Impianti chiusi, Pd: “Ripartire in sicurezza”
MARELLO – VALLE (PD): “MA CON CHIAREZZA E TUTELANDO IL MONDO ECONOMICO”
“La pandemia continua a colpire e serve la massima prudenza. Ma ciò che è accaduto ieri sera crediamo si potesse e dovesse evitare. Nessuna delle dichiarazioni rilasciate può giustificare una decisione la sera per la mattina, a maggior ragione in costanza di Ministro. Sa tanto di “ho aspettato per vedere se toccava a un altro”. Oggi, infatti, avrebbero dovuto aprire gli impianti sciistici per la prima volta in questa stagione invernale, sia pure al 30% della capienza. Le strutture si sono preparate. Hanno venduto i biglietti. Molta gente ha raggiunto le montagne sin da ieri, approfittando dei giorni di Carnevale. A dodici ore dall’apertura il Governo ha deciso, su proposta del Cts, di tenerli ancora chiusi fino al 5 marzo. Non ci sembra questo il modo corretto di procedere dopo un anno così duro e complicato” dichiarano i Consiglieri regionali del Partito Democratico Daniele Valle e Maurizio Marello.
“Quello che ci sembra chiaro, anche rispetto all’esperienza della scorsa estate – proseguono i Consiglieri dem – è che le attività produttive non hanno alcun beneficio da aperture a singhiozzo e programmazione a corto respiro, spese di preparazione e consumatori timorosi. Hanno bisogno di riaprire in sicurezza e questo è l’unico modo per riprendersi davvero e in fretta. Servono, quindi, misure drastiche per contenere il contagio e permettere una vaccinazione efficace, mentre questa seconda ondata è stato un susseguirsi di aggiustamenti e disposizioni “a mezza cottura”. Con questa bassa tensione e continuo rinviare si è impedita una riflessione seria sui ristori e gli investimenti che lo stop avrebbe permesso”.
“L’economia è in sofferenza da un anno. Ristorazione, viaggi, mondo dello spettacolo, cinema, teatri, palestre, sport e l’elenco potrebbe proseguire, chiedono certezze. Proprio per questo servono chiarezza e decisioni ragionevoli e condivise. Magari ancora dure, se necessario per la tutela della salute, ma ragionevoli e non schizofreniche. Le regole vanno rispettate, ma con loro anche i cittadini, i lavoratori e le imprese” concludono Marello e Valle.
“REGIONE: LO SPOSTAMENTO DEL TRASFERIMENTO DEI DIPENDENTI AL 2023 È DECISIONE GIUSTA ED OPPORTUNA”
Diciamolo: la decisione, annunciata dall’assessore regionale Andrea Tronzano, di rimandare il trasferimento dei dipendenti nel grattacielo della Regione a fine 2022 o nel 2023 è giusta ed opportuna.
Ricordo che all’interno del grattacielo gli spazi sono organizzati in “open space”, con moduli da 30/40 postazioni di lavoro una a fianco dell’altra, separate da un basso divisore. Solo quando ci saremo lasciati definitivamente alle spalle la pandemia da Covid-19 sarà possibile attuare tale organizzazione del lavoro, in cui i contatti fisici sono ravvicinati per forza di cose.
Si dovranno utilizzare al meglio questi due anni per completare sia il grattacielo sia le bonifiche ai terreni circostanti e alle acque di falda. A questo proposito, chiedo all’amministrazione regionale di prestare la massima attenzione alle decine di subappalti assegnati in questi anni (scorrendo l’elenco delle determine pubblicato sulla pagina istituzionale dedicata al grattacielo, ho contato 50 ditte subappaltatrici solo dal giugno 2017 al settembre 2020).
Vedo il grosso rischio che i tanti subappalti portino a dare al grattacielo un “vestito di Arlecchino”, con interventi non coordinati fra loro, che renderanno difficoltosa la successiva gestione dell’opera. E, senza creare allarmismi, vedo anche il rischio di infiltrazioni da parte delle organizzazioni criminali/mafiose, che da sempre utilizzano lo strumento del subappalto per infiltrarsi nell’economia legale.
Io e Igor Boni siamo sempre in attesa di una risposta da parte degli assessori Marrone e Tronzano alla nostra lettera (inviata loro via PEC) del novembre scorso su “Bonifiche? Paga chi ha inquinato!”.
Infine, chiedo nuovamente all’Assessore Tronzano di rendere noto l’importo dell’ “accordo bonario” (fra costruttori e Regione), rifiutato dal direttore regionale Lepri nel 2019, dopo che lo stesso Lepri e il responsabile regionale alla Trasparenza hanno respinto il mio accesso civico.
