POLITICA- Pagina 2

Lo Russo: “Torino ferita, la Città si costituirà parte civile”

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Dopo gli scontri avvenuti a Torino sabato scorso, il sindaco Stefano Lo Russo è intervenuto per comunicazioni in aula nella seduta di ieri del Consiglio Comunale.

Il primo cittadino ha ricostruito i fatti della manifestazione, ampiamente preannunciata, che ha raccolto adesioni da varie parti d’Italia e dall’estero.

Ha quindi illustrato il Piano operativo integrato adottato per garantire incolumità pubblica, tutela delleinfrastrutture e continuità dei servizi essenziali, recependo le indicazioni della Questura.

Sabato i tre cortei sono iniziati in maniera pacifica e senza danneggiamenti alle ore 14.30 – ha spiegato – per poi riunirsi in corso Cairoli, raggiungendo un totale di circa 20mila persone, e proseguire verso corso Regio Parco. Parte del corteo – ha precisato – ha però deviato verso l’immobile dell’ex Centro sociale Askatasuna, in corso Regina Margherita.

Secondo quanto riferito dalla Questura, si è trattato di circa 1.500 violenti che, attraverso l’utilizzo di scudi protettivi in lamiera, pietre, pezzi di selciato, bottiglie, razzi, bombe carta e artifici pirotecnici lanciati sfruttando tubi di lancio artigianali, hanno scagliato numerosi attacchi alle Forze dell’Ordine, per circa due ore, che hanno causato il ferimento di più di 100 agenti.

Ci sono stati due arresti in flagranza e un altro in flagranza differita, considerato tra i componenti del gruppo responsabile della violenta aggressione a un operatore della Polizia di Stato. Altre 24 persone sono state denunciate. I costi preventivi e di ripristinodei danneggiamenti sono pari a circa 164mila euro – ha affermato il primo cittadino.

Torino – ha dichiarato Lo Russo – è stata ferita. È stata ferita materialmente, nei suoi quartieri, nei suoi spazi pubblici, ma soprattutto è stata ferita nella sua identità civile, da violenze che non hanno nulla di politico, nulla di ideale e nulla di nobile.

La democrazia rifiuta la violenza – ha sottolineato, citando Norberto Bobbio e ribadendo che la violenza non è mai una forma di conflitto legittimo e che “non c’è niente di rivoluzionare nel colpire in dieci un agente di Polizia”.

Ha quindi annunciato che la Città di Torino si costituirà parte civile in tutti i procedimenti giudiziali nei confronti dei responsabili delle violenze, a tutela degli agenti feriti, dei cittadini colpiti e dell’interesse collettivo.

E ha proposto il conferimento di una civica benemerenza all’agente Alessandro Calista colpito vigliaccamente durante gli scontri e al suo collega Lorenzo Virgulti che lo ha soccorso e tratto in salvo, come segno concreto di gratitudine della città e come riconoscimento simbolico a tutte le donne e tutti gli uomini delle Forze dell’Ordine “che hanno operato in condizioni difficilissime”.

Ha poi ricordato che questa volta tutte le forze politiche, a ogni livello, hanno preso unanimemente le distanze dalle violenze, senza ambiguità, e che a Torino hanno sfilato decine di migliaia di persone in modo pacifico: un corteo partecipato, composto e plurale, il cui significato è stato oscurato dall’azione di frange violente organizzate. Non si può fare ricadere su manifestanti pacifici “tutto l’onere di non aver isolato tempestivamente chi è arrivato con l’unico obiettivo di praticare violenza” – ha affermato.

Mi aspetto – ha detto il sindaco – che lo Stato sappia intervenire e prevenire quando le informazioni ci sono e il rischio è conosciuto. Gli scontri non nasconosabato sera e lo sgombero di Askatasuna non ha evitato le violenze – ha affermato Lo Russo, invitando a non fare semplificazioni e strumentalizzazioni.

Oggi – ha rimarcato – ci troviamo di fronte a una “spinta anti-sistema” che nasce da frammentazione, disagio, rifiuto e rabbia, “in forme nuove, disordinate,talvolta contraddittorie”.

Ha quindi ribadito che l’immobile di corso Regina Margherita 47 “tornerà nella piena disponibilità della Città” e che non verrà lasciato vuoto né abbandonato.

