Venerdì 5 giugno scorso, presso la Sala Carpanini di Palazzo Civico, il Gruppo Consiliare dei Moderati della Città di Torino ha organizzato un incontro pubblico dal titolo “Sì al nuovo ospedale alla Pellerina – Medici eccellenti in strutture efficienti”.

All’iniziativa, introdotta dal Sindaco di Torino Stefano Lo Russo, Silvio Magliano (Capogruppo dei Moderati alla Regione Piemonte), Carlotta Salerno (Assessora all’Istruzione, Edilizia Scolastica, Politiche Giovanili, Periferie e Rigenerazione Urbana della Città di Torino) e Elena Apollonio (Vicecapogruppo di DemoS in Comune), sono intervenuti il leader dei Moderati l’onorevole Giacomo Portas, il Direttore Generale ASL Città di Torino Carlo Picco, il Presidente dell’OMCeO della Provincia di Torino Guido Giustetto, il Capogruppo dei Moderati al Comune di Torino, Simone Fissolo, e la Vicecapogruppo del gruppo Consiliare dei Moderati in Comune Ivana Garione.

La presentazione, a sostegno del progetto di costruzione del nuovo complesso della Pellerina, ha messo in evidenza quanto Torno abbia necessità di una nuova infrastruttura sanitaria capace di rispondere alle sfide del presente e del futuro, a fronte dell’inadeguatezza delle due strutture ospedaliere dell’area Nord-Ovest della città, “Maria Vittoria” e “Amedeo di Savoia”. Entrambi gli ospedali, riconosciuti in quanto eccellenze cliniche a livello nazionale, punti di riferimento regionali per accessi al Pronto Soccorso (Maria Vittoria) e per la cura delle patologie infettive (Amedeo di Savoia), sono stati giudicati dal Consiglio Comunale della Città di Torino, che il 16 gennaio 2023 ha approvato la Mozione n.1 intitolata “Nuovo Ospedale Maria Vittoria”, inadatti in termini di limiti strutturali e carenza di spazi, per mettere in atto un’efficiente accoglienza di pazienti, familiari e lo sviluppo di nuove attività finalizzate al continuo miglioramento della qualità delle cure. Certificata questa problematica, il lavoro congiunto tra la Regione Piemonte e la Città di Torino ha portato all’individuazione dell’area della Pellerina per la realizzazione del nuovo ospedale, per un investimento strategico da 185 milioni di euro, atto a rafforzare la sanità pubblica e a offrire ai cittadini e ai professionisti una struttura moderna e adeguata agli standard europei. Oggi esiste, quindi, l’opportunità concreta di dotare il quadrante Nord-Ovest della città di un edificio innovativo, sostenibile, dotato di 503 posti letto, un blocco piastra, sei torri, otto sale operatorie, quattro sale ibride, tredici sale diagnostiche, il pronto soccorso, il blocco operativo e interventistico, la spoke dea di I livello e l’hub materno infantile, progettato per rispondere ai bisogni di salute anche delle prossime generazioni.
Il progetto da realizzarsi nell’area della Pellerina, oltre a costituire l’unico ambito urbano di dimensione e continuità tali da consentire la realizzazione di un presidio ospedaliero di livello avanzato, servizi accessori, viabilità dedicata e logistica sanitaria, rappresenterebbe un’importante occasione di rigenerazione urbana, ambientale e strutturale.
Mara Martellotta
I danni storiografici creati da Angelo Del Boca e Giorgio Rochat in relazione al colonialismo italiano in Africa Orientale sono ancora evidenti. Una trasmissione televisiva ieri sera, condotta da un giornalista tuttologo, ha descritto a fosche tinte la conquista italiana dell’Etiopia, applicando criteri di giudizio umanitario e buonista ad un passato in cui la guerra era considerata in modo profondamente diverso da ogni parte che si scontrasse con le armi. I buoni e i cattivi non esistevano. Giudicare con i criteri del presente il passato è un grossolano errore. Con questo non si intende disconoscere la durezza di quella campagna di guerra africana né si intende esaltare l’impero africano creato dal fascismo. Era però doveroso vedere la vocazione africana dell’Italia come inevitabile, direi inscritta nella sua storia dopo la raggiunta unità. Le pagine di Gioacchino Volpe in proposito servono ancora oggi a capire, mentre le vulgate di Del Boca e Rochat ci impediscono di intendere una vicenda in cui insieme ai cannoni si mescolano strade, ospedali , scuole e abolizione della schiavitù. Insieme all’asprezza del maresciallo Graziani non si può tralasciare di riconoscere il tentativo di pacificare la colonia del Duca Amedeo d’Aosta, il Savoia che insieme allo zio, il Duca degli Abruzzi, sentì il richiamo dell’Africa come un forte, profondo legame che coinvolse intimamente la sua vita. Il Duca Amedeo aveva studiato a Palermo diritto coloniale e non aveva nulla a che vedere con la rozzezza di Graziani. Eroe dell’ Aviazione italiana, era andato volontario nella grande guerra a 16 anni. Aveva scelto di andare a lavorare in Africa sotto falso nome nel Congo, aveva collaborato con il Duca degli Abruzzi nell’azienda agricola in Somalia. Queste specificità del Principe sono state dimenticate dalla trasmissione mentre sono aspetti molto importanti. E anche l’eroica resistenza e la inevitabile resa sull’ Amba Alagi nel 1941 dove ebbe dagli Inglesi l’onore delle armi, è stata ridimensionata nella sua epica ,drammatica grandezza paragonabile solo ad El Alamein. Perfino la morte di Amedeo che rimase prigioniero insieme con i suoi soldati, è stata ignorata. Carlo Delcrojx che conobbe assai bene il Duca, una volta mi disse che forse la storia d’Italia con la presenza del Duca dopo il 25 luglio sarebbe stata diversa. E’ una affermazione che merita di essere ripresa fi fronte agli studiati silenzi televisivi nei confronti di una figura che impedisce di ripetere la solita vulgata perchè ne dimostra la falsità storica.