POLITICA- Pagina 2

Bilancio regionale, Tronzano: “Serietà, trasparenza e rispetto delle regole”

“Governiamo questa Regione da sette anni e, in tutto questo periodo, la Corte dei Conti ha sempre espresso un giudizio positivo di parificazione sul rendiconto generale, attestando regolarità contabile, copertura delle spese e rispetto degli equilibri di bilancio secondo i parametri tecnici previsti. Rispetto il diritto delle opposizioni di esprimere le proprie valutazioni, ma i cittadini meritano un’informazione corretta e fondata,  non polemiche strumentali”. Così l’assessore al Bilancio della Regione Piemonte, Andrea Tronzano, replica alla conferenza stampa odierna di alcuni gruppi consiliari.
“Il parere richiamato dalle opposizioni – prosegue Tronzano – è stato espresso dal precedente Collegio dei Revisori, su una bozza di bilancio predisposta con i dati disponibili a settembre. Da allora la manovra è stata aggiornata in modo sostanziale: sono state integrate risorse vincolate statali e comunitarie, adeguate le stime di entrata, ridefinite alcune poste di spesa e recepite le indicazioni emerse nel confronto con il Consiglio. Il nuovo Collegio dei Revisori, insediatosi il 1° gennaio, esprimerà il parere definitivo che sarà allegato alla legge come previsto dalla normativa. Affermare che vi sia stata una bocciatura equivale a distorcere i fatti. I revisori uscenti hanno legittimamente sospeso una valutazione sugli equilibri in attesa dei dati aggiornati. È una prassi tecnica, e sarà il nuovo parere, sulla base della manovra definitiva, a offrire una valutazione completa. Anticipare giudizi è fuorviante”.
L’assessore Tronzano dichiara inoltre: “Smentisco nel modo più netto l’esistenza di debiti fuori bilancio. Le risorse previste a copertura degli impegni sono regolarmente allocate nei capitoli di spesa. Parlare di debiti fuori bilancio significa evocare obbligazioni prive di copertura, e non è questo il caso: ogni voce è contabilizzata con piena tracciabilità. Sul fronte della trasparenza – aggiunge Tronzano – il dialogo con il Consiglio è stato continuo, dettagliato e documentato. Ogni variazione della manovra è stata discussa nelle sedi competenti, nel rispetto delle prerogative istituzionali. L’opacità non ci appartiene: al contrario, la complessità del contesto richiede un confronto responsabile e non una semplificazione polemica”.
“Le scelte compiute, incluse quelle sulla rimodulazione dell’IRPEF, rispondono alla necessità di garantire servizi essenziali in un contesto di risorse calanti e consentiranno un risparmio a partire dal prossimo anno, quando entreranno in vigore i nuovi scaglioni nazionali. La priorità è tutelare le fasce più deboli e non rinunciare agli investimenti strategici. Sul trasporto pubblico locale e sul sostegno agli enti locali è aperto un confronto costante per allocare al meglio le risorse disponibili, con l’obiettivo di superare gli squilibri territoriali senza tagli lineari”.
In conclusione Tronzano afferma che “in un momento economico complesso serve senso di responsabilità. Il nostro compito non è inseguire slogan, ma costruire un bilancio solido, credibile e coerente con le esigenze del territorio. Questo abbiamo fatto, nel rispetto delle regole e con spirito istituzionale. Il resto appartiene alla mera strumentalizzazione politica, che evidentemente è propria delle opposizioni e non di chi, come noi, governa con equilibrio e senso di responsabilità.”

Politica e religione ieri, oggi e domani

 

 

Venerdì 16 gennaio scorso, presso Palazzo Ceriana Mayneri di corso Stati Uniti 11, a Torino, l’Ordine dei Giornalisti del Piemonte e la Federazione delle Chiese Evangeliche hanno organizzato una conferenza sul rapporto fra politica e religione, dal titolo “Quando il Sacro diventa strumento. Dalla teologia della prosperità all’uso politico di simboli religiosi nella comunicazione politica delle destre contemporanee”.

