POLITICA

Giustizia, c’è un Sì più convinto degli altri

LO SCENARIO POLITICO di Giorgio Merlo

Al di là delle rispettive curve sud – sempre più infuocate ed aggressive – c’è uno specifico Sì che non può passare sotto silenzio in vista del prossimo referendum sulla giustizia. Ed è forse il Sì più popolare, più comprensibile e più immediatamente percepibile dal cittadino/elettore. E riguarda il tema di come superare una “casta” che in questi anni si è semplicemente rafforzata, irrobustita e consolidata. Una “casta” che, attraverso il sistema rigorosamente e quasi dogmaticamente individuato nel sistema correntizio, ha governato sostanziosamente la magistratura italiana. Ora, visto che non parliamo di una banale assemblea istituzionale ma, al contrario, di un potere che con le correnti politiche organizzate ha in mano la vita e il futuro delle persone e che può decidere – con la sua concreta azione penale – di capovolgere le sorti della politica nazionale e locale, è del tutto ovvio che questa “casta” non può restare immobile ed inattaccabile. E questo perchè promozioni, trasferimenti, sanzioni, avanzamento di carriere e via discorrendo vengono decise e vagliate da ormai molto tempo solo e soltanto dalle singole correnti. Un potere, squisitamente politico, che esula da qualsiasi altro criterio che non sia quello dello strapotere, appunto, incontrollato delle correnti politiche organizzate. È inutile ribadire che questo è il grande nodo da sciogliere. E cioè, confermare questo potere incrollabile ed inviolabile oppure, e al contrario, metterlo in discussione. Certo, si può discutere se il cosiddetto “sorteggio” in vista della formazione dei due prossimi CSM – semprechè vinca il Sì – sia lo strumento più opportuno e più calzante per centrare l’obiettivo. È indubbio, però, che questa è la vera e grande posta in gioco, al di là degli altri aspetti tecnici che sono certamente importanti ma che sono drasticamente irrilevanti rispetto a questo tassello. E non è un caso, del resto, che è proprio questo il tema che vede impegnata con maggior intensità l’ANM. Cioè l’associazione privata che governa l’intera magistratura italiana attraverso l’autorevole CSM. ANM che, è persino inutile negarlo, si è trasformata progressivamente, e ormai definitivamente, in un soggetto politico organizzato. Del resto, si tratta di una associazione che quasi ogni giorno interviene sui principali temi che sono in cima all’agenda politica del nostro paese. Insomma, com’è evidente a tutti quelli che non vivono di pregiudizi, si tratta di un soggetto politico a tutti gli effetti. Ecco perchè, al di là delle litanie sullo stato totalitario, sulla democrazia autoritaria, sulla compressione delle libertà democratiche, sulla violazione della Costituzione dei nostri padri e sulla trasformazione del nostro paese in una nazione simile alle dittature sudamericane, la vera posta in gioco in vista del voto referendario è una sola. E cioè, con questo referendum o si mette in discussione una “casta”. Oppure, e al contrario, si consolida definitivamente questo potere. Tutto il resto, verrebbe da dire, è solo noia.

UDC al corteo per la difesa di Mirafiori e del settore auto

Stamane partecipiamo con grande convinzione alla Manifestazione del Sindacato a difesa di Mirafiori, della Fiat e del settore auto che purtroppo non è stato difeso dalle Amministrazioni di Torino sin da quando Castellani nel 93 dichiarò che in futuro l’industria non sarebbe stata così importante per Torino , eppure solo quattro anni prima la Fiat aveva prodotto 1.900.000 auto in Italia ed era la prima per quota di mercato in Europa.

