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 “Messer Tulipano” dedica un fiore speciale alla regina Elisabetta 

Dal 28 marzo al 26 aprile prossimo si potrà ammirare al castello di Pralormo la rassegna “Messer Tulipano”, giunta alla sua 26esima edizione.
“L’impiantamento di oltre 130 mila tulipani è sempre rinnovato nelle varietà e nel progetto colore – spiega Consolata Pralormo – ma quest’anno nasconde un tulipano speciale, il Princess Elizabeth, che fu dedicato alla regina Elisabetta II d’Inghilterra. Tra le tante varietà curiose, una collezione di tulipani botanici, ma anche un percorso nel sottobosco dedicato ai tulipani conosciuti già dal 1600, come le varietà botaniche che possono considerarsi le varietà ‘antenate’ dei tulipani. Si tratta di tulipani che nascono nei boschi, soprattutto in Asia, ed in genere sono alti dai 15 ai 20 centimetri, con foglie sottili”.

La manifestazione coinvolge tutto il parco, progettato dall’architetto di corte Xavier Kurten, artefice dei più importanti parchi all’inglese delle residenze sabaude in Piemonte. Nei grandi prati sono state create aiuole dalle forme morbide e sinuose, progettate ponendo particolare attenzione a non alterare l’impianto storico originario. Le aiuole serpeggiano tra gli alberi secolari, mentre nel sottobosco emergono ciuffi di muscari, di narcisi e di giacinti.
Novità di quest’anno sarà la mostra “SOLOFIORI”, accolta nell’Orangerie del castello, curata dall’artista e storica dell’arte Marcella Pralormo. SOLOFIORI esporrà un nucleo di dipinti, carnet di viaggio e piccole sculture, che raffigurano i fiori di artisti contemporanei che lavorano a Torino e in Piemonte. Rendere eterno un fiore è il tema della ricerca artistica che l’esposizione propone. Vi partecipano artisti che lavorano con diverse tecniche, dall’acquerello all’olio, fino alla scultura. Questa mostra collettiva intende portare a conoscenza dei visitatori artisti di qualità e appartenenti a diverse generazioni, da quelle degli anni Quaranta fino alle più giovani. Sono esperti maestri dell’acquerello piuttosto noti, come Anna Lequio e Stefano Faravelli, artisti naturalisti come Cristina Girard e Anna Regge, e artisti che lavorano con pigmenti e olio, come Paolo Galetto, ma anche nomi meno noti e giovani. Esporre queste opere una accanto all’altra darà vita a un’opera floreale collettiva, una sorta di grande bouquet variegato, frutto delle diverse personalità artistiche in mostra, che ci ricorda che l’arte è necessaria perché rende eterna la Natura.

Quest’anno il cancello del castello sarà aperto verso l’azienda agricola, dove su una collinetta Consolata Pralormo ha sparso bulbi in modo naturalistico; i visitatori potranno fare un picnic fra i tulipani, accanto a un vialetto di ciliegi giapponesi, che ad aprile sono fioriti come nuvole rosa. Oltre ai più di 130 mila tulipani nel parco, quest’anno sono previste alcune varietà speciali piantate in cassette olandesi per poterle ammirare da vicino. Si potrà apprezzare il tulipano a “fior di giglio” dal gambo sottile e con petali appuntiti, quelli viridiflora con le fiammate verdi, dove sembra che sia il gambo verde a proseguire sui petali dai vari colori, famiglietta a mazzetto su un unico stelo, i parroquet dal gambo movimentato e i petali spettinati, i frils con i petali frastagliati, oltre a quelli che durante la fioritura mutano di colore.

“Un bosco sarà dedicato ai narcisi di tante varietà – racconta Consolata Pralormo – accanto a uno dei laghetti, un fiume di muscari blu simulerà l’acqua pervinche blu. Ai bordi dello stagno, dove abitano le rane, che io definisco le diverse de ‘dive del crepuscolo’, perché cantano solo alla sera.
Nella serra antica, arrivata a Parigi ed eseguita dai fratelli Lefevre nel 1890, si potrà ammirare una collezione di orchidee, e nel piccolo giardino su cui si affaccia la serra il tulipano nero “Queen of the night”, che suscita sempre curiosità se piantato insieme a tulipani bianchi e rosa. Infine, nel bosco, vi sarà il viale degli uccellini, dedicato ai bambini, che potranno scoprire le varie specie presenti nel parco. Si racconta cosa mangiano, che nidi fanno, e si potrà leggere una fiaba illustrata tratta dalla biblioteca del castello, che contiene libri dal 1400 e la collezione di libri per l’infanzia dal 1800. Si segnala una attrezzata zona shopping che propone eccellenze del territorio, prodotti stagionali dei produttori agricoli, miele e marmellate artigianali, delizie gastronomiche, vini DOC, cosmetici naturali, tessuti, articoli per la casa, piante, fiori e prodotti per rinnovare il giardino e il terrazzo”.

