POLITICA- Pagina 2

Finalmente tutti o quasi si occupano dell’aeroporto di Torino

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Giachino: “E accorgersi prima che Torino non aveva alcuna idea sul futuro di Caselle?”

Finalmente tutti o quasi si occupano dell’aeroporto di Torino. Accorgersi prima che Torino non aveva alcuna idea sul futuro di Caselle? Quando i Sindaci del PD e Cinquestelle vendevano le azioni?
Quando uscivano i dati sul numero dei passeggeri trasportati tutti a magnificare la percentuale di aumento mentre la sostanza che definiva il ruolo limitato del nostro aeroporto era la posizione rispetto agli altri scali italiani  scesa negli ultimi anni da quattordicesimo  aeroporto italiano a tredicesimo ben distanziato da Bologna e Catania , dopo Bari e Pisa, uno scandalo. L’unico che ricordava questo dato era il sottoscritto che cercavo invano di spiegare i giornalisti la situazione  ma la potenza comunicativa della Sagat era più forte.
In questa situazione a Milano che invece ritengono  strategici per la economia lo sviluppo dell’aeroporto , tenuto presente che controllano dal punto di vista azionario Caselle, hanno pensato di come sfruttare meglio le sinergie.
Torino si scopre nuda perché alcuni Sindaci avevano venduto le quote.
Per fortuna le cose non sono così semplici per una certa voracità del Sindaco di Milano, un elefante in cristalleria. La presenza nell’azionariato di CDP ,la Banca del Ministero del Tesoro , dice che l’interesse generale deve prevalere così come la presenza in F2i della Fondazione CRT e del Sanpaolo, chissà perché sin qui silenziosi, ci dà spazio.
Ha fatto molto bene Cirio a chiamare Giorgetti perché CDP non potrà che pretendere che seppure nella diversità degli aeroporti nessuno usi o violenti l’altro e così Torino, pur non avendo più una azione , potrà giocare un ruolo importante, con lo stesso management o no.
 
Mino Giachino 
Responsabile torinese UDC

Esiste un’alternativa democratica credibile al manuale Cencelli?

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LO SCENARIO POLITICO di Giorgio Merlo

Da sempre si ironizza sul cosiddetto “manuale Cencelli”. E se ne parla anche dopo la scomparsa dell’esponente democristiano. Ma la domanda centrale a cui si deve dare una risposta credibile, e non ipocrita, è sempre la stessa. E cioè, ma qual’è, realisticamente e al di là delle furbizie e degli escamotage, l’alternativa democratica all’antico manuale Cencelli? Riavvolgiamo il nastro. Il ‘manuale Cencelli’ non era nient’altro che la rigorosa applicazione del metodo democratico nella composizione degli organi di partito e, di conseguenza per quell’epoca, nelle istituzioni. Ovvero, il peso della corrente all’interno del partito, nella Dc, era proporzionale ai voti ottenuti nei congressi locali e nazionali democraticamente organizzati e celebrati. E, di conseguenza, quel peso all’interno del partito veniva trasferito nella distribuzione del potere che spettava alla Dc nei vari organismi istituzionali. Certo, era una stagione dove la classe dirigente era selezionata democraticamente dal basso, dove il sistema proporzionale era la regola e non una eccezione e dove, soprattutto, gli organi di partito e gli incarichi istituzionali non erano riconducibili alla sola “fedeltà” nei confronti del capo partito. Che oggi, invece e al contrario, è semplicemente indiscusso ed indiscutibile. Ora, e senza alcuna polemica, ci dobbiamo porre una sola domanda: ma qual’è, oggi, l’alternativa democratica al ‘manuale Cencelli’ nella selezione della classe dirigente? La risposta, purtroppo, è nei fatti. E cioè, con la sostanziale scomparsa dei grandi partiti popolari, democratici e di massa, l’unico criterio che svetta è quello della rigorosa e quasi scientifica ‘fedeltà’ nei confronti del capo. Non a caso le minoranze negli attuali partiti o non esistono più o, se esistono, sono gentilmente invitate a non disturbare. Viene garantito quello che si definisce “un diritto di tribuna” – cioè una manciata di candidature blindate gentilmente elargite dal capo partito – e tutto finisce lì. Come capita, del resto, nel Partito democratico a guida Schlein. Negli altri partiti, molto più semplicemente, le minoranze non esistono e quindi il potere delle nomine appartiene integralmente al capo indiscusso. E il modello politico ed organizzativo, di conseguenza, non può che essere quello del “partito personale” o “del capo” o del “partito proprietario”. È persino ovvio arrivare alla conclusione che in un contesto del genere, cioè quello contemporaneo, il cosiddetto ‘manuale Cencelli’ è del tutto superato e quasi anti storico perché la democrazia nei partiti non esiste più. Al massimo resta in piedi la democrazia dei partiti. E proprio questa è la differenza di fondo tra il passato – per semplificare, penso alla esperienza della Dc e quindi del ‘manuale Cencelli’ nella prima repubblica – e la fase politica attuale. Perchè ieri esisteva la ‘democrazia dei partiti’ e, soprattutto, svettava la ‘democrazia nei partiti’. Oggi, e mi limito a fotografare la situazione esistente, esiste a malapena la democrazia dei partiti. Almeno di ciò che resta dei grandi partiti democratici, popolari e di massa del passato. Ecco perchè, per ragioni semplici ma oggettive, sul ‘manuale Cencelli’, che appartiene come ovvio e scontato ad un’altra stagione storica e politica del nostro paese, è inutile ironizzare. È inutile almeno sino a quando non si pianifica e non si intravede un modello alternativo autenticamente e realisticamente democratico e costituzionale nella selezione della classe dirigente e anche e soprattutto nelle nomine. Che c’erano ieri, ci sono oggi e ci saranno sempre. Ma l’alternativa non può essere quella del partito personale, del criterio dogmatico e fideistico della fedeltà al capo e, in ultimo ma non per ordine di importanza, della discrezionalità sganciata da qualsiasi pratica democratica. Pubblica e visibile. Questo è, oggi, uno dei principali nodi politici – e non statutari od organizzativi – da sciogliere nella cittadella politica italiana.