Molti a Torino non hanno ancora compreso la grande importanza del settore auto , definito da chi lo aveva capito di più come i Sindaci DC o come Giuseppe Berta  come la fabbrica delle fabbriche perché negli anni 50 nasceva attorno alla Fiat, senza incentivi statali, la più grande filiera industriale italiana , migliaia di aziende dell’indotto che producevano ognuna una parte dell’auto o dei mezzi pesanti. Non a caso il settore auto insieme alla edilizia era il settore che trainava  di più la crescita della economia italiana dando ai suoi dipendenti, provenienti da tutte le parti d’Italia il lavoro e la sicurezza del futuro. Qualcuno stupidamente pensava di sostituire il settore auto col turismo e la cultura senza saper che il valore aggiunto del settore industriale è tre volte il valore aggiunto del turismo. Così Mirafiori e la Fiat producevano sempre meno auto sino ai 300.000 del 2025. Tra il Parlamento che nella Legge Finanziaria 2022 non prevedeva una lira a favore del settore e la decisione europea che azzoppava il motore endotermico mettendo in ginocchio l’industria europea dell’auto e la scelta di vendere la Fiat alla Peugeot senza che il Governo giallorosso (Conte Zingaretti) procedesse a mettere il “golden power”, il harakiri era completo. A poco era valso la nascita del fondo Giorgetti, nato da una nostra proposta ,  di 8,7 miliardi strozzato dalla chiusura di Tavares che si stava accanendo sull’indotto italiano… Torino, a partire dal Comune, non ha capito che tutte le iniziative portate avanti in questi anni non riuscivano a pareggiare quanto si perdeva nel calo della produzione di Mirafiori . Così la nostra Città da dieci anni e’ la Capitale della Cassa integrazione, così il 75% dei giovani ha una occupazione precaria, così molti neolaureati cercano lavoro e futuro all’estero , così le periferie si sono impoverite. A chi pensa che il settore sia finito diciamo che la mobilità delle persone e delle merci è in continuo aumento nel mondo , che nuovi mercati si aprono, che la mobilità evolverà ma che in questo cambiamento il know how e la capacità di produrre un’auto che c’è a Torino consentirà la innovazione che deriverà dalla guida autonoma, dall’uso della IA e quant’altro. Non vogliamo rinunciare al grande patrimonio industriale che ha accompagnato la rinascita dopo il secondo dopo Guerra dando benessere e sicurezza a molti. Non consentiremo speculazioni immobiliari su Mirafiori e ci impegneremo a creare le condizioni perché arrivi da noi  un secondo produttore.
Con questo spirito e con questo impegno stamane saremo alla Manifestazione Innamorati di Torino perché siamo convinti che per il rilancio del lavoro a Torino il settore auto può ancora dare un forte contributo.
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Mino GIACHINO 
Paolo GRECO LUCCHINA
Antonio CUZZILLA

Sportelli bancari, Ravello (FdI): “Abi venga in commissione”

 “NON POSSIAMO LASCIARE IL PIEMONTE SENZA PRESIDI”
Ho formalmente richiesto l’audizione dell’Associazione Bancaria Italiana in III Commissione per affrontare l’emergenza legata alla chiusura degli sportelli bancari sul territorio piemontese“. Lo dichiara Roberto Ravello, vice Capogruppo di Fratelli d’Italia in Regione Piemonte e primo firmatario dell’Ordine del Giorno approvato all’unanimità dal Consiglio regionale lo scorso 17 aprile.
“Con quell’atto il Consiglio ha impegnato la Giunta ad avviare interlocuzioni con gli istituti di credito, tutelare i territori più colpiti e promuovere soluzioni alternative per garantire un presidio finanziario diffuso ed in questa direzione l’Assessore Gallo si è attivato dando seguito agli impegni assunti, promuovendo momenti di confronto con il sistema bancario. Tuttavia, a fronte di tali iniziative, pare non essersi registrata una reale disponibilità da parte degli istituti di credito ad aprire un dialogo strutturato per individuare soluzioni condivise e il fenomeno non si arresta: il 63% dei Comuni piemontesi è privo di sportelli e oltre un milione di cittadini vive in territori desertificati o a rischio“.
“Non solo, in questi mesi sono state effettuate nuove chiusure, tra cui quella dello sportello bancario nel Comune di Castellamonte e in diverse aree del Canavese e del Piemonte. Parliamo di aree montane, piccoli Comuni, anziani e imprese che rischiano di restare senza un servizio essenziale“.
“È necessario un confronto diretto con ABI per chiarire le scelte in atto e richiamare gli istituti di credito al loro ruolo sociale ed economico. Le logiche di razionalizzazione non possono tradursi nell’abbandono dei territori. Difendere la presenza bancaria significa difendere coesione, sicurezza e futuro delle nostre comunità. Su questo non arretreremo di un passo“, conclude Ravello.

