POLITICA- Pagina 2

“Onorare gli italiani caduti sul lavoro in ogni parte del mondo”

Nicco nel 70° della sciagura mineraria di Marcinelle

“Nel settantesimo anniversario della sciagura mineraria di Marcinelle, in Belgio, dove 262 lavoratori, di cui 136 immigrati italiani, persero la vita, è quanto mai doveroso onorare e ricordare tutti gli italiani caduti sul lavoro in ogni parte del mondo”. Lo dichiara il presidente del Consiglio regionale Davide Nicco alla vigilia della Giornata nazionale del sacrificio del lavoro italiano nel mondo, che si celebra l’8 agosto.

“Una Giornata – spiega – in cui rivolgere un pensiero commosso e riconoscente a tutti gli italiani che, nel corso della nostra storia, hanno lasciato la propria terra nella speranza di un lavoro e di un futuro migliore per sé e per le proprie famiglie contribuendo con impegno e fatica allo sviluppo dei Paesi che li hanno accolti in luoghi di lavoro non di rado precari e pericolosi”.

“Il lavoro rappresenta uno strumento di dignità, crescita personale, libertà e progresso – aggiunge – ma per migliaia di famiglie italiane si è rivelato causa di sofferenza, sacrificio e lutto. Ricordarle vuol dire riconoscerne il valore e onorarne il sacrificio”.

“Accanto al ricordo – conclude Nicco – questa Giornata richiama anche istituzioni, imprese organizzazioni sociali e gli stessi lavoratori a una responsabilità concreta per la promozione di una cultura che tuteli la salute e la sicurezza di chi lavora, nella convinzione che non c’è risultato economico, esigenza produttiva o competitività che possa essere posta al di sopra della vita umana”.

Ufficio Stampa CRP

PD allo sbando: il campo largo è una finzione, comanda Conte!

 

Il “campo largo” si sta rivelando per quello che è: una formula vuota, buona per i convegni ma incapace di trasformarsi in un vero progetto politico. E mentre il Partito Democratico continua a raccontare l’illusione dell’unità, è Giuseppe Conte a dettare le regole del gioco.
Il PD appare sempre più succube delle scelte del leader del Movimento 5 Stelle, costretto a inseguire, mediare ed arretrare. Elly Schlein, che avrebbe dovuto rilanciare il partito, si ritrova invece a guidare una forza politica senza peso negoziale, incapace di imporre una linea o una leadership.
Ogni vertice finisce allo stesso modo: Conte alza il prezzo, il PD abbassa la testa. Altro che alleanza tra pari. È un rapporto sbilanciato in cui uno decide e l’altro si adegua.
Se questo è il futuro del centrosinistra, il campo largo è già finito prima ancora di cominciare. E il Partito Democratico rischia di restare il grande comprimario di una partita giocata da altri.

Enzo Grassano

Ennio Caretto: Gli “Anni furenti” degli Usa

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FINESTRA SUL MONDO

Nel nostro “Campo largo” o centrosinistra si litiga di nuovo sulla politica estera. O meglio si finge di litigare sulla politica estera, ma in realtà si litiga sull’America. Come sempre. Non che manchino i motivi per farlo, e infatti si litiga anche nel centrodestra, che “Campo stretto” non è.

Continua a leggere l’articolo su LA VITA CASALESE:

https://www.vitacasalese.it/news/-finestra-sul-mondo–di-ennio-caretto/101865/gli-anni-furenti-degli-usa.html

Chi dice Donald dice Danno?

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IL PUNTASPILLI di Luca Martina

 

Il principale patrimonio strategico degli Stati Uniti non sono certo le portaerei, né il dollaro, né Silicon Valley bensì la credibilità. La convinzione, coltivata per decenni, che le istituzioni americane siano prevedibili, affidabili e guidate da regole più forti delle personalità che temporaneamente occupano il potere.

Negli ultimi mesi, tuttavia, questa reputazione è stata messa a dura prova da Donald Trump, non soltanto attraverso le sue decisioni politiche ma, soprattutto, attraverso il suo modo di comunicare.

La presidenza Trump ha sempre fatto largo uso dell’imprevedibilità come strumento negoziale. Nel settore immobiliare e negli affari privati, sorprendere la controparte può essere un vantaggio. Nella politica internazionale, però, l’incertezza permanente genera costi elevati. Alleati, investitori e governi stranieri tendono infatti a premiare la prevedibilità e a penalizzare i continui cambi di rotta.