All’incontro, moderato dal giornalista del settimanale Riforma, Gian Mario Gillio, e introdotto da Stefano Tallia, Presidente dell’Ordine dei Giornalisti, sono intervenuti professionisti dell’Informazione molto apprezzati come Daniele Garrone (presidente Centro Culturale Protestante di Torino), il politologo Paolo Naso, Nello Scavo, inviato speciale di Avvenire (in diretta da Gerusalemme), Gianni Armand Pilon, vice direttore de La Stampa e la nota giornalista televisiva Tiziana Ferrario.

Il rapporto fra politica e religione, appurata l’evidente quantità di canali informativi di cui ora godiamo, sembra attuale e, per certi versi, sorprendente, anche se antichissimo. A voltarci indietro, la religione è stato il primo motore politico di storia e preistoria. Senza entrare in particolari socio-antropologici risalenti a tempi arcaici, il fenomeno religioso è certamente stato il primo vagito di comunità organizzate a dettare le regole di quello che si sarebbe evoluto nel concetto di “polis”. Infine, il “sacro” si è innervato fra quelle società guerriere bisognose di capi forti, coraggiosi e carismatici; al comando religioso si è quindi affiancata la monarchia, una dimensione politica che, in alcuni casi, è andata a formare una sorta di ‘sacra alleanza’ fra i due poteri. Chiaramente la conferenza si è principalmente concentrata sulla contemporaneità. Restando sulla cultura occidentale, laica e cristiana, la domanda è: cosa c’entra Dio con l’attuale potere politico?

Apparentemente niente, perché Cristo, nei Vangeli, separa chiaramente i due Regni con il suo famoso: “date a Cesare ciò che è di Cesare e a Dio ciò che è di Dio” (Matteo (22.21). Siccome l’Europa nasce come continente cristiano, poi allargato all’intero occidente, il concetto è ben noto da 2000 anni. La spalla però esiste, in quanto le nostre monarchie, in qualche modo, reclamano la regalità del loro potere come ispirazione e volontà divina. Possiamo affermare che le nostre dittature novecentesche  hanno avuto un forte richiamo alla religione con un’indiretta ispirazione al “Deus vult”(Dio lo vuole) dei crociati in terra di Palestina.

I relatori hanno richiamato anche il famoso “Gott mit uns” (Dio con noi) inciso sulle fibbie dei cinturoni delle armate hitleriane per testimoniare quanto sia importante, per le masse, sapere che un un forte rapporto con l’Aldilà sia anche uno strumento per giustificare tutte quelle “violente prodezze” che si compiono in Terra in nome di Dio. I relatori hanno dibattuto a proposito di esperienze personali e documentali come, per esempio, l’importanza vitale di Dio per quanto concerne le scelte politiche della società israeliana a seguito del 7 ottobre 2023’. La repubblica fondata da David Ben Gurion è ancora ufficialmente laica, ma la destra, attualmente al potere, ha trasformato ogni azione politica e militare sulla Striscia di Gaza come un fine caro  a Dio, protettore del Popolo Eletto. Conseguentemente, ogni accusa da parte di mezzo pianeta è sprezzantemente rigettata come antisemita dal presidente Benjamin Netanyahu. Gli esempi si estendono ad ulteriori drammi contemporanei che giustificano l’orrore, con le medesime dinamiche, anche nel cuore dell’Europa, come la crisi ucraina oggi dimostra. Non va dimenticata, inoltre, la fratricida mattanza iugoslava che ha separato ortodossi (serbi), cattolici (croati) e musulmani (bosniaci). Chiaramente si è anche parlato di ‘casa nostra’, come i crocifissi in passato ostentati dall’attuale ministro dei lavori Pubblici Matteo Salvini sottolineano quanto un atteggiamento di sudditanza a Santa Madre Chiesa sia elettoralmente premiante in politica. Globalmente questi comportamenti non si limitano a una nazione in particolare, anche se il caso più macroscopico è quello del presidente Donald Trump, che vanta ormai di essere un predestinato del Signore. L’essere stato fortunatamente risparmiato dalla pallottola di un attentatore gli avrebbe conferito il messianico incarico di riportare il Paese alla sua quasi mitica Golden Age. L’attuale presidenza ha inoltre creato un faith office (ufficio per la Fede) per orientare le politiche religiose della sua amministrazione.

