Ritorna lo Scudo crociato con una conferenza stampa stamane al Caffè Torino

Ritorna lo Scudo crociato con una conferenza stampa stamane al Caffè Torino

Martedì sera, 3 marzo 2026, nella cornice della Sala del Mulino di Rivalta, si è svolto l’incontro
informativo dedicato al referendum del 22 e 23 marzo dal titolo “La riforma della giustizia: una
scelta di responsabilità”. L’iniziativa è stata promossa da diverse forze politiche favorevoli
all’approvazione della riforma: Forza Italia, Fratelli d’Italia, Lega e Partito Liberaldemocratico.
Nel corso della serata, moderata dal giornalista Giovanni De Bonis de L’Eco del Chisone, sono
intervenuti alcuni esperti, ovvero gli avvocati Guido Anetrini, Giulio Calosso, Davide Fichera e
Salvatore Vincenti.
L’incontro ha registrato una grande partecipazione di pubblico: la sala gremita ha seguito con
attenzione fino alla conclusione gli interventi dei relatori, che hanno saputo spiegare in modo
chiaro e accessibile i contenuti tecnici della riforma e le possibili conseguenze sull’ordinamento
della magistratura penale in caso di approvazione.
Sono inoltre intervenuti i rappresentanti locali delle forze politiche promotrici: Federico Bo per
la Lega, Massimiliano Rastelli per Fratelli d’Italia, Adriano Putignano per Forza Italia e Andrea
D’Alessandro per il Partito Liberaldemocratico. Tutti hanno sottolineato la scelta di impostare
l’incontro come un momento informativo, privilegiando l’approfondimento dei contenuti tecnici
rispetto a un approccio propagandistico.
La significativa partecipazione dimostra come a Rivalta esista una comunità politica viva, attenta
e desiderosa di essere rappresentata. Molti cittadini chiedono un’alternativa credibile a chi
governa la città da troppo tempo e che, anche in occasione del referendum, ha scelto di schierarsi
in modo ideologico e strumentale, mobilitando alcuni referenti del mondo associativo che, di
fatto, finiscono per alimentare la propria macchina di consenso.
Proprio da questa consapevolezza può partire un percorso per costruire un’alternativa credibile
per la città: un progetto capace di andare oltre schemi rigidi e alleanze tradizionali, aperto a tutte
le forze che vogliono superare il vecchio modo di fare politica e impegnarsi nella costruzione di
un progetto serio e concreto per il futuro di Rivalta.
Portavoce FDI Segretario Lega Segretario FI Rivalta Referente PLD
Massimiliano RASTELLI Mauro BANGE Adriano PUTIGNANO Andrea D’Alessandro
Si terrà martedì 10 marzo, dalle 18.45 alle 20.45, a Poirino un confronto pubblico dedicato alla riforma dell’organizzazione della magistratura penale, oggetto del referendum costituzionale confermativo in programma il 22 e 23 marzo.
L’iniziativa è promossa dal Comitato GIUSTIZIASÌ, con la partecipazione del Comitato GiustoDireNo e con il patrocinio del Comune di Poirino. L’incontro rappresenta una delle poche occasioni di dibattito sul territorio focalizzate sul merito della riforma, con l’obiettivo di offrire ai cittadini un momento di informazione e confronto diretto tra posizioni diverse.
A sostenere le ragioni del SÌ sarà la dottoressa Donatella Masia, già sostituto procuratore presso i Tribunali di Torino, Asti e Alba. Per il NO interverrà il dottor Paolo Cappelli, sostituto procuratore presso il Tribunale di Torino.
Il dibattito sarà moderato dall’avvocato Piergiorgio Chiara.
L’appuntamento è presso Casa Lenci – Centro Giovani Anziani, in via Eugenia Burzio 5. La partecipazione è libera e aperta alla cittadinanza.
È il contenuto dell’ordine del giorno, proposto dal presidente del Consiglio, Davide Nicco, a nome di tutto l’Ufficio di Presidenza e in accordo con tutti i capigruppo di maggioranza e minoranza. “Pluralismo dell’informazione e tutela del lavoro di giornalisti e collaboratori sono per noi una priorità assoluta. Il Piemonte non può restare indifferente di fronte a passaggi che riguardano testate che fanno parte della nostra storia civile e culturale. Il pluralismo dell’informazione è un presidio democratico e i lavoratori devono avere certezze sulle prospettive occupazionali”, ha spiegato.
