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Pompeo (PD): “Forte di Exilles aperto solo 42 giorni l’anno”

 “Così si condanna la Val di Susa a perdere opportunità”

– Il Forte di Exilles è uno dei gioielli culturali del Piemonte, un patrimonio storico e identitario che merita una valorizzazione all’altezza del suo potenziale. Limitare l’apertura a soli 42 giorni all’anno è incomprensibile e profondamente penalizzante non solo per l’intera Val di Susa, ma per tutto il Piemonte” spiega la Consigliera regionale del Partito Democratico Laura Pompeo che ha presentato un’interrogazione per chiedere all’Assessore regionale competente chiarimenti sulla gestione e sulle prospettive di rilancio della fortezza.

“Il Forte di Exilles, di proprietà della Regione Piemonte e oggetto, nel corso degli anni, di investimenti pubblici per circa 23 milioni di euro, rappresenta un polo culturale di grande rilevanza, con percorsi museali, allestimenti storici e spazi di grande valore architettonico. A fronte di stanziamenti così ingenti è paradossale che la fruizione sia limitata al solo periodo estivo. Una scelta che contraddice gli stessi obiettivi dichiarati dalla Regione al momento dell’acquisizione definitiva del bene” precisa la Consigliera regionale Pd.

“L’attuale modello gestionale impedisce alla Val di Susa di programmare attività turistiche legate ai periodi di maggiore affluenza: Pasqua, ponti primaverili, autunno, turismo scolastico e sportivo. Le aperture ridotte danneggiano l’indotto: strutture ricettive, guide, ristoratori e operatori culturali non possono costruire un’offerta stabile. È un limite che si ripercuote sull’intero territorio. Con questa interrogazione voglio fare chiarezza e avere risposte dall’Assessore competente. In particolare, chiedo se ritenga che una fruizione limitata a 42 giorni sia opportuna rispetto agli investimenti effettuati, quali siano gli ostacoli tecnici, finanziari o gestionali che impediscono un’apertura più ampia e quali siano le tempistiche e le risorse previste per la programmazione 2026, in coordinamento tra Assessorato alla Cultura e Assessorato al Patrimonio. La Regione ha il dovere di garantire la piena fruizione dei beni culturali, come previsto dalla legge regionale 11/2018. Il Forte di Exilles non può essere trattato come un’opera marginale: è un presidio culturale strategico per l’alta Valle di Susa e un simbolo della nostra storia” aggiunge Laura Pompeo.

Il Forte può diventare un motore di sviluppo culturale e turistico, ma servono programmazione, investimenti mirati e una gestione che interessi l’intero anno, non solo l’estate. La Giunta chiarisca quali siano le reali intenzioni per il 2026 e per il futuro” conclude la Consigliera Pompeo.

Il ritratto di Berlinguer in una mostra suggestiva

Caro direttore,

al Museo Fico di Torino ho visitato <i luoghi e le parole di Enrico Berlinguer >: una interessate e importante mostra dedicata al  leader del PCI. Foto, manifesti, interviste che rappresentano la storia politica del nostro Paese  e che evidenziano il passaggio dalla idea del comunismo stalinista al sistema democratico occidentale (l’ombrello della Nato mi tranquillizza, di più ….accidenti !) . Idee di progresso e eguaglianza , via le guerre , questioni sociali , battaglie vinte e pure perse ,  ma  che Personaggio!  Da rimpiangere per la sua compostezza nella determinazione seria di vedere una Italia migliore.  Se posso , un rimprovero di aver atteso troppo ( dall’Ungheria 1956 ) allo < strappo > con  gli stalinisti:  una faticosa e lenta, lentissima strada verso la vera democrazia.
Che oggi dobbiamo tenere  ben stretta!
Luciano Cantaluppi 

Ravinale (Avs): “Borse di studio, risorse per l’anno prossimo”

Benché per il secondo anno di fila la Regione Piemonte abbia lasciato in attesa di pagamento oltre 4.000 persone idonee per due mesi dalla chiusura delle graduatorie, è una notizia positiva che la Giunta abbia mantenuto l’impegno preso – anche rispondendo ad un nostro question time depositato nel mese di dicembre, a fronte della mobilitazione degli studenti – e abbia coperto, come doveroso, il 100% delle borse di studio, cresciute peraltro dell’8% rispetto al precedente anno accademico confermando l’attrattività degli atenei piemontesi.