Il convegno ha perfettamente inquadrato quanto la combinazione di politica, religione e media (giornali/televisioni/social network) raccontino queste dinamiche, mettendo così potentemente in crisi la lucidità di interi elettorati. Certo non è casuale che siano i partiti più conservatori a farne uso. La storia non mente perché il Sacro ha sempre innervato il messaggio in qualche modo messianico delle Destre di ogni luogo e tempo. Chiamare Dio, dove Dio non c’entra, significa depauperare i popoli di finezza intellettuale, razionalizzazione ed è molto pericoloso per l’esistere stesso della democrazia.

 

Ferruccio Capra Quarelli

Azione, Ruffino: “Dopo congressi di Cuneo ed Alba il partito si rafforza sui territori”

“Azione continua il proprio cammino di consolidamento sul territorio piemontese e lo fa attraverso una stagione di congressi importante e molto partecipata. Oggi si sono tenuti quelli di Cuneo, con l’elezione a segretario di Nicolò Musso, e di Alba dove è stato eletto segretario Massimo Giachino: a entrambi rivolgo i miei migliori auguri di buon lavoro, certa del loro impegno e delle loro grandi capacità per guidare il partito sui territori”.

Lo dichiara la deputata e segretaria regionale di Azione in Piemonte Daniela Ruffino.

“Il lavoro nelle nostre comunità – prosegue Ruffino – ci sta dando particolare soddisfazione: da un lato si consolida la rete di amministratori, (nel cuneese, per esempio sono oltre 50), dall’altro aumenta la partecipazione soprattutto tra i giovani. Si inaugurano nuove sedi, come quella di Alba e si lavora costantemente al tesseramento anche in virtù delle prossime elezioni amministrative di primavera, in cui Azione sarà presente con liste e candidati. Il Piemonte deve cogliere le opportunità dei suoi territori: per valorizzare le proprie eccellenze e risolvere le situazioni di maggiore difficoltà c’è bisogno di pragmatismo e interventi mirati in ogni settore. Ed è proprio con questa filosofia che Azione continua a presentarsi di fronte ai cittadini, per una politica orientata all’ascolto e al confronto costruttivo”.

Infine, la segretaria di Azione ricorda che “prossimamente si terranno i congressi di Asti e Rivoli, mentre entro giugno è previsto quello cittadino di Torino: si completa, quindi, la riorganizzazione del partito in tutta la regione, rinforzando il lavoro avviato finora”.

“Più libertà, più crescita”. Sergio Bartoli (Lista Cirio): «Da Azione un approccio riformista, anche in Piemonte»

MILANO – Si è tenuto oggi a Milano, presso il Teatro Manzoni, il convegno “Più libertà, più crescita”, con esponenti di primo piano della politica nazionale, dell’industria, dell’informazione e dell’Università.

Il dibattito è stato arricchito da contributi di assoluto livello del mondo accademico, economico e imprenditoriale, con gli interventi di Stefano Caselli, Dean della SDA Bocconi School of Management, Laura Colnaghi, Presidente e Amministratore Delegato del Gruppo Carvico, Carlo Cottarelli, Direttore dell’Osservatorio sui Conti Pubblici Italiani dell’Università Cattolica di Milano, Emma Marcegaglia, Presidente di Marcegaglia Holding e Vicepresidente ISPI, Giovanni Orsina, docente dell’Università LUISS di Roma, e Gianfelice Rocca, Presidente del Gruppo Techint e dell’Istituto Clinico Humanitas.Un confronto impreziosito anche dal contributo del mondo dell’informazione, grazie agli interventi di Antonio Polito, Vicedirettore del Corriere della Sera, e Alessandro Sallusti, opinionista Mediaset.

Nel confronto è emersa con forza la linea riformista portata da Carlo Calenda, che ha richiamato la necessità di difendere la libertà oggi seriamente sotto pressione, contrastando tanto le derive populiste quanto gli estremismi di destra e di sinistra, rilanciando una visione europea ambiziosa: la costruzione degli Stati Uniti d’Europa come unica vera difesa strategica per il nostro futuro.