Mara Martellotta

L’Uliveto, nel cuore di San Salvario i buoni piatti della tradizione

Di Maurizio Tropeano

“Da qui esci mangiato”. Il passaparola dei clienti, oltre alle recensioni, racconta la filosofia che ispira la cucina di Claudio Locchiato, classe 1986, chef e patron dell’Uliveto, aperto due anni fa dopo un decennio trascorso tra i fornelli dell’alta cucina stellata.

“Per me – racconta mentre ritocca gli ultimi dettagli del locale di via Saluzzo 57, riaperto dal 6 marzo dopo due mesi di ristrutturazione – uscire mangiato (ride di gusto) significa preparare piatti buoni, abbondanti semplici e di qualità ma che fanno ritornare in mente gli affetti e i ricordi della tradizione calabrese, certo, ma anche di quella italiana”.
Una scelta che ha condiviso con la moglie Bierta, che si occupa con garbo e attenzione della sala, e che ha assecondato anche la sua decisione di diventare il patron di questo percorso gastronomico che affonda le radici ad Acquaro, in provincia di Vibo Valentia: “Fare l’imprenditore è difficile ma è garanzia di poter sperimentare in autonomia con un vincolo importante, il senso di responsabilità per chi lavora al mio fianco in cucina e in sala”.

Un percorso che parte da una rottura: “Mi sono reso conto che non mi divertivo più a cucinare per i clienti che a tavola facevano, e fanno, le autopsie dei piatti. Le mie radici, però, sono diverse e sono il frutto degli insegnamenti di mia nonna che mi ha trasmesso l’amore per la cucina come atto di affetto e cura verso gli altri. Ho imparato molto nel mondo dell’alta cucina e posso arricchire e innovare la tradizione familiare senza rincorrere mode e tendenze”.


Facciamo un salto indietro nel tempo e nello spazio. Eccoci ad Acquaro in un contesto domestico, tra conserve, pasta fresca e rituali della domenica: “Mi piaceva cucinare e dopo le medie mi sono iscritto all’alberghiero del mio paese e poi ho iniziato a 14 anni a fare le stagioni in alcuni locali tra Tropea e Capo Vaticano, lungo la Costa degli Dei”. Il primo salto di qualità lo fa a diciannove anni e parte per il nord, direzione Colorno in provincia di Parma: “Mi iscrivo alla Scuola Internazionale di Cucina Italiana ALMA, creata da Gualtiero Marchesi. Per me è stata un’esperienza fondante che mi ha aperto le porte della ristorazione d’eccellenza”. Lo chef calabrese lavora tra Venezia e Zurigo, poi arriva a Torino dove entra nelle cucine del ristorante Del Cambio guidato da Matteo Baronetto e poi al Turin Palace al fianco di Stefano Sforza, fino a esperienze in chiave più contemporanea come Opera, Condividere con Federico Zanasi, e Spazio7 di Alessandro Mecca.

“La mia cucina – racconta – non è celebrale ma sicuramente gustativa, avvolgente, immediata”. E a chi gli chiede di descrivere la sua cucina in tre parole, risponde così: “La prima parola è sentimento che nutre il legame con la Calabria e con la mia famiglia”. La seconda definizione è “pensiero, perché è l’intenzione che guida ogni mio piatto”. La terza parola è “ricerca della materia prima prodotta da realtà artigianali in Calabria e in Piemonte ma anche la ricerca di tecniche di cotture innovative”.