La rubrica di Ferragosto di Pier Franco Quaglieni

In occasione della festività di Ferragosto anticipiamo di un giorno l’uscita della “rubrica della domenica”

SOMMARIO: Ferragosto – Maria José, terza regina d’Italia – Il moralista Ranucci – L’ing. Ghidella – Lettere

Ferragosto

Il 15 agosto è una festa che mette d’accordo laici e cattolici, latinisti e gente che non conosce la lingua di Roma. Le Ferie d’Augusto  e la festa dell’Assunzione di Maria in Cielo, un dogma  di fede proclamato da Pio XII. E’ un Ferragosto speciale con un caldo tropicale che porta tutti a desiderare la pioggia. Molti trascureranno la festività religiosa che è una delle più importanti e si limiteranno paganamente  a bere e mangiare senza misura.

Aldo Viglione

Le Ferie di Augusto coincidevano con i raccolti, come accade quest’anno con l’uva per il troppo caldo. Il presidente della Regione Piemonte Aldo Viglione si concedeva a Ferragosto tre giorni di Vacanza in un alberghetto a santo Stefano al Mare. Diceva che faceva le ferie che erano concesse ai “fucinatori” delle fabbriche. Una razza di socialisti purtroppo estinta con la morte di Aldo.

Buon ferragosto alle lettrici e ai lettori

 

Maria José, terza regina d’Italia

Nasceva il 4 agosto 1906 a Ostenda la terza regina d’Italia, Maria José. La conobbi a Sintra, in Portogallo, quando partecipò insieme al marito Umberto II al matrimonio del nipote, il giovane Amedeo di Savoia, Duca d’Aosta. Ero un giovane liceale e lei si fermò a parlare con me e, quando apprese che ero già allora appassionato di storia, mi parlò dei suoi studi storici sui Savoia. Mi fece mandare da Ginevra anche il suo libro su Amedeo VI, con prefazione di Benedetto Croce. Fu nettamente contraria al regime fascista e appoggiò i partigiani. Non ebbe una vita matrimoniale felice, anche se, da Regina Cattolica, non divorziò mai da Umberto II. Una via di Roma è a lei intitolata. Dopo l’abolizione della norma iniqua dell’esilio, ritornò per un viaggio in Italia, dove volle visitare Torino, città che la ospitò da sposa. La rividi anche in quell’occasione e mi regalò una sua fotografia con dedica. Era persona colta, amante delle arti e in particolare della musica. Massimo Mila non volle avere rapporti con lei per il suo livore antimonarchico. Il nipote scrisse di recente di lei in modo assai superficiale, senza cogliere il valore storico della regina che, al referendum istituzionale del ’46, votò per Saragat. Ricordo che il presidente ricambiò la stima e mi disse che sarebbe stata un’ottima regina, come mi dissero anche il presidente Ciampi e il presidente Cossiga.