Nel corso del dibattito, Alberto Cirio ha ricordato che nella maggioranza che governa il Piemonte è presente Azione, con il consigliere Sergio Bartoli, definendolo un esponente importante della loro maggioranza. Cirio ha inoltre sottolineato come queste azioni non siano avvenute nella periferia del Paese, ma siano state indirizzate con precisione dal segretario nazionale di Forza Italia, Antonio Tajani, a conferma di una scelta politica consapevole e strutturata a livello nazionale.

«Da questo dialogo emerge una convinzione che condivido profondamente – commenta Bartoli che ha preso parte all’evento: serve un approccio riformista, basato sui dati e sulle soluzioni, non sull’ideologia. È questa la direzione di Azione, come impostata dal Segretario Calenda: meno propaganda, più competenza; meno tifoserie, più responsabilità. Libertà economica, competitività e sviluppo richiedono scelte pragmatiche, riforme vere e una politica capace di decidere, assumendosi fino in fondo la responsabilità di governare la complessità, senza rifugiarsi nella propaganda o negli estremismi. Come Azione, e come forza di governo in Piemonte, lavoriamo ogni giorno per portare questo approccio riformista dentro le istituzioni. È solo così che si rafforza il Paese, si tutelano i territori e si costruisce un’Europa più solida e credibile».

“Conoscere la Storia e capire per chi amministra fa la differenza”

“E ci guadagna la gente” 