Con l’Odg si impegna la Giunta a monitorare la situazione, continuare le interlocuzioni con la proprietà e favorire tavoli di lavoro con “stakeholders” piemontesi.
Durante la discussione Sergio Bartoli (Lista Cirio) ha annunciato il ritiro del suo documento sullo stesso tema e ha sottolineato che “viene prima di tutto l’obiettivo comune, quello di dare un segnale chiaro e unitario. Ribadiamo che la Regione Piemonte non è indifferente al pluralismo dell’informazione e alla tutela dei posti di lavoro e del ruolo dell’informazione locale”.
Alice Ravinale e Giulia Marro (Avs) si sono dette “preoccupate per le trattative in corso per la cessione de La Stampa al gruppo Sea e per le sorti di Repubblica. Evitiamo che l’informazione in Piemonte si impoverisca. La nostra solidarietà va ai giornalisti e alle giornaliste che già oggi si trovano in situazioni precarie e che vivono questa fase con grande incertezza”.
“Chiediamo di chiamare Elkann alle proprie responsabilità sociali – ha dichiarato Sarah Disabato (M5s) – questa è una decisione inaccettabile, l’ennesimo scempio perpetrato sul nostro territorio, accompagnato da un silenzio assordante. Ogni giorno tocchiamo con mano aziende dismesse, capannoni vuoti e posti di lavoro persi: anche su questa vicenda non possiamo lasciare soli lavoratori e lavoratrici”.
Per Daniela Cameroni (Fdi) “La Stampa rappresenta un punto di riferimento per l’informazione locale e un presidio radicato nella nostra comunità: per questo chiediamo che si chiariscano i dubbi sulla continuità editoriale e sul mantenimento dei livelli occupazionali. Se venisse a mancare o si indebolisse, sarebbe un impoverimento per la nostra regione dal punto di vista dell’informazione e del legame con il territorio”.
“La Stampa negli anni è stata uno dei giornali più vicini ai territori – ha spiegato Mauro Fava (Fi) – con professionisti dislocati anche nei comuni più periferici, capaci di portare le notizie locali al quotidiano di maggior lettura del nostro territorio. Faccio anche gli auguri alla Sentinella del Canavese, che da pochi giorni ha iniziato un nuovo percorso con la nuova proprietà, auspicando che continui a lavorare con la stessa attenzione al territorio”.
“Questo documento tiene alta l’attenzione su un pezzo di storia importante della nostra regione: testate che hanno assunto una dimensione significativa sul piano nazionale e internazionale e che rappresentano pluralità di informazione e opportunità di occupazione per molti professionisti. Sono un elemento centrale del panorama editoriale piemontese e sarebbe grave disperdere questo patrimonio, sia per il valore storico sia per la tutela delle professionalità coinvolte”, hanno concluso Gianna Pentenero e Nadia Conticelli (Pd).
Ufficio Stampa CRP
fm
“SU GEDI HO ACCESO IL FARO GIÀ A DICEMBRE. OGGI UNITÀ IN AULA”
Torino, 03.03.2026 – “Il tema dell’informazione locale in Piemonte non nasce oggi: lo avevo già portato formalmente all’attenzione del Consiglio regionale con un Ordine del Giorno depositato e protocollato nel mese di dicembre, sottoscritto dai colleghi del gruppo Lista Civica Cirio Presidente e regolarmente inserito all’ordine dei lavori.”
Lo dichiara Sergio Bartoli, Consigliere regionale del Piemonte e Presidente della V Commissione Ambiente, a margine della discussione in Aula dedicata alle prospettive del Gruppo GEDI, che comprende testate come La Stampa, la Repubblica e La Sentinella del Canavese.