La politica è responsabilità verso il futuro e verso le Istituzioni – ha dichiarato, parafrasando Aldo Moro –e che “usare episodi di questa gravità per regolare conti politici è irresponsabile, perché piega i fatti a logiche di parte e alimenta ulteriormente la tensione”.

La città è stata violentata dai violenti – ha concluso Lo Russo – ma è anche una città che ha mostrato, ancora una volta, la forza silenziosa della sua parte migliore.

Nel dibattito in Sala Rossa, FedericaScanderebech (Forza Italia) ha affermato che quanto accaduto – scontri, guerriglia urbana e feriti fra le Forze dell’ordine – è il risultato di un problema di legalità e ordine pubblico che non può più essere ignorato. Il segnale evidente di una deriva che colpisce Torino e l’intera nazione. Una violenza inaccettabile e incompatibile con la convivenza democratica. Nessuna ambiguità – ha chiesto la consigliera, riferendosi agli esponenti di Avs presenti in piazza. Chi ha manifestato, ha difeso l’illegalità ha detto. Ha quindi chiesto al sindaco un segnale forte di distanza da Avs, per non diventare complice di quanto sta accadendo.

Per Giuseppe Catizone (Lega) il sindaco scivola sulla banana di Avs, perché nella manifestazione di sabato erano presenti violenti che arrivano e dialogano con una parte ben precisa di questa Maggioranza. Per il consigliere, era evidente la presenza di un furgone riconducibile ad Askatasuna, da dove è poi partito il corteo di incappucciati che hanno premeditato le violenze verso le Gorze dell’ordine. Risarcire i danni sarà doveroso, ma il compito della politica è tracciare una linea netta tra il diritto di manifestare e quello di distruggere la città sfogando rabbia sociale repressa – ha dichiarato.

Andrea Russi (M5S) ha espresso solidarietà alle Forze dell’ordine e ai giornalisti, ma ha ricordato che nella manifestazione erano presenti anche persone che volevano portare la propria voce e le proprie ragioni. Da mesi si alza il tono dello scontro, il rischio era evidente – ha detto. Ha quindi concordato con il sindaco che non spettava ai manifestanti la gestione dei delinquenti, ritenendo però che servisse anche la presa di distanza degli organizzatori, che non c’è stata. Politica e antagonismo devono seguire strade diverse – ha sostenuto. Per il consigliere le conseguenze sono funzionali a una Festra che da tempo sta cercando di restringere gli spazi di manifestazione e irrigidire le norme. E la militarizzazione del quartiere non ha aiutato, alzando ulteriormente il livello dello scontro – ha precisato. Per Russi, Torino non ha paura, ma è stanca delle violenze di pochi per le quali pagano il prezzo tutti.

Secondo Enzo Liardo (FDI) si è assistito alla solita manifestazione degenerata, che ha messo a ferro e fuoco la città, causato ferimenti, messo in discussione la vita dei torinesi. La criticità di fondo – ha sottolineato – sta nella copertura politica di cui ha goduto Askatasuna, che ha sottratto per trent’anni un bene alla disponibilità pubblica per le proprie esigenze. Liardo ha auspicato che il Centro sociale in futuro prenda uno spazio in affitto come tutti i cittadini e le associazioni torinesi e ha chiesto al sindaco di sollevare l’assessore Rosatelli dall’incarico.

Pino Iannò (Torino Libero Pensiero) ha ricordato il problema strutturale di una Giunta incapace di assumere posizioni chiare, condizionata dalla presenza di Avs. Ha definito il sindaco ostaggio di una maggioranza fragile, incapace di prendere posizioni nette e la responsabilità politica che ne consegue. Ha concluso chiedendo al sindaco se davvero governa questa città.

Pierlucio Firrao (Torino Bellissima) ha definito l’accaduto una vendetta di Askatasuna, un corteo organizzato da una frangia violenta evidente già in anticipo nei suoi sviluppi. Firrao ha detto che la situazione si potrà superare se la Sinistra isolerà i violenti, come fece il Pci negli Anni di piombo; viceversa gli episodi si ripeteranno e sarà una continua escalation. Firrao ha definito uno sbaglio la partecipazione di Avs al corteo e ha invitato il sindaco a non essere ambiguo nella sua azione politica.