Torna a San Secondo di Pinerolo la tradizionale Fiera di San Giuseppe

A San Secondo di Pinerolo torna la tradizionale Fiera di San Giuseppe patrocinata dalla Città Metropolitana di Torino e nota agli appassionati di giardinaggio per la presenza di qualificate aziende nel settore foorovivaistico.
Mercoledì 11 marzo, alle 20.45, nella sala consiliare del Comune di San Secondo, la Diaconia Valdese e il Consorzio Turistico Pinerolese e Valli proporranno una serata a ingresso libero sul tema “Il Pinerolese verso un turismo sostenibile e accessibile” .
La Diaconia Valdese si soffermerà sull’ accessibilità delle strutture di accogĺienza, mentre il Consorzio Turistico illustrerà  il progetto  delle Strade dei Forti . Giovedì 12 marzo alle 20.45, al circolo ricreativo Airali, si parlerà di “Noi e le erbe”esplorando il nostro rapporto con la vegetazione erbacea spontanea insieme alla guida escursionistica e ambientale  Emanuela Durand.
Sabato 14 marzo, nella sala Consiliare comunale, alle 15, è in programma la presentazione del libro ‘La bimba che rincorreva le farfalle’ di Carla Andrion, dedicato ad un’interessante esperienza di sostegno alle persone con disabilità.

Nella Sala Consiliare da sabato 14 marzo a lunedì 16 marzo sarà  visitabile la mostra  fotografica “Sogno e materia”, a cura della sezione AVIS di San Secondo di Pinerolo e dell’Associazione fotografica Atlante. Alle 21 al tempio Valdese è  in programma il concertoell’orchestra Bandemia di cui fanno parte gli allievi della scuola secondaria di primo grado Gustavo Rol.
Domenica 15 e lunedì 16 marzo saranno le giornate dedicate alla 24esima edizione della Rassegna florovivaistica e Fiera di San Giuseppe, che animerà le vie e le piazze del paese, insieme al mercatino dei prodotti artigianali a cura della Pro Loco e agli stand commerciali.
A partire dalle 9, in piazza Tonello, l’Associazione Dice & Swords intratterrà ragazzi e adulti con giochi da tavolo. In piazza XVIII Febbraio la Pro Loco e l’Associazione “Friggi Friggi” prepareranno le golose frittelle di mele.

La Pro Loco organizzerà anche un raduno di appassionati della Vespa Piaggio che avrà come punto base per le iscrizioni il Salone polivante di via Roma 4. Alle 11 partirà il giro panoramico del paese pensato per i vespisti  e comprensivo di una sosta per l’aperitivo. Il pranzo con polenta e spezzatino o polenta concia è  in programma per tutti i visitatori alle 12.30  e prenotabile fino a giovedì 12 marzo al numero telefonico 3757826372

Domenica 15 e lunedì 16 marzo nel salone Polivalente, l’Unitre di San Secondo proporrà la mostra dal titolo “Manualmente”, il risultato dei corsi di ceramica, decoupage,  cucito creativo, maglia patchwork e ricamo. Nella Sala Consiliare del Municipio alle 15.30 Laura Lucchini presenterà il suo libro “Chi ha vinto il Premio Nobel ?”. Un altro incontro si terrà alle 20.45 al Circolo Airali, dove Diego Cossotto , atleta non vedente, racconterà il suo cicloviaggio solidale dalla Val Pellice al Marocco, compiuto nella primavera del 2025, per portare aiuti alle popolazioni alle prese con le conseguenze del terremoto.
Mercoledì 18 marzo alle 20.45 l’associazione fondiaria L’Untin di Prarostino proporrà un dibattito sul tema “Paesaggio agricolo e abbandono: come siamo messi? Strategie di intervento per contrastare l’abbandono”.  Interverranno docenti universitari,  rappresentanti dell’IPLA e di Slow Food, l’architetto ed ex sindaco di Usseaux ed ex consigliere Elio Rostagno.

In programma venerdì 20 marzo un’escursione con lezione dedicata al parco che circonda il castello di Miradolo riservata agli allievi della scuola Gustavo Adolfo Rol, insieme al guardiaparco Patrick Stocco e alla guida  escursionista ambientale Massimiliano Pons.
Al castello di Miradolo, intanto, è  visitabile la mostra dal titolo “C’è oggi uan fiaba”, aperta fino a domenica 21 giugno prossimo.
Sabato 21 marzo, alle 16, nella sala Consiliare del Municipio di San Secondo, sarà presentato il libro “Le cronache del silenzio 1401-1965. Sei secoli di racconti gialli e misteriosi” , opera collettiva di diciassette autori, alcuni dei quali saranno presenti all’incontro. Alle 20.45 nella sala Consiliare , si terrà l’incontro sul tema “Il ritorno del Ciat Pitois, la più  grande astuzia del gatto selvatico è stata far credere che lui non esiste”.

