Riceviamo e pubblichiamo
LA NOSTRA OPPOSIZIONE ALLA GIUNTA LO RUSSO
LUNEDI’ 8 NOVEMBRE, dalle ore 15
PRESIDIO
in occasione della prima seduta del Consiglio Comunale
PIAZZA PALAZZO DI CITTA’
Diciamo basta alla logica del tutti contro tutti: giovani contro anziani, nativi contro migranti, “normali” contro “diversi”, centro contro periferia…
PER UN’ALTERNATIVA POPOLARE E SOLIDALE !
- Una nuova politica per il lavoro: non più sudditi degli Agnelli/Elkann, che chiudono gli stabilimenti, condannando la Città al declino.
- NO a grandi opere (TAV) e grandi eventi, SI alla cura del territorio.
- NO alla “mostra delle armi” a Torino: riconversione dell’industria bellica.
- Difesa e sviluppo della Sanità Pubblica: Case Pubbliche della Salute e prevenzione della malattia.
- Sfratti zero: una nuova politica pubblica per la Casa.
- Consumo di suolo zero: per un nuovo Piano Regolatore partecipato.
- Basta tagli ai servizi pubblici, no al ricatto del debito; assunzioni STABILI al Comune di Torino.
- Controllo popolare sui fondi del PNRR, per destinarli ai veri bisogni della popolazione.
- Ius soli cittadino e diritti per i migranti.
- Estensione dei diritti per donne, uomini, LGBTQ+.
SOSTEGNO AD UNA POLITICA GENERALE PER:
- Redistribuire il lavoro, riducendo l’orario senza riduzione del salario.
- Pensione a 60 anni di età o con 40 anni di contributi e pensione di garanzia per i/le giovani.
- Salario Minimo e Reddito di Cittadinanza: per il diritto a un’esistenza dignitosa.
PARTITO della RIFONDAZIONE COMUNISTA, SINISTRA ANTICAPITALISTA, DEMA, TORINO ECOSOLIDALE, PARTITO COMUNISTA ITALIANO
La geniale intuizione di De Gaulle fu quella di fissare una forma istituzionale e di creare un sistema elettorale su misura che ha retto per tanti anni con maggioranze politiche diverse che continuano ad accettare la riforma gaullista della fine degli anni Cinquanta. In Italia il presidenzialismo e’ stato spesso un’idea delle destre totalmente mancante di una visione complessiva del problema della governabilità e di una cultura di governo adeguata. Ricordo i vaneggiamenti politici di Edgardo Sogno in merito alla Repubblica presidenziale che, secondo alcuni, avrebbe voluto imporre manu militari, anche se venne discolpato dall’aver ideato un “golpe bianco“. Se poi pensiamo che la riforma elettorale fatta da un governo di centro- destra è stata definita dal suo stesso inventore “una porcata“ abbiamo chiara l’idea del deficit di cultura istituzionale che esiste, per la verità non solo a destra. Avvicinandosi l’elezione del presidente della Repubblica, si leggono proposte un po’ stravaganti come quella di scegliere come capo dello Stato un uomo di 85 anni o una ex ministra democristiana nota per la sua faziosità inguaribile che l’ha portata fuori dalla politica attiva da parecchi anni. Ma la proposta più stravagante è venuta da Giancarlo Giorgetti che brilla come grande politico solo perché paragonato a Salvini. Giorgetti e’ stato un modesto commercialista della provincia lombarda entrato nella Lega, dopo aver trascorso la sua giovinezza nel Fronte della Gioventù del MSI. Ebbene ,Giorgetti ha dichiarato che Draghi, se eletto Presidente, “potrebbe guidare il convoglio” (così definisce il Governo) anche dal Quirinale. Una sorta di presidenzialismo o semi presidenzialismo di fatto e non di diritto che si potrebbe definire, senza offesa, ad personam. Non c’è bisogno di essere un costituzionalista per cogliere come Giorgetti abbia espresso un’idea aberrante e pericolosa perché il Quirinale nel nostro sistema costituzionale dovrebbe essere super partes e dovrebbe essere una garanzia per tutti. Scrivo dovrebbe perché pochi presidenti in realtà hanno svolto il ruolo loro assegnato dalla Costituzione. Luigi Einaudi e’ così celebrato perché fu l’unico che cercò di essere super partes. Anche Ciampi cerco’ di esserlo. Molti altri presidenti smisero la casacca politica, ma non cessarono di fare politica. Giustamente un giurista insigne come Giovanni Conso, che fu ministro e Presidente della Corte Costituzionale, una volta mi disse in privato che non si poteva pretendere che un Presidente eletto dai partiti potesse fare il re. Un’osservazione fondata da dire sottovoce.