POLITICA- Pagina 22

Canalis (Pd): “Soggetti profit, Ddl Marrone apre a gestione alloggi pubblici”

Nel testo presentato dalla Giunta Cirio non si esclude la gestione profit degli alloggi di edilizia residenziale pubblica.

30.10.2025 – Nel giorno in cui si sono svolte le audizioni dei sindacati inquilini di CGIL, CISL e UIL e delle assemblee dei sindaci dell’ATC Piemonte sud e del Piemonte centrale, in merito al Ddl Marrone sull’utilizzo alternativo degli alloggi di edilizia sociale, sorgono molte perplessità.

La prima riguarda la possibilità, non esclusa nel testo, che gli alloggi popolari, di proprietà ATC o comunale, siano dati in gestione a soggetti con scopo di lucro, tra l’altro senza specificare cosa significhi che applicheranno “canoni sostenibili”.

La seconda riguarda la possibilità di esternalizzare la gestione anche degli alloggi disponibili per l’assegnazione. Se questi alloggi sono assegnabili e non necessitano di manutenzione, assegniamoli alle decine di migliaia di persone in lista d’attesa invece di darli a soggetti terzi!

La terza riguarda la possibilità di far ristrutturare gli alloggi popolari ai ministeri per poi darli ai trasfertisti, insegnanti, poliziotti e militari che vengono in Piemonte e faticano a trovare alloggio. Siamo sicuri che queste figure opteranno per un alloggio popolare, per quanto ristrutturato?

Infine, lascia perplessi l’eccessiva discrezionalità concessa agli enti proprietari, che proporranno progetti molto eterogenei, con destinatari molto diversi, generando disparità e rischi di pratiche discutibili.

In un quadro drammatico, con migliaia di famiglie in lista d’attesa per un alloggio popolare e altrettante famiglie sfrattate o a rischio sfratto per morosità incolpevole, il disegno di legge Marrone non risponde adeguatamente a questa emergenza, ma si limita a proporre un utilizzo alternativo degli alloggi di edilizia popolare, senza fornire garanzie contro speculazioni e usi distorti.

Crediamo che debba essere assicurato che gli enti coinvolti operino esclusivamente per finalità pubbliche e sociali, con divieto di utilizzo a fini speculativi o di profitto privato, che siano introdotti meccanismi efficaci di prevenzione di corruzione, favoritismi e infiltrazioni, attraverso controlli e verifiche eventualmente indipendenti, e che siano introdotti obblighi di rendicontazione, pubblicità e tracciabilità dei proventi, per rendere evidente che le risorse siano destinate integralmente alla manutenzione e al recupero del patrimonio abitativo pubblico.

Solo così potremo arginare l’inesauribile spinta privatizzatrice di questa Giunta, che abbiamo già visto in materia di sanità, affidi di minori, gioco d’azzardo patologico, non autosufficienza e formazione professionale.

Cirio & c. affidano ai privati le politiche pubbliche, con aperture eccessivamente liberistiche.

Non vorremmo trovarci 5.000 alloggi di edilizia residenziale pubblica (tanti sono oggi in Piemonte gli alloggi ERP non assegnabili per carenze manutentive) affidati a grandi fondi immobiliari con scopo di lucro.

Monica CANALIS – consigliera regionale PD

Ravello (Fdi): “Via Po pedonalizzata? Un altro colpo a Torino”

 “DOPO PIAZZA BALDISSERA PENSAVAMO DI AVERLE VISTE TUTTE!”

 
“L’ipotesi di pedonalizzazione di via Po rappresenta l’ennesimo capitolo di una crociata ideologica contro l’automobile che questa Amministrazione porta avanti con ostinazione, ignorando le reali esigenze di cittadini, residenti e commercianti. Da anni assistiamo a un susseguirsi di scelte che, sotto l’etichetta della ‘mobilità sostenibile’, finiscono invece per stravolgere la viabilità cittadina e rendere sempre più difficile muoversi nel cuore di Torino”. Ad affermarlo Roberto Ravello, vice Capogruppo di Fratelli d’Italia in Regione Piemonte.