Mara Martellotta

Scaloppine di vitello al limone

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Un secondo piatto di carne amato da tutti, da preparare a pranzo o a cena anche all’ultimo momento. Le scaloppine al limone si preparano con  pochi ingredienti, semplicemente tenere e sottili fettine di vitello avvolte da una fresca e agrumata salsa cremosa e vellutata. Davvero stuzzicanti ed irresistibili.

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Ingredienti

 

6 fettine di carne divitello

1 limone

1 noce di burro

1 rametto di rosmarino

1 spicchio di aglio intero

Poca farina bianca

Mezzo bicchiere di vino bianco secco

Sale, pepe q.b.

Appiattire le fette di carne con il batticarne, incidere i bordi delle fettine per non farle arricciare. Passare le fettine nella farina bianca facendola aderire bene. In una larga padella far spumeggiare il burro con il rosmarino e l’aglio, mettere le fettine e lasciarle rosolare da entrambi i lati, sfumare con il vino bianco, lasciar evaporare, abbassare la fiamma e lasciar cuocere per alcuni minuti. Aromatizzare con il succo di limone e la buccia grattugiata, lasciare insaporire per due minuti poi salare e pepare. Filtrare la salsa per renderla piu’ vellutata e servire subito.

Paperita Patty

A Brozolo una “Primavera in cammino”

Il Comune di Brozolo si trova all’estremo confine orientale della Città metropolitana di Torino e comprende vari nuclei abitativi sparsi sulle verdi colline che segnano l’inizio del Monferrato. Un territorio che merita di essere scoperto a piedi e senza fretta ed è all’insegna dello slogan “Primavera in cammino. Passo dopo passo alla ricerca del benessere” che l’associazione Amici dei Sentieri di Brozolo ha organizzato per i prossimi due mesi una serie di passeggiate della durata di circa due ore, in compagnia di professionisti della salute, che saranno a disposizione dei partecipanti durante tutto l’incontro, anche in forma individuale.

La partecipazione alle iniziative, patrocinate dalla Città metropolitana di Torino, non ha vincoli di età. La quota di iscrizione è di 5 euro per ogni passeggiata o di 15 euro per le quattro passeggiate, che sono in programma nelle domeniche 15 e 22 marzo, 12 e 19 aprile. Al termine di ogni percorso, i partecipanti verranno accolti da una merenda e riceveranno alcuni gadget. Per avere informazioni e iscriversi si può chiamare il numero telefonico 342-0000896.

Alla scoperta della città sabauda fra luoghi nascosti e luoghi noti

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Scopri – To Alla scoperta di Torino

