
Governo convochi Tavares e non si faccia ricattare.
“L’Italia è l’ultima della classe. L’unica macchina elettrica che produciamo è la Cinquecento (fino al 2027), gli altri modelli sono volati quest’anno all’estero. Urso parla di un tavolo che porterà ‘più chiarezza sulle prospettive sulla produzione e i modelli, sugli investimenti e sull’occupazione’, ma a questo tavolo l’azienda non ha presentato alcun piano. Tavares non si è fatto vedere per dare garanzie sui 5 modelli elettrici promessi a Melfi e sui lavoratori dell’indotto e della componentistica che rischiano di perdere il lavoro. Ma di cosa parliamo? Il mercato italiano è l’unico in cui le immatricolazioni di auto elettriche languono. Il settore dipende ancora per il 93,4% da fonti fossili. A Mirafiori servono nuovi modelli e un progetto vero. L’hub dell’economia circolare non basta nemmeno a ricollocare tutti gli attuali dipendenti, altro che nuova occupazione. Il Governo convochi Tavares invece di farsi ricattare” – lo dichiara il Vicecapogruppo di Alleanza Verdi Sinistra alla Camera, Marco Grimaldi.
Il pesce d’aprile elettorale in Riviera
IL COMMENTO di Pier Franco Quaglieni

L’episodio è minimo e non meriterebbe attenzione, ma esso è rivelatore di un protagonismo che giunge a beffarsi delle stesse istituzioni, coinvolgendole in uno stupido scherzo del primo aprile. Le elezioni sono più che mai oggi l’ultimo momento sacro rimasto della democrazia, riconquistata il 25 aprile 1945 al prezzo del sangue e del sacrificio di tanti italiani. Le elezioni restano un momento solenne, l’unico nel quale il cittadino sovrano può decidere nel segreto dell’ urna e i partiti possono uscire anche con le ossa rotte. Ebbene, il 1 aprile, complice una giornalista che ha giocato ingenuamente al facile scoop, un gruppetto di burloni -che si auto definiscono “monelli “armati di fionda, malgrado l’età avanzata e quasi veneranda – di Albenga, città nota per le sue torri medievali, ha annunciato la presentazione di una propria lista comunale con candidato sindaco il loro “ducetto”, quel Gino Rapa che lui stesso con raffinata autoironia si auto definisce “testa di rapa” titolo di un suo librino di grande successo entro le torri ingaune fino a lambire la periferia di Borghetto Santo Spirito e Ceriale.
Il nostro futuro è nell’atomo
EDITORIALE
Di Adolfo Spezzaferro direttore de “L’identità”
Leggi l’articolo:
IL COMMENTO di Pier Franco Quaglieni
Che la scuola italiana sia da gran tempo in crisi è cosa ovvia. Sono troppi anni che non si fa nulla per rendere la scuola italiana almeno non troppo distante dallo standard europeo. Con i docenti indottrinati che ha, più interessati alla Palestina che all’uso del congiuntivo, non risulta semplice, ma anche chi governa oggi la scuola non si rivela capace di provvedimenti di svolta che diano segnali di speranza. Nella seconda repubblica ci saranno anche state delle buone intenzioni volte finalmente cambiare la scuola italiana , ma nulla è stato fatto per far rinascere in Italia una nuova scuola dopo le macerie del ‘68. Ci sono stati interventi intesi a privatizzare la scuola pubblica, volta ad avvantaggiare la scuola cosiddetta paritaria che continua però a vivacchiare.Il Documento politico di Tempi Nuovi
Pubblichiamo il Documento politico di Tempi Nuovi, l’area cattolico popolare a sostegno della lista civica del Presidente Alberto Cirio.
PER UN PIEMONTE PIÙ POPOLARE
Le prossime elezioni regionali piemontesi dell’8 e 9 giugno rappresentano un appuntamento
importante non solo sotto il versante politico ma anche, e soprattutto, su quello amministrativo.
Perché il buon governo di una Regione, nel caso specifico il Piemonte, è il frutto di una visione
politica generale e di una capacità di saper amministrare con coerenza, trasparenza e coraggio un
territorio.