Occorre tuttavia lavorare sin da subito per evitare di trovarsi anche il prossimo anno di fronte a incertezze e ritardi che mettono in seria difficoltà gli studenti che scelgono le università piemontesi per i loro percorsi di studio e di vita, che mentre attendono l’erogazione della borsa devono sostenere le spese per vivere nelle nostre città: nonostante le nostre molteplici richieste in tal senso, nel bilancio preventivo approvato a gennaio 2025 non abbiamo evidenza dell’investimento ulteriore che la Regione intende fare sul diritto allo studio.

Ciò è ancora più importante considerando che a breve termineranno le risorse PNRR, che quest’anno hanno coperto – con 10,5 milioni di Euro – circa il 10% del fabbisogno: è necessario capire ora come si intende far fronte a questo fabbisogno, per evitare di trovarsi a dicembre con una lista sempre più lunga di idonei non beneficiari.

Sulla residenzialità per studenti e studentesse allarma la notizia della possibile perdita del cofinanziamento statale, a causa della mancanza di fondi, per la realizzazione dello studentato in Barriera di Milano. Sappiamo tutti che il futuro immaginato per quel quartiere passa anche attraverso la riqualificazione dell’ex Salvo D’Acquisto, ed è preoccupante che si manchi una tale occasione a causa della mancanza di copertura finanziaria per far fronte all’aumento dei costi e si perda il cospicuo cofinanziamento statale. L’intervento da circa 20 milioni di euro realizzerebbe oltre 200 posti letto per studenti, in un quartiere che ne avrebbe certamente bisogno. I tempi per non perdere il finanziamento statale e con esso l’occasione di dare uno studentato a Barriera di Milano stringono e le risposte evasive di Edisu questa mattina in commissione ci preoccupano.

Alice Ravinale, consigliera AVS Regione Piemonte

‘Il centro in borgata’, incontro sul referendum

“Il merito della riforma”, organizzato dal Centro Culturale San Francesco del Carlo Alberto a Moncalieri

“ Il centro in borgata” può essere il senso dell’iniziativa organizzata lunedì 2 marzo alle ore 21 dal Centro Culturale San Francesco del Carlo Alberto sul referendum sull’ordinamento giudiziario, dal titolo “Il merito della riforma” presso il bar L’altro mondo in corso Roma a Moncalieri, in borgo San Pietro.

La dimensione educativa è  parte della missione culturale del centro che si apre alla comunità anche nelle parti  spesso ritenute più periferiche o oggetto di minore attenzione e che può contribuire a far capire la realtà per formare insieme un giudizio. Qui sta il senso di una serata in cui parlerà della riforma oggetto di referendum confermativo, alla luce della sua esperienza umana, Stefano Esposito, su cui tra l’altro è uscito da qualche giorno un libro.

I saluti introduttivi saranno dell’onorevole Marco Calgaro, già vice sindaco di Torino e referente del Think tank Popolare nazionale,  l’introduzione dei lavori sarà affidata a Giancarlo Chiapello , presidente di SFDCA. Modererà il dibattito il giornalista e membro del Centro Marco Magrita. A tutti gli intervenuti il Centro avrà il piacere di offrire il caffè come segno dell’amicizia sociale che costruisce la convivenza civile e il bene comune, fuori dalle polarizzazione e dentro il merito delle questioni che riguardano l’esercizio della cittadinanza  che ha bisogno di quella partecipazione aperta a tutti che parte anche da questa serata in borgata sul contenuto del referendum.

Mara Martellotta

Le capogruppo di opposizione solidali con La Stampa

“Abbiamo voluto esprimere insieme, come capogruppo di opposizione in Consiglio regionale, la nostra totale vicinanza e solidarietà alle giornaliste e ai giornalisti de La Stampa, oggi in sciopero per difendere la dignità del proprio lavoro e il futuro del quotidiano. Siamo al loro fianco, così come al fianco di tutti gli operatori dell’informazione del Gruppo Gedi e riteniamo cruciale che l’editore faccia al più presto chiarezza sulle condizioni di questa operazione, sul futuro de La Stampa e delle redazioni locali. Su questo, è importante che le istituzioni, compresa la Regione, facciano la loro parte e richiamino Exor alle sue responsabilità. Sostenere la redazione significa infatti tutelare l’informazione del nostro territorio e il diritto di tutti i cittadini a essere informati. La salvaguardia di un’informazione libera e di qualità non riguarda soltanto i lavoratori coinvolti, ma rappresenta un pilastro essenziale per la nostra democrazia. Per queste ragioni, abbiamo chiesto in Capigruppo che si affronti nella prossima seduta del Consiglio, prevista per martedì 3, la questione a partire da un documento unitario.”

