune di Torino  e Regione lo rimettano tra le priorità mentre è da anni che non c’è discussione sull’aeroporto né in Consiglio Comunale né in quello regionale. È la tesi espressa ieri nel suo intervento all’incontro organizzato dall’UDC dl commissario torinese l’ex sottosegretario ai trasporti Mino Giachino . Di fronte allo strano silenzio del Sindaco Lo Russo sul nostro aeroporto, Giachino ha presentato i dati sugli aeroporti italiani che vedono il nostro aeroporto collocato tra la dodicesima e la tredicesima posizione dietro gli aeroporti di Bari e Pisa.  I Comuni che ospitano aeroporti hanno una presenza azionaria nell società di gestione proprio perché l’aeroporto può  dare un contributo importante e qualificato alla economia locale. Milano e Bologna hanno addirittura la maggioranza nella società che gestisce rispettivamente gli aeroporti di Malpensa, Linate e Bologna.
Per fortuna nelle Società che hanno acquisito negli anni partecipazioni nelle società di gestione degli aeroporti ci sono le nostre Fondazioni bancarie , la Cassa Depositi e Prestiti e il S. Paolo . Difatti anche se Comune di Torino e Regione Piemonte hanno sciaguratamente venduto le azioni della Sagat nella 2i Aeroporti spa che ha il 50,1% delle azioni della Sagat figurano il S.Paolo e le fondazioni bancarie torinesi e la 2i ha il 36,1% delle azioni della SEA la società che gestisce Malpensa e Linate con il Comune di Milano ha il 54%
Nel dibattito Giachino ha chiarito che Torino deve darsi insieme alle Fondazioni bancarie torinesi, stranamente silenziose, una strategia sul futuro del proprio aeroporto. Non serve nulla lamentarsi sulla vocazione maggioritaria di Milano che invece ha sempre avuto una strategia di sviluppo che ha puntato molto sui suoi due aeroporti essenziali per lo sviluppo della attività fieristica che a Milano porta un clientela business importante e rilevante come per altro a Bologna. Milano deve spiegare bene le sue intenzioni di sviluppo degli aeroporti del Nord Ovest salvo che la iniziativa non sia soltanto un momento di finanza creativa. Ecco perché UDC , che ha apprezzato la iniziativa del Presidente Cirio di coinvolgere CDP. , chiede di aprire un tavolo col governo per valorizzare molto di più il ruolo di Torino sia nel Piano nazionale degli aeroporti che nella strategia di F2i . Torino non può essere confinata infatti a un rapporto con i soli aeroporti di  Levaldigi e Genova.
Udc Torino