“Mentre il traffico viene sistematicamente spostato da una parte all’altra del Centro, l’Amministrazione continua a sovraccaricare arterie già al collasso come corso Vittorio e corso San Maurizio, che ogni giorno sopportano volumi di traffico ormai insostenibili. È una scelta perversa, che non risolve i problemi ma li sposta e li amplifica, con ricadute pesanti sulla qualità della vita dei torinesi, sul commercio di vicinato e sull’intero sistema della mobilità urbana. Un modello miope – continua Ravello – che svuota le vie del centro e ne spegne la vitalità economica e sociale”.

“Invece di imparare dallo scandalo di Piazza Baldissera, dove errori di pianificazione e modifiche azzardate hanno prodotto anni di disagi, inquinamento e sprechi, si persevera nella stessa direzione. Torino – conclude Ravello – non ha bisogno di nuove chiusure e divieti, ma di buon senso, pianificazione e ascolto”.

Europa radicale: sì alla separazione delle carriere

La prima raccolta firme su un referendum Radicale per la separazione delle carriere dei magistrati è del 1999, si votò nel 2000 e prevalse nettamente il SI. Non si raggiunse il quorum e c’è  voluto oltre un quarto di secolo di iniziative per scardinare il conservatorismo di destra e sinistra. Oggi c’è da essere contenti di questo passo avanti e c’è da lottare per la vittoria dei SI al referendum confermativo. Per questo Europa Radicale aderisce con passione e convinzione al Comitato promosso dall’Unione delle Camere Penali che ringraziamo. Il prossimo 10 novembre terremo insieme agli avvocati della Camera Penale di Torino una conferenza stampa che sarà la prima di molte iniziative pubbliche. Partiremo da Torino perché è dalle strade di questa città che storicamente i Radicali hanno raccolto grande consenso ai referendum sulla e per la “Giustizia giusta”, battaglia nata e condotta dal Partito Radicale a partire dalla vicenda giudiziaria di Enzo Tortora.

Lo dichiarano in una nota Igor Boni e Emilia Rossi

Ruffino (Azione): “Sanità in ritardo, la nutrizione oncologica diventi un diritto, non un privilegio”

“La nutrizione come parte integrante della cura oncologica non è un supporto secondario ma una componente essenziale della presa in carico della persona. Per questo motivo per Azione è doveroso agire su tre piani: normativo, inserendo nei LEA le prestazioni nutrizionali specifiche per i pazienti oncologici affinché diventino un diritto esigibile e non una concessione; organizzativo, garantendo che ogni centro oncologico abbia equipe multidisciplinari; formativo, creando percorsi di aggiornamento obbligatori”.
Lo dichiara Daniela Ruffino, deputata di Azione, intervenuta alla Camera in merito alle mozioni sui percorsi nutrizionali per i pazienti oncologici.
“Un paziente malnutrito – prosegue Ruffino – risponde peggio e più lentamente alle terapie: questo ha un costo umano e sanitario enorme. Eppure nel nostro Paese la valutazione nutrizionale non è ancora stata inserita in modo sistematico nei percorsi diagnostico terapeutici assistenziali. Abbiamo costruito un sistema eccellente nella fase acuta, ma fragile nella prevenzione, nella riabilitazione e nell’accompagnamento e la nutrizione clinica si trova in quella zona dimenticata tra la cura e la vita quotidiana.
Inoltre, ogni regione agisce per conto proprio, ogni ospedale agisce in autonomia: il diritto alla Salute non può avere confini geografici”.
Secondo Ruffino “investire in nutrizione significa ridurre complicanze, accorciare i ricoveri e migliorare gli esiti. Curare non è solo somministrare una terapia, ma accompagnare una persona nel suo cammino di cura: la sanità del futuro deve essere diversa, più prossima, più equa e più integrata”.