Egregio Direttore,
Alcuni giorni fa si è tenuto un incontro tra Sindaci del rivolese e della Bassa Valle in cui si è messa in alternativa il prolungamento della Metro a Rivoli con la TAV, una delle dieci reti europee di trasporto su rotaia , lunga tremila chilometri che collega tra loro Paesi che valgono 1/5 del PIL europeo e che metterà in rete almeno altri tre corridoi ferroviari che collegano i porti del Mediterraneo con i porti del Nord Europa con l’obiettivo di caricare il più possibile su rotaia i container e la merce che arriva via mare e portarli a destinazione senza inquinare . Personalmente ritengo che chi si candida ad amministrare la cosa pubblica dovrebbe dare un esame sulla Storia d’italia, sul Risorgimento e sulle scelte strategiche che il Paese ha fatto negli ultimi duecento anni. Le Alpi come ci ha insegnato Cavour sono un impedimento strutturale per i nostri collegamenti con l’Europa. Il primo appunto di Cavour al Re parlava propriodi questo. Se Tu chiedi a Sindaci, Deputati  Senatori, Consiglieri Comunali e Regionali quanti hanno studiato il libro di Rosario Romeo che più di tutti spiega la strategia di governo del più grande Statista europeo dell’800 ,come venne definito Cavour dagli inglesi Ti cadranno le braccia. Cavour fece allargare il porto di Genova per spingere la economia piemontese. Cavour disegnò la rete ferroviaria e spinse la nascita dell’Ansaldo così l’Italia mentre metteva i binari costruiva anche le locomotive che trainavano i carri ferroviari. Nel 1857 il più piccolo degli Stati europei approvò l’opera del Secolo, il traforo del Frejus. Quella era gente che aveva la Vision su dove portare il Paese ma sapeva anche essere molto efficiente nel realizzare le opere perché sapeva bene che noi avevano un PIL che era un quarto di quello inglese ed eravamo poveri e arrivavamo in ritardo alla industrializzazione. La Scuola di governo piemontese e’ stata la migliore Scuola di governo italiana . Solo i Governi De Gasperi degli anni cinquanta che ci dettero il Boom economico possono essere paragonati ai Governi di Cavour e Giolitti. La risposta di Cavour al Re che gli elencava i contrari al Traforo dovrebbe essere controfirmata da chi va al governo oggi : “Maestà noi dobbiamo governare anche per quelli che non capiscono”. Come sai i trasporti sono responsabili per un terzo dell’inquinamento che causa decine di migliaia di morti ogni anno, in particolare coloro che hanno problemi di respirazione. La costruzione delle nuove reti europee di trasporto su rotaia ridurranno strutturalmente per sempre una delle tre cause di inquinamento. Tutti gli altri mezzi di trasporto inquinano, chi più chi meno. Treno e Metropolitane sono le due modalità di trasporto green più importanti. MAdrid da sola ha più km di rete di metropolitane di tutta l’Italia messa insieme. Come sai da noi il PCI è sempre stato contrario alle autostrade e alle metropolitane. Al Sindaco Peyron che voleva costruire la Metropolitana negli anni 50, il capogruppo del PCI in Consiglio comunale rispose : “Signor Sindaco gli operai preferiscono andare in auto”. Nel 75 il manifesto del PCI era NO ALLE GRANDI OPERE così nel 76 dopo la vittoria di Novelli il Comune rinunciò al finanziamento del Governo . Riuscimmo ad avere la Linea 1 solo perché era una delle condizioni poste del CIO per darci le Olimpiadi del 2006.
TAV e Metro sono però due cose diverse. La TAV porta sviluppo e crescita della economia . Noi siamo il Paese europeo ad averne più bisogno perché abbiamo un Debito Pubblico di 3000 miliardi (nel 2011 quando arrivò Monti eravamo sotto i 2000 miliardi ) che ci costano 90 miliardi di interessi l’anno . Soldi tolti alla Scuola, alla Sanità etc.etc. La TAV come il Terzo Valico e il Brennero sono indispensabili per farci crescere di almeno un punto di PIL in più all’anno come ho scritto nel mio ultimo libro presentato alla Camera dal dott. Gianni Letta.
La maggiore crescita economica genera l’aumento delle somme incassate dallo Stato e che annualmente vengo ripartite alla Sanità , alla Scuola e al Trasporto pubblico locale.
Se qualcuno dei Sindaci avesse mai amministrato una azienda saprebbe che gli investimenti sono prioritari per far crescere il fatturato della azienda col quale fatturato si pagano stipendi del personale, affitti e servizi. Ecco perché sono sempre stato favorevole sia alla TAV che al prolungamento della Metropolitana a Rivoli oltre che alla linea 2 che avrebbe dovuto essere progettata massimo in due anni dopo l inaugurazione del 2006 (primo sabato di febbraio). E qui arriviamo alla seconda questione. Che affronto simpaticamente e scherzosamente. Il Vice presidente della Città Metropolitana Suppo , il giovane Sindaco di Condove, chiudendo la riunione dice “se proprio devono fare la TAV allora ci diano là Metro sino a Rivoli come compensazione. Sono completamente d’accordo solo che io questa proposta “Lasciateci fare la TAV e noi finanzieremo la Metro sino a Rivoli ” la feci da Sottosegretario di Stato ai trasporti nel 2011 in Comune a Rivoli quando firmai insieme all’allora Presidente della Peovincia Saitta la richiesta di finanziamento al Governo per prolungare là Metro sino a Rivoli.
Se i NoTav lo avessero capito allora invece di darmi del ricattatore oggi avremmo la TAV e la Metro a Rivoli. Capire prima fa sempre la differenza , in particolare per quelli che hanno responsabilità amministrative e le cui scelte ricadono su tutti noi.
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Mino GIACHINO 
Responsabile torinese UDC