“La questione è concreta e riguarda da vicino i nostri territori: per La Sentinella del Canavese è stato sottoscritto un accordo preliminare per la vendita alla società LEDI s.r.l., controllata dalla Fondazione Carella Donata. L’operazione, annunciata a dicembre 2025, prevedeva il perfezionamento del passaggio con efficacia dal 1° febbraio 2026, segnando l’uscita dello storico quotidiano di Ivrea dal gruppo di John Elkann.”
Bartoli prosegue: “Su questi temi non servono bandierine: serve serietà. Parliamo di pluralismo dell’informazione, di professionalità, di presìdi territoriali e di tutela del lavoro: elementi essenziali per la qualità democratica delle nostre comunità, soprattutto fuori dai grandi centri.”
“Prendo atto che la Presidenza ha presentato un testo che va nella medesima direzione. Proprio per dare massima forza politica al messaggio dell’Aula e non disperdere energie, ho scelto la strada dell’unità, sottoscrivendo il testo proposto dalla Presidenza e ritirando il mio ODG n. 446, favorendo un percorso condiviso. L’obiettivo viene prima di tutto: ottenere impegni concreti e verificabili.”
“Oggi non ci fermiamo a un titolo: l’Aula dà un mandato preciso alla Giunta. Monitorare l’evoluzione delle operazioni societarie, promuovere un dialogo istituzionale con il Governo e con i soggetti interessati e informare il Consiglio sugli sviluppi. Il tutto nel pieno rispetto delle competenze regionali e della natura privata di queste operazioni, che richiedono equilibrio e responsabilità: la Regione non entra nelle scelte imprenditoriali, ma ha il dovere di vigilare sulle ricadute per il Piemonte in termini di pluralismo dell’informazione e tutela del lavoro. Io ho acceso il faro su questa vicenda già a dicembre e continuerò a tenere alta l’attenzione finché non avremo garanzie concrete.”
Giovedì 5 marzo, alle 18.00, la Sezione torinese dell’ANPI “ Eusebio Giambone” promuove un incontro in previsione del referendum sulla giustizia intitolato “Capire la riforma per difendere la democrazia”. L’evento su svolgerà presso l’Osteria Rabezzana al numero 23 di via San Francesco d’Assisi nel centro di Torino. Si tratta di un momento di confronto aperto per comprendere i contenuti della riforma della giustizia e le implicazioni referendarie, con l’obiettivo di favorire una partecipazione consapevole e informata. Interverranno Sara Panelli e Giulia Rizzo, magistrati con funzioni di pubblico ministero. “Come ANPI siamo particolarmente sensibili ai diritti e alle libertà dei cittadini, contro censure, delegittimazioni, prevaricazioni del potere”, afferma la presidente della Sezione torinese Laura Marchiaro. “ L’esercizio dei diritti e delle libertà dei cittadini è salvaguardato dalla Costituzione attraverso la divisione dei tre poteri, il legislativo, l’esecutivo, il giudiziario. Questa è la garanzia fondamentale per impedire abusi e ogni sorta di autoritarismi. Per questa ragione sosteniamo il NO al referendum perché la legge di riforma, che cambia la Costituzione, colpisce proprio la divisione dei poteri, frammentando l’organo di autogoverno, cioè il Consiglio Superiore della Magistratura, sminuendone le funzioni e indebolendo di conseguenza l’autonomia e l’indipendenza della Magistratura”. “ La riforma – continua Laura Marchiaro – prevede la divisione in due del Consiglio Superiore della Magistratura, uno per la Magistratura giudicante e l’altro per i Pubblici Ministeri. Per di più i magistrati componenti di ciascun CSM sarebbero estratti a sorte, una scelta umiliante che prescinde dal consenso e dal merito, mentre la formazione dei rappresentanti politici del CSM avverrebbe attraverso un meccanismo di fatto pilotato dalla maggioranza di governo. Inoltre la riforma prevede anche un’Alta Corte, con analoghi meccanismi di formazione dei componenti, ancora più sbilanciati a favore del governo. Il risultato finale sarebbe, in sostanza, un colpo alla Magistratura e un aumento di potere del governo. Insomma, vogliono cambiare la Costituzione per dare più potere al governo. E questo non va per niente bene”. L’incontro è pubblico con un aperitivo a buffet ( quota di partecipazione, 15 euro). Per informazioni: Osteria Rabezzana ( tel 011-543070 / info@osteriarabezzana.it).