I ponti, l’inclusività, la confusione della massificazione

IL COMMENTO di Pier Franco Quaglieni

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Pier Franco Quaglieni

L’ormai dimenticata rivista fondata dal fiorentino Piero Calamandrei si intitolava “Il ponte“. Dopo la guerra con molti ponti di Firenze distrutti , aveva sicuramente un senso. Ma era soprattutto la metafora politica  di un ex azionista diventato il cantore di una Resistenza che non aveva fatto. Cosa significava il ponte? Un collegamento tra tutti gli antifascisti o un collegamento dei laici con i comunisti , anche se Calamandrei aveva seguito Saragat nella scissione di Palazzo Barberini? Ho conosciuto alcuni direttori del “Ponte“ e notai la loro astiosa faziosità, malgrado i tempi fossero cambiati. L’Idea era quella di tante idee piuttosto confuse. Anche un altro mensile, assai meno importante, aveva nella sua testata il tema dell’ incontro. Un tema simile al ponte. Anche qui la confusione finiva di prevalere, salvo alcune fisse laiciste esibite in ogni numero fino a giungere all’irrisione di ogni religiosità. Mi è tornata in mente la metafora del ponte,  leggendo una intervista con mons. Francesco Savino in cui afferma che “essere omosessuali non è peccato”. L’intervista è una serie di ponti lanciati verso tutti. E’ comprensibile che la Chiesa “sia la casa di tutti e che tutti devono sentirsi a casa loro”. Ma la Chiesa “neutra“ che stinge i suoi valori per essere inclusiva al massimo grado, può diventare una chiesa priva di identità e in fondo non più frequentata dai cristiani, ma da altri che del cristianesimo accettano solo alcune apparenze, quelle più facili e superficiali.

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E l’idea della inclusività può diventare l’inizio della perdita di memoria storica (da dimenticare) e di senso religioso  smarrito per strada. Infranti tutti i confini, ci si illude di essere diventati migliori , ma si tratta solo di un’impressione fugace. Nel campo più generale della cultura deve prevalere un concetto plurale fatto di idee diverse e contrastanti, ma ridurre tutto al buonismo verbale finisce per appiattire e banalizzare  le idee. Non è obbligatorio lanciare ponti ad ogni costo, a volte i ponti levatoi metaforici appaiono indispensabili per schiarirsi le idee. Ci sono temi che portano a considerare  che tutte le vacche sono rosse, per parafrasare Hegel. La cultura crociana fondata sulla distinzione può aiutarci a non cadere nella confusione che ci porta a ripetere tutti le stesse cose. I ponti favoriscono i cori e i cori generano il conformismo.

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Se pensiamo ai grandi e piccoli inciuci politici dei tempi passati ci accorgiamo che essi non erano motivi di solidarietà di più ampio respiro, ma tentativi di soffocare le identità e i dissensi . I ponti lanciati in Italia cinquant’anni fa non hanno fatto circolare più liberamente le idee, ma hanno contribuito ad appesantire il clima. Oggi c’è la tendenza a vedere soprattutto un odio dilagante e un’intolleranza insopportabile: i manifestanti pro Pal ne sono una dimostrazione evidente e fastidiosa. Ma c’è anche il clima  ostile creato attorno all’ebraismo, un clima che tende a costruire ghetti da parte di chi, a parole, vorrebbe costruire ponti. Può sembrare un paradosso evidente , ma non è così. Su certi argomenti c’è lo scontro all’ultimo sangue, poi su altro si stende la melassa insulsa della  inclusivita’  ad ogni costo che diventa persino ridicola. Tocqueville vedeva nella democrazia maggioritaria la fine della libertà. A più riprese abbiamo avuto conferma che  Tocqueville sapeva guardare ai pericoli della irruzione delle masse. Anche oggi la massificazione delle intelligenze e perfino delle coscienze è un segnale allarmante. Forse bisognerebbe tagliare qualche ponte e schiarirsi le idee. La cultura è riflessione critica individuale, capace di continue revisioni. I cori indistinti sono l’esatto opposto della cultura. Le idee “chiare e distinte“ di Cartesio hanno più che mai un valore, anche se appartengono a quelle che Pannunzio definiva le “pattuglie di frontiera“.