Fabrizio Ricca (Lega) ha sostenuto che la politica fatta male legittima le violenze. Rosatelli – ha affermato – può restare in Giunta, così – ha dichiarato – si potrà raccontare quale deriva stia prendendo il Consiglio Comunale e chi difenda le frange antagoniste in città.

Valentina Sganga (M5S) ha evidenziato quanto la violenza sia inaccettabile sempre, ma che per la Destra lo è quando conviene. Gravissima è l’aggressione al poliziotto, ma c’è una Destra che usa Torino come passerella, silente davanti al genocidio palestinese, nessuna difesa dei carabinieri fatti inginocchiare in Cisgiordania, o che guarda con favore all’Ice americana – ha detto. Askatasuna – ha sottolineato – non è un problema: è un pretesto per contrastare il dissenso. Non era in discussione un luogo, ma la possibilità di dissentire, per questo le persone erano in piazza – ha concluso.

Per Silvio Viale (+ Europa, Radicali Italiani) sabato non è scesa in piazza la parte migliore della città. Tutti sapevano – ha sostenuto – quello che sarebbe successo perché tutto era previsto e premeditato sotto la direzione di chi ha convocato Centri sociali da tutta Italia, portando a Torino tutto il “know-how” di guerriglia della Val di Susa.

Domenico Garcea (Forza Italia) ha sottolineato che Torino ha subìto un autentico assalto. Ha approvato la costituzione del Comune come parte civile, sostenendo che il suo Partito lo chiedeva da tempo. Ha poi affermato che la partecipazione al corteo da parte degli esponenti di Avs ha violato il principio di legalità, chiedendo le dimissioni dell’assessore Rosatelli e l’estromissione di Avs dalla maggioranza, sottolineando come il diritto di manifestare sia sacro, mentre non lo è quello di devastare.

Ferrante De Benedictis (Fratelli d’Italia) ha affermato che questo è il tempo delle scelte di campo, aggiungendo che da parte del Comune ci sono state leggerezza e mancanza di posizioni nette nei confronti di Askatasuna. Per l’esponente di FdI, la manifestazione era stata organizzata per destabilizzare la città e i partecipanti ne erano coscienti. La politica, ha aggiunto, ha la responsabilità di scegliere se stare dalla parte dello Stato o al fianco di chi distrugge: ha quindi definito quello di Askatasuna come terrorismo rosso, stigmatizzando chi lo ha appoggiato.

Claudio Cerrato (PD) ha ribadito che il suo Gruppo consiliare si è riconosciuto totalmente nelle parole del sindaco, invitando a non minimizzare, né strumentalizzare quanto accaduto sabato scorso. Ha poi espresso solidarietà alla cittadinanza, in particolare a chi vive o lavora a Vanchiglia e ai manifestanti pacifici (sottolineando come la democrazia sia il rispetto delle minoranze), agli operatori dell’informazione e alle Forze dell’ordine, in primo luogo ai loro feriti. Chi ha l’onore di rappresentare i propri concittadini, ha conclusi Cerrato, deve dimostrare responsabilità, non soffiare sul fuoco e lavorare per il bene delle persone che vivono a Vanchiglia e in città.

Ha espresso solidarietà alle Forze dell’ordine ancheSimone Fissolo (Moderati), dichiarandosi d’accordo con la proposta del sindaco per una benemerenza ai due poliziotti feriti e ribadendo come la violenza non appartenga a questa città. Ha quindi stigmatizzato la partecipazione a una manifestazione che aveva chiaramente l’obiettivo di riprendersi un luogo sgomberato da poco. Per il consigliere adesso serve sostenere le associazioni che lavorano nel quartiere e ripristinare la normalità nel quartiere Vanchiglia.

Emanuele Busconi (Sinistra Ecologista) ha condannato le violenze arrivate dopo quattro ore di manifestazione pacifica e dopo che una marea di persone aveva attraversato la città senza alcun problema. Una storia sbagliata e violenze compiute da chi non ha a cuore il futuro di Vanchiglia e rispetto per i torinesi. Ha poi ribadito l’essenza nonviolenta del suo Gruppo, la necessità di non cadere nelle provocazioni dello sciacallaggio di bassa lega e non semplificare la realtà. Sarebbe un venire meno alle responsabilità di rappresentanza, una mancanza di rispetto verso la città e chi ha manifestato pacificamente sabato – ha affermato.