Gianna Pentenero, Partito Democratico
Alice Ravinale, Alleanza Verdi Sinistra
Sarah Disabato, Movimento 5 Stelle
Vittoria Nallo, Stati Uniti d’Europa

Caso Lear: le reazioni politiche

“Abbiamo appreso della volontà di Lear di interrompere le trattative relative alla reindustrializzazione del sito produttivo di Grugliasco. Si tratta di un passaggio delicato che riguarda il futuro di centinaia di lavoratori e di un presidio industriale strategico per il nostro territorio.

La Regione è in contatto costante con Lear, FIPA, le rappresentanze sindacali e con il Ministero delle Imprese e del Made in Italy: nelle prossime ore sarà convocato un tavolo ministeriale nel quale la questione verrà approfondita in ogni suo aspetto. È in quella sede che si dovranno assumere le necessarie responsabilità e chiarire definitivamente il quadro industriale. Da parte nostra l’obiettivo è uno e uno soltanto: la tutela piena di tutti i lavoratori coinvolti in questa complessa fase di transizione. Su questa partita la Regione non arretrerà di un solo centimetro”.

Lo ha dichiarato Elena Chiorino, vicepresidente e assessore al Lavoro della Regione Piemonte, in merito alla vicenda Lear.

“Dopo due mesi di silenzio seguiti all’accordo Lear-Fipa del 29 dicembre scorso, ho portato oggi in aula, con un’interrogazione urgente, la forte preoccupazione delle lavoratrici e dei lavoratori, ancora in attesa di capire se esista per loro un futuro” dichiara la consigliera regionale AVS Valentina Cera.

“La Regione Piemonte – continua Cera – che insieme al Ministero si era fatta garante dell’intesa, non ha avuto nemmeno il coraggio di dichiarare chiaramente che quell’accordo è saltato. Dopo una vertenza durata anni, i lavoratori Lear si ritrovano ancora una volta senza prospettive: scompare dall’orizzonte la reindustrializzazione del sito produttivo e ricomincia il balletto di ipotesi fantasiose su presunti nuovi soggetti interessati. L’unica certezza, oggi, è quella che l’Assessora Chiorino ha evitato di ammettere in aula: dopo due mesi di silenzio, l’accordo che avrebbe dovuto consentire la ripresa della produzione alla Lear e garantire i posti di lavoro è definitivamente fallito. È giunto davvero il tempo che la giunta regionale smetta di perseguire la politica degli annunci e degli slogan sulla pelle di lavoratrici e lavoratori e agisca immediatamente per garantire un futuro industriale a questa regione”.

“Il fallimento dell’accordo per la reindustrializzazione della Lear arriva dopo mesi di silenzio e  incertezza per lavoratrici e lavoratori. Regione Piemonte, e Ministero delle Imprese e del Made in Italy si erano fatti garanti di un’intesa con Fipa che non c’è, ora abbiano il coraggio di dire la verità e spiegare le ragioni di quanto accaduto. I lavoratori e le loro famiglie hanno il diritto di sapere se davvero esistono altri investitori e che ne sarà del loro futuro” – lo dichiara il Vicecapogruppo di AVS alla Camera, Marco Grimaldi.

“I timori e i dubbi che avevamo manifestato, qualche giorno fa, sulla situazione di stallo in cui versava l’accordo tra Lear e Fipa per la reindustrializzazione dello stabilimento di Torino erano, purtroppo, fondati. E’ di poco fa la notizia, diffusa a mezzo stampa, del venire meno dell’intesa ed è ancora tutta da verificare quella di un nuovo interessamento da parte del gruppo Zetronic.

La situazione è estremamente allarmante e questa notizia, comunicata oggi da Lear, Fipa e dal Ministero delle Imprese e del Made in Italy, apre un ulteriore fronte di incertezza per 374 lavoratrici e lavoratori, già da mesi in cassa integrazione straordinaria per area di crisi complessa. L’ipotesi di un nuovo investitore, il gruppo Zetronic, deve essere valutata con la massima trasparenza e credibilità: non possiamo permettere che si ripetano annunci privi di solide garanzie industriali.