Le categorie politiche, e culturali, che intendiamo mettere in campo, valide ieri come oggi, sono
quelle storicamente riconducibili alla tradizione, alla cultura e alla prassi del cattolicesimo politico
italiano. Ovvero, cultura della mediazione; profilo riformista; alternativi alla radicalizzazione del
confitto politico; centralità del dialogo e del confronto; radicamento territoriale e sociale; senso dello
Stato; rispetto delle istituzioni; qualità della democrazia e autorevolezza e capacità della classe
dirigente. Tasselli di un mosaico che insieme contribuiscono a creare un progetto politico di buon
governo di un territorio.
Ora, è di tutta evidenza che nel rispetto della nostra storia politica, culturale e sociale, un’area politica
di matrice popolare non può che collocarsi al Centro. Un Centro dinamico, riformista, moderno,
democratico e di governo. Un Centro che non vive di rendita di posizione, che non è banalmente
equidistante rispetto agli schieramenti maggioritari e che, soprattutto, non si limita a gestire
l’ordinaria amministrazione. Ma, al contrario, un Centro creativo che sappia declinare una reale e
credibile “politica di centro” recuperando quei postulati essenziali che hanno caratterizzato le migliori
stagioni della politica italiana dal secondo dopoguerra in poi.
Per questi motivi un’area politica come la nostra, cattolico popolare e cattolico sociale, se è
impegnata a livello nazionale a costruire – con altre culture e altre esperienze politiche una forza di
Centro riformista, democratica e di governo, sul versante regionale si riconosce in una formazione
civica, autenticamente civica, che sappia declinare la cultura del buon governo e che, al contempo,
sappia essere espressione e voce dei territori nella loro complessità e diversa articolazione. E la
lista “civica” del Presidente Alberto Cirio può essere la risposta più concreta, e più dinamica e
coerente, per un’area politica centrista che fa del buon governo la sua cifra distintiva in una cornice
politica lontana da ogni forma di massimalismo, di estremismo e di populismo. Tre disvalori che sono
storicamente alternativi rispetto ad una concezione della politica basata sul rispetto dell’avversario,
sulla democrazia dell’alternanza e sul confronto di merito sui rispettivi programmi di governo.
Le grandi trasformazioni in corso, in particolare quelle che riguardano l’introduzione di nuove
tecnologie e dell’intelligenza artificiale nei processi produttivi e di governo, e quelle che riguardano
la tutela dell’ambiente e il ricorso a nuove fonti di energia, richiedono anche a livello territoriale una
gestione politica accorta e lungimirante, capace di ascolto dei territori della nostra regione che sono
variegati come lo sono anche le categorie che compongono il tessuto sociale ed economico
piemontese, evitando il duplice rischio dell’immobilismo e quello opposto del procedere in modo
ideologico senza considerare anche le concrete conseguenze delle scelte che vengono portate
avanti a livello nazionale, comunitario e globale. In una parola, nella gestione delle profonde
trasformazioni che caratterizzano l’attuale fase, serve il buonsenso, qualità dimostrata dal presidente
Cirio e unanimemente riconosciutagli.
Un tale approccio, pragmatico e non ideologico, è richiesto in particolare per le politiche sanitarie
della Regione, anche attraverso l’attuazione degli interventi finanziati con il PNRR, per rafforzare la
rete territoriale dei servizi pubblici su misura delle diversità dei territori, in una logica di collaborazione
tra Regione, enti e strutture sanitari e Comuni, aperta al contributo del terzo settore e del privato
sociale, e investendo anche sulla professionalità del personale del settore sanitario onde garantire
a tutti i ceti sociali una uguale opportunità di fruizione della sanità pubblica.
Ed è proprio con questo impegno, concreto e pragmatico, che l’area popolare e centrista accetta la
scommessa elettorale del prossimo giugno in Piemonte. Una scommessa che parte dalla difesa
degli interessi e delle istanze dei ceti popolari, dei ceti più deboli e di coloro che rischiano di pagare
a caro prezzo una crisi sociale che persiste e che si consolida sempre di più. Ma che, al contempo,
si sforza di elaborare un progetto politico di crescita e di sviluppo per l’intera Regione accettando le
nuove sfide che la società contemporanea fa emergere in tutta la sua ruvidezza.
Sfide che, però, non possono non essere accettate sino in fondo e a cui si risponde con le armi della
politica, delle idee, della cultura e della legittima rappresentanza dei ceti popolari.