Tubercolosi al Neruda, due interrogazioni

Sul focolaio di tubercolosi nella scuola occupata/Spazio popolare Neruda, sono state presentate due interrogazioni alla Giunta regionale: una di Fabrizio Ricca (Lega) “per sapere se e quali azioni immediate intenda intraprendere, per quanto di competenza, per tutelare la salute dei cittadini, garantire i controlli igienico-sanitari nelle strutture occupate e prevenire ulteriori rischi legati a situazioni analoghe presenti nel territorio piemontese”; l’altra di Alice Ravinale (Avs) “per chiedere se a fronte dell’allarme sanitario che si è diffuso negli ultimi giorni, non ritenga opportuno accelerare, anche mediante la presa in carico senza necessità di impegnative, l’esecuzione dello screening sanitario della popolazione esposta ai casi di tubercolosi avvenuti a partire da fine agosto presso l’immobile di corso Ciriè 7 a Torino”.

“Al momento risultano positivi alla tubercolosi tre adulti e tre bambini – ha risposto l’assessore Gian Luca Vignale, leggendo una nota del collega Federico Riboldi – come accertato dal servizio di sorveglianza sanitaria dell’Asl Città di Torino. Il Dipartimento di prevenzione dell’Asl, a causa della peculiarità del luogo e dell’ambiente, ha richiesto al Comune di Torino di verificarne la possibilità di accesso in sicurezza, stante la decennale condizione di occupazione abusiva e impossibilità di accesso istituzionale, dello Spazio popolare Neruda dove si è verificato il focolaio. Questo allo scopo di procedere ad una valutazione dell’idoneità igienica e al completamento dell’indagine epidemiologica. Il Dipartimento, se consentito dagli occupanti, accederà allo Spazio Neruda nella struttura. Per limitare le epidemie di tubercolosi è fondamentale una combinazione di strategie: diagnosi precoce dell’infezione nei soggetti a rischio; sorveglianza dei soggetti attraverso screening e monitoraggio dei contatti stretti; isolamento dei pazienti con forma attiva per prevenire la diffusione del contagio.

Sono anche in fase di adozione misure di sensibilizzazione per i sindaci a comunicare tempestivamente le situazioni potenzialmente a rischio e a mettere in atto le misure necessarie per consentire gli interventi finalizzati ad individuare tempestivamente la malattia ed assicurarne il controllo”.

Nel corso del question time è stata data anche risposta  alle interrogazioni: 695 “Verifica del rispetto dei limiti di legge per i mercatini organizzati nell’ambito di progetti contro la povertà nel Comune di Torino”, presentata da Fabrizio Ricca (Lega); 713 “Modalità di integrazione e supporto alla Sanità pubblica da parte del Poliambulatorio Medico Specialistico Monferrato di Montiglio Monferrato (AT)” di Fabio Isnardi (Pd); 714 “Tempi per la nomina del rappresentante delle associazioni agricole nel Consiglio dell’Ente di gestione delle Aree Protette Alpi Marittime” di Giulia Marro (Avs); 715 “Congelamento dei contributi per persone non autosufficienti nei Comuni del CISA 31e ritardi regionali nei trasferimenti per la non autosufficienza” di Valentina Cera (Avs); 716 “Nuovo Pronto Soccorso Ospedale Civico di Ovada, completamento dei lavori di riqualificazione oppure nuovi progetti?” di Domenico Ravetti (Pd); 717 “Aree interne piemontesi SNAI vecchie e nuove. Quale futuro?” di Emanuela Verzella (Pd); 718 “Tutela della sicurezza pubblica e della fauna domestica a seguito dell’uccisione del cane Rocky da parte di un cacciatore nel Comune di Cumiana (TO), quali misure urgenti?” di Disabato (M5s); 720 “Difficoltà di prenotazione degli anziani delle prestazioni sanitarie quali misure urgenti? 27.10.2025” di Alberto Unia (M5s).

