“Il pasticcio del bando da riaprire e’ la cartina di tornasole dell’inadeguatezza di questa amministrazione comunale. Ma il nocciolo della questione sta nell’incapacità di gestire una iniziativa che moltissimi cittadini non gradiscono nei quartieri torinesi”.
Così Osvaldo Napoli, capogruppo di Forza Italia al Consiglio comunale di Torino, commenta gli sviluppi relativi alla vicenda del mercato del libero scambio.
“Il problema non e’ allestire quello che in tanti chiamano “suk” a Ponte Mosca o in qualsiasi altra area della città. La sindaca Appendino deve rendersi conto che la stragrande maggioranza dei torinesi non vede favorevolmente tale pseudo-mercato”, afferma Napoli.
E aggiunge: “Da tempo mi impegno per proporre soluzioni alla moria di negozi e botteghe artigiane in tutta l’area della Città Metropolitana: mi pare sia più opportuno che la prima cittadina di Torino dedichi a questi problemi gran parte del tempo che occupa invece per il mercato del libero scambio”.
“La crisi che sta vivendo il commercio, quello vero e legittimo, dei negozi e degli ambulanti che lavorano e
pagano le troppe tasse richiederebbe da parte dell’amministrazione comunale un maggiore impegno, sia nel trovare agevolazioni per gli esercenti “feriti” dalla crisi, sia nella lotta all’abusivismo e alla contraffazione. Un ultimo aspetto, questo, – conclude Napoli – sul quale, a proposito del mercato del libero scambio, ci sarebbe molto da riflettere”.
Un testo base unificato dei disegni di legge depositati in Commissione Finanze che riguardano Mps, il Banco Desio e della Brianza, la Banca popolare di Vicenza e Veneto Banca, le quattro banche poste in risoluzione e i quattro ddl sul sistema bancario in generale
associazioni di categoria. Questo lavoro era considerato come prodromico alla Commissione d’inchiesta che era stata auspicata in più disegni di legge. Per questo abbiamo ritenuto non fosse opportuno restringere il campo dell’azione svolta ad un solo soggetto, senza però vanificare il lavoro che era stato precedentemente svolto con lo spirito di rendere subito operativa quella ricerca di trasparenza che ritenevamo necessaria per un tema così delicato. L’Ufficio di presidenza della commissione ha deliberato la conclusione dell’indagine stabilendo il deposito della relazione conclusiva per il 17 gennaio, la votazione della stessa per il 25 gennaio e l’avvio della procedura legislativa per la Commissione d’inchiesta in 6a Commissione il 31 gennaio con il deposito di un testo base unificato risultante dai 13 disegni di legge presentati volti ad istituire la Commissione parlamentare. Li ricordo anche per spiegare la ratio della cosa: due dei suddetti disegni di legge riguardano il Monte dei Paschi di Siena, uno il Banco Desio e della Brianza, quattro le quattro banche poste in risoluzione, quattro il sistema bancario in generale e due la Banca popolare di Vicenza e Veneto Banca”.
“Esprimo il mio apprezzamento per la pronuncia della Consulta che ha evitato un pericoloso passo indietro ideologico per l’Italia sulla parte del Jobs Act inerente l’abrogazione dell’articolo 18
Il 18 gennaio il Ministro Minniti sarà in Parlamento per l’audizione programmatica sul piano di ampliamento dei CIE, che dovrebbe prevedere oltre 400 nuovi posti disponibili per raggiungere circa 1.500 posti a regime
parlamentari e le Regioni a rimandare al mittente il piano di ampliamento dei CIE e accogliere solo il piano Anci per l’accoglienza. D’altra parte il 17 febbraio 2014 il Comune di Torino si era espresso in modo chiaro, approvando un atto in cui chiedeva ufficialmente al Governo e alle autorità competenti il superamento del CIE di corso Brunelleschi. Il 18 dicembre dello stesso anno, il Consiglio Regionale era andato anche oltre, votando la mozione n. 150, presentata da Grimaldi, per chiedere al Governo la chiusura immediata del centro. “Chiediamo a Sergio Chiamparino e Chiara Appendino di essere conseguenti” – dichiara il Capogruppo di SEL Marco Grimaldi. – “Capiamo che vi sia una percezione
di insicurezza in seguito ai fatti più recenti, ma ripercorrere una strada sbagliata non può essere la soluzione. Il caso Amri lo dimostra: in assenza di accordi con i Paesi di provenienza il rimpatrio è comunque difficile, d’altra parte non si vede perché persone che hanno scontato anni in carcere non possano essere identificate durante la detenzione, anziché proseguirla deliberatamente in un centro di identificazione ed espulsione. È questo l’unico modo per individuare gli eventuali terroristi, non certo condannare persone innocenti o che hanno già pareggiato i conti con la giustizia alla privazione della libertà in condizioni peraltro
estreme”. “Condivido le preoccupazioni del garante dei detenuti” – dichiara la Capogruppo di Torino in Comune Eleonora Artesio: – “la situazione del CIE di Torino è drammatica. Sono aperte due aree e mezzo su sei e in ogni caso le condizioni sono critiche. Come può essere questa la risposta?” “Continuiamo a ribadire che la soluzione è una soltanto” – dichiara il Deputato di SI Giorgio Airaudo: – “aprire corridoi umanitari con i Paesi in cui la situazione è insostenibile, creare percorsi di inserimento legale e facilitare l’accesso al diritto d’asilo. La Commissione diritti umani del Senato ha appena documentato l’inefficienza dei CIE nei provvedimenti di espulsione e la loro disumanità. L’unico modello che ha funzionato è quello dell’accoglienza diffusa sul territorio e del coinvolgimento delle comunità”.