Se questo è l’impegno politico concreto che si assume l’area cattolico popolare in vista delle elezioni
regionali del prossimo 8 e 9 giugno, è altrettanto evidente ribadire che saremo presenti nella lista
civica del Presidente Alberto Cirio. Una presenza politica, culturale, sociale e soprattutto
programmatica. Una presenza che ha obiettivo di rilanciare una cultura politica e, al contempo, dare
un contributo programmatico e di idee per il futuro governo della Regione Piemonte, ponendola
sempre più nel cuore delle dinamiche dell’Italia, dell’Europa, del Mediterraneo e con quel respiro
globale che richiedono le sue eccellenze tecnologiche, economiche, culturali e turistiche.
“Cirio e Icardi insistono nell’esternalizzare il servizio con contratti da fame”.
«AAA offerta di lavoro imperdibile e succulenta: 15 ore settimanali al CUP con contratto in somministrazione a tempo determinato. Questo l’annuncio di Randstad Contact Center (divisione di Randstad Italia) per arruolare operatori per il call center della sanità piemontese. Le promesse di Cirio e Icardi del potenziamento del CUP in questi giorni di fine legislatura si traducono in questa scandalosa offerta di lavoro povero e precario. Attualmente l’80% degli operatori del CUP sono part time a 25 ore, e fanno difficoltà ad arrivare a fine mese: perché assumere altri lavoratori a part-time a 15 ore, peraltro illudendoli con la possibilità di “stabilizzazione nel lungo periodo”. In questi 5 anni la Giunta Cirio non ha saputo riorganizzare il CUP, a cominciare dai turni, e non ha trasformato i part time in full time. Alla nostra proposta di reinternalizzare il servizio CUP, ora risponde ricorrendo ad intermediari che offrono contratti da fame».
Nardella, la Luiss e la solita sinistra
EDITORIALE
di Adolfo Spezzaferro direttore de “L’identità”
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UE predica bene e razzola malissimo
Bruxelles – “Mentre a parole l’Unione europea predica la necessità di sacrifici per il bene del pianeta, la retorica ambientalista si scontra con la realtà dei fatti, proprio all’interno del palazzo del Parlamento uropeo di Bruxelles. Nei giorni scorsi – dichiara l’europarlamentare piemontese Alessandro Panza – ho infatti potuto constatare una temperatura di ben 27 gradi centigradi in un’aula illuminata a giorno completamente deserta del Parlamento europeo di Bruxelles, nonostante l’assenza prolungata di utilizzatori dovuta alla fine dei lavori per la pausa di Pasqua.
Questa situazione – prosegue Panza – oltre a rappresentare un evidente spreco energetico, mette in luce una clamorosa contraddizione: mentre ai cittadini vengono imposte rigide norme per la transizione ecologica, come la “Casa green” o l’auto elettrica, le istituzioni stesse trascurano le più basilari pratiche di risparmio energetico.
D’altra parte non dimentichiamoci che sono gli stessi che spostano gli uffici da Bruxelles a Strasburgo con i camion una volta al mese…” – conclude Panza
Così in una nota l’europarlamentare Alessandro Panza.
La valorizzazione del wedding diventa legge
Aiutare la ripartenza di tutte le attività e dell’indotto che ruota intorno al wedding, valorizzando il territorio piemontese anche come destinazione turistica di eccellenza, con panorami e servizi di alto livello.
È quanto contenuto nella proposta di legge presentata da Sarah Disabato del M5s, approvata in consiglio regionale e divenuta legge.
“La filiera del matrimonio, delle unioni civili e delle cerimonie in genere- ha spiegato nella presentazione del testo Sarah Disabato – è un sistema complesso che mette insieme produttori di eccellenza del made in Italy e aziende commerciali, dalla ristorazione al servizio. Si tratta di duemila aziende che danno lavoro a15 mila addetti e muovono un giro d’affari complessivo di alcuni milioni di euro in Piemonte”.
Tra gli emendamenti discussi e approvati c’è quello di Francesca Frediani (Up) per vietare l’utilizzo di colombe vive nelle cerimonie.
Prima della pandemia, nel 2018, in Piemonte si sono celebrati quasi tredicimila matrimoni.
La legge vuole valorizzare e promuovere il Piemonte in questo settore di grande crescita viste le location disponibili, le dimore storiche e la presenza di gradi professionisti, artigiani e commercianti in grado di soddisfare ogni esigenza e coprire tutta la complessa e articolata filiera. Sarà previsto anche l’apposito marchio denominato “Piemonte da amare”.
Mara Martellotta