Ha ringraziato il sindaco, Tiziana Ciampolini (Torino Domani), per le parole di responsabilità e laprofondità di analisi del suo intervento. L’aggressione alle Forze dell’ordine, a cui ha espresso piena solidarietà, ha cancellato la presenza della moltitudine di persone che ha manifestato pacificamente e, facendole sparire dai media, li ha rese irrilevanti – ha detto. Per la consigliera, i violenti fanno solo il gioco di chi vuole usare altra violenza per reprimere il dissenso e la partecipazione dal basso. Ha quindi auspicato la presa di distanza dai violenti da parte di chi si sta impegnando per riottenere uno spazio pubblico. Si apriranno mediazioni generative per Vanchiglia, che sta difendendo i suoi spazi sociali – ha concluso.

Elena Apollonio (Alleanza dei Democratici – DemoS) ha definito gli episodi di sabato un evento da condannare e ha ribadito il sostegno alle attività di pubblica sicurezza, per poi stigmatizzare i comportamenti violenti di gruppi estremisti incapaci di portare valori e significato politico alla manifestazione. Ha quindi richiamato la necessità di non nutrire di violenza ulteriore un periodo storico complesso come l’attuale e ha confermato l’appoggio alla Giunta Lo Russo.

Pietro Abbruzzese (Torino Bellissima) ha richiamato i giovani consiglieri di Avs, criticandoli per aver appoggiato un corteo che, già in partenza, si sapeva sarebbe sfociato in violenza. Ha poi richiamato la vicenda delle Br che venne superata quando la Sinistra comprese la loro natura terroristica e haauspicato un medesimo atteggiamento nei confronti dei violenti di oggi. Infine, ha ringraziato i poliziotti che guadagnano poco e sono costretti ad atti eroici.

Da Palazzo Civico Ufficio Stampa

FdI Rivoli: non sacrificare la democrazia all’anarchia

I gravi fatti avvenuti a Torino, a margine di una manifestazione degenerata in violenza organizzata, rappresentano un episodio inaccettabile che nulla ha a che vedere con il diritto di manifestare sancito dalla nostra Costituzione.

L’incendio di un mezzo della Polizia di Stato, l’aggressione brutale a un agente isolato, colpito da più persone anche con oggetti contundenti, le aggressioni ai giornalisti e i danneggiamenti diffusi configurano un attacco diretto allo Stato di diritto, alla sicurezza dei cittadini e alla libertà stessa.

A nome del coordinatore del circolo e di chi rappresento, esprimo la più totale e convinta solidarietà alla Polizia di Stato, all’Arma dei Carabinieri e a tutte le Forze dell’Ordine, che hanno operato in condizioni difficilissime, mettendo a rischio la propria incolumità per tutelare quella degli altri.

Un pensiero particolare va all’agente ferito, al quale auguriamo una pronta e completa guarigione.

È doveroso ribadirlo con chiarezza: manifestare non significa imporre, e la violenza non è mai una forma legittima di espressione politica o sociale. In una democrazia anche le minoranze hanno il diritto di essere ascoltate, ma nessuna minoranza può pretendere di sopraffare la collettività attraverso la forza.

Come ricordava John Stuart Mill,

«L’unico scopo per il quale il potere può essere legittimamente esercitato su un membro di una comunità civile, contro la sua volontà, è quello di impedire che arrechi danno agli altri».

Chi sceglie la violenza si pone fuori dal perimetro del confronto democratico e deve essere isolato e perseguito secondo la legge e quando necessario, contrastato con forza superiore.

Chi non condanna senza ambiguità questi atti ne diventa, di fatto, complice morale.

La città di Torino non può e non deve essere ostaggio di gruppi che teorizzano e praticano lo scontro. La democrazia di tanti non sarà mai sacrificata all’anarchia di pochi.