Fu amica di molti intellettuali e scrisse libri in cui rivelò la sua tempra di studiosa.

Ne ho un ottimo ricordo e Torino, se non fosse prigioniera della faziosità anti-sabauda, dovrebbe ricordarla nella sua toponomastica. Il povero Carpanini andò su tutte le furie quando, dopo la fine del lungo, iniquo esilio, venne invitata in Comune dal vice sindaco-mecenate Marzano.

Il moralista Ranucci

Il moralista Ranucci, che in modo odioso ha cercato di distruggere tanti suoi avversari politici, non avrebbe dovuto essere amico del faccendiere Lavitola, ma, come diceva Dickens, i moralisti sono come i segnali stradali: indicano la via giusta, ma loro stanno immobili. Bisogna allontanarlo dalla Tv di Stato.

Ci saranno altre reti che lo accoglieranno come un martire. I moralisti che si arrogano il diritto di giudicare gli altri, di norma, sono persone pericolose da cui si deve stare lontano. L’anno scorso in Liguria i più faziosi e sciocchi “vecchi malvissuti”, con un piede nella fossa, l’avevano festeggiato come si festeggiano gli eroi.

L’ing. Ghidella

Ricorre l’anniversario della morte dell’ing. Vittorio Ghidella, che solo io ho ricordato sul Corriere. Ghidella è stato, dopo Valletta, il manager che salvò la Fiat dopo gli scioperi che avevano messo alle corde l’industria. Ghidella la rilanciò con nuovi modelli molto validi e curati, che ebbero successi incredibili nel mercato europeo. Si comprava italiano perché una 164 Alfa era il meglio sul mercato. Parola di chi la comprò e si trovò meglio che sulla BMW. Ma il dissidio con l’arrogante Romiti costrinse Ghidella a lasciare con stile il suo posto. Si ritirò senza polemiche. Con l’esclusione di Ghidella, la Fiat tornò in crisi e non bastò neppure Marchionne a salvarla. Poi il resto lo fece il cavaliere del lavoro Elkann.

LETTERE — scrivere a quaglieni@gmail.com

Salvini e il gioielliere

Salvini raccoglierà fondi a Pontida per il gioielliere di Grinzane Cavour. È vergognoso solidarizzare con un pluriomicida, come ha fatto anche Emanuele Filiberto di Savoia, che non ha il dono del silenzio. Cosa ne pensa.

Luciana Ghio

Concordo con lei. Salvini è ormai alla canna del gas. Dovrebbe lasciare la guida all’ex presidente del Veneto, che è uomo equilibrato. Reclutando Vannacci ha dimostrato una improvvisazione che un leader non dovrebbe avere. E il generale traditore gli porterà via molti consensi.

Iniziative ad Albenga

Perché non promuove più iniziative culturali ad Albenga? Enrica Delfino

Non ci sono più le condizioni. Ho operato su Albenga con tante iniziative con sindaci come Guarnieri e Cangiano. Pur senza entusiasmo — perché avevo impegni nazionali sempre più pressanti — ero salito idealmente sul tandem dei giornalisti Chiaramonti e Strizioli e pedalavo anch’io per contribuire a rendere Albenga una città della cultura, come volevano l’avv. Costa e il prof. Lanboglia. Adesso, quando posso, collaboro con i sindaci di Alassio, Andora e vado a Bordighera e a Loano. Ad Albenga ho ancora un ottimo rapporto con il prof. Nante della Clinica San Michele, dove andava il mio amico Ceronetti. I miei molti impegni nazionali, anche in rapporto ai miei libri, mi costringono a delle scelte inevitabili.

Fa caldo governo ladro

Non trova ridicoli gli attacchi al governo per il troppo caldo estivo che ci opprime?

Luigi Di Carlo

Gilberto Pichetto

Attacchi ridicoli quelli di Bonelli. Nel 2003 fece un caldo disumano, ma nessuno attaccò Berlusconi, anche se va detto che troppi ministri del governo Meloni non sono all’altezza. Non sono all’altezza molti sindaci, come Gualtieri, che non pensa al verde romano. La classe politica oggi ha livelli molto bassi, non solo in Italia: Trump, Macron e tanti altri sono inadeguati e anche pericolosi per la pace del mondo. A salvarci sarà l’energia nucleare che il ministro Pichetto Fratin cerca di riavviare dopo il referendum abrogativo, che mandò il fisico Tullio Regge in crisi perché, come scienziato, fu per il nucleare, mentre il suo partito, il PCI, voleva eliminarlo.