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Quando si visita Torino, una delle tappe fondamentali è sicuramente la nota piazza Statuto di Torino, una piazza neoclassica edificata nel 1946 che vede al centro la statua in onore dei progettisti del traforo del Frejus. In pochi però sanno che a pochi passi da quest’ultimo vi è il Rondò della Forca, un luogo in cui tra il 1835 e il 1853 avvenivano le esecuzioni dei condannati a morte, all’epoca non vi era nulla attorno se non alberi e fossi, questo per ospitare il maggior numero di persone possibile per vedere l’esecuzione che doveva essere pubblica in modo da mostrare ai cittadini come venivano puniti coloro che compivano omicidi o semplicemente accusati di cospirazione politica. Adiacente al Rondò della Forca viveva Piero Pantoni l’ultimo boia di Torino, oggi al posto del patibolo troviamo una statua dedicata a San Giuseppe Cafasso, considerato l’apostolo dei carcerati.
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TRA I LUOGHI MENO CONOSCIUTI.
villaggio LeumannmUn altro luogo molto particolare ma meno noto è il quartiere “Cit Turin” che, in dialetto piemontese, significa “piccola Torino”; ne fanno parte le vie adiacenti all’inizio di Corso Francia, qui troviamo tantissime ville e palazzine in stile Liberty progettate da Pietro Fenoglio, fu il primo luogo costruito fuori dalle mura della città ed è considerato, ancora oggi, una delle zone più belle di Torino, dove vi è anche il rinomato mercato di Piazza Benefica.
Alle porte di Torino, più precisamente a Collegno troviamo il Villaggio Leumann, costruito a fine 800 per volere di Napoleone Leumann, un imprenditore che fece costruire un complesso residenziale molto particolare nei pressi del suo cotonificio, negli anni 70 l’azienda chiuse, ma ancora oggi le palazzine sono abitate e con numerosi lavori di restauro sono rimaste intatte come appena edificate. Numerosi sono gli eventi e le iniziative organizzate in questo piccolo villaggio ricco di negozi, case fiabesche e giardini, un posto da non perdere.Per coloro che amano riscoprire la storia vi è il rifugio antiaereo della Seconda Guerra Mondiale, un tempo posto sotto il Castello di Mirafiori, dove oggi ne rimangono solo i ruderi ma scendendo sottoterra il rifugio è rimasto intatto e permette di comprendere come si viveva la vita nel rifugio per sfuggire ai pericoli della guerra.
Sempre in zona Mirafiori vi è il Mausoleo della Bela Rosin, ovvero il Pantheon di Torino, in stile neoclassico, creato sulla base del Pantheon romano. Questo edificio fu costruito nel 1888 per volere dei figli di Rosa Vercellana la seconda moglie del primo Re d’Italia.
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TRA I LUOGHI PIU’ CONOSCIUTI
Spostandoci poi al quadrilatero romano, una delle zone più frequentate dai giovani torinesi troviamo il mercato di Porta Palazzo, il Balòn ovvero il mercato delle pulci e i Musei Reali, il Santuario della Consolata, un capolavoro del Barocco piemontese, la Cattedrale di San Giovanni Battista definita “il Duomo di Torino”,  in stile rinascimentale che ospita la “Sacra Sindone”.
Poco distante sorge da duemila anni la Porta Palatina, definita spesso anche al plurale perché in origine le Porte Palatine erano quattro e servivano per proteggere la città, il nome deriva da Palatium, ovvero l’antica sede del senato che sorgeva nelle vicinanze. Torino essendo stata creata dai Romani urbanisticamente segue il modello classico dell’epoca con le mura di cinta, quattro porte, un centro da cui venivano tracciati due assi principali il cardo e il decumano e da lì si diramavano le vie.
Questi sono solo alcuni dei tanti luoghi noti e meno noti di Torino ma, con un pò di tempo a disposizione, sia i residenti che i visitatori possono scoprire sempre nuovi luoghi storici e caratteristici che la nostra città sabauda mette a disposizione.
NOEMI GARIANO

