All’incubo voluto dalla destra che ha visto la militarizzazione delle scuole e degli spazi comuni il quartiere sta rispondendo con una partecipazione sempre più ampia e consapevole, per riprendersi una quotidianità fatta di socialità e non di paura.
Momenti come questo dimostrano che il percorso avviato due anni fa dal Comune è l’unica strada possibile e che si deve quanto prima riaprire quello spazio, insieme a un quartiere che oggi dice forte e chiaro che si può resistere a un disegno autoritario fatto di repressione e deserto sociale, in cui rientrano il piano di sgomberi degli spazi sociali di Piantedosi e Meloni e le spietate misure cautelari contro chi ha partecipato alle manifestazioni per Gaza, addirittura se minorenni>>.
Alla forza e alle sue ipotetiche ragioni, a volte, si deve rispondere con la forza. E’ una verità scomoda, dolorosa, difficile da dire, ma la verità è questa. Di fronte alla rivolta eroica del popolo iraniano repressa nel sangue dal regime teocratico islamico, è necessario un tempestivo ed autentico sostegno e non una semplice solidarietà verbale che non serve a nulla . La grande lezione del realismo politico deve prevalere sulle utopie velleitarie. Le idee dell’esimio prof. Zagrebelski che afferma, distorcendo Machiavelli, che il realismo sarebbe un disarmo etico, finiscono di essere un sostegno, magari involontario, ad un disarmo politico del tutto incapace di consentirci di fare i conti con le forze in giuoco. Sono gli inermi iraniani che vanno difesi senza ambiguità non gli