POLITICA
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Legge elettorale: il Senato discute, la maggioranza lima. Da sinistra pretendono la data del voto
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Ricorrerà il 9 settembre il cinquantesimo anniversario della morte di Mao Tze Tung, “Il Grande timoniere” che trasformò la giunca Cina in una corazzata e che la avviò nel mare tempestoso delle superpotenze. Il suo erede Xi Jinping, il presidente o meglio il neo imperatore di Pechino, che ha innalzato la Cina quasi al livello dell’America, non celebrerà la ricorrenza solo con il dovuto fasto ma anche con un blitz diplomatico senza precedenti.
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“La polemica strumentale sollevata a proposito del convegno organizzato da Fsp Torino con la partecipazione, fra gli altri, dell’Eurodeputato Roberto Vannacci dimostra che, purtroppo, per alcuni la democrazia in Italia funziona a giorni alterni”.
E’ quanto afferma Valter Mazzetti, Segretario Generale della Fsp Polizia che aggiunge: “Dimostra la persistenza di quella ben nota doppia morale della sinistra che ancora e sempre si erge a censore stabilendo chi abbia diritto di esprimersi e chi no, per chi debbano valere le regole (nessuna peraltro è stata violata in questo caso) e per chi no. Inutile dire come tutto ciò sia dimostrato dai fatti dal momento che la maggioranza delle iniziative sindacali hanno sempre ospitato figure istituzionali che, di solito, sono anche espressione di una realtà politica. Eppure nessuno mai ha sollevato inutili questioni. La Silp-Cgil non è esclusa, ed ai suoi convegni sono comparsi esponenti politici, come all’ultimo del 10 giugno scorso in cui era ospite il capogruppo Pd Alfredo Bazoli e che è stato ospitato nel Salone del Servizio Tecnico Logistico della Polizia di Stato senza che l’Amministrazione accusasse alcuna crisi. Roberto Vannacci è un Europarlamentare ed è stato altre volte nostro ospite, come tanti esponenti di altri partiti. La ‘distratta’ Silp-Cgil di Torino non se ne è accorta, ma certamente si è accorta del grande consenso politico che Vannacci ha ottenuto di recente, annoverandolo fra i nemici a cui tappare la bocca. Noi, invece, abbiamo un unico obiettivo, favorire il confronto e occuparci delle tematiche che interessano ai poliziotti. Noi, semplicemente, non abbiamo paura di ascoltare e attendiamo di conoscere le idee altrui prima di ogni altra cosa. Siamo Servitori in divisa, fedeli soltanto alle Istituzioni della Repubblica e i primi garanti della libertà di tutti di esprimersi, nelle strade come ai convegni. Non permettiamo a nessuno di affibbiarci etichette politiche né di osare gettare ombre sulla nostra autonomia e libertà sindacale”.
Manifesta stupore per il caso scoppiato ieri anche il Presidente della Fsp, Antonio Scolletta: “Un’organizzazione sindacale di Polizia ha il diritto e il dovere di promuovere occasioni di confronto aperte, plurali e qualificate sui temi che riguardano la sicurezza dei cittadini e il lavoro quotidiano degli operatori. Invitare una personalità politica non significa condividerne ogni posizione, né trasformare un momento di approfondimento in una manifestazione di appartenenza. Le Forze di polizia e i loro sindacati devono essere fermamente sottratti a ogni tentativo di strumentalizzazione politica, così come a qualsiasi forma di ‘appropriazione indebita’ della loro storia, della loro identità e dei valori costituzionali ai quali fanno riferimento. La Costituzione appartiene a tutti e non può essere utilizzata come uno strumento per stabilire chi abbia diritto di parola e chi, invece, debba essere preventivamente escluso dal confronto pubblico. E’ precisamente nella capacità di ascoltare e confrontarsi anche con chi esprime idee lontane dalle proprie che si misura la solidità di una cultura democratica. Tra chi difende questo principio e chi pretende di decidere preventivamente quali opinioni possano trovare cittadinanza nel dibattito pubblico emerge, purtroppo, un divario culturale, morale e politico tanto evidente quanto preoccupante”.
Non si placa la polemica sul corso di formazione per poliziotti, con la presenza del generale Vannacci. Il sindacato di polizia Silp Cgil Piemonte ha chiesto al questore di Torino di revocare il provvedimento con cui è stata riconosciuta come attività di aggiornamento professionale l’evento pubblico in programma il 18 settembre all’Hotel Nh di Torino, alla quale parteciperà, tra i relatori di una tavola rotonda, l’europarlamentare, leader di Futuro nazionale. L’iniziativa è organizzata dai sindacati Fsp-polizia di Stato e Fmpi.
