“Il servizio – ha risposto in Aula l’assessore Elena Chiorino – ha previsto una prima fase di sperimentazione, finalizzata ad intercettare e fare emergere le dimensioni della domanda del nuovo servizio da parte dei suoi destinatari, così da poterlo ulteriormente strutturare nel triennio successivo. Al monitoraggio dell’Ufficio scolastico regionale hanno partecipato 455 istituti di ogni ordine e grado, di cui 450 statali e 5 paritarie. Rispetto alla suddivisione per provincia: su Alessandria hanno partecipato 41 scuole; su Asti 24; su Biella 19; su Cuneo 79; a Novara 30; 222 a Torino 222; 20 nel Vco e 20 a Vercelli”.
Lo sportello è attivo nel 94% delle scuole che hanno aderito alla sperimentazione, cioè 429 istituti; 28 istituzioni scolastiche hanno dichiarato che lo sportello non è invece attivo.
“Abbiamo ricevuto diverse segnalazioni da istituti che vorrebbero avviare il servizio di psicologia scolastica, ma non trovano risposta rispetto alle procedure necessarie e alle risorse disponibili – ha dichiarato Frediani – Per questo motivo abbiamo interrogato la giunta per conoscere la situazione sul territorio piemontese e avere un quadro generale delle esperienze attualmente attive. L’auspicio è che si dia presto piena attuazione alla legge approvata in Consiglio e si garantisca l’accesso a questo servizio fondamentale in tempi rapidi, rispondendo al crescente disagio giovanile diffuso nella nostra società”.
Il “Servizio di Psicologia scolastica”, è stato approvato con legge lo scorso giugno 2023 e sarà sostenuto dalle risorse dell’assessorato regionale alle Politiche Sociali con 600mila euro divisi sulle annualità 2023/2024/2025. Gli “psicologi scolastici” potranno svolgere attività nelle scuole primarie e secondarie di I e II grado, statali e paritarie, come sportelli di ascolto, prevenzione di comportamenti a rischio per la salute psicofisica, sostegno allo sviluppo cognitivo, affettivo, emotivo e delle competenze relazionali, sviluppo del senso di autostima, contrasto al bullismo ed alla diffusione delle dipendenze, contrasto al disagio relazionale anche dovuto alla pandemia Covid-19, sostegno all’orientamento.
Durante i question time è stata data risposta anche alle interrogazioni di Monica Canalis (Pd) Reparto di neurologia di Ciriè a rischio chiusura: cosa intende fare la Regione?; di Sean Sacco (M5S) Revisione dei criteri di compartecipazione degli anziani e disabili non autosufficienti. Quali i risvolti?; di Daniele Valle (Pd) su Percorsi riabilitativi per minori con disabilità, quali garanzie di continuità del servizio da parte dell’ASL Città di Torino?; di Silvio Magliano (Moderati) Ancora al freddo molte unità abitative ATC in via Bologna a Torino: quando la definitiva risoluzione del problema?; di Raffaele Gallo (Pd) Rimodulazione del PNRR: quali impatto sulle strutture di prossimità da realizzare in Piemonte?; di Sarah Disabato (M5S) Bilancio di genere in quali situazioni è stato assunto?
Dopo tanti proclami e interviste la somma della economia piemontese, come diceva il Principe De Curtis, da un totale inferiore alla media nazionale, tutto grazie alla bassa crescita di Torino come ha detto Banca d’Italia. Lunedì scorso un importante quotidiano ha pubblicato la tabella che allego relativa alla crescita del PIL dal 2018 al 2022 del Piemonte , dell’Italia e di Cuneo. Basta fare il calcolo della crescita e si scopre che mentre l’Italia è cresciuta del 7,8% e il Piemonte del 7,2, Cuneo è cresciuta del 12%
Tra i vizi peggiori che permangono nella politica italiana non possiamo non ricordare quello della cosiddetta “delegittimazione morale” dell’avversario. Un vecchio tic che storicamente è figlio e prodotto della cultura della sinistra italiana nella sue multiformi espressioni e che individua proprio nella delegittimazione morale dell’avversario/nemico uno dei suoi caposaldi costitutivi. Una teoria che parte anche da un altro dogma che nel tempo è maturato e si è consolidato per motivazioni alquanto misteriose. E cioè, la cosiddetta “superiorità morale” o “diversità morale” che dir si voglia rispetto agli avversari che si incontrano di volta in volta. Nell’un caso come nell’altro, però, si tratta di riaffermare che la propria parte politica è moralmente ed eticamente diversa, in quanto superiore, rispetto all’avversario/nemico, a tutti gli avversari/nemici. E, sotto questo versante, la lista è abbastanza lunga perchè inizia con l’esperienza cinquantennale della Democrazia Cristiana – come non ricordare “l’alternativa morale” proposta dal Pci negli anni ‘80 – e quasi tutta la sua autorevole qualificata classe dirigente per proseguire, seppur con toni e modalità diversi, con la stagione berlusconiana, quella salviniana e adesso, e a maggior ragione, con il centro destra a trazione Giorgia Meloni. Ora, seppur nel rigoroso rispetto di tutte le opinioni, è indubbio che la categoria etica della diversità o della superiorità morale, ostentata o pensata o contemplata poco importa, non è una valutazione politica ma una considerazione profondamente e strutturalmente impolitica. Al punto che quando prevale questo pregiudizio e questa valutazione dogmatica è lo stesso confronto politico democratico che ne paga le conseguenze. E questo per la semplice ragione che non si valuta il “merito” o il “contenuto” delle singole questioni sul tappeto ma il giudizio sulle singole persone e sui partiti avversari. E, nello specifico, il giudizio etico/morale. Una valutazione, questa, che purtroppo alligna anche in settori, seppure e per fortuna molti circoscritti, dell’area cattolica italiana. Dove, cioè, prevalgono giudizi che esulano dalle valutazioni politiche per concentrarsi, invece, sul versante personale o di partito. Ecco perchè, e anche alla luce di queste perduranti e persistenti valutazioni, forse è opportuno ribadire ancora una volta con forza e determinazione che un conto è l’onestà, la correttezza e la trasparenza del comportamento dei singoli nell’attività politica a qualsiasi livello, altra cosa – e del tutto diversa – è la pretesa di costruire progetti politici e alternative programmatiche partendo da valutazioni vagamente moralistiche o di carattere etico rispetto all’avversario/nemico. Questo, come ovvio, non mette affatto in discussione l’onestà e la rettitudine del singolo esponente politico ma, semmai e al contrario, serve per ribadire con forza la necessità che il confronto e la stessa dialettica politica fra partiti e schieramenti diversi o alternativi non può continuare a porre – in modo palese o meno palese – la dimensione della “superiorità” o della “diversità” morale come elemento discriminante di valutazione politica, culturale e programmatica. Perchè la vera laicità dell’azione politica e, soprattutto, la sana correttezza del confronto politico sono tasselli decisivi e fondamentali che non possono basarsi su pregiudizi o su pregiudiziali pre politici. Ne va della credibilità della politica, della qualità della democrazia e della stessa efficacia delle nostre istituzioni democratiche.