Lista Cirio: “Contributi sul trasporto pubblico per i giovani sportivi eccellenti”

“Sostegno alle famiglie e agli sport meno blasonati”

Il Consiglio regionale ha approvato questa mattina l’Ordine del Giorno presentato da Elena Rocchi, e sottoscritto da Silvio Magliano, Sergio Bartoli e Mario Salvatore Castello (Lista Civica Cirio Presidente): l’atto impegna la Giunta regionale a istituire, con il coinvolgimento delle Federazioni sportive, contributi per il trasporto pubblico da destinare ai giovani atleti di alto livello e di interesse nazionale per gli spostamenti verso il luogo di allenamento e quelli di gara.

 

Spiegano Magliano, Bartoli e Castello: “Non in tutti gli sport, infatti, sono le società a organizzare gli spostamenti per i loro tesserati, soprattutto nelle discipline meno note e meno conosciute dal grande pubblico: nelle categorie giovanili non succede nemmeno negli sport più blasonati. I ragazzi devono, quindi, raggiungere autonomamente palazzetti, palestre e campi sportivi, in molti casi situati fuori dalla provincia in cui risiedono. Si tratta di situazioni difficili da gestire per le famiglie, soprattutto per chi non abita nei grandi centri, sia dal punto di vista logistico sia da quello economico”.

Il progetto sperimentale “Giovani atleti di alto livello” permette a studentesse e studenti della scuola secondaria di secondo grado, statale e paritaria, impegnati in attività sportive di rilievo nazionale di conciliare il percorso scolastico con quello agonistico attraverso la formulazione di un Percorso Formativo Personalizzato (PFP).

I Giovani atleti di interesse nazionale sono invece sportivi già inseriti stabilmente, a cura delle proprie Federazioni, nei circuiti delle nazionali e partecipano a competizioni sportive con la maglia azzurra.

In Piemonte i Giovani atleti di alto livello sono 4145 iscritti a 192 istituti scolastici – commentano ancora i Consiglieri-; aiutare i giovani a perseguire i propri obiettivi in ambito sportivo, superando eventuali difficoltà economiche della famiglia, rappresenta un fattore di crescita per tutto il movimento sportivo, in particolare le discipline meno note, lontane dai riflettori, che faticano ad attrarre attenzione, a reperire risorse e a coinvolgere nuovi atleti“.

Concludono Magliano, Bartoli e Castello: “Se, come diceva Nelson Mandela, un vincente è un sognatore che non si è mai arreso, aiutiamo i nostri giovani più talentuosi a perseguire i propri sogni, dimostrando loro che le pari opportunità non sono solo tratti di penna lasciati sulla carta dal legislatore, ma il nostro modo di disegnare il futuro della nostra comunità”.

Stellantis, il dibattito in Sala Rossa

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DA PALAZZO CIVICO

Nel corso della seduta odierna del Consiglio comunale, il sindaco Stefano Lo Russo ha riferito in aula, su richiesta del capogruppo del PD Claudio Cerrato, a proposito del suo recente incontro con il nuovo amministratore delegato del Gruppo Stellantis, Antonio Filosa.

Stefano Lo Russo ha definito l’incontro quale momento molto di importante di confronto tra azienda e istituzione, che ha permesso di approfondire le scelte strategiche del Gruppo e di chiarire al tempo stesso le posizioni della Città. Si è trattato di un primo segnale di discontinuità positiva, con un nuovo metodo di lavoro basato su dialogo e trasparenza, che il sindaco ha auspicato si mantenga nel tempo e diventi la regola nel rapporto tra impresa e territorio.