In questa vicenda troppi sono gli elementi opachi e ribadiamo la richiesta di un’informativa in Commissione o in Aula dell’Assessore regionale al Lavoro. È indispensabile che la Regione eserciti fino in fondo il proprio ruolo di vigilanza e coordinamento, soprattutto in vista dell’incontro convocato al MIMIT per il 9 marzo. Non possiamo lasciare soli i lavoratori, né accettare che il futuro di un sito industriale strategico per Torino venga gestito senza un confronto pubblico e responsabile.

Auspichiamo il massimo impegno per individuare un percorso di reindustrializzazione serio, credibile e verificabile che tuteli l’occupazione e garantisca prospettive reali al territorio”. questo invece il commento di Monica Canalis vice presidente commissione lavoro e attività produttive del Consiglio Regionale e Laura Pompeo consigliera regionale Pd

Canalis (Pd): “Ecco la legge per ricordare le conquiste giuridiche del 1848”

Verrà celebrata il 17 febbraio, in memoria della cittadinanza riconosciuta ai valdesi e agli ebrei nel 1848.

25.2.2026 – Il nostro territorio nel 1848 fu apripista del riconoscimento dei diritti civili alle minoranze religiose. Il 17 febbraio 1848, infatti, Carlo Alberto firmò le Regie Lettere Patenti, che ponevano fine a secoli di discriminazione e persecuzione e riconoscevano ai cittadini sabaudi di religione valdese i diritti civili, i diritti politici e il diritto di frequentare gli istituti scolastici. 

Il 29 marzo dello stesso anno il Regno di Sardegna avrebbe emancipato anche gli ebrei piemontesi, che divennero finalmente cittadini.

Grazie alla legge regionale approvata oggi, di cui sono prima firmataria e il cui iter è durato un anno e mezzo, il Piemonte continua ad essere un faro del dialogo e dello stato di diritto.

La libertà religiosa e l’uguaglianza dei cittadini a prescindere dal credo professato è una conquista pionieristica piemontese che dalle Lettere Patenti del 1848 è giunta, dopo la parentesi delle leggi razziali, sino alla Costituzione italiana del dopoguerra e permane come impegno attuale.

In un’Italia in cui le identità religiose e culturali si evolvono, ritengo fondamentale che il nostro territorio continui a promuovere l’eguale libertà delle confessioni religiose, termometro di ogni altra libertà e tassello essenziale della convivenza democratica.

Ricordare le conquiste giuridiche della storia del nostro Piemonte può contribuire a far crescere la sensibilità verso quei Paesi del mondo in cui la libertà religiosa è ancora negata e verso quelle fedi religiose che in Italia attendono tutt’ora un riconoscimento. 

Può anche essere un antidoto ai recenti rigurgiti antisemiti e un monito a difendere la non confessionalità delle istituzioni civili, la moderna distinzione tra politica e religione, tra sfera temporale e sfera spirituale.

La nuova legge piemontese può anche essere un segnale extra regionale, vista l’assenza di una legge nazionale sulla libertà religiosa.

Sono molto contenta per questo risultato, frutto di una lunga e faticosa mediazione e di una paziente attività emendativa. 

Si tratta della prima legge della legislatura approvata su proposta dell’opposizione e non della maggioranza. 

Speriamo che questa apertura si traduca in iniziative concrete, per sensibilizzare la popolazione piemontese ai valori della convivenza e della tolleranza, come previsto dal testo. 

Da oggi il Piemonte ha uno strumento in più per promuovere il rispetto delle minoranze e i diritti di cittadinanza, temi attualissimi e strategici. 

Monitoreremo che la legge venga attuata.

Monica CANALIS – consigliera regionale PD, prima firmataria della nuova legge

Scandurra: “Banca di Asti, perché è importante l’autonomia territoriale”

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Pubblichiamo la riflessione di Maurizio Scandurra de ‘La Zanzara’ di ‘Radio24’. Il giornalista e opinionista si è candidato al Cda dell’Istituto inviando nei termini il proprio cv alla Società ‘Spencer Stuart’ incaricata delle selezioni.

Nel grande calderone magmatico e incandescente delle notizie che ruotano attorno a Banca di Asti, ho deciso di tuffarmici anch’io. Candidandomi spontaneamente com’è nel mio stile, effervescente (pur non essendo chi scrive un’aspirina, mi si consenta), al Cda dell’Istituto mediante invio di curriculum vitae – in data venerdì 20 febbraio 2026, e quindi nei termini – ai “cacciatori di teste” della Società ‘Spencer Stuart’: la cosiddetta “Megaditta” made in Usa di Chicago (città che di certo non brilla sotto il profilo onomatopeico) ingaggiata allo scopo. Che, ne sono certo, sicuramente si sarà divertita un mondo a scorrerlo, foto pittoresca inclusa.