I dolci di Torino: una storia antica di gusto

SCOPRI – TO    ALLA SCOPERTA DI TORINO
Torino è una città che sa come incantare non solo per la sua eleganza e la sua architettura, ma anche per la sua gastronomia, che è un vero e proprio tesoro di tradizione. Tra i tanti piatti che rappresentano il cuore della città, i dolci torinesi sono senza dubbio tra i più apprezzati e celebrati. Ogni dolce racconta una storia che affonda le radici in secoli di tradizioni culinarie, tra ingredienti pregiati e tecniche che sono state tramandate di generazione in generazione. I dolci tipici di Torino sono una combinazione perfetta di ricette antiche, influenze nobili e sapori ricercati, che ancora oggi conquistano i palati di chi ha la fortuna di assaporarli.
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Torta di Nocciole: La Regina della Tradizione Torinese
croccante alle noccioleTra i dolci torinesi più celebri, la torta di nocciole rappresenta un autentico simbolo della città. La nocciola, in particolare la varietà Tonda Gentile del Piemonte, è l’ingrediente protagonista di questa prelibatezza, che affonda le sue radici nelle tradizioni contadine della regione. La torta di nocciole è un dolce che non ha bisogno di fronzoli: semplice ma ricco di sapore, la sua preparazione ruota attorno alla genuinità delle nocciole tostate e tritate, che danno vita a una torta dalla consistenza morbida e umida. Si racconta che il suo successo sia stato favorito dalla qualità delle nocciole locali, che trovano nel territorio torinese l’habitat perfetto per sviluppare il loro caratteristico sapore.
Questo dolce, che si prepara senza troppi ingredienti complessi, ha saputo mantenere intatto il suo fascino nel corso degli anni. La sua diffusione avvenne in modo piuttosto graduale, ma si dice che la torta di nocciole fosse una delle preferite nelle case delle famiglie torinesi già nel XVIII secolo. Non è raro trovare la torta servita come dessert nelle trattorie e nelle pasticcerie storiche di Torino, ed è considerata il perfetto esempio di dolce rustico e allo stesso tempo raffinato.
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Baci di Dama: Un Dolce Che Racconta Una Storia d’Amore
Un altro dolce che non può mancare nella tradizione torinese è senza dubbio il Bacio di Dama, che rappresenta uno dei dolci più eleganti e simbolici della città. La sua storia è avvolta nella leggenda, ma si narra che il dolce sia stato creato a Tortona, in Piemonte, nel XIX secolo. Il suo nome deriva dalla sua forma: due piccoli biscotti di pasta di mandorle o nocciole, uniti da un sottile strato di cioccolato, che ricordano due labbra che si sfiorano in un bacio. Questa analogia con l’amore non è casuale, visto che il Bacio di Dama è da sempre considerato un dolce “romantico” per eccellenza. La sua diffusione a Torino fu rapida, tanto che oggi è un marchio distintivo della pasticceria torinese. La ricetta originale prevede un impasto semplice, fatto di mandorle, zucchero e burro, ma la creazione dei biscotti è un’arte che richiede precisione e abilità, in modo che la forma e la consistenza siano perfette. Ancora oggi, il Bacio di Dama viene realizzato nelle pasticcerie storiche torinesi, dove il suo sapore delicato e la sua eleganza lo rendono uno dei dolci più apprezzati da turisti e locali.
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Il Bonèt: Un Dolce dal Gusto Profondo

Un altro dolce che è profondamente radicato nella cultura piemontese è il Bonèt, un dessert al cucchiaio che, con il suo gusto ricco e avvolgente, rappresenta uno dei classici della cucina dolce torinese. Si tratta di un flan a base di uova, latte, zucchero, amaretti e cioccolato, che viene cotto a bagnomaria per ottenere la sua caratteristica consistenza cremosa. La sua origine risale al periodo medievale, ma la ricetta che conosciamo oggi ha preso forma nel XIX secolo.

Il Bonèt è spesso considerato un dolce della tradizione contadina, preparato in occasioni speciali ma anche durante i pranzi festivi. Si racconta che, in passato, venisse preparato in grandi quantità nelle case dei contadini torinesi, dove la dolcezza del cioccolato e la croccantezza degli amaretti rappresentavano un piacere semplice ma soddisfacente. Ancora oggi, il Bonèt è un piatto immancabile nei ristoranti tradizionali di Torino, dove viene servito come conclusione di un pranzo ricco e saporito.
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La Panna Cotta: Un Dolce Elegante e Semplice
Sebbene non sia esclusivamente torinese, la panna cotta è senza dubbio uno dei dolci più amati in Piemonte. La sua preparazione semplice e i suoi ingredienti genuini – panna, zucchero, gelatina e vaniglia – la rendono un dessert fresco e versatile, perfetto per ogni stagione. Si dice che la panna cotta abbia origini antiche, nate in Piemonte, anche se la sua diffusione in tutta Italia è avvenuta più tardi. La panna cotta è stata presentata in vari modi, ma la versione classica prevede una salsa ai frutti di bosco o al caramello che la rende ancora più golosa.
Questo dolce ha un’origine affascinante. Alcune leggende raccontano che fosse stato inventato da una cuoca della zona del Monferrato, che per sbaglio mescolò panna e gelatina, creando senza volerlo una ricetta che avrebbe fatto la storia. Semplice ma elegante, la panna cotta è diventata un simbolo della cucina piemontese e, oggi, è un dolce che trova spazio in molti menù dei ristoranti torinesi, sempre accompagnato da una presentazione che rispecchia la sua delicatezza.
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Le Sfoglie della Duchessa: Un Dolce Nobile
Infine, le Sfoglie della Duchessa sono uno dei dolci più esclusivi di Torino, legati alla tradizione aristocratica della città. Questo dolce, che deve il suo nome alla Duchessa di Savoia, è fatto di sottili strati di pasta sfoglia farciti con crema pasticcera e ricoperti di zucchero a velo. La loro delicatezza e il loro aspetto elegante li hanno resi una prelibatezza che veniva preparata nelle corti nobili torinesi, e oggi sono ancora un emblema di raffinatezza.
Le Sfoglie della Duchessa sono un dolce che racconta la storia della Torino nobile, quando i banchetti aristocratici erano l’occasione per sfoggiare dolci e prelibatezze che deliziavano i palati più esigenti. Ancora oggi, queste sfoglie sono preparate nelle pasticcerie storiche della città, dove vengono servite come simbolo di una tradizione gastronomica che non perde mai il suo fascino.
Torino, con la sua ricca tradizione dolciaria, continua a essere una città in cui il passato e il presente si incontrano in un equilibrio perfetto, capace di affascinare chiunque desideri scoprire i suoi sapori autentici e le sue storie golose.
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NOEMI GARIANO