M.Tr.
IL COMMENTO Di Pier Franco Quaglieni

Spesso la rete “Nove” propone programmi che non mi piacciono o che addirittura ritengo totalmente di parte e quindi improponibili. Ma ieri sera la “Nove” ha offerto una serata entusiasmante e commovente che ha rievocato Enzo Tortora. Una trasmissione storica, destinata a restare, che costringerà a riflettere inevitabilmente anche sul prossimo referendum, anche se accostare la serata alle polemiche spicciole di Gratteri sarebbe un sacrilegio.
In essa risalta l’uomo di straordinario livello morale e di grande coraggio intellettuale, umano e civile. L’uomo televisivo diventa quasi secondario rispetto a chi seppe difendere il commissario Calabresi, ucciso dalla canea urlante di giornalisti e intellettuali che uscirono moralmente distrutti dalla firma a un infame manifesto di Camilla Cederna, che ebbe l’ardire di scrivere contro Tortora imputato, mentre contribuì ad armare la mano degli assassini di Calabresi. È il Tortora che affrontò i giudici a testa alta, come quando venne arrestato in diretta televisiva e ammanettato in modo incompatibile con un paese civile. La trasmissione, per pietà, non cita il PLI di Zanone che abbandonò il liberale Tortora nelle grinfie dei suoi accusatori, dimenticando la presunzione di innocenza sancita dalla Costituzione e le basi stesse della civiltà giuridica liberale, che venne invece difesa da Marco Pannella e dai radicali. Lo conobbi da liberale quando Enzo era consigliere nazionale di un PLI ormai solo preoccupato di tornare al governo, e lo rividi quando si candidò al Parlamento europeo, nel quale venne eletto nelle liste radicali. Condannato in modo che definire pazzesco non risulta un’esagerazione, Enzo si dimise da Strasburgo, rinunciando all’immunità parlamentare per difendersi nel processo. La sua vicenda giudiziaria, che grida ancora oggi vendetta, lo portò alla malattia e alla morte.
«Fu un gentiluomo fuori ordinanza, un uomo del Risorgimento nato in un secolo sbagliato», mi disse una volta Mario Soldati, che lo volle in un suo film oggi introvabile. Protagonista indiscussa della serata è stata la sua compagna, la senatrice Francesca Scopelliti, che ha dedicato la sua vita alla causa della giustizia nel ricordo indelebile di Enzo. Chi non avesse potuto vedere la trasmissione cerchi di recuperarla. Una parte della storia italiana è passata dal martirio non voluto di Tortora, che ebbe da un giorno all’altro la reputazione e l’onorabilità distrutte dalle accuse di pentiti destituite di ogni fondamento, come riconobbero i giudici di appello. Il sindaco di Torino Piero Fassino gli dedicò un ricordo nella toponomastica torinese che non può essere dimenticato. Il nome di Tortora avrebbe meritato di più, ma è importante che Torino lo ricordi come un cittadino esemplare dell’Italia civile.
“Più Uno” mette radici in Piemonte. A Torino la prima riunione dei fondatori dei Comitati creati in Piemonte dagli aderenti al nuovo movimento fondato da Ernesto Maria Ruffini che ha scelto come motto “la politica dell’uguaglianza”: un progetto ambizioso che punta a stimolare la partecipazione e il ritorno al voto partendo dal basso, dal ritorno al confronto dialettico aperto sui temi concreti, dall’idea di politica come servizio e di sovranità che appartiene al popolo che la esercita nei limiti fissati dalla Costituzione.
Tra i partecipanti, Margherita Rebuffoni responsabile nazionale per il Piemonte, il coordinatore regionale pro-tempore Pino De Michele e i componenti del Comitato Organizzativo provvisorio espresso dai fondatori che hanno costituito nei mesi scorsi una prima serie di Comitati di Più Uno in Torino nelle province del Piemonte.
È stata una prima occasione di incontro tra coloro che hanno condiviso da subito il progetto politico di Ernesto Maria Ruffini e costituito spontaneamente i primi Comitati nei loro comuni e nelle loro città” ha detto Margherita Rebuffoni.