La bellezza di sentirsi italiani

IL COMMENTO di Pier Franco Quaglieni

Qualche giorno fa nel mio alloggio di Bordighera ho scoperto, arrivando, che il riscaldamento non era in funzione. Un disastro che avrebbe pregiudicato il lungo fine settimana programmato. Senza sperarci – era di sabato – ho chiamato l’assistenza che mi ha risposto dicendo che faceva il possibile per inviarmi un tecnico. Dopo circa un’ora è suonato il citofono  che segnalava l’arrivo insperato del soccorso. Ma questo è solo l’antefatto. Il tecnico non solo si rivelò capace e rapido, ma vedendo alcuni arredi e quadri, nella mia  vecchia casa  di famiglia, che si richiamano alla storia d’Italia, ha iniziato a raccontarmi che suo nonno era un esule da Fiume cacciato dalla furia titina e mi ha detto che lui non poteva perdonare ciò che i titini avevano fatto alla sua terra di origine. Essendo a fine giornata, abbiamo parlato mezz’ora di temi storici e ho visto in un lui un vero italiano orgoglioso di esserlo. Gli ho fatto vedere il volantino lanciato da  D’Annunzio nel volo su Vienna e si è commosso. E si è stabilito tra noi un rapporto come solo avevo conosciuto tra italiani  all’estero di cui raccontava mio padre e che io stesso ho potuto constatare. In Italia non mi era mai capitato. Siamo invasi da gente che odia l’Italia, da gente accecata dalla faziosità e affascinata dalla violenza. Gli attacchi velenosi alla Rettrice dell’Università di Torino  per aver impedito una nuova devastazione di Palazzo nuovo, sono solo l’ultimo episodio dell’esplosivo meticciato politico tra finti italiani e immigrati che delinquono. Il tecnico del riscaldamento con cui ho stabilito un rapporto a prima vista, accomunati dal rispetto della storia e dal patriottismo, è un  nobile esempio a cui guardare per far rinascere l’Italia a nuova vita. Se ci sentissimo tutti più italiani, l’Italia ne trarrebbe un grande giovamento. Il nostro colloquio si è chiuso con due  miei piccoli regali simbolici: la stampa di un disegno di Paolo Caccia Dominioni che tra l’altro raccolse le salme dei Caduti ad El Alamein dove aveva combattuto  e una coccarda  tricolore che mi donarono nel 2011 dopo un mio  discorso per i 150 anni dell’Unità a Bordighera. Da un incidente è nato uno spirito solidale tra Italiani. Una cosa molto bella e oggi purtroppo rara.

Popolari, protagonisti o gregari?

LO SCENARIO POLITICO di Giorgio Merlo

Ci sono delle fasi nella politica dove è richiesta anche e soprattutto la categoria del coraggio.
Certo, il “coraggio non si dà per decreto”. Come, del resto, neanche il carisma. O c’è o non c’è.
Ma questo riguarda prevalentemente il singolo o un singolo. Quando, invece, in gioco c’è il
destino di una cultura, di una tradizione o, meglio ancora, di un pensiero, è di tutta evidenza che
la posta in gioco cambia e diventa collettiva. E, nello specifico, è proprio il caso della presenza dei
Popolari nella politica italiana.

Ora, è del tutto inutile, nonchè improduttivo, ricordare seppur brevemente la storia dei Popolari
dalla fine della Dc, avvenuta nel lontano 1993, in poi. Ovvero, ripercorrere le varie fasi che hanno
scandito concretamente il percorso e il cammino dei Popolari nella vita politica italiana. La
conosciamo tutti ed è, appunto, inutile soffermarsi. Quello che, invece, merita di essere
approfondito, è come pensiamo di essere ancora presenti nell’agone pubblico del nostro paese. E
cioè, si vuole ancora giocare una partita da protagonisti e quindi da titolari, o si accetta
definitivamente ed irreversibilmente di guardarla dalla tribuna? Accampando, quindi e di
conseguenza, solo e soltanto un “diritto di tribuna”. Detto con parole più semplici e comprensibili,
si vuole essere protagonisti o si vuole restare, ben che vada, gregari? Questo è, oggi, il vero nodo
da sciogliere. Un nodo innanzitutto politico. Ma anche culturale, programmatico ed organizzativo.
E se non viene affrontato e in qualche modo risolto, il destino dei Popolari pare essere abbastanza
segnato. Anche perchè non possiamo non registrare che le altre aree culturali si sono bene o
male riorganizzate. Non ci vuole un sondaggista per ricordare che oggi la sinistra è presente in
tutte le sue multiformi espressioni: da quella radicale a quella massimalista, da quella estremista a
quella populista. La destra, come noto a tutti, è saldamente presidiata ed organizzata: dalla destra
sovranista e conservatrice a quella più estremista, reazionaria e populista. Lo stesso centro,
seppur malconcio e balbettante, è presente nella vita politica del nostro paese. E dietro ad ogni
categoria politica esiste, seppur in modo più o meno approssimativo – anche per il tramonto delle
tradizionali scuole di pensiero – una cultura politica.