La tradizione della mimosa l’8 marzo

Ogni anno l’8 marzo in tutto il mondo viene celebrata la Giornata Internazionale della donna, durante la quale vengono ricordati i diritti, ma anche le discriminazioni e le violenze che le donne sono costrette ancora oggi a subire.
Questa festa in Italia ha il suo fiore emblematico: la mimosa.
La ricorrenza viene fatta risalire ad un evento simbolico: secondo la tradizione l’8 marzo 1908 a New York 129 operaie dell’industria tessile Cotton rimasero uccise in un incendio mentre protestavano per le condizioni di lavoro indegne a cui erano sottoposte. Da allora, l’8 marzo è diventata la giornata ufficiale dedicata alle donne. La festa è stata celebrata per la prima volta in Italia nel 1922.
Molto probabilmente l’incendio sul quale si basa è quello della Triangle Shirtwaist Factory, avvenuto a New York il 25 marzo 1911: morirono 123 donne e 23 uomini, per la maggior parte immigrati italiani.
La tradizione vuole che nei pressi della fabbrica bruciata l’8 marzo 1908 vi fosse una mimosa fiorita; in realtà questo fiore è stato scelto nel 1946 dall’Unione delle Donne Italiane, organizzazione che voleva una pianta fiorita ad inizio marzo, facile da trovare e poco costosa.
La scelta ricadde quindi sulla mimosa, che ha tutte queste caratteristiche ed inoltre il suo fiore simboleggia forza e femminilità.
Si tratta di una pianta capace di vegetare anche in terreni difficili, proprio come le donne, che nella storia hanno saputo affrontare ostacoli di ogni genere.
La mimosa, il cui nome scientifico è acacia dealbata, è una pianta originaria del sud-est asiatico e della Tasmania, dove può raggiungere un’altezza di 20-25 metri. I suoi fiori sono formati da piccole palline di colore giallo, riunite a grappoli. I rami, di colore verde, hanno la superficie finemente vellutata. La chioma è composta da numerose foglioline, di tipo pennato, accoppiate in 30-40 paia, che hanno la caratteristica di essere aperte e piene durante il giorno, per poi chiudersi e ripiegarsi nelle ore notturne. I suoi rami sono delicati e si spezzano facilmente sotto l’azione del vento.
E’ giunta in Europa all’inizio del XIX secolo, dove si è adattata molto bene al clima mediterraneo, caratterizzato da inverni miti ed estati secche.
In Italia è molto diffusa in Liguria, dove ogni anno, tra la fine di febbraio e l’inizio di marzo, regala macchie di colore che tingono di giallo le colline. In Provincia di Imperia, tra Vallebona e Perinaldo, lo spettacolo è meraviglioso: da lontano è come vedere una moltitudine di canarini riuniti.
La mimosa è il fiore simbolo di Pieve Ligure, un Comune nel Golfo Paradiso, dove ogni secondo fine settimana di febbraio si celebra una festa a lei dedicata, che prevede una sfilata di carri allegorici addobbati con questo fiore, lungo la via principale della città.
In Costa Azzura è stata creata la “Strada della Mimosa”, un percorso di 130 km che inizia a Bormes-les-Mimosas, attraversa Rayol-Canadel sur Mer, Sainte Maxime e Saint-Raphaël, tocca Mandelieu-la-Napoule, Tanneron e Pégomas e termina a Grasse. Un percorso tra borghi pittoreschi, tinto del blu cobalto del mare, del giallo del sole e dei fiori e del verde di foreste e boschi.
Ogni anno, l’ultimo fine settimana di gennaio, a Bormes-les-Mimosas si tiene Mimosalia, la grande manifestazione dedicata a questa pianta.
Mandelieu-la-Napoule organizza invece la Festa della Mimosa a metà febbraio, che prevede sfilate di carri addobbati da questo magnifico fiore e l’elezione della Regina delle mimose.
Famose in tutto il mondo sono le mimose del Principato di Seborga, un piccolo Comune situato nell’entroterra, tra Ospedaletti e Bordighera, che rivendica la propria indipendenza dall’Italia. L’economia del territorio, oltre che sul turismo è basata proprio sulla coltivazione di mimose e ginestre, molto apprezzate per la loro qualità. Dalla mimosa vengono ricavati anche cosmetici come l’ottima crema per le mani, idratante e protettiva.
Il destino ha voluto che a capo di questo principato delle mimose ci sia una donna, la Principessa Nina, incoronata il 20 agosto 2020.