“‘Non ho fatto niente di sbagliato’. Sono le parole pronunciate da Ocikur Ramahan, il 42enne bengalese accusato della violenza sessuale su una tredicenne in un minimarket di Torino, ai microfoni di Quarta Repubblica. Ma allora viene spontaneo chiedersi: sono questi il dispiacere e il pentimento manifestati davanti al Gip e valutati per disporne la scarcerazione? Le sue dichiarazioni dimostrano che quest’uomo non solo non si è pentito, ma non ha nemmeno compreso né concepito la gravità di quanto gli viene contestato. E altrettanto inquietanti sono le parole raccolte dalla trasmissione tra alcuni commercianti bengalesi della zona, secondo cui una donna dovrebbe stare a casa o, se indossa una minigonna, non meriterebbe rispetto. È questa la concezione della donna che vogliamo tollerare nei nostri quartieri? E’ questa la posizione della comunità islamica? Sono visioni della società e del rapporto tra uomo e donna incompatibili con i nostri valori e che nessun alibi culturale o religioso può rendere accettabili. Quanto emerso rende ancora più incomprensibile la decisione del Gip di scarcerare Ocikur Ramahan. Chi vive in Italia deve rispettare le nostre leggi, le nostre donne e i principi fondamentali della nostra società. E i minimarket non possono in alcun modo considerarsi zone franche o, peggio, luoghi di propaganda per posizioni retrograde e misogine. Su questo non può esserci alcun passo indietro”.
Lo dichiara Paola Ambrogio, Senatore di Fratelli d’Italia.
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IL COMMENTO di Pier Franco Quaglieni

Il risultato elettorale del partito di estrema destra con tendenza filo nazista in Sassonia sta sconvolgendo il dibattito politico italiano. In questo questo caso, si potrebbe dire ironicamente che siamo davvero europei. Il fascismo nacque in Italia nel 1919 dopo la prima guerra mondiale vinta e il biennio rosso. In Germania il partito nazista vinse nel 1933 le elezioni, ponendo fine alla Repubblica di Weimar stremata dalla crisi economica generata dalla sconfitta in guerra alle guerissime condizioni di pace. I richiami alla storia possono servire solo molto relativamente perché la storia non si ripete e non accetta di essere strumentalizzata con letture interessate del presente, usando il passato.
Noi in Italia siamo alle prese con un partito appena nato, non ancora testato da un voto neppure locale, con dirigenti transfughi da altri partiti.
Il partito del generale invade con toni ossessivi i social, come Rizzo che sta dimenticando le sue origini e appare allineato quasi totalmente con le tesi del generale.
Lo spazio invaso dal generale è quello che i partiti di governo con la loro inerzia politica e i partiti di opposizione con la loro demagogia hanno forse inconsciamente creato. L’esempio della Sassonia non va sottovalutato perché ci indica un elemento sul quale riflettere. La Sassonia era dominio della Repubblica democratica tedesca di obbedienza sovietica che non accettò la riunificazione con la Repubblica federale e davvero democratica della Germania dell’ovest.
Ma non può essere usata come strumento di polemica politica contingente in Italia.
Non si può non essere d’accordo con Tajani che vede negativamente il successo della destra estrema in Germania e ci si trova invece a dissentire ancora una volta da Salvini e da certi dirigenti di Fratelli d’Italia a cui manca caratura politica internazionale e una conoscenza storica per esprimere giudizi specie a caldo.
Il pericolo che io vedo in primis è quello di una classe politica italiana inadeguata che non sa leggere i veri pericoli del presente, in primis quello della sicurezza e dell’immigrazione, per non dire della politica sempre più annebbiata di Trump e di quella sempre più aggressiva di Putin.
Se pensiamo a queste cose e al pericolo della guerra che potrebbe travolgerci, il voto in Sassonia resta un campanello d’allarme da non ignorare, ma neppure da estendere.
Hic Rhodus, hic salta. Siamo in Italia che pure è nella sempre più sgangherata Unione Europea.
Non dobbiamo deconcentrare la nostra attenzione dai nostri problemi che sono gravi sia perché ereditiamo un fardello fallimentare dai governi di larghe intese e da quelli targati Cinque Stelle, sia perché il governo attuale finora non è riuscito a determinare svolte percepibili che vadano oltre al primato della sua durata.
P. S . Bisogna subito chiarire che il Nazionalismo è parola impronunciabile perché ha generato due guerre mondiale e certo non sostituisce le parole Patria e Nazione. Il Nazionalismo è una forma esasperata e antistorica del patriottismo, ad esempio, del nostro Risorgimento.
Le primarie, ormai, rischiano di essere il cortocircuito che manda in tilt il PD. Storicamente Elly Schlein è sempre stata a favore delle primarie, in particolare di quelle cosiddette aperte. Proprio beneficiando di questa formula è diventata segretario del partito. Con la maggioranza dei gazebo ha sconfitto Bonaccini che aveva la maggioranza degli iscritti. Oggi il tema si pone per la scelta del candidato della coalizione” campo largo” in vista delle prossime elezioni politiche. In caso di primarie, chiamando a raccolta tutto il popolo della variegata coalizione, la Schlein, pur essendo leader del partito di maggioranza relativa, stando ai sondaggi, rischia di perdere. Sarebbe in vantaggio Giuseppe Conte che potrebbe vantare un maggior appeal trasversale: prenderebbe tutti i voti dei Cinque Stelle ed una parte di quelli del PD. Sembra che il destino del PD, partito di solida tradizione e con una classe politica non improvvisata, sia quello di essere conquistato da chi arriva da fuori…. Le primarie stanno creando un cortocircuito. Buona domenica e buona settimana.
Roberto Cota