A pochi giorni dalle segnalazioni del Collegio infermieri Ipasvi di Torino sulle condizioni di lavoro di alcuni infermieri piemontesi, inquadrati con contratti del commercio come “operai tuttofare”,
“Il comportamento della direzione di Coopcultura, la società dei lavoratori della Reggia di Venaria, è deprecabile e contrario al diritto di sciopero sancito dalla nostra Costituzione
Si chiede al Governo italiano di promuovere il coinvolgimento dell’ONU per la ricostruzione del Paese e l’indizione di libere elezioni
Il progetto di coinvolgere i medici neo specializzati per aggredire le liste d’attesa è interessante e rappresenta un utile punto di partenza. Purché si sia consapevoli di quanto la storia dei servizi sanitari ci ha insegnato, ovvero che all’aumento delle prestazioni si accompagna sempre un aumento della domanda. È, dunque, indispensabile lavorare sul versante dell’appropriatezza delle prestazioni, che va definita attraverso un percorso ospedaliero che responsabilizzi anche gli specialisti. Continuano ad esserci troppe prescrizioni, soprattutto di esami diagnostici, da parte dei medici specialisti. Per esempio, stiamo studiando con gli specialisti gastroenterologi un percorso che definisca in maniera precisa l’urgenza delle prestazioni, affinché nessun paziente che ha un bisogno urgente possa essere trascurato. Occorre anche definire, azienda per azienda, un meccanismo di re-call: molti pazienti che sono in lista d’attesa hanno già risolto il loro problema, o perché si sono rivolti al privato accreditato oppure per decorso fisiologico. Pertanto, è indispensabile che il paziente venga ricontattato per
verificare se ha ancora necessità di quella prestazione. Se attualmente sussistesse ovunque un tale monitoraggio, le liste d’attesa per gli interventi chirurgici si ridurrebbero di almeno ¼. Mi auguro che il futuro Cup unico regionale preveda tale soluzione. Occorre, inoltre, favorire accordi tra aziende sanitarie: alcune, infatti, dispongono di ospedali con grandi disponibilità chirurgiche, mentre in altre strutture l’attesa può arrivare anche ai due anni, ed è quindi ragionevole che i chirurghi della seconda azienda sanitaria possano portare i pazienti in lista d’attesa nella prima per operarli. Infine, occorre che le nuove assunzioni, che verranno effettuate una volta usciti dal piano di rientro dal debito sanitario, vengano concentrate soprattutto tra gli anestesisti e gli infermieri di sala operatoria. Il sogno di questa legislatura deve essere quello di poter avere negli ospedali piemontesi sale operatorie che funzionano dalle 8 del mattino alle 18 di sera tutti i giorni. Tutto ciò presuppone un’idea chiara della situazione attuale azienda per azienda, al fine di predisporre gli strumenti più idonei i cui risultati dovranno essere oggetto di puntuale verifica ogni sei mesi, dandone informazione ai cittadini.
L’On. Luigi Bobba è stato nominato questa mattina dal Consiglio dei Ministri, Sottosegretario di Stato al Ministero del Lavoro e delle Politiche Sociali, ruolo già ricoperto nel precedente Governo.