Aeroporto: “dopo i gravi errori dei Sindaci PD e cinque stelle Torino recuperi”

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Le infrastrutture generano sviluppo, dalle autostrade alla Tav sino agli aeroporti. Era una lezione che ci arrivava dai romani con la costruzione delle strade consolari e che Cavour sublimò portando il più piccolo degli Stati europei ad approvare nel 1857 l’opera del secolo, il Traforo del Frejus, che apriva il Piemonte all’Europa che si andava industrializzando.

Nel ‘900 decisive furono le autostrade e gli Agnelli, quando credevano in Torino e nel Piemonte, costruirono con il contributo degli industriali torinesi l’Autostrada Torino-Milano. Nel secondo dopoguerra la ricostruzione torinese e piemontese arrivò dalla costruzione di autostrade e trafori autostradali voluta dal Prof. Grosso (DC).

Nel ’75, con la vittoria del PCI alle elezioni comunali, iniziò una politica regressiva. Si rinunciò a costruire la Metropolitana, contrarietà alla costruzione dell’autostrada verso il Frejus, sino a vendere le quote del Comune e della Regione nell’aeroporto, dimenticando che l’aeroporto genera punti di PIL importanti e di qualità. Dal PCI nacquero i No Tav.

Così Torino, come dico inascoltato da oltre dieci anni, aveva un aeroporto solo quattordicesimo tra le città italiane e la posizione è solo leggermente migliorata negli ultimi anni. Anche se la Sagat ha rinunciato da anni al cargo aereo, proprio ora che il cargo aereo è in forte aumento.

10 righe per spiegare gli errori di chi ci ha amministrato negli ultimi decenni e per spiegare uno dei motivi della bassa crescita dell’economia cittadina che dura da venticinque anni. Mentre la politica torinese è in vacanza, a Milano, dove l’importanza dei trasporti è chiara, l’Amministrazione comunale, che controlla la SEA, la società che gestisce gli aeroporti, ha lanciato il progetto Nord Ovest dei trasporti, che non prevede la fusione degli aeroporti, come qualcuno che non vuole capire l’ha definita, casomai una fusione per incorporazione.

TORINO non può dire di no a una politica aeroportuale di area vasta come il Nord Ovest, ma deve far valere i propri numeri e i propri collegamenti, pur partendo dalla posizione di debolezza di non aver più una azione in mano. Azioni in mano ce le ha il S. Paolo, azioni in mano le ha CDP che, essendo pubblica, non può essere di parte.

Più che FinPiemonte, dovrebbero palesarsi i tre Presidenti di Regione che, dopo dieci anni di parole deboli sulla macroregione, possono finalmente aprire un confronto concreto e importante sulla politica dei trasporti e della logistica. In questo caso a poco servono le interrogazioni, serve di più aprire una discussione in Comune e in Regione sulla politica dei trasporti, che incide pesantemente sul funzionamento del sistema economico, della mobilità e del turismo.

Mino Giachino 
Responsabile UDC

Ricetta dematerializzata, Canalis (Pd): “Mancano le disposizioni”

L’introduzione dal primo marzo della ricetta dematerializzata (DEMA) nei servizi territoriali ad accesso diretto (Salute Mentale, Dipendenze, Neuro Psichiatria Infantile) ha generato confusione e criticità amministrative.

 Come avevo già segnalato il 21 aprile scorso, in sede di discussione di un mio Question time in Consiglio regionale, la Giunta Cirio, nel gestire l’introduzione della ricetta dematerializzata DEMA, ha dimenticato le peculiarità organizzative e normative dei servizi territoriali ad accesso diretto delle dipendenze (SERD), salute mentale (CSM) e neuro psichiatria infantile (NPI), che rispondono a modelli organizzativi e informativi differenti rispetto alla specialistica ambulatoriale tradizionale, essendo fondati su percorsi di presa in carico continuativa, spesso multiprofessionali, e non su singole prestazioni isolate su prescrizione.

La DEMA mette anche a rischio la tutela della riservatezza, in particolare nell’ambito delle dipendenze patologiche, dove il tema dell’anonimato costituisce un elemento strutturale del sistema di cura.

I servizi territoriali continuano a navigare a vista, mancando tutt’ora un’indicazione della Regione alle Direzioni aziendali.