 

Circolo Fratelli d’Italia – Rivoli

il Coordinatore: Nicola Carlone

Askatasuna, la posizione di Avs – Se

GRIMALDI (AVS), RAVINALE (AVS), DIENA (SE)

In merito alla manifestazione a Torino, Marco Grimaldi, Vice Capogruppo AVS alla Camera dei Deputati, Alice Ravinale Capogruppo AVS in regione e
Sara Diena Capogruppo SE in Comune dichiarano:

<<Quella di oggi è stata una manifestazione di massa, con quasi 50.000 persone in piazza a difesa degli spazi sociali e di Askatasuna nonostante il clima di tensione montato ad arte per settimane. Non avrebbe mai dovuto finire con una guerriglia urbana senza controllo che non serve a nessuno, danneggia chi prova a resistere a repressione e militarizzazione e fa male a tutta la città. Quella del poliziotto a terra colpito ripetutamente è un’immagine che non avremmo mai voluto vedere e che ci disgusta, così come l’aggressione ai giornalisti della Rai.

Questi fatti non devono cancellare la risposta unica di oggi della cittadinanza e una grande giornata di partecipazione, con un corteo enorme che ha resistuto a un contesto anomalo di militarizzazione di un intero quartiere e a un Governo che progetta di distruggere tutti i luoghi di alterità che esistono e resistono in Italia, luoghi che possono diventare bene comune, trasformarsi ed essere parte di nuovi percorsi come stava avvenendo a Torino, ma che non si possono cancellare dalle nostre mappe culturali, solidali e sociali>>

Giustizia, FI: “Negata la parola ai penalisti”

ROSSO – FONTANA – COTA – RINAUDO: “ VIOLATA LA PAR CONDICIO IN VISTA DEL REFERENDUM”

«Quanto accaduto oggi all’inaugurazione dell’anno giudiziario di Torino rappresenta un segnale inquietante sul piano del confronto democratico nel nostro Paese. Impedire al presidente della Camera Penale di intervenire, adducendo pretestuose “ragioni di tempo”, mentre veniva garantito ampio spazio all’Associazione Nazionale Magistrati, configura un grave squilibrio istituzionale e una palese violazione della par condicio».

Lo dichiarano il senatore Roberto Rosso, vicecapogruppo di Forza Italia a Palazzo Madama e vicesegretario regionale del partito, Marco Fontana, segretario cittadino di Forza Italia a Torino, Roberto Cota, responsabile del Dipartimento Giustizia di Forza Italia Piemonte e Beatrice Rinaudo, responsabile Dipartimento Giustizia Coordinamento Cittá di Torino di Forza Italia che proseguono:
«Siamo di fronte a un atto che ha il sapore della censura e che risulta ancora più grave perché consumato in un momento storico delicatissimo. Con un referendum sulla separazione delle carriere ormai alle porte e una campagna referendaria che è entrata nel vivo, è inaccettabile che in un luogo che dovrebbe rappresentare l’imparzialità e l’equilibrio delle istituzioni venga data voce esclusivamente alle posizioni della magistratura associata, negando il diritto di parola a chi rappresenta il diritto alla difesa dei cittadini.
La cerimonia di inaugurazione dell’anno giudiziario non è una proprietà privata di una parte, ma un patrimonio comune della collettività. Silenziare i penalisti significa tentare di imporre un pensiero unico sulla riforma della Giustizia, evitando il confronto nel merito e mortificando il pluralismo che è alla base dello Stato di diritto.
Esprimiamo piena solidarietà alla Camera Penale Vittorio Chiusano e a tutti gli avvocati penalisti.
La democrazia vive di equilibrio tra i poteri e di rispetto reciproco tra le istituzioni: quanto accaduto oggi a Torino è un precedente grave che non può essere derubricato né archiviato nel silenzio», concludono Rosso, Fontana, Cota e Rinaudo

La Dc, D’Alema e la sinistra italiana

LO SCENARIO POLITICO di Giorgio Merlo

Ora è arrivato anche Massimo D’Alema che, come noto, è realmente la testa più lucida – come si
suol dire – della cultura comunista, ex o post comunista che sia. Verrebbe da dire, e senza alcuna
forzatura od esaltazione fuori luogo, il vero leader politico e culturale della sinistra italiana in questi
ultimi 40 anni di vita democratica. Non a caso, e giustamente, da tempo e storicamente è
soprannominato come “il leader maximo”.