Negli ultimi mesi il presidente ha alternato annunci di imminenti accordi diplomatici a minacce di escalation, dichiarazioni sull’inflazione “sconfitta” a nuove iniziative tariffarie, promesse di pace a messaggi dai toni apertamente bellicosi.

Questo stile può risultare efficace nel dominare il circo mediatico, ma finisce per erodere la fiducia degli interlocutori internazionali e degli stessi cittadini americani.

Alla, iperattiva e spesso caotica, comunicazione si sono poi aggiunti, negli ultimi mesi, i dubbi sulla sua conduzione della guerra con l’Iran.

Facciamo un passo indietro… Nel 1982, durante la presidenza Reagan, dopo l’invasione israeliana del Libano, il Segretario alla Difesa Caspar Weinberger formulò una serie di principi che sarebbero diventati noti come “Weinberger Doctrine”.

La dottrina nasceva dalle lezioni del Vietnam e stabiliva che gli Stati Uniti dovessero ricorrere alla forza militare solo quando fossero soddisfatte alcune condizioni fondamentali:

  • Interesse nazionale vitale chiaramente coinvolto.
  • Intenzione di vincere in modo deciso.
  • Obiettivi politici e militari chiaramente definiti.
  • Adeguamento costante dei mezzi agli obiettivi.
  • Sostegno dell’opinione pubblica e del Congresso.
  • Ricorso alla forza come ultima risorsa.

 

Dopo averlo dapprima ignorato, appoggiando un intervento militare americano in Libano al fianco di Israele, Ronald Reagan tornò successivamente sui suoi passi e nel 1984 (dopo un sanguinoso attacco Hezbollah agli alloggiamenti dell’esercito USA all’aeroporto di Beirut) accettò i saggi consigli di Weinberger e ritirò le truppe.

Anche se entrambi repubblicani, la differenza tra Ronald e Donald non si limita certo ad una sola consonante…

E’ di tutta evidenza come la gestione della guerra contro l’Iran non soddisfa buona parte di questi criteri (così come non l’ha fatto a suo tempo la dottrina Bush, dopo gli attacchi alle torri gemelle, con la sua “Guerra al Terrore”), diventati nel tempo il paradigma da seguire per valutare l’opportunità di un intervento militare.

Quello che ha caratterizzato la Dottrina Trump è stata, al contrario, la mancanza di obiettivi stabili nel tempo, le continue oscillazioni tra ricerca di un accordo e minacce militari, l’assenza di un chiaro consenso politico interno ed il dubbio che sia stata realmente esplorata fino in fondo, prima di intervenire, l’opzione diplomatica.

La conseguenza è che il conflitto appare oggi agli occhi di molti osservatori più simile a una campagna di pressione continua che a un’operazione militare caratterizzata da obiettivi definiti e da una chiara strategia di uscita.

È esattamente il tipo di scenario che Weinberger cercava di evitare (memore del Vietnam…) quando elaborò la sua dottrina.

Ma c’è un aspetto ancora più importante per comprendere l’attuale situazione politica negli Stati Uniti: gli elettori americani votano con il portafoglio.

Tra tutte le variabili economiche, nessuna pesa quanto l’inflazione. Il cittadino medio può non seguire l’andamento del PIL o degli utili aziendali, ma sa perfettamente quanto paga per fare il pieno, acquistare generi alimentari o sottoscrivere un mutuo.

L’inflazione, con i suoi effetti immediati sulla qualità della vita, è tornata prepotentemente al centro delle preoccupazioni nazionali.

L’effetto combinato delle tensioni geopolitiche, dell’aumento dei prezzi energetici e delle politiche tariffarie ha contribuito a mantenere elevate le pressioni sui prezzi.

Un effetto immediato si è visto, inoltre, sul mercato immobiliare, con i tassi dei mutui trentennali saliti sensibilmente nel corso del 2026 ed ora sui livelli massimi dal 2007. Il mercato delle abitazioni ne ha rapidamente risentito aumentando così l’insofferenza degli americani (anche da parte di chi lo aveva votato) nei confronti del presidente.