Stellantis, ha riassunto Lo Russo, vuole proporre un approccio realistico alla transizione ecologica, chiedendo all’Unione Europea di rendere più flessibili le regole che governano la transizione energetica e le emissioni, per evitare di compromettere occupazione e competitività. Filosa ha affermato di non voler mettere in discussione la transizione verde ma renderla attuabile e socialmente sostenibile, richiamando il principio della neutralità tecnologica effettiva. Le regole europee, a detta dell’azienda, non devono imporre un’unica tecnologia, quella con batterie elettriche, ma consentire più soluzioni verso un unico risultato: la riduzione di CO2. Occorrerebbe mettere i costruttori in condizione di scegliere la combinazione di tecnologie più adatta (elettrico, ibrido, biocarburante…) e inoltre riconoscere il valore ambientale effettivo sulla base delle emissioni totali lungo tutto il ciclo di vita del veicolo, evitare monopoli tecnologici e dipendenze esterne, come nel caso della filiera asiatica per le batterie. In questa logica, secondo l’azienda, la mobilità futura non potrà basarsi solo sull’elettrico a batteria e la regolamentazione europea dovrà tenere contro delle situazioni specifiche dei vari Paesi, come nel Sud Europa dove reti di ricarica e costi dell’elettricità sono a livelli insoddisfacenti. Stellantis ritiene anche che siano troppo rigide le regole europee su emissioni dei veicoli commerciali LCV e termine al 2035 della produzione di motori termici, proponendo due soluzioni come i “supercrediti” (peso maggiore dell’elettrico nei calcoli delle emissioni aziendali) e la revisione dei target LCV. L’azienda ritiene che andrebbero premiate le auto piccole ibride o elettriche prodotte in Europa, con incentivi mirati; inoltre andrebbe difesa la produzione europea a scapito di quelle asiatiche. Filosa, ha spiegato Lo Russo, ha fatto riferimento al modello francese di eco score che valuta impatto di ogni veicoli dalla produzione allo smaltimento, compresa distanza tra luogo di produzione e vendita, legando i bonus alla sostenibilità complessiva del veicolo. Per gli LCV, il mercato non è pronto ad assorbire grandi quote veicoli elettrici, servono modifiche nei target per transizione equilibrati. Il rinnovo del parco veicoli (240 milioni in Europa, età media 12 anni) è da Stellantis considerato centrale e chiede incentivi per rottamare veicoli più vecchi e misure fiscali (Iva) per l’acquisto di auto più efficienti.

L’amministratore delegato di Stellantis ha confermato il valore strategico del Piano Italia e del polo torinese, ha aggiunto il sindaco, con 2 miliardi di investimenti negli stabilimenti italiani, 6 miliardi di acquisti da fornitori nazionali nel 2025, l’avvio di 500 ibrida a Mirafiori (che resta polo decisivo in italia, con forti investimenti nella componentistica) e di Jeep Compass a Melfi. Filosa ha poi annunciato 400 nuove assunzioni a Mirafiori e programmi di riqualificazione professionale per i dipendenti, oltre alla volontà di mantenere aperto il dialogo con istituzioni e rappresentanze sindacali. Stellantis, quindi. Non mette in discussione la transizione ecologica ma ne chiede una revisione basata su realismo, competitività e tutela dell’occupazione.

Riassunte le posizioni del gruppo industriale, il sindaco Lo Russo è poi passato a illustrare quanto sostenuto dall’Amministrazione comunale: tutela dell’occupazione, garanzia della continuità produttiva, conferma di nuovi modelli di lungo periodo, sostegno alla filiera della componentistica auto, conferma di Torino come polo di innovazione, con sinergie tra industria, università e poli tecnologici, con confronto costante e condivisione con il territorio. Come Città, si è evidenziato come il Governo nazionale debba dotarsi di una politica industriale efficace, orientata alla produzione e non solo agli incentivi all’acquisto, come avviene ora con i 597 milioni stanziati per sostenere acquisto di veicoli elettrici, fondi che non hanno prodotto secondo Lo Russo risultati apprezzabili né sul piano ambientale che su quello industriale. L’Italia è al 27mo posto in Europa per l’acquisto di auto elettriche e il 90% dei veicoli acquistati con i suddetti incentivi sono di produzione estera, con 2/3 dei modelli costruiti nel nostro Paese esclusi per prezzo e categoria, senza ricadute positive sui nostri stabilimenti e sull’occupazione in Italia e a Torino.