Dicevo, però, all’inizio di questa breve riflessione, che alla fine è arrivato anche D’Alema. E cioè,
parlando all’Istituto Sturzo del carteggio tra Francesco Cossiga e Giulio Andreotti, al di là degli
aneddoti e dei ricordi personali, c’è stata la persin plateale riabilitazione politica della Dc e dei
suoi principali leader e statisti. Certo, si parlava di Andreotti e di Cossiga ma il giudizio dell’ex (?)
leader comunista e della sinistra italiana è stato sferzante, brillante ma anche preciso e
dettagliato. E cioè, sempre secondo l’ex leader comunista, la Dc era realmente un grande partito
e la sua classe dirigente era fortemente rappresentativa e qualificata nel sapere declinare una vera
ed efficace cultura di governo. Una cultura di governo che era il frutto e la conseguenza di un
progetto politico e di una visione di società che non hanno più trovato una credibile compiutezza
negli anni a venire. Una cultura di governo, quindi, coerente, credibile e coraggiosa.

Ora, al di là delle parole e delle riflessioni di D’Alema, persiste tuttavia nella vulgata della sinistra
italiana, seppur nelle sue multiformi espressioni, un giudizio pregiudiziale non solo severo ma
quasi caricaturale del più grande “partito italiano” dal secondo dopoguerra in poi. Un giudizio che
si basa sostanzialmente su due aspetti. Da un lato viene ancora oggi giudicato come un partito
che si è limitato a gestire solo ed esclusivamente il potere grazie ad un contesto nazionale ed
internazionale bloccato che impediva l’alternanza democratica al governo del paese. E, dall’altro,
la sua classe dirigente continua ad essere dipinta sostanzialmente come un agglomerato che
governava il paese attraverso il ricorso sistematico alla gestione clientelare e anche ricorrendo
addirittura a patti inconfessabili con settori della criminalità organizzata in alcune aree del paese.
E, soprattutto, con una perenne indole al compromesso al ribasso. E quando si parla del
“metodo” democristiano lo si interpreta unicamente come una modalità che veniva intrapresa per
non assumere mai decisioni e scelte politiche nette e precise. Insomma, un partito che vinceva le
elezioni per circostanze storiche e che, di fatto, esercitava il potere ricorrendo all’ordinaria
amministrazione e ad una sistematica gestione clientelare.

Ecco perchè, e proprio alla luce delle sempre intelligenti e precise analisi e riflessioni di Massimo
D’Alema, si tratta di capire se nel giudizio sulla DC prevale la tesi del più raffinato e qualificato
leader del mondo comunista ed ex comunista o se, al contrario, continua ad avere il sopravvento
– stavo per dire l’egemonia – la vulgata della sinistra italiana. Perchè l’uno, cioè D’Alema, ne esalta
oggi e da tempo per la verità, le gesta. Ma gli altri, invece, e cioè la quasi intera galassia della
sinistra italiana, individuano ancora nello storico partito dei cattolici nient’altro che un gruppo di
potere che ha esercitato per quasi 50 anni, appunto, solo e soltanto il potere. Due giudizi che
confliggono e che non possono trovare, come ovvio, un punto d’intesa.

Giachino: “La Torino migliore che non urla, non insulta”

“Non è contro ma propone, prega e costruisce l’inclusione senza insultare nessuno , senza usare violenza preferendo il dialogo, le azioni di carità a favore dei fratelli”

Oggi  Torino non ci sono solo i ragazzi di Askatasuna e dei Centri sociali. Nel pomeriggio in molti Oratori di Torino e provincia i ragazzi  pregano e festeggiano Don Bosco, il grande Santo piemontese che aiuto’ tantissimo i ragazzi torinesi dell’Ottocento toccati pesantemente dell’avvio del Rivoluzione industriale. C’è una Torino più grande di quella scesa oggi in piazza, dai 40.000 SITAV che nel 2018-2019 salvarono l’opera più importante per il rilancio di Torino e del Paese. C’è la Torino preoccupata delle migliaia di negozi e di BAR e ristoranti cui è stato consigliato di chiudere la attività per evitare guai. E su questa Torino che si deve puntare per rilanciare la crescita economica. Sta ai partiti ritrovare l’anima, in particolare l’anima sociale per portare lavoro e sviluppo in tutta la Città a partire di suoi Quartieri più svantaggiati.

Mino GIACHINO
UDC torinese

Askatasuna, Zangrillo: “Pratica fascista, orgoglio di violenza e sopraffazione”

“Purtroppo non sono capaci di sorprenderci: rimangono fedeli al loro orgoglio di violenza e sopraffazione. Saranno pure 15 o 20mila, tuttavia non è rilevante il numero, ma la stantia e vergognosa pratica fascista dello scontro fisico, del dileggio alle regole della civile convivenza, del rifiuto alla legalità. Sono indignato alla notizia della partecipazione a questa gazzarra da parte di rappresentanti delle istituzioni. Il signor Grimaldi, non riesco proprio a chiamarlo onorevole, che parla di risposta a un assedio, alla repressione della libertà in una Torino antifascista, si vergogni di ciò che afferma, si vergogni del sostegno ai violenti, si vergogni dell’incapacità di comprendere che i veri fascisti sono quelli che lui sostiene e a cui dà voce.

I cittadini di Torino non ne possono più di queste manifestazioni di violenza, non ne possono più di sentire queste menzogne sulla repressione degli spazi di dialogo; Askatasuna non dialoga, Askatasuna prevarica, delinque, ruba spazi e serenità alle persone per bene. E chi si oppone alla loro violenza diventa un bersaglio, come è successo nei giorni scorsi alla Rettrice Cristina Prandi, che aveva la sola “colpa” di voler impedire che il diritto allo studio si trasformasse impunemente nel diritto a delinquere”. Queste le dichiarazioni del ministro per la Pubblica amministrazione Paolo Zangrillo, che prosegue: “È diventata intollerabile la ricerca dello scontro con le Forze dell’Ordine da parte di questi scappati di casa, è diventato insopportabile spendere soldi pubblici per riparare i danni di questi provocatori, l’unica magra consolazione è che finché in Parlamento e nelle istituzioni ci saranno certi soggetti, il governo di centrodestra avrà vita lunga. Gli italiani non sono cretini”.

Askatasuna, Nicco: “Pagina di follia e di vergogna”

“LA PROCURATRICE MUSTI HA RAGIONE: BASTA AREE GRIGIE’

“Quella di oggi a Torino è stata una pagina di vergogna e di follia che nulla ha a che vedere con il diritto di manifestare”.
Così il Presidente del Consiglio regionale del Piemonte commenta i gravi disordini avvenuti nel corso dellamanifestazione ‘Pro Askatasuna’ .
“Purtroppo – continua – come tutto era stato ampiamente previsto, le preoccupazioni della vigilia si sono concretizzate in tutta la loro drammaticità.
Bombe carta contro le forze dell’ordine, lacrimogeni, mini incendi, idranti in azione e una città messa sotto pressione hanno assunto con il passare delle ore i contorni evidenti di una vera e propria guerriglia urbana. Atti violenti e organizzati che hanno messo a rischio la sicurezza delle persone. È inacettabile”.
Quanto accaduto non rappresenta il diritto di manifestare, ma l’azione di frange antagoniste che cercano deliberatamente lo scontro.
“Da trent’anni – riprende Nicco – questa vicenda è legata a un’occupazione abusiva che non ha prodotto alcun beneficio per il quartiere né per la città di Torino, ma solo disagi, danni e tensioni”.
Oggi è apparsa in tutta la sua evidenza come venga utilizzata quale pretesto politico per alzare il livello dello scontro, in assenza di argomenti e consenso.
“Proprio questa mattina, – sottolinea Nicco – in occasione della cerimonia inaugurale dell’anno giudiziario, la Procuratrice generale Lucia Musti ha richiamato con grande chiarezza l’esistenza di un’“area grigia”, fatta di ambiguità e coperture, che finisce per legittimare e proteggere chi pratica la violenza. I fatti di oggi rendono quelle parole drammaticamente attuali”.
“Le istituzioni hanno il dovere di isolare senza ambiguità ogni forma di violenza e di difendere la legalità, non di partecipare a sfilate condivise: la sicurezza dei cittadini e il rispetto delle regole democratiche vengono prima di tutto. La violenza non può trovare alcuna giustificazione”, conclude il presidente Nicco.