POLITICA
Leggi l’articolo su L’identità:
A che punto è il dibattito sulle primarie del centrosinistra
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Le recenti perplessità di Evelina Christillin su una possibile candidatura olimpica per Torino sono solo l’ultimo segnale di un malessere che la città non vuole affrontare. Al di là dei singoli pareri, la questione di fondo resta una: Torino è davvero pronta a gestire un grande evento, o siamo ormai ostaggi della “sindrome della vetrina”?
Siamo diventati campioni nel vestire a festa la città per pochi giorni, come accade con le ATP Finals. Luci, sponsor e visibilità internazionale: tutto perfetto. Ma poi? Appena si spengono i riflettori, Torino torna a fare i conti con la propria quotidianità, fatta di problemi infrastrutturali irrisolti e di una programmazione che sembra svuotarsi appena finisce il mega-evento di turno.
Il paragone con Milano, che inseguiamo affannosamente, è impietoso. La differenza non è nella capacità di gestire una cerimonia, ma nella sostanza dei giorni che seguono. Milano corre tutto l’anno; Torino, invece, vive di “fiammate” che lasciano dietro di sé più costi di gestione che eredità concrete.
Prima di sognare nuovi loghi olimpici, dovremmo chiederci se sia saggio sobbarcarsi un altro fardello economico per infrastrutture che rischiano di diventare l’ennesimo monumento all’incompiuto. Torino non ha bisogno di un altro grande evento per sentirsi importante; ha bisogno di una gestione che sappia guardare oltre il taglio del nastro. Perché se non impariamo a far funzionare la città per chi ci vive 365 giorni l’anno, resteremo sempre e solo una bellissima comparsa nel panorama dei grandi eventi. E, forse, è ora di smetterla di recitare questo copione.
Chiara Vannini
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Pro e contro. Le conseguenze economiche e turistiche dei Giochi Olimpici Invernali di Torino 2006 sul territorio piemontese
I Giochi Olimpici Invernali del 2006 hanno rappresentato per Torino e per l’intero Piemonte molto più di un evento sportivo: sono stati un punto di svolta capace di incidere in modo profondo sull’economia locale, sull’organizzazione del territorio e sull’attrattività turistica. A distanza di anni, è possibile osservare come quell’appuntamento abbia contribuito a ridefinire il ruolo della città e della regione, avviando un processo di trasformazione duraturo.
Dal punto di vista economico, le Olimpiadi hanno attivato un ingente flusso di investimenti, sia pubblici sia privati. Le risorse impiegate per la costruzione degli impianti sportivi, il miglioramento delle infrastrutture e la riqualificazione urbana hanno avuto un impatto significativo sull’economia locale. In particolare, si è registrato un effetto positivo sulla crescita, con un incremento stimato intorno allo 0,2% del PIL a livello nazionale e fino a circa il 3% per il Piemonte. Questo impulso ha favorito lo sviluppo di settori come l’edilizia, i trasporti e i servizi, contribuendo a modernizzare il sistema territoriale.
Uno degli effetti più rilevanti è stato il cambiamento dell’immagine di Torino. Prima del 2006, la città era principalmente associata alla grande industria automobilistica; dopo i Giochi, ha iniziato a essere percepita come una destinazione culturale e turistica. Musei, residenze storiche, eventi e gastronomia sono diventati elementi centrali nella promozione del territorio, aumentando la visibilità internazionale della città.
Sul piano turistico, i risultati sono stati evidenti soprattutto nel medio-lungo periodo. Gli arrivi turistici sono cresciuti in modo molto significativo: si registra un aumento di circa il 90% in Piemonte e di oltre il 100% nell’area di Torino. Anche le presenze (pernottamenti) hanno seguito lo stesso andamento, con un incremento di circa il 52% a livello regionale e di circa il 73% nell’area torinese.
Questa crescita si riflette anche nei dati più recenti: il Piemonte ha raggiunto circa 17 milioni di pernottamenti annui, di cui circa 4,5 milioni concentrati nella città di Torino. Il turismo è diventato così un settore sempre più importante, arrivando a rappresentare oltre il 10% del PIL regionale.
L’aumento dei flussi turistici ha avuto ricadute diffuse sul tessuto economico locale. Da un lato, si è registrato un incremento dell’occupazione nei servizi legati all’accoglienza; dall’altro, si è rafforzato l’indotto, comprendente trasporti, commercio e attività culturali. Inoltre, l’esperienza organizzativa maturata con le Olimpiadi ha reso il territorio più capace di ospitare eventi di rilievo, consolidando ulteriormente la sua attrattività.