Giulio Manfredi (Associazione radicale Adelaide Aglietta):
“Più impegno per gli indebitati. Banche e multinazionali possono aspettare. Il nuovo Governo faccia, finalmente, vivere un’economia dal volto umano”
Ruffino (Fi): “Doccia fredda sugli impianti di sci”
Commenta Daniela Ruffino, deputata di Forza Italia:
A 24 ore dall’annunciata riapertura degli impianti di sci, è arrivata dal Comitato tecnico-scientifico l’ennesima doccia scozzese con lo stop alla riapertura. Con ciò si conferma la totale assenza di ogni pianificazione da parte dello stesso Cts e dei ministeri interessati. Con il risultato di aggiungere ingenti danni economici a tutti gli operatori del settore: dagli alberghi ai gestori degli impianti di risalita, dalle scuole di sci all’indotto del commercio. Perché ognuno di questi soggetti ha sostenuto spese in attesa del 15 febbraio, data della riapertura annunciata.
Una programmazione seria evita di alimentare attese. Molto più serio, invece, sarebbe annunciare che per quest’anno la stagione sciistica è out e programmare una politica adeguata di ristori. Tutti comprendono la necessità di arginare la diffusione della pandemia, con un virus diventato più aggressivo nelle sue varianti, ma allo stesso modo vanno comprese le esigenze di quei settori come il comparto sciistico che vivono di programmazione e di investimenti. Se alla scarsità dei ristori si aggiungono le spese sostenute per una riapertura mai avvenuta, è facile immaginare come per molte imprese il fallimento sia una prospettiva concreta.
“In bocca al lupo? Viva il lupo! Mi spiace dover ricordare per l’ennesima volta che il lupo è una specie protetta da leggi nazionali ed europee, considerata di interesse comunitario e bisognosa di zone speciali di conservazione.
Il progetto LIFE Wolfalps, finanziato dall’Unione europea, va in questa direzione ed è incredibile che a boicottarlo sia il Presidente del Parco Alpi Cozie” – dichiara il Capogruppo di Liberi Uguali Verdi, Marco Grimaldi, in merito alla contrarietà al progetto manifestata dal nuovo presidente del Parco Alpi Cozie, Mauro Deidier, il quale si è detto convinto della necessità di una “gestione numerica” anche attraverso l’abbattimento dei lupi.
“Come ha ribadito Legambiente, le politiche di protezione della natura e le attività economiche possono convivere in armonia nel rispetto delle diverse esigenze” – prosegue Grimaldi. -“I Parchi possono promuovere la conservazione della natura anche come opportunità di sviluppo sostenibile dei territori abitati, ma non sarà certo spalleggiando alcune lobby che si andrà nella direzione di una conciliazione”.
Un pizzico di delusione per il nuovo governo
Governo Draghi, magari si poteva fare di più, per ora accontentiamoci. Alla fine tutti hanno portato a casa qualcosa. Siamo decisamente curiosi se e quando Matteo Salvini prenderà il primo aereo utile per Lampedusa per accogliere i migranti. Diciamocelo fino in fondo, Luigi Di Maio ancora Ministro degli Esteri è un pugno nello stomaco.
Si sa che , comunque i pentastellati sono il Partito di maggioranza relativo. Manuale Cencelli docet. 9 ministri di Conte confermati. Mi sa che qui la spinta propulsiva di Matteo Renzi si è spenta. Vedremo i sottosegretari. Forse, comunque, la stessa solfa. Vero, nei Ministeri che contano Forza Italia non ci azzecca. Ma vedere Berlusca raggiante non ha prezzo: fino a tre mesi fa nel cantuccio. Ora , addirittura tre ministeri. Lui che ha dato il maggiore contributo alla quota donna. Mario Draghi ha scelto in totale solitudine , come vuole la Costituzione. Ma qualcuno dei suoi ha trattato, mi sa! E Sergio Mattarella? Innanzitutto un grazie di cuore. Ha fatto tutto ciò che umanamente era possibile fare. Rimettendo a Mario Draghi il compito di proseguire. Insomma vedremo ma ammettiamo: siamo delusi. Non trovo altra parola. Ci si aspettava molto, ma molto di più. Inutile negarlo. Si dovrebbe aprire una nuova fase. Anche se , contenti di ammetterlo , il governo Conte era sbilanciato al Sud. Ora il Governo Draghi è ( speriamo volutamente ) sbilanciato verso il Nord. Aggiungiamo noi: meno male.