A decorrere dal 1° marzo 2026, l’auto-impegnativa aziendale avrebbe dovuto essere sostituita dalla ricetta dematerializzata (DEMA) anche nei servizi territoriali ad accesso diretto, ma questi ultimi, in assenza di disposizioni regionali che riconoscano la loro specificità organizzativa, legale e clinica, hanno derogato in autonomia, riuscendo a proseguire la presa in carico continuativa dei loro pazienti con l’auto impegnativa. Ora, però, i nodi stanno venendo al pettine: la Regione ha mantenuto negli obiettivi aziendali il numero di prestazioni dei servizi ad accesso diretto, ma questi non riescono a caricare le prestazioni sulle piattaforme informatiche, non essendo supportate dalla ricetta dematerializzata.

C’è un problema di rendicontazione. Da quando è stata introdotta la DEMA, infatti, sono sorti ostacoli per la corretta e completa registrazione delle attività svolte, con potenziali ricadute sui flussi informativi e sul debito/credito amministrativo.

Nel rispondere al mio Question time di aprile, l’assessore Riboldi aveva negato che la DEMA fosse stata introdotta per le attività sanitarie territoriali ad accesso diretto e che le criticità relative agli applicativi fossero già state superate. Purtroppo non è così.

Occorre dare indicazioni chiare alle ASL, al più presto.  

Monica CANALIS – Consigliera regionale PD

Rosso e Fontana (FI): “Giù le mani dall’aeroporto di Torino”

«SALA E LO RUSSO SONO GIÀ SCADUTI»

«Giù le mani dall’Aeroporto Sandro Pertini. Qualsiasi decisione venga assunta dopo le elezioni del 2027. Lo Russo e Sala sono già scaduti, prorogati solo per una questione di opportunità politica, per riordinare le tornate elettorali post-Covid». La dura presa di posizione arriva dal senatore di Forza Italia Roberto Rosso e da Marco Fontana, rispettivamente segretari provinciale e cittadino di Forza Italia a Torino che proseguono:
«Su qualsiasi cosa il centrosinistra abbia fatto sinergia con Milano, il risultato è stato farsi fagocitare. I numeri parlano chiaro: il Sandro Pertini rischierebbe di essere svuotato, mentre in questi anni ha saputo ritagliarsi numeri in crescita. L’eventuale accordo sia oggetto di confronto in campagna elettorale e a nuovi Consigli comunali insediati. Basta accordi al ribasso: quando il Piemonte e Torino hanno provato a rientrare nel discorso dei Giochi invernali, ci è stata sbattuta la porta in faccia. Ora Lo Russo vuole anche regalare il nostro hub aeroportuale al collega milanese? Ci saremmo aspettati, invece, che Lo Russo sostenesse il rafforzamento con Genova e Lione. È ora che si metta un freno ai giochetti nazionali del Pd pre-elezioni politiche: in gioco ci sono gli interessi dei piemontesi», concludono i due azzurri.

Carabinieri Formentera, Zangrillo: “Senso del dovere senza confini”

«Esprimo il mio apprezzamento e la mia gratitudine ai due Carabinieri dei Comandi Provinciali di Torino e Savona che, a Formentera, sono intervenuti con coraggio e lucidità per trarre in salvo un giovane rimasto bloccato all’interno di un’autovettura ribaltatasi nel canale della salina», lo dichiara Paolo Zangrillo, ministro per la Pubblica amministrazione, che prosegue:

«Anche se liberi dal servizio e in un periodo di riposo all’estero, i due militari non hanno esitato un solo istante a tuffarsi per salvare un trentenne dall’annegamento, praticando le manovre salvavita e gestendo lo scenario dell’incidente con altissima professionalità fino all’arrivo dei soccorsi locali.

Questo episodio dimostra, ancora una volta, come l’appartenenza alle Istituzioni e il senso del dovere non conoscano orari, divisa né confini geografici. Essere un servitore dello Stato è una vocazione che si vive ogni giorno e che si traduce in un impegno costante a tutela della vita e della sicurezza altrui, ovunque ci si trovi.

Il plauso e la profonda riconoscenza espressi dai soccorritori spagnoli sono motivo di orgoglio per il nostro Paese, che questi ragazzi hanno rappresentato ai massimi livelli anche fuori dai nostri confini.