Ed è proprio sotto questo versante che emerge in tutta la sua complessità, e gravità, la radicale
assenza del pensiero, della cultura, della tradizione e della storia cattolico popolare e cattolico
sociale. E, di conseguenza, la sua strutturale subalternità nei pochissimi partiti in cui quella cultura
tenta di lanciare qualche timido ed impercettibile segnale.

Ed è per queste ragioni, semplici ma essenziali nonchè oggettive, che ormai siamo arrivati ad un
bivio. Ovvero, nel momento in cui – tra alti e bassi – la politica si riorganizza e ritornano con
difficoltà e timidezze le antiche e tradizionali culture politiche, riviste e fortemente riattualizzate, è
legittimo chiederci e chiedere se l’area e la cultura cattolico popolare e sociale intende proseguire
a guardare la partita dagli spalti. Perchè, se così fosse, dovremmo arrivare alla triste e mesta
conclusione che solo il cattolicesimo popolare e sociale sarebbe, oggi, del tutto fuori luogo e fuori
tempo nella dialettica politica contemporanea. Una conclusione che, francamente, non avrebbe
alcun senso e, soprattutto, alcun fondamento. Ma per invertire la rotta tocca solo a chi si
riconosce in questo nobile e storico filone di pensiero battere un colpo. Non sono certamente gli
avversari storici del popolarismo di ispirazione cristiana o i ricorrenti detrattori dell’esperienza
cinquantennale della Dc e dei cattolici impegnati in politica i principali sostenitori del ritorno del
cattolicesimo popolare e sociale nelle dinamiche concrete della politica italiana.

Settimo Torinese, sopralluogo della Lega al campo nomadi

 
Settimo Torinese (TO), 24 gen – “Il pasticcio del campo nomadi di Settimo Torinese è la dimostrazione del fallimento delle politiche buoniste del PD: prima il Comune ha sgomberato il campo abusivo con tanto di proclami sul ripristino della legalità, poi ha speso oltre 24 mila euro per ospitare una famiglia rom per sei mesi in hotel, e infine si è scoperto che i rom sono tornati a occupare l’area sgomberata, senza un plissé da parte dell’Amministrazione. Se non vogliamo parlare di manifesta incapacità della giunta a gestire le problematiche dell’integrazione, della sicurezza e del degrado, possiamo parlare quanto meno di uno schiaffo ai tanti settimesi onesti che vedono le proprie tasse sperperate non per inserire i rom in un percorso abitativo e di lavoro, ma per pagargli l’hotel senza nulla ottenere in cambio”. Lo ha dichiarato l’eurodeputata Isabella Tovaglieri (Lega), che questa mattina ha compiuto un sopralluogo al campo nomadi di Settimo Torinese, insieme al consigliere regionale Andrea Cerutti e al consigliere comunale settimese Manolo Maugeri, a cui è seguito un presidio davanti al municipio con i facsimile dell’assegno da 24.376 euro spesi per l’albergo ai rom . “Ci voleva la Lega per sollevare un problema che è sotto gli occhi di tutti – ha dichiarato Cerutti. – L’integrazione dei rom deve avvenire a costo zero, dal Comune è lecito aspettarsi che la famiglia sgomberata venga messa in sicurezza senza gravare sulle tasche dei cittadini”. Per Maugeri infine “l’Amministrazione civica deve avere altre priorità che non buttare dalla finestra i soldi pubblici per agevolare chi non vuole essere aiutato, preferendo vivere nel degrado e spesso anche nell’illegalità”.