Infatti, vorrei ricordare ai miei amati concittadini che Torino, oltre ad essere stata la capitale d’ Italia è stata una delle capitali del Nord Italia. Giorgetti allo Sviluppo economico la dice lunga e se noi piemontesi , in particolare i politici piemontesi, non ci inseriamo, siamo particolarmente stupidi. Il Piemonte è sempre più una regione per anziani. E questa non è una bella cosa. Torino ed il Piemonte devono risorgere. Viceversa la morte per conduzione è assicurata. A Berlusca non siamo mai stati simpatici. Ma ha bisogno di radicarsi. Il Pd è meglio che si dia una mossa , viceversa perderà di nuovo a Torino. Molinari arriva da Alessandria. La provincia più devastata da covid e deindustrializzazione. A Biella i leghisti la fanno da padroni con quelli di Fratelli d’ Italia boccheggianti. Anche il nostro Governatore Cirio ci sta ripensando e non entra più in Fratelli d’Italia. Ora al Governo ci sono proprio tutti, tranne quelli della Meloni.
Ma una mano ce la può dare anche Guido Crosetto. Lui di economia se ne intende. Cuneese doc. Molti cassaintegrati, lavoratori , come gli operai EMBRACO, sono disperati. Dicono di aver finito da un po’ i soldi. Aggiungono taluni che gli aiuti maggiori li hanno avuti dai genitori in pensione. Se non c’ è sviluppo, mancheranno anche i soldi per le pensioni. Elementare. Archiviata la stupidaggine della decrescita felice , si deve ritornare allo sviluppo. Sia ben chiaro , allo sviluppo ecosostenibile. Ma sempre sviluppo e non assistenza, ed anche l’assistenza, doverosa verso le fasce povere, è possibile se c’ è sviluppo. Persino, spero, i pentastellati lo hanno capito. Concretamente? Si voterà, ora grandi discussioni, grandi confronti, e perché no, grandi scontri. Ovviamente, sempre,’ nell’ ambito del lecito. Confronto su quale modello di sviluppo. Siamo siamo curiosi di vedere l’elenco dei sottosegretari. Ad oggi nessun piemontese come ministro. In questo contesto non è un buon segnale. Non dobbiamo rassegnarci. Soprattutto non si deve rassegnare la politica ed i politici nostrani. L’ unico modo possibile è avere un rapporto con il territorio per gli interessi del territorio. Tutti sono concordi nel dire, nel sostenere che Mario Draghi ha una considerazione e credibilità internazionale. Ora , noi vorremmo che i nostri politici piemontesi avessero una considerazione e credibilità in Italia. Tra le altre cose il nostro ” cuneese ” Governatore Cirio in Europa c’è stato per tanti anni. Speriamo che abbia mantenuto dei buoni rapporti per portare, diciamo così, il dovuto nella nostra Regione. Speriamo.
Patrizio Tosetto
Nella giornata di martedì 9 febbraio il Sindaco di Salbertrand (Torino), Roberto Pourpour, ha ufficializzato la propria adesione al partito Italexit con Paragone insieme a Vice Sindaco e Giunta.
La decisione è maturata, nel rispetto di quel 67% di salbertrandesi che lo hanno votato, dopo una lunga riflessione sulle difficoltà che i piccoli comuni devono affrontare per soddisfare i bisogni della comunità e del territorio all’interno di un contesto, come quello dell’Unione Europea, che privilegia gli interessi di pochi a discapito del benessere collettivo.
In una dichiarazione congiunta con gli altri amministratori, Pourpour ha puntato il dito contro gli abusi ambientali che colpiscono l’Alta Valle di Susa: “Viviamo in un territorio martoriato da autostrade, ferrovie, cantieri e discariche abusive di materiali inquinanti e pericolosi: chi viene a lavorare in queste zone gode di una immunità de facto che gli consente di abusarne liberamente per il proprio profitto. Oggi sono necessari ingenti investimenti in bonifiche e interventi di prevenzione del dissesto idrogeologico ma a Bruxelles dicono che non ci sono fondi”.
Pourpour non ha dubbi sulle priorità dell’Italia in questo momento storico: “Serve progettare una politica che rimetta al centro del dibattito il lavoro, i cittadini, i territori, le piccole e medie imprese e l’ambiente in modo da costruire un futuro migliore per noi e i nostri figli. Tutto questo non è possibile sotto i vincoli dell’Europa e della moneta unica”.
L’adesione è stata accolta con entusiasmo dai referenti locali e regionali del partito, Franco Trivero e Luciano Bosco: “L’ingresso di Pourpour e della giunta di Salbertrand per noi ha un valore speciale. Ciò che questi territori sono costretti a subire in nome dell’eco-mostro del TAV rappresenta esattamente quanto sta accadendo in Italia da 30 anni: l’imposizione coatta di una visione del mondo ormai superata e fallimentare, contro cui i cittadini hanno l’obbligo di opporsi”.