Il motivo è semplice. Leggendo i profili di alcuni fra i componenti l’omonima Fondazione, ho notato l’assenza specifica di una competenza bancario-economico-finanziaria precisa. E allora mi sono detto: “Benissimo, sai che c’è? Ora ci provo anch’io!”.

Una boutade alla Fantozzi? Potrebbe essere, ma il buon Paolo Villaggio insegna come sovente, in Italia, nei ruoli-chiave vi siano le persone più impensabili e improbabili. E, altrettanto spesso, anche meno titolate possibili. Un problema atavico, e a quanto pare difficilmente risolvibile, del nostro povero e mesto stivale alle prese con filiere umane oscure e di difficile decifrazione.

Nel Cuneese l’hanno capito benissimo. Ogni microarea ha la propria Cassa di Risparmio (anche un paesino da soli 700 abitanti), e il massimo che è successo è che ciascuna di esse, quali banche di credito cooperativo, finisse nell’orbita dei Gruppi ‘Cassa Centrale’ o ‘Iccrea Banca’, a seconda dei casi.

C’è invece anche chi coraggiosamente, come la ‘CR Fossano’, continua fieramente, e con numeri confortanti, a mantenere la propria indipendenza. Quel valore unico e inestimabile che, ancora oggi, fa la differenza anche in ‘Banca di Asti’.

Asset fondamentale che l’attuale Governance intende difendere per seguitare a vincere. E i cittadini-correntisti-dipendenti, interpellati in proposito da diversi sondaggi pubblici usciti sui media, vorrebbero altrettanto mantenere, consapevoli della sua strategica importanza. Incoraggiati fattualmente da risultati sempre crescenti che confermano – e comprovano – la linea di successo dell’AD e DG Carlo Demartini, uscito indenne con piena assoluzione da ogni falsa accusa giudiziaria, per cui ampiamente e chiaramente parlano dati e obiettivi centrati.

‘Banca di Asti’ va benissimo. Cresce. E’ tra le più solide in Italia. Ha un rapporto capillare con il territorio in cui opera. E’ fatta di persone gentili. Ha saputo distinguersi anche a livello nazionale per indicatori economici e patrimoniali costantemente migliorativi, elemento oggettivo. Il risultato di un trend positivo frutto di anni di ottimo lavoro in capo a un Cda capace e motivato alla guida della realtà creditizia tra i cui azionisti pure rientrano ‘Fondazione CRT’, ‘Cassa di Risparmio di Biella’, ‘Cassa di Risparmio di Vercelli’ e ‘Banco BPM’.

E, alcuni saggi riferiscono in queste ore, le suddette fondazioni sarebbero concretamente tutte (tranne, parrebbe, l’omonima astigiana, e solo lei sa perché…) per la riconferma della fiducia all’attuale Board, e al mantenimento della compagine proprietaria così com’è.

A nulla servono, infatti nei fatti, convegni strombazzanti in cui si cercano di delineare prospettive esoteriche e costrutti architettonici ectoplasmici alla ‘Ghostbusters’ volti a sostenere vantaggi mirabolanti derivanti da una possibile cessione: di certo non per Asti. “Cose ridicole”, per dirla con Vincenzo De Luca, mitologico ex governatore campano, uno che come me non le manda a dire. Chi è qui, dunque, il cosiddetto “capraio afghano” (semper De Luca docet) che non vuol sentire?

Il Team Demartini ha consegnato al proprio maggiore azionista un giocattolo sicuro e a prova di scemo. Perfetto e funzionale. E, invece di ottenerne plauso, rischia il benservito. Per giunta, senza motivo.

Sapete che c’è? Squadra che vince non si cambia. Banca che rende non si vende. Credo che qualunque persona avveduta, estranea all’uso di droghe o ai vapori dell’alcool, vorrebbe tenersi ben stretto un Istituto di credito così.

Venderlo? Cui prodest? Forse a chi che spera di intascare una maxi-intermediazione? Che comportazione è questa, esclamerebbe Zalone! Chi ha interesse a mettere a repentaglio carriere e stipendi  che rischierebbero di subire la classica scure della spending review che segue alle solite, scellerate fusioni tra banche? Spero vivamente nessuno di assennato.