Il sindaco ha aggiunto che la richiesta al Governo è quella di passare da bonus basati sull’acquisto a una politica industriale integrata, che colleghi incentivi e produzione, soprattutto occupazione, evitando di finanziare con risorse pubbliche prodotti importati dall’estero. Servono interventi strutturali per rafforzare la manifattura nazionale, ha insistito il primo cittadino, sostenendo l’innovazione tecnologica, con approccio unitario dell’Europa che coniughi transizione ecologica e competitività industriali, senza trascurare gli obbiettivi ambientali ma correggendone le modalità di attuazione. In ogni caso, ha concluso Lo Russo, l’incontro con Stellantis ha rappresentato un passo concreto verso un nuovo modo di affrontare le grandi questioni industriali che riguardano la nostra città, basato su trasparenza e condivisione: il Comune sarà collaborativo e vigile, con l’obiettivo di trasformare il dialogo in occupazione, innovazione e valore aggiunto sul nostro territorio.

Il primo consigliere ad intervenire dopo il sindaco è stato Ferrante De Benedictis (Fd’I) che ha sottolineato come l’incontro con Filosa abbia consegnato alla città un sindaco che si avvicina alle posizioni del centrodestra. Critiche verso i green deal, che ha rovinato la nostra industria a favore di Cina e India, e le posizioni ideologiche che si scontravano con il concetto di sostenibilità intesa in modo più ampio. Così sugli incentivi, che non vanno più concessi per l’acquisto dell’auto ma per aumentare la sua produzione nel nostro Paese. Bene l’annuncio delle 400 nuove assunzioni se si considera che negli ultimi quattro anni, solo in Carrozzeria a Mirafiori, si sono persi quasi quattromila lavoratori.

Per Giuseppe Catizone (Lega) in Stellantis sono bravi nella teoria, nella pratica un po’ meno, perché 400 nuove assunzioni “somministrate” non sono vere assunzioni. Come si fa a credere ad un’azienda, si chiede il consigliere, che sta per chiudere un piano di licenziamenti che riguarda 2500 lavoratori in tutto il Paese, operai, quadri e dirigenti. Sembra più un’azienda in fase di smantellamento e non un’azienda che vuole investire.

Anche per Andrea Russi (M5S) le 400 assunzioni annunciate sono una buona notizia, ma ritiene serva realismo che, senza un nuovo modello Mirafiori non possa avere prospettive di medio lungo periodo. Non c’è un bicchiere mezzo vuoto o mezzo pieno, oggi c’è solo il bicchiere. Per vederlo mezzo pieno servono un nuovo modello, un piano d’investimenti e una visione industriale stabile. Tutto il contrario di quello capitato negli ultimi anni. La transizione ecologica o la guidiamo noi o continueremo a subirla. Torino deve continuare a chiedere impegni precisi anche per salvaguardare l’indotto.

Il consigliere Pino Iannò (Torino Libero pensiero) si è detto rammaricato della mancanza di un Consiglio comunale aperto per un confronto più ampio e profondo. Ha rilevato che in Sala Rossa sono quattro anni che non si parla di Stellantis e permangono atti di indirizzo giacenti che aspettano il voto dell’assemblea ed ha auspicato una discussione sul tema ad ampio raggio.

Secondo Pierlucio Firrao (Torino Bellissima) l’annuncio di quattrocento assunzioni a Mirafiori è una notizia importante e si è soffermato sulle contraddizioni torinesi da parte di coloro che auspicano una Torino auto free senza preoccuparsi del settore produttivo in una delle cinque province europee più rilevanti del settore.

Fabrizio Ricca (Lega) si è detto felice di aver ascoltato da parte del sindaco posizioni simili a quelle del ministro Salvini. Non si può immaginare una Torino città a vocazione automotive senza più produrre automobili, ha commentato, per poi definire giusta la produzione di auto elettriche anche nella nostra città.