“Civici al Centro”, nuove adesioni

 

Prosegue il percorso dei “Civici al Centro” verso le elezioni amministrative del 2027 rafforzandosi sul territorio cittadino con l’adesione degli ex Capigruppo Circoscrizionali Paolo Bruzzese (Capogruppo alla Circ. 4  dal 2016 al 2021) Fabio Del Mare (Capogruppo alla Circ. 5  dal 2016 al 2021). Massimo Giaretto
(Capogruppo alla Circ.8  dal 2016 al 2021)

Sotto la Presidenza dell’Assessore Paolo Chiavarino, il Coordinamento politico ha approvato il manifesto programmatico e dei valori, che mette al centro lo sviluppo economico e occupazionale, l’attenzione verso le periferie e le fragilità, la cura dello spazio pubblico, il potenziamento dei servizi e l’impegno per la sicurezza dei cittadini.
Sono poi state programmate nuove iniziative che si svilupperanno nei prossimi mesi.
A questo si aggiunge l’avvio della seconda fase di comunicazione politica attraverso affissioni di manifesti che interesseranno l’intera Città.

“Con l’adesione degli ex Capigruppo Circoscrizionali Bruzzese, Del Mare e Giaretto, affermano in una nota l’Assessore Paolo Chiavarino ed i Consiglieri Circoscrizionali Francesco Martinez, Chantal Balbo di Vinadio, Giuseppe Genco, Maurizio Versaci e Romano Luvison, si consolida attorno alla compagine “Civici al Centro”, il nucleo fondatore della Lista Civica che si è presentata alle ultime due elezioni amministrative torinesi. Con l’approvazione della “Carta dei Valori” poi, contestualmente al radicamento territoriale, si rafforza- conclude la nota- la proposta politica e programmatica connotata da una forte identità centrista e moderata che sostiene, con convinzione, il Sindaco Stefano Lo Russo.”

Inquinamento a Torino, interrogazione di Ravinale (AVS) in Regione

Dire che a Torino le molecole di carbonio sarebbero “meno tossiche” non è solo scientificamente infondato, è pericoloso. “Quelle che sento in giro sono accuse allarmistiche e senza fondamento. E dico una cosa in più: le molecole di carbonio che ci sono a Torino sono meno tossiche che altrove, lo proveremo con studi scientifici ad hoc”.

Invece è di questi giorni la notizia che riprende i dati definitivi 2025 del progetto nazionale “CAMBIAMO ARIA. Salute e inquinamento atmosferico nelle città italiane”, promosso da ISDE Italia – Associazione Medici per l’Ambiente, in collaborazione con l’Osservatorio Mobilità Urbana Sostenibile di Kyoto Club e Clean Cities Campaign: Torino è seconda per inquinamento da PM 2,5, l’inquinante più pericoloso per la salute: la centralina di Rebaudengo ha registrato nel 2025 medie annue ben superiori alle soglie di sicurezza, quattro volte oltre il limite OMS (5). Ancora più grave il dato sui superamenti giornalieri: contro un massimo consentito di 18 giorni UE, Torino è arrivata a 206 giorni oltre i 25 µg/m³; rispetto alla raccomandazione OMS (4 giorni oltre i 15 µg/m³), Torino tocca i 173 giorni.

Il nostro assessore all’Ambiente questa vota si è spinto oltre i confini della realtà, arrivando a stravolgere le leggi della chimica.

L’affermazione dell’Assessore è di un pianeta diverso rispetto a ciò che oggi ci dicono i dati, per questo abbiamo chiesto con quali e quanti fondi si intende finanziare gli studi scientifici ad hoc per dimostrare che “le molecole” di carbonio che ci sono a Torino sono meno tossiche che altrove. E poi quali siano i soggetti finanziati, o come si intenda selezionarli.

Attendiamo intanto ancora le risposte alle interrogazioni depositate negli scorsi mesi sulle altre attività di implementazione del Piano Qualità dell’Aria – dai biocarburanti ai filtri – che secondo la Giunta consentirebbero di scongiurare il blocco dei diesel Euro 5 ma su cui non c’è nessuna certezza.

Di fronte al fatto che l’inquinamento uccide e chi vive a Torino ha la certezza di essere più esposto a inquinanti pericolosi, serve serietà non generiche rassicurazioni e fantasiose teorie per minimizzare una delle questioni più gravi e urgenti per il Piemonte.