Le criticità
Tuttavia, non sono mancate alcune criticità. Alcune strutture costruite per i Giochi hanno incontrato difficoltà nel trovare un utilizzo stabile nel tempo, mentre i benefici economici non si sono distribuiti in modo uniforme tra tutte le aree. Inoltre, una parte dell’occupazione generata è rimasta legata a lavori stagionali o poco qualificati. Questi aspetti mostrano come l’impatto di un grande evento debba essere gestito con politiche mirate per garantirne la sostenibilità nel lungo periodo.
Nel complesso, l’eredità di Torino 2006 può essere considerata positiva. I Giochi hanno contribuito a diversificare l’economia locale, riducendo la dipendenza dal settore industriale e rafforzando il ruolo del turismo e della cultura. Hanno inoltre migliorato le infrastrutture e favorito un cambiamento nella percezione della città e della regione.
La tradizionale fiaccolata torinese del 25 aprile si svolge da qualche anno in un clima di grande tensione. Dopo l’invasione dell’Ucraina da parte della Russia di Putin, si sono verificate diverse aggressioni nei confronti dei gruppi politici che non fanno parte della tradizione resistenziale comunista. Lo scorso anno, alcuni appartenenti all’Anpi hanno fisicamente impedito la partecipazione di esponenti politici dell’area liberale, riformista o radicale.
Il Partito Liberaldemocratico di Torino ha deciso di partecipare comunque alla fiaccolata di quest’anno.
«Io sono stato testimone diretto degli attacchi e degli scontri degli anni passati», ha dichiarato il Segretario provinciale del PLD, Francesco Aglieri Rinella, «Prendiamo atto della gravità della situazione, ma continuiamo ad affermare il diritto alla partecipazione. Per la liberazione dell’Italia sono morti tanti socialisti, tanti comunisti e cattolici, ma anche tanti liberali. Noi vogliamo ricordarli. E vogliamo ricordare anche le diverse resistenze di oggi: quella del popolo ucraino, quella del popolo dell’Iran e quella dello Stato di Israele, che resiste da anni agli attacchi dei proxy del regime iraniano Hamas e Hezbollah. A Torino qualcuno ha deciso che il 25 aprile è una celebrazione riservata solo ad alcuni gruppi. Per noi continua ad essere la festa di tutti la festa della liberazione».
Francesco Aglieri Rinella
Segretario Provinciale di Torino
del Partito Liberaldemocratico




LETTERE scrivere a quaglieni@gmail.comEnrico Morbelli ebbe l’idea di creare le scuole di liberalismo diffuse un po’ in tutta Italia, trovando dei fondi per gestirle. Invitava a fare lezioni professori qualificati che si prestavano gratis. Adesso gli eredi Morbelli hanno voluto far sopravvivere la scuola solo più a distanza e hanno reclutato anche persone che più che studiosi sono dei piazzisti o degli attivisti del liberalismo che non è una dottrina politica, ma un metodo, come ricorda Lei spesso, citando Matteucci. Questa scuola dei Morbelli boys allontana dal liberalismo. Giuseppe De Sanctis

L’erede al trono che non c’è
Ho letto una intervista alla figlia di ventidue anni di Emanuele Filiberto che con l’abolizione assai discutibile della legge Salica, dovrebbe essere la erede al trono d’Italia, per tagliare fuori in modo maldestro gli Aosta. E’ una ragazzina che fa teatro e non ha la benché minima cultura politica per sua stessa ammissione La regalità in lei è pari allo zero. Cosa ne pensa? Giulia Sentini



LO SCENARIO POLITICO di Giorgio Merlo
Ma è ancora possibile, oggi e non ieri, coniugare in un progetto politico credibile e di governo il
tradizionale europeismo con il riferimento all’atlantismo? Se questo è sempre stato il fiore
all’occhiello dei partiti di governo nel nostro paese, e nello specifico della Democrazia Cristiana
per oltre 50 anni durante l’intera prima repubblica, è pur vero che europeismo ed atlantismo sono
sempre stati i due motori propulsori che hanno caratterizzato la democrazia italiana dal secondo
dopoguerra in poi. Certo, parliamo di partiti e di culture politiche che non hanno mai avuto dubbi
o perplessità in merito alla collocazione naturale del nostro paese nello scacchiere europeo ed
internazionale. E quindi, per essere ancora più chiari, non mi riferisco ai partiti populisti,
massimalisti, estremisti o radicali che perseguono altri progetti e hanno altri obiettivi. Ma a partiti e
coalizioni che hanno sempre fatto dell’europeismo e dell’atlantismo, cioè della piena e convinta
appartenenza all’Occidente, la loro stella polare anche e soprattutto per quanto riguarda la
declinazione concreta delle varie scelte sul terreno della politica estera.