Le fiere un motore di sviluppo importante per Torino

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Torino soffre da oltre vent’anni di una bassa crescita economica che ha impoverito la metà della Città che soffre di cui parlava Mons. Nosiglia. Riappropriarsi delle FIERE vuol dire riappropriarsi di un MOTORE di CRESCITA su cui Torino puntava già nell’800 dopo la perdita della Capitale. La Galleria Subalpina venne costruita proprio per esporre le produzioni dell’epoca. Negli anni 60 e 70 il Salone dell’automobile e quello della Tecnica che portavano in Città imprenditori e ricercatori di tutto il mondo fecero d vetrina alle nostre produzioni automobilistiche e delle macchine utensili. Alberghi pieni e ristoranti costretti ai doppi turni alla sera. Per Milano e Bologna le Fiere rappresentano un volano di sviluppo notevole. Recentemente Bologna ha approvato  un Piano di sviluppo di 200 milioni di euro. Il Salone della Mobilità del futuro potrebbe rilanciare il ruolo di ideazione e di progettazione che a Torino ci sono ancora se pensiamo alle decine di aziende italiane e straniere che operano nel settore della innovazione dalla guida autonoma alla IA applicata all’auto del futuro. Torino potrebbe riprendersi così i suoi storici SALONI d quello dell’auto a quello ferroviario . Ovviamente va considerata la necessità di avere nuovi spazi espositivi che vedremmo bene localizzati nella Zona Nord della Città . Sarebbe la occasione di rilancio che da Barriera alle Vallette si aspettano

Mino GIACHINO
Responsabile UDC Torino

Stellantis, Grimaldi (AVS): Al fianco di lavoratori e lavoratrici in presidio a Mirafiori

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“Aspetto Giorgia Meloni qui davanti. E, se vuole, possiamo anche fare un tour per il Paese, da Cassino a Termoli passando per Melfi e Pomigliano. Il Governo aveva promesso un milione di auto l’anno, aveva promesso che non sarebbero stati chiusi stabilimenti. La difesa di Urso in aula del patto con gli Elkann, il tonfo in Borsa di Stellantis e lo stop sull’elettrico confermano ciò che già denunciamo da tempo: un sostanziale disimpegno della società dall’automotive italiano. Urso continua a difendere l’endotermico e a fare da scudo a Elkann, chiedendo ancora all’Unione di cambiare le regole, mentre l’unica cosa che dovrebbe pretendere sono investimenti da parte degli azionisti Stellantis. Noi stiamo con i lavoratori e le lavoratrici di Mirafiori, gli unici che tengono questa storia ancorata all’Italia, in presidio davanti alla fabbrica per pretendere un piano di rilancio per lo stabilimento, per le aziende dell’indotto e per tutto il tessuto produttivo torinese e piemontese” – lo dichiara il Vicecapogruppo di AVS alla Camera, Marco Grimaldi dalla porta 2 di Mirafiori.

Pentenero – Avetta (Pd): “Salvaguardare stile Borello e dipendenti”

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«Auspichiamo che la società Unes Maxi, che ha acquisito i supermercati Borello, sappia dare continuità ad una storia imprenditoriale tipicamente piemontese, tutelando le prospettive contrattuali degli 800 dipendenti e la diffusione capillare dei punti vendita anche nei comuni più piccoli. L’impostazione commerciale che ha accompagnato il successo della catena Borello, con una rete commerciale capillare, attenta alle esigenze del territorio e in particolare dei piccoli Comuni, rappresenta un patrimonio rilevante che la Regione Piemonte deve saper tutelare». Lo affermano il consigliere regionale Alberto AVETTA e la Capogruppo in Consiglio regionale Gianna PENTENERO (Pd), che hanno presentato un’Interrogazione per sapere se la Giunta Cirio ha già preso o intenda prendere contatti con la nuova proprietà lombarda del gruppo Finiper Canova, che controlla la Unes Maxi.

«Borello è un’impresa familiare che, partendo dal primo punto vendita di Gassino Torinese, ha costruito una realtà importante che oggi passa nelle mani lombarde di un importante soggetto della grande distribuzione. Una scelta strategica che apre nuovi scenari  ma che non deve far venire meno lo “stile Borello”, ovvero una filosofia imprenditoriale improntata a supermercati di prossimità, attenzione ai prodotti di qualità e in particolare a quelli locali, un dialogo diretto con gli amministratori del territorio per i quali i punti vendita Borello non sono semplici supermercati ma preziosi presìdi comunitari. Per questo è importante attivare da subito un canale istituzionale di confronto con la nuova proprietà lombarda e con le sigle sindacali per rassicurare i dipendenti e le amministrazioni locali interessate, e per sviluppare al meglio anche le opportunità offerte dal cambio di proprietà».