Italexit con Paragone
Torino Tricolore controlla piazza Carlo Felice
Franco Marini, un uomo schietto e coerente
Con la scomparsa di Franco Marini se ne va un pezzo, ancorchè significativo e di grande qualità, della storica tradizione del cattolicesimo sociale nel nostro paese. Un filone ideale che ha accompagnato e arricchito la crescita e il consolidamento della democrazia nel nostro paese e che ha partecipato attivamente, attraverso i suoi leader, ad affrontare e a sciogliere i nodi politici più difficili che si affacciavano di volta in volta all’attenzione dell’agenda politica italiana.
E Franco Marini queste sfide e queste difficoltà le ha vissute ed affrontate con la schiena dritta, sempre da protagonista e da combattente. Com’era, del resto, il suo carattere. Ruvido ma profondamente e autenticamente umano. Disponibile al dialogo e al confronto senza mai assumere atteggiamenti dettati da una valenza ideologica o riconducibili ad una chiusura pregiudiziale. Così è stato per lunghi anni nel sindacato, nella “sua” Cisl, e così è stato, a maggior ragione, nell’impegno politico, nel partito di ispirazione cristiana e come uomo delle istituzioni. Certo, era simpaticamente definito come “lupo marsicano” a conferma del suo radicamento territoriale e dell’amore per la sua terra d’origine, l’Abruzzo. Ma anche, e soprattutto, per richiamare la coerenza, la bontà e la solidità del suo carattere.
Franco Marini però, al di là del suo lungo e ricco magistero sindacale, politico ed istituzionale, è stato anche e soprattutto un solido punto di riferimento della tradizione del cattolicesimo sociale nel nostro paese. La sinistra sociale di Forze Nuove, il suo fecondo e straordinario legame, umano e politico, con Carlo Donat-Cattin e con l’universo del popolarismo di ispirazione cristiana, hanno fatto di Marini per molti anni il punto di riferimento per eccellenza di questa nobile e qualificata corrente ideale. E proprio il protagonismo politico, sociale, culturale ed istituzionale dei cattolici popolari non poteva prescindere dal suo apporto, dalla sua storia e dal suo esempio concreto e tangibile. Un sodalizio, quello con Donat-Cattin, che ha segnato la sua presenza nella Cisl e nell’impegno concreto nella politica. Sempre all’insegna dei valori e della cultura del popolarismo di ispirazione cristiana. Una leadership, quella politica, che Marini assume in prima persona dopo la scomparsa di Donat-Cattin nel marzo del 1991. Prima attraverso la guida di Forze Nuove, la storica corrente della sinistra sociale nella Democrazia Cristiana e poi, dopo la fine della Dc, con l’impegno diretto nel Ppi, nella Margherita e infine nel Partito democratico.
Una “bussola nella tempesta” per citare il titolo di uno dei suoi tanti editoriali scritti sulla rivista di Donat-Cattin, “Terza Fase”. E Franco Marini, per molti anni, è stato veramente un bussola decisiva per l’impegno politico concreto dei cattolici popolari e dei cattolici democratici nella società. Aiutato, certo, anche dal suo carattere e dalla sua indole. Un uomo schietto, coerente, dove la mediazione non era mai un cedimento al ribasso ma lo strumento per raggiungere un obiettivo che aveva nella difesa e nella promozione dei ceti popolari il suo naturale epilogo politico. Era un uomo che puntava alle scelte concrete. La sua formazione culturale, ma soprattutto il suo apprendistato sociale, non potevano sfociare mai in dissertazioni astratte o virtuali. Al centro di ogni riflessione e di ogni discussione – nella corrente di Forze Nuove come nel partito, negli articoli sulle riviste come negli interventi ai convegni – c’era sempre la sottolineatura dei bisogni, delle istanze, delle domande e quindi della difesa dei ceti popolari. Un filo rosso che ha segnato la sua vita, il suo impegno sociale e politico, la sua presenza nelle istituzioni e anche e soprattutto il suo stile di vita.
Ecco perché il magistero di Franco Marini non si ferma oggi. Prosegue. Va avanti. La sua testimonianza ricca di valori, di scelte, di cultura politica e di azione concreta richiedono un rinnovato impegno dei cattolici democratici e popolari nella società contemporanea. E anche per ricordare il suo “coraggio”. Perché Franco Marini era soprattutto un uomo coraggioso. Le sue scelte nelle diverse fasi storiche, concrete e sempre ispirate all’universo valoriale del cattolicesimo democratico, popolare e sociale, fanno di Franco Marini un punto di riferimento insostituibile per chi vuole continuare a testimoniare questa cultura e questi valori nella cittadella politica italiana attuale.
Giorgio Merlo