ANDREA CARNINO

 Soft Eggs, un format per gli amanti del soft clubbing mattutino

Il soft clubbing è  ormai la tendenza del momento. Si tratta di un nuovo rito di socialità che ribalta le regole della discoteca, trasportandone musica e gente agli orari mattutini. Un ritrovo più  soft, alla prima luce del sole, per celebrare tutti insieme il rito della colazione a tempo di musica. Stesso ritmo, stessa voglia di divertirsi, modo e community differenti.
Seguendo questo nuovo trend nasce oggi Soft Eggs, il nuovo format nato dalla forza di PRINCE PRIVATE, una sinergia unica tra due realtà  leader del panorama piemontese, Prince Experience e POP UP Location WOW, che ridefinisce il rapporto tra musica, spazio e socialità.
Un evento tutto nuovo in cui la musica è protagonista di una giornata conviviale incentrata sullo stare insieme e sull’enogastronomia di livello, con una colazione che va in scena dall’alba al tramonto.

Soft Eggs debutta con un evento eccezionale l’8 marzo , in una location di grande eleganza, le sale barocche di palazzo Saluzzo Paesana, splendido edificio nobiliare settecentesco custodito come un piccolo tesoro tra le vie del cuore del centro cittadino.

Qui, a partire dalle 10 e fino all’orario esatto del tramonto, l’8 marzo alle 18.27, andrà in scena uno speciale menù a base di uova, perfetto per la colazione della domenica, per un brunch o per una merenda speciale.
Tutto sarà curato nel minimo dettaglio , con tavoli riservati allestiti per l’occasione e un servizio di livello, per un appuntamento che non vuole lasciare niente al caso.
Un dj set di nove ore progettato per seguire il respiro della location senza mai sovrastarlo, abbandonando l’oscurità tipica del club, per celebrare il design e la trasparenza degli spazi e promuovendo una socialità fluida e sostenibile che privilegia la qualità dell’ascolto .
Soft Eggs non è  solo un evento musicale, ma grazie alla collaborazione di POP UP e del suo chef Flavio Cumali, il cuore dell’appuntamento sarà lo speciale Eggs Menù Signature, su prenotazione,  dove l’uovo è  protagonista creativo, presentato in diverse tecniche, ricette e consistenze. L’intero menu di quattro portate sarà  servito su due turni dalle 11 alle 13 e dalle 13 alle 15, al prezzo di 35 euro a persona, bevande escluse.
I due organizzatori Prince Experience e POP UP,  in occasione del debutto di Soft Eggs, che coinciderà con la Giornata Internazionale della Donna, hanno scelto di promuovere un messaggio di solidarietà con l’iniziativa denominata “Un gelato per la ricerca”, che mira a sostenere la campagna “Life is pink” che colora di rosa la ricerca e la cura dei tumori femminili. Attraverso una donazione di 5 euro, i partecipanti potranno gustare un gelato al gusto di fragola e l’intero ricavato dalla vendita sarà devoluto alla Fondazione Piemontese per la Ricerca sul Cancro.

Per info contattare 3514928201

Mara Martellotta