“Ci siamo confrontati sugli obiettivi e sulle prossime iniziative, con lo scopo di rafforzare in tempi brevi la presenza capillare dei Comitati in tutte le Province della regione – ha poi proseguito Margherita Rebuffoni.
Da poche settimane il movimento “Più Uno” è entrato, dopo una prima campagna di adesioni prevalentemente on line, in una nuova fase organizzativa e punta ora alla definizione della propria rete territoriale a livello nazionale entro la primavera. Una rete leggera e informale di gruppi di ascolto, elaborazione e proposta che siano promotori di partecipazione politica.
“Abbiamo deciso di organizzare subito dopo le feste pasquali – ha concluso il coordinatore regionale Pino De Michele – un’assemblea regionale di tutti i fondatori e gli aderenti dei Comitati per confrontarci e iniziare a preparare la presenza della rappresentanza piemontese all’Assemblea Nazionale di Più Uno in programma per il prossimo giugno”.
Per informazioni su programmi, iniziative e adesioni: info@piu.uno
“Servono interventi immediati, non rinvii”
2 marzo 2026 – “La risposta dell’Assessore regionale ai Trasporti alla mia interrogazione conferma ciò che i pendolari denunciano da mesi: la linea SFM2 Torino-Pinerolo-Chivasso continua a essere fragile, inaffidabile e incapace di garantire un servizio dignitoso, nonostante i tre mesi di interruzione estiva e gli investimenti annunciati” afferma il Consigliere regionale del Partito Democratico Daniele Valle che commenta così l’esito dell’interrogazione presentata per fare chiarezza sulle criticità croniche della tratta.
“Dalla risposta dell’Assessore emerge che i lavori del 2025, pur finanziati con risorse PNRR, non hanno prodotto miglioramenti tangibili sulla puntualità. La Giunta attribuisce i disservizi alla natura “delicata” della linea, al binario unico, ai passaggi a livello e agli apparati tecnologici obsoleti, riconoscendo che anche “eventi minimi o esterni all’esercizio ferroviario” possono generare ritardi. Non possiamo certo essere soddisfatti da questa spiegazione dal momento che i cittadini hanno subito mesi di disagi, soppressioni improvvise e ritardi sistematici, soprattutto nelle fasce pendolari, senza ricevere alcun beneficio concreto” prosegue l’esponente dem.
“La Giunta regionale ha annunciato che alcuni interventi saranno anticipati al 2026, come la sostituzione degli apparati tecnologici di Airasca e del sistema di telecomando, mentre il sottopasso di Candiolo è stato anticipato al 2027. Parliamo, comunque, di lavori che non risolveranno, nell’immediato, i problemi quotidiani dei pendolari. La Regione continua a affrontare le emergenze senza una strategia complessiva per rendere la linea davvero affidabile. Sul tema dei treni, la Giunta sostiene che il materiale rotabile non sia la causa principale dei disservizi, minimizzando le criticità legate ai convogli datati e privi di spazi adeguati per bici e micromobilità. È evidente che l’infrastruttura è il nodo principale, ma questo non giustifica l’assenza di un piano per garantire treni più moderni e capienti. I pendolari viaggiano, spesso, in condizioni di sovraffollamento, e questo non può essere ignorato” aggiunge Valle.
“Ancora più deludente la risposta in merito alla mia richiesta di sospendere gli adeguamenti tariffari ISTAT: la Giunta si limita a richiamare un “adempimento di legge”, senza considerare l’eccezionalità dei disservizi. È inaccettabile che, a fronte di un servizio peggiorato, i cittadini debbano pagare abbonamenti che superano i 700 euro all’anno. La Regione avrebbe potuto e dovuto trovare una forma di ristoro e di compensazione e non limitarsi a registrare i problemi senza offrire soluzioni immediate. I pendolari non possono aspettare il 2027 per vedere un miglioramento. Chiediamo un piano straordinario di gestione del servizio, un monitoraggio trasparente e interventi urgenti per ridurre ritardi e soppressioni. La mobilità sostenibile non può essere solo uno slogan: deve essere una priorità concreta per la Regione Piemonte” conclude Daniele Valle.