Ma, chiunque eventualmente sia, si faccia furbo. Vada al bar a tirar di scopa. Oppure in qualche circoletto per anziani a giocare a carte per diletto (fa persin rima).

Ma giù le mani da quelle, ottime e promettenti, dei bilanci con cui ‘Banca di Asti’ continua a sostenere in campo – e alla grande – la partita del presente e del futuro per il bene della collettività locale. E’ una questione di identità. Di eccellenza piemontese. E, soprattutto, di onestà. Fine delle trasmissioni.

MAURIZIO SCANDURRA

“Cresci Piemonte”, Bartoli: “Meno burocrazia e più strumenti per sviluppo e piccoli Comuni”

Il Consiglio Regionale del Piemonte ha approvato la legge denominata “Cresci Piemonte”, un provvedimento volto ad accelerare le procedure urbanistiche e favorire la realizzazione di investimenti strategici sul territorio regionale.

La norma introduce una significativa riduzione dei tempi per l’approvazione delle varianti urbanistiche legate a progetti finanziati con fondi europei, statali, regionali e al Piano Nazionale di Ripresa e Resilienza, con l’obiettivo di rendere il Piemonte più competitivo e attrattivo, facilitando la realizzazione di interventi produttivi e lo sviluppo economico.

Particolare attenzione è stata riservata ai Comuni di dimensioni minori. La legge prevede infatti il finanziamento regionale delle varianti urbanistiche per i Comuni con popolazione inferiore ai 5.000 abitanti, sostenendo concretamente gli enti locali e gli uffici tecnici, spesso sottodimensionati, nel portare avanti procedure complesse ma strategiche per il futuro delle comunità.

“Con questo provvedimento introduciamo uno strumento concreto per ridurre i tempi della burocrazia e accompagnare lo sviluppo del nostro territorio – dichiara il Consigliere Regionale Sergio Bartoli –. È una misura importante soprattutto per i piccoli Comuni, che potranno contare su un sostegno reale per adeguare i propri strumenti urbanistici e cogliere opportunità di investimento e crescita. Il Piemonte deve essere una Regione capace di attrarre sviluppo, senza lasciare indietro nessun territorio.”

Bartoli esprime inoltre un ringraziamento all’Assessore regionale Marco Gallo per il lavoro svolto nella definizione e nel coordinamento del provvedimento, frutto di un confronto istituzionale orientato a fornire risposte concrete agli enti locali e al sistema produttivo piemontese.

La legge sarà accompagnata da un sistema di monitoraggio, al fine di verificarne l’efficacia e i risultati in termini di sviluppo economico, occupazione e supporto ai territori.

Sergio Bartoli
Consigliere Regionale del Piemonte
Presidente V Commissione Ambiente

Infrastrutture, Ruffino (Az): “messa sicurezza ponti, governo incerto e i territori aspettano”

“Da troppo tempo si discute sulla necessità di mettere in sicurezza i ponti del bacino del Po e da troppo tempo il dibattito si è concentrato su tutte le vicissitudini che hanno riguardato gli interventi necessari. Ci sono ritardi nel fare arrivare i fondi alle amministrazioni locali, già in sofferenza e costrette ad anticipare importanti risorse. Anche attraverso un mio ordine del giorno al decreto Milleproroghe avevo chiesto di prorogare i termini originariamente previsti al 30 giugno del 2026 per estendere ulteriormente il termine previsto per l’accesso ai finanziamenti e per il perfezionamento degli adempimenti connessi alle procedure di affidamento degli interventi di messa in sicurezza; questo per rientrare nei tempi tecnici, rispettando le scadenze ed evitare la perdita di risorse”.
Lo dichiara Daniela Ruffino, deputata di Azione.
Secondo Ruffino “ci sono ponti che presentano problemi urgenti, come il ponte Preti e il Ponte di Castiglione: era già stato detto che i fondi sarebbero arrivati, ma nulla è stato fatto. Avevo anche sollevato in più sedi la necessità di dare atto a un decreto che evidenziava la presenza di problematiche urgenti da risolvere. Pretendiamo informazioni concrete sulla presenza del decreto interministeriale per dare i fondi imminenti alle amministrazioni: perché i fondi, se sono già stati stanziati, non vengono sbloccati?
Personalmente continuerò a vigilare affinché arrivino risposte concrete alle nostre comunità che conosco molto bene: Azione non mollerà certo la presa di fronte a una problematica che si sta trascinando da troppo tempo”.