Ora, però, si tratta di capire nell’attuale contesto internazionale se quei due postulati sono e
continuano ad essere realisticamente percorribili e concretamente perseguibili. Anche se, va pur
detto, le alternative ad una piena e convinta adesione occidentale sono francamente ed
oggettivamente inquietanti. Solo menti politicamente distorte e disordinate possono pensare che
la Russia da un lato o la Cina o l’Iran dall’altro possono rappresentare baluardi di sicurezza, di
libertà, di democrazia e di profonda adesione a sistemi politici liberi e costituzionali. Ma, al
contempo, non si può non sostenere che i due storici postulati di una prospettiva di libertà, di
democrazia e di sicurezza confliggono con chi scambia i valori occidentali con posizioni che sono
francamente incompatibili con quell’universo valoriale e culturale. Non è certamente, per fare un
solo esempio, l’America di Trump l’orizzonte ideale per consolidare quei valori che sono alla base
del nostro sistema democratico, liberale e costituzionale. Dei regimi autocratici, dittatoriali ed
illiberali – alcuni, purtroppo, ancora e sempre molto cari a settori della sinistra italiana – non vale la
pena di soffermarsi perchè erano, sono e restano alternativi ai principi e alla cultura democratica.
Ecco perchè il tema dell’europeismo e dell’atlantismo, cioè di come rilanciare e consolidare oggi i
valori dell’Occidente, meritano di essere al centro della riflessione politica e progettuale dei partiti
e dei rispettivi schieramenti. Solo attraverso una chiarezza su questi nodi decisivi sarà possibile
presentarsi con le giuste credenziali progettuali in vista delle prossime elezioni politiche. Anche
perchè, oggi più che mai, sarà proprio la politica estera – come, del resto, era già durante l’intera
prima repubblica – la frontiera entro la quale si misura l’affidabilità, la serietà, la credibilità e
l’autorevolezza di un progetto politico e di governo. Dei partiti e dei rispettivi schieramenti.
Senza la sua azione di supplenza della metà della città penalizzata in questi anni starebbe ancora peggio.
di Mino GIACHINO
Nonostante la illusione delle Olimpiadi nel 2036-2040 la distanza tra la Torino che sta bene e la metà della Città che sta male , secondo la descrizione dell’Arcivescovo Nosiglia, è ancora aumentata, e ciò nonostante la Città sia amministrata da trentatré anni dalla sinistra e dai suoi intellettuali col cachemire e con l’aiuto di una parte di ex dc. Torino mal piazzata nelle varie classifiche settantesima per qualità della vita, tre quarti dei giovani con contratti di lavoro precari, capitale della cassa integrazione. Al terzo posto per capitali privati che però, come ha denunciato il giovane Cardinal Repole vengono investiti all’estero.
In questa situazione mentre la attività dei partiti non brilla , quasi dimenticata la grande piazza Castello a favore della TAV del 10.11.2018 che viene ricordata con grande ammirazione nelle altre Città come successo giovedì scorso a Genova da parte del prof. Duci , emerge il grande impegno delle Parrocchie e della Diocesi. Senza la grande azione di supplenza della Chiesa, la Torino che se la passa male starebbe ancora peggio. Decine di migliaia di famiglie mangiano grazie alle tante Caritas Parrocchiali . Tanti bambini possono giocare in condizioni di sicurezza grazie agli oratori ben funzionanti grazie alla Associazione degli Oratori diretta da un Parroco entusiasta e torinista come don Stefano Votta . Sarò tenero di cuore, come diceva la nonna di mio figlio, ma mi fa impressione quando mi faccio un giro in Barriera di Milano vedere l’oratorio della Pace accerchiato almeno da tre lati da spacciatori.