A loro va il mio personale “grazie”, che desidero estendere a tutte le donne e gli uomini delle Forze dell’ordine che, quotidianamente e con silenziosa abnegazione, mettono le proprie competenze e la propria vita al servizio della comunità», conclude il ministro Zangrillo

Regina-S. Anna, Pentenero (pd): “Fuori la dirigenza pubblica dallo scontro politico”

11 agosto 2026 – In merito alle polemiche relative ai costi dello scorporo del Regina – S.Anna, abbiamo notato che Cirio e Riboldi hanno preferito il silenzio, chiedendo di replicare al direttore della nuova azienda, Adriano Leli. Pensiamo che Cirio e Riboldi abbiano commesso un errore a far intervenire nel dibattito politico un dirigente pubblico. In primo luogo, perché i rilievi del collega Valle non riguardano solo i costi in capo all’azienda che dirige il dottor Leli e quindi esondano dal suo ambito di competenza e conoscenza. In secondo luogo, perché la dirigenza pubblica, in ossequio ai doveri costituzionali di disciplina, onore, imparzialità e buon andamento, è un patrimonio collettivo che andrebbe preservato dallo scontro politico: non è certo un caso che il collega Valle si rivolga nel suo comunicato si rivolga alla Regione e a chi la rappresenta. Nella dirigenza e nella pubblica amministrazione tutta, ogni parte politica deve sapere di poter trovare un interlocutore corretto e leale, tanto quando si esercita il compito di controllo e verifica che la Costituzione assegna alle minoranze, tanto quando invece, nella fisiologica alternanza, si governa e si esercita il potere di indirizzo. Mettersi a fare battute sul caldo, con i problemi che questo sta portando alla nostra Regione e in particolare al nostro Sistema Sanitario in affanno, non è certo un buon viatico per costruire fiducia e leale collaborazione. Infine, al di là di tutto questo, il vero problema è un altro: Cirio e Riboldi, hanno sempre dichiarato che lo scorporo sarebbe stato realizzato a costo zero, invece le parole del dottor Leli ci confermano che sarà oneroso, esattamente come il Partito Democratico ha affermato in più di un’occasione.

Gianna Pentenero – Presidente del Gruppo Pd in Consiglio regionale.

Ex-Fonderie Nebiolo, Futuro Nazionale lancia la mobilitazione contro la moschea

È stata presentata questa mattina, presso l’URP del Comune di Torino, la richiesta di una delibera di iniziativa popolare riguardante il complesso delle ex Fonderie Nebiolo di via Bologna, area destinata alla realizzazione di una moschea.

Una cinquantina tra militanti e sostenitori di Futuro Nazionale si sono radunati in piazza Palazzo di Città per depositare la proposta che chiede la revoca della concessione dell’area alle comunità islamiche e la sua destinazione alla realizzazione di un grande centro congressi, delibera promossa da Enrico Forzese, esponente di Futuro Nazionale. Fra i partecipanti, i consiglieri della Circoscrizione 6 di Futuro Nazionale: Enrico Scagliotti e Massimo Robella, oltre a vari referenti dei comitati costituenti del partito, fra cui Giampaolo Mussano, Gigi Morello, Gianpiero Alaimo, Enzo Vita, Maurizio Maffei, Fabrizio Fiore.

“La Torino cristiana e romana, ben rappresentata dalla statua del Conte Verde, non ha bisogno di una moschea nel cuore della Città. Riteniamo che questo progetto faccia parte di una precisa agenda tendente alla sostituzione etnica nei nostri quartieri, portata avanti dal Sistema Torino e dai suoi circolini di potere, in sfregio ai residenti di Aurora e Barriera, che hanno bisogno di altri servizi che restituiscano valore al quartiere.” attacca Enrico Forzese, esponente di Futuro Nazionale e primo propositore della delibera.

“La nostra proposta nasce dalla volontà di dare a quest’area una funzione strategica per il futuro della città. Torino ha bisogno di una struttura che oggi manca: un grande centro congressi capace di ospitare grandi eventi e manifestazioni di rilievo, sostenendo cittadini e imprese e creando nuove opportunità per il territorio. Vogliamo spazi capaci di riportare Torino al centro dei grandi circuiti nazionali e internazionali“, continua Forzese.

Sulla stessa linea l’on. Emanuele Pozzolo, coordinatore regionale di Futuro Nazionale: “Anche a Torino assistiamo a quello che consideriamo un atteggiamento troppo remissivo del centrodestra, che sembra aver rinunciato a contrastare i processi di islamizzazione e di trasformazione demografica che interessano l’Italia. Futuro Nazionale intende invece rappresentare un’opposizione netta a questo progetto e difendere una precisa idea di città e di identità nazionale”.