Alberto AVETTA

Consigliere regionale PD

Gianna PENTENERO

Capogruppo PD Consiglio regionale del Piemonte

Giachino risponde alla Fiom: “In molti non hanno difeso l’automotive”

A Torino sono in molti che non hanno difeso il settore che l’ha posta al centro del mondo industriale del 900. Noi UDC lo abbiamo difeso nei fatti facendoci promotori del Fondo Giorgetti a favore del settore. 

A Torino sono in molti che non hanno difeso il settore che l’ha posta al centro del mondo industriale del 900. Noi UDC la abbiamo difesa nei fatti facendoci promotori del Fondo Giorgetti a favore del settore. Sindaci che prima hanno contato meno sul futuro industriale della Città, Sindaci che hanno puntato a far uscire la Città dalla condizione di One Company town senza  capire che questo avrebbe penalizzato lo sviluppo economico della Città.
Un Mondo associativo che ha appoggiato la scelta harakiri della Europa sul tutto elettrico senza difendere la strada della neutralità tecnologica. Così  La Fiat che all’apice della gestione Ghidella produceva in Italia 1.900.000 auto l’anno , anche grazie a scelte sbagliate , e’ scesa nel 2025 a 300.000 con un forte calo degli occupati senza che a sinistra, dal sindacato ai movimenti politici oggi contigui  Askatasuna si scaldassero tanto le vesti. Tutti zitti al momento della vendita a Peugeot mentre il Governo giallorosso avrebbe potuto mettere il golden power.
Alla FIOM che ha riscoperto la importanza del settore auto, che ancora ieri qualcuno nella gauche caviar irresponsabilmente definiva il morto in casa, ricordo che nella Finanziaria 2022 del Governo giallorosso non vi era una lira per la filiera industriale più importante d’Itlia e d’Europa, Fu il sottoscritto che lanciò con successo la proposta di un Fondo incentivi denominato Fondo Giorgetti con oltre 8 miliardi. C’è chi fa politica con i discorsi e chi invece la fa presentando proposte concrete che se accolte cambiano le cose. La mobilità cresce in ogni angolo della terra, auto e camion saranno interessati da grandi cambiamenti tecnologici ma saranno sempre necessari e Torino con il suo know how e con il Centro dell’IA assegnato dal Governo potrà e dovrà giocare un ruolo importante . E questo è un motivo in più per cambiare la amministrazione Comunale il prossimo anno.
 
Mino GIACHINO 
Commissario cittadino UDC

Cresci Piemonte, Conticelli – Valle (PD):”Faremo la nostra parte in Aula”

ANCE e Comune di Torino in II Commissione Urbanistica
Ieri la II Commissione (Urbanistica), presieduta dalla Vicepresidente Nadia Conticelli, ha audito i rappresentanti dell’Ance  e l’assessore all’urbanistica del Comune di Torino Paolo Mazzoleni in merito al cosiddetto “Cresci Piemonte”.
Il provvedimento, che prevede ‘disposizioni temporanee in materia urbanistica per l’accelerazione dello sviluppo economico regionale’ attraverso i fondi del PNRR, ha già avuto il via libera in Commissione e deve approdare in Consiglio regionale.
“Costruttori e Comune sono tornati a chiedere tempi certi per varianti e nuovi PRG, anche nell’ottica di sperimentare procedure più snelle in vista della nuova legge urbanistica, uno degli obbiettivi che la Regione si è data. Ridurre al minimo il cosiddetto “periodo di salvaguardia”, cioè il tempo in cui coesistono le norme del vecchio piano con quelle del nuovo piano, che richiede un investimento notevole in termini di lavoro e di tempo e rischia di paralizzare l’attività, è una richiesta che viene da più fronti, che non si può trascurare e che abbiamo raccolto e rappresentato più volte.
“Per questo siamo pronti a fare la nostra parte, in termini propositivi,  affinché con la giunta regionale si possa rispondere alle richieste dei Comuni e delle categorie produttive. Sono passati 8 mesi da quando la Giunta ha annunciato il provvedimento, è ora di chiudere questo percorso e dare finalmente risposte a amministrazioni locali e categorie produttive”
Lo dichiarano Nadia Conticelli, vicepresidente della II commissione e consigliera regionale PD
Daniele Valle, consigliere regionale PD