La difficoltà della Città a trovare , dopo 30 anni di sinistra , un futuro chiaro si riflettono anche nella crisi della partecipazione politica. Anche qui la Chiesa torinese cerca di dare una mano . La settimana si era aperta lunedì sera con una partecipatissima lezione alla Consolata di Don Luca Peyron , nipote del grande Sindaco di Italia 61, sulla Intelligenza Artificiale, intervistato da Alberto Riccadonna. Ieri sera a Palazzo Barolo la Pastorale sociale e del lavoro della Diocesi ha presentato il lavoro di alcuni gruppi sulla partecipazione attorno ai problemi più importanti della Città
A maggio poi, in occasione dei 150 anni del settimanale della Diocesi . si terra’ un importante convegno sul futuro di Torino che non potrà che partire dalle gravi difficoltà sociali di oggi con una Città che dopo trentatré anni di amministrazioni di sinistra non ha ancorauna idea sul suo futuro con una Amministrazione che non ha mosso un dito quando la Famiglia ha venduto ai francesi. Insomma nessuno potrà dire che Torino oggi sta meglio del 1993. Ovviamente in democrazia decideranno coloro che andranno a votare.
Certo se questa volta , la metà della Città che fa fatica e che vive con un PIL sotto il livello delle regioni del Sud andrà in massa a votare, per Lorusso e compagni sarà dura. Noi che ci rifacciamo alle migliori amministrazioni democristiane del dopoguerra ci impegneremo per il cambiamento amministrativo di una Città che di questo passo si rilancerà solo quando sarà ultimata la TAV e difendendo l’industria.
“Dal Piemonte sabato mattina partiranno in direzione Milano più di mille leghisti, a bordo di pullman, treni, auto. L’appuntamento per tutti è in Piazza Duomo, dove alle 15 con il nostro Segretario Federale, Matteo Salvini, parteciperemo all’evento organizzato dal gruppo europarlamentare dei Patrioti, ‘Senza paura – In Europa padroni a casa nostra’. Una manifestazione pacifica e determinata, in cui parleremo del futuro del nostro Paese, dell’Italia che vogliamo, con un forte sguardo alle esigenze del Nord, dal punto di vista dell’autonomia ma anche dell’economia, in un momento quanto mai delicato per le nostre imprese, e per i lavoratori”.
Così l’on. Riccardo Molinari, capogruppo della Lega alla Camera, spiega nella sua veste di Segretario della Lega in Piemonte perché è importante far sentire, sabato a Milano, la voce della nostra regione: “Il Piemonte è una realtà con un tessuto imprenditoriale forte ed eterogeneo, con eccellenze in tanti comparti: dall’automotive alla meccanica, dalla gioielleria all’agroalimentare, e con una fortissima vocazione all’agricoltura di qualità. Tutti questi comparti oggi sono a fortissimo rischio, e gli strumenti messi in campo dall’Unione Europea sono spesso inadeguati, lenti, anacronistici, volti assai più a tutelare gli interessi dei paesi del nord, che non i nostri. Chiediamo per questo l’immediata sospensione del patto di stabilità europeo, così da poter far fronte all’aumento dei costi energetici, e vogliamo bloccare la follia del green deal che sta distruggendo l’industria europea”.
“C’è inoltre forte l’esigenza – conclude l’on. Molinari – di portare avanti il percorso dell’autonomia dei popoli, la difesa della nostra identità e della nostra cultura, e la necessità di mettere in campo politiche di sicurezza che consentano ai piemontesi, come a tutti gli altri cittadini italiani, di sentirsi sicuri a casa propria, e di vedere puniti coloro che, stranieri o italiani che siano, si rendono colpevoli di reati ai danni di persone, auto, abitazioni o imprese. Oggi purtroppo non sempre succede, e non certo per colpa delle forze dell’ordine, che fanno il possibile e l’impossibile, e a cui va tutto il nostro sostegno”.
EVENTO DI PRESENTAZIONE DEL GRUPPO CONSILIARE IN CIRCOSCRIZIONE 6
Torino – Lunedì 20 aprile, ore 21:30, in via Leoncavallo 23, si terrà l’evento di presentazione ufficiale del primo Gruppo Consiliare di Futuro Nazionale (Circoscrizione 6), composto da Deborah Lamberti ed Enrico Scagliotti.
L’incontro, organizzato dal Comitato Costituente Torino 277 (Torinol Nord), vedrà l’intervento dell’On. Emanuele Pozzolo e il videocollegamento del Gen. Roberto Vannacci.
Nel corso della serata interverranno alcuni referenti dei Comitati Costituenti del Piemonte per illustrare le attività del movimento sul territorio.