Claudio Cerrato (PD) sottolinea come in questi ultimi tre anni il Governo si sia moltiplicato negli annunci ma senza nessun atto concreto. Manca una politica italiana che si confronti con quella europea, manca un piano sull’energia. Importante il cambio di passo annunciato da Stellantis ma ritiene necessaria una politica di lungo periodo, di Stellantis e del Governo. Serve un’altra linea di produzione a Mirafiori, anche a sostegno dell’indotto e la trasformazione della politica dei bonus a favore di politiche di interventi strutturali

Per Emanuele Busconi (Sinistra Ecologista) le assunzioni annunciate sono una buona notizia, anche se Stellantis ha fatto utili creando però desertificazione a livello industriale. Il Governo, ha evidenziato, non sta accompagnando la transizione ecologica delle aziende, ritenendo che serva un piano industriale serio costruito con le parti sociali e il territorio. Servono, ha aggiunto, modelli accessibili ai cittadini e ha rimarcato la necessità di vincolare Stellantis a investire nel nostro Paese.

Federica Scanderebech (Forza Italia) si è dichiarata concorde con buona parte di quanto affermato dal Sindaco aggiungendo però che occorre incentivare la produttività del territorio. Ci sono responsabilità torinesi, la città governata negli ultimi anni in buona parte dal centrosinistra deve esprimere quale sia la sua visione della città, perché l’automotive va tutelato e non demonizzato.

Definisce surreale il dibattito di questo pomeriggio Silvio Viale (+Europa, Radicali italiani), convinto che le misure cittadine contro l’inquinamento non incidano sul volume delle vendite delle auto. E se anche non ci fosse l’elettrico, il rapporto fra auto prodotte in Italia e all’estero, sarebbe uguale. Stellatis produce in Italia solo il 5% delle sue auto.

Trova interessante il cambio di passo e apprezzabile il metodo inaugurato Elena Apollonio (Alleanza dei democratici, DemoS) e accoglie con fiducia e speranza l’annuncio delle 400 nuove assunzioni. Così come accoglie favorevolmente il sano pragmatismo rappresentato da Filosa e per come è stato condotto il dialogo. Infine, per la consigliera, il richiamo al concetto della neutralità ecologica effettiva non significa dire si o no alla transizione ma significa essere contrari a qualsiasi approccio ideologico.

Per Simone Fissolo (Moderati) nessuno è in grado di fare un’analisi migliore di quella che ha fatto il sindaco. Insieme, però, si può cercare di capire cosa può fare la città per il cambiamento. Ad esempio incentivando l’installazione delle centraline per la ricarica delle auto, nei nuovi parcheggi sotterranei, nei garage, nei box privati dei palazzi di nuova costruzione. Infine, se le vendite sono basse, il problema è economico, lo dicono i dati di quest’anno sulle vendite. Servono incentivi che devono essere governativi, nazionali.

Domenico Garcea (Forza Italia) ha chiesto che dibattiti sul futuro dell’auto a Torino in Sala Rossa siano accettate anche quando chieste dalle minoranze consiliari; si è detto preoccupato di una Città che sembra pensare soltanto ai ristoranti senza ricordare il settore dell’auto e la situazione occupazionale tragica degli operai e delle maestranze Stellantis.

Ha concluso il dibattito il sindaco Lo Russo con una replica agli intervenuti: il sindaco ha posto l’accento sull’assenza di una politica industriale in Italia e ha ricordato come negli ultimi tre anni si sia registrato un calo dei salari, un calo della produzione e il record assoluto di ore di cassa integrazione, una situazione che non si ripete in Germania e in Francia. Il primo cittadino ha criticato lo stanziamento governativo di seicento milioni di euro di incentivi per l’acquisto di auto elettriche, fondi che potevano essere usati per nuove colonnine elettriche; per la detassazione di utili da reinvestire per lo sviluppo produttivo; per piani di formazione.