E’ opportuno ricordare che Trump aveva fatto della promessa di ridurre l’inflazione (attribuendo la salita alla debolezza suo avversario, Joe Biden) il cavallo di battaglia della sua campagna elettorale.

L’incapacità del POTUS nel rispettare quanto promesso è certamente un altro dei fattori che sta contribuendo al calo del livello di approvazione, ormai ai minimi dalla sua rielezione.

Ma dare per scontato che questo prefiguri una probabile sconfitta del partito presidenziale alle elezioni di metà mandato può essere un azzardo.

Il sistema politico americano, infatti, raramente segue schemi semplici.

Le previsioni per le elezioni di novembre indicano effettivamente un vantaggio democratico nella competizione per la Camera dei Rappresentanti ma molto più equilibrata appare invece quella per il Senato.

La composizione della mappa elettorale rende più difficile trasformare il vantaggio nazionale democratico in una conquista automatica della camera alta.

Per questo motivo numerosi osservatori ritengono plausibile uno scenario nel quale i Repubblicani perdano la Camera ma mantengano il controllo del Senato.

Una prospettiva che limita il rischio politico per il GOP e contribuisce a mantenere relativamente stabili le aspettative degli investitori (che non amano mai i cambiamenti di scenario troppo bruschi).

L’umore degli americani resta, dunque, depresso e gli indici di fiducia dei consumatori mostrano una diffusa preoccupazione per il costo della vita, l’occupazione e le prospettive economiche.

Questa inquietudine emerge chiaramente nel mercato obbligazionario.

Dall’inizio del conflitto iraniano i rendimenti dei titoli di Stato sono saliti (provocando una perdita del loro valore) incorporando pressioni inflazionistiche persistenti ed una crescente incertezza fiscale (il debito pubblico americano continua a salire e per un creditore, e lo è chi detiene titoli obbligazionari, non è mai una buona notizia).

Osservando esclusivamente il mercato dei titoli pubblici si potrebbe concludere che gli investitori siano altamente pessimisti sulle prospettive dell’economia americana.

Che la situazione sia spesso più complicata di quanto appare a prima vista lo dimostra però il modo, paradossale, con il quale i mercati finanziari stanno vivendo questa situazione.

Mentre il quadro rappresentato dal mercato obbligazionario, come spiegato sopra, è ricco di ombre, il mercato azionario, al contrario, ha mostrato una sorprendente resilienza ed una netta prevalenza degli ottimisti.

Per spiegare quanto sta avvenendo possiamo utilizzare il proverbiale “rasoio di Occam”, con il quale possiamo sfrondare le tante possibili spiegazioni per ridurla ad una sola (“Pluralitas non est ponenda sine necessitate”): l’andamento degli utili aziendali.

La stagione delle trimestrali del primo semestre ha evidenziato una crescita degli utili estremamente robusta, trainata soprattutto dalla tecnologia, dall’intelligenza artificiale, dai semiconduttori e da numerosi comparti industriali.

Le robuste stime sugli utili hanno finora compensato il peso dei fattori negativi provenienti dalla politica e dalla geopolitica consentendo ai listini un percorso, seppur accidentato, positivo.

Gli investitori azionari, in fondo, acquistano flussi di cassa futuri e finché gli utili crescono, mettendo così in secondo piano tutti i timori che quotidianamente leggiamo sui social networks ed ascoltiamo dai notiziari (diventando, alla fine, quasi un “rumore di fondo”, fastidioso ma sopportabile), il mercato continua a trovare sostegno e valide motivazioni per continuare salire.

Occorre anche dire che la mancanza di credibilità attribuita alle esternazioni del presidente USA ne hanno limitato largamente i danni, potenzialmente molto negativi, arrecati ai listini azionari.

Gli investitori americani hanno sintetizzato la loro volontà di non prendere sul serio le parole provenienti dalla Casa Bianca nell’acronimo “TACO”: Trump Always Chicken Out (“Trump fa sempre marcia indietro”, con il sottointeso “quando il mercato prende male, scendendo, una sua esternazione”).

Per utilizzare una metafora omerica, molto in voga di questi tempi, si potrebbe dire che l’apertura dell’otre dei venti contrari da parte del presidente ha certamente provocato violente burrasche, alcune raffiche hanno colpito il dollaro, altre la fiducia dei consumatori, altre ancora il mercato obbligazionario, ma le vele sono state strappate solo a coloro che continuavano a prevedere una recessione imminente.

I venti sono stati, invece, propizi per chi, non facendosi spaventare dalle turbolenze, ha saputo mantenere la calma e la barra dritta nella gestione del proprio portafoglio.

D’altronde, nessun vento è favorevole per il marinaio che non sa verso quale porto navigare* così come non lo è per l’investitore che non ha chiari i suoi obiettivi di investimento: tanto più sono ambiziosi, tanto è maggiore la possibilità che i venti ne accelerino la navigazione ma anche, di converso, quella di essere scaraventati fuori bordo dalla violenza delle onde…

Auguro al/alla paziente lettore/lettrice che è arrivato/a sino al fondo di questo articolo una buona navigazione (e che sia anche un auspicio per questa caldissima estate)!

 

*  Parafrasi dalla lettera 71 delle Lettere a Lucilio (Epistulae morales ad Lucilium) di Seneca. La citazione corretta recita: “Ignoranti quem portum petat nullus suus ventus est.”(Per chi ignora quale porto sia la sua meta, nessun vento è il suo vento).

 

Luca Martina

Pd: “Non pagati i lavoratori delle aziende che consegnano pannolini”

  “La Regione chiarisca immediatamente la situazione”

«Negli ultimi giorni sono stato contattato da alcuni lavoratori e lavoratrici delle aziende subappaltatrici impegnate nel servizio di consegna dei pannolini e degli ausili assorbenti. Le segnalazioni ricevute riferiscono di stipendi non corrisposti che sarebbero conseguenza del mancato pagamento delle fatture da parte dell’azienda appaltatrice. Si tratta di una situazione che desta forte preoccupazione e che richiede un’immediata verifica da parte della Regione Piemonte.» Lo dichiara Angelo Catanzaro, consigliere comunale del Partito Democratico di Torino.

«Non conosco quale sia la reale situazione e proprio per questo chiedo all’Assessore regionale alla Sanità, Federico Riboldi, di accertare con la massima urgenza quanto sta accadendo. Se le segnalazioni ricevute dovessero trovare conferma, ci troveremmo di fronte a una vicenda gravissima che coinvolge lavoratori, lavoratrici e le loro famiglie, oltre a un servizio essenziale destinato a migliaia di persone fragili. È necessario fare immediatamente chiarezza e, qualora emergano criticità, intervenire senza ulteriori ritardi affinché nessun lavoratore debba subire le conseguenze di eventuali ritardi nei rapporti economici tra aziende.»

Alla richiesta di chiarimenti si unisce Claudio Cerrato, capogruppo del Partito Democratico in Consiglio comunale a Torino.

«Ci aspettiamo una risposta immediata dall’Assessore Riboldi. Quando sono in gioco gli stipendi dei lavoratori e un servizio fondamentale rivolto alle persone più fragili non c’è spazio per rinvii o silenzi. La Regione ha il dovere di chiarire rapidamente quale sia la situazione e di adottare tutti i provvedimenti necessari per garantire sia il rispetto dei diritti dei lavoratori sia la continuità del servizio. Chiediamo trasparenza, tempi certi e responsabilità: nessuna famiglia deve vivere nell’incertezza e nessuna persona fragile deve correre il rischio di vedere compromesso un servizio indispensabile.»

Sulla vicenda interviene anche Laura Pompeo, consigliera regionale del Partito Democratico.

«Se la situazione fosse effettivamente quella che emerge dalle segnalazioni ricevute, ci troveremmo di fronte a un fatto estremamente grave. Alla ripresa dei lavori del Consiglio regionale depositerò immediatamente un’interrogazione per conoscere la reale situazione, le eventuali responsabilità e le iniziative che la Giunta intende assumere. Il compito dell’Assessore Riboldi è porre immediato rimedio. Se non è in grado di farlo, intervenga direttamente il Presidente Cirio. Comprendiamo che il Presidente abbia in questo momento altre priorità, come le imminenti elezioni politiche nazionali, ma il Piemonte non può essere messo in secondo piano. Qui ci sono lavoratori che attendono il proprio stipendio, famiglie che vivono nell’incertezza e persone fragili che hanno diritto a un servizio essenziale. Da Palazzo Lascaris ci aspettiamo risposte immediate e fatti concreti, non il silenzio.»

Angelo Catanzaro

Consigliere comunale di Torino – Partito Democratico

Claudio Cerrato

Capogruppo Partito Democratico – Consiglio comunale di Torino

Laura Pompeo

Consigliera regionale del Piemonte – Partito Democratico

Nallo: “Lo screening neonatale esteso è realtà anche in Piemonte”

E’ un grande traguardo, frutto del lavoro che anche se dell’opposizione siamo riusciti a portare avanti in questi due anni di Legislatura.

Lo screening neonatale esteso è realtà anche in Piemonte. Cosa significa esteso? Che sarà allargato a patologie come l’Atrofia Muscolare Spinale (SMA), per cui una diagnosi precoce può cambiare il decorso della malattia e la vita dei bambini e delle loro famiglie.

Dopo la nostra mozione, approvata all’unanimità dal Consiglio regionale nel 2024, l’Assessore alla Sanità ha avviato un gruppo di lavoro per estendere lo screening neonatale. E non abbiamo mai smesso di insistere, con interrogazioni e, solo pochi mesi fa, con emendamenti che ne hanno permesso l’inserimento all’interno del Piano Socio-Sanitario (il più importante atto di programmazione della sanità regionale!).

Oggi quel percorso è finalmente diventato realtà. Il numero delle patologie individuabili alla nascita passerà da 49 a 65, e 7 di queste (come la MLD) non sono comprese nei LEA nazionali, il cui aggiornamento è ancora in corso.

Con una semplice goccia di sangue sarà possibile diagnosticare precocemente queste patologie e iniziare subito le cure, offrendo a tanti bambini una prospettiva di vita diversa.

Vittoria Nallo

Consigliera Regionale IV – SUE

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Aska, Forza Italia: “Dov’è la dichiarazione antianarchica?”

IL COMMENTO DI ROSSO E FONTANA

«Sinceramente siamo estremamente delusi dall’avviso pubblico pubblicato dal Comune di Torino per la raccolta di manifestazioni d’interesse per l’immobile che ospitava Askatasuna. Ci aspettavamo che, sull’esempio del Comune di Rivoli per le richieste di occupazione temporanea del suolo pubblico, contenesse come criterio una dichiarazione antianarchica.
Comprendiamo che fosse difficile per Lo Russo pretenderla, visti i suoi compagni di viaggio attuali e prossimi (Avs e M5s, n.d.r.). Sinceramente, però, avendo atteso per otto mesi notizie dal Comune sul futuro dell’immobile, considerati i costi che hanno dovuto e continuano a sostenere i contribuenti per tenerlo libero, ci saremmo aspettati un annuncio più ambizioso e di natura pubblica. L’Amministrazione cittadina, invece, continua a flirtare con Askatasuna: ne prendiamo atto e, a questo punto, non possiamo che chiedere ai torinesi lo sgombero del Sindaco per liberare Torino!»
Questa la dura presa di posizione del senatore Roberto Rosso e di Marco Fontana, rispettivamente segretario provinciale e segretario cittadino di Forza Italia a Torino.

Meloni verso il 2027: la vera forza è una sinistra senza un leader

 

Giorgia Meloni potrebbe vincere le elezioni del 2027 per una ragione tanto semplice quanto politica: oggi è l’unica leader con un’identità chiara e una coalizione che, pur con differenze interne, continua a riconoscerne la guida.
Nel campo opposto, invece, il problema non è solo il programma, ma soprattutto il volto. Elly Schlein guida il Partito Democratico, ma fatica a diventare il punto di riferimento di tutto il centrosinistra. Giuseppe Conte conserva un consenso importante nel Movimento 5 Stelle, ma resta una figura divisiva per molti potenziali alleati. Altri nomi, come Stefano Bonaccini, Dario Nardella o Silvia Salis, vengono periodicamente evocati, senza però trasformarsi in una candidatura capace di aggregare davvero l’opposizione.
Le elezioni non si vincono soltanto contro un governo: si vincono offrendo un’alternativa credibile. E oggi questa alternativa non ha ancora un leader riconosciuto.
Se il centrosinistra continuerà a rincorrere il candidato giusto mentre il centrodestra si presenterà con una guida già consolidata, Meloni arriverà al voto del 2027 con un vantaggio difficilmente trascurabile. In politica il vuoto di leadership si paga, e finora è l’opposizione a pagarne il